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29 September 2020

Il Giorgettismo. Realismo o resa politica?

 

SS Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele. La Lega reca al proprio interno molte anime e l'idea di fare di Salvini un leader indiscusso secondo un metodo utopicamente "leninista" può stare in piedi solo nella misura in cui il partito stravince fino a sfondare e sbaragliare definitivamente la sinistra. Come ho già scritto, alle elezioni regionali è andata bene  ma non c'è stata la mitica spallata e le ragioni  di ciò le abbiamo già analizzate: i (post)comunisti avrebbero fatto carte false (e non è escluso che le abbiano fatte) pur di non perdere la Toscana, il secondo importante feudo rosso con L'Emilia-Romagna. Non per nulla, è  sceso in Toscana Bonaccini a dare una mano.  

Tuttavia,  non era finita ancora la conta dello spoglio delle schede, che già Giancarlo Giorgetti, attuale responsabile leghista per gli Esteri, ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera  del 23 settembre a firma Francesco Verderami destinata a far parlare. Iniziativa questa, che l'indomani delle elezioni trovo personalmente riprovevole. Perché Giorgetti ha  preferito parlare all'organo dei poteri forti invece che riunire il partito per un approfondimento sui risultati del voto e parlarne tra i suoi?  «In Europa, non aver votato la mozione contro il dittatore Lukashenko è stato un errore strategico», ha dichiarato Giorgetti. Il partito è “additato pubblicamente nella plenaria dell’Europarlamento tra «i populisti che stanno con Putin» e colpito da “ostracismo”.  Da notare che la Lega si limitò ad astenersi e non a votare contro, obbedendo al legittimo principio della non ingerenza negli affari interni ad una nazione ed a un popolo. Bisognava per forza tutti quanti intrupparsi contro Lukashenko? 

E' nata già una fronda all'interno del Carroccio se altri "autorevoli leghisti" (secondo il Corsera) vanno dietro al Giorgetti affermando: «Se vorremo in futuro governare, Matteo dovrà incontrare Draghi e poi chiedere l’iscrizione al Ppe»? Ma lo sanno chi è e cosa ha fatto il PPE, i cosiddetti "giorgettiani"? E' il partito eurocratico, pro austerity ed immigrazionista della Merkel e di Ursula von der Leyen. Volendo allargare il campo delle referenze, anche quello di Manuel Barroso, attuale membro di spicco di Goldman Sachs. Se la Lega entra nel PPE, addio definitivo propositi di sovranità, di sovranismo, di identità e nel tempo anche di indipendenza dalla gabbia eurocratica. Qui l'intervista integrale:

https://www.corriere.it/politica/20_settembre_23/lega-giorgetti-avverte-mai-piu-errori-come-nostro-voto-lukashenko-82f24a3c-fddd-11ea-a13a-1a7326323030.shtml

Quindi, “se vorremo in futuro governare”, dice Giorgetti, bisogna “ricostruire un rapporto più stretto e non conflittuale con l’establishment europeo”.

Salvini che ho votato,  avrà  pure i suoi difetti e le sue carenze, come un eccesso di ingenuità, di superficialità e di piacioneria, ma ha pur sempre doti di simpatia e di comunicazione. Inoltre non dimentichiamo che ha portato un partito ridotto al 4% ad essere il primo partito più numeroso d'Italia.  Su Giancarlo Giorgetti, scontroso schivo e incapace di vero dialogo, invece ho sempre nutrito delle riserve. Appartiene alla vecchia guardia leghista bossiana e maronita della politica politicante. Pensa di fare l'Eminenza grigia e come tutti i bocconiani si sente molto intelligente, anche se poi tiene un basso profilo e non è un grande parlatore. Io lo chiamo "il Machiavello della palude Brabbia"  per il suo carattere ombroso e perché  vive a Cazzago Brabbia, un paesino del varesotto dove c'è una palude di una certa importanza faunistica. Non aiutano a dissipare le ombre, la sua parentela con Massimo Ponzellini, il banchiere allievo, amico e assistente di Prodi quando fu ministro dell'Industria e Commercio,  del quale Giorgetti è cugino. E per completare il quadro, non mi piacque per nulla nella circostanza dell'attacco livoroso di Conte contro Salvini  il 21 agosto 2019 quando avvennero le sue dimissioni dal governo. Finito l'attacco frontale maramaldesco di Conte, Giorgetti, allora Sottosegretario governativo, dagli scranni sottostanti si alzò, e gli diede la mano. Ho cercato quel video su You tube, ma ho trovato solo questo su Sky TG24, dove lo si vede per un momento in quel miserabile gesto di porgergli la mano, un gesto di visibile piaggeria verso il potente di turno (video). L'identikit giorgettiano si completa ricordando  che fu pure un membro della Commissione dei Saggi nominati da Giorgio Napolitano. Da chi era composta la cosiddetta "commissione dei saggi"? Dieci personaggi, quasi tutti del Pd con l'eccezione di quel Moavero Milanesi già ministro del governo Monti e dello stesso Giorgetti. Qui troverete l'elenco degli esimi personaggi alla corte di Re Giorgio : 

https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/30/dieci-saggi-nominato-da-napolitano-schede/547507/

Temo che proposte come quelle di Giorgetti, il quale si conferma sempre più il trait-d'union con i poteri forti, servano solo a  far tornare la Lega a percentuali risibili, magari con "governissimi " camaleontici e trasformistici  alla Conte. Visto però che un bis-Conte ormai  purtroppo c'è, nessuno si interesserebbe ad una terza variegata coalizione, anche se di stampo nordista.

Il punto che Giorgetti non ha capito, è che ci sono  in giro già troppi partiti pro-euro, pro-immigrazione, pro austerity, a prescindere. Perciò, o  si varia l'offerta, o  finiranno col dividersi le briciole. 

Salvini per ora smentisce l'ingresso nel PPE, ma le motiviazioni , a seguito delle pressioni ricevute (non c'è solo quella di Giorgetti, ma anche quelle di Berlusconi), mi paiono alquanto  debolucce. Domanda N.1: è vero che la Lega lascerà il gruppo sovranista della Le Pen con cui è seduta al Parlamento Europeo?  E per sedersi con  quale altro gruppo?

Senza contare che poi non si va nel salotto della D'Urso a fare di queste rassicurazioni se si vuole essere credibili. Sappia però, che così facendo, senza dare vere garanzie e con questo strano tira e molla del poliziotto buono e di quello cattivo,  si gioca il suo elettorato. E che può ringraziare Conte e Mattarella  che non ci facciano votare. La traversata nel deserto sarà ancora lunga, ma bisogna imparare a gestirla al meglio.  I 5 stelle iniziarono la loro parabola discendente,  proprio quando lasciarono  Farage  per votare  per la von del Leyen. 

 



19 May 2019

Sogni di indipendenza sotto l'ombrello




Questa è l'immagine che mi rimarrà sempre nel cuore. Pioggia leggera, nuvole, sogni e tanti ombrelli colorati di tanta brava gente che lavora e che si è alzata presto al mattino da ogni parte d'Italia (dal Nord al Centro al Sud)  per essere lì a Milano in Piazza Duomo.  Molti giovani e meno giovani, famiglie con bambini sotto la pioggia, scaldati dal sogno di un'Europa libera, indipendente e sovrana. Che mantenga le sue radici e che rispetti i confini, gli stati-nazione, le specificità dei popoli. 

E' stato un raduno di piazza oceanico e bellissimo quello di poche ore fa. Undici delegazioni sovraniste proveniente da 11 paesi d'Europa  che hanno tenuto ottimi discorsi. 

C'era Jeorg Meuthen portavoce federale dell'Alternative fur Deutschland, con il suo discorso mezzo in inglese e un po' in Italiano.
"Il mio amico Salvini ha già cambiato la politica italiana ed è un esempio per tutti noi. Basta barconi con immigrati illegali, Matteo sa come dire basta e all'Europa servono più Salvini", ha dichiarato Geert Wilders del Partito per la Libertà olandese.
 Quando è toccata a Marine Le Pen, lei con oratoria di grande avvocato,  ha addirittura incendiato i cuori con l'Europa delle cattedrali, degli artisti e dei grandi geni, del patrimonio materiale e immateriale da preservare, dei marchi di fabbrica nazionali da non svendere alle multinazionali ("Questo è il risveglio dei nostri popoli, l'atto fondativo di una rivoluzione pacifica e democratica"). Quattro gatti "antifà" contro Salvini se ne stavano inscimmiati davanti ai banani e alle palme (piantumati con pessimo gusto davanti a una cattedrale gotica che tutti ci invidiano) mentre la polizia presidiava la grata di accesso e non li faceva entrare, per fortuna. La scritta dei loro cartelli era "Restiamo umani". Io passandogli davanti gli ho detto:  "Noi restiamo sovrani. Più umani di così...".

Guadandoli ho commentato con amici: "Vedrete che domani i fake media non avranno niente di meglio da sbattere nelle prime pagine  di questi quattro pirla".  "Non domani" mi ha risposto un'amica, "tra poche ore". E difatti sul treno del rientro mi legge i titoloni di Repubblica dal suo smartphone secondo cui i "balconisti" (cioè quelli che fanno ciondolare dalle finestre uno straccio sporco con qualche lurida scritta) avevano la meglio sui "sovranisti".  Qualcuno mi riferisce che il Corriere ha mostrato un video di cori di disturbo come se dovessero coprire il comizio di Salvini, montato bell'apposta per far vedere che la voce del vicepremier veniva sovrastata. Palle solferiniche! Salvini ha potuto tenere indisturbato il suo discorso. Ma non ragioniam di lor...

Gentiloni e Renzi andavano sempre col cappello in mano dagli stranieri, in casa d'altri, a prendere ordini. Ora sono  i leader di paesi che a loro volta non si sentono liberi (come del resto non lo siamo noi) che vengono da noi con entusiasmo e spirito fraterno verso Salvini, il quale viene acclamato e trattato da vero leader sovranista da cui trarre esempio.  Nemo propheta in patria? Infatti è questa la novità di questa manifestazione unica e singolare nel suo genere.

Sono piacevolmente stupita di notare quanto sia stimato e amato presso i buoni vicini di casa dei partiti identitari ! E nell'ascoltare i loro interventi così cordiali, amichevoli e fraterni non potevo fare a meno di sentirmi a mia volta inorgoglita. Anche Matteo Salvini pareva felice e dimentico delle angherie e di tutte le  cattiverie "alleate" subite in questi giorni. Una boccata d'aria fresca, dato che l'italietta invidiosa e astiosa fatta di tradimenti e di sgambetti alla Di Maio era lontana remota. Lì sul palco sotto la Madonnina dorata Salvini giocava in casa. Lì sul palco circondato dai suoi colleghi europei pensava e ripensava all'Italia con la I maiuscola. Gli altri,  all'Austria da difendere dall'immigrazione, alla Germania da difendere dalla Merkel e da Weidmann, alla Francia da difendere da Macron e dal macronismo. Discutevano di come restare felicemente amici e uniti rimanendo in quelle molteplici specificità e peculiarità che hanno fatto grande questo Continente detto Antico che si tenta di stravolgere con un mercatismo senza regole, con un'immigrazione fuori controllo. Antico, che bella parola! Significa che c'è più storia alle spalle. E dire che lo si vuole "modernizzare" con brutture d'ogni tipo, nel nome del Dio Mercato.

Persino l'Onu ora si è schierata contro il decreto sicurezza dell'Italia trovando  il tempo di "preoccuparsi" di atti ministeriali del nostro Paese. Vien da chiedersi se questa nazione italiana è così pericolosa per gli equilibri del mondo.
Oggi in piazza Duomo ho potuto constatare che avere il coraggio di dire NO agli sbarchi ridotti del 90%, diventa un atto di audacia che fa paura alle élite. Gli esempi vengono facilmente emulati e si teme l'effetto domino da parte delle nazioni e dei popoli.
Il tono di Salvini era stranamente ispirato (qualcuno l'ha  paragonato a Marco d'Aviano) e il discorso è stato meditato bene, proprio da uno come lui,  abituato a fare discorsi a braccio. Nello sfondo i suoi bravi e virtuosi governatori Fontana, Zaia, Fedriga e Fugatti. Con loro, l'immancabile Giorgetti. Attilio Fontana, visibilmente provato da un'influenza in corso e da un'inchiesta giudiziaria che ha tutta l'aria di essere una bolla di sapone,  ha ufficialmente aperto l'evento in qualità di Governatore della Lombardia.
Calenda il piddino, mimetizzato tra la folla come un frate cappuccino tarocco, è venuto a prendere lezioni di amministrazione virtuosa, non senza qualche rosicamento. Per fortuna non l'ho incrociato. 
Gran finale con l'aria della Turandot "Nessun dorma"  quasi a propiziare una vittoria imminente che tutti noi vorremmo per il 26 p.v. 

Dilegua, oh notte! Tramontate, stelle!
Tramontate, stelle!
All'alba vincerò!
Vincerò!
Vinceròoooo!




Marine Le Pen e Matteo Salvini raggianti e sorridenti si rivolgono ai fotografi per l'immancabile foto di rito. Grande emozione collettiva. Sogni, ma anche tangibili segni, di indipendenza in una giornata di un maggio piovigginoso. 

05 October 2016

Cresce sempre più la voglia di sovranità


In questi giorni assistiamo alla fiera delle menzogne mediatiche. Li avete letti i titoloni a caratteri cubitali l'indomani del referendum ungherese? "Orban ha fallito", "Referendum affossato" e via coi disfattismi mediatici. Gentiloni gioiva scambiando le pernacchie per applausi e viceversa.

Siamo in guerra (ancorché guerra non convenzionale), e il disfattismo è un'altra arma del nemico per fiaccare il morale alle truppe. Ben lo sanno i Torquemada dell'informazione che minimizzano quando ci sono vittorie in corso, nascondono notizie scomode o viceversa, esagerano e usano toni catastrofici e allarmistici quando non è il caso. Unica voce fuori dal coro l'East Journal col suo titolo "Perché Orban non ha perso".
Eppure le cifre sono chiare. Ben il  98% di NO agli immigrati  calcolato su di un  43% di votanti.
Facendo la tara alle imposture propagandistiche, ne risulta che l'Ungheria è solo un'altra delle Nazioni europee che non ne vuol sapere di  stravolgere il tessuto sociale  del Paese, del suo Popolo, della propria Storia nonché di perdere le proprie Radici con l'immissione massiccia di immigrati che la invaderebbero  come  avviene in Italia, per stazionarvi e non andarsene più.


Andiamo avanti. E' passato inosservato anche il referendum svizzero che pone dei limiti ai lavoratori frontalieri. O se  se ne è parlato,  è stato fatto per denigrare gli svizzeri del Canton Ticino, rei di essere xenofobi, razzisti,  egoisti, anti-italiani, irriconoscenti, ecc. ecc.
Il testo, promosso dal partito di destra Udc e sostenuto dalla Lega dei Ticinesi, intende ancorare nella Costituzione ticinese la "preferenza indigena" al momento dell'assunzione e chiede alle autorità del Cantone di garantire che sul mercato del lavoro ticinese "venga privilegiato a pari qualifiche professionali chi vive sul suo territorio". (fonte: huffingtonpost). 
Che c'è di strano in tempi di dura e prolungata crisi, favorire i nativi e mettere in secondo piano gli stranieri, anche se geniali e ottimi vicini di casa come noi italiani? Dopotutto il frontaliero si becca una paga sostanziosa (in franchi svizzeri) e viene a spenderla dove il tenore di vita è meno alto a casa propria (l'Italia), una condizione ideale e privilegiata che molti vorrebbero avere.

Puntuale e prevedibile, l'ira di Gentiloni che paventa conseguenze nei rapporti tra l'Ue e la Svizzera considerata "senza il rispetto della libera circolazione". Ma l'avete vista la faccia da pesce lesso di porzione del nostro ministro degli Esteri? Sembra che dorma sempre in piedi e che si svegli di soprassalto, solo quando ci sono di mezzo paesi che praticano lo STOP all'invasione migratoria. Potevamo essere più sventurati di così? I più deficienti tra i politici li abbiamo noi. Invece di imparare dai Ticinesi e applicare le stesse regole per chi viene da fuori (e l'immigrazione africana è decisamente la peggiore, in quanto non qualificata, retrograda e notoriamente indolente), quello si imbufalisce, perché non trova in giro,  dei pecoroni come lui.
Suggerisco di leggere questa importante testimonianza del giornalista Roberto Ortelli nel suo pezzo VI SPIEGO COS'E' IL CANTON TICINO. Eccone un'anticipazione:

Due riflessioni, strettamente personali, su quanto la popolazione ticinese ha legittimamente deciso domenica sono doverose. Innanzitutto, ieri in Ticino non si è tenuto nessun referendum, ma l’elettorato ha deciso, con il proprio voto di modificare la costituzione cantonale, tutelando i propri cittadini, esprimendosi su un’iniziativa costituzionale. Si, perché il CANTONE E REPUBBLICA DEL TICINO ha una propria costituzione, e, in quanto membro di una Confederazione, ha devoluto ad essa, come gli altri 25 cantoni, alcuni poteri. E il popolo può, attraverso il voto, modificare le costituzioni cantonali e federali, cosa che in Lombardia e in Italia non è permesso fare. In Italia, per modificare la costituzione serve il voto di due terzi dei membri del parlamento, la maggioranza assoluta. Se così non fosse, è necessario passare dal voto popolare referendario, quindi su un quesito che hanno deciso e imposto i politici, lasciando al cittadino la sola possibilità di accettare o respingere il testo.

È chiara la differenza. No? In Svizzera e in ogni cantone, il cittadino può proporre e far votare modifiche costituzionali, come ad esempio ha fatto il signor Giorgio Ghiringhelli sul Burqa. In Italia, vi cuccate Renzi, i suoi compagni e suoi potentati lobbistico-finanziari che vi impongono leggi e testi e forse potete decidere se accettarli o meno. Vi è chiara la differenza? Insomma, il Ticino non può battere moneta, non può dichiarare guerra, ma sul suo territorio legifera e regola la vita della società in ogni ambito. (...) .



Il resto, lo scoprirete da voi leggendo; come scoprirete alcuni altarini su Roberto Maroni e la sua lega maronita nonché le sue numerose incongruenze a proposito di "valori identitari" a corrente alternata e a seconda dei tornaconti: 


Il Maroni che conoscevo, faceva parte di un movimento politico autonomista e federalista chiamato Lega Nord, che spesso guardava alla Svizzera pensando a come organizzare la vita sociale dei propri cittadini. Anche la Lega Nord chiedeva che venissero prima i loro nell’assegnare i posti di lavoro, specie nel pubblico. La stessa Lega che per anni ha denunciato come, ad esempio, la RAI, strapagata dal nord, ed è ancora così, ai cittadini del nord non permettesse nemmeno di accedervi, sia per lavorare, sia per essere rappresentati culturalmente.



Perciò, egregio presidente, non si stracci le vesti per nulla. I ticinesi, e gli svizzeri, democraticamente, hanno dato vita a quanto voi avete espresso a strilli e urla per una vita.




Da ultimo, mi corre l'obbligo di rilanciare un'altra buona notizia già anticipata da Silvio: Marine Le Pen viene data per vincente alle presidenziali del 2017 secondo Odoxa per la tv francese France 2, calamitando tanto i voti di "destra" che di "sinistra".(fonte: EXPRESS). Aggiungo anche quest'altra fonte di L'Atlantico.   
Stiamo in campana e non  possiamo permetterci di cantare ancora vittoria, ma  sono  comunque  dei dati incoraggianti. 
Come si può ben vedere lo zittificio e la manipolazione mediatica, alla fine non possono impedire il corso naturale della Storia e il compiersi dei destini dei popoli.