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04 July 2026

Fraternità San Pio X: perché proprio ora?






Mi sono chiesta perché mai la controversa Fraternità Sacerdotale S. Pio X (conosciuta anche con la sigla di Fsspx) è stata per anni messa al bando dalle gerarchie ecclesiali, ignorata dai media e invece il più importante quotidiano italiano, il Corriere della Sera, apre con ben quattro pagine a lei dedicate l'indomani del raduno di Écône, nel Canton Vallese (Svizzera). Perché? Ma soprattutto perché questa Fraternità ha sopportato in silenzio le stravaganze moderniste e vicine alla marxista teologia della Liberazione di Bergoglio (stravaganze d'ogni tipo, comprese il vestirsi da bonzo), ma salta su proprio oggi che sul soglio pontificio si è insediato un papa assai meno fanatico e meno "rivoluzionario" di Bergoglio? E come dimenticare le persecuzioni bergogliane contro quei sacerdoti che osavano officiare la Messa in Latino? Se lo è chiesto anche l'amico commentatore di questo blog Jacopo Foscari.

"Nutro simpatia per i lefebvriani e per il rito tridentino, ma era proprio il caso di far partire lo scisma con un pontefice decisamente meno fanatico di Bergoglio? I giornali parlano di "fondi americani" dietro ciò, stai a vedere che...Sempre per la serie "pensar male è peccato...". I puntolini di sospensione sono d'obbligo e l'allusione di matrice andreottiana sul pensar male, pure. Dunque i quotidiani dei "poteri forti" danno spazio a questo raduno di Écône e ai suoi frequentatori come se gli ambienti massonici fossero, in un certo senso, preoccupati dell'evento. 
C'era tra i pii devoti, pure Borghezio con la bandiera bianca della Vandea, un emblema araldico con, al centro, due cuori sovrapposti (il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria). Questi due cuori sono sostenuti alla base da una corona a tre punte, sormontata da una croce e sono  il simbolo della Fraternità S. Pio X
C'era Roberto Fiore di FN, c'erano alcuni vannacciani.  Questo movimento religioso è stato fondato nel 1970 dall'arcivescovo Marcel Lefebvre. Attualmente si trova in una posizione di rottura (definita situazione canonicamente irregolare o scisma) con Roma, sebbene i tentativi di dialogo e di riconciliazione siano, seppur con difficoltà, proseguiti nel tempo.



Le circa 800 chiese tradizionaliste della Fraternità  sparse nel mondo, stanno a dimostrare come sotto la cenere alberghi sempre il fuoco. E che esiste quasi sempre qualcosa di simile al "il ritorno del represso e del rimoso" da quel lontano 1988 nel quale vennero scomunicati da Papa Wojtyla, per aver voluto ordinare quattro vescovi. Paolo VI li aveva sospesi a divinis. Ma fu poi Giovanni Paolo II nel 1988 a scomunicare, con un atto entrato nella storia, i quattro vescovi consacrati da Lefebvre, grande oppositore del Concilio Vaticano II, che intendeva così sfidare l'autorità del Papa e le mai riconosciute riforme della Chiesa. Riforme che vennero paragonate da Marcel Lefebvre, come se la "rivoluzione francese" fosse entrata nella Chiesa. Pertanto, senza il mandato pontificio, esattamente come i lefebvriani di oggi, consacrò quattro vescovi suoi seguaci. Erano i monsignori Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, tutti allo stesso modo oppositori del Concilio con le sue riforme come l'ecumenismo, l'apertura ai laici, l'abolizione della messa in latino in favore di quella nelle varie lingue nazionali e popolari.

Sotto il pontificato di Benedetto XVI, i quattro vennero prosciolti dalla scomunica, ma nel complesso, la Fraternità sacerdotale rimase ferma nelle sue posizioni preconciliari. Alla morte di Papa Benedetto XVI, la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha espresso cordoglio, riconoscendo il suo generoso impegno a favore della Tradizione. Papa Ratzinger aveva infatti revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani nel 2009 e liberalizzato la Messa in latino con il Summorum Pontificum, un'apertura molto apprezzata dalla Fraternità.
Intendiamoci, per come è conciata la chiesa odierna non c'è da stupirsi circa la rinomanza ottenuta oggi dai lefebvriani, certamente più attenti ai problemi legati all'identità cristiana dei popoli d'Europa. E se devo dire la mia, non mi è piaciuto il gesto odierno di Papa Leone XVI a Lampedusa, sulle orme del suo predecessore Bergoglio a predicare accoglienza, davanti al mare. E' vero che il Mediterraneo è diventato la tomba dei migranti, ma è altresì vero, che quasi ogni giorno ci sono crimini, accoltellamenti e uccisioni nelle nostre città da parte di qualche "squilibrato" che - guarda caso - proviene da paesi afro-islamici o asiatico-islamici. Forse mi sono distratta, ma constato che sui nostri poveri morti, non c'è ancora papa che pianga.

Il curioso è che diminuiscono le vocazioni sacerdotali della chiesa di Roma, ma aumentano le loro, segno tangibile che i giovani odierni sono in cerca di un "pensiero forte" e di valori non negoziabili.
Altri aspetti dei lefebvriani sono legati alla liturgia e alla Messa con rito tridentino. Il sacerdote officia la Messa rivolto verso l'altare e la croce, e non verso i fedeli. Durante l'eucarestia, l'ostia viene porta dal sacerdote e non può venir toccata dal fedele. Inoltre la religione di stato deve essere, quella cattolica confutando così il concetto di "libertà religiosa" e il cosiddetto "dialogo interreligioso", concetti scaturiti dal Conc. Vaticano II.
 
Raduno lefebvriano a Écône (Svizzera)


Il giorno 1 luglio scorso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi a Écône, in Svizzera, ignorando l'appello del Papa a sospendere la cerimonia e a tornare indietro. I quattro sacerdoti scelti per l’ordinazione episcopale sono don Pascal Schreiber, svizzero, don Michael Goldade, statunitense, don Michel Poinsinet de Sivry, francese, e don Marc Hanappier, francese. Il primo vescovo è già stato consacrato. (qui scheda riassuntiva su fraternità vs chiesa di Roma)

La risposta a questo gesto la conosciamo. Il decreto dell’ex Sant’Uffizio sancisce che nell’atto di compiere la consacrazione sia i consacranti che i consacrati sono incorsi nella scomunica prevista. È il "doloroso epilogo", conseguenza della decisione presa dai lefebvriani contro la volontà più volte espressa da Leone XIV. (fonte Vatican News). In altre parole, siamo arrivati allo "scisma".

Resta la domanda iniziale: perché proprio ora? Ed ecco un altro interrogativo. C'entra qualcosa con il mutato clima politico?

Infine un' ulteriore dubbiosa domanda : e se dietro ai lefebvriani ci fosse una "manina" americana per indebolire la Chiesa di Roma, visti i rapporti tutt'altro che idilliaci tra Trump e papa Leone?

Si accettano altre ipotesi...

San Procopio


25 June 2026

My heart belongs to Daddy


La biologia non è un'opinione. A 80 anni si può anche avere una botta di arteriosclerosi o di demenza senile. E ci sono tutti i segni. Ma allora si va a portare i nipotini ai giardinetti e non ci si insedia alla presidenza della più importante potenza mondiale. Trump sta dimostrando sempre più di essere una iattura per gli Usa e per il mondo intero che si ritrova con un Caligola borderline. Comunque la si pensi su Giorgia Meloni, lei non poteva reagire che in questo modo per recuperare un minimo di dignità verso chi l'ha trattata come la "fan"  o la groupie al seguito di una rockstar o di un Divo, da poter straccionare. Il punto più basso, Trump lo ha toccato quando si è inventato la faccenda del selfie e la presunta preghiera di essere fotografati insieme, da parte di Meloni. Che lei avesse tentato di ricucire lo strappo precedente del NO del suo governo all'uso delle basi di Sigonella, è un conto; ma la faccenda del selfie se lo è inventato lui di sana pianta, per rinforzare ed espandere il suo Ego di uomo malato: non ci vuole uno psichiatra per capirlo! La sua megalomania arriva al punto di credere che solo nella presunta foto con lui, lei avrebbe recuperato quota dal "calo di popolarità". Peccato che il sondaggio IPSOS Doxa abbia registrato che più del 77% degli Italiani  (di destra e di sinistra) ha un'opinione negativa su Trump.   
E invece siamo costretti a sentire i lai e le abbaiate sguaiate della solita sinistra che le rimprovera di essere stata "serva" del magnate immobiliarista. Curioso che abbiano dimenticato quando Renzi (con mogliettina) faceva il paggetto di Obama e presenziava alle cerimonie della Casa Bianca in grande spolvero coi coniugi Barack e Michelle.  E anche quando volle un referendum  di riforma costituzionale (che poi perse) su suggerimento della Banca d'affari JP Morgan. Andiamo più indietro? Massì... 

D'Alema, per mostrare che i comunisti non esistono più e che sono pronti a sposare ciecamente la causa atlantista di una guerra assurda, fece bombardare la Serbia per 78 giorni, con aerei che partivano dalla base di Aviano. E senza nemmeno la copertura ONU né lo straccio di un passaggio parlamentare. Come lo dovremmo chiamare? Servo di due padroni? dell'Est e dell'Ovest? Eppure a  sinistra, si dimentica, si  tace  e  si nasconde. 
Ce n'è anche per la "Destra-John Wayne" sempre in cerca dell'uomo forte, dell'Uomo della Provvidenza, che non ha gradito la contromossa della Meloni in quanto Trump rappresenterebbe la guida spirituale del cosiddetto Occidente (nozione opinabile, giacché l'Occidente inizia con la civiltà greco-romana e non con il Far West). Ma poi come si permette una donnina che è due soldi di cacio, di ribellarsi a quel lunatico omaccione grande e grosso? 



Veniamo a queste ultime ore dove il segretario della Nato Mark Rutte (foto in alto) ha scelto di fare i compitini dei buoni e dei meno buoni stati aderenti alla Nato, con tanto di grafici. In testa c'è l'Italia che ha dato il consenso a 500 aerei americani per operazioni nel quadro della missione Epic Fury. Qualcuno insinua che Rutte volesse approfittare dei rapporti tesi fra Trump e Meloni per assestare il colpo di grazia a lei, e al  nostro governo. Qualcun altro (Lucio Caracciolo) lo ritiene talmente stupido, da non saper fare neanche questo,  ma di voler dimostrare a Daddy (così chiama il paparino di Mar-a-Lago) che lui e la Nato servono a qualcosa. E in che sede lo ha fatto? Guarda caso, ai microfoni di Fox news che poi è l'emittente dell'attuale governo statunitense. Altri ancora fanno un'altra congettura. La bagarre scatenata dalle sue improvvide affermazioni con la solita sinistra che richiede di "riferire in parlamento", servirebbe a rivedere lo statuto Nato (eminentemente difensivo) alla luce delle guerre preventive (cioè di attacco a sorpresa), quale è appunto il conflitto israelo-americano in Iran. Come se ciò non bastasse, c'è da registrare pure la reazione piccata dei pasdaran iraniani che considerano il nostro paese in guerra. 

Fatto si è che Daddy non si è scomposto e ha mostrato la lavagnetta con la lista dei cattivacci scrocconi che lo hanno abbandonato alle epiche tempeste del Golfo persico.  Nessuno ha chiesto ai vincitori della IIa guerra mondiale di venire protetti dal dopoguerra a oggi, cedendo di fatto, brandelli di sovranità, e qualcuno spieghi a Trump che le basi Nato (ovvero americane), scaturite dagli accordi di Yalta e dalla suddivisione del mondo in due blocchi, sono state fatte per difendere gli interessi della più grande superpotenza mondiale. Ma non per noi "scrocconi". Sempre che "Daddy" sia ancora capace di intendere e di volere. 
Caro Rutte (nomen/omen), quanto a lei, si ricordi che il destino dei tirapiedi è quello di prendere martellate nelle gengive, proprio da chi si vuole ossequiosamente servire. Specie quando si cerca di dare  troppa aria alle stesse. 


San Guglielmo

19 June 2026

Solstizio d'estate con generale


Ogni estate che avanza ha i suoi tormentoni canori. Ma ultimamente è la politica che copia sempre più il lancio di una canzonetta. O di un concerto pop. Si preparano con un congruo anticipo gli eventi, si pesca er Fenomeno di turno con  adeguata campagna di stampa, primo raduno in una città importante, interviste preventive e ospitate sui canali tv, statistiche su quanti voti può rastrellare e così via. Ricordate Grillo? Non si parlava d'altro e tutti correvano alle sue performance teatrali. Il destino delle sorti dell'Italia pareva essere nelle mani di Grillo e del M5S. Pochi si chiesero chi era la Casaleggio e Associati, chi era e da dove proveniva Sassoon,  importante socio della Casaleggio. Prima di Grillo accadde qualcosa di simile con Renzi, un altro prodotto lanciato dal sistema in qualità di "ago della bilancia" di tutta quella sinistra in cerca però di un "centro di gravità permanente" che potesse includere l'area moderata. E il centro supremo, ovviamente era lui. Insomma, l'ultimo lancio del prodotto politico sul mercato trova sempre una pletora di creduloni pronti a dargli credito e a precipitarsi alle urne per votarlo. E' quasi un riflesso condizionato. Vengo all'ultimo divo (si fa per dire), l'ex generale Roberto Vannacci che si è costruito una carriera con un  fortunato libello autoprodotto (Il mondo al contrario) , per poi entrare nella Lega come il classico "cavallo di Troia" e da qui spiccare il balzo per l'Europa. Del resto, Salvini che non è un fulmine di guerra, pensava di strumentalizzarlo a sua volta pappandosi un po' del suoi voti. Ma  è rimasto trombato. A colpirmi è stata la sfacciataggine del nuovo arruolato che ha fatto il gradasso a Pontida  giurando e spergiurando che mai e poi mai avrebbe usato la Lega come un taxi: pagare la corsa per poi scendere e scaricarla.  E invece - guarda un po' -  è andata proprio così!
E' proprio vero: per i fessi non c'è Paradiso - recita un vecchio proverbio americano. Ma Salvini non lo conosce, con ogni evidenza.   

Vannacci è da sempre un uomo perfettamente integrato nell'apparato atlantista con l'ambizione di esserne contro. Del resto se così non fosse stato, non avrebbe mai potuto accedere al ruolo di "generale" in Italia dove spesso occorre essere in certi circoli di stampo massonico, per  intraprendere la carriera. In tutte le pagine di quel suo libro che ha furoreggiato on line e nel cartaceo per mesi e che molti lettori poco smaliziati hanno custodito come "livre de chevet" sul comodino, non vi è un solo cenno in difesa degli Italiani che subivano le vessazioni autoritarie della farsa pandemica, e delle vaccinazioni coatte. Alla domanda se trovava giusto l'uso obbligatorio di vaccini sperimentali distribuiti alla spicciolata e imposti col ricatto del  greenpass, non ha mai dato una vera risposta eludendo il problema. Del resto, i media mainstream si sono guardati bene dal metterlo in imbarazzo. Preferiscono,  chiedergli se ha mai messo le corna alla moglie - come ha fatto la Gruber, usa a fare giornalismo di bassa portineria. Nessuno lo ha mai tallonato sulle politiche espansive di Israele e sui trattamenti disumani che riserva ai palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e  ai civili in Libano.  E se il Vannacci è filo-sionista, è roba che fa parte del suo corredo di militare. Preferiscono, appena possono,  rifilargli l'accusa di "putinista": c'est plus facile. 
Dicevo poc'anzi delle canzonette. Il nuovo partito di Vannacci "Futuro Nazionale" pare abbia una canzone-logo: "Futura" di Lucio Dalla. 
E pazienza se l'uomo che arringa gli omosessuali nei suoi comizi e sul  suo libro dicendo loro "Cari Gay, voi non siete normali", poi  inserisce la canzone del un noto cantautore omosessuale bolognese, nel suo movimento. Smentirsi fa parte dello spirito dei tempi. Del resto anche Trump che si era distinto come strenuo avversario della cultura woke e contro il movimento LGBTQ, ha inserito quell'YMCA accompagnato dai suoi buffi balletti sul palco, canzone che è l'inno dei gay, parola acronimo di Good As You. E se davvero si volesse essere coerenti si userebbe la parola italianissima "omosessuali". 

Il Pifferaio di Hamelin


Ma la dissonanza cognitiva è parte integrante dello Spirito dei Tempi, e più si è moderni, più si è dissonanti. Il generale Vannacci che fa bagni di mare putiniani in pieno inverno sulle spiagge di Viareggio per poi avvolgersi in calde vestaglie, non si preoccupi: gli Italiani amano la Commedia dell'Arte e correranno in massa a votarlo, in preda ad un nuovo vibrante riflesso pavloviano. Come fecero con il guitto Renzi (ora costretto a fare il  sabotatore del Genio Civile di altre formazioni politiche, per poter sopravvivere col suo 2%), come fecero con il giullare Beppe Grillo, caduto poi in disgrazia. Poi si annoiano, si stancano, li dimenticano e corrono alla ricerca di nuove vibrazioni con nuove rockstar della Politica da seguire  in massa come i topi del magico Pifferaio di Hamelin.  Il sistema lo sa, e da sempre studia poteri, contropoteri, depistaggi, fake, gatekeeper. E anche come dev'essere l'opposizione gradita a quello  stato profondo che la crea. 

San Romualdo

12 June 2026

Inaccettabile, è tutto quanto sapete dire?




Un paese di ciabatte - dice Ben Gvir quando ha appreso di essere stato indagato dalla Procura di Roma. Risposta:  Inaccettabile. Ridere e deridere dei prigionieri, dopo averli obbligati a stare legati con la faccia per terra come cani con giù il muso e replicare all'oltraggio con un "Inaccettabile":  è tutta lì, la vostra reazione muscolare? Richiamare l'ambasciatore israeliano e ripetergli formulette di prammatica di una diplomazia ormai in disuso (per gli israeliani non è mai nemmeno iniziata) è  tutto quanto sapete fare? Brrr....chissà che paura avrà Ben Gvir della vostra mono-risposta! 
Mi pareva già  una sciocchezza proibirgli l'accesso di Francia, Olanda, Polonia, Irlanda, ma vedo che Tajani e Meloni, riescono ad essere ancora più inefficaci  e remissivi dei loro colleghi che almeno provano a fare qualcosa. Loro due,  aspettano forse che sia Ursula von der Leyen a dare il disco verde sulle misure da prendere verso il kippato feroce?
Si certo, quel fulmine di guerra di Tajani si è limitato a rispondere "Inaccettabile", una parola che non vuole dire assolutamente nulla dal momento che poi non fa che incassare soprusi da mesi. Inoltre il vocabolario italiano è vario e variegato: inammissibile, intollerabile, indegno, spudorato, vergognoso, ignominioso, inverecondo ....e via elencando. Si scelga qualche altro aggettivo rafforzativo. Poi possibilmente, dalle parole, si passi ai fatti e cioè a misure adeguate legate, ad esempio,  all'interruzione di  relazioni commerciali. Ma non solo sanzioni circoscritte a  quel disturbato mentale di Ben Gvir uso a far balletti pachidermici sulla spianata delle moschee per dimostrare che è tutto suo, ma all'intero governo Netanyahu.
Inoltre, c'è da sottolineare l'aspetto pavido da timorati di Dio (e di Israele), della nostra classe politica. E allora si preoccupano per la sua dignità, come afferma la Meloni. "Approfitto – dice – per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili (ancora!) per l’Italia e poco dignitose per Israele“.
Poco dignitoso per Israele??
Ma perché invece di salvare la dignità di uno stato che ha il vizio di strafregarsene della cosiddetta "comunità internazionale" e che non vuole affatto essere "salvato"; che non vuole avere nemmeno la mappa dei suoi confini perché così può allargarsi a dismisura, che non ha un vero statuto, la Meloni non salva la sua dignità e quella del nostro paese? Non è forse stata eletta per difendere la sovranità della nostra Patria?
Andiamo avanti. Un colono spinge con violenza una povera suora in modo da farle battere la faccia sul cordolo di un'aiuola per poi prenderla anche a  calci mentre è ferita: Inaccettabile! Uccidono soldati  caschi blu dell'Unifil, missione di pace: Inaccettabile! Sparano e feriscono nostri soldati: Inaccettabile! Bombardano i quartieri cristiani del Libano, forse per la paura che anche lì tra le chiese e gli altari ci siano gli Hezbollah: Inaccettabile! E poi interi palazzi sventrati da bombe, morti su morti che non vengono nemmeno più calcolati. Inaccettabile, anche questo, vero? 
Così come è Inaccettabile che da anni la comunità dei cristiani d'Oriente viva tra dileggi, sputi sul saio dei frati, lanci di pietre e soprusi da parte di ebrei ortodossi e coloni, una situazione ben descritta dal giovane cronista Guglielmo Gallone di Vatican News già collaboratore della  rivista di geopolitica  Limes. Qui il video: 
. https://www.youtube.com/watch?v=uc9Dp165d9I


Insomma, è  tutto quel che sapete dire? E pensate di difendervi così da chi vi orina palesemente in testa e poi magari pretende pure le vostre scuse? Un modo per confermare il fatto che invece di un vera  Penisola, una vera nazione,  siamo per davvero "il paese delle ciabatte", anche se fa male constatarlo. Lo avete visto Tajani con gli occhi impauriti farfugliare il suo disappunto tenendo la testa bassa?  
Per chi sa avere il polso di quanto avviene tra i cittadini, ora la gente non ha più paura di guardare in faccia la realtà e  di additare la verità per quella che è, perciò delle veline governative di comodo non ne vuole più sapere. Un buon politico deve sempre imparare a tastare il polso dei suoi cittadini, coglierne i malumori e non parlare come se avesse una pezza di cloroformio in bocca verso chi si comporta male  e non rispetta il nostro Paese. Al di là delle scadenze elettorali, di chi vince e di chi perde, la vita dei cittadini è quella d'ogni giorno, con le sfide di ogni giorno, coi fardelli d'ogni giorno.

San Guido

03 June 2026

Codogno, la vocazione cekista della sinistra

 


Credevamo di essere fuori dal periodo cekista della dittatura sanitaria, invece a Codogno abbiamo scoperto che qualcuno non dimentica e rispolvera la sua vocazione alla censura. E magari - chissà - 
 ha conservato pure un bel dossieraggio su chi si è vaccinato e chi no. E' toccato a Enrico Ruggeri, autore di belle canzoni ("Il Mare d'Inverno", "Quello che le donne non dicono", "Il portiere di notte" - tanto per citarne alcune) dover subire le reprimende di una consigliera comunale del Pd la quale ha usato subdole acrobazie dialettiche per affermare che in quel di Codogno, uno come l'"Enrico no Vax",  non ci può stare. Ma soprattutto non può cantare. Ci mancava solo dicesse che la causa dei decessi  lì nel lodigiano, fosse stato lui.

Sinistra è un termine edulcorato e generico per definire i (post)comunisti, oggi rimpolpati di frange estreme e dagli stessi 5 stelle. Ma nel vecchio partito sovietico la Ceka era la spietata polizia segreta e gli agenti cekisti infiltrati nei villaggi russi spaventavano i contadini. La Ceka divenuta in seguito Ghepeù (GPU) , poi NKVD e in seguito KGB, fu istituita nel 1917 e il suo scopo era quello di reprimere i "nemici della rivoluzione" impedendone i loro "sabotaggi". Ovviamente sono costretta a sintetizzare, ma sulla vocazione censoria e spionistica di questi apparati ci sarebbe molto da scrivere. Limitiamoci ai suoi nipotini e pronipotini di casa nostra. Magari non sanno nemmeno cos'è la Ceka, ma loro agiscono così, per riflesso condizionato pavloviano. 

E' accaduto che il comune di Codogno  ha deciso di invitare come ospite di prestigio per "La Notte Bianca" del 4 luglio, il cantautore Enrico Ruggeri. Una decisione che però non è piaciuta a Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del PD. Non si tratta di opinioni superate ma di posizioni dalle quali l’artista non ha mai preso realmente le distanze” ha sottolineato la Baggi. Ma pensate un po':  avrebbe preteso magari un'autocritica, com'era in uso fare nei vecchi Comitati centrali comunisti. 

Con subdola sottigliezza afferma poi che il Comune di Codogno (il cui sindaco è Francesco Passerini di centro-destra, (che non è un cuor di leone) ha di recente negato il patrocinio a un convegno sugli effetti avversi dei vaccini nonché alla proiezione del documentario "Invisibili". Ciò dimostrerebbe che l'amministrazione avrebbe utilizzato "due pesi e due misure", quando si tratta di personaggi noti, come il citato cantautore milanese. Ovviamente il sindaco ha avuto buon gioco nel ricordare che uno spettacolo canoro non è un dibattito né una conferenza a tema. Lo stesso Ruggeri si è affrettato a specificare che non è sua intenzione parlare delle sue scelte sanitarie né delle sue posizioni critiche sul green pass, ma di cantare. “Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono e al massimo presento qualche brano (in 30”). (Comunque l’aria che tira è preoccupante)”.

Eh sì, caro Enrico,  l'aria che tira è proprio preoccupante!. Come ho scritto in altro pezzo, non è nemmeno necessario che si profili all'orizzonte qualche starnuto (anche il raffreddore è un coronavirus) o altro virus farlocco, che subito salta su un vespaio di pressioni liberticide, di Vedove del Virus che riappaiono come revenant e che purtroppo abbiamo già conosciuto. Questo ci fa capire a che punto si trovi ancora la riflessione pubblica sulla vecchia "pandemia", mai lasciata definitivamente alle spalle, poiché dove non c'è verità, non può esserci giustizia e viceversa. 
Vengo ad un altro punto. Lo stesso Ruggeri è stato sollecitato a prendere posizioni politiche sulla Palestina dai Fattaroli de Il Fatto, e lui ha coraggiosamente replicato che quando lo fece con ben tre canzoni negli anni '90, non era di moda da parte di altri artisti. C'erano solo lui e gli Area (un leggendario gruppo di Rock progressivo). Come non era di moda ribellarsi ai vaccini e al green pass, posizioni per le quali pagò un prezzo molto alto in termini di ostracismo nel mondo dello spettacolo - un mondo tra i più conformisti. Fare oggi  quello che già fan tutti, ovvero cantare più che mai dentro il coro, non aggiunge niente alla pur nobile causa di Gaza. Apriti cielo! Nugoli di insulti al vetriolo sono immediatamente comparsi sui forum di quel giornale. 


Tutti avranno notato che analoga sorte è toccata a Francesco De Gregori (nella foto) solo per aver criticato le esternazioni di artisti che prendono troppo facilmente e superficialmente posizioni politiche e che tirano per la giacchetta chi vorrebbe, come lui, limitarsi a  comunicare attraverso le  proprie composizioni musicali.  Eppure il suo "Generale" è una canzone anti-militarista.  "Viva l'Italia" è una canzone anti-retorica priva di eroismo e di luoghi comuni  nazionalistici, ma densa di umanesimo. Non si capisce bene cosa pretenda di più la sinistra che ora gli dà dell'ignavo opportunista. Quella sinistra già autrice dell'inquietante figura gramsciana dell'"intellettuale organico", ovvero, l'intellettuale direttamente collegato al "Partito di classe". Cosa vorrebbero adesso i nuovi cekisti del (post)comunismo? L'artista intruppato e irreggimentato? Pardon, "embedded", come si dice dei reporter incorporati in qualche esercito d'invasione? 
Di fronte a tanti tribuni della plebe e delle piazze che steccano a squarciagola, mi viene in mente l'arguto motto milanese Ofelé fa el to mesté (Pasticcere fai il tuo mestiere). Purtroppo oggi il mondo è pieno di personaggi velleitari che si credono esperti di lavori, di materie e  di cause che poi non sono in grado di affrontare.

Per il poeta Eugenio Montale "l'impegno"  non era una militanza politica o appartenenza a questo o quel gruppo, ma  un  suo personale coinvolgimento nel poetare stesso. Ecco cosa scrisse nel merito: 

L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata, non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio.

Grande lezione estetica!

San Carlo Lwanga

26 May 2026

La cassaforte digitale d'Occidente è Israele: per questo nessuno la critica



Trovo alquanto inutile nascondersi dietro a personaggi squalificati e teppistici come Ben Gvir e Smotrich dei quali ho già abbondantemente parlato in alcuni post pregressi, quando ancora la stampa mainstream dormiva e li ignorava. L'idea balzana di creare misure mirate per colpire uno dei ministri importanti del governo Netanyahu (il ministero della Sicurezza Nazionale corrisponde più o meno al nostro Ministero dell' Interno), smarcandoli dall'insieme del governo in carica, sa di ipocrisia e  lascia il tempo che trova. La Francia, comunque ha già dato il ben servito al feroce Panciuto kippato che peraltro non si muove mai dai suoi insediamenti. Non credo  sia tipo da voler visitare i Champs Elysées con la sua mogliettina. Il video abilitato dallo stesso Itamar Ben Gvir sui prigionieri della Flotilla (in realtà dei "sequestrati" al largo di Cipro) incaprettati e inginocchiati, sospinti a forza con violenza (e sembra pure, che non manchino abusi sessuali)  ha già fatto il giro del mondo, suscitando  orrore, indignazione e riprovazione. Ma ecco il punto.... Noi inorridiamo solo quando ci toccano i nostri mentre la coscienza occidentale è assopita quando si tratta di altri popoli, anche se vicini. E' forse normale che ci siano fronti di guerra proibiti alla stampa, come è avvenuto per Gaza?  Ricordo che durante le guerre in Vietnam, la stampa faceva il suo dovere di documentare e dare regolarmente conto di quanto avveniva nei teatri di guerra, anche i più rischiosi.  La faccio breve. 
E' grazie a quel mostruoso video messo sui social dallo stesso Ben Gvir, se ora possiamo chiederci attoniti: "Beh se fanno così ad un paese alleato, chissà cosa ne passano quei poveri palestinesi in materia di torture,  di abusi sessuali, di omicidi mirati sui bambini, su donne e su vecchi, ecc." E non è ancora finita, perché c'è il rischio Libano che sta subendo un processo di "palestinizzazione"  (leggi: di martirio) della sua popolazione civile. Dobbiamo ancora una volta fare spallucce e girarci dall'altra parte? O prendere per buona la scusa dell'Hezbollah sciita nel tessuto libanese, come se non sapessimo che Israele dispone della più potente intelligence del mondo e che se volesse, è in grado di procurare "omicidi selettivi"  sulle dirigenze sciite risparmiando sofferenza per la popolazione civile libanese? 
E allora si fa largo il sospetto che il Libano del Sud possa servire ad allargare i territori dello stato ebraico e a costruire la Grande Israele. Tutto questo sconquasso di fronti bellici aperti, ci fa dimenticare che nel frattempo, il governo Netanyahu e i suoi scherani ne approfittano per annettersi la Cisgiordania, attraverso violenze, vessazioni, ingiustizie clamorose contro i poveri agricoltori e pastori inermi di quei luoghi, ad opera di coloni armati fino ai denti. Mentre vanno avanti costruzioni su costruzioni vessatorie che chiamano col nome edulcorato di "insediamenti".

Ma torniamo a noi. Mi ha colpito l'impassibilità del governo israeliano quando Meloni ha sospeso il 14 aprile scorso, il memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele, formalizzato poi dal Ministro della Difesa Crosetto con una lettera al suo omologo israeliano Katz. Dal canto suo, Israele minimizza. A dirlo all’Ansa è stato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, il quale ha aggiunto che la sospensione del memorandum ''non danneggerà la sicurezza di Israele'', lasciando altresì capire che è l'Italia ad aver bisogno di Israele e non viceversa. Qui tutti i dettagli relativi alla sospensione del citato memorandum. 

Ma c'erano stati antefatti assai sgradevoli (i nostri soldati della missione Unifil ripetutamente colpiti, e prima ancora gli episodi contro i cristiani di Terra Santa e il divieto di accedere ai luoghi santi del Patriarca Latino durante i riti pasquali) che la Meloni non poteva ignorare.  Ho raccolto un po' di articoli e di materiali circa l'annosa questione dei rapporti commerciali, industriali e militari con Israele: tanti nel corso dei vari governi avvicendatisi, forse troppi! A mio parere, il  punto più delicato e sensibile è  rappresentato dal problema della cyber-sicurezza. Mi viene in soccorso un'inchiesta de L'Espresso dello scorso anno,  dal titolo "Israele la cassaforte digitale dell'Occidente: ecco perché nessuno lo critica mai veramente"

https://lespresso.it/c/mondo/2025/10/2/israele-tecnologia-digitale-dipendenza-occidente/57329

Se c’è una cosa che i governi occidentali, Italia inclusa, sembrano voler evitare con ogni mezzo è uno scontro diretto con Israele. Anche quando l’evidenza dei fatti — dai bombardamenti su Gaza agli attacchi alle missioni umanitarie — renderebbe legittime domande scomode, la reazione ufficiale resta cauta, sfumata, o del tutto silente. Non è solo una questione di geopolitica o di rapporti storici. È anche — e forse soprattutto — una questione di infrastrutture digitali. Perché negli ultimi vent’anni, Israele è diventato la “cassaforte informatica” dell’Occidente: è nei software israeliani che girano, si archiviano e si proteggono alcune delle informazioni più sensibili di governi, ministeri, forze dell’ordine e servizi segreti europei. Una sorta di "scatola nera", insomma.



Israele ha costruito nel tempo un ecosistema tecnologico militare unico al mondo, frutto dell’intreccio tra università, esercito e intelligence. È dal reparto di élite del Mossad per la cyber–intelligence, considerata la “Silicon Valley della guerra digitale” che provengono molto spesso fondatori e dirigenti di decine di startup e colossi dell’hi-tech che sviluppano strumenti di sorveglianza, intercettazione, profilazione e controllo dei dati venduti ai governi occidentali sotto forma di “sicurezza nazionale”.

Senza dimenticare poi quei software capaci di trasformare un semplice smartphone in un microfono permanente senza lasciare traccia (numerosi giornalisti italiani e non, ne sanno qualcosa). Fatti che dimostrano al mondo quanto sia sottile il confine tra protezione e spionaggio. Dopo i recenti scandali, il problema non è scomparso: è solo diventato più invisibile.

Ci sono Paesi che usano prodotti israeliani per gestire dati classificati. Se volessero, gli israeliani avrebbero la mappa completa delle vulnerabilità digitali dell’intero continente europeo. Non è detto che lo facciano, ma è tecnicamente possibile. E questo basta e avanza per tenere tutti i governi occidentali in silenzio.

Anche l’Italia è parte di questa rete invisibile. Alcune procure italiane, reparti speciali e persino alcune aree dei servizi si affidano a piattaforme israeliane per la gestione dei dati d’indagine, intercettazioni, riconoscimenti biometrici e attività forensi digitali. I contratti spesso sono coperti da vincoli di riservatezza. Ma il flusso di tecnologia va in una sola direzione: da Israele a Roma, Berlino, Parigi, Madrid.

“Chi possiede le chiavi dei software ha il potere di monitorare ciò che accade. Anche nei governi alleati”, racconta un esperto di Intelligence. “La vera forza di Israele oggi non è solo militare: è digitale. E nessuno vuole mettersi contro chi può potenzialmente accedere a tutto, anche agli elementi più nascosti e riservati”.

Mettiamoci dentro anche gli  accordi industriali, le collaborazioni tra intelligence, i programmi di formazione congiunti, missioni Nato e partecipazioni incrociate tra fondi sovrani e aziende private, con l'obbiettivo di sentirsi ed essere indispensabili, specie per chi ha potere e lo esercita verso quei paesi che sono partiti in ritardo sul piano delle tecnologie e della digitalizzazione, come è appunto l'Italia.

"Ma la tecnica non è neutrale. Chi controlla gli strumenti con cui si acquisiscono prove, si aprono cellulari, si aggirano protezioni e si analizzano dati personali, controlla una quota reale del potere coercitivo dello Stato. Se questi strumenti vengono da un ecosistema che ha fatto della fusione tra sicurezza, guerra, intelligence e mercato una strategia nazionale, allora il problema non è solo tecnologico. Diventa un problema di democrazia, di controllo pubblico e di autonomia della giurisdizione." (fonte: La Fionda). 
In conclusione, questa partnership cibernetica non è affatto paritetica, ma si tratta di una subordinazione funzionale da parte italiana dalla quale non sarà facile affrancarsi.

San Filippo Neri 

17 May 2026

Uomini e topi (più topi che uomini)



Forse perché sono dinamiche che ci hanno sinceramente stufato  e perfino esaurito per tre anni; o forse perché al di fuori di una nave che porta passeggeri contagiati ci sono scenari di guerra ben più catastrofici, minacce  di crisi energetiche che gravano anche sul nostro quotidiano, ma devo dire che non faccio nessuna fatica a spegnere la tv o a cambiar canale quando sento parlare di Hantavirus, di nave Hondius, di voli KLM con passeggeri da "tracciare". 
Ho esitato a trattare l'argomento, e se ho deciso di riprenderlo è perché rivedere in tv le solite brutte facce  di squallidi personaggi in camice bianco che ci hanno funestato serate su serate, merita una risposta. Innanzitutto gli orfani del virus hanno ripreso le loro torture televisive con futili boriose chiacchiere da salotto, proprio perché non è stata fatta nessuna giustizia a proposito di pandemenza, di ipnosi di massa, di manipolazione mediatica, di misure repressive e liberticide, di vaccini ed effetti avversi che tante persone hanno danneggiato. E qui dobbiamo ringraziare tutti i partiti (di sinistra come di destra), salvo qualche eccezione a titolo personale.  Tuttavia non avrei mai pensato che, in poco tempo, saremmo tornati alle barzellette. Al mondo ci sono  10 o 11 contagiati e già è scattata l'allarme da parte dell'OMS col solito etiope corrotto in odore di fondi cinesi, con la solita ricerca del "Paziente Zero", le solite "linee guida". Una tempesta mediatica che sta beneficiando soprattutto Moderna, la quale ha visto aumentare le quotazioni del suo titolo in Borsa solo per aver annunciato di essere al lavoro per un possibile vaccino mRNA.  La paura frutta e luccica.
Intanto i danneggiati dei vecchi vaccini aspettano e... disperano. Basta col terrorizzare la gente! Basta con questi nuovi allarmismi, quando la vera emergenza sanitaria è data dagli effetti avversi di persone danneggiate coi vecchi vax delle intoccabili  Big Pharma - persone che devono essere supportate e aiutate e non abbandonate! Per non parlare di decessi dovuti a "malori improvvisi". E che dire delle lunghe liste d'attesa che vanno alle calende greche, di gente che non può accedere alla sanità privata perché non ha i mezzi ed è costretta alle interminabili code del SSN ? 



Visto che si parla di topi e di febbre del topo, va ricordato che oggi, nei nuovi campi profughi della Striscia di Gaza, i ratti proliferano e mordono le dita dei bambini palestinesi, assaltano e contaminano le poche provviste che le famiglie stipano nelle tende e sotto le macerie di case e palazzi distrutti mangiano i cadaveri di uomini, donne e altri bambini, uccisi dalle bombe israeliane. «L’incubo a Gaza ha raggiunto un livello che molti credevano che l’umanità non avrebbe mai visto» raccontano gli operatori di Caritas Gerusalemme, «Famiglie che hanno già perso le loro case, i loro cari, la loro sicurezza e la loro dignità stanno ora combattendo un nuovo nemico nell’oscurità dei campi di tende sovraffollati: ratti e parassiti». Montagne di rifiuti e macerie non raccolti, con i cadaveri che ancora giacciono sotto i detriti, ricoprono interi quartieri, creando luoghi ideali per la riproduzione di insetti, ratti e malattie. Le mosche si riversano attraverso le tende, portando epatite A e gravi malattie diarroiche. (fonte Caritas). Tutto ciò, nell'indifferenza generale. 

Più topi che uomini, più ratti che esseri umani. Ma si sa, di questi topi e delle malattie che trasmettono non se ne cura nessuno. Perché c'è topo  e topo. E ci sono in primis, topi di lusso, topi da crociera. E pure topi da laboratorio. 

Annunciazione di Nostro Signore

10 May 2026

Il Giuli(vo) rosicone

 


Brutta cosa l'invidia e la gelosia anche tra colleghi politici. Chissà perché questi bassi sentimenti non li mettiamo mai in conto sulle decisioni e le prese di posizione di questo o  di quel governo. Eppure spesso certe decisioni vengono determinate anche da questi che  in un tempo remoto venivano annoverati fra i sette peccati capitali. Il giornalista  Gigi Moncalvo è testimone diretto della scarsa qualità morale del ministro Giuli, ora nemico del suo benefattore Buttafuoco. "Quando era un poveraccio, Buttafuoco lo aiutò in maniera concreta sponsorizzandolo in Rai" (video su Visione Tv) .
Non è il primo né l'ultimo esempio sulla virtù effimera della riconoscenza. Del resto, sull'ingratitudine degli essere umani esiste tutta una letteratura. "Credo che la migliore definizione che si possa dare dell’uomo sia questa: creatura bipede ed ingrata" (Dostoevskij). E ancora: "C’è un solo vizio di cui non si sente nessuno vantarsi: l’ingratitudine" (Gérard de Nerval) . "L'ingratitudine è sempre una forma di debolezza. Non ho mai conosciuto uomini eccellenti che fossero ingrati." (Goethe)
Settimana scorsa, interrogata sulla polemica tra Giuli e Buttafuoco, la Meloni ha dichiarato di essersi «leggermente persa» negli sviluppi della faccenda, spiegando che il governo non ha condiviso la scelta di riaprire il padiglione russo e che lei non l’avrebbe fatta, ma ha ribadito che «la Biennale è un ente autonomo» e che «Buttafuoco è una persona capacissima». Ed è proprio su questo MA che Buttafuoco ha costruito il suo abile e ispirato discorso in difesa dell'autonomia dell'arte, di quella della Biennale di cui è direttore - discorso che è piaciuto a tutti: a destra, a sinistra, al centro. La determinazione, il coraggio e la libertà mentale di Buttafuoco, devono aver fatto saltare l'embolo al Giuli(vo) rosicone che ha creduto opportuno inviare gli ispettori a Ca' Giustiniani per acquisire informazioni sulla riapertura del Padiglione russo all'Esposizione d'Arte, al via il 9 maggio scorso (cioè ieri).
La linea dura del ministro della Cultura trova il pieno sostegno della Ue, il che conferma la sua patetica vocazione di Yes Man. "L'apertura del Padiglione di Mosca è incompatibile con i principi europei" ha detto il commissario Ue alla Cultura, Glenn Micallef che non andrà alla Biennale "fino a quando la Russia sarà invitata". Oltre a ciò, minacce della Ue di sottrarre i fondi (2 milioni di euro) di sostegno all'Ente.  Non ci è andato nemmeno il dandy impettito dal "pensiero solare", non prima di aver criticato il discorso di Buttafuoco. Vogliamo inoltre ricordare che in fatto di finanziamenti ai cinematografari senza arte né parte (finora 626 milioni, tra i quali un film biografico su Gigi D'Alessio ), il Giuli non si sta differenziando affatto dal suo predecessore Franceschini. E ora annuncia pure una riforma del settore, d'intesa col PD.
Come è andata  l'apertura della Biennale? Purtroppo le cronache ci dicono che  non  è possibile nemmeno una tregua legata ad Arti, musica, spettacolo o sport e che nei Giardini della Biennale, la concordia è un fiore che stenta a sbocciare. Cortei Pro Pal  di quelli che ci affliggono ogni venerdì, contro gli artisti israeliani anche se magari tra loro ci sarà stato chi è contrario a Netanyahu.  Pussy Riots con i cappucci rosa e con le tette fuori che imprecano contro Putin e contro gli artisti russi (anche se nel padiglione ci saranno stati artisti dissidenti); presidi pro-Ucraina di Calenda davanti al padiglione russo. Gli immancabili radicali europeisti, quelli che tengono il bordone alla Ue e che ne invocano ancora di più. Slogan demenziali con la scritta come STOP ART WASHING, con l'accusa (altrettanto demenziale), di  voler indicare l'arte come una forma di candeggina pro Putin o pro Netanyahu, cancellandone i misfatti. Insomma, tutta gente pronta a  portare il cervello all'ammasso e che nulla vuole capire del bel discorso di Buttafuoco su Venezia, crocevia di più culture e di civiltà. Qui un significativo passaggio: 

Siamo tutti a Venezia, città che ha fondato sul dialogo, sul commercio, sull’incontro tra culture e religioni diverse la sua storia e la sua bellezza. Storia e bellezza di cui siamo tutti testimoni.

Incontrai Buttafuoco ad un evento della mia città ed ebbi modo di riscontrane grandi capacità oratorie sostenute da un invidiabile retroterra culturale. Il curioso è che era attorniato da leghisti che si mostravano socievoli, pieni di ammirazione e perfino affettuosi verso un "siculo" dalla prosa adamantina nei suoi romanzi, che in altri tempi avrebbero barbaramente liquidato come "terrone". Pietrangelo dal canto suo, sembrava essere perfettamente a suo agio tra i "barbari" longobardi. Qui sotto il video dell'ispirato discorso di Buttafuoco sull'autonomia dell'arte, della letteratura, del linguaggio espressivo. Qui, invece, un estratto. 


Riporto quest'altro passaggio: 

Se la Biennale cominciasse a selezionare non le opere, ma le appartenenze; non le visioni, ma i passaporti, smetterebbe di essere ciò che è sempre stata: il luogo dove il mondo si incontra. E si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato.

Forse Buttafuoco ha invocato e  auspicato  un  legittimo momento di sospensione dai consueti assordanti strepiti e ragli dell'asino, di quelli che si affannano senza riuscirvi, a giungere in cielo . Se solo avesse potuto immaginare la canea che si è scatenata subito dopo a Venezia davanti ai Padiglioni e all'Arsenale,  avrebbe forse concluso il suo monologo con l'ultimo atto del Macbeth di Shakespeare: 

La vita è solo un’ombra che cammina: / un povero istrione, / che si dimena, e va pavoneggiandosi / sulla scena del mondo, un’ora sola: / e poi non s’ode più. / Favola raccontata da un’idiota, / fatta di urlo e di furore / il cui significato è Nulla.
 
Non vorrei scomodare Shakespeare per descrivere il Giuli(vo) rosicone: troppa grazia! Ma l'immagine del povero istrione che si dimena pavoneggiandosi un'ora solo  sulla scena del mondo per poi scivolare nell'oblio, mi fa pensare proprio a lui. 

San Giovanni d'Avila

04 May 2026

A che punto è la democrazia in Israele?



"Due popoli due stati?". Beati ai gonzi che ci credono ancora. E mi fa tanta pena il povero Tajani quando va ripetendo questa favoletta nella quale non crede più nemmeno lui. Quel che vogliono costruire  gli israeliani è la Great Israel. E' fastidioso doversi occupare di religione ogni volta che si parla di politica, ma questa Grande Israele, per chi non lo avesse ancora capito, è un progetto a matrice religiosa. O meglio, il progetto di espansione, viene giustificato dal dettato religioso sulla cosiddetta Terra Promessa, una teologia basata sul messianesimo. Per rendersene conto, basta guardare le cartine geografiche a confronto: quelle di ieri e  via via, quelle di oggi. Noi ci scandalizziamo tanto quando sentiamo parlare di "repubblica islamica" (io per la prima), ma chi mai oserebbe indignarsi quando Israele viene indicato come "stato ebraico"? Eppure, a ben rifletterci, è una denominazione che non include.
La domanda che non di rado viene posta è, Israele è uno stato laico? Anche se sono soprattutto gli israeliani che dovrebbero porsi questo  interrogativo. 
Lo scrittore, narratore e saggista  Amos Oz (1939-2018), autore del bel romanzo " Una storia di amore e di tenebra", già convinto sostenitore sionista, ha spesso criticato l'evoluzione-involuzione di Israele nel corso del tempo, temendo che la crescente influenza dei coloni e dei gruppi ultra-religiosi minacciasse la natura laica, moderna e democratica dello Stato. Egli sognava un'Israele laica e si opponeva al fanatismo, definendosi un "profeta laico".
"Anche un'occupazione inevitabile è un'occupazione ingiusta", ebbe a scrivere in un articolo dal titolo "Terra dei nostri padri".
 Del resto Oz non fu mai tenero col rabbinato e la comunità degli ebrei ultraortodossi (gli Haredim) che vivono a Gerusalemme e dintorni in  rioni e cittadelle separate rifiutando i segni del progresso.
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"Tuttavia, a differenza della maggior parte delle democrazie occidentali, in Israele non c’è piena separazione fra religione e Stato. In termini pratici, la spiegazione può esser trovata nei rapporti delle forze politiche in campo sin dalla costituzione dello Stato – rapporti che hanno costretto i grandi partiti laici a scendere a compromessi su questo tema per ottenere il sostegno dei partiti religiosi." (fonte: Limes). 
Non voglio inoltrarmi nella  variegata galassia dei gruppi religiosi che popolano quella terra, perché è cosa  piuttosto complicata. Esistono, tuttavia, gruppi di ebrei religiosi che sono apertamente non sionisti e perfino anti-sionisti, che basano la loro posizione sull'interpretazione della Torah e del Talmud. Uno dei più famosi è quello di Naturei Karta, un gruppo religioso che rifiuta l'autorità e l'esistenza stessa dello Stato di Israele e mantiene buoni rapporti coi palestinesi. Sul web vengono mostrati filmati di  membri di Naturei Karta che vengono manganellati e aggrediti dalle forze di sicurezza israeliane, a causa della loro reticenza ad adeguarsi alle regole di uno stato, nel quale peraltro vivono.  

Ben Gvir festeggia i suoi 50 anni. con la torta del cappio


Giusto per mostrare quanto sia impossibile da quelle parti applicare il laicissimo motto di date e Cesare quel che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio, nel parlamento israeliano (la Knesset) esiste un partito che si chiama "Partito sionista religioso", i cui esponenti principali sono Itamar Ben Gvir
Bezalel Smotrich. Il primo è ministro per la Sicurezza Nazionale del governo Netanyahu, mentre il secondo, figlio di un rabbino ortodosso, ne è Ministro delle Finanze. Ce ne siamo già occupati in questo post del 23 settembre 2025 u.s. Tra le ultime prodezze di Ben Gvir c'è il famoso distintivo-spilla con il cappio per l'impiccagione e la torta per il suo cinquantesimo compleanno con il nodo scorsoio per i palestinesi, segni di orgoglio suprematista per aver varato una pena di morte su base etnica. Mancherebbero  giusto i cappucci bianchi del KKK e così siamo al completo. 
Già lo scenario a cui assistiamo nel Vicino Oriente  è dei peggiori. A Gaza, dopo essere stata rasa al suolo (70.000 vittime) pare che ci siano non so quanti cadaveri intrappolati sotto le macerie (si parla di 8000 , secondo il quotidiano israeliano Haaretz) che attendono degna sepoltura, prassi civile che non si nega nemmeno ai cani. Bambini mutilati, denutriti e morsicati dai topi che invadono le loro oramai lacere tende, in uno scenario spaventoso. Nel Libano si parla già di 2600 morti, ma la scusa pronta è  che colà ci sta l'Hezbollah (scusate la rima) e che è giusto bombardare e sventrare palazzi, impedire ai pescatori libanesi di uscire con le loro modeste barche, per campare.  Mi si perdoni l'accostamento, ma sarebbe un po' come dire che noi avremmo dovuto bombardare tutta la Sicilia solo perché nell'isola c'erano le famiglie mafiose. 
Torno alla cartina o meglio, alle cartine geografiche. C'è il problema della Cisgiordania e degli insediamenti dei coloni che hanno eroso  quel che resta dei cosiddetti "territori palestinesi". E sia chiaro, non solo con la cementificazione selvaggia  ed espropriativa (davvero pessima a vedersi e che fa scempio di un bel paesaggio), ma uccidendo inermi pastorelli arabi, rubando loro ogni cosa, intimidendoli in ogni modo in un vergognoso apartheid. Ma il mondo tace. Qualche belato in Francia lo si è appena udito quando uno di questi coloni ha preso a calci in segno di disprezzo religioso, una suora francese non prima di averla fatta cadere per terra. Qui l'articolo con tanto di  video: https://www.lasicilia.it/news/italia-mondo/3036863/calci-in-strada-ad-una-suora-a-gerusalemme-mons-shomali-non-e-un-caso-isolato.html

Il crocefisso vandalizzato da un soldato dell'Idf


Del resto non è il primo sfregio, indice di manifesta intolleranza religiosa anti-cristiana, messo in atto da quelle parti. E' di qualche giorno la notizia di un soldato  israeliano in uniforme sorpreso mentre  ha vandalizzato e catapultato un crocefisso nel Sud del Libano nel villaggio cristiano di Debel (vedi foto in alto). 


Il resto è cosa nota. La guerra in corso nel Golfo  non è solo opera di Trump, ma anche e soprattutto di Netanyahu, il quale, a differenza di Trump, ha un piano ben preciso e sa dove vuole andare a parare: l'allargamento e l'estensione della sua carta geografica in modo da inglobare altre terre. Piccole differenze tra i due: Trump deve rendere conto alle prossime elezioni e a quelle a medio termine, Bibi invece si è autoproclamato monarca assoluto da 17 anni. E oggi, per l'ennesima volta, non si è presentato all'audizione davanti ai giudici. Senza contare l'assurdo gesto di  pirateria nel fare arrivare quasi davanti alle coste greche, il suo esercito coi gommoni per rapire i ragazzi della Flotilla violando il diritto marittimo, e pestarli come fanno i pescatori coi polpi prima di metterli in pentola,  mentre due di loro sono già  stati messi in prigione. Ma si sa, in barca a fare una crocierina a vela potrebbero esserci nuclei armati di terroristi di Hamas o di Hezbollah. Fino a quando il mondo  è disposto a sopportare tutta questa sequela di menzogne, di crimini, di abusi e di ingiustizie da parte della sedicente "unica democrazia del Medio Oriente"? 



San Pellegrino

28 April 2026

I nuovi fondamentalismi d'occidente






L'attentato a Trump durante la cena di gala all'hotel Hilton dei corrispondenti della Casa Bianca, ha scatenato, com'è ovvio, una ridda di ipotesi più o meno "complottiste". Molte delle quali indirettamente e subdolamente avvallate financo dai media mainstream solitamente così attenti a evitare tesi non allineate (mi riferisco all'editoriale di Massimo Gaggi dal titolo "Assedio alla verità" comparso ieri sul Corriere). Tanto più che stavolta saremmo  al terzo attentato subito dal presidente, nel corso di due anni. Ed è stato proprio il mondo MAGA, forse deluso dal voltafaccia dell'amministrazione Trump che aveva promesso un governo identitario, dedito a risolvere i problemi dei cittadini americani (America first),  e non a fare il gendarme del pianeta, a  sposare subito la tesi del false flag, come del resto ha  già fatto anche per l'attentato del 2024 in Pennsylvania. Vero o falso, sceneggiata preordinata in stile hollywoodiano con gli invitati che si nascondono sotto i tavoli, o attacco reale che sia, il nuovo incidente con la sparatoria fermata subito (i famosi tre colpi di arma da fuoco) ed il responsabile già identificato (un certo Cole Tomas Allen, autodefinitosi in modo ossimorico "assassino gentile"), non sposterà preferenze a favore del magnate. Non credo proprio che una guerra di questa portata con tutte le sue disastrose conseguenze economiche e finanziarie, né le precedenti guerre commerciali  da lui scatenate per il mondo (i cosiddetti dazi), né tanto meno l'alleanza di ferro con Netanyahu sempre insaziabile di guerre e conflitti permanenti,  gli procureranno sondaggi favorevoli. Ma non è su questo che voglio soffermarmi, ma sull'aspetto religioso che Trumpone ha voluto dare alla sua guerra santa, per combattere il fondamentalismo islamico della teocrazia iraniana. Chissà cosa gli è balenato per la mente. Forse qualcuno deve  avergli suggerito che fondamentalismo scaccia fondamentalismo. E se poi è cristiano e in aggiunta pure sionista, allora la vittoria è assicurata. Magari qualcuno gli avrà detto  che i "valori occidentali" dell'operazione bellica Epic (in realtà Epstein) Fury sono più potenti e vincenti di quelli islamici. Perciò, metterò qualche video con la pastora Paula White, sua consigliera spirituale in preda ad un raptus....evangelico, per dare un'idea di quel mondo ultrareligioso ed esaltato che lo attornia.  Giudicate voi stessi.


Beh, la pastora è ispirata e illuminata, e vede Luciferi (pardon angeli) pronti a trasformare la lotta in una vittoria sicura. Non prima di ripetere in modo compulsivo : Strike! strike! strike! Cioè colpisci con furia. Poi si esalta, si surriscalda, in preda all'isterismo. E alla fine quello che doveva essere nelle intenzioni, un rito sacro diventa un rito satanico che mette i brividi solo ad ascoltarlo.


Qui di seguito c'è un altro video di un rito nella sala ovale, luogo che dovrebbe rimanere laico  e neutro. Una specie di cerchio magico dove i pastori evangelici sionisti ripetono formule che sembrano mandare in rapimento il vecchio tycoon prossimo a 80 primavere. Ma quel che sorprende in questo video che consiglio a tutti di visionare, è l'atteggiamento remissivo di Trump che sembra quasi un povero sequestrato da questi fanatici esaltati, i quali lo toccano manco fosse un talismano. L'impressione che se ne trae è che questa copertura religiosa di cui si ammanta adesso in tarda età, serva a coprire le sue precedenti malefatte già contenute negli Epstein files. Una sorta di manto d'agnello che serve a nascondere i vizi del vecchio lupo. 
Questi evangelici sionisti furono già fortemente stigmatizzati dai frati francescani di Terrasanta che ben si  espressero già in una loro dichiarazione del 2006, su quanto dannosa potesse diventare l'alleanza con altri settori dell'estremismo e fondamentalismo ebraico. Ecco cosa scrissero nel sito Terrasanta.net. 


(...) ll sionismo cristiano è un moderno movimento teologico e politico che adotta le posizioni ideologiche più estreme del sionismo, sì da diventare pregiudizievole per una giusta pace in Palestina e Israele.

Il programma sionista cristiano contiene una visione del mondo in cui il Vangelo è identificato con l’ideologia di imperialismo, colonialismo e militarismo. Nella sua forma estrema, pone l’enfasi su eventi apocalittici che conducono alla fine della storia piuttosto che sull’amore e la giustizia del Cristo vivo oggi.

Noi rigettiamo categoricamente le dottrine del sionismo cristiano come insegnamenti falsi che corrompono il messaggio biblico di amore, riconciliazione e giustizia.

Rifiutiamo inoltre l’attuale alleanza tra i capi e le organizzazioni dei sionisti cristiani e settori dei governi di Israele e degli Stati Uniti che oggi impongono i loro confini preventivi e unilaterali così come il loro dominio sulla Palestina. Ciò porta inevitabilmente a cicli di violenza senza fine che minano la sicurezza di tutti i popoli del Medio Oriente e del resto del mondo. (...)

Ed è quanto sta accadendo e a quanto stiamo assistendo in questi giorni cupi, violenti, imprevedibili e apocalittici. Dell'altro fondamentalismo ed estremismo presente nella Knesset israeliana (oltre che nel suo tessuto sociale) che ammorba l'aria, fa strame della democrazia, mina la pace e la sicurezza del mondo, dirò in apposito altro post. Tutta la prima parte della produzione di questo blog   nato nel 2005 fino al 2018 circa, contiene numerosi pezzi dedicati all'integralismo e fondamentalismo islamico sbarcato da noi attraverso pesanti insostenibili migrazioni  di massa, quali arma di decomposizione sociale del nostro paese e dei paesi europei.  Pertanto, non ho nulla da rimproverarmi in  materia. Più che allo scontro di civiltà, direi che oggi assistiamo allo scontro tra barbarie. Una resa dei conti nella quale non ci guadagna nessuno e ci  perdiamo tutti quanti.

Santa Caterina da Siena

14 April 2026

Papa Leone e i nuovi Attila

 


L'intemerata di Donald Trump a Papa Leone ci fa pensare al nostro tempo, come al tempo di nuove invasioni barbariche. E del resto, tutto il disprezzo e la tracotanza mostrata da Trump per un uomo mite e gentile come Prevost (oltretutto di grande cultura agostiniana) fa pensare all'iconoclastia barbarica, al saccheggio di tutto, perfino del Sacro. Brutta cosa l'ignoranza abissale e pure esibita. Ma quando mai si va a rinfacciare ad un papa di non capire nulla di "politica estera", quando la scelta di un pontefice è proprio quella di non occuparsi delle cose di questo mondo, ma di quelle dello Spirito? "Il mio regno non è di questo mondo", diceva Gesù - quello vero e non quello dell'Intelligenza Artificiale con la faccia di Trump.
Tutto quello che di ignorante abbiamo fin qui sentito e che non starò a riassumere, rivelano però un'indole fortemente caratteriale in preda ad una sorta di narcisismo maligno.  In questo non è il solo, tenuto conto che anche il suo mentore Netanyahu è in preda allo stesso grave disturbo. E però, a differenza di Trump, è assai più astuto e guardingo nell'esporsi. Attento soprattutto a non parlare a vanvera. 
Con la semi-blasfemia di Trump nei confronti di un' importante autorità religiosa come il Pontefice, sembra di essere tornati alle lotte intestine tra cattolici e protestanti, un capitolo della storia fra religioni che credevamo superato. Se siete entrati in una missione evangelica-protestante, avrete notato come non espongano croci preziose, immagini,  né icone, né dipinti di valore, né statue. Sembra, in molti casi, di essere dentro ad un ambulatorio  sanitario spoglio e disadorno. Da noi, anche la più modesta chiesetta di campagna è adornata di immagini sacre, delle stazioni della Via Crucis, di altari addobbati con fiori di stagione e lumini. La croce dei protestanti è vuota, la nostra mostra il corpo straziato di Gesù: carne, sangue che poi si fa spirito.  E' solo qualche esempio, per dire che non potremmo essere più diversi di così e che queste differenze non vengono colte dagli articoli che ho finora letto. Così come non viene abbastanza sottolineato il fanatismo millenarista di Pete Hegseth, il segretario alla Difesa del governo Trump  e le sue preci affinché le missioni belliche risultino efficaci, che è  un po' come pregare per il Male ("Dio non ascolta le preghiere di chi ha le mani che grondano sangue").
L'aspetto politico delle invettive di Trump contro papa Leone sono state interpretate come un'antipatia e perfino un'ostilità degli evangelici verso la componente cattolica all'interno della compagine governativa trumpiana e nel mondo MAGA. Parlo di J.D. Vance, convertitosi al cattolicesimo e più volte ricevuto da papa Prevost, insieme a sua moglie. 
In queste ore, però, anche Vance (che forse pensa già alle prossime elezioni dove correrà da candidato) non ha resistito a dire certe banalità come "il  Vaticano dovrebbe attenersi alle questioni morali". Perché? Una guerra che ha già prodotto migliaia di morti e che sta sprofondando il mondo in una crisi devastante (energetica, finanziaria e non solo), non reca forse implicazioni "morali"?
 

Ma la megalomania di Trump sembra non conoscere limiti. E così sul suo sito Truth espone un dipinto nel  quale compare vestito da Gesù Cristo irradiato da aureola, mentre mette la mano sulla fronte di un infermo, circondato da militari, infermieri e fedeli adoranti, tutti in preghiera con l'immancabile sfondo della bandiera a stelle e strisce. Quanta volgare blasfemia! Ovviamente, di fronte alla riprovazione generale suscitata,  si è affrettato a rimuovere l'immagine con una delle sue solite scuse che non fanno che confermare la verità dei fatti: che è inutile per i popoli cercare il  Signore e il suo Vicario, perché lui è  già tutto questo. Del resto ci aveva già provato con la foto realizzato con l'IA  sui social della Casa Bianca, dove appariva vestito da Papa con la mitra in testa. Ora, a quanto pare,  si è messo in mente di  salire più in alto, nella gerarchia religiosa. 


Vengo a Papa Leone XIV e non nascondo la mia speranza che alla sua elezione, mi piacque subito la scelta del nome, legato al suo illustre predecessore san Leone Magno, il papa che fermò Attila e gli Unni. Così come mi piacque il suo nome di battesimo Prevost, cioè parroco.  O prevosto, come si dice dalle mie parti. Mi apparirono dei buoni segni. In seguito l'ho trovato timido e poco incisivo rispetto alle sfide che ci aggrediscono e sovrastano. In ogni caso, un pontificato si giudica su tutto l'arco della sua durata. In queste ore, però, devo constatare che mi sono piaciute le sue risposte così alte e potenti nei confronti di un'aggressione volgare e scomposta. Ne cito qualcuna. "Io non ho paura dell'amministrazione Trump", "parlo del Vangelo" e quindi "continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra". E ancora: 
“Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne”. Papa Leone, nel suo secondo giorno in Algeria sulle orme di S. Agostino, ha sottolineato con forza che Dio “non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi” ma con i piccoli e gli umiliSoprattutto, Dio non ascolta coloro i quali pregano per crudeli imprese belliche fatte in suo nome (riferimento esplicito a sette evangeliche-sioniste). 


Anche dal Vaticano, in un messaggio alla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il Papa ha precisato come la democrazia sia l’espressione alta del potere legittimo ma “solo se radicata nella legge morale” . Altrimenti - ha messo in guardia - rischia di trasformarsi in “una tirannia della maggioranza o in una maschera del dominio delle élite economiche e tecnologiche“. 
Se, le ingerenze temute da Vance nella sfera politica sono queste, è il caso di dire: avercene!
Dei vari leader della famigerata Ue, l'unica che si è spesa a favore di papa Leone, per ora è stata Giorgia Meloni, dichiarazioni seguite a ruota dalle rispostacce insolenti di Trump, affidate al Corriere, che già conosciamo. Ma oramai  the Donald è diventato un caso umano e invece della mitra papale a cui aspirava, esibisce sempre più lo scolapasta rovesciato in testa che gli nasconde il ciuffo arancione. E  allora fioccano invettive per tutti, alla faccia della diplomazia: per Macron, per Starmer, per Merz, per Sanchez, per la Nato. Per tutti, tranne che per lui e per il suo compare di bombe Bibi.

San Annibale 


09 April 2026

Poca benzina e vigile attesa




Peggio della guerra c'è la UE. A ben rifletterci, la UE è sempre stata in guerra contro i suoi cittadini anche quando non c'erano bombe sul Golfo Persico. Lo stato d'eccezione, per Bruxelles, è ormai diventata la regola e l'emergenza è diventata la quotidianità. Perciò, riecco apparire i chiusuristi del confinamento coatto, delle misure restrittive in nome di qualche ignobile causa. Il nome anglo è già  bell'e pronto: lockdown energetico. E c'è pure un eurokomiSSar all'energia, un socialdemocratico danese a nome Dan Jorgensen, che è stato il primo a parlare  di razionamenti, di limitare viaggi e spostamenti (tiè!), di "stare a casa", ma con riscaldamento abbassato, magari cucinando poco, limitando l'uso dei fornelli a gas. Insomma aspettiamoci  pure i protocolli energetici, esattamente come prima c'erano i protocolli sanitari. E sapete chi li farà? Ma la commissione europea, naturalmente. Inutile per il cittadino deluso aspettarsi che venga fatta giustizia su tutti gli odiosi soprusi relativi alla "pandemia" e ai vaccini della  baronessa von der Leyen e della sua corrispondenza di amorosi sensi con il CEO di Pfizer Albert Bourla, coi famosi messaggi compromettenti cancellati. Quando ci sono cose terribili da sistemare, usano un barbatrucco formidabile: farne arrivare di peggiori. Nel febbraio del 2022 Draghi proclamò la fine dell'"emergenza Covid" in nome di una nuova emergenza arrivataci tra capo e collo: la guerra russo-ucraina. 

Da allora, sappiamo già come è andata: paghiamo armamenti da quattro anni, per la nobile causa ucraina.  E ora che i conflitti si sono allargati a dismisura, tanto per non farci mancare di niente, c'è già chi invoca domeniche a piedi o in bicicletta, targhe alterne, aerei che non volano e così via. Con buona pace per interi settori-chiave dell'economia reale di cui non frega una cippa ai bankster della BCE. Del resto la guerra e le guerre sono un modo per realizzare in fretta quel Grande Reset, promessoci da tempo dal World Economic Forum. Pertanto, questa nuova (si fa per dire) crisi bellica ed energetica, non è una crisi casuale, ma la  classica operazione gestita dall’alto per far avanzare l’agenda 2030. Della serie, “Non avrai nulla e sarai felice”.

Ovviamente, se i soldi da stanziare per gli armamenti si trovano anche sforando e facendo debito, per i bisogni essenziali dei cittadini non si può e non si deve oltrepassare quel famigerato 3% del patto di stabilità. Nessuna deroga ai vincoli di bilancio. E pure niente tagli alle accise.  Per ironia del destino, gli orfani covidioti delle "misure sanitarie" ora si riciclano in sacerdoti dell'austerity energetica. Lotta al condizionatore estivo, lotta al termosifone, lotta alle docce calde, lavatrice a pieno carico solo di domenica...Il decalogo da rispettare è ampio.  E' perfino spuntato quel Nino Cartabellotta del GIMBE, uno di quelle virostar prezzemolanti, già pronto a pontificare: "Bisogna preparare il Paese a uno shock energetico di lunga durata e disincentivare i consumi". Non si capisce  bene il legame tra questo gastroenterologo con la guerra israelo-americana sull'Iran con conseguente blocco delle forniture petrolifere, ma tant'è... Più che l'amore per la scienza, poté il bisogno di riapparire in tv. 

La  via e i mezzi per non precipitare nella recessione e in un'altra depressione economica simile a quella della dittatura sanitaria subita per tre anni, ci sarebbe: acquistare (o meglio, riacquistare)  gas da Putin. Ma sono scorciatoie non previste dalle anime belle della Ue. Perciò, mettersi nelle mani di Trump e del suo diabolico mentore Netanyahu, nella speranza che la tregua testé proclamata con l'Iran possa durare, e la via del greggio dallo stretto di Hormuz, possa riprendere il suo corso, è  peggio che gettarsi negli artigli del Diavolo. Poca benzina e vigile attesa - sembra essere il nuovo slogan di una guerra che non può che impoverirci. Eppure, già non mancano anche in Italia i fanatici servi e sostenitori dei due bombaroli, visti come i giustizieri del Pianeta. C'è da credere che in caso di misure repressive, ci saranno ancora mansueti pecoroni, spioni e delatori, così come è avvenuto durante la pandemenza virale.   

L'unico protocollo che le persone libere possono adottare  per evitare di venire rinchiuse e impedite nella loro quotidianità, è quello di disobbedire. Già lo facemmo non molto tempo fa. 

Santa Maria Cleofe