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25 June 2026

My heart belongs to Daddy


La biologia non è un'opinione. A 80 anni si può anche avere una botta di arteriosclerosi o di demenza senile. E ci sono tutti i segni. Ma allora si va a portare i nipotini ai giardinetti e non ci si insedia alla presidenza della più importante potenza mondiale. Trump sta dimostrando sempre più di essere una iattura per gli Usa e per il mondo intero che si ritrova con un Caligola borderline. Comunque la si pensi su Giorgia Meloni, lei non poteva reagire che in questo modo pe recuperare un minimo di dignità verso chi l'ha trattata come la "fan"  o la groupie al seguito di una rockstar o di un Divo. Il punto più basso Trump lo ha toccato quando si è inventato la faccenda del selfie e la preghiera di essere fotografati insieme, da parte di Meloni. Che lei avesse tentato di ricucire lo strappo precedente del NO del governo all'uso delle basi di Sigonella, è un conto; ma la faccenda del selfie se lo è inventato lui di sana pianta, per rinforzare ed espandere il suo Ego di uomo malato: non ci vuole uno psichiatra per capirlo!  
E invece siamo costretti a sentire i lai e le abbaiate sguaiate della solita sinistra che le rimprovera di essere stata "serva" del magnate immobiliarista. Curioso che abbia dimenticato quando Renzi (con mogliettina) faceva il paggetto di Obama e presenziava alle cerimonie della Casa Bianca in grande spolvero coi coniugi Barack e Michelle. Andiamo più indietro? Massì. 
D'Alema per mostrare che i comunisti non esistono più e che sono pronti a sposare ciecamente la causa atlantista di una guerra assurda, fece bombardare la Serbia per 180 giorni. E senza nemmeno la copertura ONU né lo straccio di un passaggio parlamentare. Come lo dovremmo chiamare? Servo di due padroni? dell'Est e dell'Ovest? Eppure a  sinistra, si dimentica, si  tace  e  si nasconde. 
Ce n'è anche per la "Destra-John Wayne" sempre in cerca dell'uomo forte, dell'Uomo della Provvidenza, che non ha gradito la contromossa della Meloni in quanto Trump rappresenterebbe la guida spirituale del cosiddetto Occidente (nozione opinabile, giacché l'Occidente inizia con la civiltà greco-romana e non con il Far West). Ma poi come si permette una donnina che è due soldi di cacio, di ribellarsi a quel lunatico omaccione grande e grosso? 



Veniamo a queste ultime ore dove il segretario della Nato Mark Rutte (foto in alto) ha scelto di fare i compitini dei buoni e dei meno buoni stati aderenti alla Nato, con tanto di grafici. In testa c'è l'Italia che ha dato il consenso a 500 aerei americani per operazioni di logistica nel quadro della missione Epic Fury. Qualcuno insinua che Rutte volesse approfittare dei rapporti tesi fra Trump e Meloni per assestare il colpo di grazia a lei, e al  nostro governo. Qualcun altro (Lucio Caracciolo) lo ritiene talmente stupido, da non saper fare neanche questo,  ma di voler dimostrare a Daddy (il paparino di Mar-a-Lago) che lui e la Nato servono a qualcosa. E in che sede lo ha fatto? Ai microfoni di Fox news che poi è l'emittente dell'attuale governo statunitense. Altri ancora fanno un'altra congettura. La bagarre scatenata dalle sue improvvide affermazioni con la solita sinistra che richiede di "riferire in parlamento", servirebbe a rivedere lo statuto Nato (eminentemente difensivo) alla luce delle guerre preventive (cioè di attacco a sorpresa), quale è appunto il conflitto israelo-americano in Iran. 
Fatto si è che Daddy non si è scomposto e ha mostrato la lavagnetta con la lista dei cattivoni scrocconi che lo hanno abbandonato alle epiche tempeste del Golfo persico.  Nessuno ha chiesto ai vincitori della II guerra mondiale di venire protetti dal dopoguerra a oggi, cedendo di fatto, brandelli di sovranità, e qualcuno gli spieghi che le basi Nato (ovvero americane) sono state fatte per difendere gli interessi della più grande superpotenza mondiale. Ma non per noi, "scrocconi". Sempre che Daddy sia ancora capace di intendere e di volere. 
Caro Rutte (nomen/omen), quanto a lei, si ricordi che il destino dei tirapiedi è quello di prendere martellate nelle gengive, proprio da chi si vuole ossequiosamente servire. Specie quando si cerca di dare  troppa aria alle stesse. 

San Guglielmo

19 June 2026

Solstizio d'estate con generale


Ogni estate che avanza ha i suoi tormentoni canori. Ma ultimamente è la politica che copia sempre più il lancio di una canzonetta. O di un concerto pop. Si preparano con un congruo anticipo gli eventi, si pesca er Fenomeno di turno con  adeguata campagna di stampa, primo raduno in una città importante, interviste preventive e ospitate sui canali tv, statistiche su quanti voti può rastrellare e così via. Ricordate Grillo? Non si parlava d'altro e tutti correvano alle sue performance teatrali. Il destino delle sorti dell'Italia pareva essere nelle mani di Grillo e del M5S. Pochi si chiesero chi era la Casaleggio e Associati, chi era e da dove proveniva Sassoon,  importante socio della Casaleggio. Prima di Grillo accadde qualcosa di simile con Renzi, un altro prodotto lanciato dal sistema in qualità di "ago della bilancia" di tutta quella sinistra in cerca però di un "centro di gravità permanente" che potesse includere l'area moderata. E il centro supremo, ovviamente era lui. Insomma, l'ultimo lancio del prodotto politico sul mercato trova sempre una pletora di creduloni pronti a dargli credito e a precipitarsi alle urne per votarlo. E' quasi un riflesso condizionato. Vengo all'ultimo divo (si fa per dire), l'ex generale Roberto Vannacci che si è costruito una carriera con un  fortunato libello autoprodotto (Il mondo al contrario) , per poi entrare nella Lega come il classico "cavallo di Troia" e da qui spiccare il balzo per l'Europa. Del resto, Salvini che non è un fulmine di guerra, pensava di strumentalizzarlo a sua volta pappandosi un po' del suoi voti. Ma  è rimasto trombato. A colpirmi è stata la sfacciataggine del nuovo arruolato che ha fatto il gradasso a Pontida  giurando e spergiurando che mai e poi mai avrebbe usato la Lega come un taxi: pagare la corsa per poi scendere e scaricarla.  E invece - guarda un po' -  è andata proprio così!
E' proprio vero: per i fessi non c'è Paradiso - recita un vecchio proverbio americano. Ma Salvini non lo conosce, con ogni evidenza.   

Vannacci è da sempre un uomo perfettamente integrato nell'apparato atlantista con l'ambizione di esserne contro. Del resto se così non fosse stato, non avrebbe mai potuto accedere al ruolo di "generale" in Italia dove spesso occorre essere in certi circoli di stampo massonico, per  intraprendere la carriera. In tutte le pagine di quel suo libro che ha furoreggiato on line e nel cartaceo per mesi e che molti lettori poco smaliziati hanno custodito come "livre de chevet" sul comodino, non vi è un solo cenno in difesa degli Italiani che subivano le vessazioni autoritarie della farsa pandemica, e delle vaccinazioni coatte. Alla domanda se trovava giusto l'uso obbligatorio di vaccini sperimentali distribuiti alla spicciolata e imposti col ricatto del  greenpass, non ha mai dato una vera risposta eludendo il problema. Del resto, i media mainstream si sono guardati bene dal metterlo in imbarazzo. Preferiscono,  chiedergli se ha mai messo le corna alla moglie - come ha fatto la Gruber, usa a fare giornalismo di bassa portineria. Nessuno lo ha mai tallonato sulle politiche espansive di Israele e sui trattamenti disumani che riserva ai palestinesi a Gaza, in Cisgiordania e  ai civili in Libano.  E se il Vannacci è filo-sionista, è roba che fa parte del suo corredo di militare. Preferiscono, appena possono,  rifilargli l'accusa di "putinista": c'est plus facile. 
Dicevo poc'anzi delle canzonette. Il nuovo partito di Vannacci "Futuro Nazionale" pare abbia una canzone-logo: "Futura" di Lucio Dalla. 
E pazienza se l'uomo che arringa gli omosessuali nei suoi comizi e sul  suo libro dicendo loro "Cari Gay, voi non siete normali", poi  inserisce la canzone del un noto cantautore omosessuale bolognese, nel suo movimento. Smentirsi fa parte dello spirito dei tempi. Del resto anche Trump che si era distinto come strenuo avversario della cultura woke e contro il movimento LGBTQ, ha inserito quell'YMCA accompagnato dai suoi buffi balletti sul palco, canzone che è l'inno dei gay, parola acronimo di Good As You. E se davvero si volesse essere coerenti si userebbe la parola italianissima "omosessuali". 

Il Pifferaio di Hamelin


Ma la dissonanza cognitiva è parte integrante dello Spirito dei Tempi, e più si è moderni, più si è dissonanti. Il generale Vannacci che fa bagni di mare putiniani in pieno inverno sulle spiagge di Viareggio per poi avvolgersi in calde vestaglie, non si preoccupi: gli Italiani amano la Commedia dell'Arte e correranno in massa a votarlo, in preda ad un nuovo vibrante riflesso pavloviano. Come fecero con il guitto Renzi (ora costretto a fare il  sabotatore del Genio Civile di altre formazioni politiche, per poter sopravvivere col suo 2%), come fecero con il giullare Beppe Grillo, caduto poi in disgrazia. Poi si annoiano, si stancano, li dimenticano e corrono alla ricerca di nuove vibrazioni con nuove rockstar della Politica da seguire  in massa come i topi del magico Pifferaio di Hamelin.  Il sistema lo sa, e da sempre studia poteri, contropoteri, depistaggi, fake, gatekeeper. E anche come dev'essere l'opposizione gradita a quello  stato profondo che la crea. 

San Romualdo

12 June 2026

Inaccettabile, è tutto quanto sapete dire?




Un paese di ciabatte - dice Ben Gvir quando ha appreso di essere stato indagato dalla Procura di Roma. Risposta:  Inaccettabile. Ridere e deridere dei prigionieri, dopo averli obbligati a stare legati con la faccia per terra come cani con giù il muso e replicare all'oltraggio con un "Inaccettabile":  è tutta lì, la vostra reazione muscolare? Richiamare l'ambasciatore israeliano e ripetergli formulette di prammatica di una diplomazia ormai in disuso (per gli israeliani non è mai nemmeno iniziata) è  tutto quanto sapete fare? Brrr....chissà che paura avrà Ben Gvir della vostra mono-risposta! 
Mi pareva già  una sciocchezza proibirgli l'accesso di Francia, Olanda, Polonia, Irlanda, ma vedo che Tajani e Meloni, riescono ad essere ancora più inefficaci  e remissivi dei loro colleghi che almeno provano a fare qualcosa. Loro due,  aspettano forse che sia Ursula von der Leyen a dare il disco verde sulle misure da prendere verso il kippato feroce?
Si certo, quel fulmine di guerra di Tajani si è limitato a rispondere "Inaccettabile", una parola che non vuole dire assolutamente nulla dal momento che poi non fa che incassare soprusi da mesi. Inoltre il vocabolario italiano è vario e variegato: inammissibile, intollerabile, indegno, spudorato, vergognoso, ignominioso, inverecondo ....e via elencando. Si scelga qualche altro aggettivo rafforzativo. Poi possibilmente, dalle parole, si passi ai fatti e cioè a misure adeguate legate, ad esempio,  all'interruzione di  relazioni commerciali. Ma non solo sanzioni circoscritte a  quel disturbato mentale di Ben Gvir uso a far balletti pachidermici sulla spianata delle moschee per dimostrare che è tutto suo, ma all'intero governo Netanyahu.
Inoltre, c'è da sottolineare l'aspetto pavido da timorati di Dio (e di Israele), della nostra classe politica. E allora si preoccupano per la sua dignità, come afferma la Meloni. "Approfitto – dice – per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili (ancora!) per l’Italia e poco dignitose per Israele“.
Poco dignitoso per Israele??
Ma perché invece di salvare la dignità di uno stato che ha il vizio di strafregarsene della cosiddetta "comunità internazionale" e che non vuole affatto essere "salvato"; che non vuole avere nemmeno la mappa dei suoi confini perché così può allargarsi a dismisura, che non ha un vero statuto, la Meloni non salva la sua dignità e quella del nostro paese? Non è forse stata eletta per difendere la sovranità della nostra Patria?
Andiamo avanti. Un colono spinge con violenza una povera suora in modo da farle battere la faccia sul cordolo di un'aiuola per poi prenderla anche a  calci mentre è ferita: Inaccettabile! Uccidono soldati  caschi blu dell'Unifil, missione di pace: Inaccettabile! Sparano e feriscono nostri soldati: Inaccettabile! Bombardano i quartieri cristiani del Libano, forse per la paura che anche lì tra le chiese e gli altari ci siano gli Hezbollah: Inaccettabile! E poi interi palazzi sventrati da bombe, morti su morti che non vengono nemmeno più calcolati. Inaccettabile, anche questo, vero? 
Così come è Inaccettabile che da anni la comunità dei cristiani d'Oriente viva tra dileggi, sputi sul saio dei frati, lanci di pietre e soprusi da parte di ebrei ortodossi e coloni, una situazione ben descritta dal giovane cronista Guglielmo Gallone di Vatican News già collaboratore della  rivista di geopolitica  Limes. Qui il video: 
. https://www.youtube.com/watch?v=uc9Dp165d9I


Insomma, è  tutto quel che sapete dire? E pensate di difendervi così da chi vi orina palesemente in testa e poi magari pretende pure le vostre scuse? Un modo per confermare il fatto che invece di un vera  Penisola, una vera nazione,  siamo per davvero "il paese delle ciabatte", anche se fa male constatarlo. Lo avete visto Tajani con gli occhi impauriti farfugliare il suo disappunto tenendo la testa bassa?  
Per chi sa avere il polso di quanto avviene tra i cittadini, ora la gente non ha più paura di guardare in faccia la realtà e  di additare la verità per quella che è, perciò delle veline governative di comodo non ne vuole più sapere. Un buon politico deve sempre imparare a tastare il polso dei suoi cittadini, coglierne i malumori e non parlare come se avesse una pezza di cloroformio in bocca verso chi si comporta male  e non rispetta il nostro Paese. Al di là delle scadenze elettorali, di chi vince e di chi perde, la vita dei cittadini è quella d'ogni giorno, con le sfide di ogni giorno, coi fardelli d'ogni giorno.

San Guido

03 June 2026

Codogno, la vocazione cekista della sinistra

 


Credevamo di essere fuori dal periodo cekista della dittatura sanitaria, invece a Codogno abbiamo scoperto che qualcuno non dimentica e rispolvera la sua vocazione alla censura. E magari - chissà - 
 ha conservato pure un bel dossieraggio su chi si è vaccinato e chi no. E' toccato a Enrico Ruggeri, autore di belle canzoni ("Il Mare d'Inverno", "Quello che le donne non dicono", "Il portiere di notte" - tanto per citarne alcune) dover subire le reprimende di una consigliera comunale del Pd la quale ha usato subdole acrobazie dialettiche per affermare che in quel di Codogno, uno come l'"Enrico no Vax",  non ci può stare. Ma soprattutto non può cantare. Ci mancava solo dicesse che la causa dei decessi  lì nel lodigiano, fosse stato lui.

Sinistra è un termine edulcorato e generico per definire i (post)comunisti, oggi rimpolpati di frange estreme e dagli stessi 5 stelle. Ma nel vecchio partito sovietico la Ceka era la spietata polizia segreta e gli agenti cekisti infiltrati nei villaggi russi spaventavano i contadini. La Ceka divenuta in seguito Ghepeù (GPU) , poi NKVD e in seguito KGB, fu istituita nel 1917 e il suo scopo era quello di reprimere i "nemici della rivoluzione" impedendone i loro "sabotaggi". Ovviamente sono costretta a sintetizzare, ma sulla vocazione censoria e spionistica di questi apparati ci sarebbe molto da scrivere. Limitiamoci ai suoi nipotini e pronipotini di casa nostra. Magari non sanno nemmeno cos'è la Ceka, ma loro agiscono così, per riflesso condizionato pavloviano. 

E' accaduto che il comune di Codogno  ha deciso di invitare come ospite di prestigio per "La Notte Bianca" del 4 luglio, il cantautore Enrico Ruggeri. Una decisione che però non è piaciuta a Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del PD. Non si tratta di opinioni superate ma di posizioni dalle quali l’artista non ha mai preso realmente le distanze” ha sottolineato la Baggi. Ma pensate un po':  avrebbe preteso magari un'autocritica, com'era in uso fare nei vecchi Comitati centrali comunisti. 

Con subdola sottigliezza afferma poi che il Comune di Codogno (il cui sindaco è Francesco Passerini di centro-destra, (che non è un cuor di leone) ha di recente negato il patrocinio a un convegno sugli effetti avversi dei vaccini nonché alla proiezione del documentario "Invisibili". Ciò dimostrerebbe che l'amministrazione avrebbe utilizzato "due pesi e due misure", quando si tratta di personaggi noti, come il citato cantautore milanese. Ovviamente il sindaco ha avuto buon gioco nel ricordare che uno spettacolo canoro non è un dibattito né una conferenza a tema. Lo stesso Ruggeri si è affrettato a specificare che non è sua intenzione parlare delle sue scelte sanitarie né delle sue posizioni critiche sul green pass, ma di cantare. “Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono e al massimo presento qualche brano (in 30”). (Comunque l’aria che tira è preoccupante)”.

Eh sì, caro Enrico,  l'aria che tira è proprio preoccupante!. Come ho scritto in altro pezzo, non è nemmeno necessario che si profili all'orizzonte qualche starnuto (anche il raffreddore è un coronavirus) o altro virus farlocco, che subito salta su un vespaio di pressioni liberticide, di Vedove del Virus che riappaiono come revenant e che purtroppo abbiamo già conosciuto. Questo ci fa capire a che punto si trovi ancora la riflessione pubblica sulla vecchia "pandemia", mai lasciata definitivamente alle spalle, poiché dove non c'è verità, non può esserci giustizia e viceversa. 
Vengo ad un altro punto. Lo stesso Ruggeri è stato sollecitato a prendere posizioni politiche sulla Palestina dai Fattaroli de Il Fatto, e lui ha coraggiosamente replicato che quando lo fece con ben tre canzoni negli anni '90, non era di moda da parte di altri artisti. C'erano solo lui e gli Area (un leggendario gruppo di Rock progressivo). Come non era di moda ribellarsi ai vaccini e al green pass, posizioni per le quali pagò un prezzo molto alto in termini di ostracismo nel mondo dello spettacolo - un mondo tra i più conformisti. Fare oggi  quello che già fan tutti, ovvero cantare più che mai dentro il coro, non aggiunge niente alla pur nobile causa di Gaza. Apriti cielo! Nugoli di insulti al vetriolo sono immediatamente comparsi sui forum di quel giornale. 


Tutti avranno notato che analoga sorte è toccata a Francesco De Gregori (nella foto) solo per aver criticato le esternazioni di artisti che prendono troppo facilmente e superficialmente posizioni politiche e che tirano per la giacchetta chi vorrebbe, come lui, limitarsi a  comunicare attraverso le  proprie composizioni musicali.  Eppure il suo "Generale" è una canzone anti-militarista.  "Viva l'Italia" è una canzone anti-retorica priva di eroismo e di luoghi comuni  nazionalistici, ma densa di umanesimo. Non si capisce bene cosa pretenda di più la sinistra che ora gli dà dell'ignavo opportunista. Quella sinistra già autrice dell'inquietante figura gramsciana dell'"intellettuale organico", ovvero, l'intellettuale direttamente collegato al "Partito di classe". Cosa vorrebbero adesso i nuovi cekisti del (post)comunismo? L'artista intruppato e irreggimentato? Pardon, "embedded", come si dice dei reporter incorporati in qualche esercito d'invasione? 
Di fronte a tanti tribuni della plebe e delle piazze che steccano a squarciagola, mi viene in mente l'arguto motto milanese Ofelé fa el to mesté (Pasticcere fai il tuo mestiere). Purtroppo oggi il mondo è pieno di personaggi velleitari che si credono esperti di lavori, di materie e  di cause che poi non sono in grado di affrontare.

Per il poeta Eugenio Montale "l'impegno"  non era una militanza politica o appartenenza a questo o quel gruppo, ma  un  suo personale coinvolgimento nel poetare stesso. Ecco cosa scrisse nel merito: 

L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata, non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio.

Grande lezione estetica!

San Carlo Lwanga

26 May 2026

La cassaforte digitale d'Occidente è Israele: per questo nessuno la critica



Trovo alquanto inutile nascondersi dietro a personaggi squalificati e teppistici come Ben Gvir e Smotrich dei quali ho già abbondantemente parlato in alcuni post pregressi, quando ancora la stampa mainstream dormiva e li ignorava. L'idea balzana di creare misure mirate per colpire uno dei ministri importanti del governo Netanyahu (il ministero della Sicurezza Nazionale corrisponde più o meno al nostro Ministero dell' Interno), smarcandoli dall'insieme del governo in carica, sa di ipocrisia e  lascia il tempo che trova. La Francia, comunque ha già dato il ben servito al feroce Panciuto kippato che peraltro non si muove mai dai suoi insediamenti. Non credo  sia tipo da voler visitare i Champs Elysées con la sua mogliettina. Il video abilitato dallo stesso Itamar Ben Gvir sui prigionieri della Flotilla (in realtà dei "sequestrati" al largo di Cipro) incaprettati e inginocchiati, sospinti a forza con violenza (e sembra pure, che non manchino abusi sessuali)  ha già fatto il giro del mondo, suscitando  orrore, indignazione e riprovazione. Ma ecco il punto.... Noi inorridiamo solo quando ci toccano i nostri mentre la coscienza occidentale è assopita quando si tratta di altri popoli, anche se vicini. E' forse normale che ci siano fronti di guerra proibiti alla stampa, come è avvenuto per Gaza?  Ricordo che durante le guerre in Vietnam, la stampa faceva il suo dovere di documentare e dare regolarmente conto di quanto avveniva nei teatri di guerra, anche i più rischiosi.  La faccio breve. 
E' grazie a quel mostruoso video messo sui social dallo stesso Ben Gvir, se ora possiamo chiederci attoniti: "Beh se fanno così ad un paese alleato, chissà cosa ne passano quei poveri palestinesi in materia di torture,  di abusi sessuali, di omicidi mirati sui bambini, su donne e su vecchi, ecc." E non è ancora finita, perché c'è il rischio Libano che sta subendo un processo di "palestinizzazione"  (leggi: di martirio) della sua popolazione civile. Dobbiamo ancora una volta fare spallucce e girarci dall'altra parte? O prendere per buona la scusa dell'Hezbollah sciita nel tessuto libanese, come se non sapessimo che Israele dispone della più potente intelligence del mondo e che se volesse, è in grado di procurare "omicidi selettivi"  sulle dirigenze sciite risparmiando sofferenza per la popolazione civile libanese? 
E allora si fa largo il sospetto che il Libano del Sud possa servire ad allargare i territori dello stato ebraico e a costruire la Grande Israele. Tutto questo sconquasso di fronti bellici aperti, ci fa dimenticare che nel frattempo, il governo Netanyahu e i suoi scherani ne approfittano per annettersi la Cisgiordania, attraverso violenze, vessazioni, ingiustizie clamorose contro i poveri agricoltori e pastori inermi di quei luoghi, ad opera di coloni armati fino ai denti. Mentre vanno avanti costruzioni su costruzioni vessatorie che chiamano col nome edulcorato di "insediamenti".

Ma torniamo a noi. Mi ha colpito l'impassibilità del governo israeliano quando Meloni ha sospeso il 14 aprile scorso, il memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele, formalizzato poi dal Ministro della Difesa Crosetto con una lettera al suo omologo israeliano Katz. Dal canto suo, Israele minimizza. A dirlo all’Ansa è stato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, il quale ha aggiunto che la sospensione del memorandum ''non danneggerà la sicurezza di Israele'', lasciando altresì capire che è l'Italia ad aver bisogno di Israele e non viceversa. Qui tutti i dettagli relativi alla sospensione del citato memorandum. 

Ma c'erano stati antefatti assai sgradevoli (i nostri soldati della missione Unifil ripetutamente colpiti, e prima ancora gli episodi contro i cristiani di Terra Santa e il divieto di accedere ai luoghi santi del Patriarca Latino durante i riti pasquali) che la Meloni non poteva ignorare.  Ho raccolto un po' di articoli e di materiali circa l'annosa questione dei rapporti commerciali, industriali e militari con Israele: tanti nel corso dei vari governi avvicendatisi, forse troppi! A mio parere, il  punto più delicato e sensibile è  rappresentato dal problema della cyber-sicurezza. Mi viene in soccorso un'inchiesta de L'Espresso dello scorso anno,  dal titolo "Israele la cassaforte digitale dell'Occidente: ecco perché nessuno lo critica mai veramente"

https://lespresso.it/c/mondo/2025/10/2/israele-tecnologia-digitale-dipendenza-occidente/57329

Se c’è una cosa che i governi occidentali, Italia inclusa, sembrano voler evitare con ogni mezzo è uno scontro diretto con Israele. Anche quando l’evidenza dei fatti — dai bombardamenti su Gaza agli attacchi alle missioni umanitarie — renderebbe legittime domande scomode, la reazione ufficiale resta cauta, sfumata, o del tutto silente. Non è solo una questione di geopolitica o di rapporti storici. È anche — e forse soprattutto — una questione di infrastrutture digitali. Perché negli ultimi vent’anni, Israele è diventato la “cassaforte informatica” dell’Occidente: è nei software israeliani che girano, si archiviano e si proteggono alcune delle informazioni più sensibili di governi, ministeri, forze dell’ordine e servizi segreti europei. Una sorta di "scatola nera", insomma.



Israele ha costruito nel tempo un ecosistema tecnologico militare unico al mondo, frutto dell’intreccio tra università, esercito e intelligence. È dal reparto di élite del Mossad per la cyber–intelligence, considerata la “Silicon Valley della guerra digitale” che provengono molto spesso fondatori e dirigenti di decine di startup e colossi dell’hi-tech che sviluppano strumenti di sorveglianza, intercettazione, profilazione e controllo dei dati venduti ai governi occidentali sotto forma di “sicurezza nazionale”.

Senza dimenticare poi quei software capaci di trasformare un semplice smartphone in un microfono permanente senza lasciare traccia (numerosi giornalisti italiani e non, ne sanno qualcosa). Fatti che dimostrano al mondo quanto sia sottile il confine tra protezione e spionaggio. Dopo i recenti scandali, il problema non è scomparso: è solo diventato più invisibile.

Ci sono Paesi che usano prodotti israeliani per gestire dati classificati. Se volessero, gli israeliani avrebbero la mappa completa delle vulnerabilità digitali dell’intero continente europeo. Non è detto che lo facciano, ma è tecnicamente possibile. E questo basta e avanza per tenere tutti i governi occidentali in silenzio.

Anche l’Italia è parte di questa rete invisibile. Alcune procure italiane, reparti speciali e persino alcune aree dei servizi si affidano a piattaforme israeliane per la gestione dei dati d’indagine, intercettazioni, riconoscimenti biometrici e attività forensi digitali. I contratti spesso sono coperti da vincoli di riservatezza. Ma il flusso di tecnologia va in una sola direzione: da Israele a Roma, Berlino, Parigi, Madrid.

“Chi possiede le chiavi dei software ha il potere di monitorare ciò che accade. Anche nei governi alleati”, racconta un esperto di Intelligence. “La vera forza di Israele oggi non è solo militare: è digitale. E nessuno vuole mettersi contro chi può potenzialmente accedere a tutto, anche agli elementi più nascosti e riservati”.

Mettiamoci dentro anche gli  accordi industriali, le collaborazioni tra intelligence, i programmi di formazione congiunti, missioni Nato e partecipazioni incrociate tra fondi sovrani e aziende private, con l'obbiettivo di sentirsi ed essere indispensabili, specie per chi ha potere e lo esercita verso quei paesi che sono partiti in ritardo sul piano delle tecnologie e della digitalizzazione, come è appunto l'Italia.

"Ma la tecnica non è neutrale. Chi controlla gli strumenti con cui si acquisiscono prove, si aprono cellulari, si aggirano protezioni e si analizzano dati personali, controlla una quota reale del potere coercitivo dello Stato. Se questi strumenti vengono da un ecosistema che ha fatto della fusione tra sicurezza, guerra, intelligence e mercato una strategia nazionale, allora il problema non è solo tecnologico. Diventa un problema di democrazia, di controllo pubblico e di autonomia della giurisdizione." (fonte: La Fionda). 
In conclusione, questa partnership cibernetica non è affatto paritetica, ma si tratta di una subordinazione funzionale da parte italiana dalla quale non sarà facile affrancarsi.

San Filippo Neri