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16 December 2018

False flag o falsi gilet?




Siamo al giallo relativo, quello dei daltonici. E c'era da aspettarselo. Viviamo l'epoca del vero che sembra falso e del falso che sembra vero.  Peggio delle streghe del Macbeth dove  il Brutto è Bello e il Bello è brutto.  Qualcuno aveva troppa fretta di indossare i gilet gialli made in Italy, senza nemmeno cercare di capire che quelli francesi protestano proprio contro la globalizzazione, le corporation delle auto elettriche - quelle che vogliono rottamare i motori diesel, e l'immigrazione clandestina che occupa posti di lavoro, per quelle attività che  anche secondo la vulgata d'Oltralpe, "i francesi-non vogliono più fare". Ma che importa? la realtà è quella che sembra, e non quella che è. 

Gilet gialli e bandiere rosse sono incompatibili, ma la sinistra mondialista tenta di ingannare ancora una volta gli italiani con le "false flag" di gilet gialli fatti indossare agli studentelli gregari sprovveduti e pianta-casini di Milano (c'è un video davvero sconfortante),  ed agli immigrati africani aizzati e fatti inferocire contro un paese che farebbe volentieri a meno di loro. Contro un governo legittimamente eletto da cittadini italiani che si permettono di chiamare "assassino". In un altro paese, ci sarebbero gli estremi per rimpatriarli tutti quanti in massa.  Ma che importa? Basta il colore: giallo! Ed è evento!
Anche se poi è un giallo falso (un fake yellow), serve pur sempre a fare scena. 
Tanto poi ci sono le fotografie, i filmati che vanno per il mondo mentre  i media tromboni e megafoni del sistema,  raccontano  che anche in Italia è già iniziata la protesta contro il neonato governo che guardate un po', fin nel colore ha già il colore del gilet: giallo-verde. Sì perché quei gilet catarifrangenti  e visibili anche al buio,  hanno anche un po' di verdolino nella  loro tonalità giallo fosforo. Insomma, i negri vestiti di giallo e i rossi col pugno chiuso vestiti di giallo sono una perfetta operazione false flag. In questo caso, di "falso gilet". E' mai possibile che dobbiamo essere il paese dell'eterna parodia e delle cialtronate?


I veri Gilets Jaunes per la quinta settimana in manifestazione a Champs Elysées

Tutto si sputtana e tutto perde di credibilità perfino quando varca il confine di Ventimiglia. Diciamo la verità: mi piacerebbe sapere quanti italiani avrebbero avuto l'ardire dopo un  terribile attentato a orologeria (false flag anche questo) come quello di Strasburgo, di manifestare per la quinta volta dopo oltre un mese davanti all'Arco di Trionfo, senza lasciarsi intimidire. Ma questi erano "veri" Gilets Jaunes. 
Quanti italiani  scioperati abituati ai fischietti della CGIL e ai cestini con la merenda per la  ludica passeggiata fuori porta del sabato sindacal-fancazzista,  avrebbero avuto la costanza di andare avanti per più di un mese rinunciando perfino all'irrinunciabile shopping natalizio, come quelli della  temibile grève francese? Li vorrei proprio vedere i miei connazionali rinunciare ai preparativi delle feste.  Ma quelli che sfidano le cariche e il freddo parigino erano veri Gilets Jaunes.

La sinistra a corto di idee copia i compiti, ruba gli indumenti e il vestiario, aizza i negri contro il governo e il ministro dell'Interno, e cerca di accaparrarsi la piazza. Crea tumulti fasulli "pro migranti" con una  differenza sostanziale:  che mentre i movimenti popolari d'Oltralpe vengono repressi brutalmente dalle forze di polizia (qualcuno ci ha rimesso  pure la pelle),  quelli  nostrani qui   realizzati mettendo extracomunitari alla testa dei cortei,  vengono protetti dalle forze dell'ordine che stanno ben attenti a che nessuno si permetta di intentare delle reazioni contro di loro.
Insomma, la sinistra è il solito Re Mida al contrario e quel che tocca va in...Cambronne.

Tuttavia, come dice la canzone e come vedono i nostri occhi,  Black is Black. Aggiungiamoci anche Red is Red, e fare i Gialli per caso, non porterà molto lontano. Gesù Bambino non è ancora nato e  da qui a Carnevale, mancano  ancora due mesi.

10 January 2017

Grillo, l'antisistema in cerca di sistemazione



La notizia è volata sulle prime pagine di tutti i quotidiani e si è meritata pure i titoli de Tiggì. Grillo cerca casa in Ue. Fa l'"antisistema" in cerca di una sistemazione che frutti prebende e poltrone per la Casaleggio & Associati. E dove voleva acquartierarsi lui e le sue verdi e giovin truppe ortottere? Nientepopodimeno che nel partito più fanaticamente eurocratico del parlamento europeo: quello dell'ALDE, acronimo Alleanza Liberal-Democratica Europea, guidato da un personaggio dalla faccia simile ad Elton John: Guy Verhofstadt. Stessa capigliatura con frangetta, stessi denti incisivi sfinestrati, stessi occhiali da sbarco sulla luna. Per ironia del destino il Guy è stato cofondatore con Altiero Spinelli del "Crocodile Club",  e, come  è noto,   il cavallo di battaglia musicale di Elton John è "Crocodile Rock", cantato in chiusura d'ogni concerto.

Ma passiamo pure dai coccodrilli ai grilli. Qualche giorno prima si viene a sapere che il M5S esce dal gruppo di Farage. Poi compare la notizia che Di Maio annuncia un alleanza "tecnica" (un aggettivo che fa venire i brividi, in quanto ci ricorda le stagioni del governo Monti) con l'ALDE. Che funzione ha l'Alde nel Parlamento Ue è stato ben delineato da una scheda informativa di Il Fatto. Una sorta di gruppo misto nel quale convogliano tutti gli scontenti, i trombati e quelli che cercano ad ogni costo lo scranno. Di solito non va troppo per il sottile e nelle sue file raccoglie di tutto: Prodi, Monti, i trombati del PSE, del PPE, dei verdi, perfino qualche raggruppamento di centro spagnolo detto "populista", ecc. Spesso in forza di complicati meccanismi,  il parlamento europeo costringe ad alleanze impossibili. Ma, a quanto pare c'è un limite: devono mostrare di avere rigore eurocratico e accettare i postulati comunitari Ue. Inoltre tra i partiti  della Ue ben foraggiati dal killer finanziario George Soros, Alde ha un ruolo di spicco come ben documentato dalla lista esposta qui da voxnews e dalle foto che suggellano l'amicizia tra il leader belga e Soros. Perciò il patto tra Verhofstadt e Grillo ha tutta l'aria di essere un patto sulfureo e faustiano. Figuriamoci se la Casaleggio & Associati non era al corrente di questi antefatti!

Soros e Verhofstadt dell'Alde 


La stipula dell'alleanza Alde-M5S non è andata in porto, come è  noto.  Sylvie Goulard e altre donne dell'Alde, hanno tirato Verhofstadt per la frangetta.
Grillo si straccia le vesti: "Tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come mai prima".
A tremare, in realtà, caro il mio capo-comico,  non è affatto il "sistema" , ma il suo stesso movimento. Chi gli impediva di andare con quelli del Front della Le Pen, con Salvini, Geert Wilders & compagnia euroscettica che lui ha sempre tanto disprezzato?

La verità la disse a suo tempo Marine Le Pen che in occasione delle elezioni europee del 2014,  tentò di prendere accordi con Grillo ed ebbe a dichiarare alla stampa che non si capisce mai dove lui voglia esattamente andare a parare. Beh, ora si è visto. 
Per la smania di distinguersi dagli altri raggruppamenti euroscettici, il Grillo si è appiattito, anzi, si è schiacciato contro i fanatici eurocentrici ed eurocratici. Non è il Movimento "antisistema" a 5 stelle a rifiutare un partito di sistema eurocratico kalergiano, spinelliano e sorosiono, ma avviene esattamente il contrario. C'è di che perdere la faccia per sempre!

Quanto a Verhofstadt dell'Alde è a sua volta un noto assaltatore di poltrone e non dimentichiamo che c'è in ballo la  carica di presidenza dell'Europarlamento dopo l'uscita di scena di Martin Schulz. E' probabile che inizialmente i numerosi seggi degli eurodeputati 5 stelle gli abbiano fatto gola e che sia intercorso tra le due parti qualche squallido oscuro patteggiamento per eventuali alleanze dette "tecniche", della serie do ut des, poi andate a buca.

Sfido io che Salvini e la Meloni  ora si fregano le mani per la contentezza! Salvini dal canto suo, ha già lanciato un appello-salvagente agli elettori dei 5 stelle per un'eventuale campagna-acquisti.
Grillo scrisse centinaia di post contro "Rigor Montis" ma poi va nel raggruppamento dello stesso. Grillo scrisse numerosi post contro il TTIP ma poi voleva andare insieme a un partito pro-TTIP. Grillo vuole far togliere le sanzioni contro Putin, ma  l'Alde è anti-Putin e pro mantenimento sanzioni.
Ma le commedie, le capriole, i risvoltamenti di casacca, le retromarce non finiscono qui.

E' notizia di poche ore fa che Grillo-Grullo sia tornato a Canossa con tanto di coda tra le gambe,  dal gruppo Efdd, in cui militano lo Ukip  di Farage. Dal canto suo, Farage avrebbe risposto di essere disposto a perdonare l'ex compagno di coalizione, a patto, però, di un'epurazione di quei grillini favorevoli alla fallita intesa con l'Alde.




E chi sarebbero costoro? Uno è l'europarlamentare pentastellato David Borrelli, considerato l'architetto del matrimonio andato in fumo fra i liberali ultra-europeisti e i grillini. Il secondo sarebbe il fedelissimo Casaleggio junior. Il "torna a casa Lassie" di Grillo potrebbe costargli anche un probabile Italexit con  tanto di referendum contro l'euro. Ma temo che un buffone sgangherato, incoerente e opportunista come Grillo non sia all'altezza di queste "dritte di scuderia" imposte da Farage.
Si punta sui cavalli purosangue, non sui bardotti. E gli Inglesi che sono usi fare scommesse, lo sanno bene.

Bene sarebbe che lo imparassero anche gli Italiani che hanno dato la loro fiducia al M5S e al loro capo-comico.
Le comiche stanno finendo, le tragedie bussano alle porte e spero tanto che i burattini della Troika a 5 stalle  non intralcino ancora a lungo il sorgere di una vera opposizione politica.