Credevamo di essere fuori dal periodo
cekista della dittatura sanitaria, invece a Codogno abbiamo scoperto che qualcuno non dimentica e rispolvera la sua vocazione alla censura. E magari - chissà -
ha conservato pure un bel dossieraggio su chi si è vaccinato e chi no. E' toccato a
Enrico Ruggeri, autore di belle canzoni ("Il Mare d'Inverno", "Quello che le donne non dicono", "Il portiere di notte" - tanto per citarne alcune) dover subire le reprimende di una consigliera comunale del Pd la quale ha usato subdole acrobazie dialettiche per affermare che in quel di Codogno, uno come l'"Enrico no Vax", non ci può stare. Ma soprattutto non può cantare. Ci mancava solo dicesse che la causa dei decessi lì nel lodigiano, fosse stato lui.
Sinistra è un termine edulcorato e generico per definire i (post)comunisti, oggi rimpolpati di frange estreme e dagli stessi 5 stelle. Ma nel vecchio partito sovietico la Ceka era la spietata polizia segreta e gli agenti cekisti infiltrati nei villaggi russi spaventavano i contadini. La Ceka divenuta in seguito Ghepeù (GPU) , poi NKVD e in seguito KGB fu istituita nel 1917 e il suo scopo era quello di reprimere i "nemici della rivoluzione" impedendone i loro "sabotaggi". Ovviamente sono costretta a sintetizzare, ma sulla vocazione censoria e spionistica di questi apparati ci sarebbe molto da scrivere. Limitiamoci ai suoi nipotini e pronipotini di casa nostra. Magari non sanno nemmeno cos'è la Ceka, ma loro agiscono così, per riflesso condizionato pavloviano.
E' accaduto che il comune di Codogno ha deciso di invitare come ospite di prestigio per "La Notte Bianca" del 4 luglio, il cantautore Enrico Ruggeri. Una decisione che però non è piaciuta a Maria Cristina Baggi, capogruppo consiliare del PD. “Non si tratta di opinioni superate ma di posizioni dalle quali l’artista non ha mai preso realmente le distanze” ha sottolineato la Baggi. Ma pensate un po': avrebbe preteso magari un'autocritica, com'era in uso fare nei vecchi Comitati centrali comunisti.
Con subdola sottigliezza afferma poi che il Comune di Codogno (il cui sindaco è
Francesco Passerini di centro-destra, (che non è un cuor di leone) ha di recente negato il patrocinio a un convegno sugli effetti avversi dei vaccini nonché alla proiezione del documentario "Invisibili". Ciò dimostrerebbe che l'amministrazione avrebbe utilizzato "due pesi e due misure", quando si tratta di personaggi noti, come il citato cantautore milanese. Ovviamente il sindaco ha avuto buon gioco nel ricordare che uno spettacolo canoro non è un dibattito né una conferenza a tema. Lo stesso Ruggeri si è affrettato a specificare che non è sua intenzione parlare delle sue scelte sanitarie né delle sue posizioni critiche sul green pass, ma di cantare. “Stiano tranquilli, non sono uno di quelli che passa metà concerto a fare comizi, quando sono sul palco suono e al massimo presento qualche brano (in 30”). (Comunque l’aria che tira è preoccupante)”.
Eh sì, caro Enrico, l'aria che tira è proprio preoccupante!. Come ho scritto in altro pezzo, non è nemmeno necessario che si profili all'orizzonte qualche starnuto (anche il raffreddore è un coronavirus) o altro virus farlocco, che subito salta su un vespaio di pressioni liberticide, di Vedove del Virus che riappaiono come revenant e che purtroppo abbiamo già conosciuto. Questo ci fa capire a che punto si trovi ancora la riflessione pubblica sulla vecchia "pandemia", mai lasciata definitivamente alle spalle, poiché dove non c'è verità, non può esserci giustizia e viceversa.
Vengo ad un altro punto. Lo stesso Ruggeri è stato sollecitato a prendere posizioni politiche sulla Palestina dai Fattaroli de Il Fatto, e lui ha coraggiosamente replicato che quando lo fece con ben tre canzoni negli anni '90, non era di moda da parte di altri artisti. C'erano solo lui e gli Area (un leggendario gruppo di Rock progressivo). Come non era di moda ribellarsi ai vaccini e al green pass, posizioni per le quali pagò un prezzo molto alto in termini di ostracismo nel mondo dello spettacolo - un mondo tra i più conformisti. Fare oggi quello che già fan tutti, ovvero cantare più che mai dentro il coro, non aggiunge niente alla pur nobile causa di Gaza. Apriti cielo! Nugoli di insulti al vetriolo sono immediatamente comparsi sui forum di quel giornale.
Tutti avranno notato che analoga sorte è toccata a Francesco De Gregori solo per aver criticato le esternazioni di artisti che prendono troppo facilmente e superficialmente posizioni politiche e che tirano per la giacchetta chi vorrebbe, come lui, limitarsi a comunicare attraverso le proprie composizioni musicali. Eppure il suo "Generale" è una canzone anti-militarista. "Viva l'Italia" è una canzone anti-retorica priva di eroismo e di luoghi comuni nazionalistici, ma densa di umanesimo. Non si capisce bene cosa pretenda di più la sinistra che ora gli dà dell'ignavo opportunista. Quella sinistra già autrice dell'inquietante figura gramsciana dell'"intellettuale organico", ovvero, l'intellettuale direttamente collegato al "Partito di classe". Cosa vorrebbero adesso i nuovi cekisti del (post)comunismo? L'artista intruppato e irreggimentato? Pardon, "embedded", come si dice dei reporter incorporati in qualche esercito d'invasione?
Di fronte a tanti tribuni della plebe e delle piazze che steccano a squarciagola, mi viene in mente l'arguto motto milanese Ofelé fa el to mesté (Pasticcere fai il tuo mestiere). Purtroppo oggi il mondo è pieno di personaggi velleitari che si credono esperti di lavori, di materie e di cause che poi non sono in grado di affrontare.
Per il poeta Eugenio Montale "l'impegno" non era una militanza politica o appartenenza a questo o quel gruppo, ma un suo personale coinvolgimento nel poetare stesso. Ecco cosa scrisse nel merito:
L’argomento della mia poesia (e credo di ogni possibile poesia) è la condizione umana in sé
considerata, non questo o quell’avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio.
Grande lezione estetica!
San Carlo Lwanga
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