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09 October 2007

Burqa: pur di combattere Gentilini si tagliano le palle

Talebania-Italia. Ovvero il duo Bindi-Prefetto Capocelli di Treviso. I quali, pur di combattere il divieto all'uso del burqa posto dal prosindaco leghista Gentilini, acconsentono - in nome dell' islamicamente corretto - a farlo indossare. "Per motivi religiosi", dicono questi ignorantoni. Quando in molti paesi mussulmani del Magreb il velo totale (niqab e burqa) è proibito. La notizia è comparsa oggi 9 ottobre sul Corriere della Sera a firma Magdi Allam nell'articolo " Il prefetto dice sì al Burqa. Ok della Bindi". Gli altri giornali non riportano nemmeno il fatto. Forse, non lo ritengono degno di nota. Siamo seduti su una polveriera incandescente, ma la classe politica preferisce prendere i cerini e dare fuoco a tutto. A breve, dopo il discorso di Amato comparso sulla rivista Reset, dove ha scritto che noi italiani siamo vecchi, bolsi, diffidenti, egoisti, gelosi del nostro benessere (quale?) e che pertanto saremmo popolo-razza da tagliare quanto prima con new entries - a breve, dovremmo girare col distintivo "Italiani in via d'estinzione". Già ma chi ci protegge? Fossimo almeno dei panda o degli orsi bruni, saremmo trattati certamente meglio. La catto-talebana Bindi (ministro della Famiglia Addams) è davvero brutta e cattiva.
E si comporta come tale. Prima l'alchimia dei Pacs-Dico. Ora quella del burqa consentito in stile Belfagor il fantasma del Louvre, un film tv che ci spaventava quando eravamo bambini. Pur di fare un dispetto a Gentilini fa come quel marito autolesionista che si evira per fare dispetto alla moglie. Forse, chissà, si prepara preventivamente per tempi peggiori quando a doversi coprire, sarà lei. La sua collega Pollastrini ha già aperto la concertazione islamica con UCOII, Coreis e col capo dei Rom, sulla condizione femminile. INDIETRO TUTTA! Questi, signori miei, sono i regressisti di sinistra. Quelli dell'emancipazione femminile, dell'emancipazione dei lavoratori e del mondo intero. La destra , dal canto suo, siede sul fiume e aspetta confucianamente.
Ma aspetta cosa?
Qui non c'è più tempo da perdere. Ogni mese trascorso con questi signori al governo, è un pezzo d'Italia che se ne va. Un pezzo del nostro diritto all'autodetermnazione e alla sovranità che va a ramengo. Un pezzo dello stato di diritto e di libertà che ci viene segato via. Tutto è pronto per la desertificazione irreversibile. A cominciare da quella reale dei boschi quest'estate, quando l'Italia era in preda alle fiamme dal Lazio alla Sicilia, e si dava la colpa alla solita mafia, metre 70 agenti della protezione civile erano in ferie. A cosa serve il deserto? L'antropologa Ida Magli non ha dubbi: a preparare il terreno per quelli che verranno. Leggere sul suo sito Italiani liberi, suo pezzo Italiani in via d'estinzione del 2/9. Dopo la storia del burqa consentito nei pubblici uffici, perfino le ipotesi della più strampalata fantapolitica orwelliana diventano tutte plausibili e credibili.

27 September 2007

Troppe moschee!

Como, Gallarate, Busto Arsizio. Tre realtà lombarde adiacenti e per molti aspetti simili del Nord Italia. L'occasione è nata dal recente inizio di Ramadan allorché si è voluto (contro il parere dei consigli comunali e dei cittadini) costruire una tensostruttura in quel di Busto Arsizio (zona Beata Giuliana), allo scopo di far convogliare i mussulmani di Como e quelli di Gallarate. I quali avevano ricevuto il diniego dai loro rispettivi sindaci. L'ANAS, la mattina del 18 settembre u.s., in accordo col Prefetto, si mise di buona lena a scavare il terreno con le ruspe, in sfregio alle norme sulla sicurezza e alle delibere dei consigli comunali. Ma il presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni (Lega) e il sindaco di Busto A. Gigi Farioli (FI) bloccarono prontamente un progetto che avrebbe trasformato la città in una tendopoli del deserto.Ottimo l'accordo tra sindaco gallaratese leghista e quello bustese forzista, allo scopo di non giocare allo scarica-barili (della serie, fallo tu che io non posso) e ad attuare il divide et impera voluto da questo governo attraverso le figure dei prefetti mettendo sindaco contro sindaco, comune contro comune (come si sa i prefetti sono ufficiali dello stato). Ma fino a quando? E se lo stato e i sindaci sono in disaccordo, prima o poi i Fratelli mussulmani verranno accontentati dall'asse Prodi-Amato-prefetti che imporranno le cose d'imperio. A Bologna si contesta, si tratta, si ritratta e si rinvia. Cofferati per il momento cede e si ritira, ma rinserra le sue truppe rosse per fare accettare ai cittadini, obtorto collo, una moschea nel rione di S.Donato (si vedano i post sull'argomento del blog Svulazen ). Poi è la volta di Ravenna. Prima era Cremona e Lodi. Ormai non passa più giorno senza che questi "ospiti", non premano con un'arroganza inverosimile e martellante. Con la scusa della "libertà religiosa" pretendono cose inaccettabili, mantenendo appieno i propositi del leader fondatore dei fratelli Mussulmani d'Egitto Hassan al Banna: "Vi invaderemo grazie alle vostre democratiche leggi, per sottometttervi alle nostre". Impossibile ragionare con coloro i quali hanno un progetto ben preciso (l'impero dell'Islam o Califfato islamico) e lo attuano con reiterata determinazione: impiantare moschee in Europa e in Italia per marcare il loro territorio secondo i loro dogmi. Ma grazie a chi? Ai dhimmi (sottomessi all'islam) di casa nostra. Che sono comunisti, socialisti, verdi, cattosinistri e altro sinistrume affine.
Una dimostrazione di "dhimmitudine" vergognosa è stata data di recente (4 giorni orsono, per l'esattezza) da quel sindaco diessino (non ricordo il nome e nemmeno voglio ricordarmelo) di Oggiono ( in prov. di Lecco) che ha concesso nientemeno che l'aula consiliare ai mussulmani per il solito ramadan. I quali si sono posizionati e accomodati all'interno estromettendo: 1) il quadro del Presidente della Repubblica 2) il crocifisso 3) il gonfalone municipale. Ne parlò perfino il TG1 domenica 23 nell'edizione serale delle 20.

Cosa dire a questo squallido personaggio antiitaliano senza volto e senza tetto né legge? Che questi islamici non si riconoscono come cittadini della Repubblica italiana, ma fanno parte della Umma (cioè della comunità transnazionale islamica). E lo dimostrano chiaramente senza tanti complimenti attuando la loro cupa iconoclastia attraverso la rimozione dei simboli di uno stato di diritto.
Un'altra moschea è stata fatta a Foggia, trasformata in un rifugio di clandestini sans papiers e contraria ad ogni norma igienica e di sicurezza. Un'altra ancora spunta come un fungo dai tipici "caruggi" genovesi (i vicoletti) nella zona del porto. Eppoi, eppoi ...saranno così tante che non si potranno nemmeno più contare. Tutti avamposti di una tentacolare strategia d' invasione chiamata "dar al islam" e "dar al dawa". Territorio dell'islam e territorio di conversione-propaganda. Una sinistra senza patria, che ha sempre adorato uno straccio rosso con falce martello e stella, e che ieri predicava l'internazionalismo proletario nel nome della "lotta di classe", ora non trova nulla di meglio che riciclarsi nella grande Umma islamica, contro il parere dei cittadini italiani e contro i suoi stessi elettori. Pur di rimanere in sella e di accaparrarsi i loro voti.

Sì, ma la destra che fa? Niente. Nemmeno l'opposizione, per cui è preposta e pagata. Se non nelle realtà locali e municipali. Ma questo, signori miei, è un problema nazionale, non solo locale. Lascia via libera alla sinistra, perché questo tema scottante ha paura di prenderlo in mano saldamente lei, nel timore di sentirsi dire che è "xenofoba" e "razzista" o "islamofobica". Insomma, per farla breve, tengono tutti famiglia mentre l'onda nera avanza inesorabilmente.

22 August 2007

Madonnine murate: ci hanno provato e lo rifaranno

Mentre Magdi Allam ci informa che nel nostro Belpaese si apre una moschea ogni quattro giorni, e mentre si scrive la notizia che il sindaco Veltroni insieme al presidente della regione Lazio Marrazzo sono stati invitati a inaugurare l'ennesima moschea a Roma, promossa da un'associazione onlus bengalese in Piazza Vittorio Emanuele, proprio vicino a una chiesa per il settembre prossimo venturo, c'è chi si fa premura di murare Madonne e angioletti a Casatenovo (Lecco). Protagonista della vicenda, un mussulmano di cui ovviamente non sono state fornite generalità sulla stampa, salvo che ha un fratello di nome Mohammed, lo stesso che probabilmente si è fatto riprendere in tv. Ora quell'islamico, dopo aver fiutato l'aria che tira, l'ha rimessa prontamente al suo posto, la Madonnina, poiché c'è stata una sollevazione di anziane signore che abitano nella stessa corte lombarda. Il comune, alcuni assessori della Lega si sono mobilitati e pure il sindaco (giunta di centrosinistra) ha dichiarato che trattasi di un gesto incivile. L'ennesimo Mohammed (probabile fratello, dell'iconoclasta volatilizzatosi), frattanto si è fatto riprendere dalle telecamere dei TG, sorridente mentre stringeva la mano alla "sciura" che protestava. Tutte commedie ipocrite e buoniste. Inutile farsi illusioni: ci hanno provato! Ed è già accaduto in passato con crocifissi e presepi. E lo rifaranno non appena si abbasserà di nuovo la guardia. Se non nel cortile lecchese, lo rifaranno altrove. L'Italia (dai monti, alle pianure, fino al mare e alle isole) è piena di edicole votive, capitelli, piccoli tabernacoli incastonati nei muri dei palazzi, o edicole religiose sui sentieri di campagna. Dai villaggi montani, fino al più umile borgo di pescatori, la Madonnina, gli angeli, i santi patroni assumono anche una funzione apotropaica, per tutti: credenti e non credenti. Cioè, la funzione di scongiurare ed esorcizzare i pericoli imminenti e ovviamente di proteggere e preservare le comunità cristiane delle varie zone.

Che ne sarà quando gli anziani dei villaggi moriranno e non ci sarà più chi dimostra tali affezioni alle tradizioni? e che ne sarà quando, per colpa del mercatismo selvaggio, gli immobili ubicati nei nostri più pittoreschi villaggi verranno venduti e cadranno nelle mani di questi iconoclasti devastatori? Non dimentichiamolo: ciò che ci è più caro, può esserci sottratto. In particolare se dimostriamo che non ci è abbastanza caro. Perciò occorre essere vigili e non abbassare mai la guardia.

23 January 2007

La poligamia è già tra di noi...

...ma in Italia si dorme e si finge di non accorgersene. Dorme la sinistra che in qualche modo la incoraggia. Dorme la destra che non si oppone con la dovuta veemenza a quello che potrebbe essere il canto del cigno della nostra civiltà. Delle nostre conquiste, dei nostri diritti relativi a donne, uomini, mogli e figli del nostro Occidente. Ma soprattutto non si vuole capire che continuare con la politica dello struzzo, si rischia di non poter più contenere le pretese arroganti e pressanti da parte di chi considera sacri e inviolabili i loro riti, le loro tradizioni e usanze, ma che poi offende quelle cristiane nonché i dettami e le regole delle società occidentali laiche e secolarizzate nelle quali, lungi dall'integrarsi, combattono e remano contro.

Il fatto avvenne domenica 21 gennaio alle ore 20, 15 nel corso del TG1 , dove fu intervistato un tale medico omeopata siriano dell'UCOII a nome Mohamed Baha' el-Din Ghrewati, il quale ha dichiarato a microfoni aperti e con un'impudenza inverosimile, che in Italia esiste qualche milione di poligami e che tanto vale prenderne atto e "legalizzarli". Che lui, poverino, è costretto a operare in clandestinità; che non può portare tutte le sue mogli in Italia perché qui la poligamia è illegale. Ma che poligamia "vuol dire salvare le donne dalle fregature dell'uomo" e che in questo senso rappresenta una valorizzazione del femminile contro quei cattivacci di maschi occidentali. Ma guarda un po'!
Da sinistra non si è levata nemmeno una voce di sdegno, tanto per cambiare. Forse nel timore che lottando contro questi abusi, possano rinfacciargli i Pacs dei gay. Bene, chi avesse letto il post sottostante, avrà visto che mi chiedo se viviamo ancora in uno stato di diritto. Quel signore dichiara davanti alle telecamere d'essere poligamo; richiede espressamente la "poligamia legalizzata", però la galera per "bigamia", a quanto pare, la rischiò solo il cittadino italiano Carlo Ponti, produttore cinematografico appena morto. Tant'è che dovette andare in America eppoi in Francia per schivare gli arresti e poter sposare Sofia Loren. Altri tempi? Mica tanto...
Ecco un'altra (l'ennesima) forma di doppiopesismo della nostra giustizia. Per bigamia, Italiani in galera. Per poligamia dichiarata, invece, totale noncuranza e agli onori della stampa e della tv. Infatti, detto Ghrewati è uso rilasciare interviste sulle principali testate (La Stampa è l'ultima) nelle quali dichiara che con la poligamia si possono - bontà sua e della sua Scienza - curare perfino i tumori.

Ma veniamo alle origini della poligamia (o più dottamente, poliginia) la quale nasce e si sviluppa in quelle aree del mondo soggette a carestia, epidemie, pandemie e guerre laddove la mortalità infantile è diffusa e le donne sono in sovrannumero rispetto agli uomini.In talune altre aree tribali del mondo sopravvive pure la poliandria (cioè donne che si accoppiano con più uomini, dai quali hanno più figli) ben descritta da Malinovskij in "La vita sessuale tra i selvaggi". Ma sono fenomeni assai marginali e circoscritti. In tempi recenti, la diminuzione delle epidemie e delle guerre riduce drasticamente il fenomeno delle donne in eccedenza, venendo così meno anche la base demografica per praticarla. Inoltre in molti paesi arabo-musulmani non è più praticata e punita per legge (Turchia, Tunisia, Marocco). Il modello poligamico è tipico del nomadismo e del tribalismo, poiché solo nella famiglia e nella coppia stabilmente istituita è possiible crescere figli con altrettanto stabili modelli di riferimento, con la certezza della paternità e maternità, avviandoli , a loro volta, alla lotta per la vita, agli studi e al lavoro nonché ad un possibile futuro e sviluppo. Naturale, che anche in seno ai paesi arabi, stia avviandosi ad essere obsoleta. E allora mi si spieghi per quale ragione certi sedicenti imam e capi religiosi dell'UCOII (filiale dei Fratelli Mussulmani d'Egitto), vorrebbero esportarla in Occidente e più precisamente nel nostro Paese, visto che in molti dei loro stati sta cadendo drasticamente in disuso.
Il perché è presto detto. Con la scusa del verbo religioso, essi vogliono, con protervia, islamizzare il territorio occidentale trasformandolo in Dar al Dawa (terra di conversione). E magari, servirsi delle leggi ultra-democratiche per debellare la nostra democrazia, introducendo gradualmente la sharia. Poiché è proprio questo il paradosso cruciale che stiamo vivendo: con la democrazia si uccide la democrazia.
Del resto, se si fanno patti per matrimoni gay, per far sposare parenti fra di loro, per coppie che non hanno nessuna intenzione di registrarsi in comune quali "coppie di fatto" (tante, possono esserne le ragioni di questa mancata registrazione, non ultima le questioni patrimoniali), ecco che allora gli integralisti islamici alzano subito la cresta e chiedono a gran voce: "Perché non NOI che abbiamo seri motivi religiosi?".
Quel che è più triste di tutta questa macabra farsa che può sfociare in tragedia per noi, è che i mass-media sono sempre supini, proni, venduti e svenduti. E perciò pronti a fare interviste in ginocchio, servizi speciali (sic!), inviti ai talk-show, in cambio di un miserabile scoop, come quello di domenica sera al TG1. Loro, i fondamentalisti, lo sanno e ne approfittano per ottenere una visibiltà insperata e una ridondanza sfacciatamente inaudita per la loro causa. Il rimedio a questo male ce l'aveva già dato il vecchio Marshall Mc Luhan: staccare la spina. Nel contempo, combatterli strenuamente. La nostra battaglia culturale deve continuare...

12 January 2007

Parabiago: sgozzamento a cielo aperto

Il fatto non è nuovo. E' accaduto in quel di Parabiago (provincia di Milano e già hinterland milanese) il 30 dicembre dell'anno ormai trascorso da pochi giorni, nel corso della festa rituale "Aid al Adha" che spesso si trasforma in uno scannatoio a cielo aperto di bovini e ovini sgozzati, decapitati e squartati. Coi resti del bestiame, lanciati in giro a marcire tra i cespugli. E chi vuole sapere i dettagli vada sul blog dell'amica Mary e legga il post dell'8 gennaio 2007 "Islam: animali macellati con la fiamma ossidrica" http://orpheus.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=1313668 .

Ma proprio ieri mi è capitato di vederne il filmato agghiacciante sull'emittente locale Antenna 3, filmato già trasmesso da Telepadania. Francamente non credevo ai miei occhi. Il cineoperatore, per poter filmare, ha dovuto essere scortato da qualche vigile. Naturalmente, ci sono state rimostranze da parte di chi officciava alla macabra e cruenta cerimonia (se così può chiamarsi), i quali non gradivano venir ripresi. Quei pochi vigili presenti se ne stavano in disparte, increduli, ma buoni buoni e zitti zitti. Avrebbero potuto almeno provvedere a chiamare le forze dell'ordine, che so, i NAS dei carabinieri. Invece, macché...Si vede che la loro solerzia la riservano solo nel dare multe ai soliti poveri gonzi di casa nostra, per le soste dei veicoli, quando vanno al lavoro e non sanno dove schiaffare il mezzo.
Nessuno è accorso né si è mobilitato, benché alcune associazioni animaliste come la Lega Antivivisezionista, che da anni si batte contro le macellazioni rituali, avesse preavvisato le autorità comunali della scadenza in atto. I carabinieri non sono stati avvertiti. Le Fiamme Gialle della Guardia di Finanza, nemmeno. Lo ha riferito l'esponente animalista ospite in studio. Come pure ha riferito che esiste una normativa severissima che obbliga a praticare la macellazione in macelli autorizzati dal ministero della Sanità (art.2 e 5del Decreto legislativo 333 del '98). Non basta dunque che gli islamici abbiano ottenuto un vantaggio che non è da poco (e a mio avviso opinabile anche questo), di poter procedere alla macellazione halal in luoghi puliti,preposti, attrezzati e autorizzati. Ecco che si allargano a macchia d'olio nei prati e nelle brughiere dell'alta Lombardia, senza che nessuno si sogni di proibire loro il raccapricciante rito.
E allora, come mai è potuta avvenire quell'orgia sanguinolenta e barbarica a cielo aperto con un centinaio di persone in preda a una sorta di delirio collettivo con tanto di fiamma ossidrica in mano per bruciare teste mozze con corna e tutto il resto e con un fetore insopportabile che si espandeva verso l'abitato e verso il Ristorante Il Pioppeto, proprio lì nelle adiacenze? Corna, e zoccoli sono materiale cheratinico che, una volta cremato, lascia un fetore insopportabile. Poi hanno allestito un bancone con pensilina con i trofei, scuoiati e sgocciolanti in esposizione, manco fossimo al mercato del venerdi della fiera di villaggio.
Inoltre, assistere a riprese tv di bambini piccoli imbrattati di sangue che scorazzavano là in mezzo, è uno spettacolo a dir poco sconcertante. Si fanno tante moine per crocifissi e alberi di Natale nelle aule scolastiche in presenza di pochi bimbi musulmani, ma questo genere di riti tribali è forse da considerarsi edificante agli occhi dei più piccoli? E per giunta a casa nostra e in territorio non autorizzato? Ovvio, per loro, lo scopo è proprio quello di educarli precocemente allo spargimento di sangue e a renderli insensibili a tutto ciò, una volta cresciuti.
Ci piacerebbe sentire la voce di quegli ambientalisti targati a sinistra come Lega Ambiente o il Sole che ride dei Verdi. Invece, tutti zitti e mosca! Pecoraro Scanio in testa. Su questi temi, sono tutti latitanti e c'è un tacito fuggi-fuggi generale.
Evidentemente sono battaglie che non fruttano. O al massimo, fruttano solo qualche fatwa da parte dei soliti imam integralisti. E questi ecologisti del piffero, è gente usa a protestare solo su territorio sicuro. Magari contro la TAV o qualche altra infrastruttura moderna per migliorare i trasporti, facendo i soliti futili bastiancontrari del comune buon senso.
Una cosa è certa: tutta questa complicità di silenzi (compresi quelli pavidamente complici dei TG nazionali) è sospetta. Molto sospetta.

15 November 2006

Nullità della Consulta e i dolcetti avvelenati di Dachan

Magdi Allam denuncia in un suo articolo di lunedi 13 ottobre che Nour Dachan dell'Ucoii avrebbe scritto una lettera di stato nel quale si rivolge agli immigrati firmandosi on. Giuliano Amato, ministro dell'Interno. In detta lettera avrebbe pure proposto l'attivazione di due linee verdi differenziate (sic: una per uomini e una per donne) in caso di problemi e disagi. Detta lettera sarebbe stata distribuita di suo pugno nella sede stessa del Viminale a tutti i partecipanti della Consulta, in assenza dello stesso Amato. Poi ha portato pure dei dolcetti durante la riunione "come se si trattasse del salotto di casa sua e non del Ministero dell'Interno" (cit. dello stesso Allam nell'articolo "La lettera apocrifa del "ministro" Dachan). Ora nel leggere un simile articolo di denuncia sul Corriere, quotidiano ammiraglio della stampa italiana, ci si chiede: ma perchè Amato non querela il "falsario" di lettera apocrifa nel quale usurpa il suo nome? E perché non presiede egli stesso a detta Consulta invece di lasciar spadroneggiare Dachan? E la magistratura lo legge il Corriere della Sera?.


La sottoscritta ha dedicato all'argomento Consulta islamica qualche post, l'ultimo dei quali risale al 30 agosto u.s. (si veda l'archivio di detto mese) dal titolo "Ma quella Consulta non si doveva fare" che ripropongo alla lettura dei visitatori di questo blog. Perchénon si doveva fare?

1) Perchè è un riconoscere che esiste il problema Islam e chi lo rappresenta, mettendoci una pezza che non tiene.

2)
Perché dà rappresentatività a individui autoreferenziali e sedicenti, i quali , nel nome del "pluralismo democratico" chiedono di essere rappresentati.

3) Perché nessun altro credo religioso gode nel nostro Paese di un simile privilegio.

4) Perché è facile per chi predica la "taqiya" (la dissimulazione) fingere di attenersi a regole democratiche per poi violarle.

5) Perchè le consulte sono strumenti multiculturalisti per società multiculturaliste la cui faciloneria e miopia consiste nel continuare a dormire coi serpenti. In Francia, la Consulta non servì a nulla durante i roghi delle banlieues, e in Gran Bretagna, si è fatto entrare l'integralista Tariq Ramadan e i suoi, nel tentativo di ingraziarseli.

Per concludere, Oriana Fallaci illuminò il nostro percorso a pag. 172 de L'Apocalisse circa la nullità di questo strumento, ma evidentemente si sono ignorate le sue intuizioni. Ora la realtà le sta dando ancora una volta ragione. Giuliano Amato, continua, imperturbabile , a sonnecchiare coi rettili, mentre Dachan distribuisce a tutti gli astanti della Consulta, i suoi dolcetti avvelenati.

23 September 2006

Il tormentone sull'introvabile Islam moderato

Che ci sia ognun lo dice. Dove sia nessun lo sa. Non è l'Araba Fenice, ma l'islam moderato. In questi giorni ci sentiamo tutti più spaventati da quanto è accaduto. Le minacce di morte alla massima autorità religiosa, papa Benedetto, ci rendono più insicuri e sotto assedio. Sul silenzio dei cosiddetti musulmani moderati hanno insistito vari opinionisti. Magdi Allam ha sottolineato la santa alleanza trasversale fra sunniti, sciiti, wahhabiti; da Al Jazeera ad Al Arabiya, passando per quei governi arabi che intrattengono buoni rapporti con l'Occidente fino ad Al Qaeda. Con muftì di moschee turche, imam dei territori palestinesi;ayatollah iraniani. Dal Marocco all'Indonesia (dove sono appena stati fucilati 3 cristiani) fino e oltre il Pakistan: tutti agitatori e sobillatori di un'unico disegno di Jihad.
Giuliano Ferrara e Giorgio Israel su Il Foglio hanno parlato esplicitamente di "voce afona" da parte degli invisibili moderati. Panebianco non si mostra affatto ottimista, al riguardo, poiché già l'Europa dell'era post-vignette danesi, ha di fatto accettato che la libertà di satira vale per tutti tranne che per i musulmani di fronte ai quali l'autocensura è obbligatoria (suo articolo "L'introvabile islam moderato").
Eppure questo wishful thinking tutto occidentalista circa i "moderati" da recuperare alla buona causa, si affaccia sempre più nel nostro modo di pensare corrente. Quasi che dovessero essere loro a toglierci le castagne dal fuoco o a tirarci una ciambella di salvataggio. Il problema sta invece in altri termini. E lo spiegherò più sotto.
Ma prima, voglio ribadire che l'islam è una dottrina integrale, la quale costituisce un blocco unico e inscindibile con la politica. Che i "moderati"come Abdel al Rashed, direttore di Al Arabiya (già lodato intempestivamente perfino da una sospettosa e diffidente nata, come Oriana Fallaci nel suo ultimo libro), si è apertamente schierato dalla parte dei jihadisti contro il Papa, perché ha sentito il richiamo della foresta (o meglio, del deserto) del nazionalismo panarabico intinto di religione: una miscela esplosiva. Voglio sottolineare che questa "Jihad delle parole" (come la chiama Allam) in realtà è una pratica politica fomentata dagli autocrati al potere, con il supporto dei loro mullah, i quali hanno il ruolo di stornare la rabbia di queste masse analfabete su "nemici" ad essi esterni: noi occidentali. Garantendo, così, lunga vita alle dittature delle varie cricche militari o delle dinastie feudali.
Ma allora, esistono o no personalità ragionevoli nel mondo arabo-musulmano? (mi piace sostituire il termine "ragionevole" al trito e ritrito "moderato"). Sì, esistono. Ma sono individualità isolate che spesso scappano dai loro luoghi per rifugiarsi nei paesi occidentali proprio perché da loro non è consentita alcuna libertà di pensiero, parola, espressione. Quindi, se l'Occidente, del tutto impreparato a fronteggiare queste maree di ferocia umana, conta su di loro, fa davvero male i suoi conti. Siamo NOI che dobbiamo difendere strenuamente i nostri valori, criteri e capisaldi. Siamo NOI che dobbiamo far quadrato intorno a ciò che ci è più caro. Siamo NOI che non dobbiamo cedere nemmeno un brandello di sovranità e di identità territoriale. Siamo NOI che dobbiamo mettere con chiarezza i paletti dei nostri invalicabili confini. Siamo NOI che dobbiamo applicare in modo coerente (e all'occorrenza, stringente) le norme dello stato di diritto. E siamo ancora noi che dobbiamo prevenire e reprimere sul nascere ogni fanatismo e intolleranza.
Va infine ricordato che storicamente, i totalitarismi, le rivoluzioni, gli stravolgimenti politici eversivi vengono quasi sempre fomentati da minoranze facinorose molto aggressive e determinate. E che la maggioranza dei "moderati" e dei "pacifici" cittadini ha sopportato, in passato, senza ribellarsi né opporre resistenza alcuna. Le SS all'inizio erano poche. Idem le camice nere che Mussolini chiamava "della rivoluzione". Come pure i "bolscevichi" nel '17 in Russia. Il Partito Comunista Cinese venne fondato da Mao-Tze-Tung sopra una barca sul Fiume Giallo: erano in tutto una decina di uomini, al momento della fondazione. Eppure in seguito, combatterono strenuamente contro i giapponesi e alla fine prevalsero pure sui nazionalisti interni, spedendo a Formosa (oggi Taiwan) il loro leader di maggioranza Chiang -Kai -sheck e sconvolgendo la Cina.
Questo che significa? Che, a fronte del III totalitarismo del nuovo millennio (cioè quello islamico), non è importante che, ad esempio, i Fratelli Musulmani che si trovano da noi nell'appendice dell'UCOII, siano la maggioranza per fomentare un domani, eventuali provocazioni e disordini. O viceversa, per ottenere un diritto di delega e passare per accreditati intermediari. Ma conta che abbiano chiarezza degli scopi che vogliono perseguire. Non è importante, come si affanna a dire Magdi Allam (in questo caso, peccando di ottimismo) che i musulmani che frequentano la moschea sono solo il 5% rispetto alla maggioranza che invece lavora onestamente e se ne frega. Basta quel 5% con a capo sedicenti rappresentanti degli immigrati, perché si arroghi il diritto di ottenere una "rappresentatività" che magari non gli compete, ma che avviene di fatto .
E difatti l' hanno ottenuta: nella Consulta islamica con Pisanu e Amato prima, e lunedi 25 p.v. in delegazione al Vaticano davanti al Pontefice.Perciò, Siamo NOI (ovvero i rappresentanti della classe politica) che gliela dobbiamo togliere e non cadere nei loro infidi tranelli.
Da ultimo, mi aspetto che gli opinionisti delle varie testate la smettano di inseguire l'Araba Fenice dei moderati e che, viceversa, si mettano d' impegno, nelle loro testate, a svegliare, criticare e a pungolare la narcotizzata classe politica italiana. La quale su questi temi, si mostra timorosa, pusillanime, fiacca, distratta, demotivata e latitante. Quando non - ed è il caso della sinistra - addirittura complice e succube delle provocazioni fondamentaliste. Che oramai cominciano a essere davvero troppe.

30 August 2006

Ma quella Consulta non si doveva fare

Avere per interlocutori degli ospiti nel nostro Paese e pretendere che siano gli ospiti stessi a stilare il Menù della Casa, è il massimo della dabbenaggine politica. Pensavamo di aver già toccato il fondo con Pisanu che da buon democristianone ha fatto un appeasement con la filiale operativa dei Fratelli Musulmani di casa nostra (L'UCOII) e se ne è pure vantato in un'intevista su Libero dicendo con un'ambigua frase e oscuri giri di parole, che è grazie a questo concordato se non abbiamo avuto attentati terroristici nel nostro Paese nei passati 5 anni di legislatura. Finché poi è comparso all'orizzonte Giuliano Amato, uomo di pugnace impavidità (sic), un vero braveheart della politica. Prima, però, di passare al nuovo Ministro degli Interni, voglio spendere ancora due paroline su quello vecchio. Forse Pisanu ha dimenticato la frase di Churchill che un appeaser è colui che nutre il coccodrillo sperando di venir mangiato per ultimo. E forse si è pure dimenticato che il suo collega di partito Aldo Moro dopo aver fatto un umiliante compromesso con i terroristi palestinesi legati all'OLP, autorizzandoli a operare nel nostro territorio, cioè ad armarsi fino ai denti e ad organizzare cellule a patto che non ci sarebbero mai più stati attentati nel suolo italiano, è finito ucciso da altri terroristi. Che nemesi storica! Nostrani e brigatisti, certo. Ma pur sempre terroristi. Come volevasi dimostrare, il teorema di Churchill torna eccome.
L'UCOII ha puntato i piedi e non ha abiurato affatto le mascalzonate contro Israele scritte su tre quotidiani del gruppo Riffeser. Amato non li ha espulsi. Ma quanto è democratico! E che uomo decisionista! La riunione è rinviata e la Carta dei valori sarà scritta sotto dettatura. Si accettano suggerimenti.Preferibilmente, islamici. Uhm... ma che Right Nation abbiamo! E che statisti di elevato profilo!
Ma torno all'errore di fondo, ovvero alla Consulta islamica. La quale non s'aveva da fare sotto nessuna sigla né forma né contenuto né statuto. Poiché è un riconoscere implicitamente che esiste il problema "islam" e di chi lo rappresenta.Tant'è vero che si sono fatti avanti anche i musulmani sciiti legati all'Hezbollah, i quali chiedono a loro volta di essere rappresentati, nel nome dell'islam "che si coniuga al plurale". Non si doveva fare perché è un dare legittimità e rappresentatività a individui autoreferenziali e a sedicenti imam. Perché nessun altro credo religioso gode nel nostro paese di questo privilegio. Si è mai fatta una Consulta ebraica? O Buddista? O induista? O sikh? O Zen? O animista? O di altro credo religioso? E allora perché indulgere a queste penose trattative creando una litigiosissima Loya Girga di interpretazioni e sette islamiche proprio a casa nostra? Che ce ne importa a noi Italiani? Non ci basta già la piccionaia rissosa e irta di zizzannie, brogli e inciuci di Montecitorio e del Transatlantico? Dobbiamo anche importare "l'islam de noantri" in versione spaghettara?
La solita Oriana Fallaci aveva visto lontano a pag.172 de L'Apocalisse. E spiace dirlo: con tutta la stima che ho per Magdi Allam, ma ha sbagliato in pieno a caldeggiare questa iniziativa con Pisanu, ai tempi in cui erano in buoni rapporti. Il quale Pisanu ha poi fatto di testa sua tagliando fuori proprio lui che ne è stato l'ideatore. Da qui la rottura tra i due di cui Magdi parla nel sul ultimo libro "Io amo l'Italia". Nella polemica sorta tra Oriana e Magdi (Lettera a Oriana in "Vincere la paura") alla luce degli sviluppi evidenziatisi risulta chiaro che ha avuto ragione proprio lei, poiché la Consulta si sta rivelando sempre più una trappola, un trabocchetto che servirà a dare visibilità mediatica e cassa di risonanza a gente spaventosamente subdola e pericolosa, in nome di non si sa bene quale democrazia. L'Ucoii impiegherà i metodi più astuti, mendaci e infingardi per imbrogliare le carte e intorbidire le acque dentro e fuori la Consulta. No, decisamente, non c'è di che stare tranquilli. Ministro Amato, continuare a dormire coi rettili non è una buona idea.

13 August 2006

I tagliagole sono già tra di noi...

...ma noi facciamo finta di niente. Ci pensa "il generale Agosto" a
mettere tutto a tacere. Tutti al mare, e intanto ne scoppiano di tutti
i colori. E i giornali relegano nei "normali fatti di cronaca" (e cioè
nelle pagine interne) quanto dovrebbe essere oggetto di riflessioni su
chi ci mettiamo in casa. Nel giro di poco tempo, due fattacci di
sangue: il primo avvenuto a Roma (sempre più Romanistan) dove un
pakistano che vive "regolarmente" da sei anni in Italia ha sgozzato un
suo connazionale 43enne "perché non pregava abbastanza" e "gli imam
sono come angeli" e non sono troppo rigidi , come invece affermava la
sua povera vittima, dapprima torturata e seviziata, poi sgozzata.
Il secondo delitto di sangue avvenuto nel bresciano con sgozzamento
rituale (dettaglio spesso viene omesso durante i notiziari nel timore che a
qualcuno constati l'amara verita sullo scontro di civiltà già tra di
noi) è toccato a una ragazza (pakistana anche questa) di anni 20
uccisa ferocemente per essersi innamorata di un cristiano bresciano.
La ragazza, poco propensa ad applicare alla sua vita le norme coraniche
e attratta dal modo di vivere occidentale, è stata punita con
l'applicazione della sharia. Ora si cercano i suoi genitori su cui
ricadono pesanti indizi.
Dunque questi sarebbero poi, secondo la nuova
legge del governo, eventuali cittadini italiani? E di cosa? per diritto
di sangue? Non più. Per diritto di suolo? Italiani d'elezione perché
come Goethe amano il nostro paese e ne imparano lingua, cultura, usanze
e tradizioni? O vogliono morire con l'epitaffio simile a quello di
Stendhal il quale fece scrivere sulla sua tomba, "Henri Beyle
"milanese" Visse, scrisse, amò"? O per meriti professionali?
Ma figuriamoci!
Questa è gente che
vuole vivere nell'extraterritorialità più tribale e ferina. Che applica la sharia. E ci vuole
una bella dose di cinismo reiterato a credere che diventino a tutti gli
effetti "cittadini d'Italia", solo perché si ha bisogno del loro voto!



01 April 2006

Ayan Hirsi Ali, non sottomessa al comunislam

Io penso che il profeta Maometto ha avuto il torto di ergersi, lui e le sue idee al di sopra di ogni pensiero critico.

Io penso che il profeta Maometto ha avuto il torto di subordinare le donne agli uomini.

Io penso che il profeta Maometto ha avuto torto di decretare che bisognava assassinare gli omosessuali.

Io penso che il profeta Maometto ha avuto torto di dire che bisognava uccidere gli apostati.

Aveva torto di dire che le adultere vanno frustate e lapidate, che ai ladri si debba tagliare le mani.

Aveva torto di dire che chi muore per la causa di Allah va in paradiso.

Aveva torto nel pretendere che una società giusta poteva essere edificata solo sulle sue idee.

Il Profeta faceva e diceva buone cose. Incoraggiava la carità verso gli altri. Ma sostengo che fosse irriguardoso e insensibile con quelli che non erano d'accordo con lui.
Penso che sia bene fare disegni critici e film su Maometto. E' necessario scrivere libri su di lui. E tuttò ciò per la semplice educazione dei cittadini. Io non cerco di offendere i sentimenti religiosi altrui, ma non posso sottomettermi alla tirannia.
Esigere che gli uomini e le donne che non accettano l'insegnamento del Profeta s'astengano dal disegnarlo, non è una domanda di rispetto, è una domanda di sottomissione.
Io non sono la sola dissidente dell'islam, ce ne sono molti in Occidente. E se non dispongono di guardia del corpo, devono lavorare sotto falsa identità per proteggersi dalle aggressioni. Ma ce ne sono molti altri a Teheran, Doha, Riad, Amman e al Cairo, come a Kartum, Mogadiscio, Lahore e Kabul.
I dissidenti dell'islamismo, come quelli del comunismo di un tempo, non hanno bombe atomiche né nessun altra arma. Non possiedono i denari provenienti dal petrolio come i Sauditi e non bruciano ambasciate né bandiere. Ci rifiutiamo di imbarcarci in una folle violenza collettiva. Del resto, siamo troppo pochi e troppo dispersi per diventare collettività.Qui in Occidente, dal punto di vista elettorale, non contiamo nulla.
Noi non abbiamo che le nostre idee e non chiediamo che la possibilità di poterle esprimere. I nostri nemici impiegheranno, se necessario, la violenza per farci tacere. Utilizzeranno la manipolazione, fingeranno d' essere mortalmente offesi. Diranno ovunque che siamo esseri mentalmente labili per impedirici di venire presi sul serio. Tutto ciò non è una novità: i partigiani del comunismo hanno largamente impiegato questi metodi.
Berlino è una città all'insegna dell'ottimismo. Il comunismo ha fallito, il Muro è stato abbattuto. E anche se oggi le cose sembrano difficili e confuse, sono certa che il muro virtuale tra gli amanti della LIbertà e quelli che soccombono alla seduzione e alla comodità delle idee totalitarie, questo stesso muro, un giorno sparirà. (Ayan Hirsi Ali, da Le Monde del 15-2-06)
Questo stralcio da me tradotto in Italiano, dal discorso di Ayan Hirsi Ali (di origine somala e membro del Partito Liberale VVD d'Olanda) invitata a parlare il 9 febbraio u.s. a Berlino durante "l'affaire vignette", ha per titolo "Sono una dissidente dell'islam", e mette assai bene in raffronto le analogie fra il totalitarismo islamista e quello comunista. Di grande valore simbolico, visto che Ayan lo tenne proprio nella città del Muro della Vergogna. L' Occidente aiuti Ayan e quelli come lei ad abbattere i nuovi muri : reali e virtuali! Aiutando tutti quelli come lei, aiuteremo anche noi stessi.

07 March 2006

Rosy Bindi e Magdi Allam: scontro sul centro islamico di Colle Val d'Elsa

Ieri 6 marzo la Giovanna d'Arco di Asinalonga Rosy Bindi, deputato della Margherita, ha risposto a Magdi Allam dalle pagine del Corriere sul futuro del centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa. Che dire? Siamo stupiti di fronte a tanto sfoggio di ingenuo quanto pervicace wishful thinking. Senza conoscere nulla delle fonti di finanziamento, nulla della longa manus degli integralisti sul progetto urbanistico-archittetonico, lei ha già deciso per tutti noi Italiani che il Colle è il luogo-principe dell' incontro multukulti, sminuendo con disprezzo la raccolta di firme dei cittadini per il referendum. Vediamo di puntualizzare passo dopo passo alcune delle sue "sagaci" note.
Magdi Allam si preoccupa che la Divina Commedia finisca nel posto sbagliato, la futura biblioteca del centro culturale islamico di Colle Val d'Elsa. Eppure da persona colta qual è, dovrebbe essere contento.
R - Proprio perché Magdi Allam è persona colta e attenta al mondo islamico (dal quale, tra l'altro proviene) ha visto subito nella Divina Commedia un possibile "obiettivo sensibile" da parte degli islamisti, dato che in essa Maometto viene condannato all'Inferno.
Per questo vanno incoraggiati tutti quei progetti che in un quadro di regole trasparenti, come nel caso di Colle Val d'Elsa, contribuiscono a dare corpo a un'idea di cittadinanza più forte e condivisa. E vanno sostenute le amministrazioni locali che verso gli immigrati adottano strategie di inclusione...
R - Gli Italiani hanno il diritto di sapere chi si mettono in casa, chi sia la sedicente "Comunità dei musulmani di Siena e Provincia", quali siano le fonti di finanziamento, perché certe Amministrazioni "rosse" che la Bindi, da cattocomunista qual è, difende a spada tratta, si sentano in dovere di individuare in una dispendiosa e onerosa struttura di 3.200 mq. con un minareto di 8 mt e mezzo, una priorità per gli immigrati. Infine, perché e a che pro la Monte dei Paschi di Siena (banca dei DS) deliberi fondi per la costruzione di detta moschea.
Non a caso, l'Imam, artefice di questa intesa è stato a suo tempo indicato proprio da Allam, come un rappresentante di quell'Islam moderato con cui si vorrebbe dialogare.
R - Questo purtroppo è vero. Dopo i fatti di Beslan del 2 settembre 2004, ci fu un manifesto degli islamici cosiddetti moderati firmato anche dall'imam di Colle Val D'Elsa. Da lì, poi Magdi partì per sostenere l'idea (assai peregrina) della Consulta islamica. Dopodi ché cadde egli stesso vittima di un'iniziativa che, grazie alla miopia di PIsanu, ha incluso l'UCOII. La Consulta così come è stata istituita, venne poi criticata dallo stesso Allam nei suoi successivi articoli apparsi sul Corriere. Ma ora la Bindi le rinfaccia la sua incongruenza e il suo dietrofront. Intendiamoci: errare è umano e si può anche sbagliare valutazioni sull'imam. Ma ora lei di tutto ciò ne fa un trofeo e se ne fa scudo.
E' un nostro dovere, sancito dalla Costituzione, garantire la libertà religiosa, la più importante tra le libertà dell'uomo, ed evitare ogni forma di discriminazione.
R - L'articolo 19 della Costituzione sancisce la libertà di culto a condizione che i culti religiosi non contrastino con le norme penali, civili e amministrative del nostro Paese. Inoltre l'islam è realtà plurale e variegata (come mostrano anche le lotte irachene tra sunniti e sciiti), laddove ciascuna delle componenti religiose si arroga il diritto di essere "unica". E manca pertanto di una vera autorità ufficiale legalmente e civilmente riconosciuta.
Resto convinta che la via maestra per soffocare ogni forma di fondamentalismo politico sia quella di evitare la strumentalizzazione delle religioni e la demonizzazione di chi è diverso.
R - A patto poi che quei fondamentalisti che si vuole cacciare dalla porta principale non li si accolga in casa nostra facendoli rientrare dalla finestra, sotto mentite spoglie, sotto mendaci sigle e senza voler rendersi conto della loro astuta "taqiya" (dissimulazione).
Ben venga allora una biblioteca interculturale e interreligiosa in cui tra i testi sacri dell'Islam, del cristianesimo e dell'ebraismo, si possa leggere la biografia di S.Francesco scritta da Chiara Frugoni o quella mirabile novella di uno scrittore della Val d'Elsa, Giovanni Boccaccio, grande divulgatore di Dante, un cui l'ebreo Melchisedech mette i difficoltà il feroce Saladino e dimostra come tutti i credenti siano figli di un unico Dio...
R - E qui casca l'asina di Sinalunga (o Asinalonga). Chi ci va, una volta istituito il mega-centro islamico, a controllare che venga rispettata la par condicio e la reciprocità dei testi religiosi? Chi ne sarà il Garante? La Bindi? Stiamo freschi allora... Cominciamo subito a rimarcare la sua dhimmitudine psichica dal fatto che scrive Islam in lettera maiuscola, mentre cristianesimo ed ebraismo, lo scrive in minuscolo (notate voi stessi sul Corriere, prego!). La nozione di Dio unico, introdotta da Woytjla è materia di numerosi studi teologici e revisioni da parte di Papa Ratzinger. Se il Dio è uno per tutte e tre le religioni, allora non è più assoluto, ma diventa relativo. E perciò multiculturale. Questo spiegherebbe la dhimmitudine di molti cattolici verso l'islam e le loro debolissime resistenze specie in Terra Santa. Non sono osservante (benché cristiana) e non me ne intendo di teologia, ma qualcosa mi dice che se ciascuno si tenesse il proprio Dio Onnipotente, sarebbe molto meglio per tutti. Si eviterebbero tante - troppe confusioni.
Quanto alla "cattolicona" Rosy Bindi , dovrebbe semplicemente vergognarsi: i valori identitari dell'Occidente cristiano vengono difesi dagli atei (Oriana Fallaci e Giordano Bruno Guerri) , dai laici miscredenti (Marcello Pera e Giuliano Ferrara), dai cattolici eretici (don Baget Bozzo), perfino dai musulmani-laici come Magdi Allam. Ma non da lei.

22 February 2006

Che cosa nasconde la trappola dell'islamofobia

La mia tesi è che l'islamofobia non può essere considerata reato, ma semplicemente una sorta di riflesso condizionato di tipo pavloviano, dovuto all' umano istinto di conservazione. Ad azione corrisponde reazione. Qualcuno dopo il crollo delle Twin Towers ha scritto che si sono salvati i claustrofobici, quelli che soffrono di paura per gli ambienti chiusi, i quali si sono fatti numerosi piani a piedi, evitando gli ascensori. Fobia deriva etimologicamente dal greco phòbos, cioè timore. Si ha timore degli spazi aperti (agorafobia), di quelli chiusi (claustrofobia), dei microbi e delle malattie (patofobia), dei ragni (aracnofobia), e di numerose altre cose. E allora perché ascrivere una fobia (ovvero un timore) nei reati da perseguire a norma di legge come hanno fatto numerose leghe islamiste nei codici civili e penali dei paesi occidentali che li ospitano? E' noto che il MRAP, un'associazione islamico-francese intentò un processo contro Oriana Fallaci accusata di "islamofobia" , accusa contro la quale lei si ribellò, confutandone le motivazioni. L'islamofobia non è infatti una forma di razzismo. Nessuno accusa gli islamici di essere dei couloured people, nel qual caso lo sarebbe. E nemmeno di essere devoti al Profeta. Nel qual caso sarebbe persecuzione religiosa. Si ha invece paura di una religione che può essere interpretata in modo letterale, integrale, pervasivo, integralista e totalizzante. Oltre che totalitario. Detto in altri termini, di una religione che si fa dittatura politica, sociale e culturale. Se l'imbelle Europa del '38 seduta a Monaco avesse sofferto di nazifobia, si sarebbe forse salvata, perché la paura mette spesso in moto reazioni di salvaguardia nel mondo animale come in quello umano. Sappiamo invece come è andata: lord Chamberlain tornò in patria con in tasca l'ottimismo a buon mercato e in testa l'illusione che i nazisti non avrebbero mai attaccato l'Inghilterra. Dunque, anche il non voler vedere le cose per quello che sono è già in sé una forma di paura: la più insidiosa, poiché è un voler negare a sé stessi i pericoli in atto. Quindi, paradossalmente, non c'è peggior paura di non saper riconoscere le cose che fanno paura. Sul blog de ll Camper di Lontana (link qui a fianco) c'è una dichiarazione di islamici canadesi sulla libertà d'espressione, subdola quanto scivolosa (post: Manifestazione a Montreal e a Toronto per le vignette del 12 febbraio). La parola islamofobia fa la sua comparsa ufficiale nei documenti della politica araba, da parte dei 57 paesi della Conferenza islamica, secondo l'ottimo articolo di Mario Sechi per il Giornale del 19 u.s. "Il diktat arabo dell'Onu", e usarla come ipotesi di reato, favorirebbe il disegno del grande califfato, l'idea-chiave di Al Qaeda e di altri fondamentalisti i quali tengono sotto pressione i regimi arabi. Il blog Parbleu! di Jeanne e Emile de la Penne ha attentamente analizzato le ricadute eventuali di una risoluzione Onu di questo tipo: dichiarazione dei diritti dell'uomo dimezzata, limitazione della nostra libertà di stampa e di espressione, arresto del processo di democratizzazione in MO nonché del processo di emancipazione femminile all'interno dei loro stessi popoli (cfr: post del 21c.m. DhimmiONU).
Noi però possiamo già vedere fin d'ora come stanno andando le cose nel mondo anche senza tutto ciò. Innocue vignette (molte delle quali falsificate proprio da quegli imam che le hanno propagate nelle moschee) scatenano uni'iradiddio: roghi alle ambasciate, numerosi morti e feriti, pretese (soddisfatte) di licenziamento di giornalisti e direttori di giornali, boicottaggio merci danesi, e di recente, gli stessi fatti libici con la crisi nel nostro governo che si è sentito in dovere di regalare a Gheddafi le dimissioni di un suo ministro per accontentarlo. In risposta al nostro appeasement , il rogo alla nostra Ambasciata e alle nostre chiesette.
Di fronte a tanta furia iconoclasta ce la sentiamo di dire "io non sono islamofobico"? Ce la sentiamo di ripetere pappagallescamente la favola dell'islam buono e dell'islam cattivo che è un po' come la vecchia storiella del poliziotto buono e di quello cattivo? Siamo sicuri che islam e Occidente possano essere compatibili, glissando sui sacerdoti uccisi, sui cristiani africani perseguitati e ammazzati in Nigeria, Sudan; su quelli del Pakistan e dell' Indonesia ? Possiamo noi dimenticare quel che avvenne anni prima nel vicino Libano allorché le chiese e i cristiani maroniti furono attaccati (a casa loro) dagli "ospiti" palestinesi, riducendo il LIbano (detta Svizzera del MO) in un colabrodo di scontri interetnici e religiosi? Possiamo fingere di non vedere che in Serbia i templi ortodossi vengono presidiati dai soldati della Nato contro la barbarie iconoclasta islamista? E che Theo van Gogh è stato scannato come una bestia proprio nella sua città d'Europa? Possiamo non constatare che ogni qualvolta esce un film, un libro, o c'è un attore (Omar Sharif) che interpreta un ruolo a lorsignori non gradito, ecco spuntare la solita fatwa di morte puntuale come la morte? Possiamo ignorare che in Europa 10 persone del mondo giornalistico e culturale vivono già sotto scorta, perché minacciate?
Sì, io rivedico la mia libertà di aver paura poiché non è reato, ma una semplice reazione ad un pericolo imminente. Perché non voglio vivere a contatto di una cultura e di una religione che mi privi delle mie libertà, che si insinui subdolamente nelle maglie delle leggi di uno stato di diritto allo scopo di renderle più restrittive. Rivendico il diritto di guardarmi intorno con circospezione su una metropolitana, un autobus o un treno perché può succedere quel che è già successo a Madrid come a Londra. Ma soprattutto perché non sopporto che i nuovi nazisti tinti di verde godano dell'arbitrio di uccidere,decapitare, rapire, sequestrare, incendiare, perseguitare, ricattare, far licenziare i direttori dei giornali o far dimettere ministri eppoi pretendere qui da noi, che non se ne parli neppure. Così come pretendere (e ottenere) che i nostri governi si scusino con loro scucendo denari, mettendedoci la mordacchia col solito ricatto della islamofobia, e facendo applicare da parte della Magistratura, leggi e provvedimenti che di fatto legittimano le loro stesse iniquità, in nome della political correctness . In altre parole, che i carnefici si facciano "vittime" ribaltando astutamente i ruoli all'interno di un'Europa smarrita e priva di radici identitarie.
Chiesi una volta a Enzo Bettiza, un vero liberale a 24 carati, durante la presentazione del suo ultimo libro: "Che cosa le fa maggiormente paura di quest'epoca apocalittica che stiamo attraversando?"
"Mi spaventa l'indifferenza rispetto a tutto quel che stiamo vivendo". Come non essere dalla sua parte?

16 February 2006

Il bavaglio alla stampa, le querele islamiste e l'iconoclastia

Ieri 15 febbraio è stata una giornata particolare per la stampa che forse proprio da ieri potrebbe essere meno libera. E non solo perché è stato querelato il direttore di Libero da parte dell'Ucoii, ma perché la querela si è estesa ad altri giornali: il Corriere della Sera, la Stampa, la Padania. E a qualche programma tv: "Otto e mezzo" (La7) e "Controcorrente". Con l'eccezione del giornale di Feltri e della Padania, perfino sulla querela, è scesa la congiura del silenzio. Il Corriere ha relegato la notizia a pag. 10 in un trafilettino di spalla che sembra l'avviso di un cagnolino smarrito. Frattanto continua il mega show della campagna elettorale, ma gli italiani hanno la sensazione sgradevole che ciò di cui si evita di parlare è proprio quanto sta loro a cuore. Me l'ha detto il mio panettiere. Me l'ha detto il mio giornalaio. Me l'ha detto la parrucchiera e il salumiere sulla piazzetta del mercato. Bruciano le ambasciate europee e noi li lasciamo fare? Ma come?! Uccidono un prete mentre diceva Messa e noi li lasciamo fare? Querelano i direttori dei giornali che riproducono le vignette e noi li lasciamo fare? C'è come un senso di rabbia, di frustrazione e di impotenza in queste domande ricorrenti, le quali non possono trovare risposte nel reality show della politica. Men che meno dei partiti di sinistra. Ma anche la destra ha le sue responsabilità. Come quella brutta Consulta istituita dal Ministro Pisanu che dà legittimità all'UCOII (una filiale italiana della Fratellanza Musulmana d'Egitto), "dormendo coi serpenti", come dice Magdi Allam, la quale legittima di fatto la sua autoreferenzialità e il "comunitarismo", un fattore di disgregazione della nostra società nelle sue basi. In modo astuto quanto insidioso quelli dell''Ucoii si eleggono a rappresentanti unici di tutti i musulmani d'Italia, in quali in larga parte (il 90, 95%) non frequentano le loro moschee. E non appena investiti improvvidamente dal Ministro di questo ruolo, non hanno perso tempo con i loro attacchi alla stampa. Agiranno infatti sul piano civile, ovvero puntando alla grana. Ma anche penale, ovvero per l'applicazione della Legge Mancino che punisce "discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi" fino a 18 mesi di carcere. Inutile replicare ai dhimmi che viaggiano anche per i blog e i forum e ai loro stolti quesiti: "Volete forse che brucino ambasciate e provochino disordini anche qua da noi? Non è meglio che ricorrano alle vie legali?". Beh le vie legali alla Jihad sono la strategia soft e occidentale (cioè l'altra faccia) di quello che fanno in altri paesi. Sono una sorta di via giudiziaria al jihadismo, sfruttando abilmente le falle e le contraddizioni lasciate aperte: Magistratura schierata, burocrazia farraginosa, possibilità di risarcimenti pecuniari che non puzzano mai nemmeno a loro. Queste, le risposte evidenti che saprebbe dare anche un bambino.
Haram e iconoclastia islamica
Ma c'è un fenomeno ancora più inquietante di questa loro invasione di campo e avanzata sistematica: l'esportazione della loro iconoclastia. Ritenere cioè cosa deve essere considerato "haram" (peccato) e cosa no. Da oscurare o no. In altre parole, costringerci a guardare il mondo con i loro stessi occhi. Riprodurre un'immagine che circola su altri mass-media, fa parte del diritto di cronaca e di informazione. Nel mondo occidentale l'immagine si alimenta, come scrisse Walter Benjamin, della sua stessa riproducibilità. Se ciò ci viene impedito in nome della loro religione, che ne sarà della nostra civiltà? Tutto ciò si abbatterà fatalmente nel cinema, nel teatro, nei dipinti, nei libri che scriviamo e che leggiamo, nella cultura e nell'informazione in una sorta di neo Inquisizione dalla longa manus che agisce e reprime attraverso le vie più subdole e insidiose: ora violente ora soft. Non voltiamoci dall'altra parte: schiena dritta! Da oggi in poi potremmo essere tutti meno liberi di prima. Dipende da noi. Sarà dura. Ma possiamo farcela solo se non ci lasceremo intimidire e intimorire. E so che Feltri, Ferrara e altri giornalisti chiamati in causa, non si lasceranno sottomettere.

14 December 2005

Maggiolini - Lo Stato non deve costruire moschee

Gli antefatti di Como
La contrapposizione tra islamici e Comune di Como sorta fin dagli inizi di agosto, si è evidenziata a proposito dell'utilizzo di una moschea abusiva in città : un magazzino usato come luogo di culto. Il comune lariano aveva concesso 90 gg.per il ripristino dei luoghi e detta moschea è stata poi chiusa il 7 dicembre.
La scintilla
La situazione è degenerata lunedi 6 u.s. allorché 30 islamici si sono messi a pregare nella Corte del Comune di Como, annunciando altri rinforzi di 500 islamici per il venerdi successivo. Il rito si è poi svolto in una struttura sportiva concessa dai Padri somaschi.
Le reazioni
Il Comune ha annunciato che la ripresa del dialogo potrà avvenire solo se i musulmani cesseranno le provocazioni. Fulmini e anatemi per gli sprovveduti padri somaschi da parte di mons. Maggiolini, vescovo di Como, il quale in materia di religione cristiana e identità, ha le idee chiare.

Alla domanda se il potere civile deve o no costruire moschee, il vescovo di Como Alessandro Maggiolini ha dato risposte precise sul quotidiano La Provincia di Como, riportate anche su La Provincia di Varese.

mons. Maggiolini - Alcuni recenti fatti balzati all'onore della cronaca domandano una riflessione attenta e pacata in merito alla società civile, la comunità cristiana e la sempre più numerosa presenza dell'Islam tra di noi. L'azione pastorale della Chiesa avverte due pressanti esigenze.
  • Educare il popolo cristiano a quegli atteggiamenti di fraternità accoglienza e dialogo con la religione islamica.
  • Nel contempo, salvaguardare l'identità della nostra fede in modo chiaro e consapevole.
In tal senso, concedere locali o spazi riservati al culto cristiano o destinati alle attività pastorali come luoghi di culto o di propaganda per i musulmani contraddice alle esigenze della testimonianza, perchè verrebbe facilmente equivocato non come gesto di cristiana bontà, ma come segno evidente che le religioni sono tutte uguali: se non addirittura come rinuncia dei cristiani alla loro identità religiosa. D'altra parte - ed è la seconda esigenza - c'è il rischio che si affermi anche tra i cristiani, una visione relativistica dei rapporti tra le diverse religioni, quasi che tutte le religioni fossero equivalenti e che alla fine si tratterebbe di invocare lo stesso Dio. In realtà il Dio Trinitario non è uguale ad Allah, né Gesù Cristo a Maometto né il Vangelo al Corano.
Più concretamente, allo stato laico (che sarà bene ribadirlo, non significa affatto contrario alle religioni) vanno assegnati tre compiti:
a) - vigilare affinché una determinata espressione religiosa non sia contraria al bene comune. In altri termini, l'autorità civile deve farsi garante della cornice di legalità all'interno della quale una confessione religiosa può legittimamente espletare le sue iniziative.
b) - promuovere le diverse espressioni religiose, con un'attenzione privilegiata per quelle religioni maggiormente significative della tradizione storica del popolo.
c) - a tale proposito, la dottrina più comune del principio di sussidiarietà non ritiene legittima l'erogazione in denaro pubblico per l'edificazione di luoghi di culto, salvo il caso di una comprovata rilevanza dell'edificio stesso per il bene comune, come accade ad esempio per la compresenza di importanti beni culturali (artistici e architettonici).
Il Commento
Dunque vediamo che anche la Chiesa (in particolare in seno all'Ordine dei frati) è assai divisa e colta di sorpresa dal fattore Islam. Cervelli fini e pensanti come il cardinale Ruini, Biffi (oggi in pensione), Rino Fisichella e il vescovo Maggiolini di Como, non ce ne sono molti. Tuttavia la Chiesa in materia identitaria e culturale (oltre che ovviamente sul piano etico-
religioso) resta (pur nelle sue contraddizioni) più esperta e cauta, in materia, di quanto non lo siano le stesse forze politiche. Prova ne sono le note da me sunteggiate, di mons. Maggiolini sul divieto di usufrutto dei locali riservati al culto cristiano, agli islamici e i suggerimenti allo stato laico circa i finanziamenti alle moschee. Quanto alle forze politiche è da rilevare un duplice atteggiamento.
  • A destra ci si genuflette nei confronti della Chiesa, appiattendosi sulle sue iniziative (leggi 194 e consultori, referendum su fecondazione assistita, suggerimenti sui matrimoni misti fra cristiani e islamici da parte di Ruini), senz'essere capaci di promuoverne di proprie, come da sua prerogativa.
  • A sinistra si intraprendono crociate laiciste e anticlericali contro la Chiesa nel momento storico peggiore: quello della guerra contro i fondamentalismi e contro il terrorismo islamico. Atteggiamento assai maramaldo, tenuto conto della debolezza intrinseca della Chiesa nel far fronte alla secolarizzazione.
Strategicamente e tatticamente, è impossibile combattere due nemici in un colpo solo. E il nemico principale - sarà utile ricordarlo - non è la Chiesa cristiana, ma l'Islam in alcune sue interpretazioni violente e aggressive.Omologare le gerarchie ecclesiali ai mullah islamici, come fanno spesso Pannella, Capezzone, i Verdi e la sinistra in generale, è profondamente sbagliato e fuorviante. Il fronte interno dell''Occidente (e nello specifico, del nostro Paese) non è affatto coeso e compatto e ricorda a numerosi esperti, lo spirito di Monaco durante la II guerra mondiale.Ma la Storia è quella lezione che i popoli non imparano mai abbastanza.
Nessie

22 November 2005

Poligamia islamica nella Francia cristiana

Francia cristiana che però non sa di esserlo. O forse si rifiuta di esserlo. E' questo il punto cruciale quando ci ostiniamo a parlare di integrazione in Ue. Che sia governata dalla destra o che lo sia dalla sinistra, la Francia ha sempre praticato uno strano laicismo da ghigliottina (laicisme de combat). E allora ecco poi saltar fuori contraddizioni esasperate come quelle cui abbiamo assisitito in questi giorni di fuoco. Per l'Islam, sia la laicità che il laicismo - termine, quest'ultimo, che sta a significare la messa al bando in modo drastico dell'elemento religioso dalla vita pubblica (mentre nel primo caso significa includerlo), sono entrambi sinonimi di paganesimo e di miscredenza. Non facciamoci illusioni: è considerato parimenti infedele sia un cristiano osservante che un laico non praticante, che un ateo. E allora come si può pensare di trasformare i musulmani in ciò che per loro significa essere infedeli? In particolare, come si può essere tanto naif da credere che accettino la secolarità europea come un valore? Se ci definiscono comunque dei kuffar tanto vale tenerci la nostra religione e farcene scudo e vanto. Tenerci le nostre campane e suonarle in libertà. Tenerci le nostre chiese e cercare di non trasformarle in cattedrali nel deserto. Penso alle cattedrali gotiche di Chartres, di Rouen, di Reims, di Notre Dame e a come sono belle con queste guglie e pinnacoli che svettano verso il cielo in un verticalismo trascendente. Ma ripenso anche a quanto sarcasmo, boria e presunzione la Francia di Quai d'Orsay abbia mostrato facendosi paladina del laicisme de combat. Giscard d'Estaing è stato tra gli strenui oppositori dell'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea. E il sussiegoso Chirac si è fatto beffe di Berlusconi chiamandolo "monsieur le pretre" a Pratica di Mare, quando lui glielo ha ricordato. La Francia di Bernard de Clairvaux, di Montaigne, di Descartes e di Pascal. La Francia dei Giansenisti di Port Royal, di Jacques Maritain e di molti altri pensatori cristiani ha creduto ciecamente nella scorciatoia della tabula rasa. Niente cenni religiosi, né preamboli nella Costituzione Ue, così sarà più facile integrare gli islamici. Piazza pulita dei simboli cristiani anche nelle scuole e tra gli studenti (niente croci). Così sarà più facile togliere anche il velo islamico alle studentesse. E chi l'ha detto? Non si può integrare chi non ama la Francia nella Francia che professa di non amarsi - sostiene Alain Finkielkraut. E più che non amarsi, forse, nella Francia sans mémoires et sans racines che non ricorda più nulla della sua cultura se non il giacobinismo sanguinario di quel 14 luglio della presa della Bastiglia che si festeggia ogni anno. Ma quello farebbero forse meglio a dimenticarlo. La Francia che si strappa i capelli per essere stata un tempo, potenza coloniale, e che elargisce generosi sussidi ai suoi creoli e meticci del Territori d'Oltremare nel tentativo di farsi perdonare. "J'ai quelques choses à toucher" (ho qualcosa da tastare, cioè soldi in arrivo) è uno delle espressioni gergali più comuni ripetute da nativi sorridenti e ammiccanti giù alla Martinica a proposito di assegni vitalizi da riscuotere.Come figli viziati e irresponsabili cui tutto è dovuto senza meriti.
La Francia che, contrariamente al generoso La Fayette, ha lasciato l'America tricolore in bianco, rosso e blu come lei (sebbene a stelle e strisce) da sola in trincea a gestire il problema della guerra irachena e del terrorismo internazionale di matrice islamica. Nell'illusione che quest'ultimo non la riguardi. La Francia sans frontières che rifiuta le quote di immigrazione e che ha deciso di farsi perdonare la sua guerra d'Algeria. Come? Attirandosi un'Algeria incandescente a casa propria. La Francia che si picca di dare lezioni di alta politica internazionale dicendo che è impossibile "esportare la democrazia", ma poi pratica l'importazione della poligamia islamica a casa propria facendo finta di nulla. Legalizzandola di fatto, attraverso i sussidi elargiti ai suoi imam poligami, al loro stuolo di mogli e alla loro numerosa prole - imam che non riesce più ad espellere. Perchè? Perché già diventati immeritatamente citoyens de France.Ma nazionalità e cittadinanza bisogna meritarsele, non sono dei diritti naturali!
Infine la Francia che emanò nel '93 una legge che vietava l'ingresso ai poligami e autorizzava l'espulsione di quelli che erano già entrati e che convivevano con più mogli, ma che poi cancellò tale norma per soddisfare i terzomondisti di sinistra e tutti i farisei della French political correctness, sicché oggi quei figli di nessuno degli immigrati poligami te li ritrovi in giro per le banlieues a dare fuoco alle auto, a lanciare bottiglie incendiarie contro i poliziotti, a mandare al rogo le scuole. E Chirac a fare appello al senso di responsabilità educativa delle famiglie musulmane. Ma quale famiglia se si è deciso di immettere nel tessuto sociale francese dei clan tribali in sfregio alla famiglia monogamica di tradizione cristiana? E come vogliamo chiamarlo tutto questo? Assimilazionismo alla République? Io lo chiamerei semplicemente idiozia. O se preferite un termine francese un po' più forte, connerie.

18 October 2005

EuroJihad: dalla simulazione alla realtà

EurabiaSi vis pacem para bellum è un antico proverbio latino mai abbastanza applicato da noi in Europa. O Eurabia, a seconda delle convinzioni. Certo, si svolgono le simulazioni ed esercitazioni di attacchi terroristi a Milano, a Roma, come a Londra, come pure nella stessa Olanda, già teatro di recenti scontri all'Aja tra una cellula marocchina affiliata al gruppo dei fondamentalisti islamici dell'Hofstadt (quella responsabile dell''omicidio di Theo Van Gogh) e le forze dell'ordine. Ma queste simulazioni, vengono fatte con notevole ritardo rispetto all'incalzante avvicendarsi dei fatti. Siamo in corsa contro il tempo, come al nostro solito. Un po' come si fa con l'influenza aviaria e i vaccini non disponibili.
Presto per i terroristi islamici non sarà affatto necessario andare lontano da casa in Iraq, in Afghanistan, nei territori palestinesi, nel Kashmir o nel Caucaso, per combattere la loro Jihad. Ci sono già segni palesi che gli islamisti stanno organizzando un loro esercito europeo. Un rapporto indica che centinaia di musulmani europei, reduci dall'Afghanistan cercano di addestrare schiere di nuovi adepti, di comprare armi al mercato nero (sempre europeo), di noleggiare ritrovi balneari isolati o casali in aperta campagna per incontri di addestramento. Che la guerra di intelligence sotterranea già attiva in tutta Europa, potrebbe diventare da un momento all'altro incandescente e alla luce del sole, lo dicono gli ultimi sviluppi di una mattinata senza precedenti all'Aja (quella del 14 ottobre u.s.) con un Parlamento olandese circondato per tre ore dalle forze dell'Ordine in assetto di guerra alle prese contro sette giovani attentatori di nazionalità olandese, ma figli di genitori marocchini ( tra i 18 e i 30 anni). Giovani islamisti che il Corriere della Sera nell'articolo di Giuseppe Sarcina (sabato 15 u.s.) chiama nel linguaggio politically correct sospetti terroristi. Sospetti? Più flagranza di reato di questa, non so cos'altro ci si aspetti!
Una tale crociata islamista potrebbe prendere la forma di una guerriglia diffusa in stile IRA, nella quale i ghetti islamici creati da un ottuso multiculturalismo, servirebbero sia da base che da nascondigli. Tira il fiato il ministro degli Interni olandese Joahan Remkses dopo l'avventuroso blitz poliziesco:"Abbiamo sventato una grande minaccia". Sì, ma sventata fino a quando?
Mohammed Bouyeri lo aveva promesso: l'assassinio di Van Gogh sarebbe stato solo un primo passo. E la realtà è già qui, sotto i nostri occhi. E' del giorno prima (giovedi 13) la notizia che a Nalchik nel Caucaso, un piccolo esercito di terroristi ceceni (che sempre il Corriere definisce "un piccolo esercito di combattenti pro-ceceni") ha lanciato una serie di attacchi simultanei a edifici della polizia e dell'esercito russo. E che questi terroristi fossero sotto la direzione di quel Shamil Basayev già pianificatore dell'assalto criminoso alla scuola di Beslan. Se dovesse risultare vera l'esistenza di una regìa globalmente cooordinata (come in una spy story) ciò dimostrerebbe che mentre esiste una holding mondiale del crimine a sfondo politico-religioso in grado di coordinarsi come una sorta di Spectre ad ampio spettro (scusate il bisticcio), esiste di converso, un'Europa imbolsita che annaspa faticosamente e che non è in grado di coordinarsi nemmeno tra le intelligence e le Magistrature dei vicinissimi paesi membri.
Per tornare all'Olanda e allo spirito delle sue leggi, vale quanto già avviene in Italia da noi. Gli olandesi non possono contarci per sentirsi per davvero protetti e difesi. Come in altri paesi d'Occidente, da 30 anni a questa parte , per assecondare l'ideologia di sinistra, la legge è stata distorta e indebolita al punto che talora può costituire un intralcio alla lotta contro il terrorismo islamico, anziché un baluardo a difesa dei cittadini. Furono, ad esempio, dei cavilli legali che impedirono lo scorso anno la condanna di 12 musulmani olandesi, rei di avere aiutato un'organizzazione terrorista nord-africana. Mentre nel 2002 furono messi in libertà dal tribunale di Rotterdam, altri 4 terroristi islamici, accusati di aver progettato di mettere una bomba all'ambasciata USA di Parigi. Leggi concepite a garanzia dei diritti umani. Sì, ma ai nostri diritti alla sicurezza e all'esistenza chi ci pensa? O non sono considerati sufficentemente umani? Ora staremo a vedere che ne farà la Magistratura olandese di questi "magnifici sette" (sic!).
Concludendo, per l'Europa e per buona parte dell'Occidente è scoccata l'ora del Lupo (homo homini lupus) ed è inutile fingere di non vederlo continuando a crogiolarci in illusorie utopie di stampo multiculturalista. Col rischio comune (e comunitario, visto che siamo nell'Ue) di eccidi, stragi e massacri violenti come già è accaduto a Londra il 7 luglio; di erosione sistematica dei nostri valori e dei nostri modelli di cultura e di vita.Per questo è necessario da parte degli stati sovrani assumere pieni poteri legislativi al fine di garantire la nostra incolumità. E' necessaria pure da parte dei mass media, sovente paladini della political correcteness, una maggior consapevolezza che siamo in guerra, ancorché guerra asimmetrica. Nel caso dell'Olanda, il primo paese europeo che attuò la liberalizzazione delle droghe, vale la pena di ricordarle che il sonno (oppiaceo) della Ragione è destinato a generare dei mostri. Urge pertanto un brusco e immediato risveglio e un maggiore istinto di conservazione della specie. La nostra.

19 September 2005

La lingua araba nelle scuole italiane?

La moschea di via QuarantaIn questi giorni, specie dopo la chiusura della scuola islamica di via Quaranta a Milano, non si fa che parlare di integrazione di alunni di fede islamica e di possibilità di attivare corsi di arabo nella scuola dell'obbligo. Dirò subito che siamo contrari a dare una corsia preferenziale a questa lingua all'interno dei nostri già ponderosi curricoli scolastici (DPR 12 febbraio 1985) e successive modifiche apportate dalla Riforma Moratti, per una serie di ragioni, la prima della quale è: perchè dovremmo offrire una corsia preferenziale proprio agli immigrati di lingua araba rispetto ad altri? Eppoi quale arabo, visto che pare ce ne siano molti? il saudita? L'iracheno? Il marocchino? Dovremmo forse farlo per dare segni di cedimento ai fondamentalisti che ci ricattano con i loro aut-aut? E per impedire che proliferino scuole coraniche a tutto spiano? Ecco che allora i multuculturalisti e relativisti culturali di casa nostra se ne vengono già fuori con le più strampalate proposte da Paese dei Balocchi del tipo "perché non attivare allora nella scuola anche corsi di cinese, cingalese, indiano, indonesiano ecc"? Ma lo sanno o no, questi personaggi da Isola-che-non-c'è, che esistono già corsi di Italiano, Inglese e Francese, a partire dalla scuola elementare? E che cosa dovremmo fare, trasformare volontariamente quel pesante carozzone burocratico che è la scuola italiana in una Torre di Babele, con conseguente scadimento di risultati e stressando i meccanismi di apprendimento dei piccoli utenti? E se ne ricordano questi signori che in certe realtà come Val D'Aosta e Tirolo, i bambini imparano pure il francese e il tedesco all'interno degli stessi Programmi ministeriali? Le lingue extracomunitarie possono e devono trovare la loro sede in corsi privati, ovviamente severamente monitorati dal MInistero della PI per evitare truffe, manipolazionie e contraffazioni. Quelli che si premurano di proprorre l'nserimento di un "arcobaleno" di lingue extracomunitarie nella scuola di Stato, non hanno affatto a cuore una corretta politica dell'integrazione, che avviene proprio a partire dalla scuola. Essi parlano di democrazia, ma in realtà, attraverso simili proposte velleitarie e utopiche vogliono solo fare demagogia. Una demagogia vetero-sessantottina e terzomondista, che purtroppo è stravecchia, conservativa e impedisce lo sviluppo della società italiana.