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23 October 2017

Stravince il Veneto, tiene bene la Lombardia



Soffia un benefico vento dall'Est. Austria, Polonia, Repubblica Ceca. E nel piccolo ci aggiungo anche il Veneto. Non avevo dubbi che il Veneto di Luca Zaia sarebbe uscito trionfante dal quorum stabilito. Contenta per gli amici veneti che frequentano questo blog. Zaia parla già di un effetto-Big Ben.  Ma anche di hackeraggio duro agli strumenti informatici della sua Regione e di un travaglio dovuto ai vari ostacoli posti ad arte dal governo centrale durante il percorso referendario (la spesa voluta da Minniti sulla sicurezza ai seggi). 

Conosco sufficientemente bene il Veneto per asserire che ha sempre sofferto di essere rinchiuso tra due realtà virtuose "a statuto speciale" come il Trentino-Alto Adige e il Friuli-Venezia Giulia e che ha sempre scalpitato per essere altrettanto autonomo ed avere le  stesse attribuzioni. Chi non ricorda il caso Cortina d'Ampezzo che chiese di poter essere annessa all'Alto Adige, in virtù di una minoranza ladina nelle valli dell'Ampezzano? Lo stesso dicasi per il piccolo comune di Lamon (BL),  il paese dei fagioli borlotti. La Regione Veneto è certamente tra le più identitarie d'Italia. Si pensi ad esempio a come ha conservato l'uso del dialetto che in realtà è la lingua della Serenissima nonché la lingua di Goldoni nelle sue celebri commedie. Ma veniamo alle cifre. Si parla addirittura di un superamento del quorum, quasi il 60%.  Il 98% ha detto SI'.


Buon successo  anche  in Lombardia, regione più "mescolata" e per questo meno omogenea e identitaria del Veneto, che raggiunge  quasi il 40% dei votanti. Maroni si era dato un'asticella del 34% dei votanti. Beh, nonostante l'ostruzionismo di Sala, nonostante il silenzio mediatico, direi che è andata bene. Domani (che è già qui da poche ore) ne sapremo di più sulle cifre.

Ma ora voglio fare a caldo qualche considerazione. Le persone sono andate a votare travalicando e trascendendo il significato del mero quesito referendario sull'art. 116 della Costituzione per trasformarlo in un plebiscito contro questo governo e contro questa Europa che impedisce alle realtà virtuose di poter spendere soldi per servizi di pubblica utilità a beneficio dei suoi cittadini. 
Chi ne esce sconfitto come al solito è il governo centrale piddiota che non ha capito né mai capirà come si muove la gente semplice dei territori. Gutta cavat lapidem. 

13 January 2014

Strategia del carciofo

"Gennaio è un mese pazzesco", si lamentano amici e conoscenti dopo la tregua natalizia. In effetti è prevista in questi giorni, una raffica di tasse, di adempimenti di pagamento da lasciar tramortiti. Siamo alla strategia del carciofo e foglia su foglia veniamo depredati d'ogni avere.
I più poveracci sono giunti a  rateizzare già perfino le tasse e le bollette, con lo Sceriffo di Nottingham "equitalico" che risucchia "crediti" rateizzati come un'idrovora.  I più fortunati, danno fondo ai loro risparmi.  E' vero, però,  che tutti i mesi dell'anno sono diventati "pazzeschi" e che ogni mese ne inventano una.
Regna volutamente  il caos e la confusione fiscale (il balletto degli acronimi e delle sigle sulla Tasi & derivati e le truffa della mini IMU): ennesima truffa, ennesima modifica e/o ritrattazione della truffa. Fino a nuove truffe, nuove frodi fiscali, nuove estorsioni, camuffate sotto nuove sigle.
Naturalmente,  per Saccomani è una grande conquista di civiltà aver trasformato i sindaci in nuovi gabellieri "federali". Ecco una delle sue affermazioni: «Si è fatto un passo avanti importante nel chiarire, ancora più di prima, la natura federale di questo tipo di imposizione. Gran parte dei problemi lamentati in questi mesi è dovuta al fatto che si è intervenuti dal centro su forme di tassazione gestite a livello periferico» (fonte Corsera) .
Per chi ancora non avesse capito bene, significa in parole povere che saranno i cittadini a sostenere TUTTE le spese delle municipalità che fino a poco tempo fa, ottenevano trasferimenti dallo stato. E per spese intendo riparazioni di semafori, aiuole, verde pubblico, parcheggi, nettezza urbana,  elettricità e luminarie, e ogni altro servizio.  E che i sindaci dei vari comuni d'Italia diventeranno "gabellieri" per conto di Saccomanni (il quale a sua volta prende ordini da Ollii Rehn, dalla Merkel e dalla genia delinquenziale  della Ue). Ma non è tutto. Il nuovo "sindaco gabelliere" dovrà sapersi trasformare, alla bisogna,  anche in nuovo elemosiniere per i più poveracci, prelevando da quelli che se la passano un tantino meglio per "redistribuire". Vi lascio pensare chi saranno " i meno abbienti" che beneficeranno della "redistribuzione". Ovviamente, saranno i soliti immigrati. 
Occorre anche spiegare che queste nuove politiche economiche e fiscali fatte sotto dettatura,  pretendono di trattare gli enti locali come "aziendine private".
Che significa tutto ciò? Che l' "aziendina" in mancanza di mezzi propri e magari anche esposta con le avide banche, provvede a prendere direttamente in ostaggio i cittadini. Ecco perché ogni cittadino dovrebbe organizzarsi per fare pressione presso il proprio sindaco con lettere, petizioni cartacee (lasciate perdere le email e preferite le consegne a mano) controfirmate, nonché presidi davanti ai municipi. Ecco un modello che personalmente adotterò:

Egregio sig. sindaco, 
 le scriviamo quali cittadini residenti in questo comune. In questi anni siamo stati disciplinati, puntuali e rispettosi nel versare i tributi richiesti, ma ora siamo a chiederle di "disubbidire" a questo nuovo odioso sistema fiscale e tributario che questo governo le ordina. E' un modo per non volerci mettere direttamente la faccia e lasciare a lei la funzione di  gabelliere ed eventualmente di strozzino e  pignoratore dei beni dei cittadini, trasformati in sudditi. E' un modo per spezzare l'armonia democratica (fatta di equilibri non sempre facili, ma comunque equilibri) tra il capo del governo locale e i suoi abitanti.
E' un modo per aumentare il divario tra la popolazione e i sindaci,  trasformati  in "soldatini esecutivi" di uno stato vessatorio sempre più patrigno e punitivo che va nell'ottica della dissoluzione di se stesso nel nome del solito "ce lo chiede l'Europa". Fino a trovare negli amministratori locali, un esercito di spietati caporali. Ecco perché nel nome della sua dignità politico-amministrativa, ma  anche della nostra legittima aspirazione alla giustizia,  alla vera equità e al benessere dell'abitare, le chiediamo di ribellarsi a queste leggi inique, di cercare di modificarle con ogni mezzo a sua disposizione,  a vantaggio dei suoi cittadini. Noi saremo con lei e la sosterremo. 
Con osservanza,

Ovvio che una lettera non basterà, che ci vorranno degli incontri, dei raduni, dei faccia a faccia,  dei presidi davanti ai Comuni. Ma la ricostruzione dell'Italia potrebbe partire proprio da questi. Dopotutto è da lì che è partita la storia di questo Paese. 
Per la nostra sopravvivenza, fermiamo la strategia del carciofo.