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27 October 2017

Chi crea gli hashtag contro le molestie sessuali ?




C'era un tempo in cui  quanto accadeva a Hollywood  era per l'appunto relegato al mondo della celluloide,  cioè un mondo per addetti ai lavori. Tutti sapevano che il  Bosco di Agrifogli  (così significa la Mecca del cinema) era il regno di Sodoma e di Gomorra e qualche insider che conosceva bene l'ambientino scriveva pure libri sugli scandali sessuali. E' il caso dell'ex enfant prodige nonché attore satanista Kenneth Anger  e dei suoi due libri intitolati per l'appunto "Hollywood Babilonia", pubblicati nientemeno che per i tipi dell'Adelphi. Libri trash scritti in tono umoristico e grottesco, ma che svelano ghiotti gossip mai smentiti.
Da quando è esploso il caso Harvey Weinstein il "tycoon"  della Miramax, molto probabilmente fatto fuori da qualche altro suo rivale (Hollywood è anche una fossa dei serpenti) che si è vendicato usando qualche attrice in vena di restyling (non solo Asia Argento) e di rilancio cinematografico, ecco che gli scandali sessuali deflagrano un po' dappertutto: a Wall Street, ad esempio.
Ma davvero? e di tutta la droga a fiumi che vi scorre da sempre non dice nulla nessuno? E che dire della prostituzione d' alto bordo che circola da sempre intorno al tempio della Finanza?
 E ora...Pensate un po'...Tocca  pure al Parlamento Europeo. Qui mi verrebbe voglia di replicare la risata lunga un rigo del post scorso Tre sketch di comicità involontaria. Ma è mai possibile che con tutte le porcherie, le iniquità, i furti, l'usura della sua moneta-debito (l'Euro), gli espropri praticati dalla Ue, gli invii di ong, di navi battenti le più strane bandiere per riempierci di immigrati e dulcis in fundo, l'ennesimo delirio di pretendere quote rom* nelle forze dell'ordine, dobbiamo limitarci a sentir parlare di molestie, di palpeggiamenti, di  sms sconci ecc. ? Con Savonarola Tajani che promette: "Sarò inflessibile!". Perbacco!
Leggete pure qui, questo catenaccio:
Da Hollywood a Strasburgo, scandalo molestie anche al Parlamento Ue.Denunce di avances, richieste di favori sessuali, palpeggiamenti ed autoerotismo in ufficio, la reazione a Weinstein rompe l'omertà della politica europea sulle molestie. 

E aprite questo collegamento:

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http://europa.today.it/da-hollywood-a-strasburgo-scandalo-molestie-anche-al-parlamento-ue.html

Verrebbe da dire "de minimis non curat praetor" , tenuto conto che la Ue è il regno dei pedofili come Jacques Delors (uno dei padri di questa ciofeca) implicato nell'orribile caso Marcinelle, caso finito poi nel nulla con l'"utile mostro" come Dutroux, sbattuto in prima pagina. Ma se lo si tira in ballo, ecco magari piombarci addosso l'accusa di "fake news". Che la Ue fu implicata nello scandalo della commissione Santer in odore di frode con la Bonino. Che la Ue è il regno dei lobbisti che piovono da tutte le parti del mondo con le loro valigette 24 h e che fanno pressione (lobbying) agli eurodeputati del  Parlamento per far passare questa o quella legge iniqua, ma utile alle loro corporations.

Ma ora cosa tiene banco? la questione delle molestie per la quale twitter (un colosso dei social) lancia un hashtag internazionale dal titolo #MeToo ripreso in Italiano con il titolo di #quellavoltache.
Ovviamente le armi di distrazione di massa lanciate dalla Ue sui "toccaccioni", "palpeggiatori" e sui  "molestatori" hanno  anche lo scopo di far parlare d'altro e di mettere in ombra le vere e sostanziali iniquità eurocratiche che subiamo da 17 anni a questa parte.
Non potevano mancare le "utili idiote" che si prestano al gioco: "Il Parlamento, come ogni altro posto di lavoro, non è immune a questo fenomeno", afferma Daniela Aiuto (M5s). E' di oggi il dibattito, in un'aula semi-deserta con poche decine di deputati. Me too è rimasto solo un inutile cartellino che penzola da un banco vuoto.  

Facciamo un po' di "cospirazionismo" scherzoso ma mica troppo? Secondo voi chi ha interesse a creare questa casistica farlocca di cui è obbligatorio parlare nel talk tv (dal produttore mediatico al consumatore audience)? Chi lancia le parole d'ordine internazionali, e a che scopo? chi recluta eserciti di veterofemministe  delle Ong sorosiane  che plaudono alle confessioni sessuali fatte 20 anni dopo? Chi diffonde gli hashtag che diventano "virali" (nel senso del mal di pancia) in pochi minuti?

Lilli Gruber(berg) già cronista accreditata nel Bilderberg lo sa bene e lo ha anche detto durante una puntata delle sue trasmissioni. La (sua?) soluzione è "togliamo gli uomini dai posti di potere  e mettiamoci delle donne". Chi gliel'avrà suggerita, secondo voi? Quasi certamente quegli stessi che  lanciano gli scandali per il mondo attraverso i media, quelli che  suggeriscono parole d'ordine (hashtag) da lanciare sui social.
Prepariamoci a nuovi scandali sessuali  con  le Menadi Infoiate, al posto del Vecchio Porco eternamente in fregola, con baccanti siliconate che vorranno sedurre ignari ragazzini di turno. Prepariamoci  a lesbiche gelose, a quote rosa shocking d'ogni risma. Insomma alla Pink Version di nuove Hollywood Babilonia. Ovviamente non sarà una "soluzione" al problema del magnate vecchio porco, ma un nuovo "turn over". Le élites hanno sempre bisogno di cambiamenti epocali e  di rivoluzioni.
Più donne, sarà la panacea a tutti i mali del mondo. Che è un po' come dire, più Europa. Capirai, che cura!


La plebe, invece,  non ha tempo per rivolte e rivoluzioni: troppo intenta a dover sopravvivere, non le resta che subirle.

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(*) è di queste ultime ore la notizia di inserire quote rom nelle polizie degli stati membri. Sempre per la serie del "ce lo dice l'Europa". Il documento è stato approvato dagli eurodeputati con 470 voti favorevoli, 48 contrari e 103 astenuti.

Da Hollywood a Strasburgo, scandalo molestie anche al Parlamento Ue

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23 October 2017

Stravince il Veneto, tiene bene la Lombardia



Soffia un benefico vento dall'Est. Austria, Polonia, Repubblica Ceca. E nel piccolo ci aggiungo anche il Veneto. Non avevo dubbi che il Veneto di Luca Zaia sarebbe uscito trionfante dal quorum stabilito. Contenta per gli amici veneti che frequentano questo blog. Zaia parla già di un effetto-Big Ben.  Ma anche di hackeraggio duro agli strumenti informatici della sua Regione e di un travaglio dovuto ai vari ostacoli posti ad arte dal governo centrale durante il percorso referendario (la spesa voluta da Minniti sulla sicurezza ai seggi). 

Conosco sufficientemente bene il Veneto per asserire che ha sempre sofferto di essere rinchiuso tra due realtà virtuose "a statuto speciale" come il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia e che ha sempre scalpitato per essere altrettanto autonomo ed avere le  stesse attribuzioni. Chi non ricorda il caso Cortina d'Ampezzo che chiese di poter essere annessa all'Alto Adige, in virtù di una minoranza ladina nelle valli dell'Ampezzano? Lo stesso dicasi per il piccolo comune di Lamon (BL),  il paese dei fagioli borlotti. La Regione Veneto è certamente tra le più identitarie d'Italia. Si pensi ad esempio a come ha conservato l'uso del dialetto che in realtà è la lingua della Serenissima nonché la lingua di Goldoni nelle sue celebri commedie. Ma veniamo alle cifre. Si parla addirittura di un superamento del quorum, quasi il 60%.  Il 98% ha detto SI'.


Buon successo  anche  in Lombardia, regione più "mescolata" e per questo meno omogenea e identitaria del Veneto, che raggiunge  quasi il 40% dei votanti. Maroni si era dato un'asticella del 34% dei votanti. Beh, nonostante l'ostruzionismo di Sala, nonostante il silenzio mediatico, direi che è andata bene. Domani (che è già qui da poche ore) ne sapremo di più sulle cifre.

Ma ora voglio fare a caldo qualche considerazione. Le persone sono andate a votare travalicando e trascendendo il significato del mero quesito referendario sull'art. 116 della Costituzione per trasformarlo in un plebiscito contro questo governo e contro questa Europa che impedisce alle realtà virtuose di poter spendere soldi per servizi di pubblica utilità a beneficio dei suoi cittadini. 
Chi ne esce sconfitto come al solito è il governo centrale piddiota che non ha capito né mai capirà come si muove la gente semplice dei territori. Gutta cavat lapidem. 

21 October 2017

Tre sketch di Comicità involontaria



Dino Risi, regista di culto della commedia all'italiana aveva ragione nel sostenere che oggi è impossibile rifare film come "I mostri" o il "Sorpasso", perché la comicità si è trasferita  direttamente nella politica.   Soprattutto quando è involontaria. Ecco uno sketch da far sbellicare dalle risate: la Boldrini che lancia l'appello accorato ad Asia Argento, a non lasciare l'Italia. "Non ho avuto modo di chiamare Asia Argento perché sono in missione a New York e in Canada. Le mando, però, questo messaggio: bisogna rimanere in Italia per rafforzare la solidarietà tra donne. Asia non mollare».

Muahhhha- ah! ah! ah!


Gli italiani afflitti da mille traumatici problemi hanno una priorità assoluta: tenersi un gran genio come Asia Argento, un patrimonio dell'Unesco da custodire gelosamente e della quale menare vanto. L'attrice supertatuata che denuncia il suo molestatore, il crasso produttore Harvey Weinstein della Miramax, 20 anni dopo averne incassato tutti i vantaggi professionali, è già un caso. E' in lizza per l'assegnazione della statuetta Stupidity Academy Award. La presidentA della Camera, Laura Boldrini, è scatenata con la stampa al telefono da New York e manda il suo appello accorato, della serie, Asia resisti alle molestie!sei tutte noi!
A Laure', facce ride'!!! 
Siam pronti alla Morte, dice l'inno nazionale, ma non a morire rotolandoci per terra dalle risate nell'ascoltare simili baggianate. Non c'è nulla di più ridicolo di chi si prende maledettamente sul serio.

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Passiamo al secondo sketch dei nuovi Mostri con questa sceneggiatura: Salomé-Maria Elena Boschi e la sua danza dei sette veli, Erode Renzi che accontenta i suoi capricci, e la testa decollata del Battista Visco servita su un piatto. Le cose devono essere andate più o meno in questo modo.
C'è di mezzo il caso Banca Etruria e tante altre consorelle "popolari". La Boschi che ha sempre molta influenza sul Putto di Rignano sull'Arno, deve aver chiesto un'exit strategy per il su' Babbo. E allora, ecco partire Renzi lancia in resta, con ritrovato furore "populista" a credito, pronto a richiedere le dimissioni del governatore di Bankitalia Ignazio Visco. Sgomento di Gentiloni messo al corrente last minute, freddo disappunto di Mattarella ("l'autonomia di Bankitalia non si tocca!"), levata di scudi del suo partito, dato che la specialità di Renzi è quella di non saper mettere insieme nemmeno le truppe cammellate dei suoi piddioti. E' assai probabile che Visco incassi una secondo nomina e resti in carica. Dopo il trionfo dei NO al referendum del 4 dicembre 2016, provaci ancora Matthew! Grande stoffa e stazza di leader, non c'è che dire


Come si dice nei giochi a quiz, tipo la Ruota della Fortuna: ritenta, sarai più fortunato! 



Ma il treno dei suoi desideri all'incontrario va...
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Terzo sketch: Minnì Tirabusciò, scatenato anche lui dopo il vertice sulla sicurezza sulle macerie di Ischia, un'isola sicura, molto sicura. Specie Casamicciola, dove qualche mese fa c'è stato il terremoto. Nell'intervista riportata da La Stampa, potete trovare una frase-chiave che farebbe rizzare i capelli in testa anche ad un pelato come lui. Alla domanda su come combattere l'Isis che sta capitolando a Raqqa (Siria) il prode Marco risponde con sicumera: «Il nostro obiettivo è una grande alleanza fra governi e provider contro il terrorismo. Bisogna trovare il modo di intervenire senza mettere in discussione la grande apertura democratica consentita dai social e dall’accesso alla Rete».




Capito? Il solito "terrorismo internazionale" appena capitolato (si fa per dire) a Raqqa, ma ancora operativo caso mai i foreign fighter dovessero rientrare in Patria, fornisce un pretesto d'oro al Nostro: il bavaglio alla Rete. Provider privati e Governaccio Piddiota, unitevi e combattete gli odiati "populisti". 
Esilarante! ma non è finita.

Il solerte Minnì o' Calabrisello ha chiesto di pagare il costo del servizio di sicurezza ai seggi lombardi e veneti nel corso del referendum che si terrà domenica 22 ottobre (che è domani). La comunicazione è arrivata mercoledì alle due Regioni da parte del ministero dell’Interno, con la richiesta di pagamento di 2.044.875,00 euro per i costi di utilizzo della forza pubblica connesso alla consultazione. A due giorni dall’apertura dei seggi, senza preavviso,  Minnì presenta pure l'addition s'il vous plaît.
L'Italia è stata minata e disseminata di referendum radicali della Prima e seconda Repubblica (spesso inutili e senza quorum), ma non sono mai mancati i servizi di sicurezza dello stato ai seggi. Mi pare evidente il tentativo ostruzionistico nei confronti di un diritto civico sancito dalla costituzione. Perciò domenica 22 i cittadini lombardi e veneti corrano ai seggi per il SI'.
Le ragioni le ho già espresse nel mio recente post del 12 ottobre.

Ma giunti a questo punto, fosse anche un referendum di consultazione per la licenza di vendere caldarroste in Piazza Duomo e in Piazza S. Marco tra i piccioni, è il caso di andare a votare.

Buone caldarroste domenicali!
SIiiii!!!


17 October 2017

La processione dei Polacchi ai confini. E la stampa tace...





Avrete notato come i media (a parte poche eccezioni) hanno silenziato l'iniziativa polacca di qualche giorno fa. Una catena umana  lungo i confini del paese, pregando “Dio perché salvi la Polonia e il mondo”. Migliaia di persone strette l’una all’altra, coroncina del Rosario in mano, hanno segnato tutti i 3.511 chilometri del confine che separa Varsavia dalla Germania, Ucraina, Bielorussia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Mar Baltico. Perfino in mare, i marinai si sono fermati e hanno iniziato a recitare il Rosario. A presiedere la celebrazione eucaristica, trasmessa dalla locale Radio Maria, è stato l’arcivescovo di Cracovia, mons. Marek Jedraszewski, che ha invitato a pregare “per le altre nazioni europee, perché capiscano che è necessario tornare alle radici cristiane affinché l’Europa rimanga l’Europa”. Cioè quelle radici cristiane bandite dalla costituzione europea, che costituzione non è (il Trattato di Lisbona)

La data scelta non era casuale: il 7 ottobre, infatti, ricorreva l’anniversario della battaglia di Lepanto, che nel 1571 aveva bloccato l’avanzata ottomana in occidente. L’iniziativa è partita dai laici, con i vescovi che poi hanno appoggiato il programma. La conferenza episcopale polacca ha tentato, in qualche modo, di riportare l’evento a una dimensione prettamente spirituale, facendola coincidere l’imminente anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, il 13 ottobre.. (fonte: il Foglio).

Ma tutti noi sappiamo che , storicamente, c'è dietro molto altro...




Il 7 ottobre 1571, una flotta composta dalle forze di Napoli, Sardegna, Venezia, papato, Genova, Savoia e Cavalieri Ospitalieri combatté un’aspra battaglia contro la flotta dell’Impero ottomano. La battaglia ebbe luogo nel golfo di Patrasso, nella Grecia occidentale.

Pur se in inferiorità schiacciante a livello numerico rispetto alle forze ottomane, la cosiddetta “Lega Santa” aveva una forza superiore e vinse. Questa vittoria avrebbe limitato gravemente i tentativi da parte dell’Impero ottomano di controllare il Mediterraneo, provocando un notevole spostamento del centro dei rapporti internazionali da Oriente a Occidente. In qualche misura, senza esagerare, il mondo che conosciamo oggi deriva da quella vittoria. Questo evento è noto nella storia come “battaglia di Lepanto”.

Papa Pio V, il cui tesoro finanziò parte di questo sforzo militare, ordinò che le chiese di Roma rimanessero aperte per la preghiera giorno e notte, incoraggiando i fedeli a chiedere l’intercessione della Beata Vergine Maria attraverso la recita del Rosario. Quando il Papa venne raggiunto dalla notizia della vittoria della Lega Santa, aggiunse un nuovo giorno festivo al calendario liturgico romano. Il 7 ottobre sarebbe stato da allora la festa di Nostra Signora della Vittoria. Il successore di Papa Pio, Gregorio XIII, modificò il nome in festa del Santo Rosario. (Aleteia)

Naturalmente ai cervelloni della stampa ufficiale è sembrata subito una bigotteria di massa, una manifestazione tutta esteriore del culto, poco "inclusiva". Quando ci sono notizie ritenute "disturbanti", la stampaglia tace, minimizza, omette o cerca di ridicolizzare.
Nel migliore dei casi, l'ha considerata una manifestazione "islamofoba". Per non dire del solito Gian Antonio Stella, il cantore perpetuo dell'immigrazionismo sul Corriere. Mentre le autorità religiose, prese alla sprovvista da una manifestazione spontanea di massa, l'hanno fatta coincidere con l’imminente anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima. Ma siamo consapevoli che  non si tratta di  solo questo...

Questa estate conobbi due polacche durante un viaggio. Mi parlarono della storia della Polonia,
l'Assedio di Vienna
dell'Assedio di Vienna contro i musulmani nel 1683 capitanato da Giovanni Sobieski, delle sue truppe che issarono l'effige della  Madonna di Częstochowa. E a proposito di immigrazione mi dissero convinte: "Ora dovremo ricominciare daccapo". La Polonia appartiene ai 4 del gruppo di Visegrad (Ungheria,Polonia,  Repubblica Ceca e Slovacchia). Disse Orban l'Ungherese in proposito: 
«Una nazione incapace di difendere i propri confini non è una nazione e, se anche oggi esiste, domani sparirà». Chissà a chi alludeva Viktor Orbán pronunciando queste parole! Poco prima Paolo Gentiloni, sdegnato, aveva rispedito al mittente la lettera di “consigli” su come respingere l’immigrazione scrittagli dai premier del Gruppo di Visegrad . Lo spiega indirettamente Orbán dicendo: «Noi popoli usciti dall’incubo sovietico guardavamo all’Unione Europea come alla salvezza, ma al contrario ci siamo accorti che i nostri Paesi uniti sono l’unica ancora di salvezza per l’Europa». (Tempi).

Strache (a sinistra) e Kurz (a destra)


E' possibile un'altra Europa? A giudicare dai recenti risultati delle elezioni in Austria, parrebbe di sì. 

Con il 31,4% dei voti e i suoi 31 anni, a scrutini quasi finiti, l'ex ministro degli Esteri austriaco Sebastian Kurz si appresta a diventare il primo millennial a capo di un Paese europeo. Tuttavia, il suo partito non raggiunge una maggioranza tale da poter governare da solo. La destra del Fpoe  (la formazione del compianto Haider) di Heinz Christian Strache si attesta al secondo posto con il 27,4%, i socialdemocratici finora al governo con il partito popolare di Kurz si fermano al 26,7%. I  cosiddetti "populisti" dunque conquistano il loro posto in Parlamento e potrebbero addirittura costituire la maggioranza alleandosi con Kurz.
Auguri all'Austria nella speranza che il "popolare" Kurz, non si "merkelizzi" col crescere! Ma ci sarà forse Strache a impedirglielo.

12 October 2017

Referendum Lombardo-Veneto per l'autonomia


REGIONE LOMBARDIA


Mi ero ripromessa di trattare il tema del referendum consultivo del 22 ottobre che interessa due Regioni-motore d'Italia: la Lombardia e il Veneto. Domenica 22  si vota  e si  sperimenterà per la prima volta in Lombardia,  il voto elettronico. Di questo, detto in tutta sincerità, ne avrei fatto a meno, ma mi è già arrivata la carta informativa della Regione Lombardia  intestata con la solita Rosa Camunia bianca su fondo verde,  con tanto di istruzioni per l'uso. Il quesito referendario riguarda l'attribuzione di condizioni particolari di autonomia, e relative risorse, in considerazione della specificità delle due citate regioni.

L’appuntamento in Lombardia e Veneto non è paragonabile al "caso catalano" che ora sta scadendo in una buffonata, dando in parte ragione a quanto ho scritto nel recente post "Spagna, Catalogna e manganelli" ("comunque vada, è sempre la solita Ue a portare acqua al suo mulino"). 
In primo luogo perché si tratta di due referendum consultivi sul cosiddetto “regionalismo differenziato”, dal chiaro valore politico ma con effetti pratici, almeno in questa primissima fase, limitati.
A rendere questa consultazione diversa rispetto all’esperienza di Barcellona e dintorni è anche la posizione tra i soggetti in causa: entrambi gli appuntamenti non sono maturati in un clima di scontro tra le istituzioni, come invece è avvenuto in Catalogna, ma hanno ottenuto il via libera del Governo e, soprattutto, quello della Corte costituzionale. (Sole 24 ore)
I quesiti referendari “italiani” non chiedono l’indipendenza delle due regioni, ma un regionalismo differenziato che non mette in crisi l’unità nazionale. 

Male ha fatto, pertanto, Giorgia Meloni  portavoce del partito diretto dal cognato e dal proconsole romano Rampelli,   che sapeva di questa iniziativa promossa da Maroni e Zaia,  da almeno un anno, a mettere in precarietà l'alleanza con Salvini facendo macchina indietro per questioni di  mera "bottega romana". Non è un mistero che in queste due citate regioni del Nord Italia si produca reddito e si sborsi parecchio, mentre in larga parte dello stivale  ci si divide il bottino lasciando le briciole ai "polentoni" mazziati e cornuti.

Più risorse resteranno in loco, meglio funzioneranno i servizi. O almeno si spera. 

Cosa si chiede? 
Chi andrà a votare in Lombardia dovrà rispondere a questo quesito referendario: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?».

Più sintetico quello in Veneto: “Vuoi che alla regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.

La differenza tra il caso veneto e quello lombardo sta nel quorum. Per effetto del suo stesso statuto in Veneto è previsto un quorum (50 per cento più uno degli aventi diritto).

In Lombardia invece non è previsto un numero minimo di votanti affinché il referendum sia valido.  E mentre al Pirellone hanno voluto la sperimentazione del voto elettronico, nei seggi veneti si troveranno ancora la scheda cartacea e la cara vecchia matita copiativa.

Cosa cambierà se prevarranno i SI'? 
Nell’immediato niente. In caso di vittoria  dei Sì spetterà alle due amministrazioni avviare le trattative con lo Stato centrale. In ogni caso Lombardia e Veneto non diventeranno Regioni a statuto speciale, dato che  ci vorrebbe un’apposita modifica costituzionale né potranno gestire in proprio materie come sicurezza e immigrazione, come invece auspicano i governatori leghisti. Tuttavia è fuori dubbio che ci saranno più competenze regionali nella gestione dei fondi economici e in materia di fisco. Ed è altresì fuori dubbio che queste due regioni versano attualmente (e hanno versato) più tributi rispetto ai ritorni ottenuti in materia di servizi, dallo stato centrale. 
La sussidiarietà (attuata dal dopoguerra ad oggi nei confronti delle regioni "più povere") è una buona cosa se poi i "sussidiati" imparano a camminare sulle proprie gambe. Non buona,  se  invece sono sempre e solo fonte di richieste, di paletti, di infiniti problemi e di zavorre. 

Cosa mi aspetto? 
Intanto noto che nei comuni amministrati dal centrodestra si comincia ad attuare maggior ostruzionismo ai piani centrali piddioti. Faccio un esempio: a Sesto S.Giovanni (detta, fino a poco tempo fa, la piccola Stalingrado d' Italia) l'attuale sindaco ha bloccato immediatamente la costruzione di una moschea che avrebbe dovuto essere la più grande d'Italia. Inoltre basta guardare il fronte del No, per capire che è bene votare Sì. Nel Veneto si è schierato per il NO quel Luciano Benetton con le sue campagne pubblicitarie di United Colours. Anche i Gesuiti si schierano per il NO e pure i veterocomunisti come D'Alema  e numerosi Piddioti finora ascoltati in tv, come quel Gennaro Migliore. Bella Compagnia!
Inoltre al di  là di tutto, nel "piccolo" si amministra meglio e abbiamo già visto i tentativi  grotteschi di Renzi nel voler buttare per aria le piccole realtà con l'abolizione del Titolo V della Costituzione durante quel referendum del 4 dicembre scorso (che poi gli si è ritorto contro), che aspirava a  voler centralizzare tutto quanto. Per non dire la centralizzazione imperial-burocratica imposta da Bruxelles.

Ovviamente vorrei di più. Vorrei che le due Regioni potessero avere le mani libere in materia di immigrazione, di rimpatri, di sicurezza, di sanità e di ordine pubblico. Ma io ritengo e auspico che questo rappresenti un passo al giorno.  E il poco si conta, il nulla, no. Perciò voterò SI'.
Poi perché qui ci vivo e piuttosto che dover attendere la gallina domani (cioè l'Italia libera che è e sarà sempre il mio bel Paese), mi accontento, per ora,  dell' uovo oggi. Non vedo comunque contraddizione, fra un'autonomia regionale che vada in  senso virtuoso, con un'indipendenza nazionale.