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06 December 2022

El corralito imposto alla Meloni (e a noi)


In Argentina , la restrizione del prelievo di contante dalle banche a 50 pesos a settimana è stata chiamata corralito , una misura imposta dal governo di Fernando de la Rúa il 1° dicembre 2001 prima di una corsa agli sportelli . Successivamente, e a causa della popolarità acquisita dal termine che significa "piccolo recinto" (quello per lattanti che noi chiamiamo box) iniziò ad essere utilizzato in tutti i paesi di lingua spagnola per riferirsi all'immobilizzazione dei depositi effettuata dal governo di qualsiasi paese. Quello imposto alla Meloni dall'Unione Sovietica Europea sulla disponibilità di  spesa in contanti da effettuare sui commercianti  e sui  clienti,  è una sorta di   "corralito", tipico di tutte le dittature.  Sessanta euro (oltre il quale scatta il POS) sono già una disponibilità ristretta; figuriamoci la sua riduzione in 30 euro frutto di un "negoziato" al ribasso: una mera buffonata! 
Ma c'è dell'altro. Arrivano rampogne dalla Corte dei Conti, da Bankitalia, dai soliti sindacati rossi, dai pasdaran dell'Unione Sovietica europea Pd & sinistra che non rappresentano una "opposizione" al servizio dei cittadini, ma sono i pretoriani accaniti di Bruxelles.  I cerberi  ben piazzati in parlamento per fare interessi stranieri.  Che possono contestare costoro? La solita sòla della presunta evasione fiscale, che è un'autentica foglia di fico per giustificare il passaggio alla moneta digitale e controllare le transazioni dei cittadini e le loro spese anche minime.  Perfino il viceministro Fazzolari  ha commentato  in modo pungente la posizione di Bankitalia sulla disponibilità del contante a 5000 euro: “Bankitalia è partecipata da banche private, è un’istituzione che ha una visione, legittimamente, e questa visione fa sì che reputi più opportuno che non ci sia più, di fatto, utilizzo di denaro contante”. La visione di estinzione del contante per passare alla moneta elettronica è  più che altro un tornaconto.  Non parlerei di  "visione". Un tornaconto che  confligge con gli interessi dei cittadini, i quali non vogliono pagare spese per operazioni né vogliono far sapere quali sono i loro fabbisogni e consumi.   E'   inoltre evidente che il tetto di una cifra pur sempre limitata come 5000 euro sia di  aiuto alla crescita economica. Così facilitiamo, ad esempio, i turisti stranieri a usare il contante come sono abituati a fare, altrimenti vanno in vacanza altrove. Contro questo "tetto" si è scagliata pure la Corte dei Conti. C'è forse da stupirsi?  Oltre a ciò, non poteva mancare la predica vescovile del solito rev. Mattarella che dopo averci stressato con la "guerra al Covid" e alla  vaccinazione come un dovere verso Patria, ora ci impone sermoni sulla "lotta all'evasione fiscale".  

Questo blog fin dalla sua nascita si è sempre schierato a favore del contante libero e potete trovare il link  tra i preferiti, nel margine sinistro in alto alla voce Contante Libero.  Qui, 10 buone ragioni per mantenercelo che ricopio testualmente come i 10 Comandamenti : 


1- Eliminare o limitare il CONTANTE è un grave atto contro la libertà dei cittadini.

2- Eliminare o limitare il CONTANTE significa affidarsi a canali elettronici tenuti sotto controllo da poche entità che avrebbero in mano il monopolio dei mezzi di transazione finanziaria. La Moneta Elettronica è assolutamente lecita ed assai utile e comoda ma deve rimanere una Libera Scelta.

3-Eliminare o limitare il CONTANTE è un “regalo” alle Banche ed alla Finanza che guadagnano su tutti i pagamenti, salvo quelli in contanti.

4- Eliminare o limitare il CONTANTE significa colpire un MEZZO di pagamento semplice, efficace, poco costoso e uguale per tutti.

5- Eliminare o limitare il CONTANTE significa perdere la proprietà diretta e MATERIALE dei propri risparmi che diventano virtuali, sotto la tutela ed il controllo di terzi. E’ pertanto possibile, con un semplice click, impedirci di accedere alla nostra liquidità o di prelevare i nostri risparmi, che appartengono solo a noi ed a nessun altro. In tempi di Grande Crisi e di rischio Default questo punto è quanto mai vitale ed importante.

6- Eliminare o limitare il CONTANTE significa infliggere un durissimo colpo al nostro diritto alla PRIVACY.

7- Eliminare o limitare il CONTANTE è contro la natura dell’uomo: otterrai solo un fiorente mercato nero.

8- Eliminare o limitare il CONTANTE come misura di Lotta all’Evasione è un’assurdità che nasconde i veri scopi dei promotori di questa “crociata”: il contante è un MEZZO ad ampia diffusione che solo marginalmente viene usato in modo illegale. La vera evasione passa attraverso ben altri canali, quasi tutti elettronici e sotto il controllo delle banche.

9- Invertendo lo slogan delle lobby che vogliono eliminare il contante, possiamo affermare che “La difesa del contante è una vera e propria battaglia di civiltà” (e di libertà).

10- PER IMPEDIRE CHE AVVENGA L’ELIMINAZIONE DEL CONTANTE bisogna diffondere le nostre critiche razionali e far sentire il nostro grido di protesta e disapprovazione.



Giorgia Meloni deve capire che se cede ai mercanteggiamenti al ribasso della Ue, la quale tira fuori pretesti farlocchi secondo cui il tetto dei 5000 euro confliggerebbe col PNRR, non fa che assestare un duro colpo a chi l'ha votata.   Non si può servire contemporaneamente l'elettorato e  gli aguzzini cravattari di Bruxelles in egual misura! Va ricordato che in Germania non esiste nessun tetto al contante e che quelli più sotto sorveglianza siamo noi italiani. E' il momento di dire BASTA a un'eterna Italietta suddita e  "sorvegliata speciale".

San Nicola di Bari

03 January 2018

Boicottiamo il balzello sulla spesa!




Neanche il tempo di girare il calendario 2018  e di strappare quello vecchio che  è arrivata la sorpresina. E' arrivata ancor prima della Befana.  E senza bisogno della scopa, della gerla e della calza col carbone. Quel che fanno passare per "misura di civiltà" ed "educazione all'ambiente" si tratta in realtà di un odioso balzello sulla spesa giornaliera. Parlo dell'obbligo di far pagare i sacchetti fascia-verdura e fascia-frutta posti accanto alla bilancia nei supermercati. Secondo le associazioni consumatori, si tratta di un nuovo balzello che si abbatterà sulle famiglie italiane e i nuovi sacchetti «a pagamento sono una nuova tassa occulta a carico dei consumatori». Mi limito a parlare solo di questo in quanto lo trovo particolarmente subdolo e odioso,  anche se in realtà c'è già una raffica di rincari su tutti i fronti (bollette, pedaggi autostradali, tariffe postali, dei trasporti, ticket sanitari,  ecc. )  pronti a vessarci. Insomma, anno nuovo, problemi vecchi. 

Molti consumatori  si sono chiesti se sarà consentito portarsi da casa gli involucri già usati, in modo da non pagarli, ma - spiega ancora il Codacons - ciò non sarà consentito: "La legge prevede che i sacchetti leggeri e ultraleggeri, ovvero con spessore della singola parete inferiore a 15 micron, siano biodegradabili e compostabili, con un contenuto minimo di materia prima rinnovabile di almeno il 40%". Pertanto occorrerà pagare dai 2 ai 10 centesimi di euro per ogni sacchetto, e sarà obbligatorio utilizzare un sacchetto per ogni genere alimentare, non potendo mischiare prodotti che vanno pesati e che hanno prezzi differenti. In parole povere: vietato il riciclo da casa. E' per questioni di igiene, dice il Ministro dell'Ambiente Galletti.
O  piddioti che non siete altro! In ogni caso la frutta e la verdura la si lava, la si pulisce ed eventualmente la si pela e  la si sbuccia prima d'essere consumata. Che ve ne frega di indagare su quale busta si fascia la merce? Chi credete di ingannare, o miserabili sanguisughe? I sacchetti riutilizzabili non li state di  certo vietando per "motivi igienici" od "ecologici", ma trattasi della solita marchetta fatta a beneficio di qualcuno. Vedremo  di chi....

Lo dicevamo:  in cauda venenum! E questi finché non spariscono definitivamente ci faranno sopportare soprusi  grandi e piccoli e abusi fino all'ultimo respiro! E' nella loro indole, legislatura chiusa o meno che sia.
Indovinate un po' a chi è venuta in mente questa bella idea? Nel quadro del solito compulsivo "ce lo dice l'Europa", la Lega Ambiente, associazione da sempre legata alla sinistra, è già in prima fila. "Misura di civiltà", plaude com' è prevedibile.

Più nel dettaglio Il Giornale due giorni fa è uscito con un articolo interessante su chi ha applaudito pubblicamente detta norma: l'Assobioplastiche.

Gli unici ad applaudire pubblicamente la norma sono i vertici di Assobioplastiche, il cui presidente, Marco Versari, è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont, già nota per aver inventato i sacchetti di MaterBi, il materiale biodegradabile a base di mais. E infatti l'azienda di Novara sul suo sito, senza ironia, pubblica un sondaggio secondo cui i consumatori italiani sarebbero in maggioranza contenti di pagare. Intorno a Novamont si concentrano altre coincidenze. L'amministratore delegato è Catia Bastioli, una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi. Nel 2011 partecipa come oratore alla seconda edizione della Leopolda, quella in cui esplode il fenomeno Renzi. Molti degli ospiti di quell'evento oggi occupano poltrone di nomina politica. E Catia Bastioli non fa eccezione: nel 2014, pur mantenendo l'incarico alla Novamont, viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell'energia elettrica del Paese. Con i buoni uffici del Giglio magico, si dice all'epoca. 
A giugno 2017 Mattarella la nomina cavaliere del lavoro...

L'azienda che guida è l'unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l'80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l'uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l'anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont. Ha incontrato i dirigenti a porte chiuse e all'uscita ha detto ai giornalisti: «Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana». Promessa mantenuta.





Non perdiamoci d'animo.  Queste meschinerie di basso conio ci offrono pur sempre una formidabile occasione per  evitare  le trappole della  grande distribuzione, subito pronta ad accogliere le direttive governative (in particolare le Coop),  recandoci nei mercati diretti o dai nostri fruttivendoli di fiducia o nelle fattorie agricole, dai contadini e dagli ortolani a produzione diretta.  
Vorrà dire che alimenteremo quel commercio locale a chilometri zero, risparmieremo, mangeremo prodotti di qualità e ridurremo i rifiuti, dando una bella  stoccata a chi si è  prontamente adeguato a questa norma! Fino al ritiro di quest'ennesima soperchieria. La parola d'ordine del 2018 sarà boicottaggio. 


Forme di resistenza: pesare e prezziare i frutti ad uno ad uno
Arance pesate ed etichettate una alla volta


07 December 2015

Piccoli risparmiatori muoiono



Quello dei piccoli risparmiatori facenti capo a quattro banche  come Carife, Banca Marche, CariChieti e Banco Etruria è solo una beffarda "strenna" prenatalizia. Il fattaccio è successo durante gli attacchi di Parigi. E sempre secondo lo spin, ci si serve di un fatto eclatante per coprire qualche altra manovra sordida interna e metterla opportunamente in ombra. 
Parlo del decreto renziano salvabanche  che ormai chiamano decreto ammazzarisparmiatori.  

Mammassantissima  Troika comanda e picciotto va. E anche stavolta Renzi ha ubbidito ed eseguito "ordini superiori di scuderia". Del resto in Ue arriverà a gennaio 2016 l' obbligo di effettuare il bail-in per le banche in sofferenza. "Ce lo chiede l'Europa", e Renzi si è già portato avanti. 
Ci sono 130mila cittadini che hanno investito i risparmi di una vita sulle cosiddette obbligazioni subordinate delle loro banche di fiducia. I direttori di quelle banche  hanno consigliato loro di investire su quelle obbligazioni dette"subordinate", garantendo loro che erano sicure (la vecchia storia di chiedere all'oste se il suo vino è buono).  E ora si trovano senza più niente. Il governo e la Banca d'Italia dovevano vigilare dando l'allarme per tempo? Certo, ma è come chiedere a cane di mangiare cane.
Ma prima, la storia di Furio, la testimonianza di un piccolo risparmiatore che vuole rimanere anonimo.
" Sono un risparmiatore che investe i propri soldi in borsa o in varie banche, informandosi in rete e sui giornali. Rappresento un gruppo di investitori di venti persone che fino a domenica aveva 1,2 milioni di euro in Banca Etruria e che ora si ritrova in mano zero euro”.  Continua qui, dove Furio spiega bene la grande truffa ai suoi danni.


Proporre una soluzione con la consapevolezza che è impraticabile. Il risultato finale è una evidente presa in giro, ma nell' immediato si ottiene il risultato di tenere a bada l' opinione pubblica, alla quale si danno in pasto buona volontà e intenzioni positive. È grosso modo questa la lettura che va data alle dichiarazioni del governo e del Pd sulla possibilità di modificare il decreto salva banche, con aiuti per i risparmiatori di Banca Marche, CariChieti, Carife e PopEtruria. Tutto questo mentre il governo ha assicurato nuovi sgravi fiscali alle banche: diventano defiscalizzabili i contributi volontari per il salvataggio di Tercas: l' ennesimo regalo.   (fonte Libero).

L' idea è creare un "fondo di solidarietà" per i consumatori più deboli, per rimborsare solo una parte delle perdite, circa 300-350 milioni su un totale di 728 milioni di obbligazioni subordinate evaporate grazie al blitz di palazzo Chigi di domenica 22 novembre.

Un ulteriore fattore di destabilizzazione,  è rappresentato dal recente decreto salvabanche che impone alle Bcc (Banche di Credito Cooperativo) di versare entro il 7 gennaio 225 milioni al Fondo che salverà i 4 istituti in difficoltà. Questo prelievo, assieme ai 120 milioni che le banche-coop versano al loro fondo di categoria che assiste le Bcc in dissesto causa crisi economica, rischia di mandare in rosso quasi tutte le banche. (fonte Il Giornale). 

Nell'intervista di ieri al Corriere l'Abusivo di Rignano ha accennato alla riforma degli istituti che gravitano nell'orbita della cooperazione. «Abbiamo sistemato le popolari, tra mille polemiche», ha dichiarato aggiungendo che «dopo Natale vogliamo consolidare le banche del credito cooperativo, facendone uno dei gruppi bancari più solidi sul modello del Crédit Agricole». Si è ben visto come le ha "sistemate", le popolari!

Strozzinaggio Euro-cratico

Ieri (domenica 6) come è noto si è tenuto un sit-in dei risparmiatori (azionisti e obbligazionisti) truffati  davanti a Montecitorio, nel quale erano presenti le associazioni consumatori Adusbef, Federconsumatori, Codacons ed esponenti del M5S.
Si prevedono tempi infami su tutti i fronti, inutile nasconderci la realtà. Chi avesse avuto la triste esperienza di essere stato correntista fra le banche imputate (penso a Maria Luisa, che ne accennò in altro blog) è pregato di scriverne nel dettaglio.

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Non credevo di aver dato un titolo così  mestamente profetico al mio post. E' di oggi 9 dicembre la notizia di un povero pensionato 70enne a nome Luigino D'Angelo,  suicidatosi per aver visto azzerati tutti i suoi risparmi su Banca Etruria.  Il poveretto ha preso una corda e si è impiccato alla ringhiera del balcone di casa.
Aveva affidato i suoi risparmi alla Banca Etruria, filiale di Civitavecchia. Si parla di oltre 100mila euro andati in fumo dall'oggi al domani. La triste storia avvenne il 28 novembre scorso, ma inspiegabilmente i giornali ne danno notizia solo oggi. Il Corriere on line, la mette addirittura come prima notizia. Di banche si muore. La Procura, se c'è, batta un colpo. 

11 November 2015

Canone in bolletta della luce, bolletta con canone



Avrete sentito parlare dell'iniquità del canone televisivo nella bolletta della luce che Renzi vorrebbe applicare per fare direttamente cassa e combattere l'evasione. E' una porcheria già sperimentata in Grecia e pare che i poveri Greci, messi alle strette da una crisi atroce, siano rimasti pure al buio. Molte bollette non poterono essere pagate, in quanto ciascheduna di quelle "rateizzazioni"  contenevano aliquote addizionali che le gonfiavano.  Per saperne di più leggere qui.
Ma c'è dell'altro. L'ideona è venuta a Renzi per  continuare imperterrito a conferire stipendi principeschi ai funzionari Rai e nel contempo commissariare l'Azienda di stato in modo da farne una sorta di suo personale Minculpop. Avrete notato infatti che non c'è notiziario nel quale non ci sciorini il Renzipensiero, le sue battute triviali di sicarietto fiorentino,  i suoi viaggi, i suoi bagni di folla con le sue strette di mano, le sue camminate di bullo con le mani in tasca e  panzane varie per un tempo di quasi 5 ore al giorno. Propongo questo illuminante articolo  di Filippo Ghira da La Voce del Ribelle per il tramite di Informare x Resistere

Della serie “ogni tanto ritornano”, è riemersa la proposta di inserire l’importo del canone Rai nella bolletta dell’energia elettrica. La geniale, si fa per dire, idea, che era già stata fatta propria da vari esponenti dei governi precedenti, è diventata ora uno dei punti qualificanti del programma politico di Matteo Renzi. L’ex sindaco, da quando è diventato capo del governo, ha di fatto commissariato Viale Mazzini, imponendo la sua presenza fissa nei telegiornali e nei talk show, beninteso, quelli a egli graditi. Il tutto con la connivenza dei classici cortigiani che sono arrivati ad un livello di piaggeria verso il potente di turno che non si era visto nemmeno ai tempi in cui la Rai era un feudo democristiano. Con tanti saluti al principio del “servizio pubblico”.

Commissariata dunque la Rai, ora Renzi deve rassicurare i suoi fidi che manterranno l’agognato e ben retribuito posto di lavoro con nuove entrate che dovrebbero evitare il fallimento dell’azienda la quale si picca essere “la prima azienda culturale del Paese”. Figuriamoci: basta assistere ad una di quelle ignobili trasmissioni nelle quali autentici ignoranti guadagnano migliaia di euro per rispondere o non rispondere a domande idiote, e ci si rende conto che, al contrario, la Rai, unitamente alle reti Mediaset, e a molte altre, è una delle maggiori responsabili, anzi la maggiore per motivi storici, dell’incultura e dell’istupidimento progressivo degli italiani. E non bastano certo trasmissioni pregevoli come quelle di Rai Storia a salvare l’istituzione nel suo complesso.

Tutto questo, giusto per ricordare come vengono utilizzati i proventi del canone. La proposta di Renzi non è comunque nuova ma che l’ex boy scout l’abbia tirata fuori durante un’intervista televisiva la dice lunga sul fatto che vive fuori dal mondo. L’idea del canone da far pagare a tutti trae origine dall’enorme evasione (il 30% stimato sul totale per un importo di circa 500 milioni di euro) che interessa in particolare le regioni del Sud. Con quei soldi, pensano Renzi, dirigenti e dipendenti di Viale Mazzini, il nostro futuro sarebbe molto più roseo.

Lidea nasce dalla convinzione (sbagliata) che tutte le abitazioni che utilizzano energia elettrica debbano per forza di cosa possedere un apparecchio televisivo.

Siccome non si possono inviare gli ispettori del fisco a riscuotere il canone, e a pignorare i mobili, in abitazioni di zone a rischio, in quanto dominate dalla criminalità organizzata, ecco la grande pensata. Facciamo riscuotere il canone dalle aziende municipalizzate che distribuiscono energia elettrica. Queste poi gireranno l’importo relativo a Viale Mazzini.Così le varie Acea di Roma e Aem di Milano si troveranno ad essere trasformate in sostituti di imposta per una tassa che è una delle più odiate dagli italiani.

Peraltro la pensata di Renzi, che magnanimamente ha annunciato la riduzione del canone per tutti a 100 euro rispetto ai 113 attuali, si scontrerà inevitabilmente con milioni di cause legali che investirebbero i vertici delle municipalizzate. Milioni di cittadini si rifiuterebbero semplicemente di pagare le relative bollette, impedirebbero l’accesso degli ispettori ai contatori e soprattutto intaserebbero di ricorsi le cancellerie dei tribunali. Ricorsi chimmancabilmente verrebbero vinti. Dopo le perplessità dell’Autorità di vigilanza sulla Rai, un no netto è venuto dal presidente di Assoelettrica, Chicco Testa, che ha definito «una operazione impossibile» quella prospettata da Renzi.

Il punto chiave è che il canone Rai nella bolletta elettrica è semplicemente incostituzionale. E il motivo è presto detto. Toccherebbe al cittadino dimostrare di non possedere un televisore e non più alla Rai dimostrare il contrario. E questo cozza con i principi di uno Stato di diritto, o di quel che ne resta perché, tra le altre cose, trasforma i cittadini in sudditi.

Un vizio, tra gli altri, che accomuna Renzi ai politici del passato dai quali, a suo dire, intende differenziarsi per avviare l’Italia verso un radioso destino (altro vizio del quale abbiamo un vago ricordo…).

11 September 2015

I cancelli del Porporato


Il Faac del Caff, sembra un giochetto di sigle rovesciate. Nasconde invece dell'altro... Come è noto Faac , è una grossa fabbrica di cancelli automatici con sede a  Bologna . L’azienda – 18 sedi, 32 filiali nel mondo e 1910 dipendenti – è una multinazionale leader nei cancelli automatici e il suo proprietario, Michelangelo Manini, morì nel 2012 lasciando tutto all’Arcidiocesi che, da quel momento, diventò la più ricca del mondo

Nell’esprimere la propria gratitudine, la Diocesi spiegò in una nota che avrebbe utilizzato quei beni “così provvidenzialmente pervenutile […] alla prassi plurisecolare della sollecitudine verso le necessità della comunità umana, secondo il comandamento evangelico della carità”.

Mercoledi sera a La Gabbia (LA7)  è andato in onda un servizio proprio sulla Curia di Bologna, con a capo il card. Caffarra che ha deciso di delocalizzare la produzione della Faac da Bergamo alla Bulgaria, lasciando a casa i lavoratori: 50 i licenziati e 50 in cassa integrazione a zero ore.

Forse sarebbe stato meglio se l’azienda fosse rimasta in mano ai parenti che, nel giugno 2014, provarono persino ad impugnare il testamento. Ma la Chiesa li azzittì con una transazione immediata di 60 milioni di euro come “liquidazione” in cambio del ritiro di tutte la cause civili.

Impossibile competere, per i parenti.

Ricapitolando: dal maggio 2015 la proprietaria del 100% di FAAC è la Curia di Bologna. Curia che subito dopo (precisamente il 27 maggio 2015) crea un trust composto dagli avvocati Andrea Moschetti e Bruno Gattai e da Giuseppe Berti, manager proveniente da Luxottica. (...)
Pare che questi tre amministratori non debbano rendere conto a nessuno, nemmeno al card. Caffarra.

Il trust come è noto è cieco (blind). Ma è difficile credere che là dentro, nessuno ci veda.

Se non è stato il trio citato sopra e non è stato Caffarra, chi ha mandato sul lastrico  i 50 dipendenti?

Colpo di scena: è stato lo stesso Manini nel 2011. Quindi, se lo stabilimento di Bergamo chiude per delocalizzare la produzione in Bulgaria, prendetevela con il vecchio proprietario. Tanto è morto e  non può smentire

La notizia assai ghiotta da leggere nel dettaglio qui alla fonte ( L'ultima Ribattuta. )
In questo caso, come in altri del tutto simili, il diretto responsabile  si nega al telefono e alle interviste e sparisce nei sotterranei del Vaticano. 
Al suo posto, in tv parla il monsignor Giovanni Silvagni, vicario dell’arcidiocesi di Bologna, che tentando di salvargli la faccia mette una toppa che è peggio del buco: «Il Cardinale non può entrare in queste questioni, non ha la competenza. Non ha l’esperienza. Il suo mestiere è un altro». «I motivi che hanno portato al licenziamento dei 50 lavoratori… non sono di nostra competenza».

Il vicario pareva un  Marchionne da canonica, da tanto il suo linguaggio era simile all'uomo dai maglioni blu. E giù con  " nuove esigenze del mercato". Per un po' tiene un aplomb manageriale (nuova mutazione genetica della Curia); poi, incalzato dalle domande, non regge più  e allora si mette a farneticare prendendosela con la solita "demogogia" e il solito "populismo".

La claque ospite in studio applaude. Un applauso in tv ormai  non lo si nega nemmeno al Califfo al Baghdadi, mentre sta decapitando le vittime.

Ma che diavolo succede? Sono arrivate le  privatizzazioni anche in Vaticano? Non c'era la dottrina Bergoglio tutto povertà, umiltà e spoglie stanze di  Santa Marta, invece delle sfarzose stanze vaticane e i  lussuosi cancelli del Cielo per ville e dimore gentilizie? 

In una nota si spiega che l’Arcidiocesi ha costituito il trust Faac «nominando tre figure divenute titolari della “nuda proprietà delle azioni” a cui vennero affidate linee di comportamento irrevocabili, tra cui l’indicazione che il cda e top management ne determinino strategia e quotidiana gestione dell’azienda. Pertanto, oggi l’Arcidiocesi non è azionista di Faac, essendosene giuridicamente spossessata attraverso il trust Faac, né gestore, né implementatore di strategie aziendali, ma solo usufruttuaria e percepiente di eventuali dividendi».

Per farla breve, la responsabilità non è di nessuno, ma gli operai non possono tornare al lavoro.

A proposito di “eventuali dividendi” va ricordato che il fatturato del 2014 è stato di 336 milioni di euro. Gli utili incassati dall’arcidiocesi di Bologna sono 38 milioni e 700 mila euro. Il valore complessivo dell’eredità è di 1 miliardo e 700 milioni di euro.

Insomma la Chiesa convertitasi al " Dio Mercato" prende i soldi, tanti soldi,  ma  poi se ne lava le mani come Pilato con Gesù. E Caffarra  con le sue sottane color porpora si dilegua come una presenza extraterrestre.
Mercoledi sera a portare pene e grandi ansietà c'erano gli operai trombati e ancora frastornati e allibiti ai microfoni.  Non c'è più religione....

Sono lontani i tempi delle encicliche contro il liberismo, il materialismo, il socialismo e le massonerie di Clemente XII e Leone XIII. 
Ora anche da quelle parti,  si genuflettono al Vitello d'oro.  Dopotutto, non olet!

Ma udite udite...

«Per guadagnare di più in Bulgaria lasciano 50 persone in mezzo a una strada» dice un ex dipendente.
Al danno, poi, si aggiunge la beffa: qualche mese prima della chiusura, è stato allestito una sorta di campo scuola per alcuni operai bulgari ai quali i dipendenti bergamaschi hanno “insegnato il mestiere”, senza sapere che si stavano dando la zappa sui piedi.  

Che volete mai...trattasi di scherzi da preti. Anzi, da cardinali. 

03 May 2013

IMU, la patrimoniale dell'esproprio





A governo appena nominato abbiamo già il rebus IMU. Si paga o non si paga? Per il momento si sospende la rata del giugno prossimo venturo. Il che vuole dire solo una cosa: si dilaziona nel tempo. O si "rimodula", come già si cinguetta nella curva sud di sinistra. Scrive Piero Vassallo nel suo articolo "IMU, una tassa eversiva": "Perché non si può abolire l'Imu? Perché dobbiamo finanziare la Germania dell'imperiosa Merkel? Per masochistica obbedienza all'Unione europea? Perché occorre sanare le ferite causate dall'alta finanza americana? Per riparare i danni causati dalle demenziali acrobazie nel Monte dei Paschi di Siena? Per continuare il finanziamento pubblico dei partiti? Per sostenere l'immigrazione selvaggia? Per finanziare Radio radicale? Per dimostrare che Monti aveva ragione? Per onorare il Tabacci-pensiero? O per comprare le corde con le quali si impiccano gli imprenditori disperati e i disoccupati di lungo corso?". Parole sante.
E ancora: "Enrico Letta fa parte di un movimento, la setta dei cattolici adulti, che è consacrata al gioco delle tre tavolette e scaltrita nell'arte dell'eloquio a lingua bifida e vaselinosa: una parola per illudere la destra tradizionale, una parola per favorire la sinistra sciamanica.

Contro la promessa abolizione dell'Imu, infatti, sono insorte le figure eminenti, le collaudate sentinelle del sinistrismo isterico/ecumenico: la Bindi, la Camusso, la Boldrini. Nel silenzio assordante della CEI il terzetto ha sentenziato che l'abolizione dell'Imu non ha da farsi".
Inutile parlare col conoscente o vicino di casa di sinistra sull'IMU, anche se costui è pluriproprietario. Vi dirà con uno zelo masochistico e autopunitivo che "i ricchi dovrebbero pagarla e che dovrebbero esserne esonerati i poveri". Per il sinistropensiero però i "ricchi" sono sempre "gli altri", chissà perché. Il vostro conoscente vive - povero nesci - in una perenne stato di "alienazione" dalla sua stessa condizione sociale, dovuta al proprio retaggio ideologico.
Tuttavia, l'82% per cento degli Italiani (comunque votino) sono proprietari immobiliari, cosa che fa andare su tutte le furie i tedeschi, i quali viaggiano per il mondo, ma sono in pochi ad averci la casa. Lo avete sentito Tobias Piller, direttore della stampa internazionale? Con accento teutonico,una faccia con spessi occhiali simile a quella del nazi del film "I predatori dell'arca perduta" (quello che si scottò la mano nel tentativo di trafugare un antico medaglione nel Nepal), si è lamentato perché è impossibile per "noi tedeschi" acquistare una casa in Italia, dato che gli Italiani avrebbero il singolare vizietto di trasmettere i beni immobili da genitori in figli. Ma guarda un po'...
Il suddetto articolo di Vassallo pone l'accento su un tema caro alle oligarchie eurocratiche: la fine della famiglia, l'indurre i popoli al nomadismo scoraggiando la "stanzialità" non solo nel lavoro ma nel proprio abitare quotidiano. Del resto, lo slogan più volte sbandierato anche dalla pubblicità delle linee telefoniche è "vivere senza limiti e confini". E allora, no famiglia, no casa. No casa, no patria. Solo in quest'ottica si comprende lo zelo  nel voler applicare una simile tassa espropriativa alla quale ora verrà aggiunta un'altra patrimoniale sui rifiuti domestici: la TARES.
Aggiungo un'altra tara storica in seno alla sinistra di provenienza marxista, ben descritta dall'amico Josh nel suo post dal titolo  "La Caritas, Marx Engels e il dottor Zivago" basato sulla critica al libretto "La questione delle abitazioni" di Engels: il concetto secondo cui la proprietà è considerata un furto.
 Ai tempi di K. Marx (alias Mordechai Levi) e F. Engels si volle affrontare il tema case. Ne scrisse il sodale di Marx nell'opuscolo "La questione delle abitazioni", 3 articoli del 1872 pubblicati a Lipsia che si richiamano allo scritto "La situazione della classe operaia in Inghilterra".
Gli scritti si rivolgevano contro le tesi dei socialisti utopistici alla Proudhon, che riteneva sbagliato l'affitto e ne proponeva come soluzione l'abolizione, mediante riscatto dell'appartamento (creando cioè una proprietà).

Alla questione, Marx ed Engels risposero invece con l'abolizione della proprietà stessa, così come per loro si doveva abolire anche la proprietà di TUTTI i mezzi di produzione (macchine da cucire private delle sartine casalinghe comprese, in omaggio alla presunta "lotta di classe" e "lotta contro i padroni".
Con questo spirito tragico, in cui ogni problema è trasformato nella sua parodia, in URSS furono così requisite le case di proprietà, ad ogni "compagno" fu assegnata un certa metratura, circa 25 mq., attraverso l'istituzione di un'apposita Commissione, come è ricordato anche dal celebre romanzo "Il dottor Zivago" di Boris Pasternak.

In quest'ottica aberrante sulla "promiscuità delle abitazioni" si pone anche il recente progetto della Caritas "Rifugiato a casa mia" un modo subdolo e untuoso per creare surrettiziamente una carità pelosa e coattiva nei confronti degli extracomunitari, basata su un solidarismo e buonismo ipocrita quanto malvagio, ai danni degli autoctoni. Tutto ciò avviene senza che i problemi degli italiani, sempre più gravi vengano minimamente risolti.
Intanto si gioca con le parole : sospensione dell'IMU (ma non abolizione). Ricordo, se ce ne fosse ancora bisogno, che gli Italiani hanno dedicato le loro tredicesime nel dicembre 2012 al pagamento esoso del saldo IMU. E allora succede poi che  non si spende altro  anche se è Natale, perché si paga già troppo. E se non si spende, i commerci chiudono i battenti, gli esercizi pure, non si viaggia, non si va al ristorante, non ci si diverte e l'economia si deprime. E non venite poi a parlare di "crescita", parola di cui si riempiono tutti quanti inutilmente la bocca. Imu, dietro a una sigla c'è di più.

03 December 2012

I giorni dell'IMU 2 (la Vendetta)

 
 
 
 
Dies irae. E sono giorni dell'ira proprio sotto Natale. I crudeli Scrooge che ci sgovernano abusivamente hanno trovato il sistema per polverizzare le tredicesime spegnendo i nostri Natali. Quelle tredicesime che in Spagna non vengono pagate e che qui in Italia si fa finta di pagare con una mano, per poi prelevarle con l'altra. I nodi vengono al pettine e se avevamo pazientemente sopportato l'anticipo dell'odiosa tassa sul tetto che ci mettiamo sopra la testa, il saldo non lascia speranze: è un esproprio. Di tredicesime certamente, ma anche delle case stesse, nel lungo periodo. Ne avevo già parlato in questo post I frutti dell'IMU. Ora, alla luce di quanto sta emergendo , sono costretta al sequel. Se ne accorge anche il Corriere che scrive "A rischio le tredicesime".
Non a rischio, cari scribacchini velinari: scrivete pure in polvere, semmai. L'IMU sulle  seconde case arriva fino a 1300 euro. Qualche sinistro in vena di "espropri proletari" obbietta già: peggio per chi ha le seconde case. Ma il decerebrato di turno (purtroppo ce ne sono in giro ancora tanti) dovrebbe sapere che anche la classe operaia, i lavoratori dipendenti, i pensionati provenienti da ceti popolari sono ormai proprietari di case e che arrivare a 500 euro per una prima casa d'abitazione, non è una bazzeccola. Inutile ragionare con questi fenomeni da encefalogramma piatto: vi risponderanno che è "tutta colpa di Berlusconi" che ci ha sgravato dell'ICI negli anni precedenti. Ma ecco nel frattempo i primi dati che non sono proiezioni ma "dati veri":
Complessivamente, l'Imu sulla prima casa - calcola la Uil - costerà, in media, 278 euro a famiglia con punte di 639 euro a Roma; di 427 euro a Milano; 414 euro a Rimini; 409 euro a Bologna; 323 euro a Torino. Per le seconde case, l'Imu peserà mediamente 745 euro, con punte di 1.885 euro a Roma; di 1.793 euro a Milano; di 1.747 euro a Bologna; di 1.526 euro a Firenze. Con il saldo di dicembre, le famiglie italiane dovranno pagare mediamente 136 euro per la prima casa, con punte di 470 euro a Roma; mentre per una seconda casa il saldo peserà mediamente 372 euro con punte di 1.200 euro nelle grandi città.
Per non parlare di chi possiede case nelle località considerate di "villeggiatura". Cioè nei pressi di mari e monti o città d'arte.
Senza contare i fabbricati rurali costretti ad un riaccatastamento fatto alla spicciolata entro il 30 novembre u.s. e a dover pagare un saldo da capogiro per capanni dove si tengono mucche, bestiame vario e attrezzi agricoli, in forza di aliquote comunali  rialzate fino ad un massimo del 10,6 per mille come è avvenuto, ad esempio a Sanremo. Ovvero come trasformare l'IMU in una tassa che va a colpire direttamente la produzione agricola,  posta già in precarie condizioni a causa dei mutamenti climatici e nel caso dell'Emilia, dai terremoti. Una vera e propria ecatombe in tutti i sensi.
Non a caso il ministro (abusivo) dell'Economia Vittorio Grilli (quello che sembra un Vampiro dagli occhi cerulei) non si è degnato nemmeno di concedere una proroga a queste sconcezze, obbligando i centri di assistenza fiscali e i commercialisti a fare consulenza in fretta e furia entro e non oltre il 17 dicembre, scadenza ultima dei pagamenti. E con la fretta, si sa, fioccano errori che si trasformeranno poi in multe e sanzioni a vantaggio dell'Agenzia delle Entrate, oltre che impedire alle famiglie di attuare una corretta pianificazione economica, perché ormai torchiate di mese in mese.
Ma al di là dei dati tecnici mi preme di sottolineare gli aspetti politici di questa odiosa tassa a carattere espropriativo:
  • Con l'IMU la casa nel lungo periodo non sarà più un investimento, un bene rifugio, e chi di dovere cercherà con ogni mezzo (anche illecito) di movimentare l'immobile attraverso la compra-vendita (che in realtà è una svendita).
  • Intorno alla casa degli Italiani ci sono già gli artigli della Finanza internazionale che ha tentato nel nostro paese di far passare perfino l'emissione di "derivati"  del 10% sul patrimonio privato come nel caso famigerato del duo Monorchio-Salerno .
  • Sul piatto ricco della casa la Fornero, autentica piromane-pompiera, prima di ricoprire l'incarico di ministro del Welfare e di taglieggiare le pensioni, ha emesso i reverse mortgage detti prestiti vitalizi ipotecari, con in quali si sfila agli anziani l'unica sicurezza della loro vecchiaia, per inserirli in una situazione di debito  con il quale caricare gli eredi. L’ingente patrimonio immobiliare degli italiani cadrebbe fatalmente nelle grinfie di istituti di credito, fondazioni bancarie, società immobiliari legate alla finanza, ricchi e grassi speculatori senza scrupoli e così via.



Pertanto, se questa rapina dell'IMU dovesse perdurare negli anni, prepariamoci noi Italiani a piantonare le nostre case con una difesa da Secondo Emendamento americano. Non lo abbiamo nella nostra Costituzione?
Pazienza, contro i tiranni violenti è lecito ribellarsi con ogni mezzo perfino secondo S. Tommaso d'Aquino. Che Dio lo abbia in Gloria.
     
     
     

    22 November 2012

    La panchina della tortura













    E' una bella giornata di sole, e c'è un Tizio (o una Tizia) che si fa un giretto in un parco , poi si siede al fresco degli alberi, tra fiori, farfalle variopinte che volano e uccellini che cinguettano. Apre il giornale per una lettura all'aria aperta, quand'ecco che al malcapitato che si siede, sembra di avere dei pungiglioni nel sedere. Che sia qualche insetto schiacciato inavvertitamente, chessò, un calabrone?
    No, si tratta di spunzoni metallici creati per l'uopo, tanto per ricordare a chi si è seduto "gratis",  che d'ora in poi non ci si può sedere senza mettere i soldi in apposita cassettina sottostante la panchina. "L’idea è semplice: perché non creare delle panchine da mettere nei giardini pubblici dove per sedersi, bisogna pagare? Basta mettere un raccoglitore di monetine. Ma come assicurarsi che le persone che vogliono accomodarsi paghino la cifra stabilita? Bisognerà invogliarle in qualche modo.... Appena si inseriranno i 50 centesimi nella fessura, si attiverà il meccanismo che farà ritrarre le punte all’interno della struttura in legno. E finalmente la panchina potrà essere comodamente utilizzata.
    Ecco dunque, un oggetto assai "convincente", creato in Germania da un artista e fotografo tedesco a nome Fabian Brunsing. Qui in questo link del sito Fiori e Foglie, già segnalato dalla blogger Cristina Agnello, il resto delle notizie e la descrizione della panchina alla Torquemada.

    Si tratta di un ennesimo esempio di "privatizzazione del mondo" a partire da oggetti di prima necessità: una panchina nella quale sedersi, quando si è stanchi. 
    Ma che cos’è questo strano ronzio? Ah certo, è l’avviso sonoro che indica che le punte di metallo stanno per… tornare fuori! Quindi sarà meglio alzare il sedere, prima di ritrovarsi con qualche doloroso ricordo nel didietro.
    "Aberrazioni teutoniche", si penserà. Ma non è mica poi così vero. Alla sottoscritta è capitato qualcosa del genere,  anche senza i minacciosi "spunzoni"... persuasivi.
    Io e i mie parenti, durante un viaggio in Inghilterra avevamo girato in lungo e in largo per parchi reali londinesi. In alcuni c’erano panchine, in altri vediamo sedia a sdraio gialle e pensando che non volessero occupare troppo spazio verde ci sediamo ingenuamente, quand’ecco che spunta un pachistano con una macchinetta per emettere i biglietti e ci spara la tariffa oraria in sterline. Al che schizziamo su, tutte e tre come saette. Roba da perfida e mercantile Albione? Mica poi così vero...
    Che fine hanno fatto anche in Italia le fontanelle che allietavano i giardinetti nei quali bambini, gente accaldata, anziani e cani assetati andavano ad abbeverarsi? Tutte smantellate da municipalità in crisi. "Dar da bere agli assetati"  recitavano  le cristianissime Opere di Misericordia Corporale.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta - diceva S. Francesco.
    Povero S. Francesco, ignaro che la sua Laude oggi viene recepita da chi si sente Re Mida e quel che tocca, trasforma in oro per sé. Se avete sete,  camminate al chiosco più vicino (se lo trovate) e compratevi una bibita o una bottiglietta d'acqua... "multinazionale".
    Succede  inoltre che davanti al minimarket della mia città dove si fa la spesa, un bel giorno oltre a pagare la spesa, il sacchetto di plastica biodegradabile, la benzina dell’auto ecc… arriva pure il parcheggio a pagamento. Il disco orario (dove già ti davano la multa se ti attardavi più del necessario) non basta più. E allora ti ritrovi a pagare anche  un “balzello”  in più  (dai 50 centesimi a 1 euro sulla spesa)  alla faccia dei fanatici del “privato è bello”.
    Le città italiane diventano sempre più trappole acchiappasoldi e se si va in pizzeria, preparatevi a pagare oltre ai diciotto euro di pizza (se siete in due) , almeno 2 di parcheggio. Se andate al cinema sono 15 euro più almeno 2 di parcheggio. I parcometri funzionano giorno e notte, senza tregua, dato che il denaro non dorme mai. E così via.

    E quando ci avranno ammazzato di tasse, angariato di redditometri, stressati dai redditest, e da altre boiate disumane, ecco allora esigere un tariffario anche per l'aria che respiriamo (la carbon tax); ecco razionarci l'acqua domestica che consumiamo e già paghiamo, i parchi, i boschi, le risorse naturali e tutto l'esistente. Nel mentre, i prodotti agroalimentari schizzeranno alle stelle.
    Sì, perché il progetto di privatizzazione del pianeta è questo e non si fermerà... L'esproprio criminale di tutto l'esistente consiste nell'impossessarsi a man bassa della vita degli esseri umani. Sta a noi cambiare il corso di  tutta questa brutta storia.













    15 April 2012

    Sempre più sotto il giogo di Befera

    Come avevo scritto in precedenti post, i giorni dell'IMU si avvicinano nella peggiore confusione e nella totale mancanza di rispetto verso i contribuenti che non sanno ancora come, quando ma soprattutto quanto dovranno pagare e in che modalità.
    Non hanno ancora fatto i riaccatastamenti (imposti dalla Ue, anche questi) adeguati ai valori "di mercato" in caso di eventuali confische da parte delle solite banche, e c'è da giurarci che li faranno nel più iniquo e affrettato dei modi.  Insorgono già i comuni se il poveretto dovrà pagare in rate salate: loro vogliono tutto e subito. Insorgono le banche, le dirette beneficiarie di questa rapina ( ricordiamoci che i gruppi immobiliaristi sono tutti sotto la loro egida).
    Basta aver visto l'altra sera il nervosismo di Luigi Abete della BNL a Ballarò, e come è scattato solo a sentire parlare di "rate". Che gliene cale a lui di irritarsi? E'  forse un ministro della repubblica?  Ovvio,  qui gatta ci cova.  

    Come non notare l'intento volutamente punitivo ed espropriativo di questa mega tassa che fanno già sapere  non sarà UNA TANTUM?
    Mi pare palese l'esproprio staliniano voluto dal governo degli "illuminati" non eletti, sottolineato e ben analizzato anche da questo pezzo dal titolo "Lo stato totalitario fiscale" di Maurizio Blondet per Rischio Calcolato.

    Equitalia, ormai definita Nequitalia o Iniquitalia, si frega già le mani per tutti quelli che non potranno pagare e che saranno requisiti, attraverso le sue temibili ganasce fiscali come fece Stalin con i kulaki. Befera il Vampiro è il riscossore dell'eterno super Pizzo, dell'eterno Racket che non viene mai sanzionato né messo mai in galera. Organizziamoci in associazioni civiche  per la difesa e  la salvaguardia dei cittadini.

     Imponiamo con forza il concetto costituzionale del rispetto della proprietà quale conseguenza del  nostro lavoro, del risparmio, del sacrificio familiare di una vita. Il furto, l'esproprio, l'usura e la rapina che ci stanno confezionando è la conseguenza di questa Ue delle banche, della sottrazione di sovranità nazionale  e della speculazione finanziaria in atto nonché dell'occupazione abusiva della "macchina dello stato" da parte di alti funzionari di holdings bancarie e finanziarie internazionali, quali Monti, Passera, la Fornero.
    Come ho già scritto, le fondazioni bancarie non pagano l'IMU  perchè considerate "associazioni benefiche", i vecchi all'ospizio invece dovranno pagarla "doppia", poiché un'altra leggina iniqua scritta su misura per un fisco vorace e predatore, prevede che l'unica casa di abitazione del poveretto, scatti come "seconda casa" (la prima viene considerata la casa di riposo dalle rette  sempre più esose).
    Si cerca di confondere e di intorbidire giuridicamente le acque fra "domicilio" e "residenza", un'altra vergogna nella vergogna!  Chi lavora a Milano pagando l'affitto ma possiede un'unica casa a Lecce, avrà l'IMU quale "seconda casa". E'  fin troppo evidente  su dove vogliono arrivare. Inoltre l'IMU si applica anche a chi paga un mutuo e questa è una solenne porcheria. Si è  tassati su un bene che non è ancora tuo e chi non paga può essere privato del suo unico tetto dallo Stato.
    Intanto martedi 17 si rivota per la modifica costituzionale (leggi la manipolazione giuridica che va nel senso della sottrazione di sovranità) dell'art. 81  per il "pareggio di bilancio". Se passa, la Ue diventa il riscossore diretto e permanente di tutti i nostri averi, della nostra vita, e le manovre finanziarie si susseguiranno con scadenze sempre più ravvicinate, in uno scenario da incubo.
    Ad maiora.









    23 March 2012

    Paolo Barnard: caro Imprenditore ti scrivo

    Pubblico questa lunga lettera di Paolo Barnard ad un imprenditore. O meglio, a quegli imprenditori che vorranno accogliere il suo invito dopo il suo meeting a Rimini. Molto appropriate le critiche alla demagogia sindacale che in queste ore chiama a raccolta i lavoratori dopo aver prodotto essa stessa numerosi di quegli sfracelli che bruciano sulla loro pelle. C'è poi tutta la critica ai nuovi "feudatari" della finanza speculativa ("i rentiers", letteralmente: i beneficiari di rendite ) e la Grande Bugia delle Tasse viste come la panacea in grado di pagare i bilanci dello stato. Poi il più grande dei misfatti: l'arrivo dell’Euro non-sovrano, "che vi (ci) hanno imposto proprio per evitare per sempre che qualcuno potesse reclamare dagli Stati un uso sensato delle tasse". E' una lunga e accorata lettera che se non riuscite a leggere per intero, potete sempre leggerne un po' alla volta. Ne vale la pena.
    Caro imprenditore,
    spero che una domenica pomeriggio nella calma del suo salotto lei possa dedicare trenta minuti a leggere questa mia. Il contenuto parla di quanto di più caro lei abbia fuori dall’ambito familiare: il suo lavoro, il suo investimento di una vita, e coloro che lavorano con, per, lei. Vi stanno distruggendo. E peggio: siete soli. Né Confindustria, né le vostre organizzazioni di rappresentanza hanno capito cosa è in atto nell’Unione Europea, non sanno o non vogliono capire, e infatti se ne vedono i risultati. Qui vorrei offrire a lei, e ai suoi omologhi, un contributo di comprensione, ma soprattutto di autodifesa e di riscatto. Le parlo di economia, il motore di tutto ciò che ci sostiene, senza il quale non solo i redditi e i fatturati, ma neppure i diritti sono possibili. La sua figura, ritengo, è oggi una chiave fondamentale per salvare l’Italia, la democrazia, il lavoro.
    I sindacati… devo trattenere il disprezzo per organizzazioni condotte da quadri dirigenti che sono quanto di più parrocchiale, ignorante e cinico questo Paese abbia prodotto fuori dalle Mafie. Veri ascessi del mondo del lavoro e nel futuro di milioni di lavoratori, traditori di una causa che fu nobile, venduti non ai ‘Padroni’, ma al proprio bieco opportunismo. Per questo faccio appello a voi imprenditori. Spero che voi, uomini e donne schiacciati fra la retorica defunta della sinistra e la distruttività apocalittica dei poteri sovranazionali, possiate intuire la validità di queste righe.
    Il mio lavoro ha per oltre dodici anni approfondito i temi di cui tratto qui. Nulla di quanto scrivo di seguito è frutto di esasperati concetti, radicalismi infondati, notiziole da internet. Ho fatto ricerca con alcuni dei maggiori macro economisti internazionali, e il mio saggio Il Più Grande Crimine 2011 si fregia dell’apprezzamento di uno dei massimi esperti di storia dell’economia Neoliberale al mondo, il Prof. John F. Henry, autore del fondamentale testo The Historic Roots of the Neoliberal Program. Lo scorso 24-26 febbraio ho ospitato a Rimini cinque degli economisti sopraccitati in un summit intitolato “Questo è un Colpo di Stato Finanziario”, dove la teoria economica detta Modern Money Theory (MMT), che forma le basi di questo scritto, è stata spiegata in tre giorni di lezioni (dettagli più sotto). Qui uno scorcio http://www.youtube.com/watch?v=XP60tpwu5cs.
    I nuovi rentiers.
    Ora il succo del mio messaggio. Un imprenditore italiano moderno deve comprendere, prima di tutto, che ciò che decide direttamente del destino dei suoi bilanci e dell’economia in cui il suo lavoro vive, sta molto alle spalle persino del concetto di economia globalizzata. Quindi, non solo ciò che per lei è vitale non risiede in decisioni di politica nazionale, ma neppure in quei meccanismi internazionali di cui di norma si parla. Il dramma che ci minaccia, e che la minaccia, è proprio in questo trasferimento di poteri a sfere neppure immaginabili da chi s’informa e lavora. Ora le do l’esempio più chiaro e diretto. La prego di non pensare, dopo le prime righe, che questo sia un trattato di massimi sistemi. No, qui, e lo vedrà fra poco, parlo proprio della sua vita aziendale e del futuro della nostra economia, nei termini più concreti. Per cortesia mi segua.
    Ciò che sta accadendo all’Europa della crisi non è solo frutto di accidenti finanziari e dissesti di bilanci statali, né in particolare di una crisi sistemica delle bilance commerciali o altro. Certamente questi fattori contano, ma c’è ben altro. Vi sono forze al lavoro in Europa che mirano, non esagero, alla distruzione delle dinamiche del Capitalismo stesso. E non sono affatto forze marxiste, per carità. Al contrario, e peggio. Va compresa, qui, la differenza fra Europa e Stati Uniti. Nel secondo caso, il Capitalismo si è sviluppato su una terra nuda, tragicamente ripulita della sua popolazione autoctona, ma nuda di ogni presenza delle forze dell’Ancien Régime europeo. Il Capitalismo americano è nato dinamico, pragmatico, e con un’istintiva connotazione verso la ‘Funzione del Consumo’, che oltre un secolo e mezzo più tardi verrà descritta dall’economista inglese John Maynard Keynes. Negli USA, il Potere maggiore fino ai primi anni ’90 ha sempre badato a mantenere in vita il fondamentale principio secondo cui è la Spesa che genera il Risparmio e dunque il successivo Investimento e i Consumi, da cui viene il profitto. Questa centralità della capacità di spendere valeva sia per lo Stato americano, che ha creato la maggiore ricchezza nella sua storia spendendo a deficit di bilancio fino al 25% del PIL, sia per il settore non-governativo, cioè il privato, dove l’elemento dei consumi (spesa) è sempre stato in primo piano (fin eccessivo, si sa). Riassumo: negli Stati Uniti, il Capitalismo, pur nelle sue immense ingiustizie, ha però sempre tenuto in vita una dinamica dove alla maggioranza dei cittadini andava garantito reddito sufficiente a generare una spesa interna che mantenesse in vita la produzione aziendale, spesso aiutata da grandi infusioni di spesa a deficit dello Stato. Ecco il Capitalismo all’Americana, almeno prima della recente mutazione nella folle sfera finanziaria speculativa.
    Questo Capitalismo sbarcò in Europa dopo la seconda guerra mondiale, con un buon successo. Intendo dire un successo di pubblico, e con la partecipazione confusa e ignorante della classe politica. In Europa, tuttavia, i gangli del Potere tradizionale - quello che ereditò gli ideali dell’Ancien Régime, del Neomercantilismo tedesco e francese, che transitò trasversalmente nel nazismo, e che fu pregno di appoggi nelle sfere vaticane - ha sempre visto il Capitalismo americano come un’aberrazione. Non certo per le sue derive eccessivamente consumistiche, ma, al contrario, solo perché persino quel minimo di contenuto democratico che esso mantiene – cioè la necessità della presenza di una popolazione tutelata abbastanza affinché consumi – era visto come un’insidia inaccettabile nelle mire fondamentali di questo Potere tradizionale europeo. Queste mire erano, e sono tuttora, la distruzione di qualsiasi potere popolare e democratico, e l’imposizione, anzi, il ritorno in Europa di un nuovo ordine sociale di tipo para-feudale, con a capo quelli che già Adam Smith e David Ricardo definivano nel ‘7-800 i “rentiers”.
    I “rentiers” erano, e rimangono nel presente, i rampolli delle nobiltà e delle tecnocrazie europee che ritengono loro diritto ‘divino’ non solo governare i popoli ritenuti masse ignoranti, ma anche prelevare tutta la ricchezza possibile dal lavoro di altri. E questo salasso ha colpito e sta colpendo anche voi imprenditori proprio oggi. Non è necessario ricordarle che per questo identico motivo in Francia nel 1789 scoppiò una rivoluzione. Quell’evento li marginalizzò per un periodo, ma poi i“rentiers” tornarono e oggi governano l’Unione Europea. I loro sicari ed esecutori materiali nella UE moderna sono (o sono stati) i potentissimi tecnocrati come Herman Van Rompuy, Olli Rehn, Jaques Attali, Jaques Delors, o Lorenzo Bini Smaghi e Mario Draghi, e poi gli Juncker, i Weigel fra i tanti. Sono i decisori finali dei nostri destini, coloro che decidono in stanze chiuse di Francoforte o Bruxelles se lei avrà mercato o se invece soccomberà, alla lettera, coi loro Trattati vincolanti per ogni parlamento europeo. “Rentiers”sono divenuti i finti imprenditori (come Montezemolo o De Benedetti in Italia) che scommettono su rendite da ‘clienti prigionieri’ dei servizi essenziali forzosamente privatizzati e riuniti in monopoli privati (la Captive Demand), violando ogni regola di libero mercato reale; lo sono i capitani Neomercantili di multinazionali dell’acciaio, metalmeccaniche o dell’high tech franco-tedesche, le cui strategie di profitto hanno abbandonato la virtuosità del libero mercato reale e si basano solo sulla deflazione dei redditi dei loro dipendenti cui succhiano la vita con pretese di produttività da collasso (in Germania i redditi crescono del 50% in meno rispetto alla media europea con una produttività del 35% superiore, e infatti i consumi interni sono crollati); “rentiers” sono i gestori degli Hedge Funds della City di Londra, gli speculatori che estraggono fortune inaudite proprio dall’attacco al tessuto economico di intere nazioni attraverso l’uso della scommessa finanziaria pura. Le vostre aziende sono ostaggi impotenti di questi immensi giochi.
    Questi sono i nuovi “rentiers”,odiano il Capitalismo dei consumi, sono tornati al timone dell’economia, e, come detto, hanno in comune particolarmente il desiderio di estrarre dal terreno produttivo di aziende e cittadini un profitto del tutto parassitario. Voi, le piccole e medie aziende italiane promotrici di redditi da lavoro e di consumi, siete nel loro mirino per questi motivi. Per riconquistare il potere perduto un secolo fa e al fine di attuare il loro programma, essi pensarono a un’intera struttura politico-economica, le cui forme larvali comparvero 75 anni fa, e la cui massima espressione è oggi l’Eurozona. Questo il pubblico non sa, voi non sapete.
    Le basti pensare che il progetto di moneta unica europea nacque da uno dei profeti di questi nuovi “rentiers”, nel 1943. Era l’economista francese Francois Perroux, che immaginò l’unione monetaria con la mira di ottenere che “lo Stato perda interamente la sua ragion d’essere”. La distruzione delle funzioni monetarie dello Stato, come le spiegherò fra poco e crucialmente, è oggi lo strumento primario dei nuovi “rentiers” per affossare l’economia produttiva, i redditi, i consumi e dunque il Capitalismo stesso, come già detto prima. Il Perroux lasciò scritto che “Il futuro garantirà la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. Si tratta proprio dei super profitti dei nuovi“rentiers”. Non certo dei profitti della sua attività, che, come il buon senso suggerisce, non può certo prosperare nel crollo delle vendite indotto dall’affossamento dell’economia produttiva, dei redditi, dei consumi
    E’ alla luce del sole.
    Si faccia una domanda, la più banale, ma la più vera: perché la nostra ‘Italietta’ della ‘liretta’degli anni ’70-80 si vide promossa fra i sette più prosperi Paesi del mondo, mentre oggi, con questo Euro che prometteva rilanci insperati siamo ridotti al fanalino di coda d’Europa, additati come i somari della classe e sul filo del default? Come fu possibile per quella ‘Italietta’ figurare come il secondo Paese al mondo per risparmio privato dopo il Giappone, mentre oggi l’indebitamento delle famiglie sta schizzando ai massimi storici? Come potemmo allora intimidire la macchina delle esportazioni tedesche al punto da indurre la Germania a sporchi trucchi per soffocare la nostra produttività (lo SME ad esempio)? Oggi gli stiamo nei gas di scarico, quando va bene. Insomma, cosa ci è accaduto?
    Prima di risponderle, mi sbarazzo subito della risposta-cliché offerta dagli ignoranti o dai mentitori del mainstream mediatico, cioè che il debito pubblico da noi contratto proprio in quegli anni è ciò che oggi ci trascina in fondo al pozzo. Questo è falso, e persino del tutto sbagliato dal punto di vista degli stati patrimoniali di uno Stato sovrano. Due note di spiegazione: sappia che il più alto debito pubblico mai registrato dall’Italia repubblicana è quello del 1998, col 132% di debito/PIL, ben superiore al livello odierno del 114%. Lei ricorda per caso che l’Italia di allora fosse PIIGS? Che vi fosse un assalto speculativo dei mercati tale da necessitare emergenze nazionali? Parole come‘spread’ o‘default’ erano allora sulle prime pagine di tutti i quotidiani, riviste e TG? No. Perché? Perché quel debito era in lire, cioè moneta sovrana, ovvero una moneta che l’Italia creava dal nulla e senza limiti, per cui i mercati sapevano che Roma poteva ripagare qualsiasi obbligazione senza problemi. Il Giappone di oggi è un esempio eclatante di quella verità di macro economia: ha un debito quasi doppio di quello dell’Italia, cioè oltre il 200%/PIL, ma nessun mercato lo sta aggredendo. Ma il Giappone, come l’Italia di allora, ha moneta sovrana e nessun limite vero nel crearne per pagare i propri debiti (e nulla cambia se il debito è in mani nazionali o estere). E poi consideri questo: la Spagna, anch’essa agonizzante nel cortile della vergogna dei PIIGS, ha un debito pubblico di appena il 66%/PIL. Quindi l’argomentazione secondo cui è la presenza di elevato debito pubblico in sé che affonda un’economia non regge.
    Ora la seconda nota: la scienza contabile ci insegna che quando lo Stato con propria moneta sovrana (es. la lira) spende più di quanto ci tassi, cioè spende a deficit, esso lascia all’interno del settore non-governativo di famiglie e aziende più denaro di quanto ne prelevi. Cioè ci arricchisce (maggiori dettagli più avanti). Lo Stato paga uno stipendio pubblico spendendo a deficit, e chi lo riceve aumenta di reddito. Lo Stato emette un titolo che accresce il deficit, e chi lo compra vede il proprio denaro acquisire interessi superiori a quelli bancari, cioè si arricchisce. Lo Stato edifica un’infrastruttura spendendo a deficit, e le imprese private sotto contratto aumentano i fatturati sui loro conti. Lei obietterà: sì, d’accordo, ma poi quel debito dobbiamo ripagarlo noi, quindi il guadagno iniziale si perde poi del tutto. No, affatto. L’idea che il debito pubblico (cioè la somma dei deficit) con moneta sovrana sia un peso futuro per i cittadini è falsa. Il debito e il deficit statale, con moneta sovrana, sono la ricchezza del settore non-governativo di famiglie e aziende, al centesimo, e tali rimangono per il semplice fatto che neppure lo Stato dovrà mai ripagarli. Lo illustra egregiamente il Prof. Luca Fantacci della prestigiosa Bocconi: “Nessuno Stato è in grado di ripagare i propri debiti. D’altro canto, gli Stati non sono nemmeno tenuti a ripagare i loro debiti. I debiti degli Stati, da quando hanno preso la forma di titoli negoziabili sul mercato, ossia da poco più di trecent’anni, non sono più fatti per essere ripagati, bensì per essere continuamente rinnovati e per circolare indefinitamente. I titoli di stato sono emessi, sono acquistati e rivenduti ripetutamente sul mercato e, quando giungono a scadenza, sono rimborsati con i proventi dell’emissione di nuovi titoli.” Quindi se lo Stato a moneta sovrana in realtà non è mai tenuto a ripagare il proprio debito, perché mai dovrebbe pretendere che noi cittadini e aziende lo facciamo?
    E allora, caro amico imprenditore, se non è il debito pubblico ad averci affossati in questa depressione economica soffocante che ci ha declassati all’umiliazione dei PIIGS, e che minaccia direttamente il suo lavoro, cosa lo ha fatto? Per caso la corruzione? Per caso l’evasione fiscale? Macché, l’Italia che entrò nel G7 era zeppa di entrambe. E allora?
    La risposta è già detta: siamo stati trascinati nell’Eurozona, il gran disegno dei nuovi “rentiers”, dove la sottrazione del potere sovrano dell’Italia di emettere la propria moneta ha rapidamente distrutto la nostra economia, che è la vita della sua azienda. Quella sottrazione sta ottenendo, cioè, quello che i nuovi “rentiers” agognano come sistema, “la supremazia alla nazione o alle nazioni che imporranno la povertà che genera super profitti e quindi accumulo”. L’Euro è per noi a tutti gli effetti una moneta straniera (Godley 1997, Krugman 2012), che il Tesoro italiano non può emettere. Chi emette gli Euro è il sistema delle banche Centrali europee dei 17 Paesi dell’Eurozona, le quali li depositano direttamente nelle riserve di istituti finanziari privati. Il nostro Stato deve prendere in prestito ogni singolo Euro che spende dai mercati di capitali privati, ai tassi da loro decisi. Ciò ha due conseguenze catastrofiche intuibili: primo, uno Stato che non può più creare la propria moneta, ma che la deve sempre cercare a tassi che non controlla, non può più spendere a deficit per generare quella ricchezza nel settore non-governativo di cui si è detto. Questo porta a un immediato impoverimento del Paese, che si riflette su risparmio, consumi e quindi sui profitti aziendali. Secondo, quello Stato diviene ostaggio totale dei mercati di capitali privati, che ne possono depredare la ricchezza impunemente. E ciò rientra con precisione nel piano distruttivo dei nuovi “rentiers”. Ecco la catastrofe dell’Eurozona. Dopo tutto fu uno dei suoi maggiori architetti, il tecnocrate francese Jacques Attali, che in conversazione con l’economista Alain Parguez, ex consigliere di Mitterrand, si lasciò sfuggire la piena verità sui nuovi “rentiers”con queste parole: “Ma cosa credeva la plebaglia europea? Che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?”Ahimè, nella cosiddetta plebaglia stanno milioni di consumatori che sono l’ossigeno della sua azienda.
    Chi crea ricchezza finanziaria per lei?
    Le chiedo qui un ultimo atto di pazienza, per dare sostanza teorica accademica a quando detto sulle funzioni insostituibili della spesa a deficit dello Stato per arricchire l’economia del settore non-governativo di famiglie e aziende. Funzioni che, lo ribadisco, possono esistere solo in presenza di moneta sovrana, e non più con l’Euro. Il lavoro principale in sede di scienza economica su questo concetto fu svolto da Abba Lerner, con la sua Functional Finance, da Wynne Godley, con i suoi Sectoral Balances, e dai Circuitisti di Alain Parguez et al. che hanno analizzato il circuito monetario. Tale concetto è assai semplice: una nazione ha in sé due tipi di ricchezze, quella finanziaria (denaro, titoli, equities, cash, ecc.) e quella dei beni (risorse, prodotti, case, terreni, infrastrutture, cultura ecc.). Non esistono altri tipi di ricchezze. In una nazione esistono solo due soggetti: il settore governativo dello Stato con tutto l’apparato pubblico da esso gestito (GOV.), e il settore non-governativo di famiglie e aziende produttrici di beni e servizi (NON-GOV., cioè ‘il privato’). Non esistono altri soggetti.

    Immagini ciascuno di questi soggetti come un Contenitore. Ciascuno di essi possiede come ovvio due tipi di ricchezze, quella finanziaria e quella dei beni. Ora, la domanda che lei si deve porre da imprenditore è questa: come può la mia azienda approvvigionarsi di maggiori entrate finanziarie? Le entrate finanziarie sono la sua linfa vitale in business, poiché come dimostrato ampiamente da oltre un secolo di Monetary Theory of Production (Veblen, Keynes, Robinson et al.), il circuito del profitto parte dal denaro, produce cose e servizi e torna al denaro. Bene. La risposta che sicuramente le viene spontanea è: trovando maggiori mercati per i miei prodotti/servizi. Ok, certo. Ma badi bene a una cosa: se la sua attività compete nel contenitore NON-GOV. di cittadini e altre aziende, e se ha successo, il bene finanziario che lei acquisisce non è un bene finanziario in più al netto. Non lo è perché il denaro che lei incassa è sempre denaro che qualcun altro nel contenitore NON-GOV. ha speso. Ora, questo è bene per lei, ma è un addebito per altri cittadini o altre aziende. Infatti nessuno nel contenitore NON-GOV. può creare il denaro*, e dunque gli accumuli di quel contenitore da una parte, corrispondono sempre a sottrazioni da qualche altra parte; è, in sostanza, tutto denaro che solo gira in circolo di continuo. Questo può oggi fare la sua fortuna, ma non la fortuna di tutto il settore aziendale come insieme. In economia si dice che nell’aggregato (nel suo insieme) il contenitore NON-GOV. da solo non può mai aumentare la propria massa finanziaria, può solo farla circolare da qui a là o da là a qui; di qua si alza ma di là si abbassa, necessariamente.
    *(il sistema bancario crea denaro, ma gli corrisponde sempre un debito di qualcuno, per cui nulla al netto)

    Come invece lei di sicuro intuisce, il contenitore NON-GOV. idealmente dovrebbe poter acquisire nel suo insieme beni finanziari in aumento al netto, senza cioè che nessunoal suo interno li debba contemporaneamente perdere. Questo è crescere, questa è vera crescita economica, l’unica reale crescita, quella di tutti contemporaneamente. Dunque, diviene ovvio pensare che l’unica possibilità per il contenitore NON-GOV. di acquisire beni finanziari in più al netto è se un contenitore esterno ad esso ve li immette. Quel contenitore è GOV., cioè lo Stato, che può creare la propria moneta dal nulla e riversarla nel contenitore NON-GOV. sotto forma di spesa (acquisti/commesse dello Stato, stipendi pagati, grandi investimenti, emissione di titoli, contante ecc.). Ma lei può comprendere facilmente che se GOV. immette in NON-GOV. beni finanziari nella stessa misura in cui li preleva con le tasse (pareggio di bilancio), NON-GOV. non acquisirà nulla in più. Se poi GOV. immette meno di quanto tassi su base costante (surplus di bilancio), NON-GOV. andrà addirittura in perdita. Ne consegue che l’unica possibilità per NON-GOV. (e questo include lei come azienda) di aumentare al netto i propri beni finanziari è se GOV. ne immette spendendo di più di quanto ci tassi, e questo si chiama deficit di Bilancio. E’, badi bene, una spesa virtuosa che deve però essere diretta dallo Stato verso la piena occupazione, pieno welfare, e piena produzione aziendale (full Capacity). Quando ciò accade, si parla in economia di spesa a deficit positiva.
    (Nota: esiste a dire il vero un altro contenitore esterno a NON-GOV. e che in effetti può riversare beni finanziari al netto in esso. E’ il contenitore delle nazioni straniere, che se compra da noi più di quanto noi compriamo da loro, ci lascia nei libri contabili valuta al netto che ci arricchisce. Ma come lei può intuire e come certamente sa, l’imprevedibilità della bilancia commerciale è tale da impedire alle aziende nel loro insieme di far affidamento sul quel contenitore come fonte di beni finanziari al netto. Ed è ovvio che non tutte le aziende poi lavorano con l’export. Si potrà obiettare che la Germania è invece ancora a galla nell’Eurozona proprio perché il settore straniero gli riversa abbondanti risorse finanziarie al netto nelle casse. Vero, ma si tratta in primo luogo di una condizione di pesante dipendenza fa forze esterne che Berlino non può controllare; in secondo luogo, poiché la Germania non può più emettere la propria moneta, essa non può più soccorrere le proprie aziende/cittadini con la spesa pubblica a deficit, e deve ingraziarsi i mercati esterni usando in patria le distruttive riforme Hartz del 2004 che hanno depresso come mai prima i salari e la domanda interna, pur di abbattere i costi. Le PMI tedesche ne hanno sofferto immensamente. Questa non è certo la condizione ideale per acquisire beni finanziari al netto. Il contenitore GOV. è, e rimane, l’unica certezza in questo senso, se possessore di propria moneta sovrana.)
    Ciò dimostra oltre ogni possibile dubbio quanto affermato all’inizio sulle potenzialità della spesa statale a deficit per lei e per la sua attività, come per tutto il suo settore in aggregato. E non sono solo potenzialità, sono proprio necessità imprescindibili, altrimenti nessun arricchimento finanziario in più al netto vi è possibile. Le chiedo di comprendere con impegno proprio questo punto di macro economia dei bilanci settoriali:
    Senza un contenitore esterno a quello aziendale nel suo aggregato che vi versi beni finanziari al netto in quantità superiore rispetto a quanto gli sottrae con le tasse, cioè un contenitore che spenda a deficit, è impossibile per il vostro contenitore ottenere un surplus in aggregato. In parole semplici: o s’indebita GOV. e NON-GOV. ci guadagna, oppure accade il contrario, NON-GOV. va in rosso a favore del surplus di GOV. La terza via è il pareggio, che non vi aiuta affatto. Altre soluzioni non esistono. Il sistema azienda italiano NON PUO’ crescere con uno Stato che pareggia i bilanci o addirittura cerca il surplus di bilancio.
    Ma attenzione: tutto quanto sopra poggia sul postulato che lo Stato possegga una moneta sovrana che esso crea dal nulla, su cui ha il controllo dei tassi d’interesse (titoli e politica monetaria) e che quindi può emettere liberamente senza che il deficit sia alcun reale problema. Se al contrario quello Stato è costretto all’uso di una moneta non sua, che deve prendere in prestito da privati, sui costi del quale non ha alcun controllo, tutto ciò diviene impossibile, perché insostenibile nei libri contabili. Sto parlando dell’Euro, la cui creazione ha costretto 17 Stati nelle medesime condizioni di qualsiasi membro di NON-GOV., che dipende da qualcuno all’esterno di sé per prosperare, e che non può più finanziare alcuno al netto.
    Capire.
    Ora lei potrà capire cosa si nascose dietro la retorica dell’Unione Monetaria. E cosa si nasconde dietro il mantra dei tecnocrati europei (leggi nuovi “rentiers”) per addirittura mettere in Costituzione il pareggio di bilancio. Si nasconde la precisa mira di sottrarvi crescita e profitto, l’unica vera crescita possibile in aggregato,quella che può accadere unicamente in presenza di spesa interna a deficit degli Stati. La paralisi della crescita così ottenuta distrugge lo stesso Capitalismo della produzione, su cui lei vive. Hanno usato il potere delle scuole economiche Neoclassiche finanziate dalle maggiori Fondazioni e Think Tanks Neoliberiste per creare il ‘fantasma’del debito pubblico*, riuscendo a nascondere che la più formidabile spinta produttiva e reddituale della Storia dell’umanità fu originata dal 1946 al 1956 proprio da una colossale spesa a debito degli Stati Uniti d’America in anni immediatamente precedenti, che non risulta siano poi falliti. Oggi, poi, ci impongono, nel nome della menzogna del debito e grazie alla gabbia dell’Euro, le Austerità che ancor più strozzano la spesa dello Stato, che aumentano la tassazione, quindi deprimono i redditi, quindi i consumi, quindi deprimono la sua azienda, in una spirale senza fine che prende il nome di Spirale della Deflazione Economica Imposta. Inoltre, lo Stato vittima di queste Austerità si trova a dover far fronte a spese a deficit del tutto negative e improduttive (ammortizzatori sociali, aumento spese sanitarie, calo gettito fiscale dovuto al crollo dei redditi ecc.) che ne aumentano il debito senza che ciò crei alcuna ricchezza vera nel settore non-governativo di cittadini e aziende. Cinicamente poi, questo aumento di debito negativo viene preso a pretesto dagli stessi tecnocrati europei che lo hanno causato (leggi nuovi “rentiers”) per imporci ancor più Austerità, quindi ancor più deflazione, quindi ancora calo redditi e consumi e conseguente crollo economico, e tutto il meccanismo pernicioso si auto alimenta all’infinito.
    I nuovi “rentiers” speculano su questo con inimmaginabili profitti, cifre da far impallidire qualsiasi buona azienda italiana, proprio perché ne succhiano la linfa, come lei vede oggi. Non posso riscrivere qui nel dettaglio come questi profitti parassitari avvengono; lei può far riferimento per ogni particolare al capitolo Ecco chi incassa a pag. 60 de Il Più Grande Crimine 2011. Ma soprattutto stanno imponendo un nuovo ordine sociale costruito sulla paura del fallimento di intere nazioni, che loro stessi ricattano e sospingono alla rovina. Solo un dato, tratto dai bollettini statistici di Banca d’Italia: la crisi finanziaria del 2007, il capolavoro globale dei nuovi “rentiers”,ha complessivamente sottratto all’Italia la cifra di 457 miliardi di Euro in meno di tre anni. Quei soldi immensi sono stati drenati anche dalla sua azienda, con l’aggravio che oggi la stessa macchinazione che ha originato il collasso finanziario globale sta negando a lei, e ai suoi colleghi, il credito bancario che le serve per sopravvivere. Come ne esce lei? Vi hanno messo in un angolo e vi stanno sbranando. Ma la via d’uscita c’è, ed è eccellente. Solo un attimo ancora.
    *(tutta la storia dettagliata con documentazione accademica di questi fatti ne Il Più Grande Crimine 2011, www.paolobarnard.info)
    Il pollaio.
    E’ a fronte di queste realtà innegabili di macro economia, e a fronte dell’inganno attraverso cui i cittadini e gli imprenditori vengono colpiti così duramente, che lei potrà intuire come la decennale contrapposizione ‘dipendenti-padroni’ sia sempre stata un teatro fittizio in cui vi hanno costretti a sbeccarvi a sangue, voi e i lavoratori, come la decennale contrapposizione ‘dipendenti-padroni’ sia sempre stata un teatro fittizio in cui vi hanno costretti a sbeccarvi a sangue, voi e i lavoratori, come foste, con rispetto, polli in un recinto. Mentre ben altri poteri pianificavano come dissanguarvi tutti.
    Le offro come esempio uno degli angoli in cui vi hanno impantanati – datori di lavoro e dipendenti -e dove vi siete logorati per decenni inutilmente. E’ il dibattito sul costo del lavoro. E’ stato incorniciato in una rigida equazione: ‘l’azienda necessita di abbattere il costo del lavoro, pena la perdita di competitività’. A ciò si oppongono ovviamente i salariati, rivendicando maggiori margini a loro volta. Ma il dibattito è del tutto fuorviante, falsato e con una mira che neppure immaginate: colpire, come sempre, il Capitalismo dei consumi e della produzione, e di rimando anche la stabilità finanziaria dello Stato. Mi conceda un breve passaggio di storia dell’economia: l’idea secondo cui è l’abbassamento del costo del lavoro che permette maggior profitto, e persino maggior offerta di occupazione, nasce (nel capitalismo moderno) con l’economista inglese Arthur Cecil Pigou a inizio novecento. Apparteneva alla scuola economica detta Neoclassica, quella che reagì a Marx tentando di provare il perfetto funzionamento del mercato in un suo equilibrio spontaneo (General Equilibrium Theory). La sua era un’idea strana davvero: primo, come può un lavoratore il cui reddito cala essere poi colui che consuma abbastanza prodotti e servizi da mantenere l’economia a galla? E, come argomentò con grande efficacia non molto più tardi John Maynard Keynes, in un’economia che di conseguenza soffre cali nei consumi, quindi cali di vendite delle aziende, perché mai dovrebbe un imprenditore assumere di più? Keynes formulò una complessa spiegazione di cosa determina veramente la propensione all’investimento dell’imprenditore, che include occupazione, nel capitolo 17 della sua General Theory. Ritengo che essa sia perfetta anche nell’oggi. E poi, come noto anche a livello popolare, fu Henry Ford a smentire Pigou con la sua innovativa politica salariale di aumento della paga unito al profit-sharing, dimostrando che in quel modo ne giovavano non solo le vendite della sua industria, ma l’economia tutta.
    Ma l’idea di Pigou doveva sopravvivere, per un motivo: essa avrebbe proprio condotto a quel calo dei profitti, a quell’incrinatura nella macchina capitalista di consumi- produzione, a uno scontro acerrimo fra imprenditori e dipendenti, che servivano perfettamente le mire dei nuovi “rentiers”.In particolare, nell’azione deflattiva sull’economia, essa avrebbe poi causato disoccupazione maggiore, precarizzazione del lavoro, e quindi avrebbe costretto gli Stati alla spesa a deficit negativa, cioè improduttiva, di cui si è prima parlato. Incrinare consumi-produzione, cali dei fatturati, scontri distruttivi nel mondo del lavoro, tensioni sociali, danni alle finanza statali. E tutto questo per un’idea sbagliata, perché buoni redditi significano nell’aggregato la salute delle aziende, non la loro rovina, specialmente se esiste alle loro spalle uno Stato che spende a deficit positivo per sopperire ad eventuali difficoltà nel privato(maggiori dettagli su costo lavoro-costi per le aziende e spesa a deficit più sotto).
    Capisce, caro amico, come vi hanno confinati per decenni su un dibattito fittizio? Il vostro interesse comune, imprenditori-lavoratori, stava in realtà nella stessa cesta: il benessere dei redditi tutelato da spesa a deficit positiva. Ma vi hanno invece accecati nello scontro. E questo mentre loro macchinavano, col successo che è davanti agli occhi di tutti, per rendere intere economie nazionali irriconoscibili a confronto con ciò che furono solo 30 anni fa.
    Le Tasse.
    E qui aggiungo un altro esempio di come hanno sospinto voi e i vostri lavoratori in un tunnel del tutto fuorviante. Mi dica: cosa vi è di più opprimente per lei imprenditore della tassazione? E’ un coro unanime in Italia, dal gestore di bar all’industriale: la pressione fiscale si mangia tutto, è insostenibile, e costringe persino a una quota di ‘nero’, senza cui semplicemente tanti chiuderebbero.
    Amico caro, lei lo sa a cosa servono realmente le tasse? No, non servono, e ripeto, NON servono a finanziare la spesa dello Stato. Questo, di nuovo, da un punto di vista di esatta contabilità di Stato è falso. E’ un’altra delle invenzioni del sistema economico Neoclassico, e che si è piantata nelle convinzioni sostanzialmente di tutti. La scuola economica Circuitista e quella della Modern Money Theory (MMT), in particolare gli economisti Warren Mosler, Pavlina Tcherneva e L. Randall Wray, hanno dimostrato esattamente quanto segue.
    E’ impossibile che le tasse possano pagare alcunché nei bilanci di uno Stato, visto che sono denaro che il governo ha immesso nella collettività e che di norma si riprende indietro in percentuale minore. Non può in alcun modo rispenderli poi, la matematica non glielo permette. Come dire: se un negoziante investe 100 e incassa 70, come fa ad avere alcunché da spendere? Ma anche immaginando il santificato pareggio di bilancio, dove lo Stato spende 100 e tassa 100, dove sono i fondi da spendere? Ciò che in realtà accade è questo: lo Stato a moneta sovrana inventa denaro spendendo - significa accreditando conti correnti nel contenitore NON-GOV. - che poi drena dagli stessi conti tassando, distruggendo quel denaro. Sì, distruggendolo, perché si tratta solo unità di conto elettroniche che, all’atto del pagamento delle tasse,scompaiono dai conti sui computers della Banca Centrale. Non arrivano da nessuna parte, in realtà. Immagini la spesa dello Stato come un contatore elettronico: quando lo Stato spende, i numerini corrono aumentando, es. da 234.000 a 234.400 (i c/c dei cittadini aumentano); quando lo Stato ci tassa gli stessi numerini scendono ad es. da 234.400 a 234.100 (i c/c dei cittadini calano). Semplicemente 300 cifre elettroniche sono sparite nel nulla, non possono essere spese. Ecco cosa sono le tasse veramente, denaro che sparisce, null’altro, e certamente non un mezzo per racimolare soldi per la spesa dello Stato.
    Ma allora, perché diavolo uno Stato tassa? Lo fa per:
    •  tenere a freno il potere economico delle oligarchie private, che altrimenti diverrebbero immensamente ricche e potrebbero spodestare lo Stato stesso.
    •  limitare l’inflazione drenando denaro in eccesso dalla circolazione.
    • scoraggiare o incoraggiare taluni comportamenti - si tassa l’alcool, il fumo, o l’inquinamento, e si detassano le beneficienze o le ristrutturazioni, ecc.
    • imporre ai cittadini l’uso della sua moneta sovrana. Se non fosse per l’obbligo di tutti di pagare le tasse nella valuta dello Stato, non ci sarebbe garanzia di accettazione da parte del settore non governativo di quella valuta.
    Tutto quanto ha appena letto, tuttavia, vale solo per gli Stati a moneta sovrana, come era l’Italia prima dell’Euro, come è il Giappone o come sono gli USA. Non lo scordi, perché fra un attimo capirà.
    Allora le domando: perché queste realtà contabili indiscutibili non sono mai state rese di pubblico dominio? Perché al contrario voi imprenditori siete tutti stati gettati in una eterna lotta a sopravvivere alle tasse e che spesso è andata a scapito proprio dell’occupazione? Di nuovo: voi e i lavoratori a sbeccarvi, quando in realtà bastava solo reclamare che uno Stato a moneta sovrana scegliesse di usare il prelievo fiscale solo per i quattro motivi sopra descritti, e non nella fittizia convinzione di acquisire le finanze per gestire il Paese. Ma lei riesce a immaginare che razza di ricchezze avrebbero potuto rimanere nei fatturati aziendali, quindi negli stipendi dei dipendenti, se avessimo tutti capito che uno Stato a moneta sovrana NON necessita di tasse per spendere? Ma no, lì vi hanno ficcati, a penare per decenni per nulla. E poi è arrivato l’Euro non-sovrano, che vi (ci) hanno imposto proprio per evitare per sempre che qualcuno potesse reclamare dagli Stati un uso sensato delle tasse. Comprende ora?
    Tutta la scuola economica Neoclassica, la prediletta dai nuovi “rentiers”, quella che oggi domina ovunque incontrastata, ancora sostiene quelle tesi che ho sopra smontato, dal passato degli Arrow, Debreu, Hahn, Von Mises, Hayek, fino a Mankiw, Rogoff, Lucas, Alesina, Stagnaro, Rocca, Vaciago, Petroni ecc. di oggi. Nella finta contrapposizione degli interessi di imprenditori e lavoratori, fu omesso oculatamente (e criminosamente) proprio il ruolo della spesa a deficit positiva del contenitore GOV. Ciò infatti che viene finanziariamente perduto dal sistema aziende nell’aumento del costo del lavoro, in particolar modo sul fronte della competitività, non solo gli ritorna in termini di acquisti, ma deve e può essere coperto proprio dalle infusioni di spesa a deficit positiva dello Stato. Cioè: edificazione di infrastrutture mirate alla competitività internazionale e nel commercio, detassazioni multiple, acquisti diretti della produzione a rischio, emissione di titoli per rendite finanziarie mirate a reinvestimento in attività produttive, incentivi fiscali al reinvestimento degli utili in produttività, crediti facilitati o crediti garantiti senza limiti, ammortizzatori sociali mirati però alla formazione d’eccellenza dei lavoratori, e molto altro. E siamo di nuovo al ruolo di questo Stato, così centrale, ma oggi reso impossibile per l’Italia dall’adozione dell’Euro.
    Licenziare.
    Anche qui uno Stato a moneta sovrana che spenda a deficit positivo dirime ogni controversia. Fra poche righe il perché. Ma mi permetta di sottolineare un punto fermo: il tema del licenziamento oggi, nel presente caos Neoliberista e in Italia in particolare, non permette alcuna scelta di campo. Non ha torto l’imprenditore, non lo ha il lavoratore. Ometto di allungare questa trattazione per illustrarle l’indecente fenomeno dello Slimming Down aziendale che usa i licenziamenti per le speculazioni azionarie e di stock options. Né posso dilungarmi sui ricatti che corrono spesso fra datori di lavoro e dipendenti, specie se donne, dove il licenziamento è l’arma. Ma neppure devo dirle ciò che lei sa benissimo, e cioè che un dipendente cialtrone e inamovibile paralizza un’intera azienda, e danneggia tutti; che gente che non risponde al telefono in magazzino perché “vaff… c’è il fantacalcio” andrebbe cacciata all’istante; che l’etica del lavoro è un mistero nazionale qui da noi, ecc. Purtroppo sono costretto a parlare di licenziamenti nell’astratto della macro economia, ma non per questo ciò che le devo dire è meno centrale. Vi sono istanze dove il licenziamento diviene necessità ineludibile per l’azienda – un esempio, fra gli altri, è il settore auto, dove lo sviluppo tecnologico unitamente alla competizione dall’Est asiatico renderà impossibile mantenere forza lavoro umana in fabbrica; Marchionne è in malafede e non lo dice, lui sa che il destino dell’operaio metalmeccanico è segnato, inutile remare contro la Storia. In quelle istanze può intervenire la spesa a deficit positiva dello Stato, che può riconvertire a sue spese e senza limiti i posti di lavoro perduti in nuove occupazioni cosiddette “ad alta densità umana di valore ambientale/sociale”. Per far solo due esempi fra molti altri, nella gara disperata a preservare l’ambiente, e con un aumento costante della popolazione anziana e bisognosa, non è difficile immaginare quanta nuova occupazione se ne potrebbe estrarre, per non parlare del settore dei servizi alla quotidianità. Occupazione finanziata dallo Stato, e sgravata da voi imprenditori là dove veramente necessario il licenziamento. Comprenda, caro amico, come questo spazio di manovra dello Stato a moneta sovrana, che applichi quelli che la Modern Money Theorychiama i Programmi di Lavoro Garantito (Job Guarantee), pone voi e i vostri dipendenti di colpo oltre qualsiasi sterile e distruttivo dibattito sui licenziamenti, articolo 18 e affini, limitatamente, preciso, ai licenziamenti resi inevitabili dalla competizione internazionale o da bilanci aziendali in crisi.
    Concludendo, sarebbe stato vostro interesse comune, datori di lavoro e dipendenti, smettere di contrapporvi negli angoli ciechi del pollaio, e lottare assieme contro il comune nemico, per resuscitare il comune alleato: lo Stato a moneta sovrana che spende a deficit positivo per tutelare il 99% di cittadini e aziende.
    L’economia di salvezza per lei, per voi, per noi: Modern Money Theory (MMT).
    Innanzi tutto cos’è. E’ il nome dato dall’economista australiano Bill Mitchell a una riformulazione moderna, cioè scientificamente costruita sulle odierne strutture finanziarie e macro economiche, di idee partorite da alcuni dei giganti dell’economia del XX secolo,a partire da Georg Friedrich Knapp, Alfred-Mitchell Innes, John Maynard Keynes, Abba Lerner, Joan Robinson, Hyman Minsky e Wynne Godley. I moderni esponenti di questa scuola di economia si raggruppano all’Università del Missouri Kansas City e al Levy Economics Institute di New York. Essa ha studiato e dimostrato in centinaia pubblicazioni accademiche tutto quanto io le ho esposto finora dal punto di vista delle potenzialità del circuito monetario statale. La correttezza teoretica della MMT, e il suo dirompente impatto sulla gestione delle economie moderne, la sta oggi imponendo all’attenzione del mainstream mediatico (ad es. Washington Post 19/02/12 – Repubblica 22/02/12).
    Ha un pregio estremo, introvabile: è pura scienza descrittiva, ed è, su questo, incontrovertibile, tuttavia si presta ad applicazioni in economia e società senza precedenti. Spiego. La MMT, nella sua parte teorica che descrive fenomeni monetari, ha saputo dimostrare come assolutamente corretti tutti i postulati che io le ho prima descritto: quelli sulla reale natura di debito e deficit pubblici a moneta sovrana, quelli sulla tassazione, sulla perniciosità dell’Euro, sulla creazione di finanza in più al netto per NON-GOV., sulla Spirale della Deflazione Economica Imposta dalle Austerità, sul reale funzionamento virtuoso di spesa-redditi-risparmi-spesa-profitti, sulle potenzialità di un Programma di Lavoro Garantito dallo Stato a vantaggio sia delle imprese che dei dipendenti ecc. E proprio per questo la MMT è adattabile ad una applicazione immediata come politica economica nazionale per la tutela di cittadini e aziende. La tutela del 99%, a scapito dell’1% dei nuovi “rentiers”, che oggi ci succhiano vita e risorse, le sue risorse caro amico.
    La MMT ci descrive il ritorno dello Stato a moneta sovrana alle sue funzioni più alte, quelle messe in atto dagli Stati Uniti del boom economico più possente della Storia dell’umanità, a vantaggio di tutto il contenitore privato di cittadini e aziende, il NON-GOV. Ci descrive, caro imprenditore, la salvezza da un disegno distruttivo e iniquo che sta minando tutto ciò che noi conosciamo come crescita, benessere, democrazia: il Neoliberismo dei nuovi “rentiers”, il peggiore mai esistito, quello a cui voi uomini e donne che hanno impegnato una vita di lavoro e d’investimenti dovete ogni singola sciagura economica che vi ammorba oggi.
    E perciò la via che le indico non è il Capitalismo americano, né ovviamente il soggiacere passivi al parassitismo ignobile dei nuovi “rentiers”.Le propongo di contemplare con serietà la costruzione di questa politica economica per l’interesse suo, del suo lavoro, dei suoi dipendenti, della società che vi ospita e della democrazia stessa. Come detto, prende il nome di Modern Money Theory, io e il mio gruppo l’abbiamo portata in Italia, e siamo a vostra disposizione* - voi come individui o come categorie di imprenditori - per aiutarvi a conoscerla meglio facendovi incontrare i suoi massimi autori accademici, e ad applicarla in Italia.
    Non consegni gli anni del suo lavoro alla retorica della politica ignorante e alle menzogne di tecnocrati devastanti. Vi stanno distruggendo.
    Suo,
    Paolo Barnard
    dal sito: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=345


    Qui un altro filmato sonoro dal titolo "Il più grande crimine d'Occidente" http://www.youtube.com/watch?v=DUu-tFS3CTg
    Il sito italiano di riferimento della MMT è http://www.democraziammt.info/