Nessie New Logo

19 February 2024

Bertolaso e il patentino a punti del buon salutista




Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia ne ha pensata una bella: il patentino a punti del buon salutista virtuoso. Per ridurre i costi della Sanità, sulla scia del famigerato green pass, ecco un'altra trovata che rassomiglia tanto al credito sociale alla cinese in salsa sanitaria: più sei obbediente, più fai controlli e screening, più punti avrai sulla tua tessera sanitaria."Premialità" è il nuovo magico neologismo usato da Bertolaso, basato sugli "incentivi": "ingressi nei centri termali di altissima qualità" nonché "ski pass gratuiti sui comprensori montani". Premi per i buoni e obbedienti, castighi per i cattivi e disobbedienti. Dalla cultura della prevenzione si passa quindi alla subcultura della colpa, come ai tempi della tragica Pandefarsa. Perciò, se ti ammali è perché hai disobbedito ai moniti dello "Stato terapeutico".
Così, dal diritto alla Sanità, si passa al dovere e all'obbligo di essere sani con tanto di meccanismo automatico di premi e di castighi. Senza contare il fatto che i nostri dati, vengono riutilizzati dalle grandi multinazionali farmaceutiche, grazie alla interoperabilità dei dati già promossa dal governo Draghi. Il quale Draghi, per chi non ha la memoria di un insetto come molti sembrano avere, fece consultare i nostri fascicoli sanitari dal Fisco per multare chi rifiutava l'inoculazione. Parlo di quei famigerati 100 euro che continuano a far slittare in avanti (ora sono stati rinviati fino al 31 dicembre di questo 2024) senza cancellarli definitivamente, ad opera dell'Agenzia delle Entrate. Inoltre i dati sono il nuovo "oro" moderno dei quali le grandi corporation chimico-farmaceutiche (e non solo) vanno ghiotti. Basta un clic, e il superstato etico-terapeutico tiene in ostaggio i nostri corpi. Complimenti davvero per la trovata geniale!
Il nostro corpo deve diventare l'ultima frontiera del loro controllo e della loro predazione, che si spinge fino ad avere su di noi diritto di vita e di morte. Così, mentre si fingono interessati alla nostra salute mediante  premi e "premialità" (parola orrenda!) sono sempre loro ad aprire laboratori regionali per l'eutanasia (detta ipocritamente, la dolce morte). Rifiutiamo tassativamente ogni forma di simili scelleratezze! Per approfondire il concetto di "biosicurezza" che le élite ci stanno imponendo attraverso i loro servi (non importa se "di destra" o "di sinistra"), ecco questo illuminante breve scritto di Giorgio Agamben comparso nel 2020 che citando Foucault e Patrick Zylberman scrisse:

 
Patrick Zylberman aveva descritto il processo attraverso il quale la sicurezza sanitaria, finallora rimasta ai margini dei calcoli politici, stava diventando parte essenziale delle strategie politiche statuali e internazionali. In questione è nulla di meno che la creazione di una sorta di “terrore sanitario” come strumento per governare quello che veniva definito come il worst case scenario, lo scenario del caso peggiore. È secondo questa logica del peggio che già nel 2005 l’organizzazione mondiale della salute aveva annunciato da “due a 150 milioni di morti per l’influenza aviaria in arrivo”, suggerendo una strategia politica che gli stati allora non erano ancora preparati ad accogliere. Zylberman mostra che il dispositivo che si suggeriva si articolava in tre punti: 1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire comportamenti che permettono di governare una situazione estrema; 2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica; 3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity).

Tutto ciò si è puntualmente verificato e lo abbiamo già vissuto sulla nostra pelle, ma è sciocco illudersi che questo incubo sia finito. 
Per chi volesse approfondire il concetto di Biosicurezza, consultate questo link di Agamben. 




Senza dimenticare, per rimanere in tema, la brutale deriva che sta avvenendo sotto il governo Macron in Francia, governo che vara la censura su che fa propaganda contro i vaccini Covid e affini. Con tre anni di carcere e 45.000 euro di multa per chi critica trattamenti terapeutici "ritenuti sicuri" dallo stato. Cosa hanno in mente di confezionare? E' evidente che se dovesse passare un simile provvedimento da regime di Pol Pot, andrebbe a farsi benedire la libertà di cura, di espressione, di ricerca scientifica, e il microbiologo più bravo ma non ortodosso al mondo, Didier Raoult, (obiettivo principale dell'omiciattolo Macron) diventerebbe il moderno Galileo contro la nuova Inquisizione biopolitica. La scienza al servizio del potere produce solo mostri e orrori.

San Mansueto


11 February 2024

De Immundo






Vorrei parlare di  un altro tipo di dittatura, subdola,  insinuante che va estendendosi nel nostro quotidiano, quella del Brutto, del malgusto e disgusto, alla quale ci vogliono assuefare con ogni mezzo. E' già insopportabile vedere che il pessimo gusto si è diffuso nella società, ma la cosa peggiore è imporlo in modo martellante attraverso media, rotocalchi, campagne pubblicitarie e programmi tv, film, piattaforme tv. Roberto Pecchioli ci ha scritto in proposito, un lungo articolo carico di spunti e suggestioni, ma penso che ciascuno di noi abbia, nel suo quotidiano qualcosa da osservare, nel merito. Capita di vedere in giro donne in età avanzata con capelli tinti di rosa, di viola e di azzurro  che indossano gonnelloni sgargianti come le piume di un fagiano o attillatissimi leggings, e che ad un cenno di appunto critico si sollevano stizzite : "Embé?  che c'è di male? Oggi io mi sento così". Ecco  dunque  un nuovo dogma, farsi avanti: ciascuno è come si sente. 
La fine (per fortuna) della sagra sanremese del Malgusto ci ha mostrato culone in sovrappeso felici di mostrare le grosse chiappe rivolte ai telespettatori quale terapia d'urto anti "body shaming" (ovvero la vergogna del proprio corpo). 
 

Ragazzi che sembrano mettersi in testa gli scovolini del water per farci capire che lo si fa per allegria. Un conduttore che cambia giacca ogni due per tre con lustrini, paillettes da luminarie di Santa Rosalia e la faccia da Bafometto dei tarocchi.  Il sorriso è talmente stereotipato da sembrare quasi un ghigno. Ciccione gonfiate e siliconate simili a mascheroni da fontane, cantanti uomini con la gonna perché si sono svegliati al mattino con il pallino di dover esibire la loro parte femminile. Ma tralasciamo pure il palcoscenico...

In fondo, basta aspettare all'uscita di una scuola superiore per vedere alunni con orride magliette coi teschi e scritte in inglese, pantaloni col cavallo così basso che impedisce la deambulazione di chi li indossa; ragazze e ragazzi tatuati, borchiati e orecchinati col piercing al naso o sul labbro, o all'ombelico  in bella mostra. "Rozzi cibernetici signori degli Anelli, orgoglio dei manicomi" cantava, non senza ragione, Battiato in "Shock in my town".
A tutto ciò, fa riscontro la bruttezza e la bruttura del linguaggio, l'uso costante del turpiloquio e della parolaccia usata ormai come intercalare o interiezione. Le facce scure, torve e l'atteggiamento aggressivo sempre pronto alla rissa. Avete notato che alzare i decibel della voce per farsi sentire anche da vicini occasionali è diventata la norma? Così come è diventata norma,  far ascoltare imbarazzanti conversazioni che dovrebbero rimanere private, al  telefono cellulare, divenuto sempre più una sorta di  irrinunciabile microchip nonché amplificatore delle nevrosi. E' come se tutti quanti si sentissero immersi in uno di quei volgarissimi talk show dove tutti si danno sulla voce, si scannano come galli da combattimento beccandosi l'un l'altro creste e bargigli -  galli che starnazzano in un pollaio di reclusi incattiviti. Ma soprattutto,  in simili circostanze, non può  venire mai alla luce nessuna verità, poiché è quello lo scopo precipuo di buttarla in caciara. 
La bruttezza e la bruttura del paesaggio urbano si estende a edifici, muri, treni e altro: 

L’ambiente circostante si adatta perfettamente all’umanità disfatta che vi deambula: edifici brutti, parallelepipedi, cubi di vario colore o di nessun colore, muri e treni imbrattati da ogni genere di ghirigoro, arte di strada, street art, dicono , poiché parole e concetti devono essere biascicati in globish. Naturale che idee e visioni del mondo siano quelle che sono. (da Fenomenologia woke di Pecchioli)

Esiste, ovviamente, la  bruttezza e le brutture della politica, ma quelle ormai, sono date per scontate e nessuno reagisce più a nulla.  Ma la cosa più triste è che viene sempre avanti il cretino, socialmente imposto come se lo aveste scelto voi. Qualche volta capita pure che siano gli Italiani stessi in preda alla disperazione, a votarlo.  E' capitato al  giullare Grillo e tutti seguirono il suo Movimento, dato che di un comico si fidarono di più che  di un politico. I risultati emersi sono stati chiari: il comico, in fatto di disastri, è riuscito nella non facile impresa di superare perfino il politico.  Per rimanere in tema, è stato un comico ucraino a trascinare il suo popolo in una guerra devastante, i cui danni li stiamo ancora pagando tutti noi. Così, tanto per ridere, anche se allo stato attuale, c'è ben poco da ridere.
La colonna sonora a tutto questo sconquasso, è una brutta musica assordante (il rap), priva di ogni melodia e armonia con testi simili ai graffitari dei cessi pubblici.  Del resto, siamo quotidianamente sommersi da immondizie musicali, anche al tavolo  di una Caffetteria, mentre sorseggiamo una bevanda, perché il rumore deve imperversare dappertutto, senza tregua, come uno spazio acustico che va riempito ad ogni costo. Pessima letteratura nelle librerie dove soubrette sul viale del tramonto raccontano le loro scorribande erotiche del buon tempo che fu.  O magistrati a fine carriera scrivono di corruzione.  Brutto cinema,  sempre meno "fabbrica del Sogno" e sempre  più vetrina e megafono del sistema e della famigerata Agenda 2030 (fatte salve poche eccezioni).
 In Usa è da molto tempo che imperversa la cosiddetta cultura del "risveglio" (woke). Il governo Biden si è avvalso della collaborazione di un ingegnere gender fluid in tutù da ballerina classica e tacchi a spillo.  Si tratta, per l'appunto, di un  trans, vice-segretario aggiunto per lo smaltimento alle scorie nucleari, legato al suo governo. E pazienza se poi da loro buttano giù qualche statua del generale Lee, eroe sudista della Guerra di Secessione, perché da noi va ben peggio.  
I danni che procurano da noi gli attivisti di Ultima (de)Generazione sono di maggiore entità, dato che in Italia tutto è patrimonio storico e  tutto è artistico. La dittatura dell'Immondo che si fa sempre più monnezza diffusa, prevede di muovere guerra senza frontiere al Bello e al Vero,  in un'ottica simile alle pozioni e agli intrugli delle  tre Streghe del Macbeth scespiriano. Bello è Brutto, Brutto è Bello, sghignazzano con sarcasmo le tre streghe per poi sparire nella nebbia. Deve essere questo il Nuovo Ordine Estetico. Tutto ciò, calato nella realtà, fa certamente a pugni con la ragione e  ci rende sempre più sgomenti, poiché il  rovesciamento dei modelli di vita, dei criteri e dei valori è diventato parte integrante della subcultura che respiriamo. Perfino il culto dei cibi e  dei buoni piatti dei quali siamo sempre stati  apprezzati ambasciatori nel mondo con pietanze che sembrano dei ricami gradevoli alla vista, oltre che buoni al palato, viene messo a dura prova col nuovo orrorifico cibo Frankenstein a base di cavallette e grilli fritti, scorpioni arrostiti, farine di vermi. Perché credete che lo facciano? Per umiliarci e trattarci da animali quali non siamo,  per privarci della nostra anima e tradizione, oltre a costituire un monito palese sugli scaffali per un'imminente carestia, quale "nuovo" cibo di eventuale rimpiazzo, in caso di "emergenza" da essi stessi procurata. 


Lontano è il tempo in cui san Bonaventura predicava la delectatio. Docere et delectare: a lungo l'arte ha avuto come fine di arricchire lo spirito e di deliziare i sensi. L'arte contemporanea sembra aver cambiato completamente registro. L'età del disgusto è subentrata all'età del gusto: esibizione e desacralizzazione del corpo, svilimento delle sue funzioni e delle sue forme visibili, mutilazioni e automutilazioni, fascinazione per il sangue, gli umori corporali e gli escrementi, coprofilia, coprofagia...  (da De Immundo di Jean Clair). 


Credevate forse che gli orrori si limitassero ad essere relegati nei musei d'Arte Moderna  sotto il nome di "installazioni" o ready made, con  barattoli contenenti materiale organico ad opera di avanguardie bislacche,  felici di praticare la destrutturazione della figura umana e del paesaggio? Macché, fuori dai musei, c'è la democrazia e  ciascuno, nel suo piccolo,  si sente portatore di "monnezze" in proprio. E se ne vanta pure, portando a spasso il "capolavoro" di se stesso, in cerca di uno sguardo compiaciuto e di approvazioni che disgraziatamente, non tardano mai a farsi sentire. 

Nostra Signora di Lourdes


02 February 2024

La rivolta dei Contadini




Quando su questo blog parlammo tra i primi della rivolta degli agricoltori tedeschi, francesi e olandesi, nel post "Il pane e la neve" (3 gennaio) i nostri media ignoravano ancora il fenomeno. Pareva una sorta di omertà italiota ed eurobabbea a reti unificate: tacere, minimizzare, eludere parlando d'altro. I blocchi e i presidi c'erano anche allora, ma le nostre emittenti televisive avevano deciso di ignorare il fenomeno. Adesso i TG, i Talk show, gli approfondimenti vari non possono fare a meno di correre forsennatamente, con la lingua fuori, dietro ai contadini per recuperare il tempo perduto. Questo accodarsi al corteo dei trattori, alla ricerca di interviste e scoop, personalmente, mi genera un certo fastidio. Perciò, posso capire la rabbia di questi poveretti, costretti a fare giornate di blocchi coi trattori, portarsi da mangiare pagnotte, salami e vino, lì ai caselli delle autostrade per avere più visibilità. Ai trattori con bandiere di nazioni si è aggiunta finalmente anche l'Italia col suo tricolore. Lollobrigida credeva che bastasse darsi l'etichetta di Ministro per la Sovranità Alimentare, per ammansirli. Ci ha pensato la Ue che ha bloccato la sua legge contro la carne sintetica. a far sapere CHI COMANDA davvero. Ora si sono mobilitati anche gli agricoltori italiani e alcuni sono già arrivati a Bruxelles sotto il Palazzaccio della Ue insieme ai loro confratelli di altre nazionalità. Qualcuno,  in linea con Coldiretti, altri più irriducibili e determinati,  per far capire che non è con la solita elemosina degli incentivi, dei rinvii e delle deroghe che si ottiene la salvaguardia di un bene prezioso come l'agricoltura, senza la quale non si mangia e non si vive.

Veniamo alla Francia, il paese più agricolo d'Europa, ma anche il più avanzato in fatto di lotte. L'Esagono infatti è quasi tutto pianeggiante e collinare, fatti salvi il Massiccio centrale, le Ardenne e il versante francese delle Alpi. La Francia vinicola del Bordolese, la Francia opulenta della Borgogna, la Francia dell'Occitania, della Provenza, la Francia di Normandia, della Val de Loire, della regione Champagne-Ardenne, è tutta una coltivazione, una coltura e un allevamento di bovini che pascolano placidi per la campagna. "Eh la vache!" è un'esclamazione che rientra spesso nelle conversazioni di qualche bontempone francese. Perfino l'avverbio di modo impiegato nel francese gergale per indicare una quantità notevole è "vachement". "C'est vachement beau!c'est vachement joli!c'est vachement sale!". Noi diremmo  forse "tremendamente", ma non ci sogneremmo mai di dire "vaccamente". Alla mia domanda divertita sul perché usassero un avverbio così bizzarro, mi venne risposto con semplicioneria: "Parce qu'on a beaucoup de vaches". 
Potete quindi immaginare cosa significhi per loro, vedersi buttare per aria l'agricoltura e l'allevamento di mucche che adorano quasi quanto gli Indiani e che sono parte integrante del paesaggio francese. 

Le "Jacqueries" sono state le prime rivolte contadine dell'Età feudale del tardo Medio Evo, parola proveniente da Jacques Bonhomme, il soprannome sarcastico che i nobili davano ai contadini. Jacquerie, è una parola presa a prestito  da loro, usata anche nella nostra lingua che ha assunto ormai un significato esteso per indicare tutte le ribellioni, anche quelle non necessariamente agricole. Non sono rari gli intellettuali e filosofi francesi in queste ore che si schierano dalla parte degli agricoltori-allevatori. Alcuni dichiarano con orgoglio di essere figli di contadini. Potremmo noi pensare di avere figure umili e nel contempo fiere, in grado di superare i reciproci steccati ideologici per difendere il loro patrimonio agricolo? Sinceramente, ne dubito. 

Ho pescato a caso due filosofi: il cattolico Robert Redeker e l'ateo anarco-libertario Michel Onfray, e in entrambi i casi - pur nelle loro  reciproche differenze - ho colto l'orgoglio e la fierezza di essere e di sentirsi figli di agricoltori e di operai agricoli, rivendicando in modo irrinunciabile, il loro legame con la Madre-Terra. Traduco e riporto un pezzo da Le Figaro su quanto scritto da Robert Redeker, già noto al pubblico italiano per aver difeso strenuamente la lectio magistralis di papa Ratzinger a Ratisbona, il quale parla di una vera e propria "sollevazione del popolo della terra":


La crisi agricola non è soltanto la crisi dell'economia agricola, è soprattutto, analogamente alla crisi della scuola, una crisi di civiltà. La scuola e l'agricoltura stazionano ai fondamenti della società. Ne assicurano la sua continuazione: trasmissione della cultura, per la scuola, trasmissione della vita biologica, per l’agricoltura. Ma, trasmettendo la vita, l’agricoltura, come la scuola trasmette nello stesso tempo dei valori, un' idea della Francia, un' anima collettiva. Il punto comune della scuola come dell'agricoltura è l'immersione nel passato. Scuola e agricoltura ci riconducono, come attraverso radici che scavano l'humus dei secoli, il passato e i suoi valori nel presente. Esse nutrono il presente del succo che estraggono nel passato. Senza dubbio è necessario vedere in questa fedeltà al passato la ragione per spingere a una modernità che si vuole sradicata e autorizzata a ridurre l'una e l'altra, la scuola e l'agricoltura, allo stato di fantasma. (...)

https://www.lefigaro.fr/vox/societe/robert-redeker-la-revolte-des-agriculteurs-est-le-veritable-soulevement-du-peuple-de-la-terre-20240128


Interessante anche la denuncia accorata di Michel Onfray, che ricorda come la Francia in fatto di agricoltura, abbia dato a questa Europa, assai più di quanto non riceva di ritorno. "La rivolta degli agricoltori è espressione di una Francia che rifiuta il vassallaggio all'Unione Europea". E nel suo video-intervista, che consiglio vivamente di ascoltare, parla di una vera e propria volontà di distruzione del Contado (la destruction de la Paysannerie) da parte delle lobby ecologiste, volontà nascosta dietro il concetto mistificatore di "sostenibilità",  di salvaguardia dell'ambiente, nonché  di riduzione delle emissioni di CO2. Con la fine dell'agricoltura si ha, secondo Onfray, la fine della civiltà medesima. 



Ho messo in giustapposizione due filosofi di tendenze diverse, con un'unica costante: l'amore per la propria terra, civiltà e Patria, e l'aver compreso che "agricoltura" (ovvero coltura dei campi) è essa stessa,  a partire dalla parola, identità, cultura e civiltà.

Mentre ci compiacciamo che i contadini coi loro trattori, stiano finalmente cingendo d'assedio il Palazzaccio di Bruxelles, i pennivendoli e intellò di casa nostra, sono già pronti a mettere il colore politico alle proteste: "fascisti", "no vax", "estremisti", schiavi come sono - per usare le parole di Michel Onfray - di una obsoleta visone marxista che vuole vedere nel contadino un padroncino ottuso, miope, attaccato alla terra e sostanzialmente, un  piccolo borghese ("petit bourgeois") attaccato allo status quo. 

Occorre fare attenzione, però, che questa mobilitazione  non faccia la fine dei Gilet Gialli, i quali hanno lottato strenuamente, ma poi non sono riusciti a uscire da quel movimentismo, privi  com'erano di un'organizzazione politica alle spalle e di una leadership forte e determinata.  E perciò, movimento  destinato a scemare e a defluire. Il Sistema non aspetta altro che poter infiltrare al proprio interno agenti provocatori (i casseurs, i black  bloc) o, di converso,  pompieri sindacali destinati a portare le lotte sul binario morto di quel sindacalismo agricolo, tanto caro alle istituzioni. Quello che non porta a casa (o meglio, in cascina) un bel niente.

*video di  Michel Onfray https://www.youtube.com/watch?v=hZKjgIPmfys

Giorno della Candelora


26 January 2024

Il divieto di vivere

 


Il 31 gennaio  ricorre un anniversario che ogni italiano farebbe bene a ricordare anche se non vuole, perché è stato l'inizio della sottrazione della nostra libertà: la Gazzetta Ufficiale del 2020 pubblicò il piano d'emergenza sanitaria del governo Conte2-Speranza. Le clausure iniziarono più tardi, verso il 9 marzo, cioè il giorno dopo la Festa della Donna, ma chi ha fatto scrivere sulla GU il piano emergenziale, sapeva già bene dove voleva andare a parare. Sono stati tre anni maledetti e non ne siamo ancora fuori. Però, visto che si parla tanto di memorie relative a crimini avvenuti quasi un secolo fa, è bene ricordare anche i torti, le malversazioni e i soprusi recenti. Specie se nessuno dei responsabili ha finora pagato il giusto prezzo delle sue colpe. Chi vuole seguire qualche racconto fatto in quegli anni può andare all'archivio di questo blog del 2020, 21, 22, dove ci sono commenti indimenticabili, da parte dei miei ospiti. Ma più d'ogni altra cosa, contano le impressioni ed emozioni personali di quel periodo, quelle che ci sono rimaste dentro prigioniere  e cristallizzate in una sorta di confinamento perpetuo. Sembrerà strano, ma  colsi  d'istinto due o tre cose rivelatrici che la masquerade fosse stata preparata anzitempo: la canzone di Sanremo vincitrice fu "Fai rumore" di un certo Diodato, mai sentito nominare prima di allora. Ecco le parole galeotte e allusive: Ma fai rumore sì/ che non lo posso sopportare/questo silenzio innaturale. 
Da notare che la macchina sanremese del febbraio 2020 andò avanti, nonostante alcune avvisaglie sanitarie già in atto. Pecunia non olet e può perfino sfidare la forza dei virus.  


Un altro elemento che mi insospettì circa la finzione era lo slogan mondiale "Andrà tutto bene". E' mai possibile che  tutti i coglioni  del globo debbano scrivere la stessa cosa in tutte le lingue? Certo, le pecore sono conformiste, ma deve pur esserci stata una regia occulta per tutto questo magico sincronismo, una cabina di regia  che passa sopra ad ogni cosa. Tutti saltellano e cantano dal balcone all'unisono, con lo stesso slogan? E che c'era da festeggiare nello starsene segregati in casa? 

Anche la chiesa fece la sua parte di mistificazione. Bergoglio  attraversò le piazze solitarie di una Roma notturna e  surreale, mentre le note della canzone "Fai rumore" diventata già colonna sonora, accompagnavano il suo faticoso incedere, nei servizi di reportage televisivi. Quando vidi le code in farmacia che parevano quelle dei paesi comunisti prima che cadesse il Muro, code ai supermercati con persone zombificate al carrello come nei film horror di Romero, capii subito che eravamo dentro una macabra farsa più grande di noi.  Una sorta di drammatico Truman Show nel quale le nostre vite avevano la funzione di una recita carpita e manipolata altrove. C'era la foto-simbolo,  quella destinata ad andare per il mondo come durante le rivoluzioni colorate: una povera infermiera stanca morta per i turni che crolla davanti a un computer, la citata canzone divenuta la  traccia sonora di quel periodo. Ogni sera in tv  comparivano  le brutte facce di Rezza dell'Istituto Superiore di Sanità, di Angelo Borrelli di quella Protezione Civile fondata dal fu valoroso Giuseppe Zamberletti detto Zambo di Sacromonte sopra Varese, passata poi tristemente nelle mani di maneggioni del Sud. Di Domenico Arcuri Commissario Straordinario per l’attuazione delle misure per il contenimento dal Covid-19, implicato poi nello "scandalo mascherine". 
Poi fu la volta della parata delle virostar che si contraddicevano a vicenda. 

Ma soprattutto c'era Conte  che, per l'evenienza,  usò toni gravi  da statista (quale non è) alla Churchill parlando dell'"ora più buia". Giuseppi, con la pochette e ciuffo spettinato ad arte come un gagà pugliese che, alle 5 della sera di ogni sera,  invitava con impudenza a scaricare i moduli dei famigerati Dpcm come se fosse obbligatorio possedere per tutti un computer e una stampante. Poi minacce di sanzioni su minacce ("vi sarà consentito, non vi sarà consentito").  Multe se non avevi la certificazione, se violavi il coprifuoco, se varcavi un comune che non era il tuo.  Moniti severi, a chi andava troppe volte ai supermercati, unico svago consentito.  Perfino se avevi la sventura di essere un' inerme vecchietta che usciva dal cimitero (peraltro zona vietata). Multe per un preticello di campagna, reo di officiare la Messa e di somministrare l'Eucarestia ai suoi fedeli. Multe se un barista misericordioso osava offrirti un bicchiere d'acqua minerale e il servizio alla toilette. Ah sì, perché tra i tanti divieti di vivere, amare, passeggiare, pregare, mangiare, giocare, correre,  fare sport, c'era anche quello di fare i bisogni, come se volessero umiliare e barbonizzare la popolazione,  privandola d' ogni dignità.
Con mio grande sgomento, cercai almeno un rifugio spirituale in una chiesetta di campagna, ma erano tutte sbarrate, come sbarrati erano gli ambulatori medici. Gli artefici della cura del corpo si erano dati pavidamente alla macchia, come pure quelli dello spirito. 

Tutti ricorderanno che durante i primi mesi, le mascherine erano introvabili, dato che erano diventate oggetto di speculazione affaristica. Un ministro così oculato e attento come Di Maio, le aveva spedite in Cina quale atto di beneficenza, mentre i reparti ospedalieri ne erano sprovvisti.  In seguito, perfino le griffe di alta moda si misero a produrre mascherine, camici, berretti, calzari...Insomma, tutti gli strumenti del galeotto sanitario, quale forma di  riconversione tessile e produttiva. Che creatività e che stile, da vero made in Italy!  Improvvisamente l'introvabile mascherina divenne uno strumento così indispensabile che davano la multa se non la mettevi anche per bere un bicchiere d'acqua minerale. Inoltre,  i fautori dell'Italia democratica, unita, indivisibile e antifascista, suddivisero le regioni della Penisola in colori, laddove i contagi erano considerati più alti: bianco, giallo, arancione, rosso, a seconda della gravità dell'indice dei contagi per cifre diramate sempre da loro. Una vera guerra dei colori e dei numeri. 

La fase 2, quella di Draghi, (sempre con Speranza al suo posto), legata ai "salvifici"  vaccini, non andò meglio per  i  renitenti all'inoculazione. Il suo gelido e terribile motto "Non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire", suonò come il monito delle alte massonerie che si arrogavano il supremo diritto di vita e di morte su di noi.  Il problema è che  quel "ti ammali e muori" di draghiana memoria avvenne sì, ma soprattutto dopo le vaccinazioni mRNA. Parlano chiaro i bollettini quotidiani di ieri come di oggi, sulle "morti improvvise" nel sonno per  giovani e meno giovani; dei "malori improvvisi" di gente sconosciuta, ma anche di celebrità del mondo sportivo, dello spettacolo, della moda e della cultura. Oltre a multe e Dpcm, divenne palese l'apartheid legato al pass sanitario chiamato stoltamente green pass. Si istigò a una sorta di guerra civile tra vaccinati e non vaccinati. Si sobillò i più ottusi e collaborazionisti a praticare la delazione - già  presente durante la gestione Conte  con le fatidiche "cene vietate" o  tuttalpiù, con non più di tre componenti. Tra chi poteva avere accesso alle molteplici  funzioni legate al vivere, e a chi ne doveva rimanere tagliato fuori. Si impedirono perfino normali adempimenti come il ritiro di raccomandate alla posta. E il marchio verde col QR code, divenne la conditio sine qua non per avere accesso al proprio lavoro. In pratica, si rese obbligatoria la vaccinazione, senza dichiararlo, ipocritamente e subdolamente: lo era  di fatto, poiché chi non lavora non mangia. Le conseguenze le conosciamo. Guerricciole civili, piccoli pogrom, umiliazioni per avventori da parte di quei commercianti che cercammo in ogni modo di difendere dai soprusi del governo Conte 2 con le sue inutili clausure. Per tutta ricompensa del sostegno dato loro nella campagna "Io Apro", notai che alcuni esercenti si trasformarono in poliziotti non autorizzati che richiedevano non solo il pass, ma anche il super-greenpass, quello da avvenuta vaccinazione, come riportato dal cartello della foto sottostante, messo sulla porta di una pasticceria. Cacciarono dai locali il consumatore non vaccinato che portava soldi e  accresceva il loro commercio, per obbedire  in modo vile a chi i soldi glieli toglieva.  In alcuni casi, si spinsero a chiedere anche i documenti, come se baristi e ristoratori appartenessero a un corpo speciale delle forze dell'Ordine. Anche  in queste circostanze, fioccarono multe, ricorsi, contenziosi presso avvocati che non lavorarono mai così tanto in vita loro, come da quando inventarono questo diabolico virus della malvagità (la loro), della divisione, dell' istigazione alle risse e alle discordie intestine anche tra parenti stretti alcuni dei quali pretendevano tamponi e green pass tra fratelli e sorelle, nonni e nipoti,  durante le riunioni di famiglia. Ditemi voi, come diavolo è possibile dimenticare tutto ciò.

Cartello di divieto in un bar-pasticceria varesino

Vale la pena di citare un piccolo aneddoto personale - di quelli che ognuno di noi ha in serbo.  Correva il 23 febbraio 2020 e non c'erano ancora i confinamenti. Mi trovavo al mare quando la Lombardia nella zona del Lodigiano (Codogno, Alzano e Nembro ) venne "cinturata" e presidiata da forze dell'ordine che ne impedivano l'accesso a causa del fatidico "virus cinese". Riuscirò a tornare a casa mia? - pensai tra me e me. Sarà solo una zona piccola circoscritta della Bassa Lodigiana? O si allargherà? 
I bambini del villaggetto marino dove mi trovavo al momento,  vennero spostati dal salone dell'Oratorio dove avrebbero dovuto festeggiare il Carnevale con chiacchiere e frittelle, coriandoli e stelle filanti, al campetto di calcetto all'aperto, ma recintato da una specie di rete da pollaio verde. Intanto diramarono le ordinanze municipali:  c'era un'epidemia in corso ed era più prudente non tenerli al chiuso. Scattai una foto dei bimbi mascherati e rinchiusi nel campetto, auspicando in cuor mio che questi poveri ignari pulcini, non dovessero fare la fine dei polli da batteria.  Nel giro di  un mesetto, i parchi giochi di tutta Italia, con le altalene e gli scivoli, le piccole giostre, rimasero transennati col divieto di giocare mantenuto fino a luglio. Parchi in zone verdi rimasti silenziosi e proibiti ai bambini che non dovevano più comportarsi da bambini.  Potevano avere a disposizione solo 200 mt dietro casa. I cani ne avevano di più.  Impossibile dimenticare tutto ciò, perché da allora, non è ancora finita. 

No, non è finita,  dato che vorrebbero un pass digitale internazionale per poterci spostare e  sorvegliarci in ogni minima azione giornaliera, con un governo mondiale a guida Onu-Oms su base sanitaria e falso-salutista, allo scopo di  controllare la popolazione del mondo nella loro vita quotidiana. Vorrebbero trasformare ciascuno di noi in una cartella clinica elettronica ambulante, da poter precettare in qualsiasi momento nel nome della suprema "biosicurezza". 
Non è finita, perché anche i  pupazzi politici nostrani hanno appena varato la bozza di un piano pandemico 2024/2028 del tutto simile a quello delle gestioni precedenti. Noi non vogliamo mai più un lasciapassare per vivere né nazionale, né europeo, né internazionale, e dobbiamo impedirlo in ogni modo. Costi quel che costi. Sì, perché come ho già scritto infinite volte, si può anche perdere la salute per la libertà, ma non si può e non si deve, perdere la libertà per la salute. Salute, verità,  libertà, giustizia sono cose intimamente legate per favorire una vita dignitosa. E non dobbiamo farcela togliere. 

San Timoteo



19 January 2024

Vade retro Diavolos!

 


Il curioso è che i canali ufficiali parlano dell'edizione 2024 del WEF (World Economic Forum) di Klaus Schwab  come di un meeting di filantropi preoccupati solamente delle sorti dell'universo. E se cliccate le varie fonti "ufficiali" del web, scrivono che il Wef è nato nel 1971 "senza scopi di lucro". Lodevole, molto lodevole!

E' ufficiale,  a Davos è nata una nuova figura di personaggio nel teatro distopico del mondialismo: quella del Profeta-Untore. Le epidemie, quelle serie, arrivano una volta ogni 100 anni. Ora pur di spaventare la gente, creare il panico, schiacciare  ed opprimere i popoli con una tirannia che pare non finire mai, si inventano un virus ogni anno. E lo chiamano con un nome che sembra una burla: X.  X come ad esempio l'ex twitter. X come chi firma in anonimato. La cosa puzza, e parecchio. Della serie, noi diffondiamo epidemie e addirittura "pandemie" (anche i virus si sono globalizzati) e solo noi vi daremo l'antidoto. Indovinate un po' qual è? Una serie di vaccinazioni obbligatorie da mettere in un passaporto sanitario digitale (si parla già di European Digital Wallet), senza il quale non ci si può più muovere né si può vivere. Tutta la nostra vita trasferita in uno smartphone diventato improvvisamente, da balocco, a trappola mortale per chi lo possiede. Sempre a Davos-Diavolo si discute dei morti per mal di clima e di un conteggio dei deceduti per cataclismi universali da tenere accuratamente registrato.  Poi sono già  sorti  i caporaletti nostrani  di Davos nei sindaci delle nostre città: Sala a  Milano che ogni giorno si inventa un divieto di circolazione e un modo per sottrarre libertà ai cittadini lavoratori. E pure Lepore a Bologna che inchioda i suoi cittadini in un traffico inumano, con code, imbottigliamenti a 30 km all'ora. Ora mi si dica se a 30 all'ora si purifica l'aria delle città dalla famigerata CO2, o se viceversa, tale provvedimento non serva piuttosto a saturarla di polveri sottili. Senza contare le ultime di  Orazio Schillaci ministro "giorgiano" della Salute che parla già di piano pandemico del periodo 2024-2028, piano che ha fatto infuriare Max Del Papa in questo articolo. Effetto Davos anche questo? Certamente sì, dato che nel piano del ministro ex Cts delle gestioni precedenti,  ricompaiono chiusure, vaccini, DAD, e - udite! udite! -  pure i vituperati  Dpcm. Tanto valeva tenerci l'esangue Speranza. 

Ma sapete qual è la chicca, ovvero la madre di tutte le preoccupazioni, per i demoni di Davos?  Le fake news ovvero la disinformazione. Questi loschi figuri, con tutti i mali che affliggono l'universo mondo compreso guerre scatenate per i  loro interessi, si premuniscono di affermare che dovranno sguinzagliare una lotta senza quartiere contro le bufale e le fake news del web. Ovvero, di mettere la mordacchia a tutte le fonti di informazioni non ufficiali. Sempre secondo i loro mendaci report, ogni anno morirebbero nel mondo almeno 52 milioni di persone. Indovinate di che cosa? ma di catastrofi ecologiche e climatiche. Perciò, "agli ospedali si potrebbe richiedere di di registrare la mortalità causata da certe malattie legate al clima, a scopi di tracciamento" (fonte:  articolo di Alessandro Rico su La Verità, merc.12 gennaio). Siamo alla stessa logica terroristica dei quotidiani bollettini Covid  sui contagi e sui decessi. 


Non mancano per fortuna, burle, vignette e canzonature sulle vicende di Davos, come quelle  sui giri di escort che fanno il tutto esaurito per la clientela di pregio quella che frequenta la località montana svizzera nei Grigioni. Ma contrariamente a quanto si crede, le zoccole sono vere e, a grande richiesta, sono andate pure in esaurimento, come riportato da questa fonte  accreditata: 

https://scenarieconomici.it/arriva-davos-e-i-servizi-escort-svizzeri-vanno-in-tutto-esaurito/

Non possono  mancare inoltre droghe e allucinogeni, per la premiata clientela di top manager, lobbisti e di banchieri indaffarati. Insomma tutta la feccia del mondo si concentra a Davos. 

C'è chi vuole farci fuori con qualche malattia X con un Tedros Ghebreyesus dell'OMS che ha lanciato già la sua fatwa epidemiologica; chi con il catastrofismo climatico, chi con l'Intelligenza Artificiale (IA) la quale serve egregiamente a sostituire la forza lavoro e a gettare i lavoratori sul lastrico e nella disperazione. Erano presenti al convegno invernale anche l'usuraia Lagarde della BCE e naturalmente Bill Gates che è andato a Palazzo Chigi ricevuto dalla Meloni (la stessa che criticava una simile visita ai tempi del governo Draghi). Ora  Gates sale pure al Quirinale da Mattarella, ricevuto con tutti gli onori che spettano a un neomalthusiano depopolatore del Pianeta. Non poteva mancare Ursuletta von der Pfizer che, sorridente, bacia e abbraccia  tutti i pezzi da novanta ivi intervenuti. E pure Zelenski con l'immancabile maglietta verde militare da mettere su ebay. 

Morale: i trattori, i camion e le ruspe degli  agricoltori di Berlino e di tutta Europa vadano a Davos e impediscano a questi tiranni menzogneri pagliacci crudeli di continuare a tenere i loro meeting "esclusivi" e inquinatori, dato che il pesce puzza sempre dalla testa. 

San Michele che trafigge Satana

Tra le vignette veritiere che circolano in queste ore, c'è anche quella dei loro 200  jet privati  e delle loro Limousine, che mentre ammorbano l'aria di montagna coi loro gas di scarico, si dirigono ad un raduno dove, per paradosso, si decreta la rottamazione di utilitarie e di autoveicoli per chi deve recarsi al lavoro. A lavorare per vivere, non alla pazza gioia. Gentaglia vergognosa! Vade retro, Diavolos!

SS. Mario e Marta