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03 June 2026

Codogno, la vocazione cekista della sinistra

 


Credevamo di essere fuori dal periodo cekista della dittatura sanitaria, invece a Codogno abbiamo scoperto che qualcuno non dimentica e rispolvera la sua vocazione alla censura. E magari - chissà - 
 ha conservato pure un bel dossieraggio su chi si è vaccinato e chi no. E' toccato a Enrico Ruggeri, autore di belle canzoni ("Il Mare d'Inverno", "Quello che le donne non dicono", "Il portiere di notte" - tanto per citarne alcune) dover subire le reprimende di una consigliera comunale del Pd la quale ha usato subdole acrobazie dialettiche per affermare che in quel di Codogno, uno come l'"Enrico no Vax",  non ci può stare. Ma soprattutto non può cantare. Ci mancava solo dicesse che la causa dei decessi  lì nel lodigiano, fosse stato lui.

Sinistra è un termine edulcorato e generico per definire i (post)comunisti, oggi rimpolpati di frange estreme e dagli stessi 5 stelle. Ma nel vecchio partito sovietico la Ceka era la spietata polizia segreta e gli agenti cekisti infiltrati nei villaggi russi spaventavano i contadini. La Ceka divenuta in seguito Ghepeù (GPU) , poi NKVD e in seguito KGB fu istituita nel 1917 e il suo scopo era quello di reprimere i "nemici della rivoluzione" impedendone i loro "sabotaggi". Ovviamente sono costretta a sintetizzare, ma sulla vocazione censoria e spionistica di questi apparati ci sarebbe molto da scrivere. Limitiamoci ai suoi nipotini e pronipotini di casa nostra. Magari non sanno nemmeno cos'è la Ceka, ma loro agiscono così, per riflesso condizionato pavloviano. 

E' accaduto che il comune di Codogno  ha deciso di invitare come ospite di prestigio per "La Notte Bianca" del 4 luglio, il cantautore Enrico Ruggeri. Una decisione che però non è piaciuta a Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del PD. Non si tratta di opinioni superate ma di posizioni dalle quali l’artista non ha mai preso realmente le distanze” ha sottolineato la Baggi. Ma pensate un po':  avrebbe preteso magari un'autocritica, com'era in uso fare nei vecchi Comitati centrali comunisti. 

Con subdola sottigliezza afferma poi che il Comune di Codogno (il cui sindaco è Francesco Passerini di centro-destra, (che non è un cuor di leone) ha di recente negato il patrocinio a un convegno sugli effetti avversi dei vaccini nonché alla proiezione del documentario "Invisibili". Ciò dimostrerebbe che l'amministrazione avrebbe utilizzato "due pesi e due misure", quando si tratta di personaggi noti, come il citato cantautore milanese. Ovviamente il sindaco ha avuto buon gioco nel ricordare che uno spettacolo canoro non è un dibattito né una conferenza a tema. Lo stesso Ruggeri si è affrettato a specificare che non è sua intenzione parlare delle sue scelte sanitarie né delle sue posizioni critiche sul green pass, ma di cantare. “Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono e al massimo presento qualche brano (in 30”). (Comunque l’aria che tira è preoccupante)”.

Eh sì, caro Enrico,  l'aria che tira è proprio preoccupante!. Come ho scritto in altro pezzo, non è nemmeno necessario che si profili all'orizzonte qualche starnuto (anche il raffreddore è un coronavirus) o altro virus farlocco, che subito salta su un vespaio di pressioni liberticide, di Vedove del Virus che riappaiono come revenant e che purtroppo abbiamo già conosciuto. Questo ci fa capire a che punto si trovi ancora la riflessione pubblica sulla vecchia "pandemia", mai lasciata definitivamente alle spalle, poiché dove non c'è verità, non può esserci giustizia e viceversa. 
Vengo ad un altro punto. Lo stesso Ruggeri è stato sollecitato a prendere posizioni politiche sulla Palestina dai Fattaroli de Il Fatto, e lui ha coraggiosamente replicato che quando lo fece con ben tre canzoni negli anni '90, non era di moda da parte di altri artisti. C'erano solo lui e gli Area (un leggendario gruppo di Rock progressivo). Come non era di moda ribellarsi ai vaccini e al green pass, posizioni per le quali pagò un prezzo molto alto in termini di ostracismo nel mondo dello spettacolo - un mondo tra i più conformisti. Fare oggi  quello che già fan tutti, ovvero cantare più che mai dentro il coro, non aggiunge niente alla pur nobile causa di Gaza. Apriti cielo! Nugoli di insulti al vetriolo sono immediatamente comparsi sui forum di quel giornale. 


Tutti avranno notato che analoga sorte è toccata a Francesco De Gregori solo per aver criticato le esternazioni di artisti che prendono troppo facilmente e superficialmente posizioni politiche e che tirano per la giacchetta chi vorrebbe, come lui, limitarsi a  comunicare attraverso le  proprie composizioni musicali.  Eppure il suo "Generale" è una canzone anti-militarista.  "Viva l'Italia" è una canzone anti-retorica priva di eroismo e di luoghi comuni  nazionalistici, ma densa di umanesimo. Non si capisce bene cosa pretenda di più la sinistra che ora gli dà dell'ignavo opportunista. Quella sinistra già autrice dell'inquietante figura gramsciana dell'"intellettuale organico", ovvero, l'intellettuale direttamente collegato al "Partito di classe". Cosa vorrebbero adesso i nuovi cekisti del (post)comunismo? L'artista intruppato e irreggimentato? Pardon, "embedded", come si dice dei reporter incorporati in qualche esercito d'invasione? 
Di fronte a tanti tribuni della plebe e delle piazze che steccano a squarciagola, mi viene in mente l'arguto motto milanese Ofelé fa el to mesté (Pasticcere fai il tuo mestiere). Purtroppo oggi il mondo è pieno di personaggi velleitari che si credono esperti di lavori, di materie e  di cause che poi non sono in grado di affrontare.

Per il poeta Eugenio Montale "l'impegno"  non era una militanza politica o appartenenza a questo o quel gruppo, ma  un  suo personale coinvolgimento nel poetare stesso. Ecco cosa scrisse nel merito: 

L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé considerata, non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio.

Grande lezione estetica!

San Carlo Lwanga

26 May 2026

La cassaforte digitale d'Occidente è Israele: per questo nessuno la critica



Trovo alquanto inutile nascondersi dietro a personaggi squalificati e teppistici come Ben Gvir e Smotrich dei quali ho già abbondantemente parlato in alcuni post pregressi, quando ancora la stampa mainstream dormiva e li ignorava. L'idea balzana di creare misure mirate per colpire uno dei ministri importanti del governo Netanyahu (il ministero della Sicurezza Nazionale corrisponde più o meno al nostro Ministero dell' Interno), smarcandoli dall'insieme del governo in carica, sa di ipocrisia e  lascia il tempo che trova. La Francia, comunque ha già dato il ben servito al feroce Panciuto kippato che peraltro non si muove mai dai suoi insediamenti. Non credo  sia tipo da voler visitare i Champs Elysées con la sua mogliettina. Il video abilitato dallo stesso Itamar Ben Gvir sui prigionieri della Flotilla (in realtà dei "sequestrati" al largo di Cipro) incaprettati e inginocchiati, sospinti a forza con violenza (e sembra pure, che non manchino abusi sessuali)  ha già fatto il giro del mondo, suscitando  orrore, indignazione e riprovazione. Ma ecco il punto.... Noi inorridiamo solo quando ci toccano i nostri mentre la coscienza occidentale è assopita quando si tratta di altri popoli, anche se vicini. E' forse normale che ci siano fronti di guerra proibiti alla stampa, come è avvenuto per Gaza?  Ricordo che durante le guerre in Vietnam, la stampa faceva il suo dovere di documentare e dare regolarmente conto di quanto avveniva nei teatri di guerra, anche i più rischiosi.  La faccio breve. 
E' grazie a quel mostruoso video messo sui social dallo stesso Ben Gvir, se ora possiamo chiederci attoniti: "Beh se fanno così ad un paese alleato, chissà cosa ne passano quei poveri palestinesi in materia di torture,  di abusi sessuali, di omicidi mirati sui bambini, su donne e su vecchi, ecc." E non è ancora finita, perché c'è il rischio Libano che sta subendo un processo di "palestinizzazione"  (leggi: di martirio) della sua popolazione civile. Dobbiamo ancora una volta fare spallucce e girarci dall'altra parte? O prendere per buona la scusa dell'Hezbollah sciita nel tessuto libanese, come se non sapessimo che Israele dispone della più potente intelligence del mondo e che se volesse, è in grado di procurare "omicidi selettivi"  sulle dirigenze sciite risparmiando sofferenza per la popolazione civile libanese? 
E allora si fa largo il sospetto che il Libano del Sud possa servire ad allargare i territori dello stato ebraico e a costruire la Grande Israele. Tutto questo sconquasso di fronti bellici aperti, ci fa dimenticare che nel frattempo, il governo Netanyahu e i suoi scherani ne approfittano per annettersi la Cisgiordania, attraverso violenze, vessazioni, ingiustizie clamorose contro i poveri agricoltori e pastori inermi di quei luoghi, ad opera di coloni armati fino ai denti. Mentre vanno avanti costruzioni su costruzioni vessatorie che chiamano col nome edulcorato di "insediamenti".

Ma torniamo a noi. Mi ha colpito l'impassibilità del governo israeliano quando Meloni ha sospeso il 14 aprile scorso, il memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele, formalizzato poi dal Ministro della Difesa Crosetto con una lettera al suo omologo israeliano Katz. Dal canto suo, Israele minimizza. A dirlo all’Ansa è stato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, il quale ha aggiunto che la sospensione del memorandum ''non danneggerà la sicurezza di Israele'', lasciando altresì capire che è l'Italia ad aver bisogno di Israele e non viceversa. Qui tutti i dettagli relativi alla sospensione del citato memorandum. 

Ma c'erano stati antefatti assai sgradevoli (i nostri soldati della missione Unifil ripetutamente colpiti, e prima ancora gli episodi contro i cristiani di Terra Santa e il divieto di accedere ai luoghi santi del Patriarca Latino durante i riti pasquali) che la Meloni non poteva ignorare.  Ho raccolto un po' di articoli e di materiali circa l'annosa questione dei rapporti commerciali, industriali e militari con Israele: tanti nel corso dei vari governi avvicendatisi, forse troppi! A mio parere, il  punto più delicato e sensibile è  rappresentato dal problema della cyber-sicurezza. Mi viene in soccorso un'inchiesta de L'Espresso dello scorso anno,  dal titolo "Israele la cassaforte digitale dell'Occidente: ecco perché nessuno lo critica mai veramente"

https://lespresso.it/c/mondo/2025/10/2/israele-tecnologia-digitale-dipendenza-occidente/57329

Se c’è una cosa che i governi occidentali, Italia inclusa, sembrano voler evitare con ogni mezzo è uno scontro diretto con Israele. Anche quando l’evidenza dei fatti — dai bombardamenti su Gaza agli attacchi alle missioni umanitarie — renderebbe legittime domande scomode, la reazione ufficiale resta cauta, sfumata, o del tutto silente. Non è solo una questione di geopolitica o di rapporti storici. È anche — e forse soprattutto — una questione di infrastrutture digitali. Perché negli ultimi vent’anni, Israele è diventato la “cassaforte informatica” dell’Occidente: è nei software israeliani che girano, si archiviano e si proteggono alcune delle informazioni più sensibili di governi, ministeri, forze dell’ordine e servizi segreti europei. Una sorta di "scatola nera", insomma.



Israele ha costruito nel tempo un ecosistema tecnologico militare unico al mondo, frutto dell’intreccio tra università, esercito e intelligence. È dal reparto di élite del Mossad per la cyber–intelligence, considerata la “Silicon Valley della guerra digitale” che provengono molto spesso fondatori e dirigenti di decine di startup e colossi dell’hi-tech che sviluppano strumenti di sorveglianza, intercettazione, profilazione e controllo dei dati venduti ai governi occidentali sotto forma di “sicurezza nazionale”.

Senza dimenticare poi quei software capaci di trasformare un semplice smartphone in un microfono permanente senza lasciare traccia (numerosi giornalisti italiani e non, ne sanno qualcosa). Fatti che dimostrano al mondo quanto sia sottile il confine tra protezione e spionaggio. Dopo i recenti scandali, il problema non è scomparso: è solo diventato più invisibile.

Ci sono Paesi che usano prodotti israeliani per gestire dati classificati. Se volessero, gli israeliani avrebbero la mappa completa delle vulnerabilità digitali dell’intero continente europeo. Non è detto che lo facciano, ma è tecnicamente possibile. E questo basta e avanza per tenere tutti i governi occidentali in silenzio.

Anche l’Italia è parte di questa rete invisibile. Alcune procure italiane, reparti speciali e persino alcune aree dei servizi si affidano a piattaforme israeliane per la gestione dei dati d’indagine, intercettazioni, riconoscimenti biometrici e attività forensi digitali. I contratti spesso sono coperti da vincoli di riservatezza. Ma il flusso di tecnologia va in una sola direzione: da Israele a Roma, Berlino, Parigi, Madrid.

“Chi possiede le chiavi dei software ha il potere di monitorare ciò che accade. Anche nei governi alleati”, racconta un esperto di Intelligence. “La vera forza di Israele oggi non è solo militare: è digitale. E nessuno vuole mettersi contro chi può potenzialmente accedere a tutto, anche agli elementi più nascosti e riservati”.

Mettiamoci dentro anche gli  accordi industriali, le collaborazioni tra intelligence, i programmi di formazione congiunti, missioni Nato e partecipazioni incrociate tra fondi sovrani e aziende private, con l'obbiettivo di sentirsi ed essere indispensabili, specie per chi ha potere e lo esercita verso quei paesi che sono partiti in ritardo sul piano delle tecnologie e della digitalizzazione, come è appunto l'Italia.

"Ma la tecnica non è neutrale. Chi controlla gli strumenti con cui si acquisiscono prove, si aprono cellulari, si aggirano protezioni e si analizzano dati personali, controlla una quota reale del potere coercitivo dello Stato. Se questi strumenti vengono da un ecosistema che ha fatto della fusione tra sicurezza, guerra, intelligence e mercato una strategia nazionale, allora il problema non è solo tecnologico. Diventa un problema di democrazia, di controllo pubblico e di autonomia della giurisdizione." (fonte: La Fionda). 
In conclusione, questa partnership cibernetica non è affatto paritetica, ma si tratta di una subordinazione funzionale da parte italiana dalla quale non sarà facile affrancarsi.

San Filippo Neri 

17 May 2026

Uomini e topi (più topi che uomini)



Forse perché sono dinamiche che ci hanno sinceramente stufato  e perfino esaurito per tre anni; o forse perché al di fuori di una nave che porta passeggeri contagiati ci sono scenari di guerra ben più catastrofici, minacce  di crisi energetiche che gravano anche sul nostro quotidiano, ma devo dire che non faccio nessuna fatica a spegnere la tv o a cambiar canale quando sento parlare di Hantavirus, di nave Hondius, di voli KLM con passeggeri da "tracciare". 
Ho esitato a trattare l'argomento, e se ho deciso di riprenderlo è perché rivedere in tv le solite brutte facce  di squallidi personaggi in camice bianco che ci hanno funestato serate su serate, merita una risposta. Innanzitutto gli orfani del virus hanno ripreso le loro torture televisive con futili boriose chiacchiere da salotto, proprio perché non è stata fatta nessuna giustizia a proposito di pandemenza, di ipnosi di massa, di manipolazione mediatica, di misure repressive e liberticide, di vaccini ed effetti avversi che tante persone hanno danneggiato. E qui dobbiamo ringraziare tutti i partiti (di sinistra come di destra), salvo qualche eccezione a titolo personale.  Tuttavia non avrei mai pensato che, in poco tempo, saremmo tornati alle barzellette. Al mondo ci sono  10 o 11 contagiati e già è scattata l'allarme da parte dell'OMS col solito etiope corrotto in odore di fondi cinesi, con la solita ricerca del "Paziente Zero", le solite "linee guida". Una tempesta mediatica che sta beneficiando soprattutto Moderna, la quale ha visto aumentare le quotazioni del suo titolo in Borsa solo per aver annunciato di essere al lavoro per un possibile vaccino mRNA.  La paura frutta e luccica.
Intanto i danneggiati dei vecchi vaccini aspettano e... disperano. Basta col terrorizzare la gente! Basta con questi nuovi allarmismi, quando la vera emergenza sanitaria è data dagli effetti avversi di persone danneggiate coi vecchi vax delle intoccabili  Big Pharma - persone che devono essere supportate e aiutate e non abbandonate! Per non parlare di decessi dovuti a "malori improvvisi". E che dire delle lunghe liste d'attesa che vanno alle calende greche, di gente che non può accedere alla sanità privata perché non ha i mezzi ed è costretta alle interminabili code del SSN ? 



Visto che si parla di topi e di febbre del topo, va ricordato che oggi, nei nuovi campi profughi della Striscia di Gaza, i ratti proliferano e mordono le dita dei bambini palestinesi, assaltano e contaminano le poche provviste che le famiglie stipano nelle tende e sotto le macerie di case e palazzi distrutti mangiano i cadaveri di uomini, donne e altri bambini, uccisi dalle bombe israeliane. «L’incubo a Gaza ha raggiunto un livello che molti credevano che l’umanità non avrebbe mai visto» raccontano gli operatori di Caritas Gerusalemme, «Famiglie che hanno già perso le loro case, i loro cari, la loro sicurezza e la loro dignità stanno ora combattendo un nuovo nemico nell’oscurità dei campi di tende sovraffollati: ratti e parassiti». Montagne di rifiuti e macerie non raccolti, con i cadaveri che ancora giacciono sotto i detriti, ricoprono interi quartieri, creando luoghi ideali per la riproduzione di insetti, ratti e malattie. Le mosche si riversano attraverso le tende, portando epatite A e gravi malattie diarroiche. (fonte Caritas). Tutto ciò, nell'indifferenza generale. 

Più topi che uomini, più ratti che esseri umani. Ma si sa, di questi topi e delle malattie che trasmettono non se ne cura nessuno. Perché c'è topo  e topo. E ci sono in primis, topi di lusso, topi da crociera. E pure topi da laboratorio. 

Annunciazione di Nostro Signore

10 May 2026

Il Giuli(vo) rosicone

 


Brutta cosa l'invidia e la gelosia anche tra colleghi politici. Chissà perché questi bassi sentimenti non li mettiamo mai in conto sulle decisioni e le prese di posizione di questo o  di quel governo. Eppure spesso certe decisioni vengono determinate anche da questi che  in un tempo remoto venivano annoverati fra i sette peccati capitali. Il giornalista  Gigi Moncalvo è testimone diretto della scarsa qualità morale del ministro Giuli, ora nemico del suo benefattore Buttafuoco. "Quando era un poveraccio, Buttafuoco lo aiutò in maniera concreta sponsorizzandolo in Rai" (video su Visione Tv) .
Non è il primo né l'ultimo esempio sulla virtù effimera della riconoscenza. Del resto, sull'ingratitudine degli essere umani esiste tutta una letteratura. "Credo che la migliore definizione che si possa dare dell’uomo sia questa: creatura bipede ed ingrata" (Dostoevskij). E ancora: "C’è un solo vizio di cui non si sente nessuno vantarsi: l’ingratitudine" (Gérard de Nerval) . "L'ingratitudine è sempre una forma di debolezza. Non ho mai conosciuto uomini eccellenti che fossero ingrati." (Goethe)
Settimana scorsa, interrogata sulla polemica tra Giuli e Buttafuoco, la Meloni ha dichiarato di essersi «leggermente persa» negli sviluppi della faccenda, spiegando che il governo non ha condiviso la scelta di riaprire il padiglione russo e che lei non l’avrebbe fatta, ma ha ribadito che «la Biennale è un ente autonomo» e che «Buttafuoco è una persona capacissima». Ed è proprio su questo MA che Buttafuoco ha costruito il suo abile e ispirato discorso in difesa dell'autonomia dell'arte, di quella della Biennale di cui è direttore - discorso che è piaciuto a tutti: a destra, a sinistra, al centro. La determinazione, il coraggio e la libertà mentale di Buttafuoco, devono aver fatto saltare l'embolo al Giuli(vo) rosicone che ha creduto opportuno inviare gli ispettori a Ca' Giustiniani per acquisire informazioni sulla riapertura del Padiglione russo all'Esposizione d'Arte, al via il 9 maggio scorso (cioè ieri).
La linea dura del ministro della Cultura trova il pieno sostegno della Ue, il che conferma la sua patetica vocazione di Yes Man. "L'apertura del Padiglione di Mosca è incompatibile con i principi europei" ha detto il commissario Ue alla Cultura, Glenn Micallef che non andrà alla Biennale "fino a quando la Russia sarà invitata". Oltre a ciò, minacce della Ue di sottrarre i fondi (2 milioni di euro) di sostegno all'Ente.  Non ci è andato nemmeno il dandy impettito dal "pensiero solare", non prima di aver criticato il discorso di Buttafuoco. Vogliamo inoltre ricordare che in fatto di finanziamenti ai cinematografari senza arte né parte (finora 626 milioni, tra i quali un film biografico su Gigi D'Alessio ), il Giuli non si sta differenziando affatto dal suo predecessore Franceschini. E ora annuncia pure una riforma del settore, d'intesa col PD.
Come è andata  l'apertura della Biennale? Purtroppo le cronache ci dicono che  non  è possibile nemmeno una tregua legata ad Arti, musica, spettacolo o sport e che nei Giardini della Biennale, la concordia è un fiore che stenta a sbocciare. Cortei Pro Pal  di quelli che ci affliggono ogni venerdì, contro gli artisti israeliani anche se magari tra loro ci sarà stato chi è contrario a Netanyahu.  Pussy Riots con i cappucci rosa e con le tette fuori che imprecano contro Putin e contro gli artisti russi (anche se nel padiglione ci saranno stati artisti dissidenti); presidi pro-Ucraina di Calenda davanti al padiglione russo. Gli immancabili radicali europeisti, quelli che tengono il bordone alla Ue e che ne invocano ancora di più. Slogan demenziali con la scritta come STOP ART WASHING, con l'accusa (altrettanto demenziale), di  voler indicare l'arte come una forma di candeggina pro Putin o pro Netanyahu, cancellandone i misfatti. Insomma, tutta gente pronta a  portare il cervello all'ammasso e che nulla vuole capire del bel discorso di Buttafuoco su Venezia, crocevia di più culture e di civiltà. Qui un significativo passaggio: 

Siamo tutti a Venezia, città che ha fondato sul dialogo, sul commercio, sull’incontro tra culture e religioni diverse la sua storia e la sua bellezza. Storia e bellezza di cui siamo tutti testimoni.

Incontrai Buttafuoco ad un evento della mia città ed ebbi modo di riscontrane grandi capacità oratorie sostenute da un invidiabile retroterra culturale. Il curioso è che era attorniato da leghisti che si mostravano socievoli, pieni di ammirazione e perfino affettuosi verso un "siculo" dalla prosa adamantina nei suoi romanzi, che in altri tempi avrebbero barbaramente liquidato come "terrone". Pietrangelo dal canto suo, sembrava essere perfettamente a suo agio tra i "barbari" longobardi. Qui sotto il video dell'ispirato discorso di Buttafuoco sull'autonomia dell'arte, della letteratura, del linguaggio espressivo. Qui, invece, un estratto. 


Riporto quest'altro passaggio: 

Se la Biennale cominciasse a selezionare non le opere, ma le appartenenze; non le visioni, ma i passaporti, smetterebbe di essere ciò che è sempre stata: il luogo dove il mondo si incontra. E si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato.

Forse Buttafuoco ha invocato e  auspicato  un  legittimo momento di sospensione dai consueti assordanti strepiti e ragli dell'asino, di quelli che si affannano senza riuscirvi, a giungere in cielo . Se solo avesse potuto immaginare la canea che si è scatenata subito dopo a Venezia davanti ai Padiglioni e all'Arsenale,  avrebbe forse concluso il suo monologo con l'ultimo atto del Macbeth di Shakespeare: 

La vita è solo un’ombra che cammina: / un povero istrione, / che si dimena, e va pavoneggiandosi / sulla scena del mondo, un’ora sola: / e poi non s’ode più. / Favola raccontata da un’idiota, / fatta di urlo e di furore / il cui significato è Nulla.
 
Non vorrei scomodare Shakespeare per descrivere il Giuli(vo) rosicone: troppa grazia! Ma l'immagine del povero istrione che si dimena pavoneggiandosi un'ora solo  sulla scena del mondo per poi scivolare nell'oblio, mi fa pensare proprio a lui. 

San Giovanni d'Avila

04 May 2026

A che punto è la democrazia in Israele?



"Due popoli due stati?". Beati ai gonzi che ci credono ancora. E mi fa tanta pena il povero Tajani quando va ripetendo questa favoletta nella quale non crede più nemmeno lui. Quel che vogliono costruire  gli israeliani è la Great Israel. E' fastidioso doversi occupare di religione ogni volta che si parla di politica, ma questa Grande Israele, per chi non lo avesse ancora capito, è un progetto a matrice religiosa. O meglio, il progetto di espansione, viene giustificato dal dettato religioso sulla cosiddetta Terra Promessa, una teologia basata sul messianesimo. Per rendersene conto, basta guardare le cartine geografiche a confronto: quelle di ieri e  via via, quelle di oggi. Noi ci scandalizziamo tanto quando sentiamo parlare di "repubblica islamica" (io per la prima), ma chi mai oserebbe indignarsi quando Israele viene indicato come "stato ebraico"? Eppure, a ben rifletterci, è una denominazione che non include.
La domanda che non di rado viene posta è, Israele è uno stato laico? Anche se sono soprattutto gli israeliani che dovrebbero porsi questo  interrogativo. 
Lo scrittore, narratore e saggista  Amos Oz (1939-2018), autore del bel romanzo " Una storia di amore e di tenebra", già convinto sostenitore sionista, ha spesso criticato l'evoluzione-involuzione di Israele nel corso del tempo, temendo che la crescente influenza dei coloni e dei gruppi ultra-religiosi minacciasse la natura laica, moderna e democratica dello Stato. Egli sognava un'Israele laica e si opponeva al fanatismo, definendosi un "profeta laico".
"Anche un'occupazione inevitabile è un'occupazione ingiusta", ebbe a scrivere in un articolo dal titolo "Terra dei nostri padri".
 Del resto Oz non fu mai tenero col rabbinato e la comunità degli ebrei ultraortodossi (gli Haredim) che vivono a Gerusalemme e dintorni in  rioni e cittadelle separate rifiutando i segni del progresso.
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"Tuttavia, a differenza della maggior parte delle democrazie occidentali, in Israele non c’è piena separazione fra religione e Stato. In termini pratici, la spiegazione può esser trovata nei rapporti delle forze politiche in campo sin dalla costituzione dello Stato – rapporti che hanno costretto i grandi partiti laici a scendere a compromessi su questo tema per ottenere il sostegno dei partiti religiosi." (fonte: Limes). 
Non voglio inoltrarmi nella  variegata galassia dei gruppi religiosi che popolano quella terra, perché è cosa  piuttosto complicata. Esistono, tuttavia, gruppi di ebrei religiosi che sono apertamente non sionisti e perfino anti-sionisti, che basano la loro posizione sull'interpretazione della Torah e del Talmud. Uno dei più famosi è quello di Naturei Karta, un gruppo religioso che rifiuta l'autorità e l'esistenza stessa dello Stato di Israele e mantiene buoni rapporti coi palestinesi. Sul web vengono mostrati filmati di  membri di Naturei Karta che vengono manganellati e aggrediti dalle forze di sicurezza israeliane, a causa della loro reticenza ad adeguarsi alle regole di uno stato, nel quale peraltro vivono.  

Ben Gvir festeggia i suoi 50 anni. con la torta del cappio


Giusto per mostrare quanto sia impossibile da quelle parti applicare il laicissimo motto di date e Cesare quel che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio, nel parlamento israeliano (la Knesset) esiste un partito che si chiama "Partito sionista religioso", i cui esponenti principali sono Itamar Ben Gvir
Bezalel Smotrich. Il primo è ministro per la Sicurezza Nazionale del governo Netanyahu, mentre il secondo, figlio di un rabbino ortodosso, ne è Ministro delle Finanze. Ce ne siamo già occupati in questo post del 23 settembre 2025 u.s. Tra le ultime prodezze di Ben Gvir c'è il famoso distintivo-spilla con il cappio per l'impiccagione e la torta per il suo cinquantesimo compleanno con il nodo scorsoio per i palestinesi, segni di orgoglio suprematista per aver varato una pena di morte su base etnica. Mancherebbero  giusto i cappucci bianchi del KKK e così siamo al completo. 
Già lo scenario a cui assistiamo nel Vicino Oriente  è dei peggiori. A Gaza, dopo essere stata rasa al suolo (70.000 vittime) pare che ci siano non so quanti cadaveri intrappolati sotto le macerie (si parla di 8000 , secondo il quotidiano israeliano Haaretz) che attendono degna sepoltura, prassi civile che non si nega nemmeno ai cani. Bambini mutilati, denutriti e morsicati dai topi che invadono le loro oramai lacere tende, in uno scenario spaventoso. Nel Libano si parla già di 2600 morti, ma la scusa pronta è  che colà ci sta l'Hezbollah (scusate la rima) e che è giusto bombardare e sventrare palazzi, impedire ai pescatori libanesi di uscire con le loro modeste barche, per campare.  Mi si perdoni l'accostamento, ma sarebbe un po' come dire che noi avremmo dovuto bombardare tutta la Sicilia solo perché nell'isola c'erano le famiglie mafiose. 
Torno alla cartina o meglio, alle cartine geografiche. C'è il problema della Cisgiordania e degli insediamenti dei coloni che hanno eroso  quel che resta dei cosiddetti "territori palestinesi". E sia chiaro, non solo con la cementificazione selvaggia  ed espropriativa (davvero pessima a vedersi e che fa scempio di un bel paesaggio), ma uccidendo inermi pastorelli arabi, rubando loro ogni cosa, intimidendoli in ogni modo in un vergognoso apartheid. Ma il mondo tace. Qualche belato in Francia lo si è appena udito quando uno di questi coloni ha preso a calci in segno di disprezzo religioso, una suora francese non prima di averla fatta cadere per terra. Qui l'articolo con tanto di  video: https://www.lasicilia.it/news/italia-mondo/3036863/calci-in-strada-ad-una-suora-a-gerusalemme-mons-shomali-non-e-un-caso-isolato.html

Il crocefisso vandalizzato da un soldato dell'Idf


Del resto non è il primo sfregio, indice di manifesta intolleranza religiosa anti-cristiana, messo in atto da quelle parti. E' di qualche giorno la notizia di un soldato  israeliano in uniforme sorpreso mentre  ha vandalizzato e catapultato un crocefisso nel Sud del Libano nel villaggio cristiano di Debel (vedi foto in alto). 


Il resto è cosa nota. La guerra in corso nel Golfo  non è solo opera di Trump, ma anche e soprattutto di Netanyahu, il quale, a differenza di Trump, ha un piano ben preciso e sa dove vuole andare a parare: l'allargamento e l'estensione della sua carta geografica in modo da inglobare altre terre. Piccole differenze tra i due: Trump deve rendere conto alle prossime elezioni e a quelle a medio termine, Bibi invece si è autoproclamato monarca assoluto da 17 anni. E oggi, per l'ennesima volta, non si è presentato all'audizione davanti ai giudici. Senza contare l'assurdo gesto di  pirateria nel fare arrivare quasi davanti alle coste greche, il suo esercito coi gommoni per rapire i ragazzi della Flotilla violando il diritto marittimo, e pestarli come fanno i pescatori coi polpi prima di metterli in pentola,  mentre due di loro sono già  stati messi in prigione. Ma si sa, in barca a fare una crocierina a vela potrebbero esserci nuclei armati di terroristi di Hamas o di Hezbollah. Fino a quando il mondo  è disposto a sopportare tutta questa sequela di menzogne, di crimini, di abusi e di ingiustizie da parte della sedicente "unica democrazia del Medio Oriente"? 



San Pellegrino