15 April 2018

Patetico, imbarazzante, indecoroso!





Capisco che con una guerra alle porte di casa, ci sono cose più serie e più gravi delle quali occuparsi ma sono costretta a tornare sugli atteggiamenti invidiosi e livorosi di Berlusconi scatenatisi qualche giorno fa al Quirinale verso Salvini di cui non vuole riconoscere la premiership. Anche perché siamo senza governo nel bel mezzo della tempesta perfetta sul Mediterraneo e sembra lontana, l'ipotesi di avere un esecutivo che tenga e che sia espressione del voto degli Italiani.

Purtroppo c'è ancora tra il popolo di destra e centrodestra chi vede in Berlusconi la diga foranea contro il comunismo e fa fatica a distaccarsene. In realtà sono sette anni che mentre ulula al "pericolo comunista", poi ci fa gli inciuci insieme attraverso Verdini, Letta, Alfano (proveniente dalla sua scuderia), con patti delle crostate, patti del Nazareno;  senza contare  Napolitano, un vecchio comunista della peggior risma per ben due volte eletto col suo appoggio.
La verità è che quando ricevette l'avviso di sfratto da Bruxelles nel settembre del 2011 e poi  il commissariamento di un fasullo governo Troika Monti-Fornero, lui disponeva ancora di una maggioranza schiacciante e avrebbe potuto e dovuto riferire in Parlamento e ai suoi elettori che era in atto un golpe tecno-finanziario ai danni del Paese, cercando una maggioranza in Parlamento. Non lo fece e non ci provò neppure.  Lasciò alla chetichella il timone della Nave-Italia come un capitan Schettino qualunque, lasciandoci nelle fauci delle banche.  E furono anni neri per quella classe degli imprenditori (piccoli, medi, grandi) alle cui sofferenze avrebbe dovuto essere sensibile e ai quali avrebbe dovuto porgere aiuto disinteressato mediante opportune iniziative. Una marea di toccanti suicidi di massa, sui quali non finiremo mai di piangere! Non è ancora finita...




 Non dimentichiamo che Monti si riuniva a Palazzo Giustiniani (sì, quello del Grande Oriente) , col trio politico  A, B, C.
A come Alfano (allora suo uomo), B come Bersani e C come Casini (suo ex uomo).  Tutti divenuti poi "traditori". Ma si dà il caso che  tutti quei "traditori" li abbia scelti lui, il cavaliere. Che razza  di cacciatore di teste è mai, dato che un oculato reclutamento del personale fa parte delle sue prerogative aziendali?

Dunque a golpe attuato,  Forza Italia fece parte del bel trio Monnezza che sostenne Monti. Ma molti l'hanno dimenticato. Monti incassò 52 fiducie anche grazie a FI. La Fornero poté fare la sua spaventosa "riforma" delle pensioni e Alfano andava sotto le finestre dei suoi uffici a gridarle "Forza Elsa!". Ovviamente non fu a titolo personale. Berlusconi, venditore di polizze private Mediolanum, qualche interessuccio su questa "fornerata", doveva averlo. La vedo dura per Salvini eliminare "la Legge Fornero", conoscendone i coautori, interessi e supporter che vi stanno dietro!

Ma torno al punto. Giovedi sera al Quirinale ha mostrato un comportamento imbarazzante, indecoroso e sguaiato da vecchio giullare di corte, non un comportamento dignitoso da statista e nemmeno da ex presidente del Consiglio in età avanzata. Tutto teso a regolare i conti  personali con Di Maio, a prendersi la scena, a gigioneggiare con una giungla di  microfoni per lanciare proclami alla stampa contro i 5 stelle, per sole ragioni di orgoglio personale ferito. Invadente, ingombrante, sgomitone: ha spinto via la Meloni che era arrabbiatissima  (ma che cavaliere senza macchia e senza paura!) e liquidato Salvini nell'ansia di prendersi tutta la scena -  l'ultima scena e l'ultima risata come un povero Calvero, il clown di "Luci della ribalta".
La grottesca parodia del labiale da parte sua mentre Salvini leggeva  il comunicato congiunto  (visibile nel video) del centrodestra, serviva a lanciare il messaggio al pubblico che l'autore di tutto quanto era lui e solo lui. Quando si dice, la megalomania!

E' pure inaffidabile, dato che muore dalla voglia di fare inciuci col PD. Del resto li ha già fatti in passato (si veda il Patto del Nazareno). E chi ha già tradito, tradirà di nuovo. Ma Sallusti  dal Giornale vede la realtà all'incontrario e per lui il "traditore" è Salvini (glielo ha suggerito il capo). Per questo si permette di lanciare avvertimenti minacciosi e omertosi  al capo della Lega nei suoi editoriali : "Occhio al confine tra un legittimo rinnovamento e tradimento. Sono certo che Salvini, anche per il suo bene, sappia esattamente dov’è e mi auguro non lo attraversi”.
Uomo avvisato, mezzo salvato....

Non solo. Occorre ricordare che sul referendum del 4 dicembre 2016 non si spese per nulla per far prevalere le ragioni del NO alla schiforma Renzi-Boschi, per non urtare il suo pupillo Renzi. Non è un mistero, infatti,  che Confalonieri e gli uomini Mediaset sostennero la "schiforma anticostituzionale"  Renzi-Boschi voluta da JP Morgan.
Il 28 gennaio andò personalmente a rassicurare l'ubriacone Juncker che finché c'è in pista lui, ci sarà un argine, una garanzia" contro i "populismi", quale che sarebbe stato il risultato elettorale.

Beh, per chi non l'avesse ancora capito, in questo momento Berlusconi, anatra azzoppata dalle procure, è l'emissario ricattabilissimo ma funzionale alle cancellerie europee.
Berlusconi sta comprando una sentenza favorevole alla Ue ed è pronto a dare qualcosa in cambio in questo patto: è lì per distruggere il centrodestra e impedire il premierato a Salvini  e l'avanzata della Lega.

Salvini deve stare in guardia perché le insidie interne sono le peggiori. Ma alla fine prevarrà, se saprà meritare la fiducia degli Italiani.

Il faccendiere di Berlusconi Gianni Letta

E' di ieri la notizia  apparsa su Libero che ci sarebbe la regia occulta di Gianni Letta dietro lo "show"  di messere Bunga  al Quirinale.  Ovvero, la mattana  che ha fatto saltare il tavolo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio.  Ma guarda un po' che strano! un lobbista faccendiere ed ex advisor per Goldman Sachs ancora una volta regista di tranelli e inciuci!
 Il retroscena di "Repubblica" svela come sia stata piuttosto agitata l'ultima notte prima del secondo giro di consultazioni che ha portato il leader di Forza Italia e quello della Lega davanti al presidente Sergio Mattarella, insieme a Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Com'è finita, è cosa nota. E soprattutto la frase su "i veri democratici e chi non conosce l'ABC della democrazia", riferita al Movimento 5 Stelle. Un' uscita a gamba tesa non prevista che ha provocato le ire dei leghisti e della stessa Meloni. Un colpo di teatro, pare, studiato a tavolino. Fino a poche ore prima, scrive Repubblica, i leghisti erano sicuri di aver convinto al "passo di lato" Berlusconi. Letta però ha ribadito l'importanza di non mollare nulla, formalmente e simbolicamente.
Da qui, la cinica indecente  sceneggiata.
Giorgia Meloni e Matteo Salvini incupiti dopo la pupazzata di Berlusconi

E a complicare gli accordi c'è anche la guerra in Siria dove le posizioni tra Salvini e Berlusconi divergono, ancora una volta. 
Salvini: "Stanno ancora cercando le armi chimiche di Saddam, stiamo ancora pagando per la folle guerra in Libia, e qualcuno col grilletto facile insiste coi missili intelligenti'
Berlusconi: "In queste situazioni è meglio non pensare e non dire nulla". Forse troppo irruente Salvini o troppo in linea con i suggerimenti mondialisti Berlusconi?

In ogni caso, nessuno di noi si augura un "governissimo di guerra" con tutti dentro (PD compreso) per agevolare un'altrettanta "economia di guerra". Magari nel nome dell'"emergenza". In questo caso, meglio per la Lega passare all'opposizione. Soprattutto lavorare con cura per liberarsi di chi la intralcerà ancora. 


12 April 2018

Ballando sull'orlo di un precipizio



Assumono un sapore particolarmente beffardo la lentezza e le lungaggini di questi giorni per formare un governo, i suoi estenuanti minuetti con la Mummia Sicula,  a fronte della velocità supersonica con cui la macchina bellica si è  già messa in moto in queste ore per aggredire la Siria. Non ho più voglia di seguire i rituali quirinalizi quando è in gioco la nostra pelle. Perciò non mi occuperò più della pièce dell'assurdo sul genere di "Aspettando Godot".

Sembra che alle  17.33 del 10 aprile l’agenzia Al Sura ha segnalato che una cisterna volante italiana KC-767 è entrata in Giordania dallo spazio aereo dell’Arabia Saudita. L’aereo, un Boeing, farà il rifornimento in volo dei caccia occidentali che lanceranno i missili contro la Siria.
Dunque il governo Gentiloni, scaduto e senza legittimità, ha portato l’Italia in guerra contro uno Stato che non ci ha mai fatto nulla di male, e contro cui non abbiamo nemmeno dichiarato guerra prima di aggredirlo. Il governo scaduto ci mette anche in linea di ostilità armata contro la Russia, contro la nostra nazione non ha alcun motivo di inimicizia, e contro cui abbiamo esercitato qualsiasi possibile offesa senza alcun motivo e contro i nostri interessi, ed anzi storica amicizia.  (E così  Gentiloni ci ha portato alla guerra. Impunito  di Blondet).





Già stasera  in tv il conte soporifero Gentiloni, da pescione qual è, ha già preso per buona la versione ufficiale sull'attacco chimico in Siria. Cioè quella senza le verifiche né riscontri ad opera di una commissione, che del resto Washington non vuole . Quella del "fate presto! fate presto!". Magari a inviare truppe. PRESTO E MALE, è diventata la routine affannosa  e angosciosa dei nostri tempi. Serve a non riflettere, a non acquisire prove. A obbedire e tacere. A farci sentire inadeguati, e in eterna colpa.
Fate presto, c'è lo spread! E i conti correnti si polverizzano. Fate presto c'è il terrorismo. E le vite si spezzano. Ora c'è il fate presto, c'è la guerra. Eppure ci sono Cassandre anche negli Usa che è da tempo che paventano questa opzione: Paul Craig Roberts, ad esempio. Ma si sa, le cassandre non piacciono e non sono mai ascoltate volentieri. 

Naturalmente non c’è stato nessun uso del gas cloro, se non da parte dei mercenari supportati da Washington. Ma i fatti non sono importanti per Washington. Quel che è importante è la richiesta di Israele che Washington distrugga la Siria e l’Iran per sbarazzarsi dei sostenitori di Hezbollah, in modo che Israele possa impadronirsi del Libano del sud.
Nessun dubbio che ci siano altri interessi nella trama. Le compagnie petrolifere che vogliono il controllo delle ubicazioni dei gasdotti e degli oleodotti, i pazzi neocon sposati alla loro ideologia dell’Egemonia Mondiale Americana, il complesso militare/della sicurezza a cui servono nemici e conflitti per giustificare il proprio enorme bilancio. Ma è la determinazione di Israele a espandere i suoi confini e le sue risorse idriche che mette in moto tutti i conflitti del Medio Oriente. ("La terza guerra mondiale si sta avvicinando" - P.C. Roberts dal sito Voci dall'estero)

ll Trump di queste ore non ha proprio nulla a che vedere con quello eletto 18 mesi fa: prima ce ne facciamo una ragione, meglio è.  Trump e Putin non sono minimamente paragonabili in quanto Putin ha le mani (e il cervello) libere e non deve dipendere da nessuno. Trump invece è tenuto per i testicoli dal "deep state" e da Israele. E lo si vede in queste tragiche ore. L'Erba Voglio non cresce nemmeno nei giardini della Casa Bianca. Prima lo si capisce, meglio è. Alla fin fine, il suo comportamente non divergerà dai suoi predecessori: quelli che lui criticava per accaparrarsi i voti che lo videro vincitore. 

"Naturalmente le sinistre sono tutte con Trump (che hanno maledetto e schernito e disprezzato odiati parossisticamente), ora che sta per bombardare. Loro, non hanno nessun dubbio che Assad ha tirato armi chimiche", ironizza Blondet.
L’attacco chimico in Siria è assai dubbio e dovrebbe essere, come ho già detto, verificato da una commissione indipendente, alla quale però gli Usa non sono interessati. Bastano le immagini strazianti di bambini intubati per trascinare l’opinione pubblica, suscitando scalpore ed emotività fuori controllo. Molto probabilmente un giorno scopriremo la verità, ma la verità al momento non interessa ai manipolatori della notizia. Perché bisogna far presto a sfruttare l'ondata emozionale.

E' il caso di ripetere lo slogan: Ciò che è bene per la sinistra è male per l'Italia. Vale anche per Trump in queste ore sostenuto dalla sinistra "interventista" gentilona, saviana, boldrinica e littizzetta. E' stato pubblicato un tweet (ormai le guerre si dichiarano in tweet e si supportano cinguettando), nella quale la Littizzetto ha già capito tutto sull'attacco chimico e non si pone nemmeno dubbi. Qui a proposito dell'attacco chimico in Siria abbiamo la nota maîtresse à penser "interventista" nonché gracchiante Testimonial del Bene Universale: 



Non so, in queste ore, quale delle due tragedie sia la peggiore: una guerra imminente alle porte di casa o la Littizzetto con la sua conclamata stupidità e volgarità. Una cosa è certa: dove c'è sinistra ci sono sempre  macerie e calamità. In tutti i sensi e nonsensi. Le tragedie che hanno cagionato (e stanno cagionando) a questo paese, ormai non si contano più. 

09 April 2018

Il sogno di Orban è già realtà





Mi occupo per la seconda volta (dopo il discorso della Le Pen) di sogni, pensieri, parole e azioni altrui, riguardo leader e  popoli  a noi vicini geograficamente. Jacopo Foscari mi ha girato il discorso integrale di Viktor Orban che è , come sapete, uscito vittorioso da questa tornata elettorale dell'8 aprile e che riporto integralmente. I nostri Tg hanno cercato di mettere in fondo pagina e a pochi minuti dalla chiusura, la notizia. Idem i giornali, per non dire della stampa mainstream legata a Bruxelles. 
Alta l'affluenza, che ha raggiunto il 68,80%. Alcuni seggi sono rimasti aperti per consentire agli elettori già in fila di votare. Il partito di governo Fidesz, secondo i risultati diffusi quando lo spoglio era ormai oltre l'80%, conserva la maggioranza assoluta nel parlamento con il 49% dei consensi. E sarà al suo terzo mandato.
In attesa di scrivere il nostro Sogno che per ora si è arenato con un Mattarella, il quale viaggia a ritmo di Tir lumaca, con Di Maio che fa i veti su questo o quel personaggio tranne che coi piddioti, ai quali sta offrendo la chance di "dissoterrare l'ascia di guerra",  con veti incrociati, inciuci incrociati, con Napolitano che sta cercando di convincere i suoi piddioti a fare alleanze con il M5S, beh....ancora una volta è bene far capolino a casa d'altri, non fosse altro che per sollevarci un po' il morale. 

"Dobbiamo decidere bene, perché sbagliando non ci sarà più modo di riparare, rischiamo di perdere il nostro Paese, che diventerà un Paese di immigrati", aveva detto ancora il giorno delle elezioni Orban ai suoi. Un messaggio concreto e conciso che ha evidentemente raccolto il favore  unanime dell'elettorato. La sua campagna elettorale ha tratto ispirazione dal questo memorabile grandioso discorso alla Nazione nell'ottobre del 2017...

Discorso in occasione delle celebrazioni per l’anniversario della Rivoluzione ungherese del 1956 

Rendo omaggio e saluto gli ungheresi che davanti agli eroi del ’56 chinano la testa. Saluto voi, sparpagliati in tutto il mondo da Toronto a Parigi, da Dunaszerdahely a Munkács passando per Szabadka fino alla Terra dei Siculi. Saluto chi festeggia qui nella capitale della nazione ed anche chi sta a casa davanti ai televisori, anche loro sono con noi. Saluto quelli che sentono che noi ungheresi, popolo della libertà,siamo un particolare popolo della libertà. Può piovere, può tirare il vento, possono arrivare lacrimogeni o cariche a cavallo, noi ci riuniamo, perché ovunque viviamo nel mondo oggi noi vogliamo ricordare. Dignità e giustizia. Vogliamo ricordare quel stupendo giorno d’ottobre, quando un popolo disse: ora basta, e tremarono i piloni del sistema comunista mondiale. Vogliamo ricordare quel momento, che vivrà per sempre nel ricordo delle nazioni libere del mondo.

Egregi Signori e Signore!

La patria è una realtà naturale e spirituale. Il potere sovietico invece ci aveva portato in uno spazio senza storia, voleva annientare il nostro passato e la nostra cultura. Contro il ripetersi del terrore fisico e spirituale l’arma più forte è la memoria nazionale. Per questo siamo venuti oggi proprio qui. L’edificio accanto a noi è stato prima sede delle crocifrecciate [ndr: collaborazionisti ungheresi del regime nazi-fascista], poi sede del terrore del partito-stato comunista. Prima i nazional-socialisti, poi i socialisti internazionali si sono insediati qui. Qui tenevano imprigionati e torturavano, quelli di cui avevano maggiormente paura e che per questo odiavano di più. Nel 2002 l’abbiamo ritagliato fuori dal tempo e dallo spazio e abbiamo eretto un “memento”, abbiamo collocato qui un museo, a Budapest, in Ungheria nel cuore dell’Europa. Affinché ricordi sempre il mondo che la voglia di libertà degli ungheresi non si può soffocare. L’abbiamo collocato qui affinché ricordi anche a noi stessi che se si perde la libertà, se si perde l’indipendenza nazionale, saremo persi anche noi. Ci esorta, che la libertà a noi non è mai stata data gratuitamente. Dobbiamo sempre combattere per averla. Che arrivino i labanc [ndr: soldati imperiali nella guerra di indipendenza di Rakóczi] o i muszkák [ndr: il nome popolare dei russi] i tedeschi o i sovietici, si vestino con panni da crocifrecciati o comunisti, la nostra libertà tocca sempre a noi difenderla. Altri non lo faranno mai. Siamo abituati: per noi la liberazione ha sempre rappresentato l’inizio di una nuova occupazione. E’ fortunato quel popolo che nel momento del bisogno, nelle ore decisive, ha giovani donne e uomini pronti a difendere la patria. Perché in quest’angolo d’Europa arriveranno quei momenti, quando dell’amore per la patria non basterà parlare, ci saranno tempi quando la patria dovrà essere difesa veramente.

Oggi ricordiamo quelli che un giorno si sono svegliati, e si sono resi conto che gli avevano tolto tutto, tutto quello per qui valeva la pena non solo di morire ma anche di vivere. Non hanno tolto loro solo quello che avevano, ma anche quello che avrebbero avuto. Erano paralizzati dal terrore, se fosse andato avanti così l’Ungheria sarebbe stata persa per sempre. E allora sull’orlo del precipizio, sulla soglia di polverizzazione della patria millenaria e del mondo ungherese si sono ribellati. Nel 1956 è sbocciato un paese meraviglioso dall’ombra dell’oppressione. Quello che desideravamo da sempre. E’ apparso a noi, si è rilevato come possibile, l’idea che potrà esistere un’Ungheria costruita dal nostro io migliore. La rivoluzione è stata una rivoluzione nazionale. Si capì in un baleno che i lavoratori delle fabbriche non erano proletari internazionali ma operai ungheresi. E di questo momento ci ricorderemo sempre finché un ungherese vivrà sulla terra. Facciamo una piccola deviazione e confessiamolo: noi non solo ricordiamo ma non dimentichiamo nemmeno. Non dimentichiamo chi si è messo contro di noi. E’ normale criticarci del fatto che noi non sappiamo perdonare. Ma sono loro che non sanno scusarsi di tutte le cose che hanno fatto contro di noi in quasi cinquanta anni.

Egregi Signori e Signore che qui commemorate!

Gli occidentali anche se hanno osannato la rivoluzione ungherese, non l’hanno capita. Non hanno capito la forza che lavora dentro di noi. Non hanno capito perché lottammo contro un nemico così potente che secondo i calcoli umani era imbattibile. Non l’hanno capito che lottiamo perché fino alla fine siamo attaccati alla nostra cultura e al nostro stile di vita, e non vogliamo fonderci in un crogiolo di nessuno. Vogliamo che ci rispettino per chi e per cosa siamo. Da mille anni abbiamo protetto i confini dell’Europa e abbiamo lottato per la nostra autodeterminazione nazionale. Siamo una nazione forte e coraggiosa che sa bene che chi non è rispettato è disprezzato. Non ci capiscono oggi a Bruxelles perché già allora non ci capivano.

Egregi Signori e Signore!

Non siamo solo vicini alla Casa del Terrore, ma siamo su uno dei più bei viali al mondo. Si manifesta davanti a noi nella nella sua inimitabile realtà quella bellezza e quella grandezza che dimostra la capacità della nostra nazione. Qui ci sono in fila i maestosi palazzi del viale Andrassy, là Piazza degli Eroi, da quella parte l’Opera e il Ponte delle Catene. Un patrimonio. Una eredità suggestiva che ci obbliga tutti. Le nostre piazze non sono apparati scenici, sui quali passare meravigliati. Sono strumenti di misura, segni e avvertimenti. Una nazione che è arrivata a un tale apice come siamo arrivati noi – e non solo una volta- non può accontentarsi di meno. Ci sono stati tempi in cui dirigevamo un Impero. Ci sono stati tempi – e non solo una volta- nei quali dopo la distruzione abbiamo dovuto ricostruire e riorganizzare la nostra devastata patria. E non ci siamo nascosti né dalla responsabilità né dal lavoro, né dalla volontà di Dio, abbiamo accettato quello che c’era da accettare. C’è chi ha garantito l’aiuto alla nazione sul campo di battaglia, chi invece nel lavoro spirituale. Oggi festeggiamo quel giorno in cui milioni di ungheresi hanno scoperto insieme, sebbene viviamo vite differenti, che facciamo parte tutti della stessa nazione. Oggi ricordiamo quel momento in cui il cardinale e il tornitore, i filosofi ed i ragazzi di Pest, il principe e il partigiano sovietico diventato Ministro della difesa, volevano la stessa cosa. Oggi ricordiamo quel momento, che ha attraversato i muri che separavano le parti divise della nazione ed è passato nelle riunioni studentesche della Transilvania o le celle della prigione di Szamosújvár. Mansfeld Péter, Wittner Mária, Dózsa László, Szabó János, Pongrátz Gergely, Nagy Imre, Mindszenty József. Guardiamo a loro, ma vediamo una nazione.

Egregi Signori e Signore!

Il ricordo ci aiuta a vedere in faccia la verità della nostra vita odierna. La verità è, che dopo 30 anni dalla caduta del comunismo c’è di nuovo una forza mondiale, che vuole plasmare le nazioni europee in modo che diventino dello stesso colore e della stessa sostanza. Come tutte le nazioni europee di cultura, anche noi ungheresi, abbiamo un’idea di Ungheria. Un’idea di libertà, di civilizzazione, una visione di come devono essere e vivere degnamente le persone. Abbiamo sempre ricostruito così l’Ungheria, appena ci siamo liberati dagli oppressori attuali. E’ stato così anche dopo l’abbattimento del comunismo quando abbiamo mandato a casa i sovietici. La verità è che ora, trenta anni dopo, c’è di nuovo un pericolo che minaccia tutto quello che abbiamo pensato dell’Ungheria e del modo di vivere ungherese. La verità è che dopo l’ottenimento della libertà del 1990, siamo arrivati di nuovo ad un momento cruciale della nostra storia. Volevamo credere che i vecchi problemi non potranno ripetersi. Volevamo credere che l’ossessivo sogno comunista di creare l’Homo Sovieticus al posto degli ungheresi, fosse sconfitto per sempre. Ed ora siamo qui increduli e vediamo che le forze della globalizzazione tentano di scassare le nostre porte e lavorano affinché al posto degli ungheresi venga creato un Homo Bruxellicus. Volevamo credere che non avremmo più avuto a che fare con forze politiche, economiche e intellettuali che volessero tagliare le nostre radici nazionali. Volevamo credere anche che in Europa non avrebbe mai più potuto rialzare il capo il terrore e la violenza.


Non è andata così. L’Europa si è abbagliata dai successi di una volta. E così si è marginalizzata nel teatro mondiale senza neanche rendersene conto. Sognava un ruolo mondiale ed oggi i vicini a malapena la considerano, e riesce a malapena a mantenere l’ordine nel suo territorio. Invece di riconoscere questo ha iniziato una campagna vendicativa contro chi l’ha avvertita del pericolo della abnegazione spirituale e del nichilismo. Hanno bollato come pedanti, quelli che hanno detto che l’Europa ha bisogno di confini esterni proteggibili. Hanno chiamato razzisti chi diceva che le migrazioni mettono a rischio la nostra cultura. Hanno bollato come ripudianti chi ha alzato la voce in difesa della cristianità. Hanno bollato omofobi chi è andato in difesa della famiglia. Hanno bollato come nazisti chi difende un’Europa come federazione di nazioni. E infine hanno bollato come sognatori chi ha deviato dalla via di Bruxelles che conduce nella palude. In pochi siamo sopravvissuti a queste campagne punitive. Questa superbia ha portato l’Europa nella crisi economica, politica e spirituale dalla quale oggi ogni stato vuole scappare. Questa è la verità con la quale oggi dobbiamo confrontarci. Parentesi. Si vede che da quelle parti non conoscono il monito più famoso del nostro Santo Re, Stefano: “Niente si solleva, solo l’umiltà, niente precipita, solo la superbia e l’odio.”

Egregi signori e signore,

Gli uomini europei – e tra loro anche noi – ci siamo stancati di quelli che vogliono farci accettare la globalizzazione come una forza irresistibile. Ci siamo stancati che ripetono questo giorno e notte, che non possiamo fare niente, dobbiamo solo sopportare, dobbiamo solo conformarci e chinare il capo. Noi volevamo e vogliamo ancora oggi l’Unione Europea. Che sia sicurezza ed uno strumento con il quale le nazioni europee proteggano i loro pensieri comuni della civiltà. Invece in realtà ci siamo resi più vulnerabili di quanto eravamo. In ogni situazione di crisi gridano Europa, come se fosse una parola magica, quale solo se essa possa cambiare le nostre sorti. L’Europa è su un binario morto. Noi ungheresi sappiamo perché. In questo periodo, il 23 ottobre lo vediamo ancora più chiaramente. Nel XX secolo i problemi sono stati causati dagli Imperi militari, ora sulla scia della globalizzazione si ergono Imperi economici. Non hanno confini, ma hanno i media mondiali dalla loro parte e hanno decine di migliaia di persone comperate. Non hanno una struttura forte, ma hanno una rete sviluppata. Sono veloci, forti e brutali. Questo impero speculativo finanziario ha fatto prigioniera Bruxelles e qualche paese membro. Fino a che non riconquisterà la sua sovranità il governo europeo non potrà guidarci nella direzione giusta. Questo impero ci ha portato queste ondate migratorie della nuova era, milioni di migranti, l’invasione di migranti. Loro hanno elaborato questo progetto con il quale vogliono far diventare l’Europa un continente meticcio. Ora siamo solo noi che resistiamo. Siamo arrivati a questo punto che l’Europa centrale rimane l’ultima area senza migranti. Proprio per questo la lotta per il futuro dell’Europa si concentra qui.

Egregi Signori e Signore!

Noi ungheresi siamo stati quelli che hanno rotto il ghiaccio del silenzio. Noi siamo stati quelli che hanno indicato quali sono le forze che vogliono tagliare le radici nazionali dell’Europa. Abbiamo portato alla luce, l’alleanza, prima nazionale poi internazionale, contro di loro. Non potevamo fare altrimenti. La semioscurità e la guerra nascosta non fanno parte del nostro mondo. Quella noi non la potremmo mai vincere. Nell’oscurità i nostri nemici sono più forti. Solamente in una lotta a carte scoperte, con un discorso chiaro e diritto abbiamo probabilità di vincere, di difendere i nostri confini, fermare le migrazioni, e difendere la nostra identità nazionale. Se vogliamo una Ungheria ungherese e un’Europa europea allora dobbiamo dirlo apertamente. E non basta dirlo, ma bisogna anche lottare. Come sempre abbiamo fatto quando si trattava della nostra libertà e indipendenza.

Egregi Signori e Signore che siete qui per festeggiare!
Oggi ogni votazione è determinante in Europa. Lo erano quella austriaca, quella tedesca, quella ceca e lo saranno il prossimo anno quella italiana ed anche quella ungherese [ndr: nel 2018 si tengono le elezioni politiche in Ungheria]. Si deciderà adesso se i popoli d’Europa riconquisteranno la guida della propria vita nazionale dai burocrati europei che sono intrecciati con l’elité economica. In ogni campo, nella politica, nell’economia, nella vita intellettuale e prima di tutto nella cultura dobbiamo conseguire cambiamenti profondi. Si deciderà ora se riusciremo a far tornare la vecchia, grandiosa Europa, quella che era prima della multiculturalità. Noi vogliamo un’Europa sicura, dignitosa, borghese, cristiana e libera.
Ancora tanti pensano che questo sia impossibile, ma noi pensiamo al 1956. Quanti avrebbero pensato alla mattina del 23 ottobre andando al lavoro sul tram, che alla sera al posto della statua di Stalin sarebbero restati solo gli stivali? Quanti avrebbero pensato che, in caso di necessità, anche gli uomini-bambini prenderanno le armi in mano? Scrive Örkény [ndr: scrittore ungherese] di un bambino che bussa la porta di un’appartamento borghese “Signora prego, se pulisco bene i piedi mi sarà permesso di sparare dalla finestra?” E quanti credevano nel 1988 che saremmo riusciti a far franare il comunismo in un anno imponendo alle truppe sovietiche di ritirarsi. E in quanti hanno creduto prima del 2010, che in breve avremo una costituzione su basi nazionali, di cultura cristiana e capace di proteggere le nostre famiglie. Dicevano che è impossibile. Dicevano che è impossibile mandare a casa l’FMI. Dicevano che è impossibile far rendere conto alle banche. Impossibile fare pagare le tasse alle multinazionali, impossibile abbassare le spese. Dicevano impossibile dare lavoro a tutti, che è impossibile mettersi contro la migrazione e che è impossibile fermare l’invasione dei migranti con il recinto.Non ho potuto dirvi, nemmeno una volta, che si riuscirà a farlo con certezza. Nella vita per queste cose non c’è garanzia. Una cosa invece è sicura: se non ci proviamo, allora non ci potremmo riuscire. Un po’ di possibilità c’è sempre. Nel 1956 abbiamo salvato l’onore della nazione, nel 1990 abbiamo ripreso la nostra libertà, e nel 2010 ci siamo messi sulla strada dell’unificazione della nazione. A noi nessuno può dire che è impossibile. Noi sappiamo che la migrazione si può fermare, si può frenare la globalizzazione, si può contenere Bruxelles, si può forare il piano speculativo finanziario, e alla pazza idea degli Stati Uniti d’Europa si può mettere la camicia di forza.

Manifesto ungherese contro Soros: Non lasciamolo sorridere!
Egregi Signori e Signore!
La posta in gioco è alta. Non possiamo trattare niente dall’alto in basso. Nonostante la nostra forza odierna non possiamo gongolarci nell’inattività e nella comodità. Non dobbiamo sottovalutare mai la forza del lato oscuro. I favoriti per la prossima tornata elettorale siamo noi, ma non abbiamo ancora meritato, non abbiamo ancora combattuto per la vittoria. Abbiamo bisogno di tutti. Per questo nei mesi seguenti ci organizzeremo. A marzo ricominceremo. E allora in aprile vinceremo di nuovo.

... e difatti  ieri 8 aprile hanno vinto.  Chissà i Messieurs les Dictateurs alla Juncker, Merkel, Moscovici come rosicano in queste ore! Per non dire di Soros!

http://micidial.it/2017/10/leuropa-un-binario-morto-discorso-orban-alla-nazione-ungherese/

03 April 2018

La Tratta Bardonecchia-Briançon e la via africana della neve



I doganieri del governo Macron hanno ecceduto in zelo nel fare irruzione nel nostro territorio, e senz'altro a parti invertite, ci avrebbero sparato addosso. Questo è  un po' nel loro DNA.
La possibilità di sconfinamento per ragioni di accompagnamento coatto al confine rientra tra gli accordi sovranazionali che l'Italia ha pattuito con la Francia. I francesi non hanno del tutto sbagliato, dato che esiste un accordo dal 1990. Quello che proceduralmente è sbagliato è stato non aver avvisato l'autorità italiana di confine dell'attività che dovevano fare e pertanto dovevano essere accompagnati e supportati dai nostri agenti.
Non potevano sicuramente entrare armati in territorio nazionale.
Ma c'è un ma...La tratta Bardonecchia- Névache-Briançon è diventata la nuova via africana e illegale all'immigrazione sulla neve d'alta montagna, per la Francia. E con tanto di spalloni italioti che li accompagnano. Qualcosa di invasivo quasi peggiore di Annibale e i suoi elefanti. Le ong, onlus e tutto il cuccuzzaro sorosiano arcobaleno (Rainbow for Africa) più i No Tav, che per l'occasione si sono trasformati in No Borders, non solo si sono impadroniti di sale e salette, un tempo adibite ai controlli delle due dogane transfrontaliere, ma ora parlano in tv, facendo gli scandalizzati contro i doganieri francesi, voltando rigorosamente le spalle ai telespettatori. Chi sono? Chi era quella "mediatrice culturale" (sic!) che non viene ripresa dalle telecamere? E vi sembra normale che la Magistratura abbia aperto un fascicolo? Contro chi? contro le autorità francesi che hanno bistrattato un "povero africano"?  Ma che non ci facciano ridere! Siamo qui ancora in attesa di giustizia per la povera Pamela fatta a pezzetti in valigia e  hanno pure il tempo di occuparsi della "gendarmerie" che tratta male il povero migrante?


Salvini e Meloni non dimentichino mai che i veri traditori della Patria li abbiamo in casa e che continuano a sgovernare. Pertanto non facciano "i sovranisti alla carbonara". Gentiloni ha concesso i mari alla Francia (tratta di Sanremo e mari di Sardegna). Ha inviato soldati nel Niger a fare da supporto a Macron e i precedenti governi Monti, Letta (quest'ultimo in queste ore si straccia pure le vesti) e Renzi hanno fomentato una crisi economica che ha regalato alla Francia a prezzi stracciati e di sottocosto, realtà produttive fino a poco tempo fa considerate invidiabili, veri gioielli di famiglia come Loro Piana, Parmalat, Lactis e tante altre belle cosette del miglior "made in Italy". Marchi iconici, che hanno contribuito a rendere grande il nome dell'Italia nel mondo, ma che lentamente si sono trasformati da fiore all'occhiello del Belpaese in ghiotto bottino per i francesi. Mentre sembra sfumare l'affaire Fincantieri, e prende corpo l'ipotesi di una nazionalizzazione dei cantieri navali, dalla moda alle banche, passando per le telecomunicazioni, l'energia e la grande distribuzione, sono tanti i settori sui quali le società d'Oltralpe hanno messo le mani, conquistando pezzo per pezzo un'importante fetta della produzione italiana. (Emilio Pucci, Prada, Bulgari, Luxottica ecc.) Qui  nell'articolo "Le mani dei Francesi sull'Italia", potete farvi un'opinione esaustiva di tutto quello che abbiamo concesso ai francesi per colpa dei nostri scellerati politici e senza  udire nessuno di quegli strilli scomposti  che si sentono in questi giorni. Come non si sentirono latrati quando perdemmo a causa di Sarkozy, tutte le committenze con la Libia, oltre ad avere infranto quegli accordi sui respingimenti dei profughi e immigrati che avevamo con Gheddafi e che ci permettevano una boccata di ossigeno.



Ma torno alla "via migratoria della neve", perché è tutto l'inverno che si sentono i corifei dei buonisti di casa nostra, contro quello che ormai viene definito "il bullismo di Macron".  Il bullo respinse una donna africana incinta, come può il bullo avere un tal cuore di ghiaccio da respingere i bambini? La nostra stampaglia si sta specializzando nelle opere di misericordia corporali e spirituali. Ora quando si scioglieranno le nevi, il prossimo incessante sermone sarà dopo aver constatato che i "migranti" sono morti di freddo sotto la neve.

Lungi da me difendere Macron che semmai dovrebbe capire che non si può essere anti-immigrazionisti  verso i propri confini e filo con i nostri. Ma il peggior biasimo, la peggiore riprovazione deve essere riservata all'attuale governo Gentiloni, tuttora in carica. E prima di lui, quello Renzi che hanno permesso che il nostro paese pullulasse di ong, onlus, di tutte le bandiere possibili e immaginabili. Che hanno fatto del nostro paese il "corridoio umanitario" (leggi: il lazzaretto)  d'Europa con compiti di crumiraggio assoluto verso chi non si adegua, mettendoci di continuo nei pasticci: prima con l'Austria e il Brennero, poi con la Francia a Ventimiglia  e ora a  Bardonecchia. Se volete farvi un'idea di quel che accade sulla via africana della neve,  leggete questo reportage. E' di una rivista notoriamente di sinistra, ed ha un nome che è un programma: L'Internazionale. 
Ma anche leggere i nostri "nemici" aiuta a svelare i loro piani. Qui, con la scusa di essere compassionevoli, riporta tutto quel che avviene nella tratta Bardonecchia-Névache-Briançon sulla montagna, con spalloni, "passeurs" e cooperanti al seguito del "passaggio  a nord-ovest" alpino per la nuova Terra Promessa: la Francia. E con  una Bardonecchia da ridente località sciistica, trasformata nell'ennesima cloaca...


Nonostante tutto a Bardonecchia ogni sera, quando chiude la sala d’attesa della stazione, una decina di richiedenti asilo si rifugia nel sottopassaggio, aspettando di entrare nel ricovero notturno. Ad assisterli arrivano a turno dalla val di Susa e da Torino i volontari che si sono riuniti nella rete Briser les frontières, “sbriciolare le frontiere”. Portano bevande calde, pasti, vestiti, scarponi, giacche a vento, guanti. “Il nostro compito principale è informare le persone dei rischi a cui vanno incontro”, spiega Daniele Brait, attivista di Bussoleno. “Se uno guarda una cartina sembra che la distanza tra l’Italia e la Francia sia molto piccola, mentre in realtà in questa stagione andare in montagna senza equipaggiamento potrebbe significare non arrivare mai”.


Molti volontari sono anche attivisti No Tav e spiegano che la battaglia contro l’alta velocità ha molto in comune con quella per la libertà di movimento delle persone. “I No Tav vogliono evitare che le montagne siano devastate per far passare un treno merci, in un sistema che permette alle merci di passare liberamente e lo impedisce alle persone”, afferma Brait.


Tutti, ma proprio tutti, stanno trattando l'Italia come la discarica e la cloaca d'Europa. Nell'ordine:
  •  Francia con tutto quel che  già sappiamo e che ho esposto più sopra  (Bardonecchia, acque territoriali, made in Italy, spedizione in Libia, Niger e tutto il resto).
  • Austria con tanto di polizia al Brennero e referendum che vorrebbero effettuare ai cittadini del Sud Tirolo, se vogliono sentirsi o meno austriaci, primo passo per un'eventuale annessione (Anschluss). Ricordo che i referendum vanno promossi solo dalla Repubblica Italiana, se ce ne fosse bisogno. http://www.ilgiornale.it/news/mondo/doppio-passaporto-laustria-sudtirolo-gi-2018-1475392.html
  • Ong spagnola Pro Activa OPEN ARMS che ha cercato con ogni mezzo di riversarsi sulle nostre coste per scaricare quel che a casa loro non avrebbe mai potuto. Sì, perché da quelle parti (Ceuta e Melilla) si SPARA!
  • Bibi Netanyahu che non vuole profughi a casa sua (perché Israele è "piccola") , ma che ha fatto il nome dell'Italia (subito smentito dalla Farnesina e ora annullato, ma chissà  poi se è vero!) per scaricarcene un bel po':


Tralascio il manigoldo satrapone Erdogan e la sua indegna provocazione contro la nave dell'ENI Saipem 12000 a Cipro,  tanto per non farmi venire  un ulteriore travaso di bile. Ma la morale di questo discorso è che l'Italia è un cavallo magro e malato. E a cavallo malato vanno addosso mosche. Pertanto, ogni giorno di permanenza del governo Gentiloni-Mattarella, accresce questa agonia.



28 March 2018

Un uovo di Pasqua con punto interrogativo


Siamo entrati nella settimana santa e c'è la tregua pasquale che contempla una sospensione della politica. In realtà nel sottobosco parlamentare si lavora comunque e  le acque sono agitate, ma le grandi decisioni non sono state ancora prese e vengono rinviate a dopo Pasqua. Quel che si può notare nelle varie forze  in campo è la politica dei veti incrociati del  "mai con questo", "mai con quello", e via snobbando e  schifando.... 

Il M5s, è un uovo di Pasqua di cui non si conosce ancora la sorpresa, nonostante possiamo immaginarcela. Se imbarcasse il Pd e Leu con annessa Bonino, significherebbe a chiare lettere che intendono perseguire la solita sbobba de sinistra e quegli elettori di destra che (mal-destramente) gli hanno dato il voto, dovranno prenderne  atto.  Intanto i "profughi" e i "migranti" arrivano in massa, e le varie Sant'Egidio viaggiano a tutto vapore. Nel mentre  il governo Gentiloni ha innestato il pilota automatico  e lo si vede anche dalle espulsioni dei diplomatici russi, in quella che viene chiamata la "guerra delle spie" contro Putin e il caso Skripal. Un governo dimissionario "congelato" da Mattarella giusto per ultimare gli adempimenti di fine legislatura, avrebbe benissimo potuto (e dovuto) astenersi dal prendere decisioni affrettate sui diplomatici russi da espellere, Invece -  macché - Gentiloni si  adeguato al branco dei Natoaioli (non riesco a trovare altri neologismi) dando il suo miserrimo apporto.

Ma a quanto pare il "Fate presto! Fate presto" ( in questo caso, a fare un governo) esiste solo quando c'è di mezzo lo spread. Col "fate presto" Monti ci salassò i risparmi per ripianare i debiti delle banche (ricordate l'affaire Morgan Stanley nel gennaio 2012?).  Qui invece andiamo a ritmo lumaca e la lumaca che non decide mai niente, guarda caso, si è accodata subito alle politiche delle espulsioni  dei diplomatici russi, senza prove. Tutto quello che sta combinando contro di noi il pesce in barile Gentiloni  e il suo pilota automatico (immigrazione, soldi alle associazioni gay, ecc.) è stato già espresso in modo esaustivo da Blondet e non intendo dilungarmi.

Siccome infuriano i venti di guerra, i nostri hanno  del tempo per giocare a mosca cieca sull'orlo di un burrone. E allora ecco che Di Maio fa lo schifiltoso se in una coalizione governativa c'è Forza Italia.
"Mio, il Giardino è mio. Vietato l'ingresso", proclama il Gigante egoista della fiaba di Oscar Wilde.

Sì, ma Di Maio non è un gigante, è solo un piccolissimo esordiente della politica.  E non è vero che il popolo lo ha insignito in modo plebiscitario, perché  il suo movimento ha il 32%.
Ed ecco altre possibili alchimie governative:

 Inciucio Forza Italia + Pd + altri "responsabili"

Diarchia Lega + M5S (poco probabile giacché Salvini in questo caso, distaccato dalla coalizione,  si troverebbe in minoranza numerica).

Un governo della coalizione di centrodestra con Salvini premier.

 Un governo tecnico falsamente "super partes", in realtà dalla parte della Ue, BCE, FMI, Troika. Insomma un "commissariamento".

Spunta allora la Commare Secca  Lagarde del FMI (una delle voci  più inquietanti della Troika)  a dire la sua: aumentare l'età pensionabile e la Fornero non basta.  Spunta Moscovici (altra voce della Troika) a dire la sua: l'Italia stia in riga.  E qualcuno fa il nome di un Cottarelli (FMI)  gradito a tutti e che metterebbe d'accordo, tutti. Sì, ma tutti chi? Tutti l'Oro?

No, grazie. Non siamo andati alle urne per avere un Cottarelli del Fondo. Ovviamente c'è l'opzione del ritorno al voto, dopo aver messo a punto una buona legge. Ma c'è ancora da soffrire e pazientare...

Intanto l'occasione mi è gradita per augurare Buona e Santa Pasqua a tutti i lettori, gli amici, i commentatori fissi e occasionali! e che siano uova vere e non pacchi a sorpresa.


23 March 2018

Nonni, bisnonni e nonnismi da caserma



Oh, Orrore! ho visto  Napolitano presiedere il Senato dopo l'uscita di Grasso. Rieccoci nuovamente all'ingestibile  immutabile Pollaio-Italia.  E mentre i TG salutano facce nuove di giovani affacciatisi alla ribalta della politica  pronti a occupare gli scranni: giovani leghisti, giovani grillini e perfino qualche giovane piddino e forzista, ecco constatare amaramente che nei fatti,  più che Palazzo Chigi e Palazzo Madama, le due camere del Parlamento rassomigliano, al momento,  alla Loggia delle Cariatidi. Cariatidi fatiscenti che hanno un solo scopo: impedire il rinnovamento.  Quando poi ho visto occupare lo scranno di sostituto Presidente del Senato  a bisnonno Bella Napoli al posto del Grasso uscente, perchè gli spetta per diritto divino essendo il più anziano (92 anni) in Senato e il nuovo presidente deve ancora arrivare, allora sono sprofondata in un incontenibile sconforto.

Ne approfitta pure per mettersi a pontificare, fedele al suo impulso primario: l'incontinenza. Cosa ha detto "la Voce dell'Incontinenza"? Ha dato frecciatine e stoccatine  contro il suo ex pupillo Matteo Renzi: "E ha contato molto nelle scelte degli elettori il fatto che i cittadini abbiano sentito i partiti tradizionali lontani e chiusi rispetto alle sofferte vicende personali di tanti e a diffusi sentimenti di insicurezza e di allarme".
E ancora, per lui il risultato del 4 marzo dimostra "quanto poco avesse convinto l'autoesaltazione dei risultati ottenuti negli ultimi anni da governi e partiti di maggioranza". Autosaltazione?!?  Si dà il caso, che l'"autoesaltato" l'abbia messo sul podio proprio lui e che  sempre lui fosse il regista occulto del fratricidio tra Renzi (ricordate? #Enrichetto stai sereno) ed Enrico Letta,  spodestato su commissione nel giro di sei mesi.

Si dà  pure il caso che il secondo "autoesaltato" che sempre ricorda i "successoni" ottenuti in questa legislatura,  Paolo Gentiloni, sia stato messo sullo scranno di premier, da un altro arzillo canuto "nonno": Sergio Mattarella.


Alla Camera invece è andato in onda uno sciatto Roberto Giachetti (ex radicale, e ora piddino) senza cravatta. Che ha fatto il Giachetti scravattato fin dal primo giorno di apertura? Si è messo a parlare di "femminicidio" e ha ringraziato la bonanima di Pannella, non si capisce bene di cosa. Forse del fatto che il PD è diventato un grande partito radicale di massa.


Ma ora badiamo (senza badante),  un po' al terzo nonno che in queste ore si agita in maniera davverso scomposta: Nonno Inciucio da Arcore il quale cerca di  fare (inutilmente) l'agone della bilancia, dopo che FI ha preso una bella batosta elettorale. " Sarò io il regista del centro destra" ha sentenziato con boria,  l'indomani del sorpasso di Salvini, come se niente fosse stato. Ora, però,  la sua invadenza oltre che risultare patetica fa davvero andare fuori dai gangheri. Il "regista" lo avrebbe potuto farlo in un solo caso:  il sorpasso di FI sulle altre forze della coalizione. Non è andata così.
Per quanto  io trovi criticabili i PentaGrulli (e non ho mai fatto loro nessuno sconto), non hanno affatto torto nell'ostinarsi a non riconoscerlo come il capogruppo di una coalizione che NON lo vede vincitore. Indirettamente i 5 stelle tirano la volata a Salvini. 


E Nonno Inciucio rosica, e rosica di brutto. Non ci sono più i nonni di una volta; quelli generosi che passavano la paghetta (e la staffetta) ai nipoti. Insomma, in queste ore il parlamento sembra diventato una pessima caserma militare dove si pratica un perfido nonnismo con sgambetti, gomitate e tranelli ai più giovani. Fino a questa mattina, la situazione sembrava disperata e desolante.


Compare infatti su La Stampa un articolo di Lucia Annunziata (sempre arrogante come un bisonte, per me insopportabile, ma che però coglieva nel segno): "Silvio mette in trappola i due vincitori" dove in sostanza dice che per vincere davvero nell'attuale politica politicante ci vuole altro che scheda, matita e numeri a favore:



Salvo scoprire poi che per fare un governo ci vuole ben altro dei voti fin qui raccolti, e molto molto altro che una semplice somma numerica. È bastato che si rialzasse dal suo dispiacere il vecchio leone della politica italiana, per scompigliare ogni progetto. Nelle prime ore dopo i risultati sembrava morta, Forza Italia. Vergognosa, schiacciata dal sorpasso inflittogli dalla Lega. Poi, tre giorni fa l’arrivo a Roma di Silvio Berlusconi. 
A differenza degli altri leader che hanno solo partiti, il Cavaliere può contare anche su una poderosa macchina che ha costruito negli anni, e che, sebbene sminuita di peso, schiera un’ampia articolazione di ruoli e intelligenze, come Ghedini e Letta, giornali e televisioni, relazioni istituzionali e fedeltà consolidate.

Poi verso sera, un inatteso colpo d'ala. La Lega si rifiuta di aderire alla pagliacciata della scheda bianca. Oltretutto si fa una grande prosopopea contro le astensioni ma loro poi  decidono di non votare.  E allora verso le 18,  decidono invece di votare per Anna Maria Bernini di FI.   La maggioranza di FI (su ordine di Berlusconi) era fissa su Romani, pur sapendo che non avrebbe avuto nessuna chance di essere accettato dai 5 stelle né dal PD.  Perchè? Per mostrare che loro avevano un candidato da mettere alla presidenza del Senato, ma che  tutta la colpa del rifiuto doveva ricadere sui 5 stelle. Nel qual caso, la mossa successiva sarebbe stato l'inciucio (dichiarato inevitabile) col PD. Brunetta non vedeva l'ora, visto che è pure corso a baciare la Boschi arrampicandosi su, con la scaletta.

Ma ecco la contromossa del contadino scarpa vecchia e cervello fino. Il Giorgètti (con le e aperte alla lumbàrd) da Cazzago Brabbia con quella faccia un po' così, da allevatore di cavalli Haflinger (in realtà è laureato alla Bocconi), il quale con Salvini ha speso un nome che non era del loro partito, ma di FI: quello della Bernini. Mossa furba: dopotutto è pure in "quota rosa", no?   Di Maio e il M5S si dichiarano disponibili a votarla e il ballon d'essai, per sbloccare lo stallo ha funzionato. E' stato come aver tirato un  sasso nella vetrata. Ed ecco l'ira funesta di Nonno Inciucio. Apriti Cielo!

Giancarlo Giorgetti e Salvini

"I voti al Senato ad Anna Maria Bernini, strumentalmente utilizzata, sono da considerarsi un atto di ostilità a freddo della Lega che da un lato rompe l'unità della coalizione di Centrodestra e dall'altro smaschera il progetto per un governo Lega/M5s", attaccano intanto da Forza Italia".

No, Signori, miei. E' esattamente il contrario che avviene. La mossa del duo Giorgetti-Salvini è servita semmai a smascherare la vostra malafede. I due citati pur avendo i numeri dalla loro, non hanno optato per un candidato di bandiera leghista, ma per uno dei vostri. Se non vi va bene nemmeno questo, allora è chiaro che i piani loschi del Cavaliere Mascarato dai capelli incatramati,  erano altri. E sono saltati. 


Gianni Letta faccendiere di Berlusconi

Il fatto stesso che il Berlusca sia andato a rassicurare Juncker a Bruxelles prima delle elezioni, la dice lunga, ma nessun cronista ne ha parlato.  Lui è andato, in realtà, a dare garanzie all'eurocrazia, che non ci saranno forze sovraniste e che con lui dentro la "coalizione di centrodestra" (chiamiamola così) non si correranno rischi, perché  prevarrà una "linea moderata", da lui condotta nell'alveo del "ce lo dice L'Europa". I pessimi titoli, la perfidia e cattiveria di certi cronisti al suo servizio ne Il Giornale (vero Scafuri? vero Macioce? ) nei confronti del leader della Lega, parlano fin troppo  chiaro. E non più tardi di giovedi ha sguinzagliato il suo plenipotenziario Gianni (Goldman) Letta  che incontrava a Roma Luca Lotti, ex ministro e braccio destro di Matteo Renzi. Indizio, si diceva, di come dentro Forza Italia nessuno si rassegnasse al "siluramento" di Paolo Romani, "invotabile" per il Movimento 5 Stelle e su cui anche Matteo Salvini stava facendo pressioni per un passo indietro.(fonte Libero). Nonno Inciucio voleva imporre  comunque il suo gioco. 

Rassegnati o  nonno, e sii saggio!  Pigliati un bel biglietto di sola andata: destinazione Cesano Boscone. Il tempo non è dalla tua parte e dalla vita hai già ottenuto moltissimo. Non forzare il destino.  Chi troppo vuole....sai già come finisce. 

La ribellione delle reclute contro i "nonni" e il nonnismo più meschino e infingardo è appena iniziata.


21 March 2018

Parte IIa - Marine Le Pen e il suo discorso al congresso




Marine Le Pen parla, in questa seconda parte del suo discorso, di aspetti importanti della sovranità, anche di quella alimentare e perfino di quella digitale,  del furto dei dati, del cyberspionaggio, ma anche di valori più impalpabili come la cultura, il retaggio storico-linguistico-culturale. In particolare sull'  eredità dei beni e il diritto di trasmissione-successione dei beni da padri in figli. Soprattutto lo scopo principale è ripristinare il Primato della Politica, dandole onore e sottraendola all'orrore finanziario-economicista che attraversa il nostro tempo. L'ultima parte in chiusura è dedicata al perché del cambiamento del nome da Front National a Rassemblement. E curiosamente i nostri cari media si sono concentrati solo su questa inezia, tralasciando  tutta la parte "di sostanza" del suo discorso. Considero una parte importante di questo discorso, anche il volerla fare finita una volta per tutte col maggio '68 detto "maggio francese".

E a fronte di questi due totalitarismi (ll mondialismo e l'islamismo) la nostra risposta non è più né collettiva né nazionale. Ogni giorno, veniamo intimati a sottostare all'individualismo più sfrenato.
Ciascuno è invitato dal Nuovo ordine mercantile a obbedire solo ai suoi desideri, desideri illimitati e a volte lo si vede con la tolleranza insopportabile verso i delinquenti e le loro pulsioni.
Vi è una profonda regressione che ci porta verso una società immatura, una società che ignora che si diventa adulti quando si fa esperienza dei propri limiti

Non esiste una società senza limiti

Cinquant' anni dopo, i sessantottari panciuti e brizzolati conoscono la loro apoteosi con la società edonista promessa dal mondialismo. Loro che falsamente ma scientemente avevano confuso l'autorità con il dominio, loro che hanno fatto ritirare le pedane sulle quali si ergevano le cattedre per mettere il maestro al livello dell'alunno, possono rallegrarsi di una società senza ostacoli, una società nella quale l'individuo assoluto non conosce che una regola di vita: vivere per sé stesso con il danno collaterale del disprezzo per gli altri, l'indifferenza per la gente, l'incoscienza per l'avvenire, il sentimento di poter godere senza costruire, quello di consumare senza trasmettere.

Non stupisce che Cohn-Bendit si sia riconosciuto nel progetto di Macron e l'abbia sostenuto.

Non esistono società senza principi.

Il 28 aprile faremo a Parigi un incontro sul tema "50 anni dopo: finiamola col maggio '68", poiché finirla col maggio 68 fa parte del nostro progetto.

La trasmissione dei beni, virtù cardinale delle nostre società fin dalla notte dei tempi, viene cancellata e nessuno si stupisce più se una residenza negli USA abbia più valore di una nazionalità quale criterio di applicazione del diritto di successione ai figli francesi. (ndr: allusione al caso dell'eredità di Johnny Hallyday dai quali stanno fuori i figli francesi).

"Vietato vietare", dunque tutto diventa un diritto, compreso il diritto a un figlio che sfocia nella maternità surrogata (GPA  =  Gestation pour autrui). Cioè negli uteri in affitto, pratica moralmente distruttrice che mira a fare del bambino l'oggetto del commercio e quindi un oggetto di consumo.
Questa mercantilizzazione del mondo che vorrebbero imporci ci è insopportabile.
Pensate, il rapporto che dà conto sul morale delle famiglie riposa esclusivamente sulla loro voglia di consumare.
Si tratta forse unicamente di "morale" quando l'INSEE (ndr: l'Istat francese) decide di fare entrare il traffico di droga nel calcolo del PIB (il Pil d'oltralpe), cioè della ricchezza prodotta?


Siamo in piena inversione dei valori.E non può esistere una società senza valori.


Poiché la GPA (utero in affitto) non è che l'inizio.Già vediamo sorgere la promessa di controllare, attraverso la tecnologia genetica, le caratteristiche intellettuali e fisiche dei bambini, e sopprimerli se è  il caso, fin dalla nascita. Il culto della "performance" come la concorrenza generalizzata, eretti a valori assoluti, inciterà numerosi genitori a cedere a questa tentazione
Infine, oltre a ciò, si porrà la questione del TRANSUMANESIMO, cioè alla fabbrica su scala quasi industriale di bebé "migliorati".
Alcuni stati sembrano lavorarci sopra per selezionare individui con il 200 di QI. Proprio come le grandi aziende alimentate dai profitti generati dai social network.
Alcuni dirigenti con l'assicurazione multimiliardaria, si sono dati il modesto (si fa per dire) obbiettivo della morte della morte. 

Si gioca a mosca cieca sul bordo di un precipizio.
La Scienza scatena su di noi il mito prometeico di rendere l'uomo uguale a Dio.
Lo si vede, salvo ammettere la barbarie tecnologica, che il mondo che sta per arrivare non può affidarsi alle leggi di mercato per regolarsi.

Al rischio di esaurire il pianeta a cui si ingiunge di fornire rendimenti non superiore al 2 o 3% che sono quelli offerti dalla natura, e del 15 e 16% che sono invece quelli imposti dall'economia finanziarizzata, la mondializzazione vede il trionfo dell'Ordine mercantile che riduce l'essere umano allo stato di merce e l'individuo alla  sua sola capacità di produrre e consumare.

  • Il Salariato, è un lavoratore pagato per la sua missione:  La Legge del Lavoro di Macron ha gettato le basi di questo anti-modello sociale.
  • Il Pensionato, non è più produttivo e può dunque essere l'oggetto di una vessazione fiscale e diventare la mucca da latte del governo. 
  • Il Consumatore,è sottomesso al sacro dogma del mercatismo  che fa penetrare a casa nostra derrate prive di norme sanitarie, che bara con gli OGM nei prodotti e fa pascere le vacche nutrendole  con mangime animale. 

La riappropriazione delle risorse non tocca solo i beni vitali come la terra, l'acqua, l'aria, ma gli esseri viventi con semenze geneticamente modificate per esseri sterili e gli agricoltori  asserviti,permettendo così alle grandi multinazionali di controllare l'alimentazione del pianeta.
Questa appropriazione degli esseri viventi è anche l'appropriazione dei caratteri genetici di tutte le specie ai fini industriali. E questo è già iniziato.
Se il bel principio di libertà è invocato dai mondialisti, non è per liberarci ma per deregolamentare, cioè imporre la legge del più forte e asservire  tutti gli altri.

Il Modello Macron non conduce a una liberazione, ma ad una alienazione.
Un individuo che non è attaccato a niente né a una storia né a un progetto collettivo, non ha avvenire, è un uomo solo, un uomo vulnerabile, ma per Macron e i suoi amici di Davos, diventa allora un uomo finito, adatto a seguire docilmente la mandria della mondializzazione.
La società di Macron è una società dove il cittadino è esposto a molteplici insicurezze.

Insicurezza sociale con il principio del dipendente usa-e-getta o il progressivo disfacimento delle protezioni sociali;

Insicurezza del potere d'acquisto con salari contrattuali che possono essere abbassati dagli accordi aziendali, con il CSG che taglia improvvisamente le pensioni o, ad esempio, il racket degli automobilisti;

Insicurezza economica con l'installazione di una distorsione generalizzata della concorrenza tra prodotti francesi e importati e una distorsione nel traffico di servizi tra i lavoratori francesi e quelli distaccati.

Insicurezza giuridica con la complessità e l'instabilità delle norme, dei regolamenti, della retroattività delle leggi e della giustizia sempre più lontane dal contendente; insicurezza giuridica anche perché a livello mondiale viene creata l'extraterritorialità della legge americana; ma anche attraverso accordi di libero scambio, gli organi arbitrali privati impongono le loro decisioni che saranno superiori alla legge dei  nostri stati.

Insicurezza patrimoniale con il riorientamento autoritario del risparmio verso investimenti finanziari o la caccia al proprietario immobiliare perché in una società nomade tutto deve spingerci alla mobilità e quindi in questo caso, essere piuttosto "inquilino" che proprietario: questa è la logica delle due misure incrociate che sono la riforma dell'ISF e l'estinzione della tassa immobiliare.

Per i sigg. Attali e Macron anche il patrimonio deve essere nomade

Insicurezza fisica
con l'esplosione della delinquenza e la minaccia permanente del terrorismo, una delinquenza che non si vuole veramente sradicare, un terrorismo che non si osa nemmeno nominare;
e un disegno di legge che libererà i trasgressori nelle nostre città e delle campagne con i fallaci pretesti del sovraffollamento carcerario.
Insicurezza culturale con l'invasione dei nostri paesi da parte di grandi migrazioni popolazioni completamente incontrollate, che creano da noi aree di illegalità, con l'importazione di costumi e regole contrarie ai nostri valori e in particolare ai nostri principi di laicità o del rispetto della libertà e dell'integrità delle donne.
Le anime belle pensavano che la maggior parte delle persone emigrasse qui da noi per godere delle nostre libertà; in realtà portano a noi i loro tabù, i loro divieti.
Questi loro costumi ci vengono ora imposti ovunque: per strada, nell'impresa, a scuola, negli ospedali, nelle mense, sulle spiagge.

Insicurezza digitale che vede, di fronte all'inerzia dell'Unione Europea, i giganti americani di Internet, i Gafa, cioè i giganti di Internet (Google, Apple, Facebook, Amazon), impadronirsi e conservare i vostri dati personali, quelli delle nostre aziende e quelli dei nostri stati. Questa appropriazione, che, come ci ha ricordato Steve Bannon ieri, raggiunge non solo la nostra sovranità nazionale, ma anche la nostra sovranità digitale.

Siamo in procinto di perdere la guerra dei dati.
Per quanto riguarda il terrorismo, l'Unione europea non ha capito che questa guerra era preordinata.Quando acquisti un libro su Amazon, il software ti offre immediatamente i libri che ti potrebbero piacere.Questo incrocio di dati abilitato dall'intelligenza artificiale consente già a queste aziende di conoscerti intimamente, totalmente, meglio dei tuoi parenti, meglio di quanto tu conosca te stesso, per vendere questi dati, senza il tuo consenso, per generare centinaia di miliardi. Sono progettati per indovinare e anticipare i desideri del consumatore e prevedere ciò che comprerai prima ancora che tu lo sappia.

È un grande pericolo per voi, per la vostra libertà d'inviduo, perché siete tracciato commercialmente come una preda durante un safari. È un pericolo ancora più grande per il paese che vede tutti gli scambi delle nostre imprese strategiche o delle nostre amministrazioni, in balia di queste multinazionali.

Noi crediamo nella politica, nel primato della politica.

In un momento in cui è di moda depoliticizzare tutto nel nome della fatalità dell'economia, per disprezzare la politica e le politiche, per screditare la voce politica, noi crediamo che la volontà politica non sia mai stata così vitale, in quanto essenziale per salvaguardare le nostre libertà.Accettare che la politica si riduca a gestire le conseguenze dannose delle regole imposte dal mercato globale e ultra liberalista è muoversi verso un totalitarismo economico.

Solo la politica può essere un regolatore legittimo.
Solo la politica è compatibile con un processo democratico.
Solo la politica è in grado di imporre al feudalesimo del mercato un giusto ordine, il rispetto dell'interesse generale e la libertà individuale.

Pensiamo, al contrario di Macron, che il peggio sarebbe il laissez-faire, lasciare che le leggi del mercato governino a rischio di vedere le nostre libertà diventare virtuali come il loro mondo.

Ci tocca quindi inventare nuove regole.
Queste nuove regole dovranno toccare l'economia, le grandi migrazioni dei popoli, il sociale, la tecnologia, la scuola, la cultura e infine tutti gli ambiti politici.
Noi preferiamo il "noi" all' "io" e crediamo che l'Essere è preferibile all'Avere,
Siamo il partito delle fedeltà, fedeltà ai nostri impegni, al nostro Paese, alla nostra cultura, al nostro popolo ai nostri valori di civiltà.
Noi opponiamo alla società materialista delle multinazionali e dei banchieri, la comunità dei sentimenti, del senso di appartenenza che ci lega al passato e ci lega al futuro in una comunità di destini - quella sensazione fraterna che unisce i francesi l'uno all'altro, indipendentemente dalla loro origine, indipendentemente dal loro colore di pelle, indipendentemente dal loro livello sociale.

Il nostro progetto poggia su tre pilastri essenziali:

Trasmissione, Protezione, Libertà.

La trasmissione, è normale per quelli che si considerano eredi di una civiltà, di un paese, di una cultura. Questa eredità dei secoli, sarà un giorno l' eredità ai nostri figli. La trasmissione ci crea degli obblighi. E' un dovere sacro.
Ma è anche il diritto di un intero popolo alla continuità storica, riconosciuta del resto dalla Dichiarazione delle Nazioni Unite del 2006 sui popoli autoctoni. E' la  saldatura tra le generazioni, ma anche una condivisione tra i vivi.
Rifiutare la conservazione del sapere accumulato, sottoporsi a massicci trasferimenti di tecnologie, organizzare la frattura dell'identità attraverso la tabula rasa è una sconfitta del pensiero, tanto quanto un tradimento della comunità nazionale. Per i nostri figli, la non trasmissione del loro patrimonio, vale a dire etimologicamente dei " beni ereditati dai loro genitori" è un esproprio, una mutilazione, una lobotomizzazione.

La trasmissione non riguarda solo il patrimonio materiale, ma anche  il patrimonio immateriale e impalpabile che costituisce l'anima del nostro popolo, la sua lingua, le sue tradizioni, i suoi valori, le regole di vita e di funzionamento che si è dato, la sua identità, il suo gusto per la vita e quindi la sua aspirazione a progettarsi nel tempo. Senza trasmissione, non ci sono più paesi, ma solo un conglomerato di individui sparsi che la retorica sul "vivere insieme" e le spese rovinose della politica municipale non riusciranno mai ad amalgamare.
La nazione come sentimento nazionale sono valori belli da insegnare.

La trasmissione è con l'istruzione il primo dovere della scuola. Restaureremo le scuole, gli insegnamenti fondamentali e nell'interesse dei nostri figli, l'autorità dei maestri, così come vigileremo alla trasmissione dei nostri antichi saperi, all'espansione della nostra lingua e cultura e più largamente a tutto ciò che attiene alla genialità francese.

Il secondo pilastro del nostro progetto è la protezione.

Noi siamo la forza politica che si è data per compito primario, quello di proteggere i Francesi.
Dobbiamo, pertanto,  arrestare il declassamento programmato delle classi medie che vedono il loro potere d'acquisto erodersi sotto l'aumento delle imposte e dei prelievi forzosi. Quel declassamento generalizzato che fa sì che gli unici che pensino ancora che i loro figli avranno una vita migliore siano gli immigrati.
Siamo i difensori degli operai, degli impiegati e di questi infelici agricoltori sacrificati all'altare del libero mercato mondiale e della concorrenza sleale. Siamo i difensori degli umili ai quali esprimiamo la nostra solidarietà nazionale.
Siamo i difensori, e pure gli ultimi, della Repubblica francese, svuotata del suo contenuto dalle successive rinunce e che, anno dopo anno, è sempre meno indivisibile, sempre meno laica, sempre meno democratica e sempre meno sociale, i cui leader parlano in inglese, la cui bandiera è obbligata a lasciare il posto alla bandiera europea, il cui motto è relegato a iscrizioni svuotate della loro sostanza che sono ancora mantenute su alcuni frontoni pubblici, il cui principio " il governo del popolo, dal popolo e per il popolo "è stato sacrificato all'altare della capitolazione in nome delle istanze sovranazionali.

Siamo i difensori del servizio pubblico, la cui immagine, per troppo tempo appannata dall'oltranzismo sindacale, ha offuscato il suo scopo essenziale: garantire l'uguaglianza tra i cittadini e la protezione dei deboli, per offrire a tutti i francesi ovunque vivono sul territorio, il diritto di educarsi, di muoversi, di curarsi. I Francesi hanno la sensazione di pagare sempre di più per prestazioni sempre più scadenti.

In Francia, ad eccezione degli ecclesiasti, non ci si veste in tenuta religiosa per le città.
In Francia, non ci si bagna vestiti nelle piscine pubbliche.
In Francia, si può credere o non credere, si sceglie la religione che si abbraccia, o  si può uscirne.
In Francia, le donne si vestono come vogliono senza essere importunate.
In Francia, si stringe la mano alle donne.
In Francia, quando si è stranieri si rispettano le nostre leggi e il nostro popolo.
In Francia se si delinque e si è stranieri, si deve prendere un aereo di rimpatrio.

Nel nostro paese che è stato dilaniato da spaventose guerre di religione, è stato trovato un equilibrio e la laicità è un valore che fa parte del patto sociale e quindi della nostra identità.
Dato che noi crediamo che la Francia non si limiti a qualche grande metropoli e che il ruolo dello stato è di offrire a ciascuno uguaglianza di opportunità, di servizi, noi difendiamo le zone rurali dimenticate che subiscono la soppressione dei servizi di pubblica utilità.


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Non consentiremo la privatizzazione dilagante né delle nostre forze di pubblica sicurezza a favore di società private con assunzioni incontrollate, né del SNCF 
(Société Nationale des Chemins de Fer Français), a beneficio di una concorrenza che investirà in linee redditizie e lascerà i finanziamenti francesi impossibili su piccole tratte -  ultime costole che irrigano la nostra ruralità.
Nel contesto dell'esplosione di un crimine sempre più violento, che si estende fino alle campagne più remote, il lassismo di stato è irresponsabile: la polizia, la gendarmeria, le guardie carcerarie, i poliziotti municipali e i nostri soldati contribuiscono tutti alla nostra sicurezza e alle nostre famiglie. Queste forze devono essere sostenute, devono essere riconosciute e l'appoggio della nazione deve essere totale.
Ecco perché il nostro esercito deve essere ridimensionato e la nostra politica estera fondata sul rispetto di tutte le nazioni, ed essere lo strumento della pace, di difesa dei nostri interessi vitali e d'influenza del nostro paese. Nell'ambito del terrorismo, siamo gli unici a chiedere che l'atto terroristico non sia più considerato un atto di delinquenza ordinaria, ma un atto di guerra.Questo cambio di approccio inverte tutto.
In effetti, aprirebbe la strada a un trattamento speciale con procedure specifiche, con giurisdizioni specializzate, come la Corte per la Sicurezza dello Stato che chiediamo, e la reclusione con regole speciali adattate alla pericolosità degli islamisti.
Infine, se dovesse accadere che questi barbari perpetuassero crimini in Francia o sui Francesi a causa del lassismo del governo, riterremmo Macron e il suo ministro dell'Interno, responsabile di questi crimini.
E poiché parliamo di protezione, sono obbligata a tornare sulla sovranità digitale della Francia. Vi ho detto, in un mondo di dati digitali, quelli che producete navigando o pubblicando su Internet, e che costituiscono una ricchezza essenziale, che la Francia si trova nella situazione di una colonia dalla quale depredare materie prime. Perché, ad esempio, non esiste un Google francese o europeo? Perché un continente come l'Europa è dipendente dai software americani e presto cinesi che captano, spiano le attività economiche delle persone?
Lasciare andare i nostri dati all'estero è ad un tempo disastroso per la nostra economia e suicida per i nostri interessi strategici.
Non è forse una nuova prova della pochezza dei nostri governi falsamente competenti e dell'Unione europea, Cavallo di Troia del mondialismo e degli interessi americani?
Chiediamo che questa questione della sovranità digitale diventi una grande causa nazionale, proponendo qualche misura immediata. Serve informare meglio gli utenti francesi sul recupero dei propri dati personali non appena essi convalidano le condizioni generali d'uso.

Armonizzare la legge digitale a livello nazionale creando un codice che includa sia la legislazione europea, sia la legislazione nazionale e gli standard esistenti.
Stabilire l'obbligo di memorizzare i dati personali nei server in Francia, senza trasferimento. Sviluppare soluzioni di software liberi nelle pubbliche amministrazioni, nelle università, scuole e incoraggiare il loro utilizzo presso il grande pubblico.
Aprire a livello europeo, con tutti i paesi che lo desiderano, un progetto di cooperazione digitale volto a preservare la sicurezza e la sovranità dei nostri stati e la libertà dei nostri cittadini.

Questi problemi, a nostro avviso, sono eminentemente complessi e, di fronte a monopoli che godono di un notevole potere finanziario, richiedono la mobilitazione di risorse di cui solo uno stato o un gruppo di Stati possono disporre.


Il terzo pilastro del nostro progetto è la libertà

Da parecchi anni ciascuno di noi ha la sensazione che una sorta di coperchio è stato messo sulla nostra società. Il politicamente corretto costringe ad aderire alla tirannia della conformità. Le parole sono tabù. Le verità anche obiettive sono censurate come mostrare le atrocità di Daesh. Il governo prepara una legge sulle fake news con un controllo della parola pubblica in periodo elettorale, un tentativo di messa sotto controllo di internet. Macron decisamente più a rimorchio di quanto non voglia apparire, crede di doversi allineare a una misura liberticida che gli Eurocommissari vorrebbero imporre su tutta Europa. Difenderemo la libertà d'espressione su Internet come la difendiamo per chiunque subisca delle pressioni per essersi espresso liberamente, che si tratti del giornale Le Monde il quale si è visto minacciare sulla raccolta pubblicitaria per aver contraddetto un gruppo finanziario, sia che si tratti di un individuo o partito politico privato del contro bancario per aver denunziato certe pratiche del sistema finanziario.

Viviamo, in materia di libertà economica, una logica paradossale. Da una parte i grandi gruppi godono della stessa libertà di una volpe nel pollaio. 

Dall'altra, i piccoli vengono sottomessi ad angherie insopportabili nella quotidianità che penalizzano il loro sviluppo.
Anche in questo caso, dobbiamo mettere a posto nuove regole improntate sul pragmatismo e sull'efficacia.

Le piccole e medie imprese sostengono la Francia e devono a loro volta,  essere sostenute e aiutate ad espandersi. E' quel che chiamiamo patriottismo economico che è legittimo e che metteremo in opera, poiché in un contesto di guerra economica tutti lo applicano.

Il miglior servizio che può essere dato agli imprenditori è di lasciarli lavorare e se lo stato deve intervenire è agevolando un ambiente economico favorevole a tutti: oneri ragionevoli, semplificazioni amministrative, incentivi per ricerca, innovazione ed esportazione, impianti di trasmissione, reti di trasporto adeguate, connessione dei territori, formazione iniziale e continua del personale, sicurezza giuridica e fisica in particolare e, naturalmente, legale e commerciale concorrenza leale ...

Parallelamente crediamo in uno stato stratega, cioè a uno stato capace di dare impulso per supportare l'iniziativa privata : è stato il  caso di France Télécom divenuta la sociétà privata Orange, sarà il caso dei progetti industriali nel settore "oro blu" (il mare) o per gli investimenti colossali che necessitano di intelligenza artificiale o ricerche sull'energia.

Sul diritto del lavoro, anche se alcuni punti meritano di evolvere, non crediamo che una precarietà del lavoro salariato così come appare dalla "legge sul lavoro" (Loi Travail), sia una soluzione accettabile. Non vogliamo coinvolgere il dipendente contro l'azienda.La precarietà del lavoro che presentano sotto il termine moderno di "mobilità" deriva, a sua volta,  da quello spirito nomade che ho denunciato prima. Allontana affettivamente il dipendente dall'impresa.

Per noi, una legge sul lavoro è prima di tutto una legge contro il dumping sociale,  pratica ambientale, profondamente ingiusta, ma anche una legge sull'innovazione e la ricerca:  è così che difenderemo meglio il lavoro, il valore a cui siamo profondamente attaccati. Il lavoro deve essere incoraggiato come parte di un'importante riforma fiscale che includerà l'esenzione fiscale per gli straordinari.

In un paese in cui l'Assemblea nazionale è così poco rappresentativa ridotta a  caricatura, difenderemo la libertà del popolo, vale a dire concretamente l'eguale diritto per i cittadini di scegliere i loro deputati attraverso il voto proporzionale nelle elezioni legislative.
In Europa, difenderemo la libertà della nazione con la libertà di tutte le nazioni del continente.

L'avrete capito, non più tardi di ieri, oggi e domani:  non marceremo sotto la bandiera stellata della UE. Gli preferiamo la moltitudini di bandiere nazionali che sono il frutto di una storia e il simbolo della diversità tra i popoli, le culture, le nazioni e gli stati. Sono la realtà vivente del nostro continente. Noi non siamo anti-europei, siamo in opposizione alla Ue, cioè all'organizzazione federale dell'Europa.
E direi pure che è proprio perché  ci riteniamo europei che siamo contro una  Ue che infrange con i suoi fallimenti, i suoi metodi,  il suo disprezzo per gli esseri e i popoli, il bell' ideale  europeo. E grazie alle nazioni che la compongono sarà rispettosa dell'identità dei popoli, della loro cultura, della loro protezione sociale, sarà diversa e libera.

Sotto l'impulso del Prof. di diritto Gilles Lebreton abbiano intrapreso una nuova redazione dei Trattati. Questo progetto "Unione delle Nazioni Europee" (l'UNE) descriverà concretamente le istruzioni che metteremo in pista.

Nello stesso tempo, per dissipare le preoccupazioni sulla transizione dall'UE all'UNE, descriveremo ulteriormente la fase di transizione, le sue modalità legali, tecniche, politiche e diplomatiche.
Questo progetto mira a conferire sovranità a ciascuno stato nel quadro di una cooperazione libera, revocabile e flessibile.
L'Europa della sovranità nazionale sarà l'Europa del rispettoLa propaganda di Bruxelles ci dice che l'Unione europea significava pace: abbiamo la prova con l'esempio che vuole la guerra  in Irlanda, cercando di rompere l'equilibrio tra la parte settentrionale e meridionale dell'isola. L'UE sta cercando di riattizzare un conflitto così difficile da estinguere. Per provare a imporre il suo modello, l'Unione europea è pronta a tutte le violenze, a tutte le brutalità, a tutti i cinismi. Questo modello federativo è in crisi. Anche gli europei lo ammettono pubblicamente. Come nella vecchia  Unione Sovietica, ripetono che se l'UE non funziona è perché non c'è abbastanza UE.
Noi pensiamo che ci sia troppa UE e non abbastanza Francia.
In occasione delle prossime elezioni europee ci sarà l'Europa delle Nazioni contro la Commissione europea. Per la prima volta possiamo pensare di espugnare la cittadella di vetro nella quale sono rintanati i grigi commissari di Bruxelles. Questa riconquista delle nostre libertà può partire dall'interno, dal Parlamento europeo. Noi stiamo dalla parte della Storia. Macron che tenta di usurpare la modernità nuota contro il senso della storia.

In tutto il pianeta, le persone aspirano alla protezione nazionale e alla difesa della propria identità a immagine delle più grandi nazioni del mondo, dall'India alla Cina, dalla Russia agli Stati Uniti, o dalla più piccola come l'Austria o l'Ungheria. Quattro anni fa in Italia, un giovane uomo di età inferiore a quarant'anni, Matteo Renzi, prese le redini d'Italia con una professione di fede volontariamente eurobeota.
Tutto ciò si commenta da sé. Lui era quello che dichiarava :

« La tradizione europea ed europeista rappresenta la parte migliore dell'Italia, come pure la certezza di avere un futuro ».

Un referendum e quattro anni dopo, i nostri alleati della Lega sono alle porte del potere. Segno evidente che assistiamo alla caduta del Macron italiano.

La vittoria dei popoli delle nazioni europee è uno degli obiettivi che perseguiamo per queste elezioni europee. Può quindi avere una portata considerevole perché il problema è di un'importanza assolutamente sottovalutata da un sistema sicuro che i partiti eurofederalisti dell'EPP e del PSE manterrebbero il loro potere in virtù di una legge divina.

In questa elezione due progetti si affronteranno: quello dell'UE difeso da Macron e sostenuto da Juppé e Cohn-Bendit, e il nostro, quello che presenterà la grande coalizione dei nazionali di cui il nostro movimento sarà il cuore e pure cuor battente. Tra i due non ci sarà nient'altro.

I partiti del vecchio mondo che hanno prosperato per decenni su un'ambiguità sono oggi attraversati all'interno da nuove divisioni.
A breve termine sono votati, sia all'implosione interna sia alla dissoluzione elettorale.

Il loro collasso in Europa ci permetterà di affrontare la sequenza delle  prossime elezioni: locali - municipali / dipartimentali / regionali - con nuove prospettive.
Intendiamo istituire un'organizzazione rinnovata, più decentrata, con più pratiche collegiali e ulteriori opportunità per i membri, di esprimersi. In origine eravamo un partito di protesta, poi con il nostro ingresso nelle assemblee, siamo diventati un partito di opposizione. Non ci devono essere dubbi agli occhi di tutto ciò che ora siamo un partito di governo.
E poi dobbiamo attuare alleanze perché sotto la Quinta Repubblica, che si basa su un sistema di voto a due turni, è difficile vincere senza un'alleanza: lo abbiamo visto alle regionali.
Di fronte all'opinione, nei confronti di eventuali o anche dei futuri partner che aspettano questa rifondazione per unirsi a noi, non dobbiamo aver paura di affrontare la questione del nome del movimento.Voglio dirlo subito, non è mia intenzione proporvi il cambiamento del nostro emblema: la fiamma.
Noi  conserveremo dunque la nostra fiamma stilizzata così elegante, moderna e riconoscibile. 


Per ciò che  riguarda il cambio di nome, non potevamo decidere durante il congresso se volevamo che tutti i membri potessero esprimersi. Perché abbiamo sempre avuto nel cuore del nostro progetto il rispetto della gente, del loro voto, del referendum, perché abbiamo combattuto nelle elezioni presidenziali sotto il motto "Nel nome del popolo", non posso immaginare nessun altro modo di organizzare votazioni di tutti gli aderenti su questo argomento e mi atterò alla loro decisione.
Il nome "Front National" porta una storia epica e gloriosa che nessuno dovrebbe smentire, ma sapete che è per molti francesi, anche in buona fede, un freno psicologico per unirsi a noi o semplicemente per votare . La parola "fronte" ha una connotazione di opposizione, ed era certamente giustificata per un'organizzazione che, negli anni '70, partiva da quasi nulla, era combattuta da tutti e decise di aprire un cammino nazionale nella giungla politica.
Abbiamo dovuto "fare fronte", è vero. Ma si "fa fronte" contro qualcosa o qualcuno, raramente PER o CON.
Ho molto riflettuto e mi sono a lungo consultata. La parola "nazionale" mi sembra imperativa, perché la nazione rappresenta per tutti noi il cuore del nostro impegno e del nostro progetto.Questo è ovvio per noi. Ma non basta. Nell'ora in cui la Francia vive una ricomposizione politica deve esprimere la nostra volontà di coalizione (rassemblement).
Segna l'esigenza assoluta di una nazione unita nella difesa della sua identità, prosperità sicurezza, libertà. Ma questo sarete voi a deciderlo e a votarlo.
Trasformare il FN in polo di coalizione per diventare maggioritario.
Questo obiettivo era quello delle "Generazioni Le Pen" quando assunsi la presidenza nel 2002.

Vorrei concludere ricordandovi le parole del grande soldato francese Hélie Denoix di Saint Marc che ho citato all'inizio del mio intervento:"Tutto è conquistato, tutto è meritato". "Se nulla viene sacrificato, nulla si ottiene."

Ecco signore e signori, amici miei. In tutti i progetti, in tutti i grandi viaggi - e nelle epopee politiche non si deroga alla regola del conoscere l'obiettivo, la via, i mezzi. Il nostro obiettivo è chiaro, è il governo. Il nostro percorso sono queste quattro elezioni che saranno altrettanti pioli di una scala da salire. I nostri mezzi sono una strategia al servizio di una bella e grande visione politica in grado di riunire coloro che amano la Francia , la sua storia con passione e vogliono dargli un futuro.

Viva la Repubblica! Viva la Francia!


http://www.frontnational.com/videos/discours-de-marine-le-pen-au-congres-du-front-national-a-lille/


(sintetizzato e tradotto da Nessie)