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05 November 2026

C'è poco da festeggiare: le lobby non molleranno la presa


 

Chi si aspetta che io dia il calcio dell'asino (parlo di qualche troll dalla zucca vuota) ad un Trump sonoramente  sconfitto, rimarrà deluso. Il  titolo del post parla chiaro: c'è poco da festeggiare, nonostante la soverchiante "onda blu" come la chiamano.  Come suol dirsi, la vittoria ha molti padri, la sconfitta invece è orfana. E in questo momento nessuno vuole essere "orfano" solitario insieme a Trump. E' appena iniziata la mossa dello smarcarsi e  qui da noi, Tajani è stato  il primo della lista a dichiarare: "Mai stato Trumpiano".  Ma non mi limito a parlare solo dell'Italia. Ora c'è il fuggi-fuggi dei suoi collaboratori. Perfino di quelli più stretti. 

I democratici americani si scaglieranno contro il "deragliato mentale", frugheranno nel suo album di famiglia alla ricerca  di scandali e delle solite corruzioni. Ma per quanto riguarda le guerre del golfo, gli Epstein files, l'inflazione, i prezzi elevati  del  diesel (i galloni americani costano quasi il triplo del prezzo italiano alla pompa) , l'immigrazione, ma soprattutto la subordinazione ad Israele e alle sue guerre, non cambierà nulla. Curiosamente si ribalta la denominazione dell'ayatollah Kohmeini che chiamava il Grande Satana gli Usa e il piccolo Satana, Israele.
Chi comanda e comanderà sono sempre gli stessi: banchieri e bankster (FED, IMF, BIS...), i grandi servizi finanziari come Blackrock, Vanguard, State Street, le grandi  Major farmaceutiche, le corporazioni delle armi, dei prodotti alimentari,  e i social media.... 

L'anatra azzoppata (the lame Duck)

Inoltre sempre i Dem, non potranno insistere  più  di tanto sulla desecretazione degli Epstein Files una delle grandi promesse mancate di Trump,  perché ci sono dentro anche loro. E fino agli occhi. Ho messo il video di Liberti Media di Enrica Perucchietti, Marcello Foa e l'ambasciatore Marco Carnelos, perché contiene una tesi interessante su Benjamin Netanyahu, il quale ha tenuto botta sulle elezioni in Israele, ma avrà difficoltà a formare un governo. Nella sua riflessione, l'ambasciatore Carnelos asserisce che Netanyahu è riuscito nella singolare impresa di mandare in rovina tre cose: Gaza,  la Cisgiordania, e il Partito Repubblicano di Trump. Aggiungiamoci pure la destabilizzazione nell'area del Golfo, quella che ci penalizza tutti quanti nelle nostre vite. Ora si torna a parlare di possibile attacco  nucleare sull'Iran.

Troppo tardiva la mossa trumpiana di bloccare i fondi per le armi ad Israele (i famosi 4 miliardi di aiuti), a ridosso delle elezioni. Se solo l'avesse fatta qualche mese fa, avrebbe potuto portare ancora del fieno in cascina. Ma soprattutto, avrebbe evitato di buttare per aria il Partito Repubblicano, un partito storico ora in via di frantumazione. Ascoltate il video, perché fra tanto materiale che circola in queste ore, mi pare particolarmente degno di attenzione.

L'unica cosa che non condivido è l'eccesso di ottimismo di Marcello Foa sulla perdita di influenza delle lobby ebraiche. L'AIPAC, il Jewish Committee e altre Israel Lobby che tengono il governo americano per le palle (mi si perdoni la libertà di linguaggio, so bene che avrei potuto dire "in ostaggio"), non spariranno dall'oggi al domani. Tanto meno, diminuirà la loro presa sotto la direzione o sotto l'influenza dei Dem. 

San Zaccaria

25 October 2026

Contro ogni rivoluzione




Mentre scrivo, non so ancora quanto durerà la Maranza Week ormai diffusa a macchia d'olio nella Penisola. Nella mia vita ne ho visti tanti di "ottobre rosso", di lotte studentesche che emulavano altre lotte studentesche. E anche questa non fa eccezione alle tante trascorse. Durante il "maggio francese"  1968 venivano copiati perfino gli slogan dai  poco creativi manifestanti italiani. Uno per tutti ce n'est qu'un début/ continuons le combat/  (non è che l'inizio, continuiamo il combattimento) scandito a ritmo di battiti di mani. Ieri a Roma con molta fantasia si scandiva il vetusto e logoro motto Liberté, Egalité, Fraternité della rivoluzione francese. Sul Maggio francese si disse che c'era una cabina di regia nella CIA, la quale non vedeva l'ora  di disfarsi di una figura di prestigio come il  generale Charles De Gaulle, grande figura patriottica contraria ad entrare nella Nato e alla subordinazione militare della Francia agli Usa, figura divenuta ingombrante  per gli Anglo-Americani. 
Personalmente, ci avrei giurato che dopo il sacco di Parigi, dove si prese di mira perfino un povero vecchio rubandogli gli abiti e lasciandolo in mutande,  sarebbe arrivato anche quello di Roma, Milano, Torino, Firenze, di Bologna e per ogni dove. La sinistra e i gruppi antagonisti comunisti, morivano dalla voglia di "esportare la rivoluzione". E' la solita via accelerata al social-comunismo col mito della  "spallata". 
Poi è iniziata la gara ai distinguo: i violenti, i casseurs, i non violenti, gli studenti che vorrebbero migliorare la scuola a cominciare da quegli edifici troppo vetusti, ma  che poi - chissà perché -  sono i primi a sfregiare e a deturpare di brutte scritte. Sono anni che puntualmente ogni autunno (che dev'essere obbligatoriamente caldo) sentiamo di queste sòle, e con tutti i tipi di governi. Praticamente succede ogni anno. Se c'è la sinistra al governo, non è abbastanza sinistra, si è venduta al  Sistema e ha tradito i principi della rivoluzione; se c'è la destra, allora è più facile: scatta subito l'allarme al Fascismo con varie sfumature di nero (fascismo Berlusconiano, fascismo Leghista e ora fascismo Meloniano), allarme "portato avanti" (come si dice nel logoro lessico barricadero) dai "collettivi", organismi scolastici praticamente in auge dal dopoguerra ad oggi e tirati fuori dalla naftalina, ogni santo Ottobre di ogni anno. Che fantasia!


Ma domina su tutti e su tutto, l'apologia alle istanze dei gggiovani, mai abbastanza ascoltati, mai abbastanza capiti, mai abbastanza assistiti e mai abbastanza aiutati.  Mattarella se ne è uscito fuori con reprimende verso la società e la politica rea  di essere indifferente alla causa giovanile, alla causa dei ribelli senza causa (la sua frase:“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione") . Insomma, un Mattarella sempre più Maranzella come da caricature che circolano da giorni in rete (vedere foto IA  qui sopra). Non una parola contro i comuni vandali e delinquenti, che hanno schiacciato e spaccato auto non solo delle Forze dell'Ordine, ma anche di qualche povero disgraziato che usa il mezzo privato per andare al lavoro.  Che hanno messo a sacco Milano in una danza macabra che pareva un rito tribale, assaltando e  correndo con la refurtiva griffata in mano, forse nella speranza di esporla e rivendersela in rete, come è avvenuto in Francia.  Ma l'Uomo del Colle si è mai preoccupato quando altri giovani non ladri né vandali né saccheggiatori (ed estendo il concetto pure agli adolescenti e ai bambini), dovevano starsene rinchiusi in casa a causa della dittatura sanitaria? Lì, nessuna figura istituzionale ha mai osato parlare del malessere, né del  "disagio giovanile" di stare segregati in casa con lo smartphone a cazzeggiare da mattina a sera su quei social, oggi colpevoli di essere strumenti di eversione. Anzi, allora l'Uomo del Colle ebbe a dire "Non si invochi la libertà personale per sottrarsi alla vaccinazione". Aggiungendo poi che non vaccinarsi sarebbe stata licenza di mettere a rischio la salute altrui. Non dimentichiamolo mai! 
Gli fa eco Draghi, il promotore del super-grenpass inserito nelle aziende il 15 ottobre 2021 con ricatto-minaccia di togliere il lavoro a chi non lo possedeva (leggi: a chi non si vaccinava). Anche lui, in queste ore,  si mostra fresco sociologo del "disagio  giovanile". Peccato che ci echeggino ancora nelle orecchie le sue lugubri parole "Non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire", un monito che nemmeno i Monatti di manzoniana memoria sarebbero stati capaci di esprimere. Ricordo ai soloni del "bisogna capire il disagio giovanile" che sono giovani anche molti commessi che si guadagnano onorevolmente qualcosa nei negozi di Milano e delle altre città, terrorizzati da schegge di vetri in frantumi e sanpietrini che se colpiscono in testa, possono procurare emorragia cerebrale. 
Devo inoltre aggiungere che trovo insopportabile questa mania di fare dei giovani un blocco unico ed omogeneo, manco fossero un'unica categoria sindacale. Conosco ragazzi che studiano e si laureano a pieni voti, ad esempio. Altri che sono già occupati e che affrontano gli inevitabili sacrifici della vita. Si tratta di giovani anche quei ragazzi che a San Pietro si sono radunati in preghiera per la salute del Papa, ma quelli non se li è filati nessun giornalista, intenti come sono a intervistare il ragazzino undicenne che ha assaltato i negozi e fracassato vetrine. E tutto ciò in barba alla Carta di Treviso, quella che dovrebbe proteggere i minori e impedirne l'esposizione. Troppa ridondanza, troppa cassa di risonanza che li eroicizza, troppa ipocrisia - quella stessa che li erige a  protagonisti di un brutto copione di film che rischia di ripetersi ogni settimana del  Domineddio. 
Ma poi anche le migliori e giuste istanze rivendicative, se vengono esasperate e ripetute ogni settimana, creando blocchi di circolazione, passeggeri di aerei (o di treni) presi in ostaggio come è avvenuto all'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova occupato dai lavoratori dell'ILVA per un'intera settimana, è evidente che finiscono con l'essere vissute con inquietudine, sgomento e paura da parte dei comuni cittadini. 

Su tutto questo scenario, c'è la vicenda messa mediaticamente sottotraccia degli autotrasportatori, degli agricoltori e dei camionisti con la crisi del diesel, con immagini inquietanti di banchi vuoti nei supermercati, un'immagine conseguente a una guerra sull'energia che nessuno ha voluto. E allora perché non manifestare direttamente davanti al Consolato Statunitense indicando in Trump il primo responsabile e magari anche sotto quello israeliano, indicando in Netanyahu il suo sodale e ispiratore del blocco di Hormuz (ovvero il blocco della circolazione di prodotti petroliferi) che nessuno ha voluto? 


Mi viene in soccorso un discorso memorabile di Alexandr Solgenytsin, alla Vandea, una pagina che dovrebbe essere letta nelle scuole di ogni ordine e grado sul significato della parola "rivoluzione".

 "Che ogni rivoluzione scateni negli uomini gl’istinti della barbarie più elementare, le opache forze dell’invidia, della rapacità e dell’odio, i contemporanei l’avevano capito bene. Pagarono un tributo molto pesante alla psicosi generale…"

"Il ventesimo secolo ha notevolmente appannato l’aureola romantica che circondava la Rivoluzione del Settecento. Di cinquantennio in cinquantennio gli uomini hanno finito per convincersi, meditando sulle loro sventure, che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che rovinano il corso naturale della vita; che annichiliscono i migliori elementi della popolazione, lasciando libero il campo ai peggiori; che nel paese in cui scoppia, in genere, la rivoluzione è causa di innumerevoli morti, di un diffuso impoverimento, e, nei casi più gravi, di un duraturo degrado della popolazione."

E ancora: 

"La stessa parola “rivoluzione” (dal latino revolvo), significa “riportare indietro”, “tornare”, “riprovare”, “ridestare”, nel migliore dei casi mettere sottosopra: una sfilza di significati poco invidiabili. Ai nostri giorni, se la gente attribuisce a qualche rivoluzione l’epiteto di “grande” , lo fa solo per circospezione, e molto spesso con molta amarezza…(...)"

"Mai, a nessun paese, potrei augurare una “grande rivoluzione”…La Rivoluzione sovietica…ha trascinato il nostro popolo nell’abisso della perdizione. Mi dispiace che non ci siano qui oratori che possano aggiungere quel che ha insegnato loro alla resa dei conti l’esperienza della Cina, della Cambogia, del Vietnam, e ci possano spiegare quale prezzo hanno pagato questi paesi per la rivoluzione.".

"L’esperienza della Rivoluzione francese sarebbe dovuta bastare perché i nostri organizzatori razionalisti della “felicità del popolo” ne traessero delle lezioni. Ma no! In Russia …molti metodi feroci della Rivoluzione francese sono stati docilmente applicati sul corpo della Russia dai comunisti leninisti e dagli internazionalisti, solo che il loro grado di organizzazione e il loro carattere sistematico hanno largamente superato quelli dei giacobini". (op. cit.)

Vero Monsieur Mélenchon? vero emuli italioti? 
Capitalismo e Comunismo sono poli antagonisti o complementari tra di loro?  Il comunismo è l'altra faccia del capitalismo, come recita un memorabile articolo di Vittorio Messori, comparso sulla rivista Il Timone (2004),  nel quale ci fa intravedere come tra la Grande Finanza e le Rivoluzioni, ci sia una corrispondenza di amorosi sensi. E più avremo la prima, più avremo le seconde.  Poiché "il Vitello d'Oro non ama essere aggiogato e cerca di liberarsi a ogni costo dalle stanghe che ne rallentino i movimenti".

Tanto per tornare ai nostri giorni, la risposta di Macron (uomo Rothschild) non punisce solo i facinorosi "casseurs" o la "racaille" (la feccia)  di piazza, come ci si sarebbe aspettato,  ma tutti quanti  i Francesi con un bel "coprifuoco", lo stesso che - guarda caso -  ci aveva inflitto Giuseppi Conte per paura del "virus" notturno dopo le 22. 
E' questo il  vostro obiettivo finale? L'Ordo ab Chao? Con buona pace per la democrazia messa in pericolo per bande opposte su modello Scilla e Cariddi: violenze di piazza da una parte e violenze delle istituzioni con misure marziali, dall'altra. E chi ci rimette sono i comuni cittadini.
Ecco, noi stiamo tornando indietro (revolvo), accettando di farci buttare  tutto sottosopra, e se non fermiamo questa dissennatezza, non avremo più città (civitas) né chiese, né monumenti, né statue, dipinti, botteghe storiche, edifici, piazze, né scuole né nulla. Cui prodest?  Ma soprattutto siamo sicuri che siano fenomeni spontanei che partono dal basso? 

Santa Daria

17 October 2026

Trump ci ripensa: ci sarà esecuzione ma non in streaming





Antigone seppellisce il fratello Polinice



Nemmeno i militari hanno voglia di seguire Trump nelle sue follie. E hanno fatto dietrofront. Potete giustiziare sì.... ma non siamo d'accordo sulla spettacolo in streaming della sua fucilazione. Ovviamente lui, il Presidente degli Usa, si è già messo al riparo del suo ministro Pete Hegset, quello che si è creato un ministero su misura: il segretariato alla Guerra (e non alla Difesa), gettandogli la responsabilità principale. Pure nel mondo Maga ci sono stati echi di indignazione e tra gli stessi repubblicani c'era il massimo disaccordo. Basti pensare al cattolico JD Vance il quale ha annunciato che si rifiuterà di guardare. Forti pressioni anche dalla Chiesa cattolica e in particolare, nella persona dall'arcivescovo Paul Coakley della Conferenza Episcopale statunitense. Qualcuno insinua che il kippato feroce Ben Gvir (quello che in Israele si fece fare una torta di compleanno col cappio di impiccagione e fece inginocchiare i ragazzi della Flotilla a testa in giù) abbia fatto scuola su Pete Hegseth.
L'uomo che deve essere fucilato negli Stati Uniti si chiama Nidal Malik Hasan (o Nidal Hasan), ex maggiore ed ex psichiatra dell'esercito statunitense. Il crimine in oggetto: è stato condannato a morte per la sparatoria del 2009 nella base militare di Fort Hood (in Texas), in cui uccise 13 persone e ne ferì altre 32.
Se fosse passata questa scelleratezza della diretta streaming, ciò avrebbe significato che il mondo e la civiltà di Antigone sono irreparabilmente perduti. Occorre riflettere attentamente su questo importante mito greco che rappresenta un cardine basilare della civiltà occidentale. Occidente greco-latino-cristiano e non il "West", ovvero l'Ovest americano, destinato ad essere sempre più lontano (Far), dal nostro modo di pensare.


L' Antigone di Sofocle narra la storia di un'eroina greca che sfida il potere del sovrano Creonte per obbedire a una legge morale superiore. La tragedia greca è nota: narra la vicenda della fanciulla Antigone, figlia di Edipo e di Giocasta, che decide di dare degna sepoltura al cadavere del fratello Polinice, pur contro la volontà del nuovo re di Tebe Creonte, che l'ha vietata con un decreto. Polinice, infatti, è morto assediando la città di Tebe, comportandosi come un nemico. Pertanto, non gli devono essere tributate le onoranze funebri. Scoperta nel gesto di voler seppellire il fratello, Antigone viene condannata a morte dal re e murata viva in una grotta. In seguito alle profezie dell'indovino Tiresia e alle suppliche del coro, Creonte decide infine di liberarla, ma è troppo tardi perché nel frattempo si è impiccata. Antigone nel tempo è diventata il simbolo dalla suprema legge morale basata sulla humana pietas ed è metafora del conflitto tra leggi: rappresenta infatti l'eterno scontro tra la legge ferrea dello Stato incarnata da Creonte e il diritto naturale o morale. Ovvero, la coscienza e quelle leggi divine superiori propugnate da Antigone.



Trump e il suo ministro della Guerra Pete Hegseth


Ma per rimanere ai fatti odierni, c'è stata, a seguito del clamore suscitato, la retromarcia di Trump che ha affermato "Tuttavia, molte persone perbene e animate da buone intenzioni preferirebbero non vederlo morire, né in streaming né attraverso qualsiasi altro mezzo visivo”. Per questa pressione bipartisan di opinione pubblica, Trump ha deciso che ci sarà esecuzione, ma non sarà in streaming.
Ecco, bravo! Molto meglio così. Speriamo che non cada in un'altra di queste pessime tentazioni.
Problema risolto? Sì, ma solo parzialmente. Diciamo pure, rinviato.


La pena di morte in Usa esiste da sempre, sebbene non in tutti i 50 stati. Non nego che in una società violenta come quella americana ci siano delitti atroci, efferate stragi, un uso delle armi fuori controllo, e che sia difficile pensare di poter sanzionare certi crimini solo con un po' di anni di galera. Occorre pertanto, mettersi anche dalla parte dei congiunti diretti delle vittime. Ma ciò che più mi disturba nei film americani, è vedere le tricoteuses in stile "rivoluzione francese" (ovvero i parenti delle vittime) che assistono, impassibili, in prima fila alla sedia elettrica o all'iniezione letale del colpevole. E se già danno fastidio nei film, figuriamoci nella realtà! Non è forse anche questa, una forma di spettacolarizzazione della morte, sebbene in forma più ristretta? In fondo ci dà fastidio l'idea dello streaming (giustamente), perché priva di dignità umana il reo, ma anche chi lo guarda con occhio freddo e meduseo, rendendosi complice di una sorta di Tanatofilia. Forse perché ci ricorda i regimi totalitari più barbarici e feroci dove si eseguono impiccagioni in piazza, quale monito che deve atterrire (Iran, Arabia Saudita, Yemen ecc). Qui l'elenco dei paesi che praticano ancora l'esecuzione capitale.
Ma ecco sorgere un interrogativo...
Il siparietto di parenti che in Usa vengono a farsi il pieno di odio e di vendetta e che assistono, imperturbabili, a scene horror in diretta di avvenuta esecuzione, non è forse in nuce il principio di quella spettacolarizzazione  della morte che poi conduce a voler allargare la platea, e magari a mettere l'esecuzione in rete?
Una scena che ci rimanda a una giustizia sommaria fatta di processi sommari come quando nel Far West assistevano a impiccagioni del Colpevole appeso agli alberi, attorniato da una comunità di villaggio fanatica che aizzava con cori furiosi come "Impiccalo più in alto!". E purtroppo non è solo un brutto film western, ma parte integrante della loro recente storia, una storia che spesso noi europei non comprendiamo e dimentichiamo. 


Sant'Ignazio da Antiochia



08 October 2026

Un ddl sull'antisemitismo fortemente inibitorio






Papa Leone XIV ha espresso profondo dolore e vicinanza per la morte di due donne appartenenti alla piccola comunità cristiana di Gaza (leggi, intorno alla chiesetta de La Sacra Famiglia).
Il Pontefice ha inviato un messaggio di solidarietà a padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia di Gaza, in seguito a un raid aereo israeliano che sabato 3 ottobre 2026 ha colpito un edificio residenziale nel quartiere di Rimal, causando in totale 5 vittime civili. Nel messaggio, il Papa ha rivolto un accorato interrogativo: "Fino a quando, o Signore?" Già, usque tandem?
Ooops, ci siamo sbagliati e non l'abbiamo fatto apposta - avranno detto dalla parte dell'IdF. Si tratta dei soliti danni collaterali, s'intende. Come sputazzare sui cristiani che sfilano in processione, come impedire di officiare i loro riti e il loro culto religioso in Terrasanta, come prendere a calci una suora. Eppure, che io sappia, i cristiani non si sognano di promulgare dei ddl sulla cristianofobia, nonostante che le persecuzioni contro di loro, dilaghino per il mondo.
Non capisco né mi adeguo. Esisteva già una legge (una pessima legge) come la Legge Mancino che molti esperti di diritto già definirono un "obbrobrio giuridico", e allora che bisogno c'era di peggiorarla con il ddl sull'antisemitismo? E perché mai si può parlare male e criticare tutti i governi del mondo, tranne Israele santificandola manco fosse terra consacrata? Di converso, si può gettare crocefissi nella spazzatura o rovesciarli facendoli a pezzi demolendoli, ma nessuno deve osare pensare male di un pessimo primo ministro israeliano (già perseguito dalla CPI per crimini di guerra) che tante stragi ha procurato a Gaza dove permane a  tutt'oggi il divieto per la stampa e i giornalisti di entrare per dare conto delle incalcolabili scelleratezze. Poi c'è il nuovo fronte in Cisgiordania e l'occupazione manu militari del Libano.
Stragi, stermini, massacri, pulizia etnica che ovviamente non si possono definire "genocidio" (sarebbe antisemita). E' come se solo loro avessero il diritto di scegliere il lessico e l'uso del vocabolario. Lo avete letto il programma dell'IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) sul quale è basato il citato ddl, peraltro già  fatto passare al Senato?

A sinistra si danno alla macchia e se la fanno sotto solo al pensiero di doverlo criticare. Perché, come già espresso infinite volte, se vuoi sapere chi comanda, basta vedere chi non si può criticare. A destra ne fanno un fiore all'occhiello per mettersi in bella mostra e acquisire nuove prebende e carriere. Litigano sempre su tutto la destra e la sinistra, si comportano come i capponi di Renzo Tramaglino ne "I Promessi Sposi", senza mai riuscire a trovare uno straccio di accordo bipartisan su qualcosa che riguardi l'interesse nazionale, ma ora Del Rio (PD) e Gasparri (FI) uniti nella lotta, hanno trovato la quadra per mettere opinioni in manette e imporre una bella mordacchia su pensieri e parole in nome dell' antisemitismo, la madre di tutti i problemi in questo tragico momento storico afflitto da più guerre e da una crisi energetica che sembra non finire.
Frattanto continuano stragi, case bruciate in Cisgiordania divenuta la nuova Gaza, furti di pecore e di caprette, lasciando libertà di razzia e di crimine a coloni armati fino ai denti. Poi fa finta di intervenire l'IdF a sanzionarli: cattivacci che non siete altro! Ma intanto i coloni vanno avanti nei loro saccheggi.

La gente è corsa al cinema per vedere "No Other Land", già trasmesso con successo anche in tv. E adesso c'è "NAZA"con le code alle biglietterie per vederlo. C'è la fila da quando Netanyahu ha deciso di minacciare e di bandire i due registi israeliani (Yuval Abraham e Rachel Szor) da Israele. Se credono di imbavagliare la libertà di ricerca, di studio, d'espressione, di proibire il libero esercizio della critica insufflando le forze politiche italiane (diciamolo: le più servili e sottomesse del pianeta) a sostenere un pessimo ddl, be', direi che sono destinati a fallire. 
Tuttalpiù dovranno accontentarsi di qualche isterica De Mari che scrive il suo foglio irrilevante, lasciando credere che i bimbetti gazawi visti nelle più atroci fotografie e documentari siano dei fotomontaggi. Ma il direttore Belpietro non ha notato che da quando insiste nel far pubblicare quasi quotidianamente la De Mari divenuta ormai la Tuttologa Onnisciente de La Verità, le vendite del suo giornale sono irrimediabilmente calate? Piglia forse per bamba tutti i lettori di destra, identificandoli forzosamente come sostenitori del sionismo suprematista e teocratico di Netanyahu & suoi feroci compari quali Smotrich e Ben Gvir?
Poi c'è il post apparso su Twitter (X) della storica di identità ebraica Anna Foa (osteggiata ed emarginata dalle leadership ebraiche italiane) contro il ddl sull'antisemitismo che è stato ripreso da più siti tra i quali Stilum Curiae


«È un boomerang che farà aumentare l'antisemitismo invece di combatterlo. Il punto è che un testo considerato buono dieci anni fa non lo è per forza oggi. Ora abbiamo dietro le spalle un genocidio, la minaccia di apartheid per i palestinesi nei Territori occupati e dentro Israele, dove i partiti che li rappresentano vengono esclusi dalla corsa elettorale. Nel 2016, in Israele non era stata ancora varata la legge sul suprematismo ebraico. La situazione attuale è gravissima e questa definizione la alimenta... Perché dà a Israele la licenza di fare qualunque cosa, immune dalle critiche. Il problema non è neanche la definizione, ma gli esempi: l'Ihra dice che è antisemitismo paragonare le attuali vicende del Medio Oriente alla Shoah, il che blocca ogni discussione storiografica. Con la massima stima per Fiano, non è vero che la critica è aperta. Anche se nel testo sono state eliminate le ricadute penali, resta lo stigma... Molti pensatori ebrei del passato sarebbero considerati antisemiti, così. Penso ad Hannah Arendt ed Albert Einstein, che firmarono nel 1948 sul New York Times il monito contro gli eccidi dei palestinesi e il rischio degli ebrei di trasformarsi nei nazisti. Quando il mondo vedrà che solo Israele è esente da critica cresceranno i sentimenti di antisemitismo...". 
fonte: https://x.com/paolomossetti/status/2105224880832516255


Senza contare tutti gli ebrei non sionisti (intellettuali e non; religiosi e laici) sparsi per ogni paese del mondo che non si identificano affatto con le politiche aggressive ed espansioniste di Israele, basate sull'apartheid e sul suprematismo di matrice teocratica.

Si sta già mobilitando il mondo accademico tutto, nei confronti di un ddl che rappresenta una moderna Inquisizione basata su  un singolare binomio: l'algoritmo della IA e la Bibbia. 

Santa Pelagia

28 September 2026

Un'Odissea americanizzata lontana dal mito


Non c'è mito, non c'è ombra di classicità, né tanto meno si respira il senso del sacro nell'Odissea di Christopher Nolan che imperversa per locali cinematografici e che incasserà senz'altro molto bene al botteghino. Se andate a vederlo, mettetevi la cera nelle orecchie come i compagni di Ulisse che remano con vigore ma non devono ascoltare l'ingannevole canto delle Sirene. Perché all'Odissea di Nolan che induce a ben poca riflessione, si aggiungono boati, rumori e rimbombi a tutto decibel, di marosi, di fortunali, di canea guerresca, di guerre combattute con accozzaglie di daghe metalliche, di duelli dove alla fine arrivano gli immancabili cazzotti da cow boys, sferrati  in un corpo a corpo. Ma soprattutto, colpisce l'accurata distribuzione di quote etnico-sindacali nelle comparse. L'equipaggio di Ulisse infatti è composto da diverse sfumature di colori in ossequio al multietnicismo made in Hollywood. 

C'è pure un orientale (forse giapponese) che alla fine si stanca di resistere al dolce richiamo delle sirene, molla i remi e raggiunge a nuoto il litorale a rischio di farsi fracassare tra gli scogli, come è avvenuto per altri imprudenti naviganti. Parliamo qui in Italia, di porre un tetto alle classi multietniche nella scuola per favorire l'apprendimento? 

Be', nell'industria cinematografica, è da tempo che non c'è alcun limite alla fantasia, in materia di "quote". Attori afroamericani come Morgan Freeman che bazzicano la foresta di Sherwood in "Robin Hood"; principi di Aragona dalle sembianze poco aragonesi come Denzel Washington nella commedia shakespeariana "Molto rumore per nulla". Autentici "falsi storici" e "falsi letterari",  a dispetto della benintenzionata cultura woke che non solo cancella, ma pretende di sostituire e di riscrivere la storia, il costume e la cultura, attualizzandoli e imponendoli alle larghe masse sempre più intellettualmente impoverite. 

Non fa eccezione questa Odissea, dove nel fare riferimento alla guerra di Troia si vedono una bella Elena con la sorella gemella Clitennestra, entrambe negre. Pardon, si dice  nere. Entrambe interpretate dall'attrice keniota Lupita Nyong'o.  Eppure il testo di Omero parla chiaro e tondo di una Elena dalle "bianche braccia". Ma rispettare il narrato omerico, per i padroni di Hollywood, sarebbe stato considerato "suprematista".  Nel cast non si vede un profilo greco neanche a pagarlo a peso d'oro né un volto dai lineamenti "classici" e mediterranei,  perché Matt Damon che interpreta  il ruolo di Ulisse, ha un naso all'insù come un maialino grufolante. Infatti ricorda la sua fortunata serie di Bourne Identity. Anne Hathaway ce la mette tutta per farci dimenticare quel sorriso  da svampita de "Il diavolo veste Prada", ma la sua Penelope non riesce ad avere la dignità né la solennità matronale della regina di Itaca, sia del poema omerico, sia del bel sceneggiato televisivo di Franco Rossi (1968) con un' indimenticabile Irene Papas. Una versione tra le migliori di questo grande classico. 

Non va meglio per Pallade Athena, la dea descritta "dagli occhi azzurrini", partorita dalla testa di Zeus già con l'armatura, l'elmo e lo scudo. Accanto al nuovo Ulisse di marca hollywoodiana vediamo invece una ragazza con velo arabeggiante. (Zendaya attrice e cantante di colore) che non ha di certo il carisma né  le physique du role della dea delle Arti belliche e della Sapienza.. Resta difficile pensare che un omaccione robusto come Ulisse possa rimettersi ai suoi consigli strategici. Ma le due figure per me davvero desolanti sono Calypso in veste di psicoterapeuta dell'isola di Ogigia che cerca di ricostruire il "vissuto" di  un Ulisse malato nel corpo e nella mente con foglie di loto, e Circe nell'isola di Eea (o Ea). 

Quest'ultima, per nulla attraente sembra una verduraia di Porta Portese. Resta assai poco credibile che Ulisse venga sedotto da una simile creatura al punto da rimanere con lei per un anno nell'isola di Eea tra agi e mollezze, dimenticando Itaca. Viene da  rimpiangere perfino la nostra bella Silvana Mangano del film di Mario Camerini "Ulisse" (1954) ,  allorché appare fuori dal suo antro con le stelle marine tra i  lunghi capelli. Per riannodare il suo percorso interrotto l'Eroe, su indicazione della Maga (e non "strega" come viene chiamata nel film di Nolan), dovrà intraprendere un viaggio nell'Ade. Una delle pagine più toccanti dell'Odissea omerica è proprio il dialogo con i defunti. Ma anche qui sono riusciti a rovinare la sacralità della pagina con trucchi da  George Romero ne "La notte dei morti viventi". I trapassati infatti saltano fuori dalla terra che si muove in zolle disordinate, zombificati e sudici. 

Soprattutto, tra i defunti, manca all'appello Anticlea la madre di Ulisse che lui cerca con strazio di afferrare e  stringerla a sé, ma lei è già un'ombra tra le ombre che svanisce e si dissolve. 

Se è per questo, manca all'appello pure la figura aggraziata della fanciulla Nausicaa che lo trova naufrago, ignudo e spossato sulla spiaggia con le ancelle nell'isola dei Feaci, episodio di un innamoramento giovanile della ragazza ignorato di sana pianta dal regista, intento  com'è, ad allungare il brodo con interminabili flash-back sull'assedio di Troia col fatidico e fatale Cavallo trascinato dentro le mura della città .

Attualizzare e modernizzare l'Odissea risciacquando i panni greci in California, è un errore grossolano, tenuto conto che pur nella sua cornice classica, si tratta già di un'opera moderna, in quanto ha a che fare con la vicenda umana del "singolo", delle sue peregrinazioni, della sua sfida contro il Fato, della difficoltà di riallacciare le radici perdute, del sentirsi straniero in patria  e della complessità nell'intraprendere la via del ritorno. Perfino a casa propria dove s'introduce sotto mentite spoglie di mendicante,  poiché è una casa occupata dai Proci usurpatori. Ciò non significa creare un personaggio in preda a sensi di colpa per essere stato implicato negli orrori della guerra. Anche questa psicologizzazione del personaggio di un improbabile amletico Odisseo, fa parte delle molteplici mistificazioni  hollywoodiane. 

"Ma l'Ulisse omerico non è un pentito, anzi. E' un eroe orgoglioso, astuto, un sopravvissuto che sa di dover pagare il prezzo della sua hybris, ma non si piange addosso. Il suo pianto, quando lo concede, è per la nostalgia di casa.  Nolan da bravo regista del XXI esimo secolo, psicologizza il mito e lo riduce a dramma interiore da salotto borghese"  (da I classici non  dovrebbero mai passare da Hollywood).

Anne Hathaway nel ruolo di Penelope

Se si cercano invece, gli effetti speciali, di quelli ce ne sono a profusione. Ma è proprio questa rutilante fiera delle Vanità con un uso della  fotografia sapiente e smagliante, a depistarci. Ci sono mostri con sei teste come Scilla che si avviluppano su malcapitate prede le quali non riescono a liberarsi dai suoi tentacoli; c'è il ciclope Polifemo che sgranocchia qualche compagno di Ulisse come fosse un  succulento spiedino Poi, Cariddi che rischia di inghiottire l'intera imbarcazione in un gorgo mortale. Ma la sfolgorante favola visiva non  basta ché anzi, serve a distrarre e a  sovrapporsi alla sacralità del Mito, cancellandone la potenza. Alla fine, dopo  tre ore di spettacolo,  si esce dalla sala un po' frastornati con lo stesso effetto di Guerre stellari e di Avatar,  trasferiti sui mari e sulle isole pelagiche. 

Molto è stato scritto sull'assurdità del finale del film. E' mai possibile che una volta giunto a destinazione a  Itaca, dopo mille peripezie, dopo aver regolato i conti con gli arroganti Proci, Ulisse abbia ancora voglia di intraprendere una crocierina con Penelope in versione "Love Boat" o "La nave dei Sogni"?

San Venceslao