Talebania-Italia. Ovvero il duo Bindi-Prefetto Capocelli di Treviso. I quali, pur di combattere il divieto all'uso del burqa posto dal prosindaco leghista Gentilini, acconsentono - in nome dell' islamicamente corretto - a farlo indossare. "Per motivi religiosi", dicono questi ignorantoni. Quando in molti paesi mussulmani del Magreb il velo totale (niqab e burqa) è proibito. La notizia è comparsa oggi 9 ottobre sul Corriere della Sera a firma Magdi Allam nell'articolo " Il prefetto dice sì al Burqa. Ok della Bindi". Gli altri giornali non riportano nemmeno il fatto. Forse, non lo ritengono degno di nota. Siamo seduti su una polveriera incandescente, ma la classe politica preferisce prendere i cerini e dare fuoco a tutto. A breve, dopo il discorso di Amato comparso sulla rivista Reset, dove ha scritto che noi italiani siamo vecchi, bolsi, diffidenti, egoisti, gelosi del nostro benessere (quale?) e che pertanto saremmo popolo-razza da tagliare quanto prima con new entries - a breve, dovremmo girare col distintivo "Italiani in via d'estinzione". Già ma chi ci protegge? Fossimo almeno dei panda o degli orsi bruni, saremmo trattati certamente meglio. La catto-talebana Bindi (ministro della Famiglia Addams) è davvero brutta e cattiva.
E si comporta come tale. Prima l'alchimia dei Pacs-Dico. Ora quella del burqa consentito in stile Belfagor il fantasma del Louvre, un film tv che ci spaventava quando eravamo bambini. Pur di fare un dispetto a Gentilini fa come quel marito autolesionista che si evira per fare dispetto alla moglie. Forse, chissà, si prepara preventivamente per tempi peggiori quando a doversi coprire, sarà lei. La sua collega Pollastrini ha già aperto la concertazione islamica con UCOII, Coreis e col capo dei Rom, sulla condizione femminile. INDIETRO TUTTA! Questi, signori miei, sono i regressisti di sinistra. Quelli dell'emancipazione femminile, dell'emancipazione dei lavoratori e del mondo intero. La destra , dal canto suo, siede sul fiume e aspetta confucianamente.
Ma aspetta cosa? Qui non c'è più tempo da perdere. Ogni mese trascorso con questi signori al governo, è un pezzo d'Italia che se ne va. Un pezzo del nostro diritto all'autodetermnazione e alla sovranità che va a ramengo. Un pezzo dello stato di diritto e di libertà che ci viene segato via. Tutto è pronto per la desertificazione irreversibile. A cominciare da quella reale dei boschi quest'estate, quando l'Italia era in preda alle fiamme dal Lazio alla Sicilia, e si dava la colpa alla solita mafia, metre 70 agenti della protezione civile erano in ferie. A cosa serve il deserto? L'antropologa Ida Magli non ha dubbi: a preparare il terreno per quelli che verranno. Leggere sul suo sito Italiani liberi, suo pezzo Italiani in via d'estinzione del 2/9. Dopo la storia del burqa consentito nei pubblici uffici, perfino le ipotesi della più strampalata fantapolitica orwelliana diventano tutte plausibili e credibili.


