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25 October 2026

Contro ogni rivoluzione




Mentre scrivo, non so ancora quanto durerà la Maranza Week ormai diffusa a macchia d'olio nella penisola. Nella mia vita ne ho visti tanti di "ottobre rosso", di lotte studentesche che emulavano altre lotte studentesche. E anche questa non fa eccezione alle tante trascorse. Durante il "maggio francese"  1968 venivano copiati perfino gli slogan dai  poco creativi manifestanti italiani. Uno per tutti il ce n'est qu'un début/ continuons le combat/  (non è che l'inizio , continuiamo il combattimento) scandito a ritmo di battiti di mani. Ieri a Roma con molta fantasia si scandiva il vetusto e logoro motto Liberté, Egalité, Fraternité della rivoluzione francese. Sul Maggio francese si disse che trovasse una cabina di regia nella CIA, la quale non vedeva l'ora  di disfarsi di una figura di prestigio come il  generale Charles De Gaulle, grande figura patriottica contraria ad entrare nella Nato e alla subordinazione militare della Francia agli Usa, figura divenuta ingombrante agli Anglo-Americani. 
Personalmente, ci avrei giurato che dopo il sacco di Parigi, dove si prese di mira perfino un povero vecchio rubandogli gli abiti e lasciandolo in mutande,  sarebbe arrivato anche quello di Roma, Milano, Firenze, di Bologna e di per ogni dove. La sinistra e i gruppi antagonisti comunisti, morivano dalla voglia di "esportare la rivoluzione". E' la solita via accelerata al social-comunismo col mito della solita "spallata". 
Poi è iniziata la gara ai distinguo: i violenti, i casseurs, i non violenti, gli studenti che vorrebbero migliorare la scuola a cominciare da quegli edifici troppo vetusti, ma  che poi - chissà perché -  sono i primi a sfregiare e a deturpare di brutte scritte. Sono anni che puntualmente ogni autunno (che dev'essere obbligatoriamente caldo) sentiamo di queste sòle, e con tutti i tipi di governi. Praticamente succede ogni anno. Se c'è la sinistra al governo, non è abbastanza sinistra, si è venduta al  Sistema e ha tradito i principi della rivoluzione; se c'è la destra, allora è più facile: scatta subito l'allarme al Fascismo con varie sfumature di nero (fascismo Berlusconiano, fascismo Leghista e ora fascismo Meloniano) "portato avanti" (come si dice nel logoro lessico barricadero) dai "collettivi", organismi scolastici in auge praticamente dal dopoguerra ad oggi e tirati fuori dalla naftalina, ogni santo Ottobre di ogni anno. Che fantasia!


Ma domina su tutti e su tutto l'apologia alle istanze dei gggiovani, mai abbastanza ascoltati, mai abbastanza capiti, mai abbastanza assistiti e mai abbastanza aiutati.  Mattarella è saltato fuori con reprimende verso la società e la politica rea  di essere indifferente alla causa giovanile, alla causa dei ribelli senza causa (la frase:“La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione") . Insomma, un Mattarella sempre più Maranzella come da caricature che circolano da giorni in rete (vedere foto IA  qui sopra). Non una parola contro i comuni vandali e delinquenti, che hanno spaccato auto non solo delle Forze dell'Ordine, ma anche di qualche povero disgraziato che usa il mezzo privato per andare al lavoro.  Che hanno messo a sacco Milano in una danza macabra che pareva un rito tribale, assaltando e  correndo con la refurtiva in mano, forse con la speranza di esporla e rivendersela in rete, come è avvenuto in Francia.  Ma l'Uomo del Colle si è mai preoccupato quando altri giovani non ladri né vandali né saccheggiatori (ed estendo il concetto pure agli adolescenti e ai bambini), dovevano starsene rinchiusi in casa a causa della dittatura sanitaria? Lì, nessuna figura istituzionale ha mai osato parlare del malessere, né del  "disagio giovanile" di stare segregati in casa con lo smartphone a cazzeggiare da mattina a sera su quei social, oggi colpevoli di essere strumenti di eversione. Anzi, allora l'Uomo del Colle ebbe a dire "Non si invochi la libertà personale per sottrarsi alla vaccinazione". Aggiungendo poi che non vaccinarsi sarebbe stata licenza di mettere a rischio la salute altrui. Non dimentichiamolo mai! 
Gli fa eco Draghi il promotore del super-grenpass inserito nelle aziende il 15 ottobre 2021 con ricatto-minaccia di togliere il lavoro a chi non lo possedeva (leggi: a chi non si vaccinava). Anche lui, in queste ore, fresco sociologo del "disagio  giovanile". Peccato che ci echeggino ancora nelle orecchie le sue lugubri parole "non ti vaccini, ti ammali, muori e fai morire", un monito che nemmeno i Monatti di manzoniana memoria sarebbero stati capaci di esprimere. Ricordo ai soloni del "bisogna capire il disagio giovanile" che sono giovani anche molti commessi che si guadagnano onorevolmente qualcosa nei negozi di Milano e delle altre città, terrorizzati da schegge di vetri in frantumi e sanpietrini che se ti colpiscono in testa, possono procurare un'emorragia cerebrale. 
Devo inoltre aggiungere che trovo insopportabile questa mania di fare dei giovani un blocco unico ed omogeneo, manco fossero un'unica categoria sindacale. Conosco ragazzi che studiano e si laureano a pieni voti, ad esempio. Altri che sono già occupati e che affrontano gli inevitabili sacrifici della vita. Si tratta di giovani anche quei ragazzi che a San Pietro si sono radunati in preghiera per la salute del Papa, ma quelli non se li è filati nessun giornalista, intenti come sono a intervistare il ragazzino undicenne che ha assaltato i negozi e fracassato vetrine. E tutto ciò in barba alla Carta di Treviso, quella che dovrebbe proteggere i minori e impedirne l'esposizione. Troppa ridondanza, troppa cassa di risonanza che li eroicizza, troppa ipocrisia quella stessa che li erige a  protagonisti di un brutto copione di film che rischia di ripetersi ogni settimana del  Domineddio. 
Ma poi anche le migliori e giuste istanze rivendicative se vengono esasperate e ripetute ogni settimana, creando intoppi di circolazione, passeggeri di aerei presi in ostaggio come è avvenuto all'aeroporto Cristoforo Colombo di Genova occupato dai lavoratori dell'ILVA per un'intera settimana, è evidente che finiscono con l'essere vissute con inquietudine, sgomento e paura da parte dei comuni cittadini. 

Su tutto questo scenario , c'è la pagina messa mediaticamente sottotraccia degli autotrasportatori, degli agricoltori e dei camionisti con immagini inquietanti di banchi vuoti nei supermercati, un'immagine conseguente a una guerra sull'energia che nessuno ha voluto. E allora perché non manifestare direttamente davanti al Consolato Statunitense indicando in Trump il primo responsabile e magari sotto quello israeliano, indicando in Netanyahu il suo sodale e ispiratore del blocco di Hormuz (ovvero il blocco della circolazione dei prodotti petroliferi) che nessuno ha voluto? 


Mi viene in soccorso un discorso memorabile di Alexandr Solgenytsin, alla Vandea una pagina che dovrebbe essere letta nelle scuole di ogni ordine e grado.

 "Che ogni rivoluzione scateni negli uomini gl’istinti della barbarie più elementare, le opache forze dell’invidia, della rapacità e dell’odio, i contemporanei l’avevano capito bene. Pagarono un tributo molto pesante alla psicosi generale…"

"Il ventesimo secolo ha notevolmente appannato l’aureola romantica che circondava la Rivoluzione del Settecento. Di cinquantennio in cinquantennio gli uomini hanno finito per convincersi, meditando sulle loro sventure, che le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; che rovinano il corso naturale della vita; che annichiliscono i migliori elementi della popolazione, lasciando libero il campo ai peggiori; che nel paese in cui scoppia, in genere, la rivoluzione è causa di innumerevoli morti, di un diffuso impoverimento, e, nei casi più gravi, di un duraturo degrado della popolazione."

E ancora: 

"La stessa parola “rivoluzione” (dal latino revolvo), significa “riportare indietro”, “tornare”, “riprovare”, “ridestare”, nel migliore dei casi mettere sottosopra: una sfilza di significati poco invidiabili. Ai nostri giorni, se la gente attribuisce a qualche rivoluzione l’epiteto di “grande” , lo fa solo per circospezione, e molto spesso con molta amarezza…(...)"

"Mai, a nessun paese, potrei augurare una “grande rivoluzione”…La Rivoluzione sovietica…ha trascinato il nostro popolo nell’abisso della perdizione. Mi dispiace che non ci siano qui oratori che possano aggiungere quel che ha insegnato loro alla resa dei conti l’esperienza della Cina, della Cambogia, del Vietnam, e ci possano spiegare quale prezzo hanno pagato questi paesi per la rivoluzione.".

"L’esperienza della Rivoluzione francese sarebbe dovuta bastare perché i nostri organizzatori razionalisti della “felicità del popolo” ne traessero delle lezioni. Ma no! In Russia …molti metodi feroci della Rivoluzione francese sono stati docilmente applicati sul corpo della Russia dai comunisti leninisti e dagli internazionalisti, solo che il loro grado di organizzazione e il loro carattere sistematico hanno largamente superato quelli dei giacobini".

Vero Monsieur Mélenchon? vero emuli italioti? 
Capitalismo e Comunismo sono poli antagonisti o complementari tra di loro?  Il comunismo è l'altra faccia del capitalismo, come recita un memorabile articolo di Vittorio Messori, comparso sulla rivista Il Timone (2004),  nel quale ci fa intravedere come tra la Grande Finanza e le rivoluzioni, ci sia una corrispondenza di amorosi sensi. E più avremo il primo, più avremo il secondo. 
A dimostrazione di ciò, tanto per giungere ai nostri giorni, la risposta di Macron (uomo Rothschild) non punisce solo i facinorosi "casseurs" o la "racaille" (la feccia)  di piazza, come ci si sarebbe aspettato,  ma punisce tutti quanti con un bel "coprifuoco", lo stesso che - guarda caso -  ci aveva inflitto Giuseppi Conte per paura del "virus" notturno dopo le 22. 
E' questo il  vostro obiettivo finale?  Con buona pace per la democrazia messa in pericolo per bande opposte su modello Scilla e Cariddi: violenze di piazza da una parte e violenze delle istituzioni con misure marziali, dall'altra. E chi ci rimette sono i comuni cittadini
Ecco, noi stiamo tornando indietro (revolvo), mettendo  tutto sottosopra, e se non fermiamo questa dissennatezza, non avremo più città (civitas) né chiese, né monumenti, né statue, dipinti botteghe storiche, edifici, piazze, né scuole né nulla. Cui prodest? e soprattutto siamo sicuri che siano fenomeni spontanei? 

Santa Daria

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