Estate, la stagione dei colpi di stato. Chissà perché i golpe avvengono quasi sempre in estate. Mi chiedevo, ripensando alla politica estera americana, se la democrazia è l'arte di esportare colpi di stato in nome della democrazia stessa. Il presidente James Monroe nel 1823 fu famoso per rifiutare ogni ingerenza dalle potenze straniere nelle politiche delle Americhe, non solo degli Usa, da considerarsi come "atto ostile" nei confronti degli stessi Usa. Nel 1904 Theodore Roosevelt amplia il teorema facendone «il gendarme del mondo» che rivendica il diritto di intervento per tutelare i propri interessi e trasformano il Centro-Sud America in «cortile di casa». Un po' per scherzo, un po' per sbruffonaggine, un po' sul serio, Donald Trump storpia la cosa con la " dottrina Donroe". E la invoca pure a proposito della Groenlandia dichiarando laconicamente: "La Groenlandia ci serve". Eppure anche in passato non mancano operazioni di espansione, colpi di mano militare e conquiste mascherate di volta in volta con nobili intenti ("ingerenza umanitaria" nei Balcani, guerra preventiva contro il "terrorismo internazionale" in Afghanistan e in Iraq, esportazione della democrazia, e via dissimulando).
Dal Giappone devastato dalle bombe atomiche nel 1945 (Hiroshima e Nagasaki), ai raid sull’Iran di questi giorni, l’uso della forza aerea è stato uno degli strumenti centrali della politica militare degli Stati Uniti negli ultimi ottant’anni. Secondo le ricostruzioni basate su archivi militari, studi storici e database come ACLED, l’aviazione statunitense ha condotto operazioni di bombardamento in decine di Paesi tra Asia, Europa, Medio Oriente, Africa e America Latina, utilizzando prima l’aviazione, poi i missili e infine anche i droni. Dalla guerra fredda alla “guerra al terrorismo”, passando per le operazioni di “regime change" e di esportazione della cosiddetta democrazia. La storia dei «colpi di mano» degli States non inizia con la deposizione in Venezuela il 3 gennaio 2026 del dittatore comunista Nicolás Maduro. Numerose sono le operazioni militari a stelle e strisce, dirette o «coperte» dai servizi segreti: occupazione del Nicaragua (Novecento) per impedire la costruzione di un canale alternativo al Canale di Panamá, controllato dagli Usa; incursioni in Honduras (1934) per sostenere gli interessi statunitensi nell’esportazione di banane. (fonte: Guerre e interventi militari nella storia degli Stati Uniti).
Non è finita. Gli Usa si scatenano con e senza l'ONU. E ne abbiamo avuto una prova durante i bombardamenti sulla Serbia (nessuna copertura ONU).Con l’«operazione Ajax» la Cia reintegra sul trono lo scià di Persia, Reza Phalavi, destituito da Mohammad Mossadeq. E ora si riparla di un nuovo discendente della dinastia Reza Phalavi da sostituire agli ayatollah, nell'attuale conflitto in Iran, anche questo, senza l'egida dell'Onu, ridotto ormai all'ombra di se stesso.
E chi non ricorda la feroce dittatura dei colonelli in Grecia? In questo caso, la democraticissima America appoggiò la dittatura dei militari fascisti cacciando re Costantino (1967-1973). Nel '73 ci fu l'operazione Condor che destituì e uccise il presidente socialista Salvador Allende nel Cile per mettere una cricca di militari con a capo Pinochet per ben 17 anni (la teoria della salvaguardia del "cortile di casa"). Non andò meglio in Argentina con la cricca militare del feroce Videla, noto per l'operazione desaparicidos.
Del resto Nicaragua e Panama ben conobbero governi-fantoccio impiantati da loro (Somoza, Noriega).
Passiamo all'Asia e al Medio Oriente. Ed eccoci alla Prima Guerra del Golfo (1991) – Gli Usa con a capo Bush senior, guidano una coalizione internazionale per liberare il Kuwait, occupato da Saddam Hussein.
Invasione e guerra dell’Afghanistan (2001-2021) – È il conflitto più lungo. Dopo l’attentato delle Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001, il presidente George Walker Bush fa invadere l’Afghanistan dalle truppe Usa, appoggiate dalla Nato. Nel 2021 il ritiro Usa è è molto controverso. (fonte cit.). Il resto, è storia di questi giorni. In Afganistan i cattivi Talebani sono ritornati, il regime change non c'è mai stato e le donne che dovevano essere liberate ed "emancipate" sono più coperte di prima da burqa.











