"Nutro simpatia per i lefebvriani e per il rito tridentino, ma era proprio il caso di far partire lo scisma con un pontefice decisamente meno fanatico di Bergoglio? I giornali parlano di "fondi americani" dietro ciò, stai a vedere che...Sempre per la serie "pensar male è peccato...". I puntolini di sospensione sono d'obbligo e l'allusione di matrice andreottiana sul pensar male, pure. Dunque i quotidiani dei "poteri forti" danno spazio a questo raduno di Écône e ai suoi frequentatori come se gli ambienti massonici fossero, in un certo senso, preoccupati dell'evento.
Le circa 800 chiese tradizionaliste della Fraternità sparse nel mondo, stanno a dimostrare come sotto la cenere alberghi sempre il fuoco. E che esiste quasi sempre qualcosa di simile al "il ritorno del represso e del rimoso" da quel lontano 1988 nel quale vennero scomunicati da Papa Wojtyla, per aver voluto ordinare quattro vescovi. Paolo VI li aveva sospesi a divinis. Ma fu poi Giovanni Paolo II nel 1988 a scomunicare, con un atto entrato nella storia, i quattro vescovi consacrati da Lefèbvre, grande oppositore del Concilio Vaticano II, che intendeva così sfidare l'autorità del Papa e le mai riconosciute riforme della Chiesa. Riforme che vennero paragonate da Marcel Lefèbvre, come se la "rivoluzione francese" fosse entrata nella Chiesa. Pertanto, senza il mandato pontificio, esattamente come i lefebvriani di oggi, consacrò quattro vescovi suoi seguaci. Erano i monsignori Bernard Fellay, Bernard Tissier de Mallerais, Richard Williamson e Alfonso de Galarreta, tutti allo stesso modo oppositori del Concilio con le sue riforme come l'ecumenismo, l'apertura ai laici, l'abolizione della messa in latino in favore di quella nelle varie lingue nazionali e popolari.
Sotto il pontificato di Benedetto XVI, i quattro vennero prosciolti dalla scomunica, ma nel complesso, la Fraternità sacerdotale rimase ferma nelle sue posizioni preconciliari. Alla morte di Papa Benedetto XVI, la Fraternità San Pio X (FSSPX) ha espresso cordoglio, riconoscendo il suo generoso impegno a favore della Tradizione. Papa Ratzinger aveva infatti revocato la scomunica ai vescovi lefebvriani nel 2009 e liberalizzato la Messa in latino con il Summorum Pontificum, un'apertura molto apprezzata dalla Fraternità.
Intendiamoci, per come è conciata la chiesa odierna non c'è da stupirsi circa la rinomanza ottenuta oggi dai lefebvriani, certamente più attenti ai problemi legati all'identità cristiana dei popoli d'Europa. E se devo dire la mia, non mi è piaciuto il gesto odierno di Papa Leone XVI a Lampedusa, sulle orme del suo predecessore Bergoglio a predicare accoglienza, davanti al mare. E' vero che il Mediterraneo è diventato la tomba dei migranti, ma è altresì vero, che quasi ogni giorno ci sono crimini, accoltellamenti e uccisioni nelle nostre città da parte di qualche "squilibrato" che - guarda caso - proviene da paesi afro-islamici o asiatico-islamici. Forse mi sono distratta, ma constato che sui nostri poveri morti, non c'è ancora papa che pianga.
Il curioso è che diminuiscono le vocazioni sacerdotali della chiesa di Roma, ma aumentano le loro, segno tangibile che i giovani odierni sono in cerca di un "pensiero forte" e di valori non negoziabili.
Altri aspetti dei lefebvriani sono legati alla liturgia e alla Messa con rito tridentino. Il sacerdote officia la Messa rivolto verso l'altare e la croce, e non verso i fedeli. Durante l'eucarestia, l'ostia viene porta dal sacerdote e non può venir toccata dal fedele. Inoltre la religione di stato deve essere, quella cattolica confutando così il concetto di "libertà religiosa" e il cosiddetto "dialogo interreligioso", concetti scaturiti dal Conc. Vaticano II.
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| Raduno lefebvriano a Écône (Svizzera) |
Il giorno 1 luglio scorso, la Fraternità Sacerdotale San Pio X ha consacrato quattro nuovi vescovi a Écône, in Svizzera, ignorando l'appello del Papa a sospendere la cerimonia e a tornare indietro. I quattro sacerdoti scelti per l’ordinazione episcopale sono don Pascal Schreiber, svizzero, don Michael Goldade, statunitense, don Michel Poinsinet de Sivry, francese, e don Marc Hanappier, francese. Il primo vescovo è già stato consacrato. (qui scheda riassuntiva su fraternità vs chiesa di Roma)
La risposta a questo gesto la conosciamo. Il decreto dell’ex Sant’Uffizio sancisce che nell’atto di compiere la consacrazione sia i consacranti che i consacrati sono incorsi nella scomunica prevista. È il "doloroso epilogo", conseguenza della decisione presa dai lefebvriani contro la volontà più volte espressa da Leone XIV. (fonte Vatican News). In altre parole, siamo arrivati allo "scisma".
Resta la domanda iniziale: perché proprio ora? Ed ecco un altro interrogativo. C'entra qualcosa con il mutato clima politico?
Infine un ulteriore dubbiosa domanda : e se dietro ai lefebvriani ci fosse una "manina" americana per indebolire la Chiesa di Roma, visti i rapporti tutt'altro che idilliaci tra Trump e papa Leone?
Si accettano altre ipotesi...











