Questa è l'immagine che mi rimarrà sempre nel cuore. Pioggia leggera, nuvole, sogni e tanti ombrelli colorati di tanta brava gente che lavora e che si è alzata presto al mattino da ogni parte d'Italia (dal Nord al Centro al Sud) per essere lì a Milano in Piazza Duomo. Molti giovani e meno giovani, famiglie con bambini sotto la pioggia, scaldati dal sogno di un'Europa libera, indipendente e sovrana. Che mantenga le sue radici e che rispetti i confini, gli stati-nazione, le specificità dei popoli.
E' stato un raduno di piazza oceanico e bellissimo quello di poche ore fa. Undici delegazioni sovraniste proveniente da 11 paesi d'Europa che hanno tenuto ottimi discorsi.
C'era Jeorg Meuthen portavoce federale dell'Alternative fur Deutschland, con il suo discorso mezzo in inglese e un po' in Italiano.
"Il mio amico Salvini ha già cambiato la politica italiana ed è un esempio per tutti noi. Basta barconi con immigrati illegali, Matteo sa come dire basta e all'Europa servono più Salvini", ha dichiarato Geert Wilders del Partito per la Libertà olandese.
Quando è toccata a Marine Le Pen, lei con oratoria di grande avvocato, ha addirittura incendiato i cuori con l'Europa delle cattedrali, degli artisti e dei grandi geni, del patrimonio materiale e immateriale da preservare, dei marchi di fabbrica nazionali da non svendere alle multinazionali ("Questo è il risveglio dei nostri popoli, l'atto fondativo di una rivoluzione pacifica e democratica"). Quattro gatti "antifà" contro Salvini se ne stavano inscimmiati davanti ai banani e alle palme (piantumati con pessimo gusto davanti a una cattedrale gotica che tutti ci invidiano) mentre la polizia presidiava la grata di accesso e non li faceva entrare, per fortuna. La scritta dei loro cartelli era "Restiamo umani". Io passandogli davanti gli ho detto: "Noi restiamo sovrani. Più umani di così...".
Guadandoli ho commentato con amici: "Vedrete che domani i fake media non avranno niente di meglio da sbattere nelle prime pagine di questi quattro pirla". "Non domani" mi ha risposto un'amica, "tra poche ore". E difatti sul treno del rientro mi legge i titoloni di Repubblica dal suo smartphone secondo cui i "balconisti" (cioè quelli che fanno ciondolare dalle finestre uno straccio sporco con qualche lurida scritta) avevano la meglio sui "sovranisti". Qualcuno mi riferisce che il Corriere ha mostrato un video di cori di disturbo come se dovessero coprire il comizio di Salvini, montato bell'apposta per far vedere che la voce del vicepremier veniva sovrastata. Palle solferiniche! Salvini ha potuto tenere indisturbato il suo discorso. Ma non ragioniam di lor...
Gentiloni e Renzi andavano sempre col cappello in mano dagli stranieri, in casa d'altri, a prendere ordini. Ora sono i leader di paesi che a loro volta non si sentono liberi (come del resto non lo siamo noi) che vengono da noi con entusiasmo e spirito fraterno verso Salvini, il quale viene acclamato e trattato da vero leader sovranista da cui trarre esempio. Nemo propheta in patria? Infatti è questa la novità di questa manifestazione unica e singolare nel suo genere.
Sono piacevolmente stupita di notare quanto sia stimato e amato presso i buoni vicini di casa dei partiti identitari ! E nell'ascoltare i loro interventi così cordiali, amichevoli e fraterni non potevo fare a meno di sentirmi a mia volta inorgoglita. Anche Matteo Salvini pareva felice e dimentico delle angherie e di tutte le cattiverie "alleate" subite in questi giorni. Una boccata d'aria fresca, dato che l'italietta invidiosa e astiosa fatta di tradimenti e di sgambetti alla Di Maio era lontana remota. Lì sul palco sotto la Madonnina dorata Salvini giocava in casa. Lì sul palco circondato dai suoi colleghi europei pensava e ripensava all'Italia con la I maiuscola. Gli altri, all'Austria da difendere dall'immigrazione, alla Germania da difendere dalla Merkel e da Weidmann, alla Francia da difendere da Macron e dal macronismo. Discutevano di come restare felicemente amici e uniti rimanendo in quelle molteplici specificità e peculiarità che hanno fatto grande questo Continente detto Antico che si tenta di stravolgere con un mercatismo senza regole, con un'immigrazione fuori controllo. Antico, che bella parola! Significa che c'è più storia alle spalle. E dire che lo si vuole "modernizzare" con brutture d'ogni tipo, nel nome del Dio Mercato.
Persino l'Onu ora si è schierata contro il decreto sicurezza dell'Italia trovando il tempo di "preoccuparsi" di atti ministeriali del nostro Paese. Vien da chiedersi se questa nazione italiana è così pericolosa per gli equilibri del mondo.
Oggi in piazza Duomo ho potuto constatare che avere il coraggio di dire NO agli sbarchi ridotti del 90%, diventa un atto di audacia che fa paura alle élite. Gli esempi vengono facilmente emulati e si teme l'effetto domino da parte delle nazioni e dei popoli.
Il tono di Salvini era stranamente ispirato (qualcuno l'ha paragonato a Marco d'Aviano) e il discorso è stato meditato bene, proprio da uno come lui, abituato a fare discorsi a braccio. Nello sfondo i suoi bravi e virtuosi governatori Fontana, Zaia, Fedriga e Fugatti. Con loro, l'immancabile Giorgetti. Attilio Fontana, visibilmente provato da un'influenza in corso e da un'inchiesta giudiziaria che ha tutta l'aria di essere una bolla di sapone, ha ufficialmente aperto l'evento in qualità di Governatore della Lombardia.
Calenda il piddino, mimetizzato tra la folla come un frate cappuccino tarocco, è venuto a prendere lezioni di amministrazione virtuosa, non senza qualche rosicamento. Per fortuna non l'ho incrociato.
Calenda il piddino, mimetizzato tra la folla come un frate cappuccino tarocco, è venuto a prendere lezioni di amministrazione virtuosa, non senza qualche rosicamento. Per fortuna non l'ho incrociato.
Gran finale con l'aria della Turandot "Nessun dorma" quasi a propiziare una vittoria imminente che tutti noi vorremmo per il 26 p.v.
Tramontate, stelle!
All'alba vincerò!
Vincerò!
Vinceròoooo!
Marine Le Pen e Matteo Salvini raggianti e sorridenti si rivolgono ai fotografi per l'immancabile foto di rito. Grande emozione collettiva. Sogni, ma anche tangibili segni, di indipendenza in una giornata di un maggio piovigginoso.











