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30 December 2017

Cartoline di fine d'anno



Dalle letterine di Natale alle cartoline di Capodanno. Faccio una breve carrellata delle  vignette più ironiche ed efficaci di quest'anno che sta per finire, tanto per buttarla in sorriso, pur sapendo che si ride un po' amaro. Ma stiamo allegri e come ogni anno di questo periodo,  in alto i nostri cuori e televisori rigorosamente spenti senza il solito discorso-purga del  Presidente.  E pazienza se come ogni fine d' anno, ci riservano la solita stangata di rincari di anno nuovo (dalle bollette, ai pedaggi autostradali, financo ai sacchetti fascia-verdure). Il cahier des doléances di tutti i  guasti e danni di questa legislatura sul  paeselo conosciamo già; pertanto saranno le arguzie e gli sberleffi delle vignette di Giannelli e di Krancic a riassumerli per noi. 

:







Questa volta i vostri desideri e  desiderata scriveteli voi, perché io sono un po' stanca. Magari, usando la formula:

....Caro 2018, per il nuovo Anno vorrei....

Intanto BUON ANNO a tutti voi!


26 December 2017

Asinerie bergogliane



Siamo circondati da somari saccenti, ma incompetenti e incapaci sia nella classe politica ("la più migliore" ministra) che in ambito religioso (le eresie di Jorge Bergoglio). Quale è stata l'ultima asineria in chiusura dell'anno liturgico? La sua omelia durante la Messa di Natale. A parte il fatto che la Messa non era "di mezzanotte", e che ormai è di moda creare una Natività à la carte, anticipando e spostando l'orario della Messa a proprio bell'agio. Se non erro il Bambinello si mette nella greppia del presepe allo scoccar della mezzanotte, mentre se leggete bene questo resoconto del Corriere,  l'ultima modifica all'articolo-reportage è stata fatta alle 22, 19 del 24. Bergoglio ha infatti officiato la sua personale "messa" alle 21, 30.  Troppo sacrificio restare alzati a celebrare la solenne Messa tra il 24 e il 25, caro vescovo de Roma? Non la chiamo "sua Santità", perché a mio avviso lei è un apostata.
Ed ecco la nuova impostura. Dichiara infatti Francesco nel corso dell'omelia: "Maria e Giuseppe, per i quali non c'era posto, sono i primi ad abbracciare Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza". 

Come si fa a vedere il Salvatore come un distributore automatico di certificati anagrafici, lo sa solo lui. Per fare questo, basta solo un impiegato.  E come si fa a trasformare la Lieta Novella natalizia in un basso comiziuccio da federazione di partito, Dio solo lo sa.

Ma andiamo avanti. Come è noto il parlamento ha fatto,  in questi giorni, decadere lo ius soli per mancanza di numero legale, cosa che non è andata giù al Pampurio della Pampas, il quale non ha trovato nulla di meglio che utilizzare la "vetrina" vaticana sotto i riflettori di media anche troppo compiacenti,  per fare l'ennesimo pistolotto propagandistico pro ius soli. Un assist all'ONU-Unicef (che in questi giorni non ci risparmia aspre critiche chiamandoci "idioti" e "fascisti"),  e a Gentiloni. Se ne è accorto pure Diego Fusaro che ha riportato quanto segue su facebook (per il tramite di Libero) e sul suo blog:


Papa Ratzinger aveva il coraggio di criticare la mondializzazione e lo sradicamento capitalistico. Papa Francesco – ci spiace ricordarlo – sta sempre più mettendosi al loro servizio. Così nel discorso di oggi, vera e propria omelia per lo ius soli: “Maria e Giuseppe, per i quali non c’era posto, sono i primi ad abbracciare colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”. Legge del cuore (Hegel) e batticuore per l’umanità (ancora Hegel) non servono a nulla, senza considerare gli obiettivi rapporti di forza: i quali ci dicono che dare la cittadinanza a tutti è il primo passo per annichilire il concetto di cittadinanza e renderci tutti schiavi apolidi e migranti. La mondializzazione non vuole rendere cittadino chi ancora non lo è. Vuole rendere non-cittadino chi ancora lo è. Questo il punto. Insomma, l’omelia di Francesco, stavolta, sembra ispirarsi a Soros più che a Cristo.

Ma poco prima di Fusaro si era già attivato Antonio Socci, dando del conclamato ignorante a El Papa argentino. 

Più che un'omelia, quella di Papa Francesco alla Messa di Natale nella Basilica di San Pietro è sembrato un comizio politico. Non ha dubbi Antonio Socci che su Twitter ha commentato: "Non ci si può credere! È veramente ossessionato! Anche nell’omelia di questo Natale il comiziante persista obamiano invece di parlare di Gesù Cristo, parla dei migranti. Solo e sempre politica! Gli hanno ordinato di martellare su questo punto e lui da cinque anni bombarda quotidianamente". (fonte Libero)

Pur di tirare l'acqua al suo mulino (lo ius soli e l'agenda Soros), Bergoglio,  si comporta in modo sempre più convinto di avere a che fare con un gregge di pecore idiote (intendiamoci, qualcuno lo è pure) mettendosi a falsificare i Vangeli e azzardando false interpretazioni sulla "Sacra Famiglia" trasformata per l'uopo in  famiglia di "profughi" e "migranti" in "terra straniera". 

 "Oltretutto colpisce l’ignoranza - ha aggiunto Socci - Qualcuno gli spieghi che Giuseppe stava portando la sua famiglia non in un Paese straniero per motivi economici, ma nel suo stesso Paese per il censimento, perché lui era originario di Betlemme. Quindi era a casa sua. E il versetto “non c’era posto per loro” si riferisce al fatto che nel caravanserraglio dove erano tutti non c’era un luogo appartato per partorire".

Ecco dunque un altro gnùrant, pervenutoci fresco fresco dalla "fine del mondo";  e gli ignoranti fanno sempre danni in ogni ambito: civile o religioso che sia. 

Ogni volta che temiamo di precipitare in basso che più basso non si può, ci accorgiamo in realtà che a questo, non c'è mai fondo.  E l'ultima news,  sono i talebani irriducibili dello  ius soli, all'interno del Pd, della sinistra e dei radicali (Cappato)  che vorrebbero un altro supplemento di legislatura, (una coda, come si dice), per poter far passare quello ius soli appena respinto. Per amore o  per forza. Si può errare, non si deve aberrare. Ma qui siamo alle aberrazioni più manifeste.

E dato, l'alto tasso  riconosciuto di democrazia in seno a  questa gentaglia, stiamo in campana: in cauda Venenum. 

20 December 2017

Letterina di Natale




Cari Amici,

quest'anno si chiude con l'amaro in bocca e i giorni felici della nostra bella Italia quando eravamo tutti tra noialtri (si può dire?) sono rimasti solo  nell'album dei ricordi o nei film in bianco e nero: poveri ma belli, cialtroni ma simpatici. Ma tutti di noi.  Pesano questi ultimi 6 anni di governi imposti al di fuori delle elezioni, pesano  le loro pessime leggi che riescono sempre e comunque a  far passare, anche grazie ad un'opposizione che sembra un portiere brocco e incapace di parare colpi. Pesano i diritti delle minoranze a detrimento di quella maggioranza che non ha rappresentanti.  L'ultimo provvedimento di "fin di vita" a cavallo delle festività natalizie è stato la mazzata finale. Se solo avessero imposto la "fiducia", avremmo almeno avuto il pretesto per dire che è stato un atto coercitivo ineludibile. E invece no, è passato grazie a quella  "libertà di coscienza" di chi avrebbe dovuto opporsi con fermezza, segno evidente che il processo di corruzione e infiltrazione è arrivato all'apice. Segno evidente che nessuno si salva.  Pensate cosa sta accadendo  perfino dentro la chiesa a proposito di "infiltrazione": la Curia che vende un terreno all'UCOII per far sorgere una moschea. L'immigrazione non si è mai  fermata, ma soprattutto non c'è stata e non c'è la volontà di arrestarla che ben si vede in altri paesi europei.  E già ci fanno capire che può essere un campo minato in grado di esplodere da un momento all'altro. Quando saranno finite le strenne da 40 euro al giorno pro "migrante", è un potenziale ad alto rischio di deflagrazione e lo si vede già dalle facce truci e incattivite degli immigrati neri nei cortei, ai quali hanno messo in bocca slogan violenti e protervi come "vogliamo case" (quelle che non danno ai nostri poveracci), "vogliamo lavoro" (quello che non c'è più neanche per noi), "vogliamo  più diritti" (quelli che ci tolgono ogni giorno che passa). Il 2017 si chiude un po' così, senza che  nessun vero passo avanti nel senso della nostra indipendenza e sovranità  sia avvenuto. Senza che nessun passo avanti nel senso della salvaguardia dello "stato di diritto" sia stato fatto. Senza che nessun passo avanti nel senso della nostra sicurezza di cittadini venga imposto. Eppure ogni giorno i fatti di cronaca parlano di uccisioni, di furti, rapine nelle case, di borseggi nei parchi che finiscono con l'uccisione della vittima di turno,  per un orologio o una catenina d'oro;  furti con stupro, stupri che finiscono con la morte della vittima. Avete notato che se a uccidere è uno straniero la stampa di regime non parla mai di "femminicidio"? Loro sono esentati anche da questo...Esentati dalle categorie Onu che appiccicano solo agli autoctoni. 
Poi, sentenze su sentenze che gridano vendetta al cospetto di Dio: ladri che vengono risarciti e poveri derubati loro vittime,  messi in prigione come nel paese di Acchiappacitrulli della fiaba di Pinocchio;  l'INPS obbligata  a riconoscere il buono maternità anche agli immigrati, quando nulla si fa per le famiglie italiane.
Noi paghiamo (in tutti i sensi, perfino con la vita) e quelli passano  direttamente all'incasso. Per non dire di Forze dell'Ordine rese imbelli da continui processi e  pesanti investigazioni a loro carico.

Non sono capace di fare un post al giorno su tutto quel che succede, come fa l'amico Massimo che aggiorna quotidianamente il suo blog. Perciò ho abbozzato  un consuntivo. Facciamo, per qualche istante,  finta di tornare bambini quando facevamo trovare sotto il piatto dei nostri familiari quelle belle letterine con gli origami che si aprivano a fisarmonica e scintillavano di brillantini (qualcuno finiva nel piatto o sul tovagliolo).  Tutto era semplice, facile, fatato, perché bastava fare qualche buon proponimento, per credere di ottenere ricompense in leccornie e doni, e la nostra vita era protetta dai nostri genitori e dai loro sforzi.
Solo che qui invece  di dolciumi e balocchi,  si continua a prendere bastonate, mentre non si vedono segni di adeguata ribellione.
Intanto mentre i mercati  rionali delle nostre città addobbate a festa, cercano di trarre profitto dalle festività, per incrementare un po' di commercio, quel commercio già messo a durissima prova da una crisi senza fine,  mettendo in mostra bancarelle con ogni ben di Dio alimentare del quale il nostro paese è sempre andato orgogliosamente fiero, ecco che  arriva il via libera  europeo che consente "cibi alternativi". 
 Indovinate quali? insetti, scorpioni, formiche, bachi, vermi, ragni ecc.  e...delizia del genere umano....ora anche il pandoro con impasto di bachi da seta ad uso umanotteri sempre più inscimmiati, quali ci stanno trasformando.  Tu chiamalo se vuoi nella neolingua orwelliana, novel food.  Un modo per indorare quello che è invece cibo horror. 

Ma non voglio concludere questo elenco sconfortante del fatidico Vaso di Pandora senza quel filo di tenue di speranza che resta in fondo al vaso , spes ultima dea che  può e deve aiutarci a resistere e a non piegare il nostro morale. La buona notizia fra tanto  sfacelo ha un nome: Glauco Rabitti, responsabile di produzione Melegatti, ai microfoni di Fanpage.it, il quale  fa la sintesi di una settimana lunga e decisiva per il futuro dell’industria dolciaria veronese. “Ce l’abbiamo fatta. Non ci sarà nessuna cassa integrazione per i dipendenti”. La sfida è vinta. E lunedì si riparte: mini produzione di cinquemila pezzi". È un miracolo. Il miracolo di Natale”.

Lo dice senza mezzi termini e con parole cariche di emozione Glauco Rabitti. Il 7 novembre scorso è cominciata una corsa contro il tempo. Il futuro da una parte, il fallimento dall’altra. Un evento straordinario, mai visto da quando l’azienda, nel 1894, ha cominciato a sfornare il “Pandoro di Verona”, con la sua inconfondibile confezione blu che lo ha accompagnato, anno dopo anno, sulla tavola degli italiani. Ecco tutta l'intervista Vale la pena di leggerla e di seguire una vicenda che una volta tanto, è andata a buon fine. 

Ed  è pandoro-pandoro, inteso come vero dolce  senza porcherie insettivore  made in Europe al suo interno. Ma soprattutto chi vi lavora, potrà festeggiare il Natale con le proprie famiglie, tirando il fiato fino a Pasqua.  e non amareggiarsi con l'ennesimo licenziamento. Poi si vedrà...

Vanda ha dato una mano a impedire la cassa integrazione degli operai della Melegatti


Concludo, cari Amici (mi rivolgo ai lettori fissi ma  anche a  quelli occasionali), dicendo che è bene prendere un po' di distanza da  tutte queste aberrazioni difficilmente guaribili del nostro tempo, trascorrendo un sereno Natale nelle vostre case accanto ai vostri cari, con gli amici più fidati.  Magari con un piccolo presepe "vero"  dove la famiglia è ancora "sacra" senza la squallida campionatura di  contraffazioni iconoclaste, blasfeme e dissacranti,  fin qui riportate nei vari articoli. E radunati intorno  ad un albero scintillante per la gioia semplice dei piccoli e dei grandi. Mai come in questo periodo ne abbiamo tutti bisogno. Affinché la nostra vita non diventi solo fatta di "urlo e furore il cui significato è Nulla". Noi non siamo stati creati perché questo avvenga, anche se fanno di tutto per  convincerci del contrario. Teniamolo a mente.


17 December 2017

Nuove asinerie della ministra PI




Tra le molte ragioni per le quali il PD dovrebbe essere cancellato dal paesaggio politico, c'è l'arroganza accompagnata da incompetenza e da ignoranza di alcuni suoi ministri, titolari di ministeri di peso. Alla ministra della Pubblica Istruzione  Valeria Fedeli non bastava taroccare la sua laurea inesistente facendo passare i suoi diplomini di assistente sociale per dottorati. Ora scrive al "Corriere della Sera" una lettera nella quale, a parte la sciatteria dello stile e l'uso improprio della punteggiatura, sbaglia i congiuntivi e quella che chiamano consecutio temporum. Ovvero la corretta correlazione tra i tempi.
 Il quotidiano Libero ha già evidenziato lo svarione:

"Un'ultima considerazione: a proposito di aggiornamento, sarebbe opportuno che lo studio della Storia non si fermasse tra le pareti delle aule ma prosegua anche lungo i percorsi professionali".

"Proseguisse" (in luogo di "prosegua") che concorda con "fermasse", lo avrebbe potuto scoprire anche solo rileggendo il periodo.  E constatando che non suona. Non ce l'ha, la ministra,  un ghost writer o speech writer per scriverle i discorsi? Facciamo una colletta e procuriamogliene uno.
Ma ci sono pure errori e improprietà circa l'uso della punteggiatura. Prima della congiunzione "ma", ci vuole la virgola,  mentre i due punti avrebbero dovuto essere posti così:

"Un'ultima considerazione a proposito di aggiornamento: .....ecc. ecc. (...)"

Sono cosette che sanno anche le "maestre d'asilo", sue colleghe. Non c'è bisogno di una laurea. Nemmeno, se tarocca.  In compenso la ministra va per le scuole (anzi, Squole) a tenere  agli studenti,  corsi contro "le fake news", insieme a quell'altro geniaccio della Boldrini. Più "fake" di lei, mi piacerebbe sapere chi c'è.

Laurea tarocca della ministra

Il PD deve farci smaltire pure l'arroganza e la tracotanza di  Poletti (ministro del Lavoro) verso i giovani a proposito della loro fuga all'estero. Alla domanda "Centomila giovani se ne sono andati dall’Italia"? Lui risponde:

"Sì, ma non è che qui sono rimasti 60 milioni di pistola. Conosco gente che è andata via e che è bene che stia dove è andata, perché sicuramente questo Paese non soffrirà a non averli più fra i piedi” (fonte il Fatto quotidiano).

...e continuano a votarlo... Ma poi anche se nessuno dovesse votare per il PD, resterebbe (come resta) comunque in sella per diritto divino. All'Eurocrazia piace.
Ignoranti bifolchi che non sono altro!

NB - E' arrivata nelle redazioni dei giornali la lettera del portavoce della Fedeli, Simone Collini, lettera nella quale chiede venia dei suoi strafalcioni, assumendosene la responsabilità. Della serie, quando la toppa è peggio del buco. 

12 December 2017

Iconoclastie prenatalizie




Rieccoci qua come ogni anno a parlare di presepi buttati all'aria o rifatti con gommoni, o con relitti di barconi. Di preghiere cristiane revisionate da papi in odore di apostasia, di Celentani imbecilli ospitati da giornali di grido  con sciapi articoli formato-lenzuolo, per spiegarci che è giusto "ritoccare" la traduzione  del Pater Noster (che fine teologo!) perché altrimenti si "cade in tentazione";  di poveri Gesù riletti in chiave islamica, di chiese che si fanno non solo sempre più deserte, ma quelle moderne sul piano  architettonico vengono edificate  brutte che più brutte non si può (fatte a capsula spaziale, altre fatte a ciminiera, a fisarmonica,  altre ancora simili a igloo degli eschimesi ecc.).

 Sì,  poiché le chiese "belle" già  monumenti storici d'arte, ormai vengono riempite da eventi mondani esclusivi e a numero chiuso: matrimoni e funerali di grandi star, con annesse passerelle di moda e assalto di paparazzi. Del resto, cominciano già a far pagare l'ingresso come avviene nel Duomo di Milano, sempre gremito da code di visitatori.  Intendiamoci, queste operazioni di iconoclastia e di simonia in grande stile non si fanno solo durante le festività di Natale, ma esistono tutto l'anno.
Prova ne sia l' incursione del mese scorso di uno straniero del Ghana (il Messaggero non ha voluto specificare la nazionalità per accontentare la Boldrini) che è entrato nella chiesa di San Vitale a Roma devastando statue e oggetti d'arte. E' certo però, che si intensificano sotto questo periodo dove c'è più folla, dove le città vengono addobbate a festa e dove i simboli legati al Natale si fanno manifestatamente più visibili.
Ma vediamo di entrare nel  dettaglio.



A Palermo, ecco dunque il Presepe del Migrante con tanto di "barcone della speranza" (foto sopra). È dedicato all’accoglienza dei migranti e al ricordo di Aylan Kurdi, il piccolo profugo siriano di 3 anni trovato morto sulla spiaggia di Bodrum il 2 settembre 2015, e di tutti i "caduti nella fuga dalle guerre". Un Bambinello nero sarà posto nella greppia (chiamiamola così) dopo mezzanotte.  Che gli canterannno? E' nata 'nu creaturo niro niro...



A Bologna c'è il gommone nel presepe voluto dal sindaco Stefano Sermenghi e contestato da Fratelli d'Italia in un presidio pacifico. Ma si sa, i sit-in "pacifici" sono, in questi casi,  un bicchiere di acqua fresca.



A Roccasecca in provincia di Frosinone, hanno creduto opportuno  allestire nientemeno che una mostra dedicata a Mao Tse-Tung (foto sopra), il sanguinario padre della rivoluzione cinese. Gigantografie di Mao sono state poggiate ad ogni lato del luogo di culto coprendo così gli affreschi del ‘400. Il prete non c'era, o se c'era, dormiva.

Continua dappertutto (e tutto l'anno) la polemica sui crocifissi da asportare dagli uffici pubblici (perfino da quelli della Croce Rossa), ma curiosamente  vengono ammainati giù, quando ci sono sindaci e giunte rosse al potere, per poi venire ripristinati quando le amministrazioni locali vengono sostituite da giunte di destra. E' il caso di Genova, dove ora i crocifissi sono tornati al loro posto. Sappiamo che il Pd è tollerante solo con le sure coraniche, i veli i niqab e i burqa,  e la Boldrini si copre il capo nei paesi islamici ma poi entra in Vaticano e  va in ciabatte dal papa. Buon per lei che questo "papa" pratichi il laissez-faire.

Non consola il fatto che all'estero nelle cattedrali europee, le cose vanno anche peggio. Nella cattedrale di Vannes in Bretagna, qualche estate fa, dovetti uscire quasi subito,  dato che ospitava un concerto rock, un rockaccio duro e fracassone che assordava le orecchie e per poco faceva crollare la navata.


Ad Hildesheim, in Germania, il pranzo è stato organizzato direttamente in cattedrale. Il protagonista del pasto era “sua maestà” il maiale che è stato letteralmente cotto tra le volte del tempio. L’immagine destò parecchie polemiche, e ci mancherebbe, e il vescovo mons. Robert Telle pensò bene di rimuoverla dal sito della diocesi dove era stata pubblicata. Speriamo almeno che nel frattempo invece il maialino sia stato mangiato, perché come si sa, del maiale non si butta niente. Delle chiese invece, sembra proprio che si possa buttare tutto. (fonte: La Nuova Bussola). 

Uccidete il Vitello grasso e arrostitelo! Anche se poi si tratta di un porco. Ma stavolta non ci sarà nessun Mosè infuriato a lanciargli addosso le tavole della Legge per farle rispettare.

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Piangono di gioia per aver legalizzato la dipartita di stato degli italiani

Aggiornamento. Nel quadro delle "iconoclastie prenatalizie" ci metto anche il biotestamento (chiamato da molti "via italiana all'eutanasia") passato al Senato oggi  14 dicembre  con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astenuti. Le norme erano state già approvate alla Camera mesi fa. Lacrime di commozione e di giubilo per Emma Bonino, Mina Welby, Paola Taverna del M5S. Da oggi gli italiani saranno "più liberi", "più uguali" (A' Livella, chiamava Totò, la morte), ma soprattutto "più civili".

10 December 2017

Requiem per Johnny Hallyday con i tre Presidenti





Ogni tanto,  siamo costretti a tralasciare di parlare di  cose serie e perfino gravi, per  occuparci di  Soap Opera. E dato che ci spostiamo a Parigi, chiamiamola pure Soap Opéra (con l'accento sulla a). Già la Tour Eiffel in queste notti dal 6 dicembre in poi mostrava la sua scritta luminosa "Merci Johnny" (con l'accento sulla i) quale tributo alla star, dopo la sua scomparsa.  Aver visto i politici francesi ansiosi di tuffarsi nel "bagno di folla" non sua, stiparsi nelle cattedrali, fa scompisciare dalle risate. C'erano tutti e tre: Macron, Hollande e Sarkozy. Come i tre Tenori! Tutti e tre con relative consorti, tranne Hollande che per l'occasione ha esibito la "compagna segreta" Julie Gayet. L'avete sentito Macron con la sua Sposa-Maman nella chiesa della S.te Madeleine davanti alla bara di Johnny Hallyday recitare il suo discorso? Uno spasso. Funerali di stato e corteo pubblico in Champs Elysées come avvenne per Victor Hugo  (nientemeno!)  per un rocker che nel paese dei Durand e dei Dupont,  aveva un nome d'arte con tante H e tante Y très à  l'américaine!


Il suo vero nome era infatti Jean-Philippe Smet ed è di origini franco-belghe. E dato che era alto, biondo e bello, gli hanno appiccicato addosso una leggenda di "ribelle senza causa" in stile James Dean,  una storia di  ragazzo abbandonato dai genitori, ma cresciuto con gli zii che fece presa nei cuori dei teen-agers d'Oltralpe.  Ha inciso non so quante "cover" di successi americani e inglesi,  e i francesi per anni se le sono bevute  tutte come "chansons originales". Le vere "originali" in realtà gliele ha scritte Aznavour ("Retiens la nuit", "Douce Violence").  Ma non erano canzoni rockeggianti. 


Ecco dunque l'esordio di Micron in morte di Hallyday: «Miei cari compatrioti, siete qui per lui, per Johnny Hallyday. Sessant’anni». E la folla immensa grida «Johnny! Johnny!». Ovviamente lo pronunciava Gionnì alla francese, ma quando Micron, stretto nel suo cappottino, ha preso la parola la folla pareva irritata e quei richiami indirizzati al caro estinto con tanto di bbuuuuu! per lui, servivano a far capire che non era lui il celebrato e che doveva tagliare corto.

«Sessant’anni di carriera, 1000 canzoni, 50 album e voi siete ancora qui». (..), declama imperterrito il giovin Presidente. «Questo sabato di dicembre è triste, ma bisognava che voi foste qui per Johnny perché Johnny è sempre c’è sempre stato, per voi. Ha sempre cantato per voi. Una storia d’amore, un lutto, la nascita di un figlio, un dolore. È diventato per voi come un amico, un fratello. Johnny era vostro, del suo pubblico, Johnny apparteneva alla Francia. Johnny sarebbe stato felice di vedervi qui».

Il reportage della giornata tratto da Le Figaro riporta alcuni commenti salaci dei lettori sotto l'articolo:

"Macron avrebbe  dovuto essere breve , non era il suo meeting!! Hanno avuto ragione quelli del buuuuu !! Bisogna saper essere umili e Macron a 39 anni non lo è. Peccato, ancora un'occasione mancata per lui."

"Era la festa e la cerimonia per Johnny, per i suoi fans, per i musicisti, per il mondo dello spettacolo, del cinema.  Macron poteva partecipare ma non ha saputo tacere!"

"Speriamo che non voglia riutilizzare il suo discorso nel corso del suo mandato." 

"Bella cerimonia ma da lì a farne un omaggio nazione con un discorso di Macron, proprio no. E la presenza dei politici in primo piano m'ha profondamente scioccato. Non era il loro posto. Constatiamo che sono pronti a tutti pur di non farsi dimenticare. Sono patetici!"



"Soprattutto spera che tutti i fans di Johnny voteranno per lui". 




Poi all'interno della chiesa la passerella era per le attrici, attori, uomini dello spettacolo, musicisti, parolieri: Carole Bouquet (l'ex bellissima testimonial della Maison Chanel), Marion Cotillard recitano preghiere, alle quali rispondono ogni volta, invece che le parole dei fedeli, il rock e il blues dei suoi quattro chitarristi Yarol Poupaud, M, Yodelice e Robin Le Mesurier. Lapidario Jean Reno che dopo la lettura di una poesia di Prévert,  non si dilunga. Johnny Hallyday ha recitato ne "L'uomo del treno" di Patrice Leconte e non è stato estraneo ad altre esperienze cinematografiche.



Oltre 700 bikers sono venuti da ogni angolo a rendere omaggio alla rockstar francese appassionata di motocicletta. Nonni e nonne avevano con sé nipotini e foto del divo da giovane, quando giovani lo erano anche loro. Molti hanno preso il TGV e attraversato l'Esagono per esserci e poter dire "Moi, j'y étais!".
Ben 1500 poliziotti sono stati allertati per la sicurezza del cosiddetto "evento"oceanico.

"Già molte ore prima dell’arrivo del feretro all’Arco di Trionfo e poi alla chiesa de la Madeleine, migliaia di persone arrivate da tutta la Francia si sono radunate al freddo lungo gli Champs Elysées ad aspettare il loro re, amico e fratello Johnny Hallyday, che tutti chiamano da sempre solo «Johnny». È un momento di commozione collettiva senza precedenti, perché solo Johnny ha saputo farsi amare - in modo diverso, ma con la stessa intensità -, da tante generazioni di francesi.
 Il resto del mondo cerca di comprendere i motivi di un lutto nazionale così profondo per un cantante che fa parte dell’identità francese quanto la Tour Eiffel, ma è interprete di canzoni che a differenza della torre sono semi-sconosciute da Ventimiglia in poi. Per i francesi Johnny è una specie di Elvis, Gianni Morandi, Lucio Dalla e Vasco Rossi insieme, un uomo che ha cominciato a essere osannato alla fine degli anni Cinquanta e non ha mai smesso". (Stefano Montefiori - Corriere).


A mente fredda, questi "eventi" ci fanno capire una cosa importante: i politici si attaccano alle rockstar, ai divi dello spettacolo, cercando di dirottarne quell'aura ch'essi non hanno, per calamitare quel consenso e quell'affettività di massa che non sanno suscitare. Nemmeno, se presidenti! Canagliescamente archiviano in fretta (a volte senza parteciparvi) eventi luttuosi come attacchi terroristici, ma poi si pavoneggiano e si attardano davanti alle esequie dei divi dello spettacolo.
Le chiese si riempiono di ricchi atei VIP in cerca di visibilità, come la sindaca di Parigi Anne Hidalgo che dopo aver fatto la guerra ai presepi e ai simboli natalizi, ora per l'occasione si fa pure il segno della croce, davanti ai paparazzi. Le funzioni funebri non vengono più officiate dai ministri di Dio, ma ciascuno arriva sul pulpito col suo pizzino per dire la sua. Pregavamo alla protestante.

Anche le lacrime, che vanno in diretta sui network fanno spettacolo e la morte è IN con applausi scroscianti, urla e slogan verso la bara. Siamo all'estetica della simulazione. E dato che ciascuno di queste personalità reclama il suo quarto d'ora di gloria e di visibilità, secondo l'ormai collaudato modulo di Andy Warhol, alla fine, vien fatto di chiedersi: ma poi, chi era l'Estinto? Ovvero, la Celebrità da omaggiare? 
A Champs Elysées e Place de la Concorde, affari d'oro per i commercianti, per le bancarelle sotto le festività di Natale e i giorni del Bataclan e delle vacche magre per i negozi, sono ormai lontani. 

05 December 2017

Mors tua vita mea



Pare che non ci siano i tempi tecnici per far passare lo ius soli. Ma la verità è che il PD non poteva sopportare una sconfitta proprio a fine legislatura, rischiando che il governo andasse sotto.  In compenso è arrivato il sostegno immediato dei PentaGrulli (PD2) sul biotestamento, chiamato ormai  dai suoi obbiettori, "via italiana all'Eutanasia". Ed ecco la proposta di "calendarizzare" (che in linguaggio orwelliano significa "accelerare") il provvedimento legge oggi al Senato nella riunione di intergruppi. La Lega promette 1820 emendamenti, ma pare che il Pd con i vari cespugli di sinistra (MdP, SI), più i soliti radicali, con l'apporto di  agguerritissimi PentaGrulli, potrebbe trovare i numeri  anche con "canguri"  e magari "ghigliottine" per accelerare. A questo punto siamo ridotti! Sotto Natale stanno tramando la nostra dipartita completamente indifferenti  circa il periodo,  in concomitanza con lo sbarco dei "nuovi arrivati".
E c'è ancora chi non vuole aprire gli occhi  rifiutandosi di mettere le due cose in relazione. Inoltre chiudere la  legislatura con una legge mortifera anziché con un investimento serio a favore della vita e della famiglia, la dice lunga sull'abiezione morale di questo governo.

Ecco dunque i testimonial di questo scempio. Guardateli bene in faccia, perché non c'è bisogno di Lombroso, per farsi un'idea.
Domanda da 1 milione di punti: affidereste il vostro diritto di vita e di morte a simili individui?


Emma Bonino ormai chiamata sul web "il turbante di Soros", la dura che voleva tutto e subito, in un sol colpo : la dipartita degli autoctoni e lo ius soli degli allogeni. Il suo motto è:  "Ok fine vita ma anche ius soli". Che è un po' come pagare uno e portare via due fustini di detersivo.  Ora dichiara di aver sconfitto il cancro. Curioso che lei e Pannella, da tempo digiunatori, bevitori di urine, eccetera non abbiano sperimentato personalmente le gioie ultraterrene del "beverone letale".  Con ogni evidenza, vogliono tutti toccare il  Paradiso, ma nessuno vuole  morire. E allora praticano il  mors tua, vita mea.


Ecco un altro che raccomanda vivamente e con tanto di ditino alzato,  il fine vita per gli altri, ma poi pratica l'accanimento terapeutico su sé stesso: Giorgio Napolitano. Lui è stato, come ricorderete, un apripista col caso Englaro. Inoltre è stato in politica "il peggior eutanasista" di questo disgraziato paese, dandogli colpi di grazia su colpi di grazia,  inclusa l'impresa libica dove a guadagnarci sono stati tutti gli altri stati e a perdere tutto quanto invece, siamo stati noi italiani.


Le ha dette e fatte tutte Pietro Grasso: il piagnisteo sul femminicidio, le irruzioni irrituali per sollecitare lo ius soli e ora è un convinto "biotestamentario". Ha appena fondato un nuovo (si fa per dire) cespuglio di sinistra dal nome "Liberi e Uguali" col reperto archeologico D'Alema. Se fossimo tutti "uguali" a lui, a noi andrebbe benone: a cominciare dal sostanzioso emolumento che percepisce come Presidente del Senato che  ora scopre le gioie della "discesa in campo".


I PentaGrulli, sono stati i sollecitatori di questa riunione in Senato per accelerare il biotestamento con il solito slogan circa "l'imprescindibile battaglia di civiltà". Chi si era illuso su Di Battista detto Dibba (ma noi italioti siamo sempre così creduloni!) deve ricredersi: anche il Dibba è per "la battaglia di civiltà". Lotta sul fin di vita e contro i vitalizi, è la loro offerta di lancio di quella politica-prodotto inaugurata dalla Casaleggio & Associati. Avanti di questo passo e ci estingueremo tutti. Ergo se ne deduce che senza vita non può esserci "vitalizio". Pertanto non ci sarà nemmeno bisogno di una legge abrogativa del privilegio. Ma quei gran geni sono sempre lì, fissi: fine vita e vitalizi!


Marco Cappato, ovvero il Caronte traghettatore di morituri in Svizzera,  è l'ennesimo radicale che ci mette direttamente la faccia, come suol dirsi. Osservate questa foto emblematica davanti alla alla Corte d'Assise  durante il procedimento per istigazione al suicidio, sul caso DJ Fabo. Sembra lui l'Inquisitore e certamente saranno i giudici a doversi difendere (sempre che non sia una delle solite sceneggiate dove sono tutti complici e correi). Ave Marco, morituri te salutant! 
Tu Marco2 (l'altro è trapassato) non lo sai ancora, ma hai già vinto senza nemmeno aver dovuto combattere una battaglia. Perché questa è una civiltà che non vuole più vivere e pertanto è facile morire. Facile come bere un bicchier d'acqua. Fate presto! Fate presto a far la legge! Prima che il Bambinello nasca, bisogna ben che qualcuno muoia.
Poi avete perfino la benedizione del Gesuita Bergoglio, che volete di più? 

Ma soprattutto ecco la frase-chiave dell'Eminenza grigia, il Pape Satàn mondialista che sembra aver influenzato  tutto questo impazzimento generale, Jacques Attali, uno degli autori del Trattato di Lisbona, costruito in modo che risultasse incomprensibile, e che una volta entrati nella trappola Ue, non se ne  potesse più uscire (e se ne vanta pure):


In primo luogo credo che nella logica stessa del sistema industriale nel quale ci troviamo il prolungamento della durata della vita non è più un obiettivo auspicato dalla logica del potere. Per quale motivo? Perché questo era perfetto soltanto finché si trattava di prolungare la speranza di vita allo scopo di raggiungere la soglia massima di redditività della macchina umana. Ma dal momento in cui si superano i 60-65 anni l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e allora costa caro alla società. Per questo credo che nella logica stessa della società industriale l’obiettivo non sarà più di prolungare la speranza di vita ma di fare in modo che all’interno di una di una determinata durata di vita l’uomo viva nella maniera migliore possibile, ma in maniera tale che le spese sanitarie siano ridotte il più possibile in termini di costi per la collettività.

Ecco da dove proviene tanta fretta da parte del galoppino Gentiloni e dei suoi lacchè: lassù a Bruxelles c'è chi sta loro col fiato sul collo.  
Guardatelo bene in faccia questo signore e dite la verità: da un soggetto simile non comprereste  nemmeno una bicicletta usata. Perché affidargli il diritto (decreto) di morte?

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01 December 2017

Salvini passi all'attacco e non giochi in difesa


Avete sentito tutti come i sepolcri imbiancati  di governo e della falsa opposizione abbiano redarguito Salvini, reo di aver detto - a proposito dell'eutanasia chiamata ipocritamente biotestamento - che lui si occupa dei vivi e non dei morti. Costi quel che costi, l'Agenda di fine legislatura deve andare avanti e ius soli ed eutanasia sono ordini "dall'alto" impartiti a Gentiloni.  Il quale, fa capire che per completare la famigerata Agenda eurocratica potrebbe prolungare pure il suo mandato.  Pare  che qualche notiziario non si sia limitato a decontestualizzare la frasetta incriminata e che abbia  trasmesso la voce di Salvini con l'intera dichiarazione: io vorrei un parlamento che si occupasse della buona vita e non della buona morte. Certamente la cosa cambia.  E' evidente  che un parlamento deve legiferare per migliorare la qualità della vita  (compresi i malati e anche quelli terminali) e che applicare il giuramento di Ippocrate da parte dei medici, significa fare il possibile per salvarli. Troppo comodo mettere loro in mano il kit fai-da-te per togliersi di mezzo (in Belgio e Olanda si fa questo).

Come tutti hanno ascoltato, è subito partito il vespaio dei calabroni tanto ipocriti qaunto inferociti: Uh! Ah! Hiii! Salvini disprezza i sofferenti e bla, bla, bla.
Salvini ha affidato la sua replica al mite Fedriga che cerca di spiegare ulteriormente il suo pensiero. Avrebbe, a mio avviso, dovuto picchiare ancor più  sodo e imparare dalla Storia che la miglior difesa è  sempre  l'attacco.
Specie quando questi sepolcri imbiancati lo accusano di non avere a cuore la sofferenza umana. Loro, al contrario, hanno così a cuore la nostra sofferenza che, dopo averci svuotato le tasche in mille modi (e continuano), dopo aver trasformato questo paese in un lazzaretto a cielo aperto a  disposizione dei "migranti", dopo aver cercato con ogni mezzo di toglierci il welfare, con la sanità che è quasi praticamente "a pagamento" per i nativi specie per chi necessita di  un intervento chirurgico d'urgenza, ora  vorrebbero farci direttamente fuori. Non manca la lista dei  loro "nobili scopi" giustificativi per alleviare la nostra "sofferenza":

1) Per risparmiare sulle pensioni e sulla sanità (si veda il recente discorso di Padoan quando asserisce che gli Italiani hanno il pessimo vizio di campare troppo a lungo).

2) Per far posto ai nuovi arrivati (Grande Sostituzione voluta dall'ONU nelle famigerate "linee guida" sulla Replacement Immigration quale rimedio al declino della popolazione ).

Queste non sono "bufale" o se si preferisce "fake news", come va di moda chiamarle, dato che esistono tanto di documenti probatori e come suol dirsi, carta canta. Sarebbe bastato impugnarli per rafforzare le proprie tesi.
Stupisce come siano schizzati fuori tanti sodali della nuova ehm..."battaglia di civiltà": Rosy Bindi, Saviano, il radicale Cappato ecc. Tutti "grandi umanitari" che hanno a cuore, la nostra "sofferenza".
Stupisce altresì la sveglia di Bergoglio data a questo tema. Apparentemente si è trincerato dietro una dichiarazione  di papa Pacelli, noto per le sue posizioni tradizionaliste, contrarie all'accanimento terapeutico.  In realtà con doppiezza gesuitica, col suo intervento Bergoglio cerca di rimettere in "agenda" una legge che giace in parlamento sepolta da emendamenti. Pertanto, è la tempistica che è altamente sospetta, caro Bergoglione!
Un assist altamente ambiguo  che - guarda caso -   è stato afferrato al volo dal radicale Marco Cappato, il quale plaude al papa asserendo che in Parlamento ci sono più "papisti" (gli anti-eutanasisti) dello stesso papa. Tout se tient!

Un'ultima cosa. E' di questi giorni il suicidio in diretta del generale croato Slobodan Praljak nell'aula del Tribunale di L'Aja. Il sospetto criminale di guerra croato-bosniaco ha ingerito il contenuto di una fiala nel processo di appello che lo vedeva imputato. Durante la lettura della sentenza di conferma della condanna a 20 anni di prigione, Praljak è stato visto bere il contenuto di una boccetta. Apriti cielo per i sepolcri imbiancati del tribunale dell'Aja e dintorni! chi gli ha fornito la boccetta col veleno? Caccia alle streghe scatenata  contro il  fornitore di veleno, colpevole di "istigazione al suicidio" nei confronti del generale croato.


Ma come? Non eravate forse per l'Eutanasia voi mondialisti? E perché mentre volete infliggerla a noi comuni mortali cittadini, volete invece togliere a un generale l'opportunità di fare della sua vita quel che gli pare, senza dover ricorrere al Caronte Cappato per traghettare la sua animaccia in Svizzera e dintorni?


La risposta la conoscete già: gli Dei sono loro, e solo loro possono e devono avere diritto di Vita e di Morte su  tutti di noi.
Guai a chi prova a trasgredirli! Loro avevano già prestabilito la discesa all'Inferno di Praljak, ma lui li ha beffati battendoli sui tempi.

La Lega la smetta di giocare al "benaltrismo" (della serie, ci sono altri temi più importanti da affrontare per i vivi) ed esca, invece, allo scoperto a muso duro,  imparando a differenziarsi e a distinguersi sul tema con un bel NO chiaro e tondo, all'eutanasia mascherata di stato.  Ho appreso che Farsa Italia sarà per "la libertà di coscienza". Ovvero per la libertà di ipocrisia e di ambiguità parlamentare.
Sui PentaGrulli, ovvero il PD2,  non avevo dubbi:  stanno sollecitando ogni giorno i Piddioti ( ovvero il PD1) affinché approvino "il fine vita" prima che si concluda la legislatura. Ma come ho già scritto, piccoli Lothar crescono...

27 November 2017

C'era una volta una volta la Bella Addormentata



C'era una volta un Re e una Regina, c'era una volta un Principe e una Principessa... In un castello vivevano... Cammina, cammina... strada facendo.... E vissero felici e contenti... sono le formule magiche che servono a spalancare al bambino quel mondo incantato di cui ha bisogno per crescere sicuro e  diventare a sua volta fantasioso e creativo. Il mondo della fiaba dev'essere un mondo sospeso e atemporale... Inutile volerlo attualizzare alla luce di surrettizie problematiche "di genere" e di superamento dei "ruoli sessuali", che non interessano minimamente al bambino. Pertanto, non permettiamone la sua distruzione prima ancora che si affacci alla vita e impari a scoprirla. Soprattutto non permettiamo che la perdita del senno e del buon senso faccia brutale irruzione nel mondo dell'infanzia e in particolare della scuola. 
 Nel Regno Unito sta facendo discutere la richiesta avanzata dalla madre di due bambini, Sarah Hall, di rimuovere dal programma scolastico della scuola di suo figlio la favola della "Bella Addormentata nel bosco". Dopo aver chiamato la scuola, la Hall ha espresso il suo disappunto anche su Twitter e da quel momento è nata la polemica: il  Principe Azzurro è diventato il nuovo caso Weinstein delle favole. Il motivo della proposta Sarah Hall lo spiega in un tweet: "Fino a quando verranno presentati questi testi nelle scuole non riusciremo mai a cambiare degli atteggiamenti che oggi sono ormai radicati nei comportamenti sessuali". Per la citata signora a quel bacio manca un elemento essenziale: il consenso. Sorte che, fa notare qualche altro utente nelle risposte, è toccata anche a Biancaneve, svegliatasi anche lei da un lungo sonno dopo il bacio del Principe Azzurro. Poveri bambini, eh? Brutalizzati dal racconto di un Principe che osa baciare la Principessa, la quale presto diverrà sua sposa.   Ovviamente qualche maligno ha pensato che se il bacio fosse stato "saffico" o gay, nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire. Stupisce che mentre nelle scuole materne e primarie si tengono corsi espliciti e assai discutibili di "educazione sessuale" (e senza il "consenso" dei diretti interessati e delle loro famiglie),  stupisce altresì che lo Stato diventi peggio di quegli orchi delle fiabe, dato che con leggi inique, impone a creature innocenti sin dalle prime classi della scuola, a dubitare di sé stessi, della propria individualità e identità sessuale, ma che   di converso, si debba fare tanto inutile can-can per delle fiabe di fantasia.
Ma alla signora Hall anche l'innocente bacetto di risveglio va di traverso: «Nella Bella Addormentata - spiega - sono in ballo il comportamento sessuale e il consenso. La favola veicola un messaggio sottile che contribuisce a creare una cultura in cui il consenso non è visto come qualcosa di importante». Ma guarda un po'!
Far passare un  tenero bacio per molestia, è a dir poco la nuova forma di perversione del secolo. 



Con ogni evidenza la signora è indottrinata e irregimentata al discorso mondialista-onusiano, secondo il quale si va in galera anche per un fischio di ammirazione per una bella donna. Il progetto di queste élites è a dir poco immondo perché vorrebbero esercitare violenza non solo con la loro contro-pedagogia e diseducazione servendosi della scuola e delle pubbliche istituzioni prese in ostaggio da circolari "europee", ma pretendono cancellare le radici storiche dei racconti di magia (fairy tales), dei racconti della tradizione popolare (folk tales), così radicati nell'immaginario collettivo dei popoli fin dagli albori della civiltà. Di quella tradizione orale popolare che si va facendo via via scrittura.
La letteratura per l'infanzia, contrariamente a quel che si crede, è destinata agli esseri umani tout court a partire dalla loro nascita accompagnandoli nel corso della vita. Pertanto, non è necessariamente ed esclusivamente destinata ai bambini, anche se poi questi ne sono i principali lettori e ascoltatori. Madri e padri trasmettono miti, fiabe, favole di animali, racconti ai loro figli creando quell' empatia e quell'affettività,  così necessari all'apprendimento del linguaggio e alla formazione psicologica e culturale dei più piccoli, preparandone il terreno come farebbe ogni buon agricoltore. Bene lo ha descritto Bruno Bettelheim nel suo saggio "Il mondo incantato" di cui riporto questo brano:

Per imparare a destreggiarsi nella vita e superare quelle che per lui sono realtà sconcertanti, il bambino ha bisogno di conoscere se stesso e il complesso mondo in cui vive. Gli occorrono un'educazione morale e idee sul modo di dare ordine e coerenza alla dimensione interiore. Cosa può giovargli più che una fiaba, che ne cattura l'attenzione, lo diverte, suscita il suo interesse e stimola la sua attenzione? Sia essa Cappuccetto rosso, Cenerentola o Barbablù, la fiaba popolare, anche se anacronistica, trasmette messaggi sempre attuali e conserva un significato profondo per conscio, subconscio e inconscio. Si adegua perfettamente alla mentalità infantile, al suo tumultuoso contenuto di aspirazioni, angosce, frustrazioni, e parla lo stesso linguaggio non realistico dei bambini. Tratta di problemi umani universali, offrendo esempi di soluzione alle difficoltà. E' atemporale e i personaggi dei suoi scenari fantastici sono figure archetipiche che incarnano le contraddittorie tendenze del bambino e i diversi aspetti del mondo. Le situazioni fiabesche, rispettando la visione magica infantile delle cose, esorcizzando incubi inconsci, placando inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita. 

Le più celebri fiabe di Charles Perrault, nato da  famiglia alto-borghese, vicina alla Corte di Francia sono universalmente note, sono parte indelebile della nostra cultura europea e del patrimonio tradizionale popolare; i riferimenti a esse in altre opere d'arte in altri contesti sono semplicemente incalcolabili, così come sono numerosissime, le trasposizioni in opere liriche, teatrali, cinematografiche, musicali, cartoni animati, balletti classici, e così via. Si possono ricordare oltre alla arcinota Cenerentola, il tenero Pollicino,  la  già citata Bella Addormentata, Il gatto con gli stivali, e la stupenda Pelle d'Asino con i suoi tre magnifici abiti di Sole, di Luna e di Stelle, tutte storie raccolte nel volume "I Racconti di Mamma Oca".
Con un'ambientazione più oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll, orchi e lupi in cui accadono anche cruenti fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca, sono invece le fiabe dei Fratelli Grimm. Una delle motivazioni che spinsero i Grimm a trascrivere le fiabe, retaggio culturale comune dei popoli di lingua tedesca, fu il desiderio di favorire la nascita di un' identità germanica..
E comunque Biancaneve, I 4 musicanti di Brema, Il Pifferaio di Hamelin, il Principe Ranocchio, Raperonzolo (Rapunzel), Hansel e Gretel e la fatidica casetta di marzapane col tetto in cioccolato, restano impresse per sempre nell'immaginario popolare travalicando i confini germanici per diventare, patrimonio di tutti. All'inizio del XIX secolo la Germania era frammentata in centinaia di principati e piccole nazioni, unificati solo dalla lingua tedesca.


I signori di Bruxelles che stanno imponendo certi scempi pedagogici e culturali dovrebbero sapere che fiabe popolari e racconti di magia servono a costruire la lingua  e l'identità dei popoli e delle nazioni. Ma forse è proprio questo che non vogliono, vista la loro insensata furia iconoclasta e il processo di destrutturazione delle nostre culture nazionali, in corso d'opera!

La Sirenetta simbolo della Danimarca
E che dire del "favoloso" Andersen e della sua Sirenetta, diventata il simbolo della Danimarca stessa? "I Vestiti nuovi dell'Imperatore" è una fiaba allegorica e morale ("Il re è nudo" visto con gli occhi della verità  senza orpelli che solo un bambino può avere, mentre i ciambellani e i cortigiani si ostinavano ad adularne gli abiti), "Scarpette rosse" (stupenda fiaba certamente un po' crudele) coniuga il Macabro col Sublime,  e ne trassero un suggestivo film a firma Powell e Pressburger, "L'usignolo" (fiaba tanto amata da Oscar Wilde) è una reprimenda contro quel meccanicismo e  quel progresso che uccide la natura, la vera poesia e la vera musica. "La Regina delle nevi"  lascia per sempre nella memoria, atmosfere rarefatte di sortilegio, di meraviglia, con tanta voglia di scoprire i paesaggi incantevoli del Grande Nord come la Norvegia, la Lapponia, la Finlandia. Tutti ricorderanno l'incontro ricco di fascinazione tra il piccolo Kay e la Regina delle Nevi, bella e altera sulla sua slitta, avvolta nel suo candido manto di pelliccia e manicotto, coi suoi occhi azzurrini come il riflesso della neve sotto le luci del Nord.




Quando eravamo piccoli ci leggevano fiabe, racconti e favole. Quando eravamo ammalati, ci regalavano un libro illustrato da leggere. Sovente queste storie ci incutevano paura, ma ci  spalancavano un mondo fantastico, pieno di simboli, di personaggi virtuosi che dovevano attraversare prove impossibili con figure malvagie da sconfiggere. E dopo mille peripezie, il lieto fine era assicurato,  mentre la nostra mente e il nostro carattere si formava a poco a poco, poiché quella che leggevamo era letteratura per l'infanzia. Anzi, no, letteratura tout court. 

...E tutti vissero per sempre felici e contenti... è proprio quel finale che non vogliono farci più narrare né scrivere, né tramandare a voce alle generazioni successive.
Non  è detto che ci riescano. 

24 November 2017

Piccoli Lothar crescono



Avete sentito le ultime dichiarazioni di Di Maio, il piccolo Lothar dei poteri d'Oltreatolantico, durante il suo viaggio statunitense? Potete leggerle voi stessi sul Blog di Grillo. Il Moretto diligente parla con il Vice Assistente Segretario, Conrad Tripple. Poi dichiara di aver avuto un incontro anche con il majority whip della Camera dei Rappresentanti Steve Scalise e si mostra soddisfatto da questi incontri. Contento perché dice di aver ricevuto "l’interesse sincero" che i rappresentanti del governo americano hanno manifestato nei confronti del Movimento 5 Stelle e delle loro proposte. Cito testualmente i passaggi, perché li trovo divertenti: 

Da parte loro era tanta la voglia di conoscerci da vicino ed io sono stato ben contento, e anche orgoglioso, di presentare loro un’immagine davvero autentica del MoVimento. Ho raccontato cosa siamo, cosa abbiamo fatto in Parlamento e sui territori in questi anni, e soprattutto come vogliamo governare l’Italia, quali sono le nostre proposte e ho detto loro che questo nostro programma vogliamo attuarlo con una squadra di uomini e donne di eccellenza. È stato facile, parlando, smentire le etichette che ci sono state appiccicate addosso da chi in Italia ha fatto tanta, troppa disinformazione su di noi e ha alimentato all’interno della comunità internazionale pregiudizi nei nostri confronti.

Barzellette! "Donne e uomini d'eccellenza" chi sarebbero ? La Raggi? L'Appendino? Le sindachine che privilegiano gli stranieri e mettono in lista d'attesa gli Italiani nell'assegnazione delle case popolari? Errore tragico poi andare a baciare la pantofola agli americani cercando di ottenerne la captatio benevolentiae: cioè nuovi ordini di scuderia.  Ma andiamo avanti.... 
Qui New York, il piccolo Lothar continua  con le sue "lezioni americane":

Come prima cosa ho chiarito che il MoVimento 5 Stelle non è isolazionista né filorusso, come una parte della stampa italiana in questi anni ha voluto dipingerci: al contrario ci interessa avere più relazioni internazionali e interlocutori possibili, come è sempre stato per il nostro Paese, in un'ottica in cui gli Usa sono e resteranno uno dei nostri principali alleati e la Russia un nostro interlocutore storico.


Isolazionista?  E chi è  er Giggi Di Maio? la regina Vittoria? E quando mai l'Italia è stata nelle condizioni di poterlo essere nella sua storia? Se per "non è isolazionista" intende dire che è disponibile a qualche inciucio coi rottami residui delle fronde "de sinistra", lo si era capito da tempo. Ormai i 5 stalle stanno attraversando la parabola discendente e non riusciranno a fare il jackpot esclusivo di voti, perciò va da sé che saranno costretti ad accordi.

A Ostia hanno vinto sì, ma a causa:
1) dell'astensionismo sbalorditivo (il 60%).
2) di un  centrodestra  che ha dichiarato sdegnosamente di non volere i voti di Casa Pound.

Ho spiegato che non mettiamo in discussione la nostra permanenza nella Nato- continua Di Maio -  ma vogliamo che la nostra voce venga ascoltata perché le cose che non ci vanno bene sono molte e si possono cambiare.

Uhllallà! Chissà che paura avranno i vertici Nato nel sentire gli ammonimenti  e le condizioni poste  sul tavolo dal Moretto Sapientino, con tanto di ditino alzato.



Non ci interessa nemmeno uscire dall’Europa (ndr: questo lo si era visto già quando Grillo ha buttato per aria l'alleanza con Nigel Farage nel parlamento europeo )  ma riteniamo sacrosanto mettere in discussione i trattati economici che fino ad oggi ci hanno impedito di fare investimenti a deficit, perché questa è l’unica strada per sviluppare il nostro progetto di innovazione tecnologica e tornare a crescere. 
Mettere in discussione i Trattati internazionali con che cosa? Con le cerbottane? Con le fionde? Quante legioni ha Beppe Grillo? 

"Se non avremo la maggioranza assoluta ci assumeremo la responsabilità di non lasciare il paese nel caos", ha detto Luigi Di Maio a Conrad Tribble, il citato funzionario del Dipartimento di Stato.

«Di Maio all’interprete fa tradurre la parola ‘convergenze’», scrive "La Stampa". Non si sbilancia ma fa intendere che intese in Parlamento, magari su un programma di pochi punti, sono possibili»

E c'è già chi parla di 5 Stelle che  si preparano a fare da stampella post-elettorale al Pd, con la mediazione delle “frattaglie piddine” capitanate dall'uscente Pietro Grasso, a sua volta eterodiretto, tramite D’Alema, dagli ambienti “democrat” Usa, clintoniani e obamiani. 

Ma non  è finita. Ai parlamentari statunitensi Di Maio ha chiesto spiegazioni, tra l’altro, sulla riforma delle tasse: «Servirebbe un taglio secco di imposte anche in Italia, in particolare sulle imprese, da finanziare con la riduzione della spesa pubblica e, se occorre, aumentando il deficit».

Pensate un po': si è propoosto come un nemico giurato del centro-destra e per rassicurare i Padroni d'Oltreatlantico, si è pure "berlusconizzato" in salsa pentastallatica con il taglio secco alle tasse. Che originalità!
Del fenomeno immigrazione e di come stopparla, il Lotharino non accenna nemmeno minimamente. E te pareva! E il loro magnificato reddito di cittadinanza, in caso malaugurato di vittoria,  a chi andrebbe?
Sarò sospettosa, ma ho già davanti il film: ai più bisognosi, cioè agli immigrati. Darlo agli Italiani "sarebbe discriminante", naturalmente (il virgolettato è mio).



Berlusconi-Mandrake aveva il suo grande Lothar in Emilio Fede. I poteri forti (o marci?) hanno in serbo nel taschino il loro Piccolo Lothar in salsa tzipriota: Giggino il Moretto.
Dopotutto...Greci e Italiani, una faccia, una razza. 


18 November 2017

Oltre le nubi...la Dichiarazione di Parigi




Il 7 Ottobre di quest'anno  un gruppo di intellettuali europei ha ideato e pubblicato un manifesto conservatore  con 36 punti che difendono la "Vecchia Europa" (così come la conoscevamo prima della Ue e dell'entrata in vigore dell'Euro)  che intendo riportare in versione integrale e che propongo ai lettori e visitatori di questo blog quale argomento di discussione.  Avrete notato come  sia  stato completamente ignorato dai media.  Pregherei di leggere con attenzione tutto il documento nei vari punti. Dobbiamo iniziare a pensare e a progettare oltre le nubi...

LA DICHIARAZIONE DI PARIGI ovvero UN'EUROPA IN CUI POSSIAMO CREDERE

1. L'Europa è casa nostra L’Europa ci appartiene e noi apparteniamo all’Europa. Queste terre sono la nostra casa; non ne abbiamo altra. Le ragioni per cui l’Europa ci è cara superano la nostra capacità di spiegare o di giustificare la nostra lealtà verso di essa. Sono storie, speranze e affetti condivisi. Usanze consolidate, e momenti di pathos e di dolore. Esperienze entusiasmanti di riconciliazione e la promessa di un futuro condiviso. Scenari ed eventi comuni si caricano di significato speciale: per noi, ma non per altri. La casa è un luogo dove le cose sono familiari e dove veniamo riconosciuti per quanto lontano abbiamo vagato. Questa è l’Europa vera, la nostra civiltà preziosa e insostituibile.

2. Una falsa Europa ci minaccia. L’Europa, in tutta la sua ricchezza e la sua grandezza, è minacciata da un falsa concezione di se stessa. Questa Europa falsa immagina di essere la realizzazione della nostra civiltà, ma in verità sta requisendo la nostra casa. Si appella alle esagerazioni e alle distorsioni delle autentiche virtù dell’Europa, e resta cieca di fronte ai propri vizi. Smerciando con condiscendenza caricature a senso unico della nostra storia, questa Europa falsa nutre un pregiudizio invincibile contro il passato. I suoi fautori sono orfani per scelta e danno per scontato che essere orfani ‒ senza casa ‒ sia una conquista nobile. In questo modo, l’Europa falsa incensa se stessa descrivendosi come l’anticipatrice di una comunità universale che però non è né universale né una comunità.

3. La falsa Europa è utopica e tirannica. I padrini dell’Europa falsa sono stregati dalle superstizioni del progresso inevitabile. Credono che la Storia stia dalla loro parte, e questa fede li rende altezzosi e sprezzanti, incapaci di riconoscere i difetti del mondo post-nazionale e post-culturale che stanno costruendo. Per di più, ignorano quali siano le fonti vere del decoro autenticamente umano cui peraltro tengono caramente essi stessi, proprio come vi teniamo noi. Ignorano, anzi ripudiano le radici cristiane dell’Europa. Allo stesso tempo, fanno molta attenzione a non offendere i musulmani, immaginando che questi ne abbracceranno con gioia la mentalità laicista e multiculturalista. Affogata nel pregiudizio, nella superstizione e nell’ignoranza, oltre che accecata dalle prospettive vane e autogratulatorie di un futuro utopistico, per riflesso condizionato l’Europa falsa soffoca il dissenso. Tutto ovviamente in nome della libertà e della tolleranza.

4. Dobbiamo difendere l'Europa vera. Siamo in un vicolo cieco. La minaccia maggiore per il futuro dell’Europa non sono né l’avventurismo russo né l’immigrazione musulmana. L’Europa vera è a rischio a causa della stretta asfissiante che l’Europa falsa esercita sulla nostra capacità d’immaginare prospettive. I nostri Paesi e la cultura che condividiamo vengono svuotati da illusioni e autoinganni su ciò che l’Europa è e deve essere. Noi c’impegniamo dunque a resistere a questa minaccia diretta contro il nostro futuro. Noi difenderemo, sosterremmo e promuoveremo l’Europa vera, l’Europa a cui in verità noi tutti apparteniamo.

5. La solidarietà e la lealtà civica incoraggiano la partecipazione attiva. L’Europa vera si aspetta e incoraggia la partecipazione attiva al progetto di una vita politica e culturale comuni. Quello europeo è un ideale di solidarietà basato sull’assenso a un corpo di leggi che si applica a tutti, ma che è limitato nelle pretese. Questo assenso non ha sempre assunto la forma della democrazia rappresentativa. Ma le nostre tradizioni di lealtà civica riflettono un assenso fondamentale alle nostre tradizioni politiche e culturali, quali che ne siano le forme. Nel passato, gli europei hanno combattuto per rendere i propri sistemi politici più aperti alla partecipazione popolare e di questa storia andiamo giustamente orgogliosi. Pur facendolo, talora con modi apertamente ribelli, hanno vigorosamente affermato che, malgrado le ingiustizie e le mancanze, le tradizioni dei popoli di questo continente sono le nostre. Questo zelo riformatore rende l’Europa un luogo alla costante ricerca di una giustizia sempre maggiore. Questo spirito di progresso è nato dall’amore e dalla lealtà verso le nostre patrie.


6. Non siamo soggetti passivi. È uno spirito europeo di unità che ci permette di fidarci pubblicamente gli uni degli altri, anche tra stranieri. Sono i parchi pubblici, le piazze centrali e i grandi viali delle città e dei borghi europei a esprimere lo spirito politico europeo: noi condividiamo una vita e una res publica comuni. Riteniamo nostro dovere assumerci la responsabilità del futuro delle nostre società. Non siamo soggetti passivi sottoposto al dominio di poteri dispotici, sacrali o laici. E non ci prostriamo davanti all’implacabilità di forze storiche. Essere europei significa possedere la facoltà di agire nella politica e nella storia. Siamo noi gli autori del destino che ci accomuna.

7. Lo Stato Nazione è il tratto distintivo dell'Europa. L’Europa vera è una comunità di nazioni. Abbiamo lingue, tradizioni e confini propri. Eppure ci siamo sempre riconosciuti affini, anche quando siamo arrivati al contrasto, o persino alla guerra. A noi questa unità nella diversità sembra naturale. Tuttavia è una realtà notevole e preziosa poiché non è né naturale né inevitabile. La forma politica più comune di questa unità nella diversità è l’impero, che i re guerrieri europei hanno cercato di ricreare per secoli dopo la caduta dell’impero romano. L’attrattiva esercitata dal modello imperiale è perdurata, ma ha prevalso lo Stato-nazione, la forma politica che unisce l’essere popolo alla sovranità. Lo Stato-nazione è quindi diventato il tratto caratteristico della civiltà europea.

8. Noi non sosteniamo un’unione imposta o forzata. Una comunità nazionale è fiera di governarsi a modo proprio, spesso si vanta dei grandi traguardi raggiunti nelle arti e nelle scienze, e compete con gli altri Paesi, a volte anche sul campo di battaglia. Tutto ciò ha ferito l’Europa, talvolta gravemente, ma non ne ha mai compromesso l’unità culturale. Di fatto è accaduto semmai il contrario. Man mano che gli Stati-nazione dell’Europa sono venuti radicandosi e precisandosi, si è rafforzata una identità europea comune. A seguito del terribile bagno di sangue causato dalle guerre mondiali nella prima metà del secolo XX, ci siamo rialzati ancora più risoluti a onorare quell’eredità comune. Ciò testimonia quale profondità e quale potenza abbia l’Europa come civiltà cosmopolita nel senso più appropriato. Noi non cerchiamo l’unità imposta e forzata di un impero. Piuttosto, il cosmopolitismo europeo riconosce che l’amore patriottico e la lealtà civica aprono a un mondo più vasto.

9. Il cristianesimo incoraggiava l’unità culturale. L’Europa vera è stata segnata dal cristianesimo. L’impero spirituale universale della Chiesa ha portato l’unità culturale all’Europa, ma lo ha fatto senza un impero politico. Questo ha permesso che entro una cultura europea condivisa fiorissero lealtà civiche particolari. L’autonomia di ciò che chiamiamo società civile è dunque diventata una peculiarità della vita europea. Inoltre, il Vangelo cristiano non consegna all’uomo una legge divina esaustiva da applicare alla società, e questo rende possibile affermare e onorare la varietà delle legislazioni positive delle diverse nazioni senza recare minaccia alla nostra unità europea. Non è un caso che il declino della fede cristiana in Europa sia stato accompagnato da sforzi sempre maggiori per raggiugerne l’unità politica: ovvero l’impero monetario e regolatorio, ammantato dai sentimenti di universalismo pseudoreligioso, che l’Unione Europea sta costruendo.

10. Le radici cristiane nutrono l'Europa. L’Europa vera afferma la pari dignità di qualsiasi persona, senza fare differenze di sesso, di rango o di razza. Anche questo proviene dalle nostre radici cristiane. Le nostre virtù nobili hanno un’ascendenza inequivocabilmente cristiana: l’equità, la compassione, la misericordia, il perdono, l’operare per la pace, la carità. Il cristianesimo ha rivoluzionato le relazioni tra gli uomini e le donne, dando valore all’amore e alla fedeltà reciproca come mai era stato fatto prima. Il legame del matrimonio consente sia agli uomini sia alle donne di prosperare in comunione. La maggior parte dei sacrifici che compiamo sono a vantaggio dei nostri coniugi e dei nostri figli. Anche questo spirito di donazione di sé è un altro contributo cristiano all’Europa che amiamo.

11. Le radici classiche incoraggiano l'eccellenza. L’Europa vera trae ispirazione altresì dalla tradizione classica. Noi ci riconosciamo nella letteratura della Grecia e di Roma antiche. Da europei, ci sforziamo per raggiungere la magnificenza, gemma sulla corona delle virtù classiche. A volte questo ha condotto alla competizione violenta per la supremazia. Ma al suo meglio è l’aspirazione all’eccellenza che ispira gli uomini e le donne dell’Europa a creare opere musicali e artistiche d’ineguagliata bellezza o a compiere svolte straordinarie nella scienza e nella tecnologia. Le virtù profonde dei Romani che sapevano come dominare se stessi, nonché l’orgoglio nel partecipare alla vita civica e lo spirito dell’indagine filosofica dei Greci non sono mai stati dimenticati nell’Europa vera. Anche queste eredità sono nostre.

12. L'Europa è un progetto condivisoL’Europa vera non è mai stata perfetta. I fautori dell’Europa falsa non sbagliano nel proporre sviluppi e riforme, e tra il 1945 e il 1989 molte di apprezzabile e di onorevole è stato fatto. La nostra vita condivisa è un progetto che continua, non un’eredità sclerotizzata. Ma il futuro dell’Europa riposa in una lealtà rinnovata verso le nostre tradizioni migliori, non un universalismo spurio che impone la perdita della memoria e il ripudio di sé. L’Europa non è iniziata con l’Illuminismo. La nostra amata casa non troverà realizzazione di sé nell’Unione Europea. L’Europa vera è, e sempre sarà, una comunità di nazioni a volte chiuse, e talvolta ostinatamente tali, eppure unite da un’eredità spirituale che, assieme, discutiamo, sviluppiamo, condividiamo e, sì, amiamo.

13. Stiamo perdendo la nostra casa.  L’Europa vera è a rischio. I risultati ottenuti dalla sovranità popolare, dalla resistenza all’impero, dal cosmopolitismo capace di amore civico, il retaggio cristiano di una vita autenticamente umana e dignitosa, l’impegno vivo nei confronti della nostra eredità classica stanno tutti scemando. I padrini dell’Europa falsa costruiscono la loro fasulla Cristianità di diritti umani universali e noi perdiamo la nostra casa.

14. Sta prevalendo una libertà falsa. L’Europa falsa si gloria di un impegno senza precedenti a favore della libertà umana. Questa libertà, però, è assolutamente a senso unico. Viene vista come la liberazione da ogni freno: libertà sessuale, libertà di espressione di sé, libertà di “essere se stessi”. La generazione del 1968 considera queste libertà come vittorie preziose su quello che un tempo era un regime culturale onnipotente e oppressivo. I sessantottini si considerano grandi liberatori, e le loro trasgressioni vengono acclamate come nobili conquiste morali per le quali il mondo intero dovrebbe essere loro grato.

15. L’individualismo, l’isolamento e l’astuzia sono diffusi.  Per le generazioni europee più giovani, invece, la realtà è molto meno dorata. L’edonismo libertino conduce spesso alla noia e a un profondo senso d’inutilità. Il vincolo matrimoniale si è indebolito. Nel mare torbido della libertà sessuale, il desiderio profondo dei giovani di sposarsi e di formare famiglie viene spesso frustrato. Una libertà che frustra le ambizioni più profonde del nostro cuore diventa una maledizione. Sembra che le nostre società stiano cadendo nell’individualismo, nell’isolamento e nell’inanità. Al posto della libertà, siamo condannati al vuoto conformismo di una cultura guidata dai consumi e dai media. È quindi nostro dovere dire la verità: la generazione del 1968 ha distrutto, ma non ha costruito. Ha creato un vuoto ora riempito dai social media, dal turismo di massa e dalla pornografia.

16. Siamo regolati e gestiti. E mentre ascoltiamo i vanti di questa libertà senza precedenti, la vita dell’Europa si fa sempre più globalmente regolamentata. Ci sono regole ‒ spesso predisposte da tecnocrati senza volto legati a interessi forti ‒ che governano le nostre relazioni professionali, le nostre decisioni nel campo degli affari, i nostri titoli di studio, i nostri mezzi d’informazione e d’intrattenimento, la nostra stampa. E ora l’Europa cerca di restringere ancora di più la libertà di parola, una libertà che è stata europea sin dal principio e che equivale alla manifestazione della libertà di coscienza. Ma gli obiettivi di queste restrizioni non sono l’oscenità e le altre aggressioni alla decenza nella vita pubblica. Al contrario, la classe dirigente europea vuole manifestamente restringere la libertà di parola. Gli esponenti politici che danno voce a certe verità sconvenienti sull’islam e sull’immigrazione vengono trascinati in tribunale. La correttezza politica impone tabù così forti da squalificare in partenza qualsiasi tentativo di sfidare lo status quo. In realtà, l’Europa falsa non incoraggia la cultura della libertà. Promuove una cultura dell’omogeneità guidata da criteri mercantili e della conformità imposta da logiche politiche.

17. Il Multiculturalismo è impraticabile. L’Europa falsa si vanta pure di un impegno senza precedenti a favore dell’eguaglianza. Pretende di promuovere la non-discriminazione e l’inclusione di tutte le razze, di tutte le religioni e di tutte le identità. In questo campo sono stati effettivamente compiuti progressi veri, ma il distacco utopistico dalla realtà ha preso il sopravvento. Negli ultimi decenni, l’Europa ha perseguito un grandioso progetto multiculturalista. Chiedere o figuriamoci promuovere l’assimilazione dei nuovi arrivati musulmani alle nostre usanze e ai nostri costumi, peggio ancora alla nostra religione, è stata giudicata un’ingiustizia triviale. L’impegno egualitario, ci è stato detto, impone che noi abiuriamo anche la più piccola pretesa di ritenere superiore la nostra cultura. Paradossalmente, l’impresa multiculturale europea, che nega le radici cristiane dell’Europa, vive in modo esagerato e insopportabile alle spalle dell’ideale cristiano di carità universale. Dai popoli europei pretende un grado di abnegazione da santi. Denunciamo quindi il tentativo di fare della completa colonizzazione delle nostre patrie e della rovina della nostra cultura il traguardo glorioso dell’Europa nel secolo XXI, da raggiungere attraverso il sacrificio collettivo di sé in nome di una nuova comunità globale di pace e di prosperità che sta per nascere. 

18. Cresce la fede falsa. In quest’idea c’è una grande misura di malafede. La maggior parte degli esponenti dei nostri mondi politici è senza dubbio convinta che la cultura europea sia superiore, ma non lo può dire in pubblico perché offenderebbe gl’immigrati. Stante questa superiorità, pensano che l’assimilazione avverrà in modo naturale e rapido. Riecheggiando ironicamente l’antica idea imperialista, le classi dirigenti europee presumono infatti che, in qualche modo, in obbedienza alle leggi della natura o della storia, “loro” diventeranno necessariamente come “noi”; e non concepiscono che possa accadere invece l’inverso. Nel frattempo, s’impiega la dottrina multiculturalista ufficiale come strumento terapeutico per gestire le incresciose ma “temporanee” tensioni culturali.

19. Aumenta la tirannia tecnologica.  Ma vi è una malafede ancora maggiore, di un genere più oscuro. Negli ultimi decenni, una parte sempre più ampia della nostra classe dirigente ha riposto i propri interessi nell’accelerazione della globalizzazione. I suoi esponenti mirano a dar vita a istituzioni sovranazionali che possano controllare senza l’inconveniente della sovranità popolare. È sempre più chiaro che il “deficit di democrazia” di cui soffre l’Unione Europea non è solo un problema tecnico che si può risolvere con mezzi tecnici, ma un impegno basilare difeso con zelo. Legittimati da presunte necessità economiche o attraverso l’elaborazione autonoma di una nuova legislazione internazionale dei diritti umani, i mandarini sovranazionali delle istituzioni comunitarie europee confiscano la vita politica dell’Europa, rispondendo alle sfide in modo tecnocratico: non esiste alternativa. È questa la tirannia morbida ma concreta che abbiamo oggi di fronte.

20. L'Europa falsa è fragile e impotente. Nonostante i migliori sforzi profusi dai suoi partigiani per cercare di tenere in piedi un castello d’illusioni confortanti, l’arroganza dell’Europa falsa sta però ora diventando del tutto evidente. Soprattutto, l’Europa falsa si sta rivelando più debole di quanto chiunque avrebbe mai immaginato. L’intrattenimento popolare e il consumo materiale non alimentano la vita civica. Depauperate d’ideali nobili e inibite dall’ideologia multiculturalista a esprimere orgoglio patriottico, le nostre società hanno difficoltà a trovare la volontà di difendersi. In più, non sono certo la retorica dell’inclusione o l’impersonalità di un sistema economico dominato da gigantesche società internazionali per azioni a poter ridare vigore al senso civico e alla coesione sociale. Dobbiamo essere franchi ancora una volta: le società europee si stanno sfilacciando malamente. Se non apriremo gli occhi, assisteremo a un uso sempre maggiore del potere statalista, dell’ingegneria sociale e dell’indottrinamento culturale. Non è solo il terrorismo islamico a portare soldati pesantemente armati nelle nostre strade. Per domare le contestazioni antisistema e persino le folle ubriache dei tifosi di calcio oggi sono necessari poliziotti in tenuta antisommossa. Il fanatismo delle tifoserie sportive è un segno disperato nel bisogno profondamente umano di solidarietà, un bisogno che d’altra parte l’Europa falsa disattende.

21. Si è sviluppata una cultura del ripudio. In Europa, i ceti intellettuali sono, purtroppo, fra i principali partigiani ideologici della boria dell’Europa falsa. Senza dubbio, le nostre università sono una delle glorie della civiltà europea. Ma laddove un tempo esse cercavano di trasmettere a ogni nuova generazione la sapienza delle epoche passate, oggi per i più il pensiero critico equivale alla semplicistica ricusazione del passato. La stella polare dello spirito europeo è stata la rigorosa disciplina dell’onestà e dell’obiettività intellettuali. Ma da due generazioni questo nobile ideale è stato trasformato. L’ascetismo che un tempo cercava di liberare la mente dalla tirannia dell’opinione dominante si è mutata in un’animosità spesso compiaciuta e irriflessiva contro tutto ciò che ci appartiene. Questo atteggiamento di ripudio culturale è un modo semplice e a buon mercato per atteggiarsi a “critici”. Negli ultimi decenni, è stato sperimentato nelle sale da convegno, diventando una dottrina, un dogma. E l’unirsi a questo credo viene preso come segno di elezione spirituale da “illuminati”. Di conseguenza, le nostre università sono diventate agenti attivi della distruzione culturale.

22. Le élites esibiscono in modo arrogante le loro virtù. Le nostri classi dirigenti promuovono i diritti umani. Combattono i cambiamenti climatici. Progettano una economia di mercato più globalmente integrata e l’armonizzazione delle politiche fiscali. Supervisionano i passi compiuti verso l’eguaglianza di genere. Fanno così tanto per noi! Che importa dunque dei meccanismi con cui sono arrivati ai loro posti? Che importa se i popoli europei sono sempre più scettici delle loro gestioni?

23. Un'alternativa c'è. Lo scetticismo crescente è pienamente giustificato. Oggi l’Europa è dominata da un materialismo privo di obiettivi incapace di motivare gli uomini e le donne a generare figli e a formare famiglie. La cultura del ripudio defrauda le generazioni future del senso d’identità. In alcuni dei nostri Paesi vi sono zone intere in cui i musulmani vivono informalmente autonomi rispetto alle leggi vigenti, quasi fossero dei coloni invece che dei nostri connazionali. L’individualismo ci isola gli uni dagli altri. La globalizzazione trasforma le prospettive di vita di milioni di persone. Quando le si sfida, le nostre classi dirigenti dicono che la loro è semplicemente la gestione dell’inevitabile e la sistemazione delle necessità più impellenti. Nessun’altra strada è possibile, e resistere è irrazionale. Le cose non possono andare altrimenti. Chi si oppone, soffre di nostalgia, e per questo merita di essere moralmente condannato come razzista e fascista. Man mano che le divisioni sociali e la sfiducia civica si fanno evidenti, la vita pubblica europea diviene più rabbiosa, più rancorosa, e nessuno sa dove questo potrà condurre. Dobbiamo smettere di camminare lungo questa strada. Dobbiamo liberarci della tirannia dell’Europa falsa. Un’alternativa c’è.

24. Dobbiamo rifiutare i surrogati della religione. L’opera di rinnovamento inizia con l’autocoscienza teologica. Le pretese universaliste e multiculturaliste dell’Europa falsa si rivelano essere surrogati della religione, con tanto di impegni di fede e pure di anatemi. È l’oppio potente che paralizza politicamente l’Europa. Noi dobbiamo quindi sottolineare che le aspirazioni religiose appartengono al mondo della religione, non a quello della politica, meno ancora a quello dell’amministrazione burocratica. Per recuperare la nostra capacità di agire nella politica e nella storia, è imperativo risecolarizzare la vita politica dell’Europa.

25. Dobbiamo ripristinare un vero e proprio liberalismo.  Quest’impresa esigerà che ognuno di noi rinunci al linguaggio bugiardo che evita le responsabilità e che favorisce la manipolazione ideologica. I discorsi sulla diversità, sull’inclusione e sul multiculturalismo sono vuoti. Spesso è un linguaggio utilizzato per travestire i nostri fallimenti da conquiste: la dissoluzione della solidarietà sociale viene “in realtà” presa come un segnale di benvenuto, di tolleranza e d’inclusione. Ma questo è linguaggio da marketing, inteso a oscurare la realtà invece che a illuminarla. Dobbiamo allora recuperare il rispetto profondo per la realtà. Il linguaggio è uno strumento delicato, e usandolo come un randello lo si degrada. Dobbiamo farci fautori del decoro linguistico. Il ricorso alla denuncia è il segno della decadenza che ha aggredito il nostro tempo. Non dobbiamo tollerare l’intimidazione verbale, men che meno le minacce di morte. Dobbiamo proteggere chi parla in modo ragionevole anche quando pensiamo che sbagli. Il futuro dell’Europa dev’essere liberale nel senso migliore del termine, ovvero garante di discussioni pubbliche appassionate, libere da ogni minaccia di violenza e di coercizione.

26. Abbiamo bisogno di statisti responsabili. Rompere l’incantesimo dell’Europa falsa e della sua utopistica crociata pseudo-religiosa votata a costruire un mondo senza confini significa incoraggiare una nuova arte del governo e un nuovo tipo di uomini di governo. Un uomo politico di valore salvaguarda il bene comune di un determinato popolo. Un valido uomo di governo considera la nostra comune eredità europea e le nostre specifiche tradizioni nazionali doni magnifici e vivificanti, ma al contempo fragili. Quindi né le ricusa né rischia di smarrirle per inseguire sogni utopici. Gli uomini politici così desiderano sinceramente gli onori conferiti loro dalle proprie genti, non bramano l’approvazione di quella “comunità internazionale” che di fatto è solo la cerchia di relazioni pubbliche di una oligarchia.

27. Dobbiamo ritrovare l’unità nazionale e la solidarietà. Riconoscendo il carattere particolare dei Paesi europei, e la loro impronta cristiana, non dobbiamo lasciarci confondere dalle affermazioni pretestuose dei multiculturalisti. L’immigrazione senza l’assimilazione è solo una colonizzazione, e dev’essere respinta. Ci attendiamo giustamente che chi migra nelle nostre terre divenga parte dei nostri Paesi, adottando le nostre usanze. Quest’aspettativa deve però essere sostenuta da una politica solida. Il linguaggio del multiculturalismo è stato importato dagli Stati Uniti d’America. Ma l’età d’oro dell’immigrazione negli Stati Uniti è stata all’inizio del secolo XX, un periodo di crescita economica notevolmente rapida in un Paese sostanzialmente privo di Welfare State e caratterizzato da un forte senso d’identità nazionale che ci si attendeva gl’immigrati assimilassero. Dopo avere accolto numeri enormi d’immigrati, gli Stati Uniti hanno poi praticamente sigillato le porte per due generazioni. L’Europa deve imparare da quell’esperienza americana invece che adottare le ideologie americane contemporanee. Quell’esperienza dice che il lavoro è un potente forza di assimilazione, che un Welfare State indulgente può invece impedire l’assimilazione e che a volte la prudenza politica impone di ridurre le cifre dell’immigrazione, anche in modo drastico. Non dobbiamo permettere che l’ideologia multiculturalista deformi la nostra capacità di valutare in sede politica quale sia il modo migliore per servire il bene comune, cosa che peraltro esige che comunità nazionali sufficientemente unite e solidali considerino il proprio bene come comune.

28. Solo gli imperi sono multiculturali.   Dopo la Seconda guerra mondiale, l’Europa Occidentale ha saputo far crescere sistemi democratici vitali. Dopo il crollo dell’impero sovietico, i Paesi dell’Europa Centrale hanno recuperato la propria vitalità civica. Sono due delle conquiste più preziose cui l’Europa sia mai giunta. Ma andranno perdute se non affrontiamo il nodo dell’immigrazione e dei cambiamenti demografici in atto nei nostri Paesi. Solo gl’imperi possono essere multiculturali, ed è esattamente un impero ciò che l’Unione Europea diventerà se non riusciremo a fare di una nuova unità civica solidale il criterio per valutare le politiche sull’immigrazione e le strategie per l’assimilazione.

29. Una giusta gerarchia nutre il benessere sociale. Molti pensano erroneamente che l’Europa sia scossa solo dalle controversie sull’immigrazione. In verità, la questione dell’immigrazione è solo uno degli aspetti di un processo di disfacimento sociale più generale che dev’essere invertito. Dobbiamo ripristinare la dignità sociale che hanno i ruoli specifici. I genitori, gl’insegnanti e i professori hanno il dovere di formare coloro che sono affidati alle loro cure. Dobbiamo resistere al culto della competenza che s’impone a spese della sapienza, del garbo e della ricerca di una vita colta. L’Europa non conoscerà alcun rinnovamento senza il rifiuto deciso dell’egualitarismo esagerato e della riduzione del sapere a conoscenza tecnica. Noi abbracciamo con favore le conquiste politiche dell’età moderna. Ogni uomo e ogni donna debbono avere parità di voto. I diritti fondamentali debbono essere protetti. Ma una democrazia sana esige gerarchie sociali e culturali che incoraggino il perseguimento dell’eccellenza e che rendano onore a coloro che servono il bene comune. Dobbiamo restaurare il senso della grandezza spirituale e onorarlo in modo che la nostra civiltà possa contrastare il potere crescente della mera ricchezza da un lato e dell’intrattenimento triviale dall’altro.

30. Dobbiamo ripristinare la cultura moraleLa dignità umana è più del diritto a essere lasciati in pace e le dottrine dei diritti umani internazionali non esauriscono la sete di giustizia, meno ancora la sete del bene. L’Europa deve riorganizzare il consenso attorno alla cultura morale di modo che le gente possa essere guidata all’obiettivo di una vita virtuosa. Non possiamo consentire che una falsa idea di libertà impedisca l’uso prudente del diritto per scoraggiare il vizio. Dobbiamo perdonare la debolezza umana, ma l’Europa non può prosperare senza restaurare l’aspirazione comune alla rettitudine e all’eccellenza umana. La cultura della dignità sgorga dal decoro e dall’adempimento dei doveri che competono al nostro stato sociale. Dobbiamo ricuperare il rispetto reciproco fra le classi sociali che caratterizza una società che dà valore ai contributi di tutti.

31. I mercati devono essere ordinati verso fini sociali. Mentre riconosciamo gli aspetti positivi delle economie di libero mercato, dobbiamo resistere alle ideologie che cercano di rendere totalizzante la logica del mercato. Non possiamo permettere che tutto sia in vendita. I mercati che funzionano bene esigono che sia il diritto a precedere e a presiedere (rule of law) e il nostro diritto che tutto precede e presiede deve puntare più in alto della mera efficienza economica. Del resto i mercati funzionano meglio quando sono inseriti in istituzioni sociali forti organizzate sui princìpi autonomi non mercantili. La crescita economica, benché benefica, non è il bene sommo. I mercati debbono essere orientati a fini sociali. Oggi il gigantismo aziendale minaccia persino la sovranità politica. I Paesi debbono cooperare per dominare l’arroganza e l’irragionevolezza delle forze economiche globali. Noi ci riconosciamo quindi in un uso prudente del potere esercitato dai governi per sostenere beni sociali non economici.

32. L'istruzione deve essere riformata. Noi crediamo che l’Europa abbia una storia e una cultura degne di essere difese. Troppo spesso, però, le nostre università tradiscono la nostra eredità culturale. Dobbiamo riformare i programmi scolastici per incoraggiare la trasmissione della nostra cultura comune invece che indottrinare i giovani con una cultura del ripudio. Gl’insegnanti e i mentori di ogni livello hanno il dovere della memoria. Dovrebbero essere orgogliosi del ruolo di ponte fra le generazioni passate e future che hanno. Dobbiamo recuperare anche il senso della cultura europea alta, usando il Bello e il Sublime come norma comune e rigettando la degradazione delle arti a una fattispecie della propaganda politica. Questo esigerà che si allevi una nuova generazione di mecenati. Le società per azioni e le burocrazie si sono rivelate essere custodi davvero poveri delle arti.

33. Il Matrimonio e la famiglia sono essenziali. Il matrimonio è il fondamento della società civile e la base dell’armonia fra gli uomini e le donne. È il legame intimo tra un uomo e una donna che si organizza per il sostentamento della famiglia e per la crescita dei figli. Noi affermiamo che i ruoli più fondamentali che abbiamo sia nella società sia in quanto esseri umani sono quelli di padri e di madri. Il matrimonio e i figli sono parte integrante di qualsiasi prospettiva di prosperità umana. A coloro che li hanno generati al mondo i figli richiedono sacrificio. È un sacrificio nobile cui deve essere reso onore. Noi pertanto auspichiamo politiche sociali prudenti che incoraggino e rafforzino il matrimonio, la maternità e l’educazione dei figli. Una società che non accoglie i figli non ha futuro.

34. Il populismo dovrebbe essere "impegnato". L’Europa di oggi è attraversato da grande preoccupazione per il sorgere di quello che viene chiamato “populismo”, anche se il significato del termine non viene mai definito ed è usato per lo più solo come invettiva. Sul tema abbiamo le nostre riserve. L’Europa deve attingere alla sapienza profonda delle proprie tradizioni piuttosto che affidarsi a slogan semplicistici e a richiami emotivi divisivi. Eppure ci rendiamo conto che molti elementi di questo nuovo fenomeno politico possono rappresentare una sana ribellione contro la tirannia dell’Europa falsa, che etichetta come “antidemocratica” qualsiasi realtà ne minacci il monopolio della legittimità morale. Il cosiddetto “populismo” sfida la dittatura dello status quo, il “fanatismo del centro”, e lo fa giustamente. È un segno che persino nel mezzo della nostra cultura politica degradata e impoverita è possibile ridare vita all’agire storico dei popoli europei.

35. Il nostro futuro è l'Europa vera. Rifiutiamo perché falsa la pretesa di dire che non esiste alternativa responsabile alla solidarietà artificiale e senz’anima di un mercato unificato, di una burocrazia transnazionale e di un intrattenimento dozzinale. L’alternativa responsabile è l’Europa vera.

36. Dobbiamo assumerci la responsabilità. In questo momento, chiediamo a tutti gli europei di unirsi a noi per respingere le fantasie utopistiche di un mondo multiculturale senza frontiere. Amiamo a buon diritto le nostre patrie e cerchiamo di trasmettere ai nostri figli ogni elemento nobile che noi stessi abbiamo ricevuto in dote. Da europei, condividiamo anche una eredità comune e questa eredità ci chiede di vivere assieme in pace in una Europa delle nazioni. Ripristiniamo la sovranità nazionale e ricuperiamo la dignità di una responsabilità politica condivisa per il futuro dell’Europa.

Philippe Bénéton (France)
Rémi Brague (France)
Chantal Delsol (France)
Roman Joch (Česko)
Lánczi András (Magyarország)
Ryszard Legutko (Polska) 
Pierre Manent (France)
Matthias Storme (België)
Janne Haaland Matlary (Norge)
Dalmacio Negro Pavón (España)
Roger Scruton (United Kingdom)
Robert Spaemann (Deutschland)