Tra poche ore Donald Trump si insedierà alla Casa Bianca quale 45esimo presidente americano. Quelli che hanno rimescolato nel torbido li avete già sentiti e letti in questi giorni. Come avete sentito e letto degli scandali sessuali che lo riguarderebbero. Dossier, anzi dossieraggi, pesanti finti scoop pilotati con l'aiuto di un uomo dei servizi segreti britannici, accuse di usare metodi nazisti, esternazioni indignate contro di lui dello star system "dem" (Meryl Streep). C'è stata l'accusa diramata dalla CNN, di presunte orge con pratiche sessuali estreme già denunciate nel sito di Blondet, per incastrare e indebolire il presidente, poi rivelatesi prive di consistenza. Ma intanto la calunnia - come da aria rossiniana - è un venticello che va in crescendo fino a diventare un colpo di cannone. Assistiamo a qualcosa di molto più grave, a una vera e propria faida: un regolamento di conti all’interno delle istituzioni degli Stati Uniti d’America, che non ha avuto precedenti nella storia americana. E i tentativi di delegittimazione potrebbero continuare anche in queste ore, con lo scatenamento della fabbrica dei "guastafeste" perfidamente pilotata da Soros, altri oligarchi, ong e associazioni, centri sociali made in USA demenziali quanto e più dei nostri, il tutto per la protezione delle cosiddette "minoranze" in corso. Arriverà il fasullame del solito femminese de sinistra a implorare l'Obama CARE, le associazioni gaie, i movimenti di protesta neri che reclameranno un altro Black President alla Casa Bianca. In fondo a bene ripensarci, Obama concentrava nella sua persona tutto quanto sta nella prosopopea mondialista: meticcio, di incerta identità e provenienza, di incerta religione (padre mussulmano keniota e madre antropologa di identità ebraica), e perfino (sembrerebbe) di incerta identità sessuale, se prendiamo per buone le affermazioni di Joan Rivers, la cronista morta in circostanze misteriose. In ogni caso, nelle sue affermazioni Obama non ha mai mancato di lanciare appelli ai "suoi fratelli gay", manco fosse la Madre di tutte le sue priorità. Sì, Brothers, li chiamava. Non ci ha risparmiato nulla la sua amministrazione: bombe, lacrime in diretta e piagnistei ben poco virili, colpi di stato, sanzioni commerciali contro la Russia che ci penalizzano, instabilità e destabilizzazione diffusa per il globo.
Ora è tornato alla ribalta lo wasp biondone che chiamano già "parruccone" e in aggiunta a ciò, gli piacciono pure le donne. Ma guarda un po' te, che crimine!Si scrive in alcuni siti che ci potrebbe essere il "rischio Maidan" con tentativi golpisti e annessi cecchini sul tetto. Ma la cosa è così verosimilmente folle, al punto che non ci voglio nemmeno pensare. Non voglio credere che un popolo vada a votare, scelga il suo presidente che poi verrebbe impallinato come un coniglio, solo perché chi si definisce "democratico" non accetta la giusta alternanza delle amministrazioni.
Questo mondo ha bisogno di un periodo di tregua, di un cambiamento positivo che ci faccia sperare che non possa essere tutto quanto un marasma indistinto. E' disumano temere che dietro l'angolo ci sia sempre la solita imboscata, i soliti bidoni ingannevoli. Checché se ne dica e checché si voglia disfare, buttar per aria e destabilizzare, l'umanità tende all'ordine, alla stabilità, alla voglia di certezze e di sicurezze, nonostante le dottrine criminali sul "caos strutturato". Se poi anche questo presidente si comporterà in modo non conforme alle sue promesse e premesse elettorali, sarà il suo popolo a non confermargli la fiducia. Ma ora è tempo di metterlo alla prova.
Da noi, nella vecchia Europa il Becchino bussa sempre due volte. Ovvero, gli eurocrati nel momento più drammatico e tragico vissuto, bussa come un pallido beccamorto alla nostra porta per chiederci altri miliardi di manovre "aggiuntive" nelle situazioni peggiori: neve, gelo e terremoto è come dire che piove sul bagnato, nevica sul ghiacciato e che la terra trema tra le rovine e le macerie del terremoto. A tutto questo si aggiunge la mesta conta che fatalmente ci sarà dei "dispersi", "morti" e feriti dopo il crollo dell'albergo Rigopiano .
Sarebbe già più che abbastanza per chiudere le frontiere, stoppare per sempre la fòla demenziale del "salvare vite" africane e asiatiche per occuparsi finalmente delle vite precarie di Italiani in perenne disgrazia e in emergenza permanente. Non so se queste spirali perverse finiranno con la nuova presidenza della più importante potenza mondiale. Nessuno si fa illusioni e pretende che i guai nostri ce li raddrizzino i soldati blu a stelle e strisce, secondo la rassicurante favola western del "arrivano i nostri", che tante volte abbiamo visto nei film con i quali siamo cresciuti dal dopoguerra a oggi.
Ma ora è il tempo della fiducia.
Ma ora è il tempo della fiducia.
Perciò occorre dare a Trump un'opportunità. Give Trump a chance.













