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17 August 2026

Bombe d'Amore

 



Senza dubbio viviamo l'età del paradosso. Anzi, dei molteplici paradossi. Esistono infatti bombe intelligenti, fatte per limitare i danni. Bombe umanitarie per l'esportazione della democrazia. Bombe filantropiche per regalare l'emancipazione alle donne col velo (Afghanistan e ora Iran). E adesso scopriamo che esistono pure bombe d'amore. Queste ultime in realtà sarebbero bombette nostrane da piazzare sotto la villa di qualche noto cronista, a fin di bene. Diciamo così, una sorta di mobbing amoroso. Sto parlando della soap-opera di questa incandescente estate che sta tenendo banco, al punto da meritarsi la prima pagina dei Tiggì. Ovvero di un faccendiere dal trascorsi assai poco limpidi e del cronista di "Report" Sigfrido Ranucci, per gli amici Sig. Dopo settimane passate a costruirsi degli alibi e a respingere le accuse, finalmente Lavitola (che dovrebbe chiamarsi Lasvitola, poiché sembra il classico svitato), ha ammesso di essere stato lui ad aver fatto brillare la bomba sotto casa dell'amico Ranucci. Ma c'è bomba e bomba. E la sua è stata fatta esplodere a fin di bene, per proteggere el Sig  facendogli raddoppiare la scorta e nel contempo, accrescere la sua popolarità con molti follower. Va da sé  che in caso di attentati, il cronista di Report sarebbe stato considerato un martire minacciato dalle organizzazioni criminali, o dai servizi segreti deviati, e che il tutto, avrebbe preparato la sua discesa in campo come futuro leader politico di una sinistra assai male in arnese. Per raggiungere questo obbiettivo, Lavitola non esita a ingaggiare una banda di fuori di testa, tra i quali uno strano marcantonio, un gigante nero fuggito in Camerun  a nome Gomes Tavares detto "il tuttofare", che pare contento di collaborare con la Giustizia, così gli pagano il  viaggio in Italia. Dichiarazioni sgomentevoli fatte ai microfoni delle tv. 
Tavares, Ranucci, Lavitola: eravamo tre amici al Bar


Come facesse Ranucci ad essere "amico fraterno" di questo pluripregiudicato faccendiere in odore di truffe e di esplosivi, già ricattatore di Silvio Berlusconi e già in fama di depistatore, è un vero mistero. Spesso i cronisti quando fanno un servizio che scotta, si trincerano dietro la formula " ho le mie fonti riservate". Ma a quanto pare, Lavitola canta come un usignolo (settimana scorsa ha parlato per più di cinque ore) e non tiene nulla di riservato nelle sue dichiarazioni . Il suo avvocato, alla domanda dei cronisti se l'amico Sig fosse o meno, a conoscenza del suo piano per facilitare la sua discesa nell'agone politico, ha risposto con un ambiguo "No Comment", formula che non è affermativa, ma neppure negativa della citata ipotesi. E' quindi plausibile che "Valterino" (come lo chiamano nell'ambiente) cerchi di coinvolgere l'amicone fraterno Sigfrido, allo scopo di alleggerire la sua posizione e magari farsi assegnare agli arresti domiciliari. O di giocarsela con la formula "muoia Sansone con tutti i filistei". 
Se Lavitola ha messo la Bomba d'Amore per conto proprio, è un fatto. Ma se el Sig sapeva, allora qui salta fuori una parola che non piace a sinistra (nemmeno a destra, se è per questo): un complotto, una vera e propria macchinazione ai danni del servizio pubblico, pagato come è noto, col canone dei contribuenti, allo scopo di crearsi il proprio spazio politico personale. L'estate non è ancora finita e Sigfrido (già osannato dall'ANM),  che aspirava ad essere il Reuccio del Campo Largo, dovrà essere ascoltato dalle procure a settembre.


Ranucci saluta il pubblico dopo l'attentato (fasullo)

Il caso Garlasco ha stufato  di brutto e c'è da giurarci che nella concorrente Mediaset Crapa Pelata, stia già  preparando le sue puntate autunnali di "Quarto Grado" sulla soap-opera in noir del duo folk Lavitola-Ranucci, magari con la comparsa di un "terzo uomo", per rendere più piccante il piatto. Manca solo la colonna sonora. Vada come vada, temo che Ranucci si sia giocato per sempre qualcosa che per un cronista rappresenta la sua unica carta di credito: la credibilità. Per parte mia, non ho mai amato i suoi reportage dettati più da  evidenti teoremi ideologici che da autentica passione per la verità. Ne avesse azzeccata una, a cominciare dal caso Minetti! Anche la sua presenza in tv in maniche di camicia, sudaticcio e in sovrappeso, urta il mio senso estetico e non so proprio come faccia ad accreditarsi novello don Giovanni delle Inchieste, nel suo libro trash "La Scelta", libro da lui autorecensito con account fasullo e la falsa firma di Emilio Cresci: un'ennesima millanteria. Spero che fiocchino in Rai raccomandate per la disdetta del canone da parte dei contribuenti, una tassa truffaldina che serve a tenere in piedi figuri come questi.


Sig! Anzi, SIGH! come sospirano i fumetti.

Sant'Eusebio

08 August 2026

Cieli sporchi, laghi asciutti, bollini rossi











Prendo il coraggio di sfidare questo caldaccio atroce e di aggiornare il blog. Dirò subito che amo l'estate mediterranea e amo il sole, ma non questo tipo d'estate e non un sole rovente che trasforma le nostre case in forni crematori. Pochi hanno fatto osservare che zitti zitti, buoni buoni ci stanno rifilando i "lockdown climatici" e che la gente corre a fare compere e a disbrigare faccende nell'arco della mattinata, ma poi nei meriggi se ne sta a casetta sua con l'aria condizionata (per chi ce l'ha) e i ventilatori. Molti negozianti hanno addirittura dimezzato l'orario di apertura esercizi, perché al pomeriggio c'è il coprifuoco e non passa anima viva. Nelle città, per quei poveretti che non possono andare in vacanza, ci sono bimbi esasperati che strillano perché non vengono fatti uscire prima di una certa ora. Del resto, la sera, il caldo diminuisce di ben pochi gradi, una canicola (parola che proviene da cane), che morde e  non molla. A riportarmi all'epoca delle chiusure da "virus" ci sono i frequenti bollettini di aggiornamento meteorologico: cartine geografiche rosso fuoco, rosso scarlatto e perfino rosso violaceo con  annunci da Armageddon che spaventano. Prima ondata dell'anticiclone africano, seconda ondata, terza ondata, quarta ondata. Fino a quando? Non si sa. 
Guarda caso, queste ondate vanno a colpire la parte più produttiva del Continente Antico, il Nord Europa. L'Africa si sposta qui da noi con la libera circolazione dei  suoi uomini, virus e ondate climatiche di siccità. Ma ovviamente sarà un caso. Città da bollini rossi: venti venticinque, ventotto, trenta città contrassegnate con bollini... In attesa del "picco", come lo chiamano. Come ai tempi del "Covid" quando contrassegnavano le città in base ai "picchi" di contagio. Sì, perché non sono in grado di dirci quand' è che finisce. Perfino le cicale, insetto a me gradito che ci rimanda alle nostre belle estati spensierate e oziose, cominciano a infastidire, perché non smettono di frinire neanche di notte, impazzite come sono dall'inquinamento luminoso. Ovviamente non mancano le tavole rotonde e i talk televisivi che parlano di "riscaldamento globale", di quanto sia responsabile l'uomo, di punire le sue emissioni, di accelerare la transizione green, e via strologando sul già collaudato copione "pandemia". Così come pure, saltano nuovamente fuori personaggi come quel Parisi (premio Nobel per la Fisica) che dichiara scempiaggini come "dobbiamo conviverci". Convivere con cosa e dove? Nei forni crematori mentre corrono, quasi quotidianamente, ambulanze del 118 per gente colta da malori? 
Nel mentre, avanzano gli incendi che, sempre osservando il caso, si propagano nelle più belle zone della Francia (La Gironda, la Provenza, il Bordeaux dove ci sono ordinati pittoreschi vigneti e castelli) e della Spagna ridotta in cenere. Da noi, nel lussureggiante Gargano, in Sardegna, negli Abruzzi e via elencando. Europa delenda est. E' facile capire se sono di natura dolosa o meno: attizzano e si propagano sempre in luoghi meravigliosi e i grandi gruppi immobiliaristi internazionali sono già in agguato, con le fauci spalancate come pescicani.
Ma quel che colpisce di questa estate non più "italiana" già a partire dai primi di giugno in poi (e cioè in quella mezza estate di San Giovanni tanto decantata da Shakespeare) è il cielo. sempre nebuloso, a tratti giallognolo e privo di stelle. Un cielo sporco con nuvolaglia bassa che sembra diffondere ancora più calore. E con   un sole che riscalda anche dopo le otto di sera. Poi verso sera,  le nubi si schierano in pecorelle grigiastre e sembra piovere da un momento all'altro, ma no! non piove e cade solo qualche goccia sporadica che non sporca nemmeno i parabrezza delle auto, a dispetto dei Giuliacci di turno che non ne azzeccano una e magari poco prima, parlavano di "allerta gialla".  Ormai siamo alla creazione di  allerte fasulle. 
L'unica salvezza dalla calura è mettersi in ammollo. Ma anche il mare si è riscaldato in una brodaglia di 30 gradi, i sub si tolgono le mute per il fastidio prodotto, e spuntano sciami di meduse rosacee dal lunghi tentacoli urticanti come la temibile pelagia noctiluca. La sottoscritta ne sa qualcosa e da allora nei mesi estivi gira sempre con la crema cortisonica in borsetta.
Ispra sponda lombarda del Maggiore. Sotto le rocce, prima c'era l'acqua

Non va meglio coi laghi. Il Lago Maggiore, di solito fresco e ricco di vegetazione è sceso di 30 cm dal suo livello e ogni anno c'è il contenzioso con la Svizzera che chiude le dighe per i suoi parchi a Locarno e dintorni, quando c'è siccità, ma poi le spalanca quando in stagione autunnale e primaverile ci sono le alluvioni. Così dicono e protestano gli abitanti che lo abitano. Ho scattato qualche foto di località della sponda lombarda del Maggiore (divenuto sempre più Minore) e c'è da mettersi le mani nei capelli. La dove c'erano chiare, fresche e dolci acque, si scoprono sassaiole e pietraglia rovente, relitti di barche, vecchi tubi, eccetera. Ma soprattutto è il fondale rivestito di alghe scivolose che rende pericolose le abluzioni. Del resto, dove si immergono i bagnanti se non ci sono più fondali profondi per nuotare?  Ci ha già pensato qualche ambulante più o meno abusivo a noleggiare pedalò per portare nelle acque alte, i bagnanti. O aspiranti tali. Se ne sta lì, sotto l'ombrellone a sbollettinare ricevute  un tanto all'ora per i pedalò ai bagnanti.  Insomma, si è trovato un nuovo lavoretto, facendo della crisi idrica la sua opportunità. 
Reno di Leggiuno. Acque in ritiro. Affittasi pedalò


Resto sempre più colpita dalla passività fatalista e dallo spirito di adattamento di gente che si accontenta di tiepidi pediluvi e se ne sta lì, in mezzo al guado, in un fetore insopportabile di alghe marcite. E camminano, camminano nell'acqua bassa facendo acrobazie per stare in equilibrio sulla sassaiola resa viscida dalle alghe. Il ritirarsi delle acque rivela relitti di vecchie barche affondate, reti, cordami vari, perfino vecchi tubi. E allora si fa largo un sospetto. 
Quando non ci sarà abbastanza acqua nei bacini, tutte quelle stupende ville con parchi straripanti di camelie (famose sono quelle del Lago Maggiore), rododendri e ortensie verranno risucchiate dai soliti formichieri della finanza immobiliare, per quattro soldi. E già abbondano cartelli di compra-vendita di agenzie immobiliari con  nomi tedeschi. Ma perché la gente è così passivamente fatalista da credere che tutto ciò sia opera del cosiddetto "global warming", senza che non ci sia un intervento umano fortemente interessato a spingere il tutto, proprio in questa direzione? Perché non prendono d'assalto i Palazzi della Regione Lombardia e della Regione Piemonte per costringere le autorità a rendere abitabile il territorio? Di questo passo, assisteremo muti alla privatizzazione delle acque, il più prezioso e sacro dei beni comuni. 

"Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?” chiedeva laconico Mario Draghi, durante l'avvio del conflitto russo-ucraino (correva il 6 aprile 2022).  Con la crisi energetica in corso d'opera nel Golfo e nello Stretto di Hormuz, rischiamo di non avere né l'una né l'altra. Già perché non si sono venduti mai tanti condizionatori come quest'anno. Ma c'è un ma... Anche questi inquinano, costano e richiedono molta energia. E con lo scenario distopico che stiamo vivendo, niente di più probabile dei black-out energetici. Per ora assistiamo allibiti ad anziani pensionati che vanno a fare la spesa nei supermercati e vi si soffermano più del necessario, perché "lì c'è l'aria condizionata", dicono. Come durante i tempi della crisi pandemica quando qualcuno sostava più del necessario col carrello della spesa, in cerca di quell'unica libertà consentita. Zombificati e infelici, ma perfettamente condizionati dall'aria condizionata. L'estate non  è ancora finita, ma non si vede l'ora che passi, che le giornate si accorcino e che la pioggia rinverdisca l'erba dei giardini rinsecchiti con  assurdi quanto irrazionali divieti municipali di non innaffiare, dato che far morire piante e arbusti, significa inaridire il tutto ancora di più e concorrere attivamente alla siccità permanente. Eppure in questa catastrofe, la gente sembra aver voglia di partire e di muoversi ancora di più. Viaggia e viaggia con aerei, treni, auto e traghetti, cercando forse di sostituire col movimento, quello spazio che le viene negato. Bollino nero per chi si mette in viaggio sulle autostrade - annunciano i TG. 
A rivedere le stelle sì, ma quando?  La nostra buona stella sembra averci abbandonato e i cieli non sono più azzurri di giorno né stellati di notte. 

San Domenico

28 July 2026

L'Apprendista Trump e lo Stregone Roy Cohn




Donald Trump ha detto una sacrosanta verità sulla stampa. Senza di lui molti giornalisti rimarrebbero disoccupati. Ma è anche vero il contrario: il magnate non può vivere senza essere attorniato da cronisti. Anche quando parlano male di lui. Di lui si sono interessati anche i registi e non per farne un divo, ma per presentare retroscena sulla sua formazione giovanile (immobiliarista, uomo d'affari e ora capo politico e due volte presidente). Mi è capitato in questi giorni il DVD del film "The Apprentice - Alle origini di Trump" (L'Apprendista) e non ho resistito alla tentazione di guardarlo. Il regista del film è il persiano-danese Ali Abbasi, scritto e sceneggiato dal giornalista Gabriel Sherman. Dirò subito che non è un grande film e che manca di  una vera potenza narrativa, quella che forse avrebbe potuto condizionare la rielezione del tycoon. Sembra un po' una fiction seriale di quelle che compaiono sulle piattaforme. Ma comprende una parte della vita del giovane Donald che non conoscevo. Il film è del 2024 a ridosso della sua rielezione, ma non arriva a parlare del caso Epstein. Ma il metodo Epstein del ricatto sessuale previo dossieraggio e foto compromettenti da conservare in archivio, viene già praticato da Roy Cohn, l'illustre avvocato, a cui  Trump deve la sua carriera.  E' stato un film osteggiato e boicottato nella sua distribuzione, ma si trova comunque in circuito. Il Trump che Abbasi racconta rappresenta quell'etica del vincente senza scrupoli (un killer, come lui stesso ama autodefinirsi) che attualmente affascina molti, non solo americani, e per gran parte del film spinge il pubblico ad ammirare l'astuzia e la sua capacità di fare affari del suo protagonista, mostrando la realizzazione dei sui sogni: il Grand Hyatt a un passo dalla stazione, i casinò di Atlantic City, la Trump Tower, il Plaza, e sull'orizzonte la Casa Bianca che poi conquisterà due volte. Abbasi descrive il giovane Trump animato dal sacro fuoco dell'ambizione, dapprima con una certa gentilezza, e solo dopo ne rivela man mano le magagne affondando il suo coltello acuminato. Ma la vera star di questo film è Jeremy Strong nei panni del sulfureo Roy Cohn, l'avvocato del Diavolo che fa da mentore al giovane Donald e che gli insegna le regole del Potere. A parere di alcuni (e pure della sottoscritta), sarebbe stato meglio che il regista avesse narrato preferibilmente di lui e non di Trump, poiché una mente così contorta e perversa è difficile da trovarsi.
Del resto, il giovane Trump, nella prima parte del film , subisce subito il suo carisma luciferino e cerca di ingraziarsene i favori, prima di staccarsi definitivamente dalla figura del padre immobiliarista autoritario che lo manda a raccogliere gli affitti degli inquilini inadempienti (dei poveracci di colore,  latini e afro col problema di sbarcare il lunario). Tre sono le inesorabili regole del potere della scuola di Roy Cohn che alla fine cede alle sue pressioni e lo pone sotto la sua ala protettiva: 

1) Attaccare, attaccare, attaccare
2) in caso di errori "Negare, negare, negare" 
3) Non ammettere mai le sconfitte. 

Per ironia del destino, vediamo che questa terza regola è stata ben applicata alla lettera dall'"apprendista" Trump nel conflitto in Iran. Quante volte gli abbiamo sentito dire che gli Usa hanno già vinto e che gli accordi sono a portata di mano? Senza contare che la soggezione esercitata dal mefistofelico avvocato sul suo pupillo, ricorda non poco, il rapporto tra Netanyahu e Trump.
Sullo sfondo una New York che si agita, cambia, si trasforma; gli anni '70 con la loro musica, gli incontri con Andy Warhol e l'underground newyorchese, Rupert Murdoch e altri personaggi famosi della politica  e della società. C'è anche un rapido sguardo sugli anni '80 e le sue bolle speculative, la Reaganomics,  i fiumi di droga e i partouze con cocaina a gogò (lo stesso Trump fece uso disinvolto di anfetamine),  l'isteria per il nuovo virus AIDS (si rivedono mascherine e la fobia per la disinfezione-disinfestazione). Poi ovviamente, c'è l'incontro e il matrimonio  burrascoso fra Trump e Ivana, l'ambiziosissima fotomodella dell'Est che diverrà sua moglie e che gli darà tre figli. 




 “Un film falso e privo di stile, diffamatorio e politicamente disgustoso”, ha tuonato Trump nel suo account sul social Truth. Truth è una piattaforma creata dalla società Trump Media Group che ovviamente, non ha gradito. A mio avviso, c'era tanto materiale , tanta carne al fuoco che avrebbe potuto e dovuto essere gestita meglio. L'interpretazione di Sebastian Stan, un biondino molto carino con la faccia da bambolotto, riesce ad evocare Donald Trump senza tuttavia farne una macchietta o una facile caricatura. Formidabile quella di Jeremy Strong che interpreta Roy Cohn, l 'avvocato manipolatore privo di scrupoli, omosessuale incallito che però odia le "checche", alcolizzato, drogato. Alla fine, malato di Aids a causa della vita promiscua e sregolata che conduceva, fino all'ultimo nega la sua malattia conformemente al suo secondo comandamento "negare, negare, negare". Il vero Roy Cohn è stato il braccio destro di Joseph Mc Carthy pur essendo democratico e non repubblicano. Pur essendo ebreo ashkenazita, ha rastrellato e perseguito molti intellettuali ebrei e spedito sulla sedia elettrica i coniugi Rosenberg durante il periodo della Caccia alle Streghe.

 
Trump e il suo avvocato, il vero Roy Cohn

Nel computo della caccia al "comunista", come è ovvio, cadde anche qualche innocente nella rete. Pur essendo omosessuale, fece cacciare molti di questi che ruotavano nell'ambiente del cinema, ritenuti inaffidabili. Insomma per chi volesse fare ricerche sul web su questo personaggio, non c'è che da sbizzarrirsi (bastano i suntini di wikipedia per farsi un'idea), e da concludere che Cohn è una caso da manuale psichiatrico anche peggiore dello stesso Trump. 
L'epilogo del  film ci mostra un Roy Cohn malato terminale di AIDS e il suo rampante epigono ormai arrivato ai piani alti,  che lo supera in cinismo, egoismo e cattiveria. Infatti gli regala un anello con un diamante tarocco per il suo compleanno. Missione compiuta: l'allievo supera il Maestro e questo ormai può pure uscire di scena.


San Nazario

19 July 2026

La dottrina Donroe

 



Estate, la stagione dei colpi di stato. Chissà perché  i golpe avvengono quasi sempre in estate. Mi chiedevo, ripensando alla politica estera americana,  se la democrazia è l'arte di esportare colpi di stato in nome della democrazia stessa. Il presidente James Monroe nel 1823  fu famoso per rifiutare ogni ingerenza dalle potenze straniere nelle politiche delle Americhe, non solo degli Usa, da considerarsi come "atto ostile" nei confronti degli stessi Usa. Nel 1904 Theodore Roosevelt amplia il teorema facendone «il gendarme del mondo» che rivendica il diritto di intervento per tutelare i propri interessi e trasformano il Centro-Sud America in «cortile di casa». Un po' per scherzo, un po' per sbruffonaggine, un po' sul serio, Donald Trump storpia la cosa con la " dottrina Donroe". E la invoca pure a proposito della Groenlandia dichiarando laconicamente: "La Groenlandia ci serve". Eppure anche in passato non mancano operazioni di espansione, colpi di mano militare e conquiste mascherate di volta in volta con nobili intenti ("ingerenza umanitaria" nei Balcani, guerra preventiva contro il "terrorismo internazionale" in Afghanistan e in Iraq, esportazione della democrazia, e via dissimulando). 

Dal Giappone devastato dalle bombe atomiche nel 1945 (Hiroshima e Nagasaki), ai raid sull’Iran di questi giorni, l’uso della forza aerea è stato uno degli strumenti centrali della politica militare degli Stati Uniti negli ultimi ottant’anni. Secondo le ricostruzioni basate su archivi militari, studi storici e database come ACLED, l’aviazione statunitense ha condotto operazioni di bombardamento in decine di Paesi tra Asia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina, utilizzando prima l’aviazione, poi i missili e infine anche i droni. Dalla guerra fredda alla “guerra al terrorismo”, passando per le operazioni di “regime change" e di esportazione della cosiddetta democrazia. La storia dei «colpi di mano» degli States non inizia con la deposizione in Venezuela il 3 gennaio 2026 del dittatore comunista Nicolás Maduro. Numerose sono le operazioni militari a stelle e strisce, dirette o «coperte» dai servizi segreti: occupazione del Nicaragua (Novecento) per impedire la costruzione di un canale alternativo al Canale di Panamá, controllato dagli Usa; incursioni in Honduras (1934) per sostenere gli interessi statunitensi nell’esportazione di banane. (fonte: Guerre e interventi militari nella storia degli Stati Uniti). 

Non è finita. Gli Usa si scatenano con e senza l'ONU. E ne abbiamo avuto una prova durante i bombardamenti sulla Serbia (nessuna copertura ONU).Con l’«operazione Ajax» la Cia reintegra sul trono lo scià di Persia, Reza Phalavi, destituito da Mohammad Mossadeq. E  ora si riparla di un nuovo discendente della dinastia Reza Phalavi da sostituire agli ayatollah, nell'attuale conflitto in Iran, anche questo, senza l'egida dell'Onu, ridotto ormai all'ombra di se stesso. 

E chi non ricorda la feroce dittatura dei colonelli in Grecia? In questo caso, la democraticissima America appoggiò la dittatura dei militari fascisti cacciando re Costantino (1967-1973). Nel '73 ci fu l'operazione Condor che destituì  e uccise il presidente socialista Salvador Allende nel Cile per mettere una cricca di militari con a capo Pinochet per ben 17 anni (la teoria della salvaguardia del "cortile di casa"). Non andò meglio in Argentina con la cricca militare del feroce Videla, noto per l'operazione desaparicidos.

Del resto Nicaragua e Panama ben conobbero governi-fantoccio impiantati da loro (Somoza, Noriega). 

Passiamo all'Asia e al Medio Oriente. Ed eccoci alla Prima Guerra del Golfo (1991) – Gli Usa con a capo Bush senior, guidano una coalizione internazionale per liberare il Kuwait, occupato da Saddam Hussein.

Invasione e guerra dell’Afghanistan (2001-2021) – È il conflitto più lungo. Dopo l’attentato delle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, il presidente George Walker Bush fa invadere l’Afghanistan dalle truppe Usa, appoggiate dalla Nato. Nel 2021 il ritiro Usa è è molto controverso. (fonte cit.). Il resto, è storia di questi giorni. In Afganistan i cattivi Talebani sono ritornati, il regime change non c'è mai stato e le donne che dovevano essere liberate ed "emancipate" sono più coperte di prima da burqa.

Guerra in Iraq (2003-2011) – L’invasione dell’Iraq da parte di Usa e Alleati si basa su accuse – poi rivelatesi infondate e prefabbricate – che l’Iraq di Saddam Hussein avesse armi di distruzione di massa (la famosa sceneggiata della fialetta di Colin Powell). Risultato di ciò? Destituzione e uccisione di Saddam e una conseguente pericolosa destabilizzazione dell'area, del tutto simile a quella che avvenne in Libia dopo Gheddafi (caduta in mano a tribù beduine) e nella Siria dopo la cacciata di Bashar al-Assad -Quest'ultima operazione avvenne sotto l'amministrazione del "premio Nobel per la pace" Barak Obama. Mi fermo qui, ma ci sarebbe ancora molto da scandagliare sulle operazioni Cia nel continente africano e sui vari putsch militari. 

Ed ecco la domanda delle mille pistole. Qual è la differenza tra Trump e i suoi illustri predecessori? Più nella forma che nella sostanza. Trump usa un linguaggio brutale e grossolano da  bovaro e palesa chiaramente le sue mire espansioniste, mentre gli altri, si servivano ancora di una parvenza di diplomazia.

Veniamo ai nostri giorni,  Il 28 febbraio 2026 scatta l’operazione congiunta Usa («Epic Fury, Furia epica»)-Israele («Ruggito del Leone»). l’Iran risponde con il lancio di missili e droni con gravi conseguenze sul flusso e sui prezzi del petrolio. Lo stretto di Hormuz al quale prima avevamo accesso, è diventato strumento di ricatto  (si apre, si chiude, si riapre, si richiude) e la dottrina Donroe è riuscita nell'intento di impedirci la libera navigazione e i liberi commerci del Golfo, ponendo drasticamente l'Europa nel dilemma se continuare a sottometterci ai capricci di un Caligola dal ciuffo arancione (e quindi all'egemonia americana) o a prepararci a contrastarlo. Sì, ma in che modo? 


Per il momento l'Europa non ha ancora battuto un colpo, e l'unica (magra) soddisfazione, è la vittoria della Spagna al Mondiale di calcio. E comunque, un incubo per Trump e le sue precedenti squallide manovre con Infantino della Fifa degne di un dittatorello sudamericano dei Narcos, nonché uno smacco per la sua proverbiale antipatia verso Sanchez, il quale, a differenza del suo argentino Milei, era presente. 

Sant'Elia profeta

04 July 2026

Fraternità San Pio X: perché proprio ora?






Mi sono chiesta perché mai la controversa Fraternità Sacerdotale S. Pio X (conosciuta anche con la sigla di Fsspx) è stata per anni messa al bando dalle gerarchie ecclesiali, ignorata dai media e invece il più importante quotidiano italiano, il Corriere della Sera, apre con ben quattro pagine a lei dedicate l'indomani del raduno di Écône, nel Canton Vallese (Svizzera). Perché? Ma soprattutto perché questa Fraternità ha sopportato in silenzio le stravaganze moderniste e vicine alla marxista teologia della Liberazione di Bergoglio (stravaganze d'ogni tipo, comprese il vestirsi da bonzo), ma salta su proprio oggi che sul soglio pontificio si è insediato un papa assai meno fanatico e meno "rivoluzionario" di Bergoglio? E come dimenticare le persecuzioni bergogliane contro quei sacerdoti che osavano officiare la Messa in Latino? Se lo è chiesto anche l'amico commentatore di questo blog Jacopo Foscari.

"Nutro simpatia per i lefebvriani e per il rito tridentino, ma era proprio il caso di far partire lo scisma con un pontefice decisamente meno fanatico di Bergoglio? I giornali parlano di "fondi americani" dietro ciò, stai a vedere che...Sempre per la serie "pensar male è peccato...". I puntolini di sospensione sono d'obbligo e l'allusione di matrice andreottiana sul pensar male, pure. Dunque i quotidiani dei "poteri forti" danno spazio a questo raduno di Écône e ai suoi frequentatori come se gli ambienti massonici fossero, in un certo senso, preoccupati dell'evento. 
C'era tra i pii devoti, pure Borghezio con la bandiera bianca della Vandea, un emblema araldico con, al centro, due cuori sovrapposti (il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria). Questi due cuori sono sostenuti alla base da una corona a tre punte, sormontata da una croce e sono  il simbolo della Fraternità S. Pio X
C'era Roberto Fiore di FN, c'erano alcuni vannacciani.  Questo movimento religioso è stato fondato nel 1970 dall'arcivescovo Marcel Lefebvre. Attualmente si trova in una posizione di rottura (definita situazione canonicamente irregolare o scisma) con Roma, sebbene i tentativi di dialogo e di riconciliazione siano, seppur con difficoltà, proseguiti nel tempo.



Le circa 800 chiese tradizionaliste della Fraternità  sparse nel mondo, stanno a dimostrare come sotto la cenere alberghi sempre il fuoco. E che esiste quasi sempre qualcosa di simile al "il ritorno del represso e del rimoso" da quel lontano 1988 nel quale vennero scomunicati da Papa Wojtyla, per aver voluto ordinare quattro vescovi. Paolo VI li aveva sospesi a divinis. Ma fu poi Giovanni Paolo II nel 1988 a scomunicare, con un atto entrato nella storia, i quattro vescovi consacrati da Lefebvre, grande oppositore del Concilio Vaticano II, che intendeva così sfidare l'autorità del Papa e le mai riconosciute riforme della Chiesa. Riforme che vennero paragonate da Marcel Lefebvre, come se la "rivoluzione francese" fosse entrata nella Chiesa. Pertanto, senza il mandato pontificio, esattamente come i lefebvriani di oggi, consacrò quattro vescovi suoi seguaci. Erano i monsignori Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, tutti allo stesso modo oppositori del Concilio con le sue riforme come l'ecumenismo, l'apertura ai laici, l'abolizione della messa in latino in favore di quella nelle varie lingue nazionali e popolari.

Sotto il pontificato di Benedetto XVI, i quattro vennero prosciolti dalla scomunica, ma nel complesso, la Fraternità sacerdotale rimase ferma nelle sue posizioni preconciliari. Alla morte di Papa Benedetto XVI, la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha espresso cordoglio, riconoscendo il suo generoso impegno a favore della Tradizione. Papa Ratzinger aveva infatti revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani nel 2009 e liberalizzato la Messa in latino con il Summorum Pontificum, un'apertura molto apprezzata dalla Fraternità.
Intendiamoci, per come è conciata la chiesa odierna non c'è da stupirsi circa la rinomanza ottenuta oggi dai lefebvriani, certamente più attenti ai problemi legati all'identità cristiana dei popoli d'Europa. E se devo dire la mia, non mi è piaciuto il gesto odierno di Papa Leone XVI a Lampedusa, sulle orme del suo predecessore Bergoglio a predicare accoglienza, davanti al mare. E' vero che il Mediterraneo è diventato la tomba dei migranti, ma è altresì vero, che quasi ogni giorno ci sono crimini, accoltellamenti e uccisioni nelle nostre città da parte di qualche "squilibrato" che - guarda caso - proviene da paesi afro-islamici o asiatico-islamici. Forse mi sono distratta, ma constato che sui nostri poveri morti, non c'è ancora papa che pianga.

Il curioso è che diminuiscono le vocazioni sacerdotali della chiesa di Roma, ma aumentano le loro, segno tangibile che i giovani odierni sono in cerca di un "pensiero forte" e di valori non negoziabili.
Altri aspetti dei lefebvriani sono legati alla liturgia e alla Messa con rito tridentino. Il sacerdote officia la Messa rivolto verso l'altare e la croce, e non verso i fedeli. Durante l'eucarestia, l'ostia viene porta dal sacerdote e non può venir toccata dal fedele. Inoltre la religione di stato deve essere, quella cattolica confutando così il concetto di "libertà religiosa" e il cosiddetto "dialogo interreligioso", concetti scaturiti dal Conc. Vaticano II.
 
Raduno lefebvriano a Écône (Svizzera)


Il giorno 1 luglio scorso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi a Écône, in Svizzera, ignorando l'appello del Papa a sospendere la cerimonia e a tornare indietro. I quattro sacerdoti scelti per l’ordinazione episcopale sono don Pascal Schreiber, svizzero, don Michael Goldade, statunitense, don Michel Poinsinet de Sivry, francese, e don Marc Hanappier, francese. Il primo vescovo è già stato consacrato. (qui scheda riassuntiva su fraternità vs chiesa di Roma)

La risposta a questo gesto la conosciamo. Il decreto dell’ex Sant’Uffizio sancisce che nell’atto di compiere la consacrazione sia i consacranti che i consacrati sono incorsi nella scomunica prevista. È il "doloroso epilogo", conseguenza della decisione presa dai lefebvriani contro la volontà più volte espressa da Leone XIV. (fonte Vatican News). In altre parole, siamo arrivati allo "scisma".

Resta la domanda iniziale: perché proprio ora? Ed ecco un altro interrogativo. C'entra qualcosa con il mutato clima politico?

Infine un' ulteriore dubbiosa domanda : e se dietro ai lefebvriani ci fosse una "manina" americana per indebolire la Chiesa di Roma, visti i rapporti tutt'altro che idilliaci tra Trump e papa Leone?

Si accettano altre ipotesi...

San Procopio


25 June 2026

My heart belongs to Daddy


La biologia non è un'opinione. A 80 anni si può anche avere una botta di arteriosclerosi o di demenza senile. E ci sono tutti i segni. Ma allora si va a portare i nipotini ai giardinetti e non ci si insedia alla presidenza della più importante potenza mondiale. Trump sta dimostrando sempre più di essere una iattura per gli Usa e per il mondo intero che si ritrova con un Caligola borderline. Comunque la si pensi su Giorgia Meloni, lei non poteva reagire che in questo modo per recuperare un minimo di dignità verso chi l'ha trattata come la "fan"  o la groupie al seguito di una rockstar o di un Divo, da poter straccionare. Il punto più basso, Trump lo ha toccato quando si è inventato la faccenda del selfie e la presunta preghiera di essere fotografati insieme, da parte di Meloni. Che lei avesse tentato di ricucire lo strappo precedente del NO del suo governo all'uso delle basi di Sigonella, è un conto; ma la faccenda del selfie se lo è inventato lui di sana pianta, per rinforzare ed espandere il suo Ego di uomo malato: non ci vuole uno psichiatra per capirlo! La sua megalomania arriva al punto di credere che solo nella presunta foto con lui, lei avrebbe recuperato quota dal "calo di popolarità". Peccato che il sondaggio IPSOS Doxa abbia registrato che più del 77% degli Italiani  (di destra e di sinistra) ha un'opinione negativa su Trump.   
E invece siamo costretti a sentire i lai e le abbaiate sguaiate della solita sinistra che le rimprovera di essere stata "serva" del magnate immobiliarista. Curioso che abbiano dimenticato quando Renzi (con mogliettina) faceva il paggetto di Obama e presenziava alle cerimonie della Casa Bianca in grande spolvero coi coniugi Barack e Michelle.  E anche quando volle un referendum  di riforma costituzionale (che poi perse) su suggerimento della Banca d'affari JP Morgan. Andiamo più indietro? Massì... 

D'Alema, per mostrare che i comunisti non esistono più e che sono pronti a sposare ciecamente la causa atlantista di una guerra assurda, fece bombardare la Serbia per 78 giorni, con aerei che partivano dalla base di Aviano. E senza nemmeno la copertura ONU né lo straccio di un passaggio parlamentare. Come lo dovremmo chiamare? Servo di due padroni? dell'Est e dell'Ovest? Eppure a  sinistra, si dimentica, si  tace  e  si nasconde. 
Ce n'è anche per la "Destra-John Wayne" sempre in cerca dell'uomo forte, dell'Uomo della Provvidenza, che non ha gradito la contromossa della Meloni in quanto Trump rappresenterebbe la guida spirituale del cosiddetto Occidente (nozione opinabile, giacché l'Occidente inizia con la civiltà greco-romana e non con il Far West). Ma poi come si permette una donnina che è due soldi di cacio, di ribellarsi a quel lunatico omaccione grande e grosso? 



Veniamo a queste ultime ore dove il segretario della Nato Mark Rutte (foto in alto) ha scelto di fare i compitini dei buoni e dei meno buoni stati aderenti alla Nato, con tanto di grafici. In testa c'è l'Italia che ha dato il consenso a 500 aerei americani per operazioni nel quadro della missione Epic Fury. Qualcuno insinua che Rutte volesse approfittare dei rapporti tesi fra Trump e Meloni per assestare il colpo di grazia a lei, e al  nostro governo. Qualcun altro (Lucio Caracciolo) lo ritiene talmente stupido, da non saper fare neanche questo,  ma di voler dimostrare a Daddy (così chiama il paparino di Mar-a-Lago) che lui e la Nato servono a qualcosa. E in che sede lo ha fatto? Guarda caso, ai microfoni di Fox news che poi è l'emittente dell'attuale governo statunitense. Altri ancora fanno un'altra congettura. La bagarre scatenata dalle sue improvvide affermazioni con la solita sinistra che richiede di "riferire in parlamento", servirebbe a rivedere lo statuto Nato (eminentemente difensivo) alla luce delle guerre preventive (cioè di attacco a sorpresa), quale è appunto il conflitto israelo-americano in Iran. Come se ciò non bastasse, c'è da registrare pure la reazione piccata dei pasdaran iraniani che considerano il nostro paese in guerra. 

Fatto si è che Daddy non si è scomposto e ha mostrato la lavagnetta con la lista dei cattivacci scrocconi che lo hanno abbandonato alle epiche tempeste del Golfo persico.  Nessuno ha chiesto ai vincitori della IIa guerra mondiale di venire protetti dal dopoguerra a oggi, cedendo di fatto, brandelli di sovranità, e qualcuno spieghi a Trump che le basi Nato (ovvero americane), scaturite dagli accordi di Yalta e dalla suddivisione del mondo in due blocchi, sono state fatte per difendere gli interessi della più grande superpotenza mondiale. Ma non per noi "scrocconi". Sempre che "Daddy" sia ancora capace di intendere e di volere. 
Caro Rutte (nomen/omen), quanto a lei, si ricordi che il destino dei tirapiedi è quello di prendere martellate nelle gengive, proprio da chi si vuole ossequiosamente servire. Specie quando si cerca di dare  troppa aria alle stesse. 


San Guglielmo

19 June 2026

Solstizio d'estate con generale


Ogni estate che avanza ha i suoi tormentoni canori. Ma ultimamente è la politica che copia sempre più il lancio di una canzonetta. O di un concerto pop. Si preparano con un congruo anticipo gli eventi, si pesca er Fenomeno di turno con  adeguata campagna di stampa, primo raduno in una città importante, interviste preventive e ospitate sui canali tv, statistiche su quanti voti può rastrellare e così via. Ricordate Grillo? Non si parlava d'altro e tutti correvano alle sue performance teatrali. Il destino delle sorti dell'Italia pareva essere nelle mani di Grillo e del M5S. Pochi si chiesero chi era la Casaleggio e Associati, chi era e da dove proveniva Sassoon,  importante socio della Casaleggio. Prima di Grillo accadde qualcosa di simile con Renzi, un altro prodotto lanciato dal sistema in qualità di "ago della bilancia" di tutta quella sinistra in cerca però di un "centro di gravità permanente" che potesse includere l'area moderata. E il centro supremo, ovviamente era lui. Insomma, l'ultimo lancio del prodotto politico sul mercato trova sempre una pletora di creduloni pronti a dargli credito e a precipitarsi alle urne per votarlo. E' quasi un riflesso condizionato. Vengo all'ultimo divo (si fa per dire), l'ex generale Roberto Vannacci che si è costruito una carriera con un  fortunato libello autoprodotto (Il mondo al contrario) , per poi entrare nella Lega come il classico "cavallo di Troia" e da qui spiccare il balzo per l'Europa. Del resto, Salvini che non è un fulmine di guerra, pensava di strumentalizzarlo a sua volta pappandosi un po' del suoi voti. Ma  è rimasto trombato. A colpirmi è stata la sfacciataggine del nuovo arruolato che ha fatto il gradasso a Pontida  giurando e spergiurando che mai e poi mai avrebbe usato la Lega come un taxi: pagare la corsa per poi scendere e scaricarla.  E invece - guarda un po' -  è andata proprio così!
E' proprio vero: per i fessi non c'è Paradiso - recita un vecchio proverbio americano. Ma Salvini non lo conosce, con ogni evidenza.   

Vannacci è da sempre un uomo perfettamente integrato nell'apparato atlantista con l'ambizione di esserne contro. Del resto se così non fosse stato, non avrebbe mai potuto accedere al ruolo di "generale" in Italia dove spesso occorre essere in certi circoli di stampo massonico, per  intraprendere la carriera. In tutte le pagine di quel suo libro che ha furoreggiato on line e nel cartaceo per mesi e che molti lettori poco smaliziati hanno custodito come "livre de chevet" sul comodino, non vi è un solo cenno in difesa degli Italiani che subivano le vessazioni autoritarie della farsa pandemica, e delle vaccinazioni coatte. Alla domanda se trovava giusto l'uso obbligatorio di vaccini sperimentali distribuiti alla spicciolata e imposti col ricatto del  greenpass, non ha mai dato una vera risposta eludendo il problema. Del resto, i media mainstream si sono guardati bene dal metterlo in imbarazzo. Preferiscono,  chiedergli se ha mai messo le corna alla moglie - come ha fatto la Gruber, usa a fare giornalismo di bassa portineria. Nessuno lo ha mai tallonato sulle politiche espansive di Israele e sui trattamenti disumani che riserva ai palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e  ai civili in Libano.  E se il Vannacci è filo-sionista, è roba che fa parte del suo corredo di militare. Preferiscono, appena possono,  rifilargli l'accusa di "putinista": c'est plus facile. 
Dicevo poc'anzi delle canzonette. Il nuovo partito di Vannacci "Futuro Nazionale" pare abbia una canzone-logo: "Futura" di Lucio Dalla. 
E pazienza se l'uomo che arringa gli omosessuali nei suoi comizi e sul  suo libro dicendo loro "Cari Gay, voi non siete normali", poi  inserisce la canzone del un noto cantautore omosessuale bolognese, nel suo movimento. Smentirsi fa parte dello spirito dei tempi. Del resto anche Trump che si era distinto come strenuo avversario della cultura woke e contro il movimento LGBTQ, ha inserito quell'YMCA accompagnato dai suoi buffi balletti sul palco, canzone che è l'inno dei gay, parola acronimo di Good As You. E se davvero si volesse essere coerenti si userebbe la parola italianissima "omosessuali". 

Il Pifferaio di Hamelin


Ma la dissonanza cognitiva è parte integrante dello Spirito dei Tempi, e più si è moderni, più si è dissonanti. Il generale Vannacci che fa bagni di mare putiniani in pieno inverno sulle spiagge di Viareggio per poi avvolgersi in calde vestaglie, non si preoccupi: gli Italiani amano la Commedia dell'Arte e correranno in massa a votarlo, in preda ad un nuovo vibrante riflesso pavloviano. Come fecero con il guitto Renzi (ora costretto a fare il  sabotatore del Genio Civile di altre formazioni politiche, per poter sopravvivere col suo 2%), come fecero con il giullare Beppe Grillo, caduto poi in disgrazia. Poi si annoiano, si stancano, li dimenticano e corrono alla ricerca di nuove vibrazioni con nuove rockstar della Politica da seguire  in massa come i topi del magico Pifferaio di Hamelin.  Il sistema lo sa, e da sempre studia poteri, contropoteri, depistaggi, fake, gatekeeper. E anche come dev'essere l'opposizione gradita a quello  stato profondo che la crea. 

San Romualdo

12 June 2026

Inaccettabile, è tutto quanto sapete dire?




Un paese di ciabatte - dice Ben Gvir quando ha appreso di essere stato indagato dalla Procura di Roma. Risposta:  Inaccettabile. Ridere e deridere dei prigionieri, dopo averli obbligati a stare legati con la faccia per terra come cani con giù il muso e replicare all'oltraggio con un "Inaccettabile":  è tutta lì, la vostra reazione muscolare? Richiamare l'ambasciatore israeliano e ripetergli formulette di prammatica di una diplomazia ormai in disuso (per gli israeliani non è mai nemmeno iniziata) è  tutto quanto sapete fare? Brrr....chissà che paura avrà Ben Gvir della vostra mono-risposta! 
Mi pareva già  una sciocchezza proibirgli l'accesso di Francia, Olanda, Polonia, Irlanda, ma vedo che Tajani e Meloni, riescono ad essere ancora più inefficaci  e remissivi dei loro colleghi che almeno provano a fare qualcosa. Loro due,  aspettano forse che sia Ursula von der Leyen a dare il disco verde sulle misure da prendere verso il kippato feroce?
Si certo, quel fulmine di guerra di Tajani si è limitato a rispondere "Inaccettabile", una parola che non vuole dire assolutamente nulla dal momento che poi non fa che incassare soprusi da mesi. Inoltre il vocabolario italiano è vario e variegato: inammissibile, intollerabile, indegno, spudorato, vergognoso, ignominioso, inverecondo ....e via elencando. Si scelga qualche altro aggettivo rafforzativo. Poi possibilmente, dalle parole, si passi ai fatti e cioè a misure adeguate legate, ad esempio,  all'interruzione di  relazioni commerciali. Ma non solo sanzioni circoscritte a  quel disturbato mentale di Ben Gvir uso a far balletti pachidermici sulla spianata delle moschee per dimostrare che è tutto suo, ma all'intero governo Netanyahu.
Inoltre, c'è da sottolineare l'aspetto pavido da timorati di Dio (e di Israele), della nostra classe politica. E allora si preoccupano per la sua dignità, come afferma la Meloni. "Approfitto – dice – per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili (ancora!) per l’Italia e poco dignitose per Israele“.
Poco dignitoso per Israele??
Ma perché invece di salvare la dignità di uno stato che ha il vizio di strafregarsene della cosiddetta "comunità internazionale" e che non vuole affatto essere "salvato"; che non vuole avere nemmeno la mappa dei suoi confini perché così può allargarsi a dismisura, che non ha un vero statuto, la Meloni non salva la sua dignità e quella del nostro paese? Non è forse stata eletta per difendere la sovranità della nostra Patria?
Andiamo avanti. Un colono spinge con violenza una povera suora in modo da farle battere la faccia sul cordolo di un'aiuola per poi prenderla anche a  calci mentre è ferita: Inaccettabile! Uccidono soldati  caschi blu dell'Unifil, missione di pace: Inaccettabile! Sparano e feriscono nostri soldati: Inaccettabile! Bombardano i quartieri cristiani del Libano, forse per la paura che anche lì tra le chiese e gli altari ci siano gli Hezbollah: Inaccettabile! E poi interi palazzi sventrati da bombe, morti su morti che non vengono nemmeno più calcolati. Inaccettabile, anche questo, vero? 
Così come è Inaccettabile che da anni la comunità dei cristiani d'Oriente viva tra dileggi, sputi sul saio dei frati, lanci di pietre e soprusi da parte di ebrei ortodossi e coloni, una situazione ben descritta dal giovane cronista Guglielmo Gallone di Vatican News già collaboratore della  rivista di geopolitica  Limes. Qui il video: 
. https://www.youtube.com/watch?v=uc9Dp165d9I


Insomma, è  tutto quel che sapete dire? E pensate di difendervi così da chi vi orina palesemente in testa e poi magari pretende pure le vostre scuse? Un modo per confermare il fatto che invece di un vera  Penisola, una vera nazione,  siamo per davvero "il paese delle ciabatte", anche se fa male constatarlo. Lo avete visto Tajani con gli occhi impauriti farfugliare il suo disappunto tenendo la testa bassa?  
Per chi sa avere il polso di quanto avviene tra i cittadini, ora la gente non ha più paura di guardare in faccia la realtà e  di additare la verità per quella che è, perciò delle veline governative di comodo non ne vuole più sapere. Un buon politico deve sempre imparare a tastare il polso dei suoi cittadini, coglierne i malumori e non parlare come se avesse una pezza di cloroformio in bocca verso chi si comporta male  e non rispetta il nostro Paese. Al di là delle scadenze elettorali, di chi vince e di chi perde, la vita dei cittadini è quella d'ogni giorno, con le sfide di ogni giorno, coi fardelli d'ogni giorno.

San Guido

03 June 2026

Codogno, la vocazione cekista della sinistra

 


Credevamo di essere fuori dal periodo cekista della dittatura sanitaria, invece a Codogno abbiamo scoperto che qualcuno non dimentica e rispolvera la sua vocazione alla censura. E magari - chissà - 
 ha conservato pure un bel dossieraggio su chi si è vaccinato e chi no. E' toccato a Enrico Ruggeri, autore di belle canzoni ("Il Mare d'Inverno", "Quello che le donne non dicono", "Il portiere di notte" - tanto per citarne alcune) dover subire le reprimende di una consigliera comunale del Pd la quale ha usato subdole acrobazie dialettiche per affermare che in quel di Codogno, uno come l'"Enrico no Vax",  non ci può stare. Ma soprattutto non può cantare. Ci mancava solo dicesse che la causa dei decessi  lì nel lodigiano, fosse stato lui.

Sinistra è un termine edulcorato e generico per definire i (post)comunisti, oggi rimpolpati di frange estreme e dagli stessi 5 stelle. Ma nel vecchio partito sovietico la Ceka era la spietata polizia segreta e gli agenti cekisti infiltrati nei villaggi russi spaventavano i contadini. La Ceka divenuta in seguito Ghepeù (GPU) , poi NKVD e in seguito KGB, fu istituita nel 1917 e il suo scopo era quello di reprimere i "nemici della rivoluzione" impedendone i loro "sabotaggi". Ovviamente sono costretta a sintetizzare, ma sulla vocazione censoria e spionistica di questi apparati ci sarebbe molto da scrivere. Limitiamoci ai suoi nipotini e pronipotini di casa nostra. Magari non sanno nemmeno cos'è la Ceka, ma loro agiscono così, per riflesso condizionato pavloviano. 

E' accaduto che il comune di Codogno  ha deciso di invitare come ospite di prestigio per "La Notte Bianca" del 4 luglio, il cantautore Enrico Ruggeri. Una decisione che però non è piaciuta a Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del PD. Non si tratta di opinioni superate ma di posizioni dalle quali l’artista non ha mai preso realmente le distanze” ha sottolineato la Baggi. Ma pensate un po':  avrebbe preteso magari un'autocritica, com'era in uso fare nei vecchi Comitati centrali comunisti. 

Con subdola sottigliezza afferma poi che il Comune di Codogno (il cui sindaco è Francesco Passerini di centro-destra, (che non è un cuor di leone) ha di recente negato il patrocinio a un convegno sugli effetti avversi dei vaccini nonché alla proiezione del documentario "Invisibili". Ciò dimostrerebbe che l'amministrazione avrebbe utilizzato "due pesi e due misure", quando si tratta di personaggi noti, come il citato cantautore milanese. Ovviamente il sindaco ha avuto buon gioco nel ricordare che uno spettacolo canoro non è un dibattito né una conferenza a tema. Lo stesso Ruggeri si è affrettato a specificare che non è sua intenzione parlare delle sue scelte sanitarie né delle sue posizioni critiche sul green pass, ma di cantare. “Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono e al massimo presento qualche brano (in 30”). (Comunque l’aria che tira è preoccupante)”.

Eh sì, caro Enrico,  l'aria che tira è proprio preoccupante!. Come ho scritto in altro pezzo, non è nemmeno necessario che si profili all'orizzonte qualche starnuto (anche il raffreddore è un coronavirus) o altro virus farlocco, che subito salta su un vespaio di pressioni liberticide, di Vedove del Virus che riappaiono come revenant e che purtroppo abbiamo già conosciuto. Questo ci fa capire a che punto si trovi ancora la riflessione pubblica sulla vecchia "pandemia", mai lasciata definitivamente alle spalle, poiché dove non c'è verità, non può esserci giustizia e viceversa. 
Vengo ad un altro punto. Lo stesso Ruggeri è stato sollecitato a prendere posizioni politiche sulla Palestina dai Fattaroli de Il Fatto, e lui ha coraggiosamente replicato che quando lo fece con ben tre canzoni negli anni '90, non era di moda da parte di altri artisti. C'erano solo lui e gli Area (un leggendario gruppo di Rock progressivo). Come non era di moda ribellarsi ai vaccini e al green pass, posizioni per le quali pagò un prezzo molto alto in termini di ostracismo nel mondo dello spettacolo - un mondo tra i più conformisti. Fare oggi  quello che già fan tutti, ovvero cantare più che mai dentro il coro, non aggiunge niente alla pur nobile causa di Gaza. Apriti cielo! Nugoli di insulti al vetriolo sono immediatamente comparsi sui forum di quel giornale. 


Tutti avranno notato che analoga sorte è toccata a Francesco De Gregori (nella foto) solo per aver criticato le esternazioni di artisti che prendono troppo facilmente e superficialmente posizioni politiche e che tirano per la giacchetta chi vorrebbe, come lui, limitarsi a  comunicare attraverso le  proprie composizioni musicali.  Eppure il suo "Generale" è una canzone anti-militarista.  "Viva l'Italia" è una canzone anti-retorica priva di eroismo e di luoghi comuni  nazionalistici, ma densa di umanesimo. Non si capisce bene cosa pretenda di più la sinistra che ora gli dà dell'ignavo opportunista. Quella sinistra già autrice dell'inquietante figura gramsciana dell'"intellettuale organico", ovvero, l'intellettuale direttamente collegato al "Partito di classe". Cosa vorrebbero adesso i nuovi cekisti del (post)comunismo? L'artista intruppato e irreggimentato? Pardon, "embedded", come si dice dei reporter incorporati in qualche esercito d'invasione? 
Di fronte a tanti tribuni della plebe e delle piazze che steccano a squarciagola, mi viene in mente l'arguto motto milanese Ofelé fa el to mesté (Pasticcere fai il tuo mestiere). Purtroppo oggi il mondo è pieno di personaggi velleitari che si credono esperti di lavori, di materie e  di cause che poi non sono in grado di affrontare.

Per il poeta Eugenio Montale "l'impegno"  non era una militanza politica o appartenenza a questo o quel gruppo, ma  un  suo personale coinvolgimento nel poetare stesso. Ecco cosa scrisse nel merito: 

L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata, non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio.

Grande lezione estetica!

San Carlo Lwanga

26 May 2026

La cassaforte digitale d'Occidente è Israele: per questo nessuno la critica



Trovo alquanto inutile nascondersi dietro a personaggi squalificati e teppistici come Ben Gvir e Smotrich dei quali ho già abbondantemente parlato in alcuni post pregressi, quando ancora la stampa mainstream dormiva e li ignorava. L'idea balzana di creare misure mirate per colpire uno dei ministri importanti del governo Netanyahu (il ministero della Sicurezza Nazionale corrisponde più o meno al nostro Ministero dell' Interno), smarcandoli dall'insieme del governo in carica, sa di ipocrisia e  lascia il tempo che trova. La Francia, comunque ha già dato il ben servito al feroce Panciuto kippato che peraltro non si muove mai dai suoi insediamenti. Non credo  sia tipo da voler visitare i Champs Elysées con la sua mogliettina. Il video abilitato dallo stesso Itamar Ben Gvir sui prigionieri della Flotilla (in realtà dei "sequestrati" al largo di Cipro) incaprettati e inginocchiati, sospinti a forza con violenza (e sembra pure, che non manchino abusi sessuali)  ha già fatto il giro del mondo, suscitando  orrore, indignazione e riprovazione. Ma ecco il punto.... Noi inorridiamo solo quando ci toccano i nostri mentre la coscienza occidentale è assopita quando si tratta di altri popoli, anche se vicini. E' forse normale che ci siano fronti di guerra proibiti alla stampa, come è avvenuto per Gaza?  Ricordo che durante le guerre in Vietnam, la stampa faceva il suo dovere di documentare e dare regolarmente conto di quanto avveniva nei teatri di guerra, anche i più rischiosi.  La faccio breve. 
E' grazie a quel mostruoso video messo sui social dallo stesso Ben Gvir, se ora possiamo chiederci attoniti: "Beh se fanno così ad un paese alleato, chissà cosa ne passano quei poveri palestinesi in materia di torture,  di abusi sessuali, di omicidi mirati sui bambini, su donne e su vecchi, ecc." E non è ancora finita, perché c'è il rischio Libano che sta subendo un processo di "palestinizzazione"  (leggi: di martirio) della sua popolazione civile. Dobbiamo ancora una volta fare spallucce e girarci dall'altra parte? O prendere per buona la scusa dell'Hezbollah sciita nel tessuto libanese, come se non sapessimo che Israele dispone della più potente intelligence del mondo e che se volesse, è in grado di procurare "omicidi selettivi"  sulle dirigenze sciite risparmiando sofferenza per la popolazione civile libanese? 
E allora si fa largo il sospetto che il Libano del Sud possa servire ad allargare i territori dello stato ebraico e a costruire la Grande Israele. Tutto questo sconquasso di fronti bellici aperti, ci fa dimenticare che nel frattempo, il governo Netanyahu e i suoi scherani ne approfittano per annettersi la Cisgiordania, attraverso violenze, vessazioni, ingiustizie clamorose contro i poveri agricoltori e pastori inermi di quei luoghi, ad opera di coloni armati fino ai denti. Mentre vanno avanti costruzioni su costruzioni vessatorie che chiamano col nome edulcorato di "insediamenti".

Ma torniamo a noi. Mi ha colpito l'impassibilità del governo israeliano quando Meloni ha sospeso il 14 aprile scorso, il memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele, formalizzato poi dal Ministro della Difesa Crosetto con una lettera al suo omologo israeliano Katz. Dal canto suo, Israele minimizza. A dirlo all’Ansa è stato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, il quale ha aggiunto che la sospensione del memorandum ''non danneggerà la sicurezza di Israele'', lasciando altresì capire che è l'Italia ad aver bisogno di Israele e non viceversa. Qui tutti i dettagli relativi alla sospensione del citato memorandum. 

Ma c'erano stati antefatti assai sgradevoli (i nostri soldati della missione Unifil ripetutamente colpiti, e prima ancora gli episodi contro i cristiani di Terra Santa e il divieto di accedere ai luoghi santi del Patriarca Latino durante i riti pasquali) che la Meloni non poteva ignorare.  Ho raccolto un po' di articoli e di materiali circa l'annosa questione dei rapporti commerciali, industriali e militari con Israele: tanti nel corso dei vari governi avvicendatisi, forse troppi! A mio parere, il  punto più delicato e sensibile è  rappresentato dal problema della cyber-sicurezza. Mi viene in soccorso un'inchiesta de L'Espresso dello scorso anno,  dal titolo "Israele la cassaforte digitale dell'Occidente: ecco perché nessuno lo critica mai veramente"

https://lespresso.it/c/mondo/2025/10/2/israele-tecnologia-digitale-dipendenza-occidente/57329

Se c’è una cosa che i governi occidentali, Italia inclusa, sembrano voler evitare con ogni mezzo è uno scontro diretto con Israele. Anche quando l’evidenza dei fatti — dai bombardamenti su Gaza agli attacchi alle missioni umanitarie — renderebbe legittime domande scomode, la reazione ufficiale resta cauta, sfumata, o del tutto silente. Non è solo una questione di geopolitica o di rapporti storici. È anche — e forse soprattutto — una questione di infrastrutture digitali. Perché negli ultimi vent’anni, Israele è diventato la “cassaforte informatica” dell’Occidente: è nei software israeliani che girano, si archiviano e si proteggono alcune delle informazioni più sensibili di governi, ministeri, forze dell’ordine e servizi segreti europei. Una sorta di "scatola nera", insomma.



Israele ha costruito nel tempo un ecosistema tecnologico militare unico al mondo, frutto dell’intreccio tra università, esercito e intelligence. È dal reparto di élite del Mossad per la cyber–intelligence, considerata la “Silicon Valley della guerra digitale” che provengono molto spesso fondatori e dirigenti di decine di startup e colossi dell’hi-tech che sviluppano strumenti di sorveglianza, intercettazione, profilazione e controllo dei dati venduti ai governi occidentali sotto forma di “sicurezza nazionale”.

Senza dimenticare poi quei software capaci di trasformare un semplice smartphone in un microfono permanente senza lasciare traccia (numerosi giornalisti italiani e non, ne sanno qualcosa). Fatti che dimostrano al mondo quanto sia sottile il confine tra protezione e spionaggio. Dopo i recenti scandali, il problema non è scomparso: è solo diventato più invisibile.

Ci sono Paesi che usano prodotti israeliani per gestire dati classificati. Se volessero, gli israeliani avrebbero la mappa completa delle vulnerabilità digitali dell’intero continente europeo. Non è detto che lo facciano, ma è tecnicamente possibile. E questo basta e avanza per tenere tutti i governi occidentali in silenzio.

Anche l’Italia è parte di questa rete invisibile. Alcune procure italiane, reparti speciali e persino alcune aree dei servizi si affidano a piattaforme israeliane per la gestione dei dati d’indagine, intercettazioni, riconoscimenti biometrici e attività forensi digitali. I contratti spesso sono coperti da vincoli di riservatezza. Ma il flusso di tecnologia va in una sola direzione: da Israele a Roma, Berlino, Parigi, Madrid.

“Chi possiede le chiavi dei software ha il potere di monitorare ciò che accade. Anche nei governi alleati”, racconta un esperto di Intelligence. “La vera forza di Israele oggi non è solo militare: è digitale. E nessuno vuole mettersi contro chi può potenzialmente accedere a tutto, anche agli elementi più nascosti e riservati”.

Mettiamoci dentro anche gli  accordi industriali, le collaborazioni tra intelligence, i programmi di formazione congiunti, missioni Nato e partecipazioni incrociate tra fondi sovrani e aziende private, con l'obbiettivo di sentirsi ed essere indispensabili, specie per chi ha potere e lo esercita verso quei paesi che sono partiti in ritardo sul piano delle tecnologie e della digitalizzazione, come è appunto l'Italia.

"Ma la tecnica non è neutrale. Chi controlla gli strumenti con cui si acquisiscono prove, si aprono cellulari, si aggirano protezioni e si analizzano dati personali, controlla una quota reale del potere coercitivo dello Stato. Se questi strumenti vengono da un ecosistema che ha fatto della fusione tra sicurezza, guerra, intelligence e mercato una strategia nazionale, allora il problema non è solo tecnologico. Diventa un problema di democrazia, di controllo pubblico e di autonomia della giurisdizione." (fonte: La Fionda). 
In conclusione, questa partnership cibernetica non è affatto paritetica, ma si tratta di una subordinazione funzionale da parte italiana dalla quale non sarà facile affrancarsi.

San Filippo Neri 

17 May 2026

Uomini e topi (più topi che uomini)



Forse perché sono dinamiche che ci hanno sinceramente stufato  e perfino esaurito per tre anni; o forse perché al di fuori di una nave che porta passeggeri contagiati ci sono scenari di guerra ben più catastrofici, minacce  di crisi energetiche che gravano anche sul nostro quotidiano, ma devo dire che non faccio nessuna fatica a spegnere la tv o a cambiar canale quando sento parlare di Hantavirus, di nave Hondius, di voli KLM con passeggeri da "tracciare". 
Ho esitato a trattare l'argomento, e se ho deciso di riprenderlo è perché rivedere in tv le solite brutte facce  di squallidi personaggi in camice bianco che ci hanno funestato serate su serate, merita una risposta. Innanzitutto gli orfani del virus hanno ripreso le loro torture televisive con futili boriose chiacchiere da salotto, proprio perché non è stata fatta nessuna giustizia a proposito di pandemenza, di ipnosi di massa, di manipolazione mediatica, di misure repressive e liberticide, di vaccini ed effetti avversi che tante persone hanno danneggiato. E qui dobbiamo ringraziare tutti i partiti (di sinistra come di destra), salvo qualche eccezione a titolo personale.  Tuttavia non avrei mai pensato che, in poco tempo, saremmo tornati alle barzellette. Al mondo ci sono  10 o 11 contagiati e già è scattata l'allarme da parte dell'OMS col solito etiope corrotto in odore di fondi cinesi, con la solita ricerca del "Paziente Zero", le solite "linee guida". Una tempesta mediatica che sta beneficiando soprattutto Moderna, la quale ha visto aumentare le quotazioni del suo titolo in Borsa solo per aver annunciato di essere al lavoro per un possibile vaccino mRNA.  La paura frutta e luccica.
Intanto i danneggiati dei vecchi vaccini aspettano e... disperano. Basta col terrorizzare la gente! Basta con questi nuovi allarmismi, quando la vera emergenza sanitaria è data dagli effetti avversi di persone danneggiate coi vecchi vax delle intoccabili  Big Pharma - persone che devono essere supportate e aiutate e non abbandonate! Per non parlare di decessi dovuti a "malori improvvisi". E che dire delle lunghe liste d'attesa che vanno alle calende greche, di gente che non può accedere alla sanità privata perché non ha i mezzi ed è costretta alle interminabili code del SSN ? 



Visto che si parla di topi e di febbre del topo, va ricordato che oggi, nei nuovi campi profughi della Striscia di Gaza, i ratti proliferano e mordono le dita dei bambini palestinesi, assaltano e contaminano le poche provviste che le famiglie stipano nelle tende e sotto le macerie di case e palazzi distrutti mangiano i cadaveri di uomini, donne e altri bambini, uccisi dalle bombe israeliane. «L’incubo a Gaza ha raggiunto un livello che molti credevano che l’umanità non avrebbe mai visto» raccontano gli operatori di Caritas Gerusalemme, «Famiglie che hanno già perso le loro case, i loro cari, la loro sicurezza e la loro dignità stanno ora combattendo un nuovo nemico nell’oscurità dei campi di tende sovraffollati: ratti e parassiti». Montagne di rifiuti e macerie non raccolti, con i cadaveri che ancora giacciono sotto i detriti, ricoprono interi quartieri, creando luoghi ideali per la riproduzione di insetti, ratti e malattie. Le mosche si riversano attraverso le tende, portando epatite A e gravi malattie diarroiche. (fonte Caritas). Tutto ciò, nell'indifferenza generale. 

Più topi che uomini, più ratti che esseri umani. Ma si sa, di questi topi e delle malattie che trasmettono non se ne cura nessuno. Perché c'è topo  e topo. E ci sono in primis, topi di lusso, topi da crociera. E pure topi da laboratorio. 

Annunciazione di Nostro Signore

10 May 2026

Il Giuli(vo) rosicone

 


Brutta cosa l'invidia e la gelosia anche tra colleghi politici. Chissà perché questi bassi sentimenti non li mettiamo mai in conto sulle decisioni e le prese di posizione di questo o  di quel governo. Eppure spesso certe decisioni vengono determinate anche da questi che  in un tempo remoto venivano annoverati fra i sette peccati capitali. Il giornalista  Gigi Moncalvo è testimone diretto della scarsa qualità morale del ministro Giuli, ora nemico del suo benefattore Buttafuoco. "Quando era un poveraccio, Buttafuoco lo aiutò in maniera concreta sponsorizzandolo in Rai" (video su Visione Tv) .
Non è il primo né l'ultimo esempio sulla virtù effimera della riconoscenza. Del resto, sull'ingratitudine degli essere umani esiste tutta una letteratura. "Credo che la migliore definizione che si possa dare dell’uomo sia questa: creatura bipede ed ingrata" (Dostoevskij). E ancora: "C’è un solo vizio di cui non si sente nessuno vantarsi: l’ingratitudine" (Gérard de Nerval) . "L'ingratitudine è sempre una forma di debolezza. Non ho mai conosciuto uomini eccellenti che fossero ingrati." (Goethe)
Settimana scorsa, interrogata sulla polemica tra Giuli e Buttafuoco, la Meloni ha dichiarato di essersi «leggermente persa» negli sviluppi della faccenda, spiegando che il governo non ha condiviso la scelta di riaprire il padiglione russo e che lei non l’avrebbe fatta, ma ha ribadito che «la Biennale è un ente autonomo» e che «Buttafuoco è una persona capacissima». Ed è proprio su questo MA che Buttafuoco ha costruito il suo abile e ispirato discorso in difesa dell'autonomia dell'arte, di quella della Biennale di cui è direttore - discorso che è piaciuto a tutti: a destra, a sinistra, al centro. La determinazione, il coraggio e la libertà mentale di Buttafuoco, devono aver fatto saltare l'embolo al Giuli(vo) rosicone che ha creduto opportuno inviare gli ispettori a Ca' Giustiniani per acquisire informazioni sulla riapertura del Padiglione russo all'Esposizione d'Arte, al via il 9 maggio scorso (cioè ieri).
La linea dura del ministro della Cultura trova il pieno sostegno della Ue, il che conferma la sua patetica vocazione di Yes Man. "L'apertura del Padiglione di Mosca è incompatibile con i principi europei" ha detto il commissario Ue alla Cultura, Glenn Micallef che non andrà alla Biennale "fino a quando la Russia sarà invitata". Oltre a ciò, minacce della Ue di sottrarre i fondi (2 milioni di euro) di sostegno all'Ente.  Non ci è andato nemmeno il dandy impettito dal "pensiero solare", non prima di aver criticato il discorso di Buttafuoco. Vogliamo inoltre ricordare che in fatto di finanziamenti ai cinematografari senza arte né parte (finora 626 milioni, tra i quali un film biografico su Gigi D'Alessio ), il Giuli non si sta differenziando affatto dal suo predecessore Franceschini. E ora annuncia pure una riforma del settore, d'intesa col PD.
Come è andata  l'apertura della Biennale? Purtroppo le cronache ci dicono che  non  è possibile nemmeno una tregua legata ad Arti, musica, spettacolo o sport e che nei Giardini della Biennale, la concordia è un fiore che stenta a sbocciare. Cortei Pro Pal  di quelli che ci affliggono ogni venerdì, contro gli artisti israeliani anche se magari tra loro ci sarà stato chi è contrario a Netanyahu.  Pussy Riots con i cappucci rosa e con le tette fuori che imprecano contro Putin e contro gli artisti russi (anche se nel padiglione ci saranno stati artisti dissidenti); presidi pro-Ucraina di Calenda davanti al padiglione russo. Gli immancabili radicali europeisti, quelli che tengono il bordone alla Ue e che ne invocano ancora di più. Slogan demenziali con la scritta come STOP ART WASHING, con l'accusa (altrettanto demenziale), di  voler indicare l'arte come una forma di candeggina pro Putin o pro Netanyahu, cancellandone i misfatti. Insomma, tutta gente pronta a  portare il cervello all'ammasso e che nulla vuole capire del bel discorso di Buttafuoco su Venezia, crocevia di più culture e di civiltà. Qui un significativo passaggio: 

Siamo tutti a Venezia, città che ha fondato sul dialogo, sul commercio, sull’incontro tra culture e religioni diverse la sua storia e la sua bellezza. Storia e bellezza di cui siamo tutti testimoni.

Incontrai Buttafuoco ad un evento della mia città ed ebbi modo di riscontrane grandi capacità oratorie sostenute da un invidiabile retroterra culturale. Il curioso è che era attorniato da leghisti che si mostravano socievoli, pieni di ammirazione e perfino affettuosi verso un "siculo" dalla prosa adamantina nei suoi romanzi, che in altri tempi avrebbero barbaramente liquidato come "terrone". Pietrangelo dal canto suo, sembrava essere perfettamente a suo agio tra i "barbari" longobardi. Qui sotto il video dell'ispirato discorso di Buttafuoco sull'autonomia dell'arte, della letteratura, del linguaggio espressivo. Qui, invece, un estratto. 


Riporto quest'altro passaggio: 

Se la Biennale cominciasse a selezionare non le opere, ma le appartenenze; non le visioni, ma i passaporti, smetterebbe di essere ciò che è sempre stata: il luogo dove il mondo si incontra. E si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato.

Forse Buttafuoco ha invocato e  auspicato  un  legittimo momento di sospensione dai consueti assordanti strepiti e ragli dell'asino, di quelli che si affannano senza riuscirvi, a giungere in cielo . Se solo avesse potuto immaginare la canea che si è scatenata subito dopo a Venezia davanti ai Padiglioni e all'Arsenale,  avrebbe forse concluso il suo monologo con l'ultimo atto del Macbeth di Shakespeare: 

La vita è solo un’ombra che cammina: / un povero istrione, / che si dimena, e va pavoneggiandosi / sulla scena del mondo, un’ora sola: / e poi non s’ode più. / Favola raccontata da un’idiota, / fatta di urlo e di furore / il cui significato è Nulla.
 
Non vorrei scomodare Shakespeare per descrivere il Giuli(vo) rosicone: troppa grazia! Ma l'immagine del povero istrione che si dimena pavoneggiandosi un'ora solo  sulla scena del mondo per poi scivolare nell'oblio, mi fa pensare proprio a lui. 

San Giovanni d'Avila