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14 October 2024

Paradossi storici sul MO




Il conflitto israelo-palestinese (ma sarebbe più corretto dire oramai arabo-israeliano) rischia di diventare un'atroce guerra dei 100 anni. E quando le guerre diventano di durata secolare è difficile pensare che torti e ragioni stiano da una parte sola. Vale la pena di ritornare alla famosa dichiarazione di Balfour che spesso viene indicata dagli storici come l'atto fondativo dello stato di Israele. Ecco cosa scriveva il 2 novembre 1917 (e cioè durante la prima guerra mondiale) Lord Balfour a Lord Rothschild. Sopra in alto, l'originale della lettera: 

Egregio Lord Rothschild,

È mio piacere fornirle, in nome del governo di Sua Maestà, la seguente dichiarazione di simpatia per le aspirazioni dell'ebraismo sionista che è stata presentata, e approvata, dal governo.

"Il governo di Sua Maestà vede con favore la costituzione in Palestina di un focolare nazionale per il popolo ebraico, e si adopererà per facilitare il raggiungimento di questo scopo, essendo chiaro che nulla deve essere fatto che pregiudichi i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche della Palestina, né i diritti e lo status politico degli ebrei nelle altre nazioni".

Le sarò grato se vorrà portare questa dichiarazione a conoscenza della federazione sionista.

Con sinceri saluti
Arthur James Balfour»



Ordunque, nel corso del tempo, dal "focolare nazionale" siamo passati al focolaio permanente, ai roghi, ai bombardamenti e alle macerie.

Se Israele intende aprire una guerra contro l'ONU, vale la pena di ricordare che la sua "esistenza" la deve proprio alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU del 14 maggio del '48. Non che abbia mai amato l'ONU e tutte le sue appendici (Oms, Unesco, Unicef, Fao ecc.) ma dare delle persone "poco gradite" che devono sloggiare dalle ambasciate a coloro ai quali si deve la propria "esistenza", mi pare un altro di quei paradossi sui quali riflettere.

Cartina della spartizione dei territori tra arabi e israeliani nel '48

La risoluzione 1701 della missione UNIFIL dei caschi blu sulla linea di demarcazione detta "linea blu" venne concordata dalle parti  in conflitto nel 2006, durante il conflitto israelo-libanese. Alla missione partecipa un migliaio di nostri soldati. C'era allora al governo Ehud Olmert del partito di Kadima che dovette succedere ad Ariel Sharon, il quale venne irrimediabilmente colpito da ictus. E fu instaurata col consenso pieno dei due attori in gioco nel conflitto: Libano e Israele. In Italia c'era al governo la sinistra (Governo  Prodi).  Era ministro degli Esteri Tzipi Livni, colei che ha denunciato Netanyahu accusandolo di frode. 

Ora come è noto, l'Unifil non va più bene agli stessi che l'avevano caldeggiata e  dovrebbe sloggiare, perché  i nostri soldati rischierebbero di diventare "scudi umani" di Hezbollah. Il curioso è che per ora sono stati colpiti e feriti dal IDF, ovvero l'esercito israeliano. Sarà anche, come dicono dell'Unifil, una "missione fallita"; sarà pure vero che le missioni di peace-keeping oltre ad essere onerose, non riescono mai a venirne a capo di nulla, ma chi deve smantellare la missione non deve  e non può essere Israele. La tempistica, in ogni caso, non può essere lei a deciderla in un territorio non suo. Credo che non sia piaciuta a nessuno l'esternazione carica di arroganza di Netanyahu, trasmessa in questi giorni in tv. E mi domando a parti invertite (sto parlando dei feriti, alcuni dei quali gravi) cosa sarebbe accaduto. 

Ma ecco intravvedere un altro cruciale paradosso. L'Italia ha versato la bellezza di oltre 2 milioni di euro per inviare armi a Israele. Ci mancherebbe solo che i nostri soldati venissero feriti e magari uccisi con le armi che noi stessi gli forniamo, sottraendole ai nostri bilanci! Ma l'argomento embargo è argomento tabù, e non solo in Italia. In Ue, manco a dirlo, non trovano un accordo.  In Usa c'è la campagna elettorale e gli Americani, fuori dal loro cortile di casa, si girano dall'altra parte. Pur continuando, nonostante qualche sporadico mal di pancia, a foraggiare Israele di armi. Non si può bofonchiare  generici appelli alla tregua, rispetto dei diritti umani e continuare ad armare le mani di chi non esita a colpire in modo indiscriminato creando atroci sofferenze sulla popolazione civile. E' di questi giorni un ulteriore accanito attacco sull''ospedale Al Aqsa di Gaza. Cenere su cenere in quello che è diventato un cimitero a cielo aperto. Sì, perché ora i fronti sono tre: Gaza, la Cisgiordania (già soffocata e ridotta all'irrilevanza dai pervasivi insediamenti dei coloni molti dei quali armati), il Libano. Poi ci sarebbe anche quello di cui non si parla ma che è già da tempo nei piani di Israele: l'Iran. Ma questa è un altro fronte e un'altra storia.

San Callisto papa

14 September 2021

La Propiska

 




Confesso che questo termine l'ho scoperto per la prima volta anch'io di recente. La Propiska è un nome russo dato ai passaporti interni, ai salvacondotti, quelli in uso per spostarsi anche in località limitrofe. L'ho letto in uno degli ultimi articoli del filosofo Giorgio Agamben:


https://www.sollevazione.it/2021/08/la-vera-posta-in-palio-di-giorgio-agamben.html


da dove estraggo questa frase : 

"Nel nostro documento avevamo evocato l’analogia con la “propiska”, cioè col passaporto che i cittadini dell’Unione sovietica dovevano esibire per spostarsi da una località all’altra. È questa l’occasione di precisare, visto che purtroppo sembra necessario, che cos’ è un’analogia giuridico-politica". 
Incuriosita, incomincio a fare ricerche, notando con disappunto che mentre si trovano grandi spiegazioni in francese e in inglese, da noi "la Propiska" viene liquidata con quattro parole. Un po' di storia, pertanto, ci aiuterà a rinfrescarci le idee. Anche perché  è   facile prendere idee vecchie, stantie e dispotiche, autoritarie e tiranniche  e metterci in bel nome in inglese come green pass. 
Vediamo wikipédia in versione francese: 

Les titulaires de la propiska (propissany) obligeaient tout citoyen à justifier son déplacement (voyage d'affaires, vacances, déménagement) et indiquer son lieu de résidence permanent ou temporaire à la police dans les trois jours3.

À Moscou, la loi municipale n'autorisait l'enregistrement des « étrangers » dans la capitale que dans une série de cas limités. Le lieu de résidence ne dépendait pas des préférences individuelles mais de raisons définies arbitrairement par les pouvoirs publics : achat d'un appartement, emploi de prestige, logement par la famille. Le propissany pouvait dès lors faire enregistrer ses « proches » : son conjoint, ses enfants mineurs et ses parents inaptes au travail. La seule condition était que le logement réponde aux normes de surface par habitant. De plus, la mairie percevait une « taxe ».

La propiska permettait au citoyen qui en était détenteur de pouvoir par exemple se marier dans la ville où il résidait, d'y passer son permis de conduire ou d'y obtenir un passeport pour voyager. La non présentation de ce document pouvait permettre aux autorités d'un aéroport de refuser l'embarquement de la personne ou à un hôtel de refuser de lui louer une chambre. Outre les actes civiques les plus ordinaires, le propissany avait accès à l'enseignement public et aux services médicaux gratuits ou subventionnés.

Più lunga e dettagliata la versione in inglese.


Nell'Impero russo, una persona che arrivava per una nuova residenza era obbligata (a seconda della proprietà) ad iscriversi nei registri delle autorità di polizia locali. Quest'ultimo potrebbe negare alle persone indesiderabili il diritto di stabilirsi (in questo caso, non sono stati apposti timbri sui passaporti). Nella maggior parte dei casi, ciò significherebbe che la persona doveva tornare al domicilio permanente. Il verbo "propisat" era usato come verbo transitivo con "vid" come oggetto diretto. Dopo la reintroduzione del sistema del passaporto in Unione Sovietica negli anni '30, il nome propiska fu anche associato al risultato della registrazione della residenza. Nel linguaggio comune, il timbro sul passaporto in cui era scritto l'indirizzo di residenza era chiamato anche "propiska". Propiska permanente (russo: "постоя́нная пропи́ска" ) ha confermato i diritti di alloggio del suo proprietario. La propiska temporanea (in russo: "вре́менная пропи́ска" ) potrebbe essere fornita insieme a quella permanente quando un residente doveva vivere fuori dalla residenza permanente per un lungo periodo di tempo. Come esempio, nei loro dormitori, appartamenti o ostelli.


Quando fu reintrodotto negli anni '30, il sistema dei passaporti in URSS era simile a quello dell'Impero russo, dove i passaporti erano richiesti principalmente nelle città più grandi e nei territori adiacenti ai confini esterni del paese. Ufficiali e soldati avevano sempre documenti di identità speciali, mentre i contadini potevano ottenere passaporti interni solo con un'applicazione speciale.

In URSS, il termine "permesso di soggiorno" (russo: Вид на жи́тельство , romanizzato: vid na zhitelstvo ) era usato come sinonimo di propiska temporanea , in particolare per quanto riguarda i cittadini stranieri. Entro la fine degli anni '80, quando gli emigrati dall'URSS potevano tornare, anche coloro che avevano perso la cittadinanza sovietica potevano richiedere un documento di identità con questo titolo.

La "propiska" del cittadino dell'URSS ha raggiunto la sua portata onnicomprensiva solo negli anni '70. Negli anni '70, il diritto (e l'obbligo) di ogni adulto (dai 16 anni) ad avere un passaporto ha promosso la propiska come leva primaria della regolamentazione della migrazione. D'altra parte, la propiska ha sottolineato il meccanismo dell'obbligo costituzionale dello stato di fornire a tutti un'abitazione: nessuno può rifiutare o essere privato della propiska in un luogo senza sostituzione con un altro luogo permanente di propiska .

A tutti i datori di lavoro era severamente vietato dare lavoro a qualcuno senza una "propiska" locale. Per procurarsi una forza lavoro in più, le imprese più grandi dovevano prima costruire alloggi per i loro lavoratori. Oltre ai dormitori, alcuni di loro hanno anche costruito condomini convenzionali per il reinsediamento individuale.
La registrazione in questi appartamenti era chiamata permesso di soggiorno "per motivi di lavoro" (in russo: "ве́домственная" o "служе́бная" пропи́ска , romanizzato: "vedomstvennaya" o "sluzhebnaya" propiska ).

Salto alcuni paragrafi che potete voi stessi leggere e arrivo al paragrafo

Norme sanitarie:

coniugi potevano sempre fornirsi reciprocamente una propiska permanente, ma per questo era richiesto un consenso esplicito. Ai bambini veniva concessa una propiska permanente in uno dei luoghi  permanenti dei genitori, e questa non poteva essere interrotta durante la vita del bambino nemmeno da adulto (con l'eccezione di una seconda sentenza penale).

Per taluni casi, come anche per eventuali persone non imparentate, veniva utilizzata la cosiddetta "norma sanitaria": non sarebbe stata emessa una propiska se la superficie dell'appartamento fosse scesa al di sotto dei 12 m 2 (130 piedi quadrati) per persona. Inoltre, il numero di stanze nell'appartamento era importante: due persone di sesso diverso, una o entrambe di età pari o superiore a 9 anni, non potevano condividere la stessa stanza. Se la nuova "propiska" del nuovo abitante violasse questa regola, la propiska non sarebbe concessa (i coniugi sono un'eccezione). Questo era ufficialmente inteso per prevenire il malsano sovraffollamento degli appartamenti e gli abusi sessuali, ma poiché la maggior parte dei sovietici aveva solo poco più di 9 m 2 (97 piedi quadrati) a persona, era anche un metodo efficace di controllo della migrazione.

Le norme di cui sopra erano molto simili alle norme per entrare nella "lista immobiliare" governativa (non dipendente da un particolare datore di lavoro), che era un'altra forma di mutuo sovietico (di nuovo con denaro reale sostituito da anni di lavoro sul posto di lavoro - la coda era gratuito in termini di denaro). La differenza principale era che per ottenere l'ammissione all'elenco degli alloggi lo spazio abitativo  doveva scendere al di sotto dei 9 m 2 (97 piedi quadrati) richiesti per persona in un appartamento esistente. L'assegnazione degli alloggi era molto lenta (molto più lenta di quello dei datori di lavoro) e a volte ci voleva l'intera vita di una persona per ottenere un appartamento.

Come risultato di quanto sopra, praticamente l'unico modo per una persona di migliorare legalmente le proprie condizioni di vita era il matrimonio o il parto. Questo è stato anche un serio motore di migrazione dei giovani verso le " monocity ", le nuove città costruite ex novo, spesso in Siberia o nell'Artico, alcune intorno a un'unica struttura (fabbrica, regione petrolifera, o simili).



La Milizia politica in Urss controlla la Propiska

Se siete arrivati fino a qui, capirete come in quattro e quattr'otto ci abbiano riportato indietro nei secoli con il placet di tutte le forze politiche (maggioranza e oppofinzione).  A proposito di quest'ultima, stasera ho udito allibita la strenua difesa d'ufficio  del lasciapassare verde di Fedriga, governatore della regione Friuli-Venezia Giulia. Basta cambiare logo, colore, marchio e nome ed ...oplà! eccoci serviti! Conte fece una propiska cartacea (le famigerate autocertificazioni da scaricare noi stessi al computer e da mostrare alla polizia e carabinieri piazzati un po' dappertutto) , Draghi, invece una propiska elettronica che si va facendo ogni giorno più pervasiva, minacciosa e limitante.  Ora senza la propiska verde, non si entra a scuola, non si accompagnano i figli all'asilo, non si entra al pronto soccorso in un Ospedale, non si va in visita  in casa di riposo per anziani, non si lavora, non si fa sport, non si va alle cerimonie, nulla di nulla! Scusate, ma nel i989  non era caduto il Muro di Berlino? Può darsi, ma da quando c'è il virus nel 2020 il Muro sembra essere  stato riedificato. Mattone su mattone. Propiska su Propiska. Un ultimo dettaglio. La Propiska venne instaurata dagli Zar, ma  Lenin e i suoi che si definivano i "tecnici" della Duma (guarda caso!) promisero di eliminarla non appena i fuochi della rivoluzione d'Ottobre avrebbero incendiato la Russia. A suo dire,  i bolscevichi "chiedono completa libertà di movimento e commercio per le persone e di distruggere i passaporti"…
Menzogne, ovviamente! Una volta andati al potere i loro sistemi di propiske divennero sempre più capillari, tentacolari, occhiute e odiose, al punto da far rimpiangere quelle degli  stessi Zar.  Con Stalin la  Propiska divenne addirittura uno strumento di controllo demografico. E non solo. Nel 1932,  sempre sotto Stalin, il sistema del passaporto fu reintrodotto, con la propiska come una caratteristica importante che consentiva a un cittadino di accedere ai servizi statali, inclusa l’assistenza medica, nel luogo di residenza.  Una specie di sistema di credito sociale come quello attualmente in uso in Cina, che va per monitoraggio, valutazione e punteggio di ogni singolo cittadino, uno screening che prende in esame amicizie, conoscenze e pure frequentazioni on line. di ciascun individuo. 


A  tutti quelli che "è tutta colpa del neoliberismo" e del solito del capitalismo, raccomando queste letture per chiarirsi  ulteriormente le idee. Del resto  non va dimenticato che è lo stesso Klaus Schwab del forum di Davos 2020,  ad aver più volte  affermato che senza il marxismo non si può costruire il Nuovo Ordine Mondiale. Ovvero con i cascami della fu guerra fredda.  Il nuovo muro planetario, quello del NWO  accelerato dalla "pandemia", non s'ha da costruire e i popoli devono ribellarsi ad ogni costo. Perciò, sveglia!

Esaltazione della Croce



21 September 2016

Il Terzo Mostro totalitario



Quando alla fine dell'anno 1999 eravamo in procinto di uscire dal Novecento, tutti quanti brindammo con gioia a quel 2000 nella speranza che quel XXI esimo secolo che si apriva, ci portasse  più  gioia,  sicurezza e prosperità di quello che stava per lasciarci. Errore! Mai avremmo immaginato che nel nome della "democrazia", avremmo dovuto sopportare soprusi ancora peggiori di quelli del secolo precedente, che se non altro, nonostante la II GM e i due totalitarismi,  ci ha  pure dato 60 anni di pace, sviluppo e benessere. Che siamo in piena dittatura europea, primo passo verso una dittatura mondiale, ormai lo percepiscono anche i sassi e non solo la buonanima di Ida Magli che lo scrisse nel lontano 2005 . Sospendono le elezioni (Italia e Grecia) mettendo degli uomini-Troika al comando degli stati, nominano degli abusivi di Palazzo meritevoli di aver vinto solo le primarie del loro partitucolo. Quando si degnano di indire le elezioni, ne truccano i risultati (si veda l'Austria); ne congiurano di tutti i colori per impedire la fuoriuscita dalla Ue di un paese come il Regno Unito che pure non era nemmeno nella moneta unica. Udite quest'ultima lurida ammissione di Giuliano Amato che a suo tempo si vantò di aver concorso a scrivere una costituzione europea che doveva essere indigesta e incmprensibile ai più, il Trattato di Lisbona. Beh, ora dichiara che è stato lui a scrivere l'art. 50 del Trattato di Lisbona e che ora può rappresentare le sabbie mobili con il quale impantanare la Brexit.
Un simile disgustoso personaggio in una democrazia sana,  non dovrebbe nemmeno essere degno di circolare liberamente. E invece lo hanno pure eletto membro della Consulta.
Sento parlare con sicumera che questo terzo totalitarismo è di matrice neoliberista. Sì, anche, ma non solo. Sento anche affermare che è di matrice comunista e socialista. Sì, anche, ma non solo. Io questo nuovo Mostro del XXI secolo me lo raffiguro, con due teste di animali apparentemente incompatibili, ma in realtà perfettamente coerenti tra di loro, una specie di Chimera,  il mostro mitologico con parti del corpo di animali diversi: testa di leone, una testa di capra sulla schiena e la coda di serpente, la quale aggredisce sputando fuoco.


Mercatismo e liberismo

Il 9 novembre 1989 è caduto il Muro di Berlino e con esso la fine del totalitarismo sovietico. Quando avvenne,  tutti festeggiarono e si tennero i concerti dei Pink Floyd, degli Eurythmics e di altre rock band alla Porta di Brandeburgo.
La caduta del Muro, però,  ha dato la stura alla globalizzazione e al mercatismo internazionalista, che è un'altra rivoluzione su scala mondiale. Ha permesso alla Ue di creare e allargare l'area mercantile di Schengen, col risultato che ora insieme ai capitali e alle merci ci sono anche flussi incontrollati di uomini dai vari angoli del pianeta (moldavi, romeni, rom solo dall'Est, migrazioni dal Sud del mondo, da ovest ecc.).


Dopo tale caduta sono subito nati i "transcomunisti", neoconvertiti al mercato unico di un mondo unico. Siamo passati al "from Marx to Market". Del resto fu proprio il duo Giavazzi-Alesina sul Corrierone ad asserire che "il liberismo è di sinistra". Ed è iniziata subito la sarabanda dei predoni, dei predatori, dei sicari dell'Economia e dei mercenari alla conquista del mercato globale.
La base economica di questo nuovo sistema è senz'altro liberista e turbocapitalista. Il mercato col suo allargamento in termini di estensione diventa  non solo una nuova religione, ma l'applicazione di una nuova  teoria dello spazio vitale del nostro tempo: ha bisogno di espandersi, di puntare su alcuni paesi favorendone la crescita, di farne sparire altri secondo una decrescita,  deflazione e recessione programmata, di fluttuare sempre come un arcipelago mobile mosso dalle maree. Tra i miti del mercatismo c'è anche l'idea peregrina che il Mercato possa regolarsi e regolamentarsi da sé. Mai sentita una fesseria più abnorme. Le regole le detta chi conta di più e per ognuna di queste esiste sempre anche il contrario (l'eccezione), per la semplice ragione che regole ed eccezioni o trasgressioni delle stesse, le stabiliscono gli oligopoli e gli oligarchi.
E' questa poi l'essenza della DEREGOLAMENTAZIONE (DEREGULATION): nulla deve mai poter essere certo e l'unica regola è di non avere regole. La privatizzazione di tutto l'esistente (acqua, gas, aziende telefoniche, elettricità, poste e telecomunicazioni, telefonia, spazi un tempo considerati pubblici come aree di parcheggi, suolo, risorse industriali, servizi di pubblica utilità come ospedali, scuole, tratte ferroviarie), rappresenta per il cittadino un esproprio totale, oltre a generargli angoscia e ansia per i mutamenti repentini subiti. Una rivoluzione violenta che toglie certezze e che  stravolge anche architetture, suolo e urbanistica. E' un diktat a cui  non ha nemmeno più il tempo di abituarsi: da oggi è così e voi dovete comportarvi in questo e quest'altro modo. Intanto,  i cittadini vengono letteralmente bersagliati da telefonate commerciali, da fastidiosa pubblicità nelle cassette postali poiché IL DOGMA è, e deve essere:  tutto è  in COMPRA-VENDITA e noi vi offriamo delle vere opzioni (troppe!). E' la liberalizzazione  e privatizzazione del mondo,  Bellezza. E con lei, entra anche la liberalizzazione del Crimine e delle mafie allogene. 
In pratica i risultati di ciò sono sotto gli occhi di tutti: desertificazione dell'industria e dell'agricoltura endogena, caos nei servizi di pubblica utilità, serrate su larga scala nei confronti del piccolo commercio (i dettaglianti), della piccola e media industria, dell'artigianato e della proprietà immobiliare, messa a dura prova da tasse volutamente espropriative.
A questo punto sorge spontanea una domanda: perché il neoliberismo nato in teoria per proteggere la proprietà privata, in realtà mette in discussione e penalizza proprio la figura del cittadino proprietario? Parlo del citizen owner, decantato anche dai repubblicani americani, in riferimento ad esempio alla proprietà immobiliare. 
E' molto semplice. Tutto ciò che resta in casa-famiglia-società-Paese Italia (e cioè in un ambito nazionale e pertanto circoscritto)  deve essere spostato e trasferito sul mercato globale, notoriamente senza frontiere. Deve essere, per usare un termine bancario movimentato anche quando si tratta di "beni immobili". Gli Italiani, unico popolo laborioso e risparmiatore nel mondo dispone della più alta percentuale di possesso case: l'86% è proprietario di una prima casa e il 40%di case vacanze dette seconde case. Un patrimonio immobiliare che passa da padri e madri ai figli, viene considerato rigido e intoccabile, un retaggio del passato. Lo ha fatto capire chiaramente Tobias Piller (allora presidente dell'Associazione Stampa estera in una puntata a Porta Porta) quando constatò con stizza che i tedeschi non possono comprare le nostre case ubicate nei migliori luoghi di villeggiatura, perché noi Italiani abbiamo il pessimo vizio di lasciarle a figli e nipoti. Tutto torna al pezzo: Villaggio Vacanze Italia (s)Vendesi. Impoverendo la nostra società, caricando di elevate tasse immobiliari i cittadini, usando la leva fiscal-usuraia di Equitalia e attaccando brutalmente il risparmio, ecco costringere e coartare gli Italiani a disfarsi delle loro sudate abitazioni, già pagate alle stesse banche mediante i  mutui ipotecari, e alle assicurazioni. Ecco come la casa, da Bene Rifugio, è diventata in fretta Bene Zavorra. Basta guardare i  vari cartelli  con la scritta VENDESI in giro per rendersene conto. 
Sì, ma chi compra? Sciacalli stranieri che dispongono di contante sull'unghia, immobiliari estere, holding finanziarie che se ne stanno guardinghe come sparvieri pronte a  fiutare "l'affare" e a ghermire la facile preda.
L'ultimo degli espropri praticati su larga scala  è l'attacco al risparmio ( sopratutto bail-in, ma anche luridi prodotti tossici e derivati vari immessi negli istituti di credito e chiamati con disinvoltura col generico nome di "prodotti bancari") . Molti poveri cristi della catena del credito cooperativo, credendo di poter moltiplicare i loro risparmi come promisero il Gatto e la Volpe a Pinocchio con i suoi zecchini d'oro da interrare nel'Orto dei Miracoli, hanno abboccato ritrovandosi poi con un pugno di mosche. E' l'eterna storiella del cliente che chiede all'Oste se è buono il suo vino fidandosi del suo parere. Ma nei casi delle piccole "popolari"  ci sono stati pesanti pressioni ricattatorie sui clienti, da parte degli stessi funzionari degli istituti di credito.


Comunismo globale.

Passiamo alla sovrastruttura. Questo nuovo e inatteso totalitarismo comanda, impone, obbliga, intima, decreta, spia in modo occhiuto e intrusivo, entrando nella sfera personale e privata anche in materia di etica, di morale e di costumi sessuali. E mentre promette semplificazione burocratica (secondo le regole del liberismo) si trasforma in realtà in una centrale burocratica claustrofobica da labirinto kafkiano simil-sovietico.
I veicoli principali  del suo pensiero unico sono l'ONU, la Troika, le varie commissioni Ue, le ong, le onlus dei vari oligarchi e magnati (Soros in primis), i partiti della sinistra (ma anche della destra farlocca), i  sindacati e buona parte della chiesa stessa che si è piegata al Relativismo e Nichilismo imperante.
Il suo attacco principale è contro la famiglia, quella famiglia che Marx definiva la prima cellula da cui prende avvio la proprietà privata. E mi rifiuto di aggiungere aggettivi farlocchi come "tradizionale" o "eterosessuale", perché la famiglia da che mondo è mondo, è quella composta da un uomo e una donna che mettono al mondo figli. Un tale modello è stato messa ai margini dalle dottrine dei diritti onusiani secondo i quali chiunque si sogni di mettersi insieme, fa famiglia. Nasce dunque quel disastroso acronimo di LGBT, per indicare che   in nome dell'Uguaglanza, siamo ormai al mercato delle vacche e che due donne possono sposarsi, due uomini pure, due trans anche e che i figli vengono messi al mondo mediante vari tipi di fecondazione in vitro. In ogni caso, la maternità e paternità è stata distaccata dalla sessualità,  per poi essere stata immessa sul mercato (banca del seme, ovociti e altri laboratori Frankenstein dell'eugenetica). Il tutto in nome della cosiddetta "uguaglianza" nelle pur evidenti e inconciliabili diversità. Come è stato possibile tutto ciò? Grazie alla tecnologia, al progresso e all'eugenetica.

Non sottomettersi al mito dell'ineluttabiltà del Progresso tecnologico ad ogni costo, significa quindi passare per omofobi, un termine che è diventata la nuova fatwa dell'era postmoderna.
Nell'era della caduta forzosa dei tabù, conservare una famiglia simile a quella in cui siamo nati, cresciuti ed educati, significa passare per parrucconi, reazionari, omofobi e  l'attacco frontale è tale che oramai siamo al paradosso di Chesterton sulle foglie verdi (spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate).
Altro dogma che è insieme neoliberista e comunista è la libera circolazione degli uomini insieme alle merci e al denaro senza limiti né confini, uomini  che devono avere diritto di abbandono dei loro paesi (la foglia di fico del "c'è la guerra") per occupare i nostri, venir mantenuti e assistiti a casa nostra (i 38 euro al giorno), dar loro assistenza sanitaria mettendo in coda i nativi che hanno pagato i contributi sanitari da una vita; far occupare e degradare i quartieri delle nostre città; lasciare occupare edifici di pubblica utilità. Difendere le frontiere è considerato reazionario, nazionalista (leggi: fascista) ecc. Non accettare brutali bombe demografiche buttate addosso allo scopo di sostituirci, di creare il meticciato, significa essere "razzisti e xenofobi". Accanto a questa serie di epiteti volutamente insultanti, se ne è aggiunto un altro: "islamofobo", in quanto l''islam viene considerata religione di pace che stata "male interpretata". Qui l'ambiguità arriva a dei vertici inattesi: da una parte si paventa il pericolo del "terrorismo islamico" (Isis, islam radicale e salafita), dall'altra si creano attraverso il permissivismo immigrazionista con le navi che vanno a prelevarli sulle loro coste, le condizioni concrete per importarlo in Europa. In ogni caso se da un lato c'è il MRAP (associazione per la correttezza islamica) che vi accusa di islamofobia, dall'altro, si spinge affinché si facciano guerre di religione nel Medio Oriente nel nome della guerra al "terrorismo internazionale". Nel mentre, accanto alla libera circolazione degli uomini detti ipocritamente "profughi" e "rifugiati", penetra anche la "libera circolazione delle confessioni" considerate dal laicismo imperante, da porsi tutte quante sullo stesso piano: sia dai liberal-liberisti che dai comunisti.
Errore madornale! l'islam è una  confessione teocratico-pervasiva incapace di scindere ciò che è politico da ciò che è religioso. Il dogma dell'Uguaglianza  comunista terzomondista (da  quella delle classi sociali, si è passati a quella delle razze, etnie e confessioni) vuol convincerci che una società multicolor e multikulti sia bella, giusta, sacrosanta e crei armonia nell'universo.
E indovinate un po' chi è il principale sponsor di tanto eticismo, tanta morale e moralismo? Nientemeno che le banche e i bankster. Gli stessi che finanziano i cambiamenti di sesso, le banche del seme (notare come si usi la parola banca anche in questo caso) e degli ovociti.
Banche,banche, banche! Ci rapinano il contante, i risparmi , dettano legge in materia di costumi sessuali, ordinano alluvioni migratorie come nuovi Mosé che spalancano e governano le maree, creano money transfer  e società di intermediazioni finanziarie dappertutto.

Mondialismo e internazionalismo

Che c'entrano le banche col Comunismo?- vi chiederete. Molto. 
Fu un manipolo di banchieri (i Rothschild) che finanziò 12 bolscevichi per far cadere lo Zar di tutte le Russie e imporre quel comunismo che durò quasi un secolo (vedere il saggio di Solgenitzin "Lenin a Zurigo"). Fu questa la prima di quelle rivoluzioni "tarocche" su cui si costruì poi tutta l'agiografia delle "masse che si ribellano" alla tirannide, della grande "creatività delle masse" protagoniste della Storia ( il mantra di la Storia siamo noi) quando in realtà furono i loro dirigenti a essere stati debitamente oliati e lubrificati. Ovvio,  le rivoluzioni costano, anche se "proletarie".  E la tiritera delle rivoluzioni taroccate con colori e pittoreschi nomi di piante e fiori continua fino ai nostri giorni.... (rivoluzioni arancioni, rivoluzioni amaranto, delle rose, dei gelsomini, dei cedri ecc.). Come scrisse Vittorio Messori: "Il Vitello d'oro non ama essere aggiogato". Pertanto cerca sempre nuovi pretesti per espandere la sua egemonia e per esplorare nuove aree di mercato da sfruttare. Curiosamente, il capitalismo nella sua fase suprema e l'internazionalismo "proletario" convergono nei loro intenti di espandersi per il mondo. 

Comunismo e liberismo sono in fondo due diverse teste dello stesso mostro. Del resto nella dottrina marxista c'è una componente prelevata di sana pianta dalle dottrine economiche liberiste inglesi  di Adam Smith e David Ricardo, sebbene il marxismo sia più complesso perché il suo autore è tedesco e incorpora nelle sue componenti, la dialettica hegeliana. Ambedue, però, vagheggiano ed inseguono la costruzione dell'homo oeconomicus, i cui bisogni e necessità sono eminentemente materiali e materialisti,  legati all'hic et nunc. Entrambi sono dottrine rivoluzionarie, internazionaliste, materialiste e atee che passano come macchine schiacciasassi sui corpi e sulle menti altrui. 


Eccoci dunque serviti con la nuova dittatura europea, figlia di von Mises (detto altrimenti von Miseria) e di von Hayek e della loro macelleria e darwinismo sociali, coi tagli drastici chiamati "riforme"; ma anche figlia del mai morto Marx e dei suoi "derivati" Lenin, Stalin, Trotzky.   Mi soffermo su quest'ultimo, poiché ha avuto una palingenesi interessante, dato che quei neocon che fecero da pungolo all'amministrazione Bush, fautori della dottrina dell' "esportazione delle democrazia", erano in buona parte dei trotzkisti. Ma George Walker era troppo alticcio per accorgersene. A ben voler riflettere, tale dottrina Bush voluta con forza dalla cricca neocon, è null'altro che la versione più aggiornata della vecchia "rivoluzione permanente" di ispirazione trotzkista. E del resto, dei legami pericolosi tra Trotzky e la finanza di Wall Street di quegli anni, esiste una corposa letteratura sia cartacea che on line.




Il mostro a due teste può essere trafitto

Stiamo attraversando strani tempi, dominati da un singolare totalitarismo simile al citato  mostro a due teste. Tagliare la testa al mostro significa in realtà fare i conti con due teste e magari anche con la sua coda di rettile, mentre sputa fuoco come un drago. Non sarà facile, ma niente dura in eterno,nemmeno il Male.
E' bene capire fin d'ora che in quanto figlio della Finanza, questo nuovo mostro è piuttosto complesso, feroce e assai subdolo da identificare, dato che mentre predica il Bene Comune ci rifila la sua malvagità e doppiezza. E che ci vorranno erculee fatiche per prevalere su di lui. Secondo il mito, Chimera venne uccisa da Bellerofonte che si servì di Pegaso, il  cavallo alato  per poterlo abbattere. Il mito narra dell'Eroe con una lunga lancia con del piombo nella punta.  Il mostro sputò fuoco dalle sue spire e lo fuse, il piombo rovente gli colò fuso addosso  e nelle fauci,  e morì. Mi piace pensare che succederà questo anche a tutti noi. Ma ci vuole coraggio, astuzia e anche l'assunzione di una nuova spiritualità e saggezza (il cavallo alato) capace di renderci più lieve questa temibile sfida.






20 August 2016

Milosovic riabilitato nel silenzio mediatico agostano




Stare "dalla parte del torto" (copyright Céline) è scomodo ma spesso ci si azzecca. L'insolito destino di Slobodan Milosevic è quello di venire riabilitato in un azzurro mese d'agosto quando tutto tace, tutto va in ferie e i giornali preferiscono mettere in mostra chiappe e tette balneari e magari parlare di corna spiaggiaiole di qualche VIP. Assolto dai crimini di guerra per cui era stato condannato dallo stesso Tribunale dell'Aja, una struttura elefantiaca di 1200 dipendenti, già organismo giudiziario dell'ONU. La nuova fatwa consiste nel  mettere un paio di baffetti a mosca ai "dittatori" di turno et...voilà: eccovi serviti il Mostro, il Male Assoluto da debellare ad ogni costo. Li misero perfino a un comunista come Putin sul tabloid TIME, e ci vuole un bel coraggio a dare del nazista a un ex comunista del KGB, nato in un paese come la Russia che ha avuto 30 milioni di morti per mano del nazifascismo. Eppure, alla bisogna,  un bel paio di baffetti non glieli toglie nessuno. Del resto fu un comunista anche Slobo, ciò che non gli impedì di avere un paio di baffetti hitlero-chapliniani.  come da numerose fotografie, disegni e vignette.


Ricordate la pasionaria rossa Carla Del Ponte? La grande Inquisitrice del tribunale dell'Aja contro Milosevec? Alla fine combinò tanti di quei pasticci e garbugli che se la tolsero dai piedi perfino i tribunali mondialisti.

L’Uomo Nero? Era innocente. Presentato come il Macellaio dei Balcani, paragonato a Hitler, considerato alla stregua di Bin Laden, Saddam, Gheddafi. Quindi destituito e demolito insieme alla Jugoslavia. Arrestato come un criminale e lasciato marcire per cinque anni nel carcere olandese dove poi è morto, l’11 marzo 2006. Salvo poi “scoprire”, adesso, che il leader serbo Slobodan Milosevic non era il responsabile dei crimini di guerra commessi in Bosnia dal 1992 al 1995. L’orrendo massacro della guerra civile bosniaca, dice oggi il Tribunale Penale Internazionale dell’Aja, fu organizzato dalle milizie serbo-bosniache dello “psichiatra pazzo” Radovan Karadzic, arrestato nel 2008 e condannato a 40 anni di pena per il genocidio di Sbrebrenica, nonché per crimini di guerra e crimini contro l’umanità durante l’assedio di Sarajevo e le altre campagne di pulizia etnica contro i civili non serbi. Il principale esecutore delle “operazioni”, il generale Ratko Mladic, è stato estradato in Olanda nel 2011, presso il tribunale occidentale che adesso – a cinque anni dalla strana morte di Milosevic, vittima di un malore – dichiara che il leader di Belgrado non ha mai promosso né avallato le missioni di sterminio. Al contrario: secondo il Tpi, Milosevic avrebbe fatto di tutto per frenare Karadzic e Mladic. (fonte: Libre Idee).


"Prima lo ammazzano poi lo scagionano", scrive Santoianni nell'Antidiplomatico.  Niente di più vero, ma la Missione è stata compiuta il 17 febbraio del 2008, data fatidica. E la vera missione è stata quella di strappare  dopo anni  di sanguinoso conflitto, il cuore alla Serbia mediante la secessione unilaterale voluta dagli USA, del Kosovo. Da tale mutilazione nacque una regione indipendente, nella quale venne installata una base militare americana come  Camp Bondsteel, venne messo  alla  guida della neonata regione,  un criminale come Hashim Thaci detto "il Serpente", già leader dell'UCK, l'organizzazione terrorista albanese, un miserabile personaggio già abbracciato affettuosamente dall'allora segretario di stato Madeleine Albright durante gli accordi di Rambouillet del 1991 (ci sono i filmati televisivi). Uno che se ti stringe la mano devi correre a lavartela, come disse lo stesso generale Mini, che quella zona la conosce bene.  Era presidente Bill Clinton.

Nel mentre si doveva disgregare in disjecta membra, tutta la ex Jugoslavia. Belgrado venne bombardata per 180 giorni  e questo è  stato  un  drammatico e sanguinoso pezzo di storia svoltosi alle porte di casa nostra, tutta da rivedere e da  rianalizzare. Qualcuno la chiamò "la guerra dell'Ulivo mondiale" per la concertazione di forze di sinistra che vi intervenne: Clinton, Blair e pure D'Alema, succeduto a Prodi. 
Sì, ulivi macchiati di sangue, dato che allora in Italia erano tutti olivetani in salsa balcanica e la propaganda mediatica, pretendeva lo scalpo di Milosevic. Con D'Alema in primis che concesse le basi di Aviano e fece bombardare e disintegrare la Serbia per far dimenticare il suo passato "comunista" agli occhi dei nuovi padroni d'Oltreatlantico. Come se non bastasse,  ci mandarono pure a distruggere gli impianti di Telekom Serbia, che pochi mesi prima avevamo installato: sempre in guerra contro i nostri stessi interessi! E' un vizio italico consolidato nel tempo, a quanto pare. E non solo in Libia!


L'UCK è  una vasta rete criminale organizzata con base in Albania che contrabbandava eroina e cocaina agli acquirenti in tutta l'Europa occidentale e in parte anche negli stessi Usa. Sui rapporti tra Hashim Thaci  con la Albright, vale la pena di leggere questo articolo dal significativo titolo : Le zampe del serpente: l'ascesa di Thaci in Kosovo, un libro del giornalista kosovaro Veton Surroi racconta retroscena e misteri dell’ascesa al potere di Hashim Thaci detto "il Serpente" che pare sia implicato anche nel traffico d'organi in Nigeria. 

I documenti legano i membri della mafia albanese ad un cartello traffico di droga con base nella capitale della provincia del Kosovo, Pristina. Il cartello è gestito da albanesi etnici che sono membri del Fronte nazionale del Kosovo, il cui braccio armato è l'UCK. I documenti mostrano anche che questa è una delle più potenti organizzazioni di contrabbando di eroina nel mondo”. 

Vecchi vizi...democratici: si esporta democrazia, ma  si importa criminalità, caos e terrore. E' per il trionfo del Bene.   Dopotutto Thaci era ed è il Califfo  Al Bagdadi di allora,  in versione balcanica.
 L'UCK si è resa responsabile di aver  saccheggiato e bruciato chiese cristiano-ortodosse, deturpato icone sacre asportando occhi a Madonne, mandato al macero e bruciato libri, presi a sassate i pullmini coi bambini serbi, distrutto i cartelli stradali scritti in cirillico. 
Milosevic è stato prosciolto dalle pesanti accuse e si conferma un patriota identitario (questo blog lo ha sempre saputo), ma come al solito,  la Verità arriva sempre troppo tardi.

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Il coraggio di Peter Handke, il più grande drammaturgo moderno in lingua tedesca al funerale di Milosevic. Discorso sulla sua tomba il 18 marzo 2006:

«Avrei desiderato non essere l'unico scrittore qui, a Pozarevac.
Avrei desiderato essere al fianco di un altro scrittore, per esempio
Harold Pinter. Sarebbero state parole forti. Io non ho che parole di
debolezza. Ma la debolezza si impone oggi, in questo luogo. È un
giorno non solo per le parole forti, ma anche per parole di debolezza.
»(Ciò che segue è stato pronunciato in serbocroato - testo redatto da
me medesimo! - e ritradotto in seguito da me stesso in tedesco
). Il
mondo, quello che viene chiamato il mondo, sa tutto sulla Jugoslavia,
sulla Serbia. Il mondo, quello che viene chiamato il mondo, sa tutto
su Slobodan Milosevic. Quello che viene chiamato il mondo sa la
verità. Ecco perché quello che viene chiamato il mondo oggi è
assente, e non solamente oggi, e non solamente qui. Quello che viene
chiamato il mondo non è il mondo. Io so di non sapere. Io non so la
verità. Ma io guardo. Io ascolto. Io sento. Io mi ricordo. Io
interrogo. Per questo io oggi sono presente, con la Jugoslavia, con Slobodan Milosevic



Da segnalare l'intervista a Peter Handke"In Kosovo c'è solo odio" su Arianna Editrice

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21 May 2016

Pannella e la sua rivoluzione colorata


Pannella Giacinto detto Marco è dipartito e...requiescat. La Pannelliade santificatoria è finita poche ore fa a Piazza Navona con la "cerimonia laica" e tanto di feretro itinerante issato sul palco, orchestrina jazz che suonava "Quando i santi marceranno" (When the saints go marching in). Nel mentre, scorrevano sullo schermo installato, numerosi filmati in bianco e nero di lui da giovane, come si addice a una diva sul viale del tramonto. Avevamo un star hollywoodiana nella politica e forse non ce ne siamo accorti. Pannella fu il primo a introdurre la politica-spettacolo e il sensazionalismo all'americana nel nostro paese (si pensi alla candidatura a deputata della pornostar Ilona Staller detta Cicciolina o alla sua buffa Tribuna politica imbavagliata ai tempi della tv in bianco e nero),  costume che oggi si è diffuso al punto che molti politici fanno corsi di "immagine" in Usa. Lui era un bell'uomo, prima che i suoi digiuni e i suoi stravizi mandassero in rottamazione il suo fisico, e riuscì ad affascinare perfino J.P. Sartre e a far iscrivere Jonesco al Partito Radicale. Molti dei personaggi dello spettacolo ebbero trascorsi radicali (Enzo Tortora, Modugno, Pasolini, Mariangela Melato, Vasco Rossi, la stessa Oriana Fallaci, Vittorio Sgarbi, Gigi D'Alessio, Francesco De Gregori, Aldo Busi, Oliviero Toscani solo per citarne alcuni). Pertanto usava e abusava del suo "carisma" anche e soprattutto per ottenere finanziamenti.

Tuttavia è necessaria una fredda disamina su un piccolo partito che però ha influenzato più d'ogni altro la storia del  costume nel nostro paese con divorzio, aborto, abolizione della leva obbligatoria. E con percentuali da prefisso telefonico, con l'eccezione di quel 1979 dove ottenne molti seggi e  i radicali triplicarono i loro risultati.. Ma non se ne fecero niente di quei seggi sul piano parlamentare, perché Giacinto detto Marco, è sempre stato un gran dissipatore e perché non era la "presa del potere politico" e la sua gestione che lo interessava, ma fare il "guastatore", il sabotatore di  tutto l'esistente. E' per questo che la sua figura è stata circondata da un alone di "misticismo" circa il suo conclamato "disinteresse per il Potere". Dobbiamo però saper guardare oltre il velo della mistificazione.

Ma prima una cosa: con Pannella e i radicali abbiamo avuto la prima rivoluzione colorata (o delle rose, che è il suo simbolo) e telecomandata nel nostro paese. Fu lui introdurre spillette gialle, gadget, sciarpe e simboli vari, gazebi, banchetti in perenne allestimento . Poi il costume si è diffuso nelle repubbliche baltiche (rivoluzioni arancioni in Ucraina e delle rose in Georgia) , in Medio Oriente, e in Estremo Oriente. Vedremo perché.
La rosa nel pugno (la rose au poing), simbolo di forte laicità e anticlericalismo che pare provenga dalla rivoluzione francese, era già il logo dei socialisti di Mitterand che lui riuscì ad ottenere per il suo partito dallo stesso presidente francese. In seguito dovette pagare il logo  al grafico Marc Bonnet (che per strana coincidenza si chiama come lui e porta il cognome "bonnet"  come il bonnet rouge, il berretto frigio della rivoluzione francese). Pare, per una cifra di 50 milioni.



Liberale, liberista, libertario (e libertino).
Pannella proviene dal vecchio PLI e ne uscì per fondare il suo partito. Con lui iniziò l'operazione di deideologizzazione dei  partiti, tant'è vero che lui stesso amava definirsi con una squadernata pletorica di titoli:  radicale, socialista, liberale, liberista, libertario, federalista europeo, anticlericale, antiproibizionista, antimilitarista, non violento e gandhiano. Troppa grazia! A tale scopo teorizzò la doppia militanza che doveva sfociare con un tesseramento al PR, anche se si era militanti di altri partiti (una sorta di doppia lealtà).  Con questa  sua inclusività   e onnipresenza è riuscito a smantellare il mito della "militanza organica" e a creare disaffezione ai partiti (la sua famosa lotta contro la partitocrazia).
La verità è che con lui iniziò a farsi largo un liberal-liberismo all'americana (la fine del welfare in economia, che tanto piaceva a uno dei suoi come Benedetto Della Vedova). Lo stesso sistema elettorale maggioritario all'americana (che peraltro non funziona) è stato promosso e ottenuto proprio da lui e da Segni.
Il libertinismo nei costumi sessuali teorizzato da lui stesso col suo ménage aperto con la sua compagna Mirella Parachini, il bisessualismo, la fine del matrimonio e della famiglia. I "radicali liberi" sono liberi dagli affetti familiari.

Transnazionale, transpartitico e trasversale (ma in realtà sovranazionale)

Pannella a cui i confini nazionali sono sempre andati stretti, ha sperperato un mare di denaro nel disegno megalomane e fallimentare del partito Transnazionale che aveva 20 sedi nel mondo, da Baku nell'Agerbaigian a New York..."Fu lì che vidi i solidissimi rapporti esistenti tra la Bonino fequentatrice con Mario Monti del Gruppo Bilderberg, e lo spregiudicato finanziere George Soros, il quale nel 1999 prestò 1 miliardo di lire ai radicali",  così confessò l'insider del Partito Radicale Danilo Quinto  al Giornale, poi fuoriuscito da quella gabbia di matti che era la sede di Via Torre Argentina, dove si viveva in promiscuità assoluta. E qui abbiamo una prima spiegazione di chi c'era dietro alle sue rivoluzioni colorate. 

Non violento, gandhiano ( in realtà despota)
I digiuni di Pannella erano ispirati al Satyagraha di derivazione gandhiana. Ma a differenza di Gandhi, Pannella era inutilmente logorroico e in perenne sovraesposizione, lamentandosi costantemente di come i media lo ignorassero. Palle! In realtà non c'è mai stato un politico così in sovraesposizione, coccolato e vezzeggiato dalla stampa come lui. Ma Giacinto era in realtà troppo Narciso per ammetterlo e si mostrava incontentabile. E' anche un mito che fosse un non violento. Pannella è sempre stato despota, prepotente, rissoso e autoritario coi suoi, una sorta di Rasputin ipnotico. Sapeva affascinare molti giovani che pensavano di ricevere  da lui, le chiavi di casa per  uscire la sera, disubbidire ai genitori, farsi di canne; ma è altrettanto vero che poi si comportava come un Crono che divorava i figli impedendone la crescita (caso Capezzone docet). 

Obiezioni civili, FUORI, droga libera e antiproibizionismo, amnistia, associazione Luca Coscioni

Intorno ai radicali pullulavano e pullulano ancora una pletora di associazioni fittizie che sembrano un po' come i fatidici cannoni di Mussolini: in realtà sono sempre ideazioni di Pannella e dei radicali che saltabeccano dalle obiezioni civili, alle carceri con indulti e amnistie (figuriamoci, con l'emergenza criminalità che abbiamo!). Un tempo prima dell'Arcigay c'era anche il FUORI- Fronte Unito Omosessuale Rivoluzionario Italiano (con a capo Angelo Pezzana che si fece perfino arrestare dalla Troika sovietica - quella vera - di Breznev e si fece la galera in Urss).
Dall'antiproibizionismo delle droghe leggere e non, alla Luca Coscioni che dietro alla parola:  per la libertà di ricerca scientifica, nasconde in realtà Testamento biologico ed eutanasia. Ovviamente anche i "diritti civili" devono avere carattere transnazionale e costituiscono un ottimo espediente per mettere i piedi in casa d' altri con la scusa dell'apertura alla "civiltà" dei popoli. Vecchie storie che ormai conosciamo anche troppo bene, ma il cui promotore  antesignano del  fenomeno fu lui, Giacinto detto Marco. Ecco perché Mattarella gli concede lo spazio di Montecitorio per le esequie, mentre Renzi promette che completerà la sua agenda. Pannella li ha già battuti tutti  quanti sui tempi e ora può passare il testimone e riposare in pace. Per un istrione come lui, anche il funerale non poteva essere che uno spettacolo con la cassa itinerante a tempo di dixieland. Gli è riuscita perfino l'impresa di convertire il Papa e il portavoce vaticano Federico Lombardi che afferma: 

È una persona – che ci lascia una bella eredità dal punto di vista umano e spirituale per la franchezza dei rapporti, la libertà d’espressione e soprattutto per la dedizione totalmente disinteressata alle cause nobili. Aveva un impegno politico e sociale che non cercava il proprio interesse ma era attento ai problemi delle persone più deboli.


Pannella Santo subito! Anche il calendario gregoriano subirà modifiche più consone ai tempi, in quanto a nuovi santi e beati.