Trovo alquanto inutile nascondersi dietro a personaggi squalificati e teppistici come Ben Gvir e Smotrich dei quali ho già abbondantemente parlato in alcuni post pregressi, quando ancora la stampa mainstream dormiva e li ignorava. L'idea balzana di creare misure mirate per colpire uno dei ministri importanti del governo Netanyahu (il ministero della Sicurezza Nazionale corrisponde più o meno al nostro Ministero dell' Interno), smarcandoli dall'insieme del governo in carica, a mio avviso lascia il tempo che trova. La Francia, comunque ha già dato il ben servito al feroce Panciuto kippato che peraltro non si muove mai dai suoi insediamenti. Non credo sia tipo da voler visitare i Champs Elysées con la sua mogliettina. Il video abilitato dallo stesso Itamar Ben Gvir sui prigionieri della Flotilla (in realtà dei "sequestrati" al largo di Cipro) incaprettati e inginocchiati, sospinti a forza con violenza (e sembra pure, che non manchino abusi sessuali) ha già fatto il giro del mondo, suscitando orrore, indignazione e riprovazione. Ma ecco il punto.... Noi inorridiamo solo quando ci toccano i nostri mentre la coscienza occidentale è assopita quando si tratta di altri popoli, anche se vicini. E' forse normale che ci siano fronti di guerra proibiti alla stampa, come è avvenuto per Gaza? Ricordo che durante le guerre in Vietnam, la stampa faceva il suo dovere di documentare e dare regolarmente conto di quanto avveniva nei teatri di guerra, anche i più rischiosi. La faccio breve.
Ma torniamo a noi. Mi ha colpito l'impassibilità del governo israeliano quando Meloni ha sospeso il 14 aprile scorso, il memorandum di collaborazione militare tra Italia e Israele, formalizzato poi dal Ministro della Difesa Crosetto con una lettera al suo omologo israeliano Katz. Dal canto suo, Israele minimizza. A dirlo all’Ansa è stato il portavoce del ministero degli Esteri israeliano, il quale ha aggiunto che la sospensione del memorandum ''non danneggerà la sicurezza di Israele'', lasciando altresì capire che è l'Italia ad aver bisogno di Israele e non viceversa. Qui tutti i dettagli relativi alla sospensione del citato memorandum.
Ma c'erano stati antefatti assai sgradevoli (i nostri soldati della missione Unifil ripetutamente colpiti, e prima ancora gli episodi contro i cristiani di Terra Santa e il divieto di accedere ai luoghi santi del Patriarca Latino durante i riti pasquali) che la Meloni non poteva ignorare. Ho raccolto un po' di articoli e di materiali circa l'annosa questione dei rapporti commerciali, industriali e militari con Israele: tanti nel corso dei vari governi avvicendatisi, forse troppi! A mio parere, il punto più delicato e sensibile è rappresentato dal problema della cyber-sicurezza. Mi viene in soccorso un'inchiesta de L'Espresso dello scorso anno, dal titolo "Israele la cassaforte digitale dell'Occidente: ecco perché nessuno lo critica mai veramente".
https://lespresso.it/c/mondo/2025/10/2/israele-tecnologia-digitale-dipendenza-occidente/57329
Se c’è una cosa che i governi occidentali, Italia inclusa, sembrano voler evitare con ogni mezzo è uno scontro diretto con Israele. Anche quando l’evidenza dei fatti — dai bombardamenti su Gaza agli attacchi alle missioni umanitarie — renderebbe legittime domande scomode, la reazione ufficiale resta cauta, sfumata, o del tutto silente. Non è solo una questione di geopolitica o di rapporti storici. È anche — e forse soprattutto — una questione di infrastrutture digitali. Perché negli ultimi vent’anni, Israele è diventato la “cassaforte informatica” dell’Occidente: è nei software israeliani che girano, si archiviano e si proteggono alcune delle informazioni più sensibili di governi, ministeri, forze dell’ordine e servizi segreti europei. Una sorta di "scatola nera", insomma.
Anche l’Italia è parte di questa rete invisibile. Alcune procure italiane, reparti speciali e persino alcune aree dei servizi si affidano a piattaforme israeliane per la gestione dei dati d’indagine, intercettazioni, riconoscimenti biometrici e attività forensi digitali. I contratti spesso sono coperti da vincoli di riservatezza. Ma il flusso di tecnologia va in una sola direzione: da Israele a Roma, Berlino, Parigi, Madrid.
“Chi possiede le chiavi dei software ha il potere di monitorare ciò che accade. Anche nei governi alleati”, racconta un esperto di Intelligence. “La vera forza di Israele oggi non è solo militare: è digitale. E nessuno vuole mettersi contro chi può potenzialmente accedere a tutto, anche agli elementi più nascosti e riservati”.




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