Nessie New Logo

15 April 2024

Il ministero della Salute cancella il green pass europeo


Non so se trattasi di "marchette preelettorali" in vista delle elezioni europee, ma quand'anche lo fossero, questi correttivi di Schillaci (il ministro della Salute che parla poco e tiene gli occhi bassi)  contro il Green pass europeo voluto da una filiale dell'OMS in UE da applicare ai paesi membri, sono da salutare con cauto favore. Ne ha dato notizia il blog di Gioia Locati sul Giornale.  La quale rimanda ad un emendamento del PNRR. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, lo aveva promesso già ad inizio marzo, pochi giorni dopo la pubblicazione del nuovo decreto Pnrr in Gazzetta Ufficiale. Con un emendamento del governo depositato ieri in commissione Bilancio alla Camera, è stato infatti riscritto l'intero articolo 43 ed eliminato ogni riferimento all'adesione dell'Italia alla rete green pass dell'Oms per far fronte a eventuali emergenze sanitarie, nonché per agevolare il rilascio e la verifica di certificazioni sanitarie digitali utilizzabili in tutti gli Stati aderenti alla rete globale di certificazione sanitaria digitale.


Siamo dunque salvi? Scampato pericolo? Vedremo se al governo sapranno resistere all'ostracismo e alle immancabili critiche che fioccano all'interno della Ue. Non vorrei mai che facessero la stessa retromarcia della tassazione sugli extra-profitti delle banche, tanto per fare un esempio.  Il direttore dell’ufficio Oms per l’Europa Hans Kluge non ha apprezzato e ha già intimato “L’Italia ci pensi bene”, facendo intendere che senza l’Oms e il Green Pass globale non saremmo in grado di proteggerci. Ricordiamo che si tratterebbe di una sottrazione di sanità nazionale ed economica, una specie di MES sanitario, da respingere in blocco. E a proposito dell'OMS che sta preparando il famigerato Trattato Pandemico per il 27 maggio, ecco cosa ne scrive Borghi della Lega in un tweet che riprendo:

 10 Motivi per cui l'OMS va fermata", secondo Claudio Borghi


1) L'OMS non serve A NULLA. Aveva un senso nel 1948 quando le informazioni sulle epidemie arrivavano con il telegrafo. Ora siamo in infodemia. Durante il covid l'OMS non ha fornito una singola informazione utile.
Se non serve a quello evidentemente la sua reale funzione ora è un'altra.

2) L'OMS per pagare le sue ENORMI spese è in modo sostanziale pagata da privati. Tra essi i principali contributori sono la Bill Gates foundation, case farmaceutiche e associazioni pro diffusione vaccini, a loro volta pagate dai medesimi, come GAVI alliance.

3) A Maggio l'OMS cercherà di forzare tutti gli stati membri a firmare il cosiddetto "Trattato pandemico", una specie di MES DELLA MALATTIA, che garantirà ampi poteri all'organizzazione.

4) Se non riuscirà a compiere la forzatura del trattato pandemico, l'OMS tenterà di introdurre le stesse cessioni di sovranità via cambiamenti del "Regolamento Sanitario Internazionale", introdotto anni fa e già in vigore.

5) Un terzo del bilancio dell'OMS, oltre un miliardo di dollari, va negli stipendi del personale OMS sparso in sedi faraoniche in tutto il mondo. Lo stipendio MEDIO di chi lavora all'OMS, compresi i fattorini, è 120mila euro COMPLETAMENTE ESENTASSE.

6) Un altro terzo abbondante del bilancio OMS va in consulenze, strumento del tutto opaco per pagare a discrezione persone e organizzazioni in tutto il mondo.

7) La spesa in viaggi in giro per il mondo a carico dell'OMS è 160 milioni. I benefit futuri del personale sono un valore non desumibile dal bilancio, però la semplice oscillazione attuariale indica una cifra enorme.

8) La spesa TOTALE OMS per medicine e apparecchiature mediche in Africa è di soli 45 milioni. Tutta questa organizzazione enorme per una cifra minore del bilancio del comune di Urbino? Meno dei semplici costi di viaggio allocati a OMS Africa (53 milioni).

9) Il direttore OMS, l'Etiope di un partito comunista nazionalista, Tedros Ghebreyesus, mentre era ministro della sanità in Etiopia ha intessuto relazioni con la fondazione Bill Gates venendo nominato nel board di GAVI, the vaccine alliance, finanziatori complessivamente dell'OMS per quasi un miliardo.

10) L'Italia contribuisce in modo diretto e indiretto allo stipendificio OMS per circa 100 milioni l'anno.

Sarebbe il caso di smettere di pagare questi signori, magari allocando la cifra al nostro sistema sanitario nazionale. E' poco ma servirà sicuramente di più rispetto a quanto serve buttarli nella fornace OMS.

Nel frattempo si deve ASSOLUTAMENTE non firmare il trattato pandemico e rifiutare ogni cambiamento al regolamento sanitario internazionale. Ho già provveduto insieme ad altri amici di maggioranza ad allertare il Governo per evitare il rischio di arrivare impreparati alla scadenza.
-----------------------------------------------------------------------------
Perfettamente d'accordo con quanto scritto, ma spero che i suoi 10 punti non si limitino  a rimanere solo un bel tweet e che queste istanze vengano portate, con impegno e  successo, nelle idonee sedi istituzionali, fino al respingimento della nefandezza dell'OMS prevista per quel 27 maggio che è già alle porte. In ogni caso, noto che si stanno dando molto da fare sotto le elezioni. Forse sentono aria di astensione...

San Cesare di Bus



09 April 2024

Bambini in pericolo!



Di tutto ci si occupa e ci si preoccupa: di quote rosa, di quote gaie, di minoranze etniche, di diritti di minoranze allogene, ma nel cuore nero di questi tempi bui e cupi, i più trascurati sono  i bambini.  Nessuno ha fiatato sulla legge Lorenzin e i suoi 12 vaccini a stecca propinati anche in un sol colpo.  Su come i ragazzini siano stati irretiti dalla campagna vaccinale anti-Covid con premi anzi, come si dice in  pessimo burocratese, di "premialità" che davano diritto di risalita gratuita per gli ski-lift in montagna a chi fosse in possesso del green pass. Nessuno si preoccupa se nella scuola pubblica arrivano circolari che incoraggiano la sessualizzazione precoce in modo subdolo. E ora all'ospedale Careggi di Firenze, considerato un'eccellenza della Regione Toscana,  c'è chi si limita a parlare di "criticità" sulla disinvoltura con cui si distribuiscono bloccanti per la pubertà a infanti e adolescenti con una sostanza di nome triptorelina, già tolta dal commercio in UK che è il regno dei laboratori Tavistock.  Altro che "criticità"! La cosa incredibile è l'ottusa miopia con la quale in Italia si accetta roba contestata e rimossa altrove.  Ora è saltata fuori tutta questa storiaccia della "disforia di genere", ma quanti casi veri ci saranno per giustificare simili interventi medicali e simili laboratori che ricordano un copione da film horror? 

L’Istituto Superiore di Sanità (sul cui operato dopo la "pandemia" è legittimo nutrire parecchi dubbi) definisce la disforia di genere come una “condizione caratterizzata da un’intensa e persistente sofferenza causata dal sentire la propria identità di genere diversa dal proprio sesso. La contraddizione tra il sesso biologico e l'identità di genere può condurre ad una condizione di profonda sofferenza, ansia, depressione e/o difficoltà di inserimento in ambito sociale, lavorativo o in altre importanti aree, chiamata appunto disforia di genere, così come definita nella quinta edizione del manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali". 

Tra i pochissimi veri casi di questo tipo di disturbo c'è la testimonianza della scrittrice Susanna Tamaro, parente del grande Italo Svevo. La quale nelle sue interviste, racconta che  pur avendone sofferto da adolescente,  si ritiene fortunata a non aver mai proceduto a simili interventi che ritiene devianti e pericolosi per il corpo. E' - secondo la Tamaro - l'ideologia che ha reso il fenomeno della disforia una "malattia". In ogni caso si tratta di casi molto rari che non giustificano tutto questo battage da parte dei falchi (ma sarebbe meglio chiamarli corvi) del gender. Pertanto, tutto questo voler impiantare laboratori  su modello inglese (prima dell'attuale pentimento), che distribuiscono farmaci bloccanti della crescita a base di triptorelina, facendo esperimenti sui bambini e sui loro corpicini, ha del raccapricciante. Bambini già messi in pericolo durante il  caso Bibbiano con la sottrazione alla patria potestà genitoriale per poi venire collocati nelle "case-famiglia",  dei quali si è già occupato questo blog; bambini messi in pericolo dalle continue finestre di Overton spalancate sulla pedofilia. Bambini che necessitano di una scuola in grado di veicolare importanti contenuti, nozioni, una vera educazione e istruzione, regole di vita, socialità, giochi sportivi di squadra, e che invece hanno dovuto sottostare a due anni di immobile mesta quanto inefficace Didattica a Distanza (DAD). Bambini cavie di grandi aziende del farmaco. Bambini rapiti che spariscono nel nulla. Bambini oggi vittime innocenti e inconsapevoli di guerre mostruose e di conflitti spietati. 

Joanna Rowling autrice della saga di Harry Potter

Comunque la si pensi su J.K. Rowling scrittrice di successo, e dei suoi maghetti volanti della saga di  Harry Potter, dobbiamo ammettere che di questi tempi bisogna avere del fegato, specie in UK, per dire, a proposito di transgenderismo,  che una donna è una donna e un uomo è un uomo, perché sì, il sesso biologico esiste e non è  solo un'opinione soggettiva. Com'è noto è stato promulgato di recente in Scozia, lo Scotland's Hate Crime Act, ovvero la legge contro i crimini legati all'odio. Ma perfino la polizia si rifiuta di andare ad arrestarla, dopo le sue dichiarazioni. Pertanto occorre appoggiarla come donna, come cittadina, come individuo pensante. Fioccano e fioccheranno ovviamente le denunce (si parla già di 34.000), ma intanto il dado è stato tratto. E  due più due farà sempre quattro, così come le foglie sono verdi a primavera e d' estate, per dirla con Chesterton.

Le famiglie imparino a difendere  strenuamente e coraggiosamente i propri figli dai nuovi Orchi che, a differenza di quelli delle fiabe, non si limitano a distribuire solo caramelle per trarli in inganno, ma hanno sistemi manipolatori ben più persuasivi, dannosi e penetranti. In caso contrario, questo paese già sprofondato nell'inverno demografico, non avrà più alcun futuro, poiché un mondo senza bambini è un mondo senza vita. 

San Demetrio


02 April 2024

Algoritmi, demenza artificiale e censure


La demenza artificiale (chiamarla "intelligenza" è un insulto al buon senso) ha colpito ancora. Non stupisce affatto che  si sia sposata alla cultura woke e all'ideologia del correttismo politico più puritano e bigotto. Mi è stato girata in questi giorni di feste pasquali, la notizia di una  censura perpetrata da Facebook a Radio Maria, rea di aver mostrato Gesù semi- nudo sulla Croce e della diretta streaming sulla Via Crucis bloccata proprio da loro. 

Durante la serata di Venerdì Santo, proprio mentre si stava svolgendo l'evento religioso al Colosseo, la pagina social dell'emittente, si è vista oscurare la diretta. "Chiediamo scusa a tutti gli amici che seguivano la prima parte della Via Crucis in adorazione del Signore in Croce. Facebook ha eliminato il post per “contenuto immagini nudo”. Il disclaimer di FB che notifica la rimozione dei contenuti è qualcosa di semplicemente grottesco: "Sembra che tu abbia condiviso o inviato immagini di nudo o atti sessuali". (TGCom24)

 Non bastasse questo, leggo  di un  Marcello Veneziani super-imbufalito che racconta sulla Verità di domenica 31 marzo giorno di Pasqua a proposito di  una censura sui social di un suo dolce e poetico articolo sui villaggetti in via d'abbandono, citando un poeta. L'algoritmo, strumento dell'ideologia mondialista più becera ha estrapolato una sua frase :  “Tornate al vostro paese…cominciate la migrazione al contrario”. Questa frase, estrapolata dal contesto dei piccoli paesi del sud ha fatto, con ogni evidenza credere che volesse impedire gli sbarchi in arrivo quasi  giornaliero sulle nostre coste. Non ci sarebbe stato nulla di male nemmeno in questo caso, tenuto conto che siamo nell'ambito delle libere opinioni,  ma tant'è....

L'algoritmo della demenza artificiale ha fatto scattare la censura.  Il tutto, con una pappardella giustificativa (si fa per dire)  non dissimile a quella che è toccata anche alla sottoscritta di cui ho dato conto nel post del 26 marzo scorso sulla censura "democratica". Non ci vuole molto a prevedere i guasti di questa ottusa, miope e dispotica tecnocrazia del "clic". E se ne lamenta pure lo stesso Veneziani nell'articolo pasquale, nel quale avrebbe voluto parlare d'altro, di qualcosa di più alto e spirituale: 

Aggiungo tre cose che rendono questo pur piccolo episodio ancora più amaro. La prima è che non puoi nemmeno protestare con qualcuno, non sai a chi e come rivolgerti: nel regno dei social e dei gestori tutto si svolge in modo anonimo, impersonale, automatico, non puoi ricorrere a nessuno che ti ascolti, che riconosca l’errore e il danno e che ponga rimedio e faccia pubblica ammissione di aver sbagliato. La seconda è che probabilmente, anche questa mia reazione di protesta, stavolta energica, alla stupida, vergognosa censura sarà a sua volta censurata dai tecno-aguzzini automatici che veicolano i social.
La terza, più generale, è che da tempo denunciamo sulle colonne de la Verità e non solo, la deriva della dittatura
woke e le quotidiane violazioni e limitazioni alla libertà di opinione, molti condividono la nostra denuncia (anche in questo caso molti mi hanno scritto riferendomi della censura); ma non succede niente, non cambia niente, la marcia della faziosa stupidità prosegue imperterrita...

https://www.marcelloveneziani.com/articoli/sei-poeta-e-ami-il-tuo-paesino-sei-violento/

Be' - mi sono detta - mal comune mezzo gaudio. Prima (il 26 scorso) è toccata a me. Poi è toccata ad altre firme del giornalismo. Radio Maria? Il nudo di Gesù è  un evidente pretesto per censurare una voce ritenuta scomoda: non ci vuole un genio per intuirlo. E l'algoritmo per dirla alla Totò, è il classico Servo che serve.  Tutto questo però mi ha fatto riflettere sulle nostre colpe. Abbiamo abbandonato il mondo analogico per sposare con troppo entusiasmo quello digitale e ci siamo volontariamente ritrovati in trappola. Insomma, la rete rende prigionieri. E non solo i  pesci.  Ogni navigazione che facciamo, ogni sito che visitiamo, viene monitorato e, senza avvedercene, lasciamo in giro un mucchio di tracce informatiche sui nostri gusti, disgusti, preferenze, ricerche e altro, un po' come Pollicino coi sassolini bianchi sui sentieri dell'intricato bosco. Ricapitoliamo questi ultimi anni. 



La nostra fuga nei blog e nella scrittura on line risale a quando ci rendemmo conto che i giornali erano espressione di poteri oligarchici.  Ogni finanziere, ogni oligarca che si rispetti acquista sempre il suo pacchetto di testate giornalistiche. Nacquero aggregatori di matrice liberale e libertaria contro il Pensiero Unico bulgaro della stampa filocomunista e comunista. Sorsero allora blog, siti e aggregatori di blog dai nomi più fantasiosi e molti di noi si tuffarono entusiasti nella nuova avventura pensando di poter scrivere in libertà, senza censure e senza  il peso di dover rendere conto agli Ordini professionali come avviene per i giornalisti che devono essere fedeli "alla linea editoriale" dettata dai Padroni.  Le piattaforme facevano a gara a metterci a disposizione i  loro servigi, come tante sirenette seduttive. L'avventura inebriante ebbe vita breve. Nel mio specifico caso, 20 anni che devo ammettere, non sono pochi. Ma ora  è arrivato il DSA (Digital Service Act) verso cui mi sono chiesta se è davvero la Ue che influenza le lobby delle piattaforme  digitali o non è piuttosto viceversa. Nel migliore dei casi, si tratta di un'interazione, di una malefica simbiosi fra le due entità.

Frattanto le piccole stamperie e tipografie spariscono, le edicole chiudono mentre i giornali giacciono invenduti  nei supermercati, a causa del loro becero servilismo ai loro padroni di riferimento. Fine dei pesi e dei contrappesi. 



 Così, quella rete che prima ci dava rifugio (sempre per i loro interessi, naturalmente) ora si è rivelata una nuova  temibile trappola da cui fuggire. L'atmosfera che ci attornia non è delle migliori per parlare di libertà e in libertà, perché ci sono due guerre tremende alle porte di casa, e situazioni del genere, non incoraggiano alla libertà d'opinione che viene sempre più compressa e  ristretta. Le libere opinioni, le varie sfumature di pensiero sono cose che vanno  bene solo nei tempi di pace, di prosperità e tranquillità. Ora, purtroppo,  è tempo di becere contrapposizioni. Ce lo dice pure l'algoritmo. 

San Francesco da Paola


28 March 2024

Una Pasqua difficile



Quest'anno ci si mette anche il clima a trasformare la festività legata al risveglio primaverile della Natura in festa,  della Resurrezione della carne e dello spirito, in un continuum grigio dell'inverno. Quando eravamo tutti segregati e tumulati in casa nei due terribili anni 2020 e 2021, abbiamo avuto, manco a farlo apposta, Pasque belle calde e ridenti. Ma ronzavano elicotteri e droni sulle nostre teste per spiare chi faceva pranzi pasquali nei giardini con più di due invitati. Leggo che anche i luoghi della Terrasanta, saranno senza pellegrini, a causa della paura della guerra. Credo siano vane anche se comprensibili e motivate, le esortazioni del cardinale patriarca latino di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa a riprendere i pellegrinaggi. La gente, e in particolare i cristiani, nella diatriba dell'annosa guerra  israelo-palestinese (una guerra infinita che dura da almeno 70 anni) sono sempre stati un vaso di coccio tra vasi di ferro. E il clima bellico di inimicizia assoluta non invita a spostamenti. Senza contare che la destra ultraortodossa israeliana ha sempre cercato di rendere difficile la presenza dei cristiani in quei posti, con gesti palesemente ostili, riportati anche dal sito Terrasanta.net. 

Sono stata in quei luoghi che quest'anno sono stati proibiti e impediti al culto, col pretesto del "terrorismo di matrice islamica". Proibiti, limitati a fasce anziane di età e pure contingentati. Alcuni video mostrano giovani ragazzi musulmani che cercano di accedere ugualmente - e devo aggiungere coraggiosamente - alla Spianata delle moschee dove troneggia superba la Cupola della Roccia, la moschea dorata che è il simbolo della spianata stessa e di Gerusalemme, città crocevia delle tre grandi religioni monoteiste. Ironia del destino, mentre qui in occidente i musulmani procedono spediti a una moscheizzazione del territorio, sulla quale non posso concordare, da loro non possono recarsi in preghiera, nei luoghi di culto ad essi preposti. Ma torno a noi. 


Marcello Veneziani ha scritto cose vere, quando afferma che l'aver relegato il culto cristiano al privato, non è solo colpa delle gerarchie vaticane, ma un po' di tutti quanti noi. Un tempo erano le comunità di villaggio, ad essere custodi di riti, liturgie, simboli e tradizioni. Oggi che assistiamo all'estinzione di queste, così come alla disgregazione della famiglia, è più facile sprofondare in quell'edonismo di massa che ci rende eternamente scontenti e cedere alle sirene della mondanità veicolata dalle campagne pubblicitarie relative alle festività  pasquali : viaggi organizzati, visite guidate, corse ai ristoranti, eccetera. Ma voglio tornare con il pensiero a quei luoghi magici da me visitati, nei quali anche noi cristiani abbiamo diritto. Certamente non è un diritto territoriale, ma spirituale. Lasciare sguarnita la Basilica della Natività a Betlemme luogo di nascita di Gesù e quella del Santo Sepolcro a Gerusalemme, luogo di sepoltura del Cristo senza fedeli e senza pellegrini significa che tutto ciò che non si presidia, alla fine lo si perde. Il cardinale patriarca latino di Terra Santa che ebbi modo di conoscere in quei luoghi quando ancora era un attivo e competente sacerdote addetto ai Beni Archeologici della cristianità, lo sa bene e si mostra preoccupato.

Oggi è giovedì santo e mi sono recata a visitare un piccolo sepolcro allestito nella chiesetta parrocchiale, dietro casa. C'erano calle, azalee, gerbere gialle e arancioni. E tante margherite bianche in mezzo a un buon profumo di ceri e di incenso che attorniavano l'effige del Cristo. La memoria corre a quel soggiorno in Terra Santa, ai rigogliosi  plurisecolari ulivi dell'Orto del Getsemani.


A quando percorremmo la via Dolorosa e raggiungemmo il luogo in cui si ricorda l'ultima caduta del Signore a pochi metri dalla basilica del Santo Sepolcro, custodita da frati minori francescani, da greco-ortodossi, armeni, siriaci, etiopi copti. Di fatto, le ultime cinque stazioni della Via Dolorosa si trovano all'interno della Basilica. Per arrivarci una possibilità è tornare al bazar-suq di Gerusalemme e percorrere alcune strade fino ad arrivare alla piazzetta che si apre di fronte all'entrata, sulla facciata sud; questo è l'itinerario abituale della processione del venerdì. L'altro percorso, più breve, quello che facemmo noi, consiste nell'attraversare la terrazza del convento etiope – che a sua volta è il tetto di una delle cappelle inferiori della basilica – e scendere attraversando l'edificio, che ha un'uscita diretta sulla piazza, vicino al luogo del Calvario. Fu qui al cortile etiope che vidi una scena che mi impressionò notevolmente. Un vecchio custode etiope di religione cristiano-copta, addetto alla sorveglianza dei luoghi di culto, prese una sedia e se ne stette immobile per tutto il tempo che c'eravamo noi, in posizione solenne e ieratica, tipica di chi si sente investito di una missione importante. Se ne stava lì, muto e immobile come una statua, incurante del tempo, come fosse in meditazione. Umile eppure dignitoso. Ci guardammo in faccia sorpresi e attoniti, e la domanda che nessuno dei visitatori italiani lì presenti fece, ma che certamente attraversò la mente di molti di noi, fu: faremmo noi al suo posto la stessa cosa? 



 Buona Pasqua a tutti voi, anche se sarà una Pasqua difficile in uno scenario di guerre crudeli quanto assurde che nessuno vuole, ma che non possiamo fingere di non vedere. 

Giovedi santo- Ultima cena di N.S.

26 March 2024

E' entrata in funzione la censura "democratica"


Questa mattina ho avuto la sgradevole sorpresa di vedere rimosso il mio post "Bergoglio virostar resta iscritto all'Agenda del depopolamento". Siccome l'argomento su Bergoglio e il suo libro pro vaccino, è stato ripreso da più piattaforme e in modo altrettanto puntuto del mio, non nascondo la sorpresa che ho provato anche se avevano annunciato norme limitative e censorie a partire da gennaio, con messa a regime il 17 febbraio circa il DSA (Digital Service Act).  Ecco alcune parti della cosiddetta nota di demerito da parte della piattaforma Blogger-Google : 

I tuoi contenuti hanno violato le nostre norme relative ai Contenuti
ingannevoli. Per ulteriori informazioni, visita la pagina sulle nostre
Norme della community tramite il link fornito in questa email.


Se ritieni che sia stato commesso un errore, puoi presentare ricorso
all'indirizzo:
https://www.blogger.com/go/appeal-post?blogId=16806024&postId=8378408811366742157.
Potresti avere la possibilità di presentare le tue rivendicazioni in
tribunale. In caso di domande di natura legale o se vuoi esaminare le
eventuali opzioni legali a tua disposizione, ti consigliamo di rivolgerti
al tuo consulente legale.

  Ti invitiamo a rivedere l'intero contenuto dei tuoi post del blog per
assicurarti che siano in linea con i nostri standard, poiché ulteriori
violazioni potrebbero comportare la chiusura del tuo blog.


Credo  che non ci sia bisogno di aggiungere altro.  Mi spiace per i vostri commenti andati perduti. Siamo in guerra a tutti i livelli e non ci è consentita più  alcuna opinione divergente rispetto alle loro "verità" e narrazioni.  Credo che cambierò quanto prima piattaforma allontanandomi dal colosso Google, anche se dubito che sia rimasto ovunque un brandello di libertà disponibile.  Qualcuno avrà sentito in Spagna cosa sta avvenendo a Telegram e che provvedimenti stanno adottando. Nel caso, fatemi sapere dove potremmo rifugiarci. 

San Emanuele


     

13 March 2024

Quel terribile e temibile amore per la guerra




Strana gente sul fronte occidentale. Hanno cresciuto i figli del dopoguerra (i cosiddetti baby boomers) e poi i loro figli, i loro nipoti e magari pronipoti con il dogma secondo cui la guerra - ohibò! - è la Madre di tutte le calamità terrestri. A scuola ci hanno fatto leggere e imparare poesie e canzoni contro la guerra. A questo proposito mi piace citare quella arcinota di Bertold Brecht:

La guerra che verrà non è la prima.
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell'ultima 
c'erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente 
faceva la fame. 
Fra i vincitori faceva 
la fame la povera gente
egualmente.


Non che dicesse bugie, il signor BB, dato che è vero che le guerre scoppiano, si espandono a macchia d'olio, ma poi quando i popoli vanno in miseria, avanzano le carestie con città ridotte in macerie, senza più un tetto sopra la testa, con topi di chiavica che scorrazzano da tutte le parti, afflitti da malattie ed epidemie, laceri e senza più nulla nelle mense, con fiumane di profughi infestati di pidocchi, ci si dimentica del perché i conflitti siano scoppiati. Questo non lo vogliono mai tenere a mente i guerrafondai da salotto, quelli che credono di poter fare delle guerre, quello che si fa col telecomando di un televisore: cambiare canale di fronte a paesaggi desolati come quello testé descritto. Ma ora? Improvvisamente la guerra è diventata un'opzione da non escludere. Specie se nucleare. In particolare, se c'è di mezzo il nuovo uomo coi baffetti (un Putin con tanto di reductio ad hitlerum  ad uso copertina di magazine americani come il TIME), uomo da far fuori ad ogni costo con una cordata di alleanze internazionali, su modello tutti contro uno. A cosa si deve questo mutamento di rotta dall'irenismo al bellicismo più grottesco e velleitario? 
In realtà di violazioni all'art. 11 della costituzione, ce ne sono già state con le guerre per procura e le guerre per l'"esportazione per la democrazia" (Iraq, Afghanistan, Libia), tutte sotto bandiera Nato. Altrimenti chiamate "missioni di polizia internazionale" contro il Terrorismo. Ma tutto era relegato e circoscritto a "fronti lontani". E a nessun governante saltava il ticchio come Macron attorniato dal suo esercito di ziette dedite a la vie en rose, di parlare di attacchi terrestri. Un amore per la morte che il toy-boy dell'Eliseo ha  appena mostrato mettendo l'aborto in costituzione.  O di Ursula von der Leyen passata con disinvoltura da baronessa vestale delle iniezioni Pfizer, a protettrice di  missili, bombe e armamenti vari. Adesso all'allegra brigata, si è aggiunto anche il polacco Donald Tusk. Non pago dell'insensatezza del vecchio "Morire per Danzica", aizza i polacchi a "morire per Kiev"  per il tramite di  affermazioni  assai gravi come queste: 
"I tempi della calma beata sono finiti. L'epoca del dopoguerra è passata. Viviamo in tempi nuovi, in un'epoca prebellica. In effetti, per alcuni dei nostri fratelli non siamo nemmeno più nel periodo prebellico. È una guerra su vasta scala nella sua forma più crudele", ha aggiunto. "Non è colpa nostra se il nostro vocabolario quotidiano include ancora una volta parole come combattimenti,bombardamenti,attacchi missilistici, genocidio". (fonte: AGI


Per non dire del cancelliere tedesco Olaf Scholz e dell'invio indiretto (passando per la GB) di missili Taurus, al governo di  Kiev. Ho già aspramente criticato anche Giorgia Meloni e i suoi bamboleggiamenti pro Zelensky, rimasta come un coniglio ammutolito di fronte alla sua scellerata proposta di stilare liste di proscrizione di cittadini italiani pro Putin. Ma ora torno a  insistere: non fate più scherzi da preti! Nessun italiano vuole morire per Kiev - mettetevelo in testa. E già che siamo in tema, non vuole morire nemmeno sotto attacco Houthi solo perché la Meloni  si è  sbilanciata con un carnefice come Netanyhau, ragione questa, che ci sottopone a notevoli ritorsioni. Che vada a imparare l'arte della Diplomazia dal fantasma di Andreotti, così bravo a tenere i piedi in parecchie scarpe: col mondo occidentale e col mondo arabo, con la Nato ma anche con chi ci riforniva di petrolio. Non mi piace affatto quel suo atteggiamento di suffragetta bombarola con elmetto. Non so cosa le abbiano promesso all'Aspen o al CFR et similia, ma è certo che se la sua politica estera (quella che in Italia, paese colonia, non abbiamo mai avuto) si limita ed essere quella del giunco che si piega di continuo ai loro voleri, beh, la sua fortuna farà in fretta a scemare e la sua carriera a venire sbalzata via. Per il momento c'è l'assegnazione del premio Atlantic Council 2024, importante think tank - lo stesso premio già assegnato a Draghi nel 2022, nel segno di una perfetta continuità col suo predecessore. Per i cittadini italiani, non è  certamente un buon indizio.



In questi giorni c'è grande polemica nei confronti del Papa e della sua intervista sulla tv svizzera, colpevole per una volta tanto, di aver fatto il Papa. Il Vaticano sarà corrotto e da tempo non è più un vero riferimento per i cattolici, ma non si può dire che non abbia  i suoi canali d'informazione con notizie fresche sul fatto che "la martoriata Ucraina" sta combattendo una guerra che è già persa in partenza. Pertanto, continuare il conflitto, non può che far aumentare nuove vittime, nuovi civili. Inoltre l'accenno alla "bandiera bianca", che tanto ha fatto scalpore, non è in sé segno di resa, ma di richiesta di una trattativa. La utilizzavano anche gli indiani quando volevano trattare coi soldati yankee e viceversa.  Perché allora non cercare di immettere energie nel negoziare allo scopo di raggiungere un accordo invece di evocare l'Apocalisse? Ma questo non lo afferma solo Bergoglio; lo dice pure Lucio Caracciolo della rivista di geopolitica Limes, uomo di provata fede atlantista. Ecco le parole proibite che non si pronunciano più nel nuovo lessico bellicista attuale che tanto piace alle cancellerie europee: negoziato, trattativa, compromesso.  

"L'avvicinarsi della possibilità di una guerra mondiale atomica" scrive lo psicologo Claudio Risé "è una prospettiva talmente folle ed empia (distrugge la creazione) che diventa del tutto irrilevante chi ha ragione e chi ha torto".  "Ognuno dei belligeranti in qualsiasi situazione sia, è colpevole in quanto più o meno dominato dal fascino mortifero della guerra" (...)

Per scendere nel pratico, dato che i soldati ucraini ormai scarseggiano, si danno alla macchia e non vogliono più saperne di combattere, non vorrei che in questa Neuropa in preda ad un cortocircuito permanente, coi suoi guerrafondai da salotto chic, passasse l'idea di inviare truppe di nostri soldati. Si ricorda che all'Ucraina abbiamo versato fior di  quattrini, inviato armi,  mentre gli ucraini vengono ospitati in veste di profughi che scappano da un conflitto, quindi con uno status di privilegiati, rispetto ad altri. Pertanto, nessun soldato italiano osi mettere lo stivale sul suolo fangoso ucraino. Ma soprattutto, dopo oltre due anni di conflitto dal quale non se ne viene a capo, è diventato tassativo farla finita. E questa non è solo un'idea del Papa, ma è il comun sentire d'ogni italiano di buona volontà. La Nato non è  più da tempo un sistema di alleanze, addetto alla nostra sicurezza e protezione, ma persegue finalità aggressive ed espansioniste, confermandosi il braccio industrial-militare e finanziario della globalizzazione a guida anglo-americana.

Santa Eufrasia

08 March 2024

Dobbiamo credere ai ripensamenti di Schillaci sul green pass globale?




I conti non tornano. In questi giorni mi è giunto su WhatsApp la conferma che la Ue ha approvato il European Digital Wallet,  (29 febbraio, data non propriamente scaramantica), ponendo le basi per un sistema di credito sociale di tipo cinese. Durante i negoziati, gli eurodeputati hanno garantito disposizioni volte a salvaguardare i diritti dei cittadini e a promuovere un sistema digitale "inclusivo", evitando la discriminazione contro le persone che scelgono di non utilizzare il portafoglio digitale. Ma essendo già passati per l'aberrazione del green pass (ufficialmente "non obbligatorio" nonostante i ricatti), c'è davvero da crederci? Tutto questo, mentre in Italia il decreto PNRR del 2 marzo compare già sulla Gazzetta Ufficiale con l'art. 43 (Interoperabilità delle certificazioni sanitarie digitali) nel quale si parla esplicitamente di green pass globale. (foto in alto, chi volesse può ingrandirla).  

Il  6 marzo su "La Verità" compare un onesto articolo di Francesco Borgonovo che tenta di far luce sul garbuglio. Il titolo è già chiaro e fa venire i brividi "I soldi per rendere eterno il green pass presi dal fondo per risarcire i danneggiati da vaccino". Schillaci (uomo del CTS dell'era Speranza) assai imbarazzato tenta di fare macchina indietro, assicurando che il governo provvederà a correggere il tiro. Ecco le sue parole testuali: "In sede di conversione del decreto -legge, verrà presentato un emendamento per riformulare il testo e ricondurre la norma agli obiettivi PNRR in tema di salute, a partire dalla piena operatività del fascicolo sanitario elettronico"... Dichiarazioni queste, che compaiono su tutti i media  mainstream.

"Vedremo se alle parole seguiranno i fatti" - conclude scettico, Borgonovo. "a questo punto è più obbligatorio del vaccino". Scetticismo più che condiviso. 
La mia impressione personale dopo aver letto  detto articolo? 
Ennesima trappola truffaldina ennesimo ritrattazione della trappola. Fino alla prossima trappola. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Anche perché la piattaforma resta lì, pronta per essere caricata come un'arma da fuoco. Inoltre ci sono le elezioni europee, già in odore di fortissime astensioni. E mostrare un governo compiacente verso queste temibili museruole digitali, non porta voti. Andiamo avanti. 


Il giorno 7 marzo c'è un giallo all'interno della stessa "Verità". Il titolo è altamente trionfalistico (VITTORIA: L'ITALIA SI SFILA DAL GREEN PASS ETERNO DELL'OMS), mentre il contenuto dell'articolo firmato sempre da Borgonovo, resta giustamente dubbioso e cogitabondo. Chi si intende un po' di mondo giornalistico sa che i titoli non li fa mai l'autore dell'articolo. Corro a leggere il pezzo e apprendo che Schillaci, il  suo sottosegretario alla Salute Marco Gemmato e Franco Zaffini, presidente della commissione Salute, si mettono a parlare di "fake news fatte circolare ad arte" che ovviamente era il caso di smentirle per fugare dubbi, allarmismi e preoccupazioni non sempre giustificati. Non mancano poi le rassicurazioni di Gemmato secondo cui toglieranno come fonte di finanziamento le mani dal fondo per i danneggiati per attingere a "fondi propri del Ministero" (domandina impertinente: a quali?).  L'infrastruttura informatica dovrebbe servire ad altri scopi per viaggiare - sostengono ancora dal Ministero della Salute. 
 Claudio Borghi della Lega fa l'esempio dell'Africa e della "febbre gialla" come se tutti dovessero recarsi in Africa in cerca di epidemie.  E l'onesto Borgonovo ci fa capire nel nuovo articolo del 7 marzo che restano tutti i dubbi e che certe "manine" speranzifere al nuovo ministero restano ancora operative.  Ecco cosa scrive il segretario generale Giovanni Leonardi del dipartimento One Health (Salute Unica, un nome un programma): 
"La rete globale di certificazione sanitaria dell'OMS rappresenta un'importante opportunità per utilizzare l'esperienza acquisita durante la pandemia di Covid-19 per attenuare l'impatto di future emergenze sanitarie, costituendo un importante contributo all'agenda sanitaria globale e contribuendo anche ad un futuro allineamento globale delle norme in materia di certificati sanitari. (...)". 



Chiaro no? I dirigenti del Ministero ancora sollecitano una norma che consenta di mantenere operativa l'infrastruttura digitale del certificato verde. A confermare tutti i dubbi di Borgonovo c'è l'avvocato Renate Holzeisen, legale coi fiocchi che già si distinse ai tempi della pandetruffa difendendo i numerosi diritti costituzionali calpestati dei non vaccinati,  con il suo tweet su X (ex twitter) che potete leggere anche sul sito di Blondet. In pratica la Holzeisen, esperta in diritto internazionale ci fa capire a chiare lettere che al vincolo di mandato europeo, non si può trasgredire. Ennesima presa per i fondelli a carattere pre-elettorale di Schillaci & Co. Il pecorame va mantenuto  calmo e mansueto fino alla fine delle elezioni.  Poi, passata la festa, gabbato lo Santo. Per questo non dobbiamo cascarci più. Questa è gente che mente come respira.  

San Giovanni di Dio

02 March 2024

Bombe, siringhe e Grandeur


 Avevamo un'alta stratega militare e non lo sapevamo. Ursula va alla guerra, mette l'elmetto, indossa la tuta mimetica e  calza pure gli anfibi per l'attacco terrestre. Più siringhe, più armi e viceversa - è il suo motto. Una guerra in Europa forse “non è imminente”, ma “non è impossibile“, preconizza Ursuletta, che da von der Leyen, grazie alla sua campagna vaccinale, è diventata von der Pfizer (mancano all'appello i patti sconci fatti con Albert Bourla tuttora coperti da segreto militare) e ora, von der Bomben. Gli Stati devono capire che “la pace non è permanente” e per questo l’Ue deve investire maggiormente in armi nei prossimi cinque anni, “dando priorità agli appalti congiunti nel settore della Difesa. Proprio come abbiamo fatto con vaccini o con il gas  naturale“. 


Insomma, Ursula, con quelle mossettine compite da kellerina da Oktoberfest,  fa sul serio e dalla "permacrisi" (paroletta magica inventata da lei)  è   passata alla "permaguerra". Per non essere da meno, gli fa eco il galletto Macron-Napoléon. Vladimir Putin, viene indicato non come un autocrate da riportare nel recinto della legalità internazionale attraverso la diplomazia, ma come un dittatore da schiacciare ad ogni costo. E Macron ora indossa il cappello napoleonico, il famoso bicorno nero con la sua coccarda blu, bianca e rossa e gli stivaloni da affondare nel fango delle steppe, pronto  per la campagna di Russia. Macron-Napoléon non fa mistero, sull’ipotesi di un impiego di truppe di terra in Ucraina. "Dichiarazioni che hanno provocato la reazione contrariata della maggior parte dei leader europei, delle stesse istituzioni, degli Stati Uniti e della Nato (e ti credo! E' una dichiarazione di intenti di III Guerra Mondiale). Nemmeno il tempo di far rientrare questo innalzamento della tensione con Mosca, che ha parlato di “guerra inevitabile” in caso di coinvolgimento diretto dell’Alleanza, che la presidente della Commissione chiede un piano di riarmo quinquennale (come Stalin) in funzione anti-russa" (fonte: Il Fatto quotidiano).  Un tempo questi due megalomani  squinternati sarebbero stati indicati come i classici "scemi di guerra".  Ora, invece si fa fatica a trovare una vignetta che li ridicolizzi come meritano. In particolare Macron-Napoléon dovrebbe ripassare un po' di storia, e ricordarsi che la Russia ha portato una iettatura tremenda, alla Francia napoleonica. Quando si vuol parlare di una disfatta militare, si dice infatti "una campagna di Russia". Qualcuno gli parli della battaglia di Borodino e del gen. russo Kutuzov. 


Conclusione congiunta dei due "scemi di guerra": "Per questo è necessario continuare a rifornire Kiev di armi, per rafforzare un argine che inizia a mostrare segnali di cedimento". Pertanto, Ursula e Emmanuel uniti nella lotta contro lo Zar di tutte le Russie. 

L'album delle figurine non è completo senza questa foto di Giorgia Meloni ringraziata più volte da Biden durante il suo passaggio a Washington per quanto ha fatto per l'Ucraina, nel quadro del G7. L'incontro è stato suggellato da un paterno bacetto sulla sua fronte, da parte di Sleepy Joe. Fiera di non aver mai votato per questa servetta arrampicatrice sociale e anti-sovranista. Voglio sottolineare che questo è il primo governo nella storia della Repubblica che ci coinvolge in due guerre altamente rischiose e stressogene: quella russo-ucraino e quella sul Mar Rosso contro i guerriglieri yemeniti di nome Houthi, detta missione ASPIDES (come aspide, nomen/omen) e definita "difensiva" da Tajani, il cui comando operativo è a carico dalla nostra  MM con la sua flotta navale di portaerei, cacciatorpediniere missilistiche, fregate e pattugliatori. 

Georgia on my mind

Sant'Angela de la Cruz

25 February 2024

Una nuova Stasi digitale globale



L'argomento sulla sorveglianza e videosorveglianza universale è già stato trattato su questo blog quando questo processo era solo agli inizi. Lo feci nel 2010 a proposito dei body scanner installati negli aeroporti col pretesto della "lotta al terrorismo internazionale", e nel 2011. Da allora però, le cose sono precipitate. Oggi si parla addirittura di abilitare quanto prima sugli smartphone le nostre carte di identità, patenti, tessere sanitarie, certificato elettorale, mandando al macero quelle cartacee.  Un universo smaterializzato a base di avatar,  di App da scaricare, di punteggi da ricaricare. Con il rischio nemmeno troppo remoto, di furti di identità. 
Gli scontrini fiscali? Inquinano anche quelli e creano rifiuti (figurarsi, minuscoli come sono!) , pertanto vanno sostituiti con pagamenti digitali anche per un caffè o una brioche. Caffè digitale, brioche digitale, gelato digitale, eccetera. Esiste, a tal proposito, un saggio sociologico di Shoshana Zuboff che è già diventato un classico della moderna sociologia. Non l'ho letto integralmente, ma solo qualche pagina riportata in altri testi, il cui  titolo è  "Il capitalismo della sorveglianza", ma a mio avviso, stante così le cose, più che di capitalismo (ormai in fase di smaterializzazione anche questo), si dovrebbe parlare di Finanza comunista della sorveglianza. Sì, perché siamo precipitati nell'era delle de-industrializzazione e smantellamento degli asset con conseguente fine del lavoro,  e della de-agricolturizzazione sostituita da parchi eolici e fotovoltaici. Tutto ciò che è reale, tangibile e che dà lavoro dev'essere smantellato a beneficio dell'ambiente. Ovvero di un' entità astratta che si chiama Pianeta -  quasi una divinità mitologica a nome Gaia. Questo lo si è visto in modo brusco e accelerato durante i confinamenti da "pandemia" (procurata). Smart working, didattica a distanza e altre bellurie tecnologiche, pensate appositamente per venire controllati e per distaccare con violenza l'uomo dal posto di lavoro e dai luoghi di  studio (scuole, università e Atenei). Ovvero da fonti di lucro e di guadagno nel caso del lavoro, e da luoghi di aggregazione sociale, di crescita intellettuale e di  interscambio culturale, nel caso dello studio. Anche l'essere umano è diventato improvvisamente superfluo e si parla senza tanti riguardi, di ridurre la popolazione mondiale. Come, senza troppe inibizioni, si parla di "rapporto di fine vita" per coloro i quali aspirassero a diventare vegliardi longevi.
Le cosiddette smart cities (città intelligenti) sembrano pensate apposta per un ferreo controllo sull'individuo: niente mezzo privato, negozi a portata di mano, mezzi di locomozione "sostenibili" (parola insopportabile) come biciclette e monopattini. Tragitti brevi e controllabili. Nel quadro dello smantellamento di tutto l'esistente (deindustrializzazione, imposizioni climatiche e falso ecologiste contro la CO2), la Ue ci prepara la sua partecipazione alla IIIa GM che sussidiamo con l'invio di armi. E tutti sappiamo che quando ci sono guerre alle porte, le libertà diminuiscono e si restringono a vista d'occhio. Mentre l'ossessione ecologista, di fronte a bombe a grappolo, sparatorie, missili, droni, cannonate con tutti i residui di piombo e uranio, all'improvviso pare svanire. 

 Il progetto di una grande Stasi (l'ex organizzazione di spionaggio e sicurezza della DDR) a carattere  digitale mondiale è coadiuvato e supportato egregiamente dalle tecnologie informatiche, da algoritmi e IA. 
Non c'è più bisogno di vedere nastri da registrazione e uomini con la cuffia che spiano, origliano, fanno i Guardoni del Sociale dalle finestre come nel film sulla DDR "Le vite degli altri". 
In realtà le vite altrui sono già da tempo, le vite di tutti. Solo la banale videosorveglianza cittadina posta agli angoli delle strade è in grado di fotografare i nostri volti, i nostri movimenti e sapere perfino quanto tempo sostiamo davanti alle vetrine dei negozi. I varchi elettronici fotografano le nostre targhe automobilistiche, pronti a multarci al minimo sgarro (il passaggio con un giallo di un semaforo sospetto che lo fa durare solo poche frazioni di secondo, per poi far scattare subito il rosso). Ma non basta. Nel mondo degli avatar, degli ologrammi  e delle immaginette sul display del telefonino, eliminare la carta d’imbarco aerea e i documenti d’identità, per quanto digitalizzati o memorizzati nello smartphone o nello smart watch, e salire su un aereo usando semplicemente il nostro volto come lasciapassare, è diventata la nuova sfida dei viaggi intercontinentali. Diverse iniziative negli aeroporti di tutto il mondo e per opera di alcune compagnie aeree stanno rendendo la prospettiva dei dati biometrici, sempre più usuale, con il nome di Face Boarding, già installati nell'aeroporto di Linate e di Fiumicino
La scusa aurea? Sicurezza e lotta contro il "terrorismo internazionale".



Torno alle smart cities . Quest'anno ne sono state selezionate 64 tra le varie europee. Per l’Italia partecipano Catania, Firenze, Pescara, Emilia Romagna – Rete Svezia, Unione Comuni della Grecia Salentina e per la Lombardia: Mantova, Busto Arsizio e la vicina Legnano.

 I programmi sono chiari: decarbonizzazione e riduzione della CO2, crescita sostenibile e transizione verde, energie rinnovabili e altre sòle ripetute ad nauseam dall'eurocrazia.  Una riflessione particolare merita il cenno all'economia circolare, focalizzata su un deciso aumento del controllo e  della differenziazione dei rifiuti. Anche qui sta prendendo piede una sorta di polizia dei rifiuti urbani, una micro Stasi quotidiana nella Big Stasi digitale mondiale. 
A tal proposito, mi risulta che i comuni lombardi di Busto Arsizio e di Legnano stiano mettendo allo studio l'ipotesi di un microchip sulla spazzatura: meno ne fai, più sei un cittadino ecologicamente corretto. Paga meno tasse sullo smaltimento rifiuti il "virtuoso" ecologista; paga più tasse il "consumista" sprecone. La Cina, con il suo "credito sociale", la sua algocrazia e con i suoi microchip,  non è mai stata così vicina. 
Ma non dovevamo esportare la democrazia  presso altri popoli perché da noi ce n'era già abbastanza? 

II domenica di Quaresima


NB: Sulla biologia sintetica, il 5G, le nanotecnologie, la sorveglianza dei corpi  mediante la medicina "da remoto", il Transumanesimo indotto dell'uomo cyborg segnalo questo video contenuto in questo link:

19 February 2024

Bertolaso e il patentino a punti del buon salutista




Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia ne ha pensata una bella: il patentino a punti del buon salutista virtuoso. Per ridurre i costi della Sanità, sulla scia del famigerato green pass, ecco un'altra trovata che rassomiglia tanto al credito sociale alla cinese in salsa sanitaria: più sei obbediente, più fai controlli e screening, più punti avrai sulla tua tessera sanitaria."Premialità" è il nuovo magico neologismo usato da Bertolaso, basato sugli "incentivi": "ingressi nei centri termali di altissima qualità" nonché "ski pass gratuiti sui comprensori montani". Premi per i buoni e obbedienti, castighi per i cattivi e disobbedienti. Dalla cultura della prevenzione si passa quindi alla subcultura della colpa, come ai tempi della tragica Pandefarsa. Perciò, se ti ammali è perché hai disobbedito ai moniti dello "Stato terapeutico".
Così, dal diritto alla Sanità, si passa al dovere e all'obbligo di essere sani con tanto di meccanismo automatico di premi e di castighi. Senza contare il fatto che i nostri dati, vengono riutilizzati dalle grandi multinazionali farmaceutiche, grazie alla interoperabilità dei dati già promossa dal governo Draghi. Il quale Draghi, per chi non ha la memoria di un insetto come molti sembrano avere, fece consultare i nostri fascicoli sanitari dal Fisco per multare chi rifiutava l'inoculazione. Parlo di quei famigerati 100 euro che continuano a far slittare in avanti (ora sono stati rinviati fino al 31 dicembre di questo 2024) senza cancellarli definitivamente, ad opera dell'Agenzia delle Entrate. Inoltre i dati sono il nuovo "oro" moderno dei quali le grandi corporation chimico-farmaceutiche (e non solo) vanno ghiotti. Basta un clic, e il superstato etico-terapeutico tiene in ostaggio i nostri corpi. Complimenti davvero per la trovata geniale!
Il nostro corpo deve diventare l'ultima frontiera del loro controllo e della loro predazione, che si spinge fino ad avere su di noi diritto di vita e di morte. Così, mentre si fingono interessati alla nostra salute mediante  premi e "premialità" (parola orrenda!) sono sempre loro ad aprire laboratori regionali per l'eutanasia (detta ipocritamente, la dolce morte). Rifiutiamo tassativamente ogni forma di simili scelleratezze! Per approfondire il concetto di "biosicurezza" che le élite ci stanno imponendo attraverso i loro servi (non importa se "di destra" o "di sinistra"), ecco questo illuminante breve scritto di Giorgio Agamben comparso nel 2020 che citando Foucault e Patrick Zylberman scrisse:

 
Patrick Zylberman aveva descritto il processo attraverso il quale la sicurezza sanitaria, finallora rimasta ai margini dei calcoli politici, stava diventando parte essenziale delle strategie politiche statuali e internazionali. In questione è nulla di meno che la creazione di una sorta di “terrore sanitario” come strumento per governare quello che veniva definito come il worst case scenario, lo scenario del caso peggiore. È secondo questa logica del peggio che già nel 2005 l’organizzazione mondiale della salute aveva annunciato da “due a 150 milioni di morti per l’influenza aviaria in arrivo”, suggerendo una strategia politica che gli stati allora non erano ancora preparati ad accogliere. Zylberman mostra che il dispositivo che si suggeriva si articolava in tre punti: 1) costruzione, sulla base di un rischio possibile, di uno scenario fittizio, in cui i dati vengono presentati in modo da favorire comportamenti che permettono di governare una situazione estrema; 2) adozione della logica del peggio come regime di razionalità politica; 3) l’organizzazione integrale del corpo dei cittadini in modo da rafforzare al massimo l’adesione alle istituzioni di governo, producendo una sorta di civismo superlativo in cui gli obblighi imposti vengono presentati come prove di altruismo e il cittadino non ha più un diritto alla salute (health safety), ma diventa giuridicamente obbligato alla salute (biosecurity).

Tutto ciò si è puntualmente verificato e lo abbiamo già vissuto sulla nostra pelle, ma è sciocco illudersi che questo incubo sia finito. 
Per chi volesse approfondire il concetto di Biosicurezza, consultate questo link di Agamben. 




Senza dimenticare, per rimanere in tema, la brutale deriva che sta avvenendo sotto il governo Macron in Francia, governo che vara la censura su che fa propaganda contro i vaccini Covid e affini. Con tre anni di carcere e 45.000 euro di multa per chi critica trattamenti terapeutici "ritenuti sicuri" dallo stato. Cosa hanno in mente di confezionare? E' evidente che se dovesse passare un simile provvedimento da regime di Pol Pot, andrebbe a farsi benedire la libertà di cura, di espressione, di ricerca scientifica, e il microbiologo più bravo ma non ortodosso al mondo, Didier Raoult, (obiettivo principale dell'omiciattolo Macron) diventerebbe il moderno Galileo contro la nuova Inquisizione biopolitica. La scienza al servizio del potere produce solo mostri e orrori.

San Mansueto


11 February 2024

De Immundo






Vorrei parlare di  un altro tipo di dittatura, subdola,  insinuante che va estendendosi nel nostro quotidiano, quella del Brutto, del malgusto e disgusto, alla quale ci vogliono assuefare con ogni mezzo. E' già insopportabile vedere che il pessimo gusto si è diffuso nella società, ma la cosa peggiore è imporlo in modo martellante attraverso media, rotocalchi, campagne pubblicitarie e programmi tv, film, piattaforme tv. Roberto Pecchioli ci ha scritto in proposito, un lungo articolo carico di spunti e suggestioni, ma penso che ciascuno di noi abbia, nel suo quotidiano qualcosa da osservare, nel merito. Capita di vedere in giro donne in età avanzata con capelli tinti di rosa, di viola e di azzurro  che indossano gonnelloni sgargianti come le piume di un fagiano o attillatissimi leggings, e che ad un cenno di appunto critico si sollevano stizzite : "Embé?  che c'è di male? Oggi io mi sento così". Ecco  dunque  un nuovo dogma, farsi avanti: ciascuno è come si sente. 
La fine (per fortuna) della sagra sanremese del Malgusto ci ha mostrato culone in sovrappeso felici di mostrare le grosse chiappe rivolte ai telespettatori quale terapia d'urto anti "body shaming" (ovvero la vergogna del proprio corpo). 
 

Ragazzi che sembrano mettersi in testa gli scovolini del water per farci capire che lo si fa per allegria. Un conduttore che cambia giacca ogni due per tre con lustrini, paillettes da luminarie di Santa Rosalia e la faccia da Bafometto dei tarocchi.  Il sorriso è talmente stereotipato da sembrare quasi un ghigno. Carampane gonfiate e siliconate simili a mascheroni da fontane, cantanti uomini con la gonna perché si sono svegliati al mattino con il pallino di dover esibire la loro parte femminile. Ma tralasciamo pure il palcoscenico...

In fondo, basta aspettare all'uscita di una scuola superiore per vedere alunni con orride magliette coi teschi e scritte in inglese, pantaloni col cavallo così basso che impedisce la deambulazione di chi li indossa; ragazze e ragazzi tatuati, borchiati e orecchinati col piercing al naso o sul labbro, o all'ombelico, messo  in bella mostra. "Rozzi cibernetici signori degli Anelli, orgoglio dei manicomi" cantava, non senza ragione, Battiato in "Shock in my town".
A tutto ciò, fa riscontro la bruttezza e la bruttura del linguaggio, l'uso costante del turpiloquio e della parolaccia usata ormai come intercalare o interiezione. Le facce scure, torve e l'atteggiamento aggressivo sempre pronto alla rissa. Avete notato che alzare i decibel della voce per farsi sentire anche da vicini occasionali è diventata la norma? Così come è diventata norma,  far ascoltare imbarazzanti conversazioni che dovrebbero rimanere riservate, al  telefono cellulare, divenuto sempre più una sorta di  irrinunciabile microchip nonché amplificatore delle nevrosi. E' come se tutti quanti si sentissero immersi in uno di quei volgarissimi talk show dove tutti si danno sulla voce, si scannano come galli da combattimento beccandosi l'un l'altro creste e bargigli -  galli che starnazzano in un pollaio di reclusi incattiviti. Ma soprattutto,  in simili circostanze, non può  venire mai alla luce nessuna verità, poiché è quello lo scopo precipuo di buttarla in caciara. 
La bruttezza e la bruttura del paesaggio urbano si estende a edifici, muri, treni e altro: 

L’ambiente circostante si adatta perfettamente all’umanità disfatta che vi deambula: edifici brutti, parallelepipedi, cubi di vario colore o di nessun colore, muri e treni imbrattati da ogni genere di ghirigoro, arte di strada, street art, dicono , poiché parole e concetti devono essere biascicati in globish. Naturale che idee e visioni del mondo siano quelle che sono. (da Fenomenologia woke di Pecchioli)

Esiste, ovviamente, la  bruttezza e le brutture della politica, ma quelle ormai, sono date per scontate e nessuno reagisce più a nulla.  Ma la cosa più triste è che viene sempre avanti il cretino socialmente imposto come se lo aveste scelto voi. Qualche volta capita pure che siano gli Italiani stessi in preda alla disperazione, a votarlo.  E' capitato al  giullare Grillo e tutti seguirono il suo Movimento, dato che di un comico si fidarono di più che  di un politico. I risultati emersi sono stati chiari: il Comico, in fatto di disastri, è riuscito nella non facile impresa di superare perfino il Politico.  Per rimanere in tema, è stato un comico ucraino a trascinare il suo popolo in una guerra devastante, i cui danni li stiamo ancora pagando tutti noi. Così, tanto per ridere, anche se allo stato attuale, c'è ben poco da ridere.
La colonna sonora a tutto questo sconquasso, è una brutta musica assordante (il rap e il trap), priva di ogni melodia e armonia con testi simili ai graffitari dei cessi pubblici.  Del resto, siamo quotidianamente sommersi da immondizie musicali, anche al tavolo  di una Caffetteria, mentre sorseggiamo una bevanda, perché il rumore deve imperversare dappertutto, senza tregua, come uno spazio acustico che va riempito ad ogni costo. Pessima letteratura nelle librerie dove soubrette sul viale del tramonto raccontano le loro scorribande erotiche del buon tempo che fu.  O magistrati a fine carriera scrivono di corruzione.  Brutto cinema,  sempre meno "fabbrica del Sogno" e sempre  più vetrina e megafono del sistema e della famigerata Agenda mondialista 2030 (fatte salve poche eccezioni).
 In Usa è da molto tempo che imperversa la cosiddetta cultura del "risveglio" (woke). Il governo Biden si è avvalso della collaborazione di un ingegnere gender fluid in tutù da ballerina classica e tacchi a spillo.  Si tratta, per l'appunto, di un  trans, vice-segretario aggiunto per lo smaltimento alle scorie nucleari, legato al suo governo. E pazienza se poi da loro buttano giù qualche statua del generale Lee, eroe sudista della Guerra di Secessione, perché da noi va ben peggio.  
I danni che procurano da noi gli attivisti di Ultima (de)Generazione sono di maggiore entità, dato che in Italia tutto è patrimonio storico-archeologico e   tutto è artistico. La dittatura dell'Immondo che si fa sempre più monnezza diffusa, prevede di muovere guerra senza frontiere al Bello e al Vero,  in un'ottica simile alle pozioni e agli intrugli delle  tre Streghe del Macbeth scespiriano. Bello è Brutto, Brutto è Bello, sghignazzano con sarcasmo le tre streghe per poi sparire nella nebbia. Deve essere questo il Nuovo Ordine Estetico. Tutto ciò, calato nella realtà, fa certamente a pugni con la ragione e  ci rende sempre più sgomenti, poiché il  rovesciamento dei modelli di vita, dei criteri e dei valori è diventato parte integrante della subcultura che respiriamo. Perfino il culto dei cibi e  dei buoni piatti dei quali siamo sempre stati  apprezzati ambasciatori nel mondo con pietanze che sembrano dei ricami gradevoli alla vista, oltre che buoni al palato, viene messo a dura prova col nuovo orrorifico cibo Frankenstein a base di cavallette e grilli fritti, scorpioni arrostiti, farine di vermi. Perché credete che lo facciano? Per umiliarci e trattarci da animali quali non siamo,  per privarci della nostra anima e tradizione, oltre a costituire un monito palese sugli scaffali per un'imminente carestia, quale "nuovo" cibo di eventuale rimpiazzo, in caso di "emergenza" da essi stessi procurata. 


Lontano è il tempo in cui san Bonaventura predicava la delectatio. Docere et delectare: a lungo l'arte ha avuto come fine di arricchire lo spirito e di deliziare i sensi. L'arte contemporanea sembra aver cambiato completamente registro. L'età del disgusto è subentrata all'età del gusto: esibizione e desacralizzazione del corpo, svilimento delle sue funzioni e delle sue forme visibili, mutilazioni e automutilazioni, fascinazione per il sangue, gli umori corporali e gli escrementi, coprofilia, coprofagia...  (da De Immundo di Jean Clair). 


Credevate forse che gli orrori si limitassero ad essere relegati nei musei d'Arte Moderna  sotto il nome di "installazioni" o ready made, con  barattoli contenenti materiale organico ad opera di avanguardie bislacche,  felici di praticare la destrutturazione della figura umana e del paesaggio? Macché, fuori dai musei, c'è la democrazia e  ciascuno, nel suo piccolo,  si sente portatore di "monnezze" in proprio. E se ne vanta pure, portando a spasso il "capolavoro" di se stesso, in cerca di uno sguardo compiaciuto e di approvazioni che disgraziatamente, non tardano mai a farsi sentire. 

Nostra Signora di Lourdes


02 February 2024

La rivolta dei Contadini




Quando su questo blog parlammo tra i primi della rivolta degli agricoltori tedeschi, francesi e olandesi, nel post "Il pane e la neve" (3 gennaio) i nostri media ignoravano ancora il fenomeno. Pareva una sorta di omertà italiota ed eurobabbea a reti unificate: tacere, minimizzare, eludere parlando d'altro. I blocchi e i presidi c'erano anche allora, ma le nostre emittenti televisive avevano deciso di ignorare il fenomeno. Adesso i TG, i Talk show, gli approfondimenti vari non possono fare a meno di correre forsennatamente, con la lingua fuori, dietro ai contadini per recuperare il tempo perduto. Questo accodarsi al corteo dei trattori, alla ricerca di interviste e scoop, personalmente, mi genera un certo fastidio. Perciò, posso capire la rabbia di questi poveretti, costretti a fare giornate di blocchi coi trattori, portarsi da mangiare pagnotte, salami e vino, lì ai caselli delle autostrade per avere più visibilità. Ai trattori con bandiere di nazioni si è aggiunta finalmente anche l'Italia col suo tricolore. Lollobrigida credeva che bastasse darsi l'etichetta di Ministro per la Sovranità Alimentare, per ammansirli. Ci ha pensato la Ue che ha bloccato la sua legge contro la carne sintetica. a far sapere CHI COMANDA davvero. Ora si sono mobilitati anche gli agricoltori italiani e alcuni sono già arrivati a Bruxelles sotto il Palazzaccio della Ue insieme ai loro confratelli di altre nazionalità. Qualcuno,  in linea con Coldiretti, altri più irriducibili e determinati,  per far capire che non è con la solita elemosina degli incentivi, dei rinvii e delle deroghe che si ottiene la salvaguardia di un bene prezioso come l'agricoltura, senza la quale non si mangia e non si vive.

Veniamo alla Francia, il paese più agricolo d'Europa, ma anche il più avanzato in fatto di lotte. L'Esagono infatti è quasi tutto pianeggiante e collinare, fatti salvi il Massiccio centrale, le Ardenne e il versante francese delle Alpi. La Francia vinicola del Bordolese, la Francia opulenta della Borgogna, la Francia dell'Occitania, della Provenza, la Francia di Normandia, della Val de Loire, della regione Champagne-Ardenne, è tutta una coltivazione, una coltura e un allevamento di bovini che pascolano placidi per la campagna. "Eh la vache!" è un'esclamazione che rientra spesso nelle conversazioni di qualche bontempone francese. Perfino l'avverbio di modo impiegato nel francese gergale per indicare una quantità notevole è "vachement". "C'est vachement beau!c'est vachement joli!c'est vachement sale!". Noi diremmo  forse "tremendamente", ma non ci sogneremmo mai di dire "vaccamente". Alla mia domanda divertita sul perché usassero un avverbio così bizzarro, mi venne risposto con semplicioneria: "Parce qu'on a beaucoup de vaches". 
Potete quindi immaginare cosa significhi per loro, vedersi buttare per aria l'agricoltura e l'allevamento di mucche che adorano quasi quanto gli Indiani e che sono parte integrante del paesaggio francese. 

Le "Jacqueries" sono state le prime rivolte contadine dell'Età feudale del tardo Medio Evo, parola proveniente da Jacques Bonhomme, il soprannome sarcastico che i nobili davano ai contadini. Jacquerie, è una parola presa a prestito  da loro, usata anche nella nostra lingua che ha assunto ormai un significato esteso per indicare tutte le ribellioni, anche quelle non necessariamente agricole. Non sono rari gli intellettuali e filosofi francesi in queste ore che si schierano dalla parte degli agricoltori-allevatori. Alcuni dichiarano con orgoglio di essere figli di contadini. Potremmo noi pensare di avere figure umili e nel contempo fiere, in grado di superare i reciproci steccati ideologici per difendere il loro patrimonio agricolo? Sinceramente, ne dubito. 

Ho pescato a caso due filosofi: il cattolico Robert Redeker e l'ateo anarco-libertario Michel Onfray, e in entrambi i casi - pur nelle loro  reciproche differenze - ho colto l'orgoglio e la fierezza di essere e di sentirsi figli di agricoltori e di operai agricoli, rivendicando in modo irrinunciabile, il loro legame con la Madre-Terra. Traduco e riporto un pezzo da Le Figaro su quanto scritto da Robert Redeker, già noto al pubblico italiano per aver difeso strenuamente la lectio magistralis di papa Ratzinger a Ratisbona, il quale parla di una vera e propria "sollevazione del popolo della terra":


La crisi agricola non è soltanto la crisi dell'economia agricola, è soprattutto, analogamente alla crisi della scuola, una crisi di civiltà. La scuola e l'agricoltura stazionano ai fondamenti della società. Ne assicurano la sua continuazione: trasmissione della cultura, per la scuola, trasmissione della vita biologica, per l’agricoltura. Ma, trasmettendo la vita, l’agricoltura, come la scuola trasmette nello stesso tempo dei valori, un' idea della Francia, un' anima collettiva. Il punto comune della scuola come dell'agricoltura è l'immersione nel passato. Scuola e agricoltura ci riconducono, come attraverso radici che scavano l'humus dei secoli, il passato e i suoi valori nel presente. Esse nutrono il presente del succo che estraggono nel passato. Senza dubbio è necessario vedere in questa fedeltà al passato la ragione per spingere a una modernità che si vuole sradicata e autorizzata a ridurre l'una e l'altra, la scuola e l'agricoltura, allo stato di fantasma. (...)

https://www.lefigaro.fr/vox/societe/robert-redeker-la-revolte-des-agriculteurs-est-le-veritable-soulevement-du-peuple-de-la-terre-20240128


Interessante anche la denuncia accorata di Michel Onfray, che ricorda come la Francia in fatto di agricoltura, abbia dato a questa Europa, assai più di quanto non riceva di ritorno. "La rivolta degli agricoltori è espressione di una Francia che rifiuta il vassallaggio all'Unione Europea". E nel suo video-intervista, che consiglio vivamente di ascoltare, parla di una vera e propria volontà di distruzione del Contado (la destruction de la Paysannerie) da parte delle lobby ecologiste, volontà nascosta dietro il concetto mistificatore di "sostenibilità",  di salvaguardia dell'ambiente, nonché  di riduzione delle emissioni di CO2. Con la fine dell'agricoltura si ha, secondo Onfray, la fine della civiltà medesima. 



Ho messo in giustapposizione due filosofi di tendenze diverse, con un'unica costante: l'amore per la propria terra, civiltà e Patria, e l'aver compreso che "agricoltura" (ovvero coltura dei campi) è essa stessa,  a partire dalla parola, identità, cultura e civiltà.

Mentre ci compiacciamo che i contadini coi loro trattori, stiano finalmente cingendo d'assedio il Palazzaccio di Bruxelles, i pennivendoli e intellò di casa nostra, sono già pronti a mettere il colore politico alle proteste: "fascisti", "no vax", "estremisti", schiavi come sono - per usare le parole di Michel Onfray - di una obsoleta visone marxista che vuole vedere nel contadino un padroncino ottuso, miope, attaccato alla terra e sostanzialmente, un  piccolo borghese ("petit bourgeois") attaccato allo status quo. 

Occorre fare attenzione, però, che questa mobilitazione  non faccia la fine dei Gilet Gialli, i quali hanno lottato strenuamente, ma poi non sono riusciti a uscire da quel movimentismo, privi  com'erano di un'organizzazione politica alle spalle e di una leadership forte e determinata.  E perciò, movimento  destinato a scemare e a defluire. Il Sistema non aspetta altro che poter infiltrare al proprio interno agenti provocatori (i casseurs, i black  bloc) o, di converso,  pompieri sindacali destinati a portare le lotte sul binario morto di quel sindacalismo agricolo, tanto caro alle istituzioni. Quello che non porta a casa (o meglio, in cascina) un bel niente.

*video di  Michel Onfray https://www.youtube.com/watch?v=hZKjgIPmfys

Giorno della Candelora