
Settembre, andiamo, è tempo di migrare. D'Annunzio però pensava ai suoi pastori d'Abruzzo, non ai "migranti", come fa Fini. Ormai non passa più un giorno senza che il Gianfuffa non si preoccupi degli stranieri in arrivo sulle nostre coste. Il problema più importante per lui è ottenere i plausi (e magari anche i voti) dagli immigrati. Forse deve aver capito quanto poco popolare sia tra gli Italiani.
O forse deve temere il rientro tra i colonelli del suo partito, i quali gli stanno facendo la fronda. Così continua a fare il maitre à ennuyer sulla legge di fin di vita, contro il "killeraggio giornalistico" e le presunte "ordalie" (con riferimento a Feltri). Ma soprattutto batte e ribatte il suo chiodo fisso: gli immigrati e la riduzione di tempo per ottenere lo ius soli , condizione imprescindibile per il diritto di voto, già alle elezioni amministrative. In altre parole, del diritto d' arrembaggio nel nostro paese e della cancellazione di quello ius sanguinis proprio del Risorgimento, periodo storico che in altri frangenti il Presidente della Camera si è dilungato a magnificare. Però, che bella coerenza storica!
Parliamoci chiaro. Il nostro paese concede già anche troppe cittadinanze facili e ingressi più che agevolati. Venire a vivere in Italia (che è il Museo dell'arte del mondo intero) dovrebbe costituire un privilegio, non un diritto.
Esiste purtroppo già uno ius soli de facto. Ma ora il Gianfry lo vuole anche de iure, di diritto. E cioè, la cancellazione giuridica del concetto che sancisce il legame sacro sangue-terra.
Qualcuno si chiede cosa gliene venga indietro.
Secondo certi rumors sarebbe iscritto al B'nai B'rith, la potente massoneria internazionale che in ebraico significa "Figli dell'Alleanza". Vero o no, e quale che sia la sua loggia o associazione di appartenenza, una cosa è certa, gli interessi finiani non sono quelli degli elettori dell'attuale governo in carica. Temo che lui sappia del suo scarso indice di gradimento, dato che dei sondaggi ne dispongono tutti i politici. Per questo, approfitta della sua carica istituzionale per accelerare su temi impopolari, da lui imposti quasi obtorto collo per l'agenda di settembre.
E per questo attacca la Lega, un giorno sì e l'altro pure e non perde il destro (ma soprattutto il sinistro) per seminare zizzannia tra Berlusconi e il Carroccio, parlando di appiattimento del PdL su quest'ultimo.
Il leghista Roberto Castelli ha dichiarato che Fini, potrebbe finire nell'anonimato politico come è accaduto a Bertinotti.
Personalmente, non lo credo, visti gli sponsor che detiene nonché la spregiudicatezza e il trasformismo del personaggio, a mio avviso ben peggiore del vecchio Fausto rifondarolo. Ma mi auguro che ciò accada.
Aggiornamento: sul conclamato trasformismo e le virate di Fini leggere anche l'ultimo editoriale di Feltri "Dove vuole arrivare il compagno Fini"






