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28 September 2026

Un'Odissea americanizzata lontana dal mito


Non c'è mito, non c'è ombra di classicità, né tanto meno il senso del sacro, nell'Odissea di Christopher Nolan che imperversa per locali cinematografici e che incasserà senz'altro molto bene al botteghino. Se andate a vederlo, mettetevi la cera nelle orecchie come i compagni di Ulisse che remano con vigore ma non devono ascoltare l'ingannevole canto delle Sirene. Perché all'Odissea di Nolan che induce a ben poca riflessione, si aggiungono boati, rumori e rimbombi a tutto decibel di marosi, di fortunali, di canea guerresca, di guerre combattute con accozzaglie di daghe metalliche, di duelli dove alla fine arrivano gli immancabili cazzotti da cow boys, sferrati  in un corpo a corpo. Ma soprattutto, colpisce l'accurata distribuzione di quote etnico-sindacali nelle comparse. L'equipaggio di Ulisse infatti è composto da diverse sfumature di colori in ossequio al multietnicismo made in Hollywood. 

C'è pure un orientale (forse giapponese) che alla fine si stanca di resistere al dolce richiamo delle sirene, molla i remi e raggiunge a nuoto il litorale a rischio di farsi fracassare tra gli scogli, come è avvenuto per altri imprudenti naviganti. Parliamo qui in Italia, di porre un tetto alle classi multietniche nella scuola per favorire l'apprendimento? 

Be', nell'industria cinematografica, è da tempo che non c'è alcun limite alla fantasia, in materia di "quote". Attori afroamericani come Morgan Freeman che bazzicano la foresta di Sherwood in "Robin Hood"; principi di Aragona dalle sembianze poco aragonesi come Denzel Washington nella commedia shakespeariana "Molto rumore per nulla". Autentici "falsi storici" e "falsi letterari",  a dispetto della benintenzionata cultura woke che non solo cancella, ma pretende di sostituire e di riscrivere la storia, il costume e la cultura, attualizzandoli e imponendoli alle larghe masse sempre più intellettualmente impoverite. 

Non fa eccezione questa Odissea, dove nel fare riferimento alla guerra di Troia si vedono una bella Elena con la sorella gemella Clitennestra, entrambe negre. Pardon, si dice  nere. Entrambe interpretate dall'attrice keniota Lupita Nyong'o.  Eppure il testo di Omero parla chiaro e tondo di una Elena dalle "bianche braccia". Ma rispettare il narrato omerico, per i padroni di Hollywood, sarebbe stato considerato "suprematista".  Infatti non si vede un profilo greco neanche a pagarlo a peso d'oro né un volto dai lineamenti "classici" e mediterranei,  perché Matt Damon che interpreta  il ruolo di Ulisse, ha un naso all'insù come un maialino grufolante. Infatti ricorda la sua fortunata serie di Bourne Identity. Anne Hathaway ce la mette tutta per farci dimenticare quel sorriso  da svampita de "Il diavolo veste Prada", ma la sua Penelope non riesce ad avere la dignità né la solennità matronale della regina di Itaca, sia del poema omerico, sia del bel sceneggiato televisivo di Franco Rossi con un' indimenticabile Irene Papas. Una versione tra le migliori di questo grande classico. 

Non va meglio per Pallade-Athena, la dea descritta "dagli occhi azzurrini", partorita dalla testa di Zeus già con l'armatura, l'elmo e lo scudo. Accanto al nuovo Ulisse di marca hollywoodiana vediamo invece una ragazza con velo arabeggiante. (Zendaya attrice e cantante di colore) che non ha di certo il carisma né  le physique du role della dea delle Arti belliche e della Sapienza.. Resta difficile pensare che un omaccione robusto come Ulisse possa rimettersi ai suoi consigli strategici. Ma le due figure per me davvero desolanti sono Calypso in veste di psicoterapeuta dell'Isola di Ogigia che cerca di ricostruire il "vissuto" di Ulisse malato nel corpo e nella mente con foglie di Loto, e Circe nell'isola di Eea (o Ea). 

Quest'ultima, per nulla attraente sembra una verduraia di Porta Portese. Resta assai poco credibile che Ulisse venga sedotto da una simile creatura al punto da rimanere con lei per un anno nell'isola di Eea tra agi e mollezze, dimenticando Itaca. Viene da  rimpiangere perfino la nostra bella Silvana Mangano del film di Mario Camerini "Ulisse",  allorché appare fuori dal suo antro con le stelle marine tra i  lunghi capelli. Per riannodare il suo percorso interrotto l'Eroe, su indicazione della Maga (e non "strega" come viene chiamata nel film di Nolan), dovrà intraprendere un viaggio nell'Ade. Una delle pagine più toccanti dell'Odissea omerica è proprio il dialogo con i defunti. Ma anche qui sono riusciti a rovinare la sacralità della pagina con trucchi da  George Romero ne "La notte dei morti viventi". I trapassati infatti saltano fuori dalla terra che si muove in zolle disordinate, zombificati e sudici. 

Soprattutto, tra i defunti, manca all'appello Anticlea la madre di Ulisse che lui cerca con strazio di afferrare e  stringerla a sé: ma lei è già un'ombra tra le ombre che svanisce e si dissolve. 

Se è per questo, manca all'appello pure la figura aggraziata della fanciulla Nausicaa che lo trova naufrago e spossato sulla spiaggia con le ancelle nell'isola dei Feaci, episodio di un innamoramento giovanile della ragazza ignorato di sana pianta dal regista, intento  com'è, ad allungare il brodo con interminabili flash-back sull'assedio di Troia col fatidico e fatale Cavallo trascinato dentro le mura della città .

Attualizzare e modernizzare l'Odissea risciacquando i panni greci in California, è un errore grossolano, tenuto conto che pur nella sua cornice classica, si tratta già di un'opera moderna, in quanto ha a che fare con la vicenda umana del "singolo", delle sue peregrinazioni, della sua sfida contro il Fato, della difficoltà di riallacciare le radici perdute, del sentirsi straniero in patria  e della complessità nell'intraprendere la via del ritorno. Perfino a casa propria dove s'introduce sotto mentite spoglie di mendicante,  poiché è una casa occupata dai Proci usurpatori. Ciò che non significa creare un personaggio in preda a sensi di colpa per essere stato implicato negli orrori della guerra. Anche questa psicologizzazione del personaggio di un improbabile amletico Odisseo, fa parte delle molteplici mistificazioni  hollywoodiane. 

"Ma l'Ulisse omerico non è un pentito, anzi. E' un eroe orgoglioso, astuto, un sopravvissuto che sa di dover pagare il prezzo della sua hybris, ma non si piange addosso. Il suo pianto, quando lo concede, è per la nostalgia di casa.  Nolan da bravo regista del XXI esimo secolo, psicologizza il mito e lo riduce a dramma interiore da salotto borghese"  (da I classici non  dovrebbero mai passare da Hollywood).

Anne Hathaway nel ruolo di Penelope

Se si cercano invece, gli effetti speciali, di quelli ce ne sono a profusione. Ma è proprio questa rutilante fiera delle Vanità con un uso della  fotografia sapiente e smagliante, a depistarci. Ci sono mostri come Scilla che si avviluppano su malcapitate prede le quali non riescono a liberarsi dai suoi tentacoli; c'è il ciclope Polifemo che sgranocchia qualche compagno di Ulisse come fosse un  succulento spiedino Poi, Cariddi che rischia di inghiottire l'intera imbarcazione in un gorgo mortale. Ma la sfolgorante favola visiva non  basta ché anzi, serve a distrarre e a  sovrapporsi alla sacralità del Mito, cancellandolo. Alla fine, dopo  tre ore di spettacolo,  si esce un po' frastornati con lo stesso effetto di Guerre stellari e di Avatar,  trasferiti sui mari e sulle isole pelagiche. 

Molto è stato scritto sull'assurdità del finale del film. E' mai possibile che una volta giunto a destinazione a  Itaca, dopo mille peripezie, dopo aver regolato i conti con gli arroganti Proci, Ulisse abbia ancora voglia di intraprendere una crocierina con Penelope in versione "Love Boat" o "La nave dei Sogni"?

San Venceslao 



16 September 2026

L'invadenza dell'Intelligenza artificiale (IA o AI)




Non si può  più fare una ricerca sui motori e piattaforme che ti compare una non richiesta IA Overview. Prima Google ti metteva a disposizione schermate di informazioni tratte da varie fonti. Ora invece, seleziona la fonte per te, per tutti noi.  Ovvio, si possono ignorare  queste intrusioni della IA che ti vuole aiutare ad ogni costo,  e continuare a comportarsi come prima. Ma intanto sta lì. Ci hanno incastrato l'IA anche su WhatsApp. "Chiedi a Meta AI o cerca" è la nuova dicitura che appare -  non richiesta - nella barra di WhatsApp, pensata direttamente per inviare domande all'assistente virtuale. Io non la  uso mai, ma intanto sta lì come un'intrusa senza che nessuno l'abbia richiesta. 

L'assistente virtuale ti compare anche quando telefoni alla TIM  e non vuole rispondere una vera voce umana di operatore, per darti delle informazioni. Allora ti passano Angie. E la tua giornata nonostante Angie-Angelo, si trasforma in un inferno. Perché? Perché è impossibile parlare con un robot, con domande pre-strutturate  cui fanno seguito risposte altrettanto prefabbricate, quando i problemi sono tanti e variegati.  Ho detto "voce umana"? Ma le voci umane si possono clonare. E non sono poche le truffe telefoniche che clonano una voce amica, magari quella di un nipotino  o di altro parente che si finge in difficoltà economiche per truffare qualche nonnetta sprovveduta. E' il progresso, Bellezza!

La posizione del pontefice sull'intelligenza artificiale (IA) promuove un uso etico e incentrato sulla persona umana, rifiutando l'idea che la tecnologia sia neutrale o che possa sostituire il giudizio e la coscienza critica dell'uomo. Ma temo che "disarmare l'IA per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e cognitiva", sia altrettanto difficile che disarmare le potenze  belliche. "Gli algoritmi non possiedono coscienza, ironia o amore e non devono mai rimpiazzare le decisioni umane, specialmente in campi delicati come la giustizia o i conflitti" - prosegue ancora Papa Leone.

Impossibile sottrarsi all'invadenza odierna della IA. Se scrivo una lettera, mi compare, ad esempio, un bel correttore automatico. Serve? non serve? personalmente cerco di servirmene il meno possibile poiché sono  orgogliosa della mia padronanza  ortografica, dell'uso della grammatica e della sintassi, della ricerca dello stile che mi hanno inculcato nel corso degli studi. Tutto ciò che non si esercita più, alla fine lo si perde, per ricorrere a questi comodi "sussidi".  Oggi abbiamo una crisi di competenze negli studenti abituati come sono al copia-incolla sul web, incapaci di fare vere ricerche sui testi e in preda ad un certo torpore intellettuale. Pertanto è utile rispettare queste poche regole: 

  • mai trattare la risposta dell’IA come verità assoluta;
  • controllare le informazioni importanti su fonti affidabili, magari libresche
  • usare i chatbot come supporto, non come sostituti del proprio pensiero critico.
Veniamo ai rischi sociali, politici e antropologici generati dalla IA: 

Rischio democratico: 

Uno degli effetti più gravi della diffusione dell’uso dell’IA generativa riguarda la democrazia stessa.

Quest'ultima si basa su un presupposto semplice: i cittadini possono deliberare liberamente partendo da un fondamento comune di storia e fatti, nonché da valori sufficientemente condivisi, che consentono di dare senso a un dibattito contraddittorio e non violento. Tuttavia, l’IA generativa ha trasformato la produzione di disinformazione in un’industria a basso costo e ad alta efficienza.

Quello che un tempo richiedeva ingenti risorse umane e finanziarie per falsificare un’immagine o un discorso, oggi richiede solo l’accesso a un modello ad hoc e poche istruzioni ben formulate. Questa industrializzazione permette non solo di produrre in massa contenuti ingannevoli e iperrealistici, ma anche di indirizzarli verso singoli individui, adattando il messaggio a ciò che le tracce digitali di ciascuno rivelano delle sue convinzioni o delle sue paure.

La manipolazione cessa di essere un’attività artigianale per diventare una catena di produzione continua, che alimenta commenti e account automatizzati (le “troll farm”) che si spacciano per cittadini comuni.
Il pericolo non sta solo nel fatto che si finisca per credere a determinate fake news: è più profondo. Man mano che i contenuti fake si moltiplicano e diventano sempre meno identificabili come tali, e che la stampa indipendente e professionale perde importanza e credibilità, è la fiducia stessa nella possibilità di accedere a una verità verificabile – istituzionale, scientifica o giornalistica – a erodersi.


Rischio occupazionale legato al mondo del lavoro. 

Qualcuno parla già di "grande Reset", guidato dalla IA e di mestieri che spariranno (o si ridurranno) e di altri che sopravviveranno. Qua e là compaiono articoli con liste di lavori che potrebbero resistere (quelli manuali legati all'artigianato o che contemplano sforzo fisico come l'agricoltore, il bagnino, il fisioterapista ecc. ) e altri che sono destinati all'estinzione. Queste liste e questi articoli vanno presi con beneficio di inventario, ma intanto ci sono interi settori aziendali  che stanno ristrutturando il personale, sostituendo i contratti umani con abbonamenti a software di ultima generazione.
La domanda che tutti si pongono nel segreto del proprio ufficio è una sola: “Il mio posto di lavoro è davvero al sicuro?”. Se pensate che l’IA possa colpire solo i lavori manuali o ripetitivi, vi sbagliate di grosso. Ad essere a rischio immediato sono professioni intellettuali che fino a due anni fa consideravamo intoccabili. Perfino la scuola e il ruolo del docente trasmettitore di sapere,  è stato messo ai margini dalla IA. Si pensi solo alla DAD (didattica a distanza) imposta durante i due anni di crisi sanitaria 2020- 2022.  Ecco dunque i 4 lavori che l'IA potrebbe sostituire già entro la fine di quest'anno: 

1. I Copywriter junior e i creatori di contenuti base
La scrittura di testi standard, schede prodotto per e-commerce, email commerciali e post per i social media è ormai terreno d’espansione totale degli algoritmi. Le aziende stanno tagliando i budget destinati alle agenzie di comunicazione esterne per affidarsi a chatbot avanzati in grado di produrre migliaia di testi in pochi secondi e a costo zero. Sopravvivranno solo i copywriter strategici di altissimo livello.

2. Gli assistenti virtuali e il customer care di primo livello
I vecchi centralini e le chat di assistenza clienti con operatori umani sono destinati a diventare un ricordo del passato. I nuovi agenti vocali basati su IA non solo rispondono senza attese 24 ore su 24, ma sono in grado di comprendere l’umore del cliente, risolvere problemi complessi e parlare decine di lingue diverse senza mai perdere la pazienza.

3. I programmatori e i codificatori entry-level
Scrivere righe di codice software di base è un compito che l’Intelligenza Artificiale svolge ormai meglio e più velocemente di un programmatore umano diplomato o laureato da poco. L’IA è in grado di fare il debug, trovare errori nei sistemi e generare intere applicazioni partendo da un semplice comando testuale, riducendo la necessità di grandi team di sviluppo.

4. Gli analisti finanziari e i contabili di base
L’elaborazione di dati fiscali, la creazione di report finanziari e la previsione di mercato basata sullo storico dei numeri sono attività puramente matematiche. Gli algoritmi predittivi riescono ad analizzare milioni di transazioni in tempo reale, scovando anomalie e trend molto prima di un consulente umano, azzerando i tempi di calcolo. 
(fonte: https://congressiinternazionali.it/blog/lavori-sostituiti-intelligenza-artificiale-2026/ )

Il ruolo cruciale dell’AI predittiva in guerra
 
I droni di guerra con intelligenza artificiale (IA) sono velivoli senza pilota che usano il computer di bordo per trovare, seguire e colpire i bersagli in modo autonomo. Possono individuare bersagli, tracciare minacce e scagliare armi con precisione chirurgica, adattandosi in tempo reale alle mutevoli condizioni della battaglia.

"Navigare e pattugliare territori estesi attraverso droni a guida autonoma, riconoscere e classificare rapidamente gli obiettivi che compaiono in video e immagini, ottenere un’analisi predittiva delle minacce, stimare i potenziali danni collaterali, rilevare anomalie. Tutti gli impieghi militari dell’intelligenza artificiale hanno principalmente due scopi: ridurre l'incertezza – raccogliendo, filtrando e interpretando enormi quantità di dati provenienti da sensori, satelliti, droni e sistemi di intelligence – e aumentare la velocità decisionale, valutando le opzioni operative in tempi ridotti, stimando rischi e conseguenze, coordinando le unità e reagendo quasi in tempo reale agli sviluppi del conflitto".






Mi rendo conto che ciascheduna di queste funzioni della IA meriterebbe un approfondimento a parte, e quanto ho messo nel post è solo un assaggio di quanto ci toccherà,  ma avremo modo di ridiscuterne. 
 
In materia medica, c'è chi preconizza addirittura che alla maggioranza dei cosiddetti "pazienti" (un termine abominevole) toccherà di venire assistiti dalla IA, mentre gli specialisti che curano in presenza saranno riservati solo a chi  se li può permettere.  In particolare per ciò che concerne farmaci o vaccini è fortemente sconsigliato interpellare fonti come Gemini o altre chatbox di IA. Sono tarate per dare risposte in linea con gli interessi commerciali delle  grandi major farmaceutiche (Big Pharma). Selezionano esclusivamente le fonti allineate, ignorando quelle critiche verso i vaccini anche se supportate scientificamente. Insomma, l'IA spesso mente sapendo di mentire, dissimula, nasconde, elude; ma soprattutto manipola. Una stessa domanda otterrà una risposta e se rovesciata e proposta in altro modo, ne darà un'altra. Che futuro ci attende? Quello che sarà sempre più  difficile distinguere il vero dal falso, il falso dal vero. 
Mi viene in soccorso questa frase di Papa Leone: 
"Mai delegare ad algoritmi decisioni che spettano solo alla coscienza umana". E ancora: "fare in modo che i rapporti sociali abbiano spessore reale e profondità personale è, a tale riguardo, il contributo che la comunità cristiana si propone di offrire".  Un invito palese a occuparci più dei rapporti umani che di quelli virtuali. 
Intanto, esercitiamoci tutti a stare il meno possibile sugli strumenti tecnologici considerandoli mezzi e non fini, e ad apprezzare la vita vera. Soprattutto, impediamo ai bambini e ai minori di trastullarsi troppo sui tablet. 

San Cornelio e Cipriano

06 September 2026

Legge di fine vita nell'inverno demografico




Sebbene le giornate siano ancora calde, noi siamo da tempo, nel bel mezzo di un gelido inverno. Sì, quell'inverno demografico che nemmeno i tanti osannati "migranti" riusciranno a riscaldare e a ripopolare. Lo dicono pure i dati Istat. I borghi si spopolano e le più aggredite da questo fenomeno sono le regioni del Nord e in particolare i villaggi della mezza montagna che hanno chiuso i battenti da un pezzo. Ne ho già dato conto nel post precedente (Cessione di sovranità immobiliare). Eppure sembra che il vanesio Luca Zaia dopo tre mandati da governatore del Veneto, passato ora ad essere presidente del Consiglio Regionale, non abbia nulla di meglio da fare che inventarsi una bella legge sul fine vita. La prima volta non gli andò bene e allora, per la serie provaci ancora Sam, ha ritentato e questa volta è andata in porto. Strana democrazia quella che quando una pessima legge non passa, ti porta dritto dritto a riprovarci, fino a che non salta fuori il risultato auspicato. Com'è noto, il primo settembre il Consiglio Regionale veneto ha fatto passare la legge sul suicidio assistito, un termine ossimorico che desta molti sospetti, dato che, chi assiste a un suicidio, secondo logica, partecipa alla morte di chi si vuole sopprimere. Si tratta di un'iniziativa promossa dall'Associazione Luca Coscioni, il leader radicale morto 20 anni fa di sclerosi laterale amiotrofica, associazione notoriamente molto vicina alla sinistra. Con la dialettica di un'anguilla che sguscia via, Luca Zaia, ha sostenuto in una lettera ai consiglieri che approvare il suicidio assistito non significa votare per la morte, ma per la libertà della persona. Quindi, secondo lo Zaiapensiero non si muore, ma si è liberi, magari in un'altra vita. 
Non tutti, però, sono del suo parere e la decisione sta spaccando la coalizione del centrodestra. Da più parti Zaia è stato accusato di volersi "riposizionare" e "ricollocare". Mentre non sono poche le associazioni cattoliche come il Forum per le famiglie, i Pro Vita e famiglia e pure la stessa Comunione e Liberazione, contrari ad una legge che trasformi il Veneto  "in una regione della morte" ex aequo con Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna, regioni tradizionalmente amministrate da giunte rosse. Come poc'anzi accennato, detto consiglio regionale aveva in precedenza bocciato la proposta, ma l'ostinato Zaia lo ha riproposta facendone "una questione di civiltà" e ottenendo questa volta la maggioranza grazie ai voti di quegli schieramenti di sinistra che non vedono l'ora di fare fughe in avanti rispetto alle decisioni governative. Giubilano pure i quotidiani mainstream, nell'indicare il Veneto come la prima regione di centrodestra ad aver adottato la cosiddetta "dolce morte", termine ipocrita che non vuole dire un bel nulla, giacché pretende di anestetizzare un evento drammatico per chiunque al mondo. Ma guardiamo un po' da che  razza di scenario siamo circondati: nascite zero, guerre in corso, crisi climatiche provocate ad hoc con elettromagnetismi e geoingegneria, vaccini non testati, delinquenza migratoria che rende meno sicure le nostre città e i relativi abitanti colpiti a tradimento da armi da taglio. Mi pare che di occasioni per lasciarci la pelle, non me manchino. Forse mi sono distratta, ma finora non ho visto persone in coda che rivendichino la somministrazione dell'eutanasia. 
Sono andata a ripassare il profilo politico di "prosecco Zaia", soprannominato così per aver trasformato il vino veneto in patrimonio dell'Umanità. Ovvero, dell'Unesco. Roba che neanche Gesù alle nozze di Cana. Ci eravamo presi un acconto durante il periodo della pandemenza, quando vantandosi, dichiarò di essere stato il primo ad aver "chiuso tutto" a Vo Euganeo, prima sede del  "focolaio"; poi  nel resto del padovano, nel trevigiano, e messo agli arresti domiciliari i cittadini della sua regione, assumendo al suo servizio il virologo Andrea Crisanti, il vaccinatore seriale oggi senatore per il PD. Le provincie venete colpite furono di colpo diventate zone da coprifuoco, ex aequo con quelle lombarde della  bergamasca e del basso lodigiano.

Il brindisi di Zaia e di Emiliano da Vespa durante le chiusure (2020)


Ovviamente i divieti assoluti e i confinamenti dovevano valere per tutti tranne che per lui che se ne andava a zonzo a  Manduria, la tenuta pugliese di Vespa, in compagnia del suo collega Michele Emiliano (Pd) a fare brindisi di vini pregiati. C'è tanto di filmato e di fotografie del 2020. E senza premunirsi di quella mascherina che imponeva con  tanta severità agli altri. 
Questo genere di iniziative regionali sull'eutanasia hanno, come è ovvio, generato l'effetto domino, poiché anche il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, comincia a scalciare per "rendere più civile" la sua regione senza dover aspettare una legge dal governo, supportato in questo, da quella cima di Bertolaso. Ma costoro, pensano forse che la Lega, ormai sprofondata in basso nei sondaggi, possa guadagnare più voti scopiazzando rozzamente la sinistra? Illusi! In questo modo, aumenteranno, semmai le astensioni, fenomeno già in atto. 
La verità è che con queste iniziative, stanno dando la stura alla più grande operazione di eugenetica della storia, attraverso l'eliminazione sistematica degli anziani, dei più deboli, dei malati nel nome dei soliti principi economici. Non a caso, Christine Lagarde, prossima candidata a ricoprire il WEF (World Economic Forum) attualmente presieduto da Larry Fink (Black Rock) e da André Hoffman (Roche),  ha già lanciato il suo allarme economico sul costo delle erogazione delle pensioni a fronte dell'allungamento della vita. Non si preoccupi, la "commare secca" (copyright Gioachino Belli per indicare la morte): qui da noi in Italia, dispone già di numerosi galoppini bipartisan, sparpagliati per regioni. Tutti ipocritamente nascosti sotto il manto della battaglia per i  "diritti civili".


Sant'Umberto

26 August 2026

Cessione di sovranità immobiliare




 Abbiamo ceduto sovranità monetaria (l'Euro al posto della Lira), abbiamo ceduto sovranità territoriale mediante invasioni continue ed incessanti, senza rispetto per i nostri confini e con navi aliene delle cosiddette ONG che violano i nostri porti. Abbiamo pure perduto sovranità alimentare per mezzo di importanti catene alimentari straniere. Dal governo (abusivo) Monti del 2012 ad oggi, stiamo sempre più  cedendo sovranità immobiliare e perdendo il più grande patrimonio territoriale e finanziario a nostra disposizione. A dare la stura agli espropri immobiliari fu il governo degli Androidi detti "tecnici" di Bruxelles mediante tasse immobiliari e continue richieste di nuovi accatastamenti, aumenti di tasse di successione. Da ultimo, l'obbligo di fare assicurazioni contro eventi estremi e terremoti.  Sul piatto ricco della casa, considerata un'autentica mucca da spremere, Elsa Fornero, ex Banca Mondiale nonché  piromane-pompiera del citato governo, prima di ricoprire l'incarico di ministro del Welfare e di taglieggiare le pensioni con la sua legge, ha emesso i reverse mortgage detti prestiti vitalizi ipotecari, prodotti finanziari con i quali si sfila agli anziani la casa,  l'unica sicurezza della loro vecchiaia, per inserirli in una situazione di debito da caricare sulle spalle  degli eredi. Una vera truffa! 
L’ingente patrimonio immobiliare degli italiani che fino a non molti anni fa risaliva a oltre il 75% è  inesorabilmente caduto nelle grinfie di istituti di credito, fondazioni bancarie, grossi gruppi immobiliari internazionali legati alla finanza, ricchi e grassi speculatori senza scrupoli e così via. Interi borghi situati in località in via di spopolamento  hanno fatto da richiamo con la famosa offerta da 1 euro, uno specchietto per le allodole che serve solo a richiamare gruppi immobiliari stranieri come Blackstone, Starwood che comprano a prezzi di sottocosto e che possono permettersi restauri e costose ristrutturazioni, proprio laddove il piccolo proprietario è costretto a svendere.  
Quel che stupisce, però,  è che con l'avvicendarsi di nuovi governi, lungi dal raddrizzare tutte queste storture, non hanno fatto che proseguire sullo stesso fatale declino. Compreso quest'ultimo autodefinitosi "sovranista". Manca totalmente una politica di difesa del patrimonio immobiliare nazionale, sempre più assediato e sempre più in svendita e in liquidazione. Anche in forza delle direttive Ue che prevedono le case green dotate di "efficientamento energetico". Ovvero di riforme costosissime. 
Nel  video messo qui sotto, che consiglio di ascoltare,  si  espongono le ragioni di una perdita di importante di asset finanziari come le case e i terreni del nostro paese. E di come le case, siano diventate nel tempo, da "bene rifugio"  legati ai piani di risparmio, a "bene zavorra" delle quali disfarsi in fretta.
 


Lo spopolamento dei borghi (perfino di quelli più pittoreschi) è dovuto alla morte dei precedenti proprietari, all'invecchiamento della popolazione,  al calo demografico e al fenomeno della desertificazione dei servizi e del piccolo commercio di prossimità, fenomeno collaterale al quale ho già dedicato un post nell'agosto dello scorso anno. Ovvio che se chiudono scuole, negozi, uffici postali e altri presidi di prima necessità, cadono anche le ragioni per rendere abitabile un piccolo villaggio. Tutto questo non fa che abbattere il valore di un immobile.
Per vivacizzare questi borghi fantasma, alcune amministrazioni ricorrono a decori di facciata come rane e ranocchi che penzolano dalle finestre.  O lumache che scorrono lungo la facciata dei palazzi.  Progetti cosiddetti creativi per coprire l'horror vacui.  Mi è capitato di vederne nell'alto Veneto in comuni della provincia di Belluno poi assorbiti in un accorpamento creato ad hoc nel 2018-2019 a cui hanno dato la denominazione di Borgo Valbelluna, perché anche mantenere in piedi tanti piccoli municipi autonomi  ma spopolati con relativo personale,  diventava oneroso. E così vedere tutti quegli appartamenti vuoti occupati solo da ranocchi (a Lentiai) e  lumache (a Mel), stringe il cuore e suona pure beffardo e derisorio. Non va meglio in altre regioni d'Italia come sull'Appennino Tosco-Emiliano, nelle Marche, sul Lago di Como e nel Sud Italia. E figuriamoci poi quando uno stabile viene accatastato come "immobile di interesse storico ed  artistico". Allora scatta la mannaia burocratica della Sovraintendenza alle Belle Arti, un vero e proprio labirinto kafkiano nel quale smarrirsi. Chi ha la possibilità di saltare lungaggini burocratiche? Ma è evidente: le grandi holding multinazionali immobiliari. I Jared Kuchner e gli Steve Witkoff in cerca di aree geografiche per resort europei,  non nascono per caso (caso Albania docet). Come non nascono per caso le catene di B&B, degli hotel de Charme, i centri turistici residenziali per i "nomadi digitali",  nuove figure professionali apolidi. 
Quanto alle grandi metropoli come Milano, Roma, Firenze, è da tempo che palazzi patrizi sono nel mirino di fondi sovrani internazionali, i quali godono di importanti benefici fiscali. Non è un mistero che alcuni palazzi Liberty e immobili di pregio a Milano, siano stati acquistati negli anni, da grandi gruppi di investitori cinesi. Insomma, la cosiddetta "bolla immobiliare" è stata creata ad hoc per sfilare gli immobili al ceto medio (o medio-alto in taluni casi) italiano, deprimere il mercato nostrano, facendo invece la fortuna dei pescecani stranieri. Ovvero, dei soliti poteri finanziari. 
Con  buona pace per i  sovranisti del Menga!

Sant'Alessandro da Bergamo




17 August 2026

Bombe d'Amore

 



Senza dubbio viviamo l'età del paradosso. Anzi, dei molteplici paradossi. Esistono infatti bombe intelligenti, fatte per limitare i danni. Bombe umanitarie per l'esportazione della democrazia. Bombe filantropiche per regalare l'emancipazione alle donne col velo (Afghanistan e ora Iran). E adesso scopriamo che esistono pure bombe d'amore. Queste ultime in realtà sarebbero bombette nostrane da piazzare sotto la villa di qualche noto cronista, a fin di bene. Diciamo così, una sorta di mobbing amoroso. Sto parlando della soap-opera di questa incandescente estate che sta tenendo banco, al punto da meritarsi la prima pagina dei Tiggì. Ovvero di un faccendiere dal trascorsi assai poco limpidi e del cronista di "Report" Sigfrido Ranucci, per gli amici Sig. Dopo settimane passate a costruirsi degli alibi e a respingere le accuse, finalmente Lavitola (che dovrebbe chiamarsi Lasvitola, poiché sembra il classico svitato), ha ammesso di essere stato lui ad aver fatto brillare la bomba sotto casa dell'amico Ranucci. Ma c'è bomba e bomba. E la sua è stata fatta esplodere a fin di bene, per proteggere el Sig  facendogli raddoppiare la scorta e nel contempo, accrescere la sua popolarità con molti follower. Va da sé  che in caso di attentati, il cronista di Report sarebbe stato considerato un martire minacciato dalle organizzazioni criminali, o dai servizi segreti deviati, e che il tutto, avrebbe preparato la sua discesa in campo come futuro leader politico di una sinistra assai male in arnese. Per raggiungere questo obbiettivo, Lavitola non esita a ingaggiare una banda di fuori di testa, tra i quali uno strano marcantonio, un gigante nero fuggito in Camerun  a nome Gomes Tavares detto "il tuttofare", che pare contento di collaborare con la Giustizia, così gli pagano il  viaggio in Italia. Dichiarazioni sgomentevoli fatte ai microfoni delle tv. 
Tavares, Ranucci, Lavitola: eravamo tre amici al Bar


Come facesse Ranucci ad essere "amico fraterno" di questo pluripregiudicato faccendiere in odore di truffe e di esplosivi, già ricattatore di Silvio Berlusconi e già in fama di depistatore, è un vero mistero. Spesso i cronisti quando fanno un servizio che scotta, si trincerano dietro la formula " ho le mie fonti riservate". Ma a quanto pare, Lavitola canta come un usignolo (settimana scorsa ha parlato per più di cinque ore) e non tiene nulla di riservato nelle sue dichiarazioni . Il suo avvocato, alla domanda dei cronisti se l'amico Sig fosse o meno, a conoscenza del suo piano per facilitare la sua discesa nell'agone politico, ha risposto con un ambiguo "No Comment", formula che non è affermativa, ma neppure negativa della citata ipotesi. E' quindi plausibile che "Valterino" (come lo chiamano nell'ambiente) cerchi di coinvolgere l'amicone fraterno Sigfrido, allo scopo di alleggerire la sua posizione e magari farsi assegnare agli arresti domiciliari. O di giocarsela con la formula "muoia Sansone con tutti i filistei". 
Se Lavitola ha messo la Bomba d'Amore per conto proprio, è un fatto. Ma se el Sig sapeva, allora qui salta fuori una parola che non piace a sinistra (nemmeno a destra, se è per questo): un complotto, una vera e propria macchinazione ai danni del servizio pubblico, pagato come è noto, col canone dei contribuenti, allo scopo di crearsi il proprio spazio politico personale. L'estate non è ancora finita e Sigfrido (già osannato dall'ANM),  che aspirava ad essere il Reuccio del Campo Largo, dovrà essere ascoltato dalle procure a settembre.


Ranucci saluta il pubblico dopo l'attentato (fasullo)

Il caso Garlasco ha stufato  di brutto e c'è da giurarci che nella concorrente Mediaset Crapa Pelata, stia già  preparando le sue puntate autunnali di "Quarto Grado" sulla soap-opera in noir del duo folk Lavitola-Ranucci, magari con la comparsa di un "terzo uomo", per rendere più piccante il piatto. Manca solo la colonna sonora. Vada come vada, temo che Ranucci si sia giocato per sempre qualcosa che per un cronista rappresenta la sua unica carta di credito: la credibilità. Per parte mia, non ho mai amato i suoi reportage dettati più da  evidenti teoremi ideologici che da autentica passione per la verità. Ne avesse azzeccata una, a cominciare dal caso Minetti! Anche la sua presenza in tv in maniche di camicia, sudaticcio e in sovrappeso, urta il mio senso estetico e non so proprio come faccia ad accreditarsi novello don Giovanni delle Inchieste, nel suo libro trash "La Scelta", libro da lui autorecensito con account fasullo e la falsa firma di Emilio Cresci: un'ennesima millanteria. Spero che fiocchino in Rai raccomandate per la disdetta del canone da parte dei contribuenti, una tassa truffaldina che serve a tenere in piedi figuri come questi.


Sig! Anzi, SIGH! come sospirano i fumetti.

Sant'Eusebio