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12 June 2023

Lupi, orsi, cinghiali e accoltellatori



Quelle che sembrano divagazioni estive su intere famiglie di cinghiali che arrivano sulla spiaggia di San Fruttuoso di Camogli (sul Levante ligure), frugano tra gli asciugamani  stesi al sole, cercano cibo e grufolano indispettiti se non lo trovano, danno in realtà la misura di come questi ungulati abbiano capito che l'uomo è diventato l'animale meno aggressivo del pianeta. In tv compare addirittura un cinghialone di grossa taglia che penetra in un raffinato ristorante di Santa Margherita Ligure con i tavoli apparecchiati  all'esterno, si punta sulle zampe posteriori e ruba  furtivamente una pagnotta gettando per terra bicchieri e stoviglie con grande fracasso. Dopodiché scappa via, non perché qualcuno lo abbia cacciato in malo modo con bastoni e scope, ma perché è rimasto impaurito dal frastuono che lui stesso ha provocato con stoviglie e calici rotti. Insomma gli animali (specie se mammiferi) non sono stupidi e hanno già capito da tempo che il più fesso  della specie è  proprio l'animale-uomo.

 
A cena col cinghiale

Il disastro animalista e la deriva ambientalista hanno reso gli uomini ancora più imbelli e pavidi di quanto non fossero già. Nessuno è in grado di difendersi da un orso, dato che le armi da fuoco nel nostro paese sono quasi messe al bando e ottenere un porto d'armi è sempre più difficile. Avrete tutti seguito le meste vicende di quell'orso del Trentino di grossa taglia, importato dalla Slovenia, che ha ucciso un ragazzo 26enne e tutta la penosa vicenda del TAR che ne rinvia di volta in volta l'abbattimento dell'animale, nonostante la sua conclamata pericolosità. 


Nel mentre, proliferano anche i lupi che si spingono  a valle fin nei recinti delle villette abitate attaccando in branchi puledrini, caprette, agnelli, pollame e tutto quanto trovano. Anche il ripopolamento del lupo è opera di politiche falso-ambientaliste che lungi dal proteggere il territorio e la stessa specie, mettono sempre più in precarietà la vita degli esseri umani. C'era una volta l'escursionista,  il trekker solitario o il libero campeggiatore.  Ora invece è meglio non avventurarsi da soli.


Qualche "complottista" ha gioco più che facile nel pensare che tutto quanto faccia buon brodo per sospingerci sempre più in città-ghetto dette intelligenti. Quelle dove dovresti trovare tutto quel che ti serve in un quarto d'ora, ma che in realtà sono nuove prigioni urbane adatte al controllo e alla sorveglianza continua delle proprie abitudini. Senza contare che la montagna è sempre stata la retrovia più sicura per le ribellioni organizzate. I francesi, non a caso, chiamavano i partigiani les Maquis, ovvero coloro i quali si danno alla macchia. 

Inserire specie aliena nel nostro territorio (parlo ancora degli orsi sloveni di taglia superiore ai nostrani) significa non poterne prevedere le reazioni e non averne il controllo. Analogamente, permettere lo sbarco nel nostro territorio di torme incontrollabili di immigrati,  è perdita di sicurezza garantita nonché cessione di  interi pezzi di territorio stesso.  Da qui la mesta conta degli stupri, delle zuffe con ferimenti, degli ammazzamenti, delle  stragi, e  di ogni tipo di violenza e sopraffazione ormai quasi quotidiana. 


I fatti di Annecy in Savoia, graziosa località lacustre quasi alle porte di casa nostra (non lontana dalla Val D'Aosta) dove un pazzoide criminale siriano, con precedenti relativi al suo status di clandestino già respinto,  armato di coltellaccio ha cercato di compiere una strage degli innocenti, è stata sbrigativamente liquidata da un procuratore (o meglio da una procuratrice) che si è affrettato a dire "non è terrorismo". Di grazia, il terrore non è solo politico, ma anche etnico e perfino religioso, volendo.  Che sia "organizzato" o meno, introdurre schiere di individui alieni, comporta questo rischio.  Le dichiarazioni che ho letto in giro, da parte di chi ha assistito all'agghiacciante scena dove i piccoli feriti a morte (due dei quali sono gravi in ospedale!) gridavano in modo straziante, mi fanno pensare a quegli  stessi ebeti di bagnanti al sole che invece di prendere a sassate i cinghiali, gli facevano il filmato coi telefonini. Chi ha assistito alla macabra sequenza dell'accoltellatore che menava fendenti verso tutti quelli che incrociava (quattro fra adulti e bambini),  ora è sotto choc - scrivono le cronache. Okay, capisco i feriti. Ma per tutti gli altri che hanno visto senza reagire, andrete in analisi dallo strizzacervelli o volete svegliarvi?  C'è stato solo un poveretto che almeno ha cercato di fermare l'assassino gettandogli addosso il suo zainetto. Figurarsi, cosa può uno zaino contro un coltellaccio sguainato.  Ed è già acclamato "eroe". Poveri uomini come sono ridotti!  E per uomini, intendo il genere umano. Cioè uomini e donne. Hai voglia di veder proliferare cinghiali, orsi, lupi nonché accoltellatori seriali. Aumentano i predatori, proprio in forza della vocazione a fare le eterne vittime sacrificali. Cercasi istinto di sopravvivenza smarrito. 

10 July 2020

Genova per noi? No, per nessuno



A chiunque di voi, almeno una volta nella vita sarà capitato di transitare per Genova che nell'etimologia  del suo nome  reca il significato latino di Janua (Porta). Genova porta aperta per la Francia e porto di mare tra i più importanti d'Italia insieme a Trieste. Genova porta  di transito per il resto della Penisola. Genova, scalo di  traghetti per le isole.  Genova scalo marittimo di merci in transito  per il mondo. "Genova  per noi" è anche una deliziosa canzone di Paolo Conte, il "mandrogno" (come i genovesi chiamano quelli dell'entroterra piemontese appena dietro ai monti) che sogna i suoi tesori del mare:

In un'immobile campagna.
Con la pioggia che ci bagna
E i gamberoni rossi sono un sogno


La Liguria è stata una regione a lungo egemonizzata dalla sinistra che ne fece un vero feudo rosso ad usucapione. Ora che finalmente è riuscita ad affrancarsi grazie a una giunta di centrodestra in coalizione, e con un governatore di buon senso, sembra che ciò non venga perdonato. Cosa sono i blocchi nelle gallerie e viadotti con gli "esperti" inviati in piena estate dal ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture capeggiati dalla  piddina De Micheli  se non un vero e proprio sabotaggio della stagione turistica? Se devo fare la mia graduatoria di governatori migliori, do il primo premio a  Giovanni Toti, perché non  ha fatto l'arrogante sceriffo come buona parte dei suoi colleghi, non rompe i santissimi ai suoi cittadini con i "protocolli della Fase 3",  non interpreta le leggi alla lettera e non bastona né terrorizza i suoi liguri con regolamenti spiaggiaioli assurdi. Ha una buona e rassicurante comunicazione, mai sopra le righe.

E' stato il primo ad aprire la sua regione verso altre, ha mantenuto la parola sul ponte Morandi consegnato ricostruito in data stabilita,  con un sindaco di Genova Marco Bucci che è una degna persona. Classico ligure asciutto e introverso che risparmia le parole, ma che si rimbocca le maniche  e fa  davvero tanto  per la sua città, cercandosi il team con  le maestranze giuste. Fine  della parabola degli iettatori sussiegosi alla Burlando e degli "spezzini lessi " alla Orlando, costretto a farsi eleggere in un collegio fuori dalla Liguria.  E si badi, questo mi viene riferito da cittadini genovesi  piddini convertitisi di fronte all'evidenza dei fatti,  a una giunta operosa e virtuosa.  Le promesse sono state mantenute e il ponte Morandi è stato fatto nei tempi stabiliti, tant'è vero che si parla  già di un "modello Morandi",  di un "modello Genova" e perfino di un "modello Liguria". Ma  ora, i Sicari dell'Economia  al governo  che fanno? Ricompensano il loro impegno e spirito di sacrificio buttando addosso alla Regione blocchi di traffico spaventosi con camion  in colonna e revisioni di viadotti e gallerie nel pieno della stagione turistica, revisioni che avrebbero potuto e dovuto essere state eseguite durante i mesi della reclusione (lockdown).
Quando si dice l'invidia e la cattiveria! Il PD non vuole perdere la sua ex regione rossa e si prepara alla campagna elettorale, sabotando con l'uso della  protervia (la  penosa scusa della "sicurezza prima di tutto" della De Micheli che è riuscita nel singolare intento di essere peggio di Toninelli), appoggiato dai grillini che hanno cercato con ogni mezzo di sabotare la Gronda. Sabotare inoltre il trasporto merci  destinate alle navi cargo, significa che i fornitori, sono costretti a rivolgersi ad altri scali di altre realtà portuali.

Dopo averci segregato nelle case per quasi 3 mesi, il governo centrale ha creduto opportuno intrappolare i cittadini già provati delle regioni del  Nord  (Piemonte, Lombardia ed Emilia)  in 4 lamiere, farli sudare al volante con code interminabili, ridurli a mendicare la classica bottiglietta dalla Protezione Civile e lasciarli circolare a passo d'uomo, magari canticchiando mare, mare,mare ma che voglia di arrivare... , quando va bene. 
Paolo Becchi il professore genovese di filosofia del diritto, ha lanciato i suoi strali per Libero.
"Caos totale sulle autostrade liguri, con ingorghi pazzeschi e inaffrontabili. E così, nel giorno in cui il M5s sta per piegarsi alle nuove concessioni ad Autostrade-Benetton per il nuovo Ponte di Genova, ecco che Paolo Becchi esprime tutto il suo disappunto per le autostrade liguri con un tweet che parla da solo. Un'immagine che mostra un paesaggio arido, la neve sullo sfondo e una strada di pietre e massi, strada sulla quale camminano degli asini carichi di borse, borsoni e casse. Sopra la foto, la scritta: "Unico collegamento aperto con la Liguria". A corredo, Paolo Becchi aggiunge il commento: "Questo è al momento l'unico collegamento possibile con Genova e la Liguria". (fonte: Libero)

Unico collegamento aperto per la Liguria 

Ma  il mite Toti, che tanto rassomiglia  a Gas-Gas, il topazzone grassoccio della  Cenerentola di Disney, nonostante quell'aria  paciosa non è rimasto solo a lamentarsi e a  guardare il disastro, fatto appositamente per provocare "un calo d'immagine" della sua regione.
"Adesso la procura di Genova, a fronte di molti esposti, tra i quali quello della Regione Liguria, ha aperto un fascicolo sui disagi causati dai cantieri dovuti alle ispezioni e agli interventi per mettere in sicurezza le gallerie presenti sulla rete autostradale ligure. I magistrati hanno chiesto chiarimenti direttamente al ministero dei Trasporti e ad Aspi riguardo le modalità, le tempistiche degli accertamenti e sulla anticipazione della fine delle ispezioni e il differimento degli interventi meno urgenti. Nel fascicolo aperto dalla procura sono contenuti anche gli esposti fatti dalle pubbliche assistenze del Levante che hanno denunciato ritardi nell’assistenza ai pazienti e nel trasporto in ospedale. Molte le ambulanze e le auto-mediche che sono rimaste bloccate negli ingorghi stradali.

Lo scontro tra la Regione Liguria e il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sembra destinato a darsi appuntamento in tribunale. Il presidente Giovanni Toti ha affermato di essere "pronto a chiedere i danni". "Presenteremo al tribunale civile di Genova una richiesta formale di risarcimento che cercheremo di quantificare attraverso adeguate perizie". Della stessa idea del governatore anche albergatori, trasportatori e terminalisti del porto. Intanto sulle autostrade si accumulano chilometri di code. Sulla A26 si sono registrati fino a 8 chilometri di coda in direzione Voltri." (fonte: Il Giornale).  Ma ci sono altre code un po' dappertutto lungo il transito rivierasco, grazie al "pacco governativo". 

Su questo sfondo già caotico di per sé, è notizia di queste ore che, dopo tante chiacchiere e distintivi da parte dei Pentagrulli, alla fine la sciura De Micheli assegna la gestione del nuovo cavalcavia ad Aspi (Autostrade per l'Italia S.p.A).  E Conte che aveva capeggiato l'assalto ai Benetton durante il governo gialloverde del 2018, ora cala pure le brache. In altre parole sotto i ponti ci vanno gli sciocchi Pentagrulli e sopra il ponte, i Benetton. Superior stabat Lupus, cari grullarelli! 
Così  narra la favoletta.  Il resto, à suivre. 



18 November 2018

Iris viola di novembre


Uno strano iris violetto si è messo a fiorire nel mio giardino durante i giorni di pioggia monsonica di circa una settimana fa, quelle piogge monsoniche che hanno messo in ginocchio buona parte delle regioni d'Italia. I fiori hanno il loro calendario e sappiamo che gli iris (o giaggioli) fioriscono in aprile-maggio, ma non in novembre. I bucaneve  alla fine di febbraio, le primule e le viole a marzo, i lillà in aprile, le rose in maggio, in giugno i gigli, in luglio le lavande, i girasoli e gli oleandri e così via. A novembre tuttalpiù fioriscono solo crisantemi, mentre a dicembre, qualche elleboro bianco sotto la neve. Oggi non esiste più un vero calendario dei fiori e dei frutti: tutto fiorisce e tutto marcisce fuori stagione, in uno strano impazzimento climatico. Sappiamo anche che la montagna sopporta benissimo le precipitazioni atmosferiche, ma non piogge torrenziali sciroccose accompagnate dalla furia di strani venti, che le gole dei monti rigettano indietro.  Per questo sono venute giù intere foreste di abeti rossi dalla Val di Fiemme (in Trentino) e dal Veneto, mettendo in ginocchio queste regioni a causa del pregiato legname andato disperso  e in parte distrutto. Ora bisogna far presto per recuperarne quel che resta, poiché le nevicate sono imminenti. Le chiamano le foresta dei Violini o i boschi che suonano, perché l'abete rosso è il legno impiegato dai famosi Stradivari, i liutai di Cremona.  Ma non solo. Le gondole di Venezia, e prima ancora tutti i vascelli da combattimento e le galee della Serenissima (compreso il Bucintoro), vennero costruite con questo legname.  I giornali si perdono in dotte disquisizioni in arboricoltura, scrivendo che le monocolture di questo abete rosso hanno impoverito il terreno dei boachi, rendendo fragili le abetaie  fino a  favorirne il crollo. E si cita, al riguardo, Rigoni Stern lo scrittore di Asiago,  il quale suggeriva di piantumare il terreno,  mescolando le specie: abeti con larici e betulle, per fortificare i terreni  boschivi. Può darsi.
Ma occorre dire che se per secoli e secoli le conifere  dal tronco rossastro hanno resistito, è assai probabile che "le foreste dei Violini" siano state messe in precarietà soprattutto  dalle manipolazioni climatiche che trasformano il nostro bel clima temperato mediterraneo, in clima monsonico e tropicale. Fa discutere infatti la frase di Raschi a Porta a Porta con relativa impacciata retromarcia.

Antonio Raschi, direttore dell’istituto di biometeorologia del Cnr, – in diretta – alla trasmissione “Porta a porta”, di Bruno Vespa ebbe a dire:  «Siamo al centro di un esperimento planetario», aveva detto Raschi, su Rai Uno, il 6 novembre: «Un esperimento di cambiamento del clima, del quale non sappiamo ancora quali saranno gli effetti nel lungo periodo».
Tema della trasmissione: lo tsunami-maltempo sull’Italia. Possibile che la catastrofe abbattutasi sul Nord-Est sia stata causata da manipolazioni climatiche? Raggiunto al telefono da Mazzucco, come riportato in una video-sintesi su “Luogo Comune”, Raschi fa dietrofront: sostiene di esser stato frainteso. E’ vero, ha pronunciato il termine “esperimento”, ma in realtà, a detta sua,  voleva semplicemente dire: scontiamo le conseguenze del surriscaldamento terrestre, al quale contribuiscono le irresponsabili emissioni di gas serra. Così se l'è rigirata e ovviamente Vespa ha lasciato cadere e  non ha "approfondito". (fonte: Libre idee)


Ma ormai il dado è tratto e la "voce dal sen fuggita", fa notizia sui siti web e non solo. Il fatto è che le catastrofi ormai nel nostro paese avvengono quasi sempre in concomitanza a momenti topici particolari del nostro clima politico. C'è un documento che la Ue vuole rimandare al mittente come il DEF? Tié, beccati una bella alluvione a Portofino, uno straripamento che abbatte i muri a Rapallo con molte imbarcazioni alla deriva, e pure un relativo rotolamento di abeti nelle Dolomiti. E i fotogrammi del disastro vanno per il mondo, ottengono l'effetto di piegare il nostro morale e ci rendono insicuri e infelici. Eravamo il Bel Paese del sole invidiato nel mondo, siamo il paese delle catastrofi idrogeologiche e delle calamità ricorrenti. 

La mente torna a quel novembre 2011 a Cannes,  quando durante un fatal raduno il FMI voleva metterci sotto suo commissariamento e Berlusconi dovette litigare con  i "convenuti" Merkel e Sarkozy per impedirlo.Volarono gli stracci e Berlusconi fece resistenza per l'intero meeting. Invano, perché di lì a qualche tempo ci fu l'avvento di Monti e degli Androidi da Bruxelles, una sorta di Troika mascherata da "governo tecnico". (mio post L'Italia che si sbriciola).  Piove governo ladro?  No, si trattò dell'alluvione genovese in cui  perirono delle persone. Come molti morti non mancano nemmeno per quest'altra ondata di maltempo.  Intanto è divertente notare come i siti che parlano apertamente di manipolazioni climatiche siano presi di mira da troll come in questo caso: 

https://www.informarexresistere.fr/apocalisse-maltempo-italia/

Un po' meno in questo dove c'è la moderazione:

http://www.libreidee.org/2018/11/alterazione-del-clima-e-in-corso-un-esperimento-planetario/

In ogni caso, le armi climatiche esistevano anche durante la Guerra Fredda, ma nessuno delle due superpotenze le usò, stipulando patti e accordi di desistenza. Vien quasi fatto di rimpiangere il vecchio Muro e il mondo   diviso  in due blocchi, "contrapposti" finché si vuole, ma che creavano almeno un po' d' equilibrio. Ora sappiamo in che "mondo libero" ci troviamo: libero di fare entrare chicchessia oltre ad alluvioni, terremoti, siccità, deforestazioni spaventose.. Quando non  ci ritroviamo invasi da "alluvioni umane".


Intanto le nostre città aggredite da  persistenti piogge fradice e nere, con umori e odori spessi, con negozi dai cibi orrendi, con un'umanità promiscua e ammassata di tutte le razze, lingue  e idiomi, sembrano sempre di più uno scenario da "Blade Runner", film appena ridato di recente in tv. Sì, la  crudele distopia è già qui e finiranno per trasformarci in tanti replicanti a termine, disperati, poiché incapaci di tramandare alcunché:

«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.»

16 August 2018

La fragile Superba e l'United Colors of Autostrade



Immancabile e fatale, ormai nel nostro calendario italiano, la tragedia dell'estate. Questa volta è toccato a Ferragosto, un ferragosto insanguinato dal crollo del ponte Morandi di Genova. Innanzitutto la nostra commozione e  vicinanza alle vittime e ai loro parenti del crollo del ponte  divenuto in breve tempo un simbolo di sogni spezzati. Anche il camion e il camionista che si ferma a pochi metri dal precipizio assume un grande valore metaforico non solo genovese ma italiano. Si parla di 39 decessi e una ventina di dispersi, ma in queste ore potrebbero aumentare.  Meglio di me, le parole giuste sulla "fragile Superba" che troppo spesso si compiace di glorie passate ma è incapace di garantire a sé stessa e ai suoi cittadini, un vero futuro,  le ha trovate il genovese  Roberto Pecchioli nel suo bel pezzo "Ponte Morandi.

Clientelismo sfacciato, una politica da curatori fallimentari o da necrofori, la grande bruttezza che ha sfigurato il mare e la collina, interi quartieri indegni di una nazione civile. (...)  E ancora:

Una tragedia italiana, metafora e paradigma di una decadenza iniziata giusto pochi anni dopo la trionfale inaugurazione del ponte. Una città, Genova, che ha anticipato storicamente eventi di portata nazionale. I primi a volere l’unificazione della Patria, i primi nell’industria e nel commercio, ma poi i pionieri della denatalità, del degrado dei centri storici (con Genova, Ventimiglia), della deindustrializzazione, i settentrionali assistiti quasi quanto certe aree del Sud, l’arretratezza delle infrastrutture, i giovani che scappano. Fummo anche tra i primi ad affidarci politicamente alla sinistra, quando ancora le cose andavano bene. Si trattava di una sinistra in gran parte comunista, astiosa, dogmatica, chiusa, testarda. Nessun paragone con le classi dirigenti delle tradizionali regioni rosse, più pragmatiche dei plumbei apparatchik liguri.

Niente di più vero e come ligure posso testimoniarlo anch'io. Genova, la Val Polcevera, la zona cantieristica portuale, rassomigliano ai cantieri di Danzica e di Stettino dopo la caduta del realsocialismo: ovvero degli inquietanti fantasmi  fatti di ferrivecchi in dismissione permanente. Sappiamo bene che il capoluogo ligure non è solo questo e che racchiude dei veri e propri gioielli nelle ridenti  località del Levante e del Ponente di quelle due Riviere collegate  proprio dal ponte che chiamano per scherzo di "il ponte di Brooklyn", e che la fragile Superba nasconde tante altre perle di quella che fu una gloriosa repubblica marinara. Ma Pecchioli ha ragione da vendere quando asserisce: "Hanno regnato su un giardino e lo hanno trasformato in cimitero".
L'essere stata l'ultimo irriducibile feudo rosso, l'ultima roccaforte comunista e postcomunista a crollare, non ha portato fortuna alla città per tutto il lungo tempo che è stata soggiogata e privata di ogni slancio. Troppo a lungo.

Vengo ora alla questione delle dichiarazioni di Di Maio, Toninelli, Salvini e Conte che molti hanno criticato e giudicato "inopportune" "intempestive". "irriguardose" (ci sono i morti) e "polemiche". Che cosa dovevano aspettare, di grazia? Che la magistratura facesse luce 10  o 20 anni dopo? Di che si lamentano i Mentana e le varie  presstitute? Si ricordano  (e ci ricordano)  che siamo in uno stato di diritto solo dopo le indagini e che il governo deve rimanere inerte?  Mi riferisco alla sua affermazione:"In uno stato di diritto di fronte a una sciagura si accertano le cause, si verificano le responsabilità civili e penali, si agisce in giustizia e poi si prendono le decisioni conseguenti."
E allora la politica deve ancora una volta essere messa in mora dalla cosiddetta "giustizia" rimanendo ferma  lì, a girarsi i pollici, aspettando Godot? Aspettano forse che ci sia una nuova nebulosa Ustica? 

Non una lacrima, né una buona parola per le vittime, né una prova di umanità da parte della Società Autostrade per l'Italia che fa a capo all'impero di Treviso dei Benetton e che è responsabile del viadotto crollato. Non solo, ma in queste ore arrivano pure le minacce che in caso di STOP  alle concessioni, ci sarebbero pesantissime penali da pagare. Lo ha ribadito - guarda caso - anche Tajani ierisera in tv, con aria minacciosa, il quale si è associato ai corifei dei cantori delle "grandi opere" da difendere ad ogni costo. E intanto,  le ambulanze che vanno e vengono dal Ponte diroccato agli ospedali genovesi e liguri, pagano in queste ore  tanto di  pedaggio ai signori dell'Atlantia, società scalata in Borsa con sede fiscale in Lussemburgo che anche se adesso subisce il crollo in Piazza Affari, ha realizzato fior di profitti sulla pelle dei cittadini. 


Molte cose restano da chiarire. Perché ad esempio ogni anno la loro società ottiene dal Ministero dei Trasporti, l'opportunità di aumentare abbondantemente i pedaggi autostradali anche se non fa gli investimenti  di restauro e  di messa in sicurezza previsti?  Ricordo oltretutto che le tratte  autostradali che collegano la Liguria al Nord sono le più care d'Italia. Solo per fare un esempio un Milano-La Spezia passando per la Cisa (altra autostrada in perenne restauro, lavori in corso e piena di viadotti) si pagano 23 euro.  E' un meccanismo perverso: noi paghiamo sempre di più, dato che ogni passaggio al casello è un salasso garantito, e i nostri soldi finiscono nelle casse di quegli azionisti che hanno vinto la Lotteria di concessioni elargite da D'Alema e  Prodi nel 1999, alla famiglia Benetton. E' evidente che gli atti con relative clausole di queste concessioni devono essere subito desecretati e che il governo intenda vederci chiaro. Così,  come vogliono vederci chiaro tutti gli Italiani. 

Il re Luciano  ora è nudo più che mai. E forse, al capolinea

C'era una volta l'industria tessile Benetton delle T-shirt colorate con pubblicità provocatorie, immigrazioniste e buoniste di Oliviero Toscani, il quale in queste ore, riceve la giusta dose di scherno sui social per i suoi "beretti rossi" e le sue lacrimucce pro immigrati. Nessun Berretto rosso per le vittime del crollo del viadotto? 
Ora l'impero trevigiano (Benetton ha anche i suoi aculei ne "Il Gazzettino Veneto"  e nell'editoria) si basa tutto sull'asfalto, i calcestruzzi, i pedaggi autostradali. C'est plus facile. Lo stato (con rinnovo del precedente governo Renzi-Gentiloni con un  Del Rio ai Trasporti) ha dato in concessione ai pingui signorotti di Treviso, quella che viene considerata una vera e propria gallina dalle uova d'oro: una rete autostradale  con due miliardi di transiti al casello all'anno e che ora controlla pure il monopolio Telepass: una lotteria per loro, un incubo per noi.


29 July 2017

L'estate delle solite emergenze permanenti



Non se ne può più di sentire pronunciare dai media con estrema banalità e superficialità la parola "emergenza". Credo che sia la parola più frequente dei soliti bollettini di guerra trasmessi dai TG: emergenza siccità, emergenza incendi, emergenza immigrazione, emergenza sbarchi, emergenza criminalità, emergenza sicurezza, emergenza terrorismo,  ecc.
Non va meglio nella cattiva stagione invernale: emergenza maltempo, emergenza neve, emergenza valanghe, emergenza alluvioni,... In ogni caso, è una parola buona per tutte le stagioni.  Provate a contare tutte le volte che viene pronunciata. Credete forse che sia per caso? No, non lo è.
Ce lo disse Attali in un famoso video  già abilitato in precedenza, che dallo stato di emergenza non si potrà mai più uscire, poiché  i governi darebbero  subito un'immagine di debolezza. Disse anche che avendo debellato la pena di morte e con l'estinzione del comunismo a Est, ci vuole qualcosa che metta soggezione ai popoli. E che questo qualcosa per i governi in carica, chiamasi l'état d'urgence (lo stato di emergenza).

Veniamo all'Italia che brucia. Ogni zona ha i suoi gruppi criminali che bruciano. Bande che vogliono ottenere appalti in cambio della sicurezza delle zone boschive (o mi dai l'appalto o brucio tutto); clan che attraverso il fuoco rendono inedificabili i terreni da cui vogliono ottenere percentuali sulle concessioni edilizie e i lavori di costruzione; e ancora con il fuoco le organizzazioni trasformano parchi nazionali in spazi ideali per le discariche abusive (da materiale plastico a stoffe, rifiuti speciali il cui smaltimento comporta oneri che le aziende aggirano appaltando alla camorra).

Dal Vesuvio alla riserva degli Astroni, ormai distrutta per oltre un terzo, da Roma alla Maremma, alla Costiera Amalfitana, l'Italia brucia come ogni estate con la differenza, significativa, di un dato allarmante che dovrebbe imporre alla politica una seria autocritica: in un solo mese, da metà giugno a oggi, in Italia è andato in fumo tutto quel che è bruciato nell'intero 2016. Quindi nessuna regia unica o piano eversivo, ma solo ciò di cui non si vuole parlare, mai: il fuoco come declinazione - l'ennesima - dell'economia criminale che può esistere perché il territorio è in balia di se stesso senza alcuna seria possibilità di prevenzione, previsione, monitoraggio e intervento. (La Mafia del Fuoco- Repubblica).

Ma a parte tutto ciò ben riportato, non si tratta  unicamente della solita camorra o della solita mafia, ma soprattutto di un motivo di plateale evidenza: gli esseri umani hanno bisogno di spazio, e provenendo dall’Africa e dall’Oriente vogliono a tutti i costi impadronirsi di quello più abbordabile: l’Italia, che è ormai quasi del tutto piena, e la Grecia, piccola per estensione ma luogo di ancoraggio utilissimo per tutti gli altri luoghi dell’Europa d’Occidente.  (Italiani in via d'estinzione - Ida Magli).

Patetico l'intervento di Mattarella sui presunti "piromani". Macché piromani coi mozziconi e gli accendini! Questi sono fior di criminali  ben organizzati che agiscono impunemente con ettolitri di combustibile alla mano. Inoltre Mattarella finge di non sapere che l'Italia è un porto di sbarco aperto alla peggior teppaglia criminale possibile, che è una nazione che ha smarrito da tempo e le sue chiavi di casa  e che chiunque degli "sbarcati" o dei "nuovi italiani" può essere arruolato in questo tipo di criminalità.



Non va meglio con il problema "siccità". Ora si parla di "nasoni" (i rubinetti sempre aperti) a Roma che farebbero disperdere troppa acqua. Di fontane, fontanelle e fontanili e di tubature obsolete che favoriscono gli sprechi. Roma, la città imperiale più famosa nel mondo  per gli acquedotti e per le terme oggi è diventata la città-zimbello. Qui su questo sito, la storia della  rete idrica e della cultura delle acque nell'antica Roma. In California alle stagioni della siccità, fanno riscontro affari eccellenti della Nestlé che continua a "imbottigliare" grazie allc concessioni delle riserve idriche a basso prezzo, tanto per fare un esempio.
Non va meglio da noi dove lo stato di allerta coinvolge tantissime regioni e non solo il Lazio coi suoi laghi di Bracciano e Bolsena  quasi in magra totale. In particolare Parma e Piacenza. Il Piemonte affronta una riduzione delle risorse idriche relativa ai fiumi dimezzate del 60%. In Sardegna è stato diramato uno stato d’emergenza, la regione non affrontava una crisi così dal lontano 1900. La Sicilia fa i conti con risorse idriche al limite, il Veneto ha emanato provvedimenti specifici per combattere la crisi idrica. Infine il Friuli è stato colpito da un vero e proprio deficit idrico dovuto ai fiumi e bacini in secca. Ma è una realtà che ha più facce. Da una parte la diminuzione costante e repentina dell’acqua dovuta a fattori e mutamenti climatici (anch'essi tutti da analizzare).  L‘altra faccia è rappresentata dalla vendita delle risorse idriche italiane alle Multinazionali a prezzi di concessione minimi. I dati certi sono rappresentati dal business della vendita dell’acqua in bottiglia da parte di varie Multinazionali, parliamo di circa due miliardi di euro. Conti alla mano, i prezzi dei concessionari dell’acqua sono di circa 1 euro ogni mille litri. Praticamente un 0,001 cioè un millesimo al litro. È evidente che le regioni concedono canoni a prezzi irrisori alle Multinazionali.


Intanto però, a  essere colpiti da questa ondata di caldo torrido sono tutti i cittadini, tant'è  che si parla di avviare un programma di razionamento delle acque per tutta la Penisola. Ce lo dice l'Europa? Tempo fa a Bruxelles avevano già detto che gli Italiani sono degli spreconi perché hanno il pessimo vizio di docciarsi con "acqua potabile". E qui mi urge aprire una parentesi.

Cari Farabutti di Bruxelles,
lo sapete o no che si respira anche con la pelle? E che in caso di veleni  disciolti nell'acqua si può rimanere contaminati anche dai pori? 
Volete a mezzo doccia, farci fare la fine della ragazza di 007- Missione Goldfinger, o strozzini che non siete altro?

L'acqua detta "oro azzurro" o "oro blu" è un bene per tutti, il primo bene supremo della terra. Ma a quanto pare c'è chi trae da questo stato di permanemte  "calamità naturale" e di "emergenza" alla Attali, il proprio tornaconto per imbottigliare e vendere a tutto spiano. Tutta colpa dell'incremento turistico - si dirà. Ma è così da parecchie estati (almeno quindici):  chiedetevi il perché.


Della terza cosiddetta "emergenza" (quella degli sbarchi) ho già parlato anche troppo in vari post. Mi limito a dire che  dietro al solito mantra del salvare vite c'è in realtà,  il loro assicurarsi che lo sbarco e la conseguente invasione sul nostro territorio, proceda indisturbata.

Nel mentre, si brucia, si appicca fuoco, si riducono le aree boschive, si rendono abitabili vecchi "bassi" che un tempo non avrebbero mai ottenuto "l'abitabilità" dall'Ufficio Igiene, si mettono a secco le città e si raziona l'acqua aad una popolazione aumentata in modo esponenziale tra turisti e immigrati,  eccetera.

Tre "emergenze" in un solo colpo? Dubitare dei loro scopi e vederle slegate le une dalle altre, sarebbe un po' come dire che tre coincidenze non fanno un piano.
Il Governo Mondiale ha fretta: fate presto, fate presto!


24 January 2017

Una valanga di sventure






Troppe vittime, troppi ritardi, troppi errori, troppe responsabilità  rimpallate l'un l'altro, da un ente all'altro, troppa incuria. Soprattutto stride non poco la latitanza criminale dei nostri politici sempre pronti a prezzemolare qua e là nei cosiddetti "eventi mondani", sempre a pavoneggiarsi sotto i riflettori dei "forum mondiali",  ma del tutto assenti nei luoghi impervi della sciagura.
Diciamo la verità, il crollo dell'albergo Rigopiano e i nostri connazionali intrappolati là sotto la slavina (parecchie  tonnellate di neve) al freddo e al gelo, sono un po' la metafora  di un'Italia che si sta portando addosso pesi e gravami più grandi di lei. A completare il mesto teatro delle sciagure ecco che precipita forse ingannato dalla nebbia,  anche l'elicottoro del 118  caduto durante il recupero di uno  sciatore ferito un una pista da sci. E nella sciagura è morto il pilota, il medico, l'infermiere, due tecnici del  Soccorso Alpino, non ultimo, anche lo sciatore stesso, già ferito. Non ci voleva che questa per aggiungere profondo rincrescimento, dolore e commozione  per i nostri generosi connazionali (foto in alto),  ad una situazione già tanto grave, i quali si erano già distinti nelle opere di soccorso dell'Hotel Rigopiano.  Le cronache ci ripetono nomi di località fino a ieri sconosciute: Campofelice (ironia del destino, il luogo della caduta dell'elicottero adibito al soccorso),  Farindola dove sorge (o meglio, sorgeva)  il citato Hotel Rigopiano. Campotosto dove c'è un lago, e dove si parla anche del possibile cedimento di una diga, nel caso dovessero continuare le scosse. Non c'è limite al peggio, in questo martoriato territorio già soggetto ad un numero incalcolabile di scosse sismiche.


I racconti incredibili dei sopravvissuti e recuperati alla luce e alla vita dopo 58 ore di  buio e  di freddo, i morti, i dispersi (11, mentre scrivo) che mancano ancora all'appello.  I bambini (quattro) tratti in salvo dalle braccia vigorose dei Vigili del Fuoco.  Ma si sa che i bambini hanno speciali anticorpi dovuti all' inconsapevolezza di cose più grandi di loro, al loro spensierato affacciarsi alla vita. Pertanto, sopportano e resistono meglio degli altri, con  tutta la levità che è gli  è propria.
Resta il dolore dei parenti, dei congiunti stretti,  per chi non ce l'ha fatta. L'angoscia di chi resta in attesa  dei dispersi, e che ora forse vorrebbe solo avere un luogo appartato nel quale piangere i propri eventuali morti, che però mancano ancora all'appello. Sì, perché come avviene anche in guerra, alla fine alla morte -  quella morte che Goethe chiamava non a caso "la prima notte di quiete" -  ci si rassegna; ma alla "sparizione" e alla "dispersione" dei propri cari no, mai
Su tutto, incombe  il baraccone mediatico degli esperti da salotto in tv, le ciarle e il chiacchiericcio pressanti, fastidiosi quanto inutili, il solito Circo Barnum già visto in altre tragiche analoghe circostanze. Un copione ben descritto da Billy Wilder nel film  drammatico "L'asso nella manica", film in anticipo di almeno 50 anni sui nostri catastrofici tempi, nel quale un giornalista senza scrupoli (interpretato da Kirk Douglas) organizza attorno ad un uomo rimasto accidentalmente intrappolato dentro  una cava, un magistrale carrozzone mediatico al fine di fare lo scoop e di dare una spinta alla sua carriera.



Poi le telefonate registrate di come, dove e quando fu ignorato l'allarme, prendendolo per uno scherzo da parte dell'operatrice della Protezione Civile.  Telefonata che ha una data e una registrazione precisa (mercoledi 18 gennaio h.18, 20). Valanga di sventure, ma anche valanga di colpe. Sarebbe bastato uno spazzaneve, un banalissimo spazzaneve inviato tempestivamente prima che la grande nevicata si infittisse,  e forse le vittime sarebbero ancora sane e salve.
Uomini, donne e bambini che da ore aspettavano nella hall dell'albergo Rigopiano di Farindola, sul costone del Gran Sasso, con le valigie fatte pronti a mettersi in marcia per tornare a valle e uscire da una situazione critica. Una partenza rinviata di ora in ora perché di mezzi non ce n'erano o chissà dov'erano. È arrivata prima la valanga che ha spazzato via tutto e tutti.

Sono d'accordo con Sallusti: "Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, deve al Paese più di una spiegazione: la neve era prevedibile, anche nella sua eccezionale quantità, le richieste di aiuto erano arrivate".


Inutile che Gentiloni volato dalla Merkel col superjet di lusso, salti fuori con la reprimenda del «non è il momento delle polemiche». Le polemiche se le deve prendere sul muso, eccome! E non solo quelle, dato che sono un innocuo buffetto, se lo paragoniamo alle sue responsabilità.  Per cominciare non si vanno a fare annunci di politica territoriale e  di sicurezza ambientale dal suo lecchino Fabio Fazio su Rete 3, da sempre rete ufficiale del PD. Non si danno poteri straordinari a Curcio e Errani (due emeriti 2 di Coppe), a disgrazia avvenuta. Ora perfino i media mainstream come il Corriere parlano di "vari livelli con competenze frammentate, un puzzle che i carabinieri forestali stanno ricomponendo mentre ascoltano i testimoni e i sopravvissuti e acquisiscono documenti".

Una cosa è certa: la catena di comando della Protezione Civile non ha funzionato. Forse nemmeno più la Protezione Civile serve a proteggerci dopo che hanno fatto di tutto per smantellarla dal suo interno, a seguito della cacciata di Bertolaso.
Restano comunque volonterosi ed eroici uomini del Soccorso Alpino, dei Vigili del Fuoco che fanno l'impossibile, dei veri miracoli; ma, come è noto, prendono uno stipendio da fame (1200 euro al mese), rischiano la pelle e si portano i guanti e altra attrezzatura da casa. Dovevano inviarne molti di più della trentina che si è vista nei primi giorni, ma non dimentichiamo tutti i tagli lineari  attuati da Renzi. 
Marco Minniti ministro dell'Interno dopo le sue esternazioni l'indomani dell'uccisione del terrorista tunisino di Berlino Anis Amri nel dicembre scorso, è passato rapidamente dal ruolo di Tupamaro iniziale a quello Desaparicido attuale. Unica nota positiva in tanta desolazione: il suo ius soli, in previsione per febbraio, per il momento è stato fermato. 
Un'ultima cosa. In epoca di "alta velocità" e di mezzi di comunicazione di massa,  mi si deve spiegare come si può lasciare 33.000 abitanti del Teramano senza luce, senza riscaldamento e  con viveri razionati, dato che molti anziani non possono muoversi dalle loro case e le strade e i sentieri erano impraticabili. Per non  dire dei poveri animali agricoli nelle stalle, molti dei quali morti assiderati, altri allo stremo e  in precarie condizioni di vita. E  pure dell'oblio totale nei confronti degli allevatori.  Invero, un grande livello di civiltà! 
L'Enel in compenso è un'artista  nell'importunare gli  utenti al telefono all'ora di pranzo e cena,  per le sue continue assillanti promozioni commerciali.


Si sta scavando ancora, ma le ultime residue speranze sono andate perdute e le prime bare sono già state salutate tra lacrime, palloncini e i fiori. Le istituzioni hanno inviato corone (ma non opere di bene).


Tanto dolore, ma anche tanta rabbia!


27 May 2016

Piccoli e grandi ponti crescono




Che cosa porta a devastare i nostri più pittoreschi luoghi geografici e artistici per favorire "ponti", passerelle più o meno mobili allo scopo di riempirlo di turisti, visitatori, ma soprattutto favorire collegamenti? Il messaggio di queste "grandi opere" perennemente in corso da quando c'è la Ue è chiaro: nessun uomo può pretendere di sentirsi un'isola e di starsene in santa pace in un luogo appartato. Niente deve essere mai più come prima, ma tutto dev'essere modificato, ribaltato, rivoluzionato in materia di trasporti, di collegamenti, di viadotti, di ponti, secondo il dogma di Schengen. Guai a chi costruisce muri, ma sì ai ponti anche se galleggianti, anche se basculanti e pericolanti. Del resto le banconote euro parlano chiaro: non si vede più un ritratto d'artista, di scienziato, di musicista, di navigatore-scopritore dei quali menare vanto e gloria, ma ponti, viadotti, arcate, carte geografiche. Gli Italiani, storicamente i più sensibili al problema in quanto l'Italia ha dato i natali al maggior numero di  genialità, avrebbero dovuto aprire gli occhi proprio a partire da queste tristi bigie banconote. 
Arrivo al dunque. Hanno deciso di collegare Montisola (o Monte Isola)  sul lago d' Iseo, alla terraferma. Idem per l'adiacente isolotto di San Paolo  di proprietà dei Beretta. Indovinate un po' il nome dell'architetto? 
Christo, colui che compirà il miracolo di farvi camminare sulle acque. Se nomi come questo, non sono presagi!...Per rimanere in tema di miracoli, Christo è anche colui che impacchetta e imbusta palazzi d'epoca pensando  forse di trasferirli, altrove, con l'aiuto degli angeli, come la Santa Casa di Loreto. Vedere qui. 

Dopo Iseo tocca a Montisola. Sono partiti questa settimana i nuovi test tecnici per «The Floating Piers», opera dell’artista bulgaro Christo che collegherà Montisola a Sulzano dal 18 giugno al 3 luglio. All’isola di San Paolo, di proprietà dei Beretta, è stata effettuata la posa di alcuni blocchi galleggianti per testare la sicurezza della struttura. L’isola di San Paolo e Montisola saranno infatti collegate alla terraferma con una passerella lunga 3 chilometri. Il prezzo, dieci milioni di euro, è interamente coperto dall’artista che finanzierà «The floating piers» (i moli galleggianti) mettendo all’asta i bozzetti dell’opera: la passerella sarà aperta 24 ore su 24. E’ già record di prenotazioni per i battelli che porteranno turisti e discepoli di Christo  (quello bulgaro, si intende), alla passerella. (fonte Corsera-Brescia).

Il cosiddetto artista  nonché artefice del cosiddetto evento consiglia di salire sulla passerella scalzi. In ogni caso sono assolutamente vietati i tacchi. Come pure ci sono le seguenti limitazioni:


  • Vietate le corse
  • Vietati gli skateboard, i pattini e le biciclette
  •  Sì a passeggini e, ovviamente, a carrozzine
  • Non vi potrete avvicinare alla passerella dal lago, con un’imbarcazione
  • Gli animali potranno accompagnarvi durante questa esperienza. Sì ai cani purché al guinzaglio e con museruola
Ma soprattutto….. Concessi i tuffi per fare il bagno!

Montisola e i pontili galleggianti 


Prima di questa "cura" a Montisola si andava con normalissimi battelli con passeggeri a numero chiuso e gli specchi d'acqua erano liberi e senza briglie. Ma sapete già com'è la tendenza dei tempi: tutti all'arrembaggio! Siamo all'ideologia e alla filosofia dell'interconnessione  e del collegamento permanente. Non devono più esserci "luoghi isolati" e non raggiungibili, o comunque con accessi limitati. 
Riuscite a immaginare l'eredità e le conseguenze di questa iniziativa plateale ?

D'ora in po' tutti gli arcipelaghi italiani potrebbero venire "collegati" con la terraferma: Arcipelago ligure con Palmaria Tino, Tinetto (dove esiste già un analogo progetto in corso) , Arcipelago Elbano, Arcipelago della Maddalena, Isole Pontine, Arcipelago Campano, Arcipelago Arcipelago Eoliano, Arcipelago delle Egadi, delle Tremiti. isolette al largo della Laguna veneziana, le isole Borromee del Lago Maggiore, l'Isola di S. Giulio sul Lago d'Orta,  ecc.

E non è tutto. Pare che l'annoso ponte di Messina del quale si parla dal dopoguerra, che dovrebbe collegare la Sicilia al resto dell'Italia, si farà. Ce lo chiede l'Europa. Racconteranno la solita fòla della "ripresa del Mezzogiorno", grazie a detto ponte. Udite, intanto, queste affermazioni.



“Da siciliano non posso che sottolineare la positivita’ di questa idea azzerata nel giro di pochi giorni dal governo Prodi – ha detto il capogruppo di Area Popolare al Senato, Renato Schifani -. Non credo si debba ripartire da zero, ma da quello che gia’ abbiamo, il Ponte in buona parte si autofinanzia da se. Penso che potremmo concludere questa legislatura con un grande risultato”. Per la sottosegretaria alle Infrastrutture e Trasporti Simona Vicari “non ci sono piu’ alibi e scuse per non poter andare avanti, l’essere collegati alla terraferma per noi che viviamo in Sicilia e’ un fatto indispensabile”. Eppoi, si sa, "i ponti uniscono". (da Il Ponte che aiuta la Sicilia).
Italia Bella? Non più uno Stivale, ma  tutto un unico lungo Ponte.

Ce lo dice Bergoglio, ce lo dice l'Europa; lo dicono pure Garofalo, Schifo-Schifani del Ncd. Eppoi volete mica scherzare? Con l'esodo biblico dall'Africa all'Europa avremmo, grazie al ponte di Messina, la possibilità di trasformare in fretta l'Europa in Eurabia, Eurafrica e Eurasia.

Risultati?  Ponti d'oro agli invasori.





26 July 2015

35 gradi sulla Cisa




Per fortuna, ecco arrivate quattro gocce di pioggia e qualche sporadico temporale al Nord. Poi tornerà l'afa, dicono. La chiamano Caronte, e una cosa è certa: serve a traghettare un bel po' di poveretti nel regno dei morti. Specie cardiopatici e anziani. Giovedi 23 luglio alle 13,30 attraverso in auto il valico della Cisa (foto in alto) e mi accorgo con stupore che ad un'altezza di 1.041 metri c'erano ben 35 gradi. E' un passo che ho fatto assai spesso e mai vi ho trovato in vita mia una simile torrida temperatura. Arrivo in Lombardia, terra verde e bene irrigata da fiumi e laghi, ma mi accorgo con stupore che i prati intorno alle villette sono di stoppie giallastre e arse in luogo della solita verde erba. L'Italia è terra bruciata e chi parla di manipolazioni climatiche è un paranoico complottista. L'estate mediterranea è diventata africana in tutti i sensi. Qualcuno fa battute del tipo "preparano già il clima per i nuovi arrivati, così si sentiranno meglio a casa loro". E c'è del vero, perché in un clima torrido e bruciante come quello attuale, gli sbarchi non finiscono mai e, a quanto pare, nemmeno le tragedie marine servono a fermarli. 


Cosa è successo delle ventilate estati italiane con le brezze marine, dai venticelli  che scendevano dai colli,  della rugiada delle notti stellate nelle quali ci buttavamo un leggero golfino sulle spalle anche in pieno luglio-agosto? Ce lo dice Gianni Lannes, giornalista controverso, classificato "complottista" dai media ufficiali nel suo articolo " Caldo innaturale? clima artificiale"

Oggi per modificare il tempo meteorologico basta un telecomando bellico, vale a dire un riscaldatore ionosferico. Fantascienza? Macché: è una macchina brevettata negli Stati Uniti d’America, ormai da anni. Il termometro è sempre più incandescente? 
Una cosa è certa: la Natura non c’entra, piuttosto i disumani in divisa e doppiopetto hanno fatto impazzire il clima con esperimenti segreti di ogni genere. Il cielo d'Europa è una camera a gas.

A dire la verità c'erano stati degli antefatti nell'estate del 2003, così come ne dà conto detto articolo. Ma le persone si adattano anche al peggio quando questo è occasionale e sporadico. Ora invece l'emergenza è diventata norma e la tassazione dei condizionatori d'aria annunciata da Renzi, cade in tempi troppo sospetti per non pensare male. Più afa, più richiesta di energia,  più vendita di climatizzatori, più emergenza idrica (si veda il fenomeno delle acque rossastre e marrone che sgorgano dai rubinetti domestici di vari comuni del Nord, un tempo con acque fresche e limpide), più smercio di acque minerali - tutte facente parti di gruppi multinazionali con la Nestlé in testa.

Un'ultima cosa. Qualcuno crede che sia sufficiente fare un tuffo al mare, per rinfrescarsi dall'afa atroce che ci incombe? Errore! "I tuffi dove l'acqua è più blu" a breve non esisteranno quasi più. L'acqua marina è salita a 27 gradi e in molte zone costiere è stata vietata la coltivazione dei mitili perché ritenuti a rischio batteri per la popolazione. Niente più pastasciutta alle cozze o spaghettate allo scoglio!   Mentre si parla di ben 40 tonnellate di pesci morti per la grande calura nella laguna di Orbetello nei pressi dell'Argentario dove le temperature acquee hanno raggiunto i 40 gradi.
Una vera catastrofe ittica: moria di pesci nella laguna di Orbetello


 Ma a inquietare sono i vari pesci di specie tropicale come i barracuda, il pesce palla e altre varietà che già da qualche anno, si mescolano allegramente con i nostrani. Senza contare la poltiglia di meduse della specie "pelagia noctiluca" dai lunghi tentacoli urticanti, che, favorite dalle correnti calde, infestano sempre più i nostri mari, disturbando e rendendo dolorose le nostre allegre nuotate. 

Non ci sono più mari, non ci sono più monti a portata di mano, dato che per avere un po' di refrigerio bisogna spingersi oltre i duemila. Non ci sono più ghiacciai che alimentino i nostri corsi d'acqua. Chi va sulla Marmolada avrà notato che il ghiacciaio si  è ridotto quasi a uno sputo. Fa un caldo atroce, governo (mondiale) ladro!
E sono tutti complici nel firmare  accordi segreti per la sperimentazione climatica con gli Usa, e così fanno tutte le altre ex nazioni aderenti all’Unione europea. Non siamo nemmeno più padroni dei nostri cieli.   Basta leggere i documenti postati da Lannes.

18 November 2014

Piove, Governo Mondiale Ladro!

Il giorno dopo l'alluvione. O meglio, le ripetute alluvioni. Domani i TG conteranno, come è ormai triste consuetudine da un mese in qua,  i danni di Genova che scivola sempre più verso il mare fino ad esserne inghiottita (grottesco e simbolicamente allucinante, l'episodio dei 7 feretri usciti dal cimitero di Bolzaneto  trascinati dal torrente Polcevera),  di Chiavari e del Levante, di Savona e del Ponente,  delle frane in Lombardia, dell'esondazione dei laghi lombardi e piemontesi (il Maggiore e il Lago d'Orta) , di Milano che va in tilt con le linee metropolitane per colpa del Lambro e del Seveso che inondano cantine, seminterrati, uffici e negozi. Con l'Alessandrino, col Parmense, col Vicentino, con la Toscana e  le trombe d'aria versiliane, la Sardegna e le isole, con il  PO che straripa e gli sfollati ecc. ecc. Di maltempo si muore, e non si è nemmeno più sicuri in casa propria. O nei luoghi di lavoro.
Ma la verità la vediamo sotto i nostri occhi: clima caldo umido appiccicoso in pieno Novembre, fiori programmati da Madre Natura per  fiorire in primavera come primule, o in estate come le ortensie, che, a sorpresa, si mettono a fiorire adesso tra un violento nubifragio e l'altro. 
Pubblico questo interessante pezzo dal titolo "Manipolazione climatica e dominio finanziario"  di Francesco d.C. -  nel quale si fa largo l'ipotesi (tutt'altro che peregrina) della manipolazione climatica come strumento di potente controllo e dominio di massa. Pertanto, dato che i governi non sono più nazionali, dato che si organizzano i G20  per parlare di rimedi al "surriscaldamento del Pianeta" è il caso di dire: piove NWO ladro! La nuova arma di distruzione di massa si chiama clima,  e  tutti noi, restiamo attoniti e sgomenti a guardare giorno per giorno le previsioni meteo, in attesa di giorni migliori. In tutti i sensi. 


Alluvione a Chiavari
Dal sole dipende la salute dell'uomo

Roma – La natura è di tutti e, si sa, non si paga. Almeno finché non viene privatizzata. L'aria che respiriamo, la pioggia del cielo, il sole e la sua capacità di generare energia (fotosintesi clorofilliana) elementi che il Buon Dio assicura a tutti. Egli “fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti” (Mt 5, 45). Ma questo non va bene ai cercatori di lucro e di dominio globale. Dalla giusta misura delle piogge dipende la fertilità dalla terra. Dal sole scaturisce l’energia prodotta dal mondo vegetale con il miracoloso processo della fotosintesi clorofilliana. Sempre dal sole dipende la salute dell’uomo: la sintesi della vitamina D è possibile solo grazie ad una congrua esposizione ai raggi del sole. Auterevoli ricercatori medici lasciano un vero e proprio "allarme pandemia" da carenza di tale vitamina causa della scarsa esposizione ai raggi solari. Il loro consiglio è, chiaramente, quello di assumerne in pasticche.


La manipolazione della natura

Ma la manipolazione della natura, oltre ad essere paurosamente dannosa, assicura ai suoi fautori enormi possibilità di guadagno ma, ciò che più inquieta, è che essa rappresenta un potente strumento di controllo e dominio di massa. La manipolazione, (che è sempre contro natura!) riguarda oggi ogni settore della vita dell'uomo dalla genetica umana ed animale, alla modificazione genetica di sementi e specie vegetali – OGM e, persino, incredibilmente, la manipolazione climatica. Dal punto di vista etico le problematiche sono di enorme spessore: chi sceglie? chi decide? quali rischi non noti si corrono?

Costretti a pagare ciò che ci è stato affidato gratuitamente

Dal punto di vista economico l'effetto è di lampante evidenza. Mentre le statistiche evidenziano che povertà e fame affliggono fasce di popolazione sempre più ampie, gli abitanti del mondo occidentale per ottenere quello che la natura assicurerebbe loro gratis oggi devono pagare. Pagare il detentore del brevetto o del know how, il detentore dell'esclusiva per ottenere quelli che ormai sono prodotti a tutti gli effetti: e quindi, oltre al cibo, bisogna pagare i proprietari di brevetti per avere la salute (che in un ambiente naturale e salubre sarebbe salvaguardata) e i figli (la manipolazione agro industriale degli alimenti causa quasi tutte le malattie di cui soffriamo e tra queste la sterilità, oltreché i tumori…). Per avere il sole o la pioggia nella giusta misura bisognerà pagare.Gli strumenti di controllo del clima si fanno sempre più raffinati, gravissime calamità sconvolgono ogni angolo del mondo. Anche le nostre città più antiche e belle, intatte per anni, ed anzi scrigni di tesori artistici ed architettonici, cadono in rovina sotto preannunciati terremoti ed inondazioni.



Processione propiziatoria a Brescello del Po col Cristo di Don Camillo
La logica del far debito

Le piogge non si chiamano più piogge ma bombe d’acqua. La colpa di tale distruzione viene riversata, con l’aiuto dei moralisti, sugli abitanti-vittime ed il loro insano desiderio di abitare su questo pianeta, con la guerra all’ultimo abusivo (edilizio). Occorre porre rimedio al dissesto idrogeologico: stanziare dei soldi per la messa in sicurezza del territorio (questi i diktat) oltre ad investire per la ricostruzione o, meglio, per la costruzione ex novo delle abitazioni. L’Aquila docet! Far debito, la necessaria conseguenza.

http://www.quieuropa.it/manipolazione-climatica-e-dominio-finanziario/



17 January 2014

Italia, pattumiera di veleni letali

Sta arrivando un bastimento carico di... beh, non certo di banane e di frutti esotici. Ecco invece cosa ci tocca scoprire: essere  considerati la cloaca del mondo e non saperlo che a cose fatte. Essere considerati meno dell'Albania, che peraltro si è giustamente ribellata e ha saputo tenere la schiena dritta, e non poter fare altrettanto, per colpa di politici servili, infingardi e disgustosi. I rifiuti chimici delle armi chimiche di una delle tante guerre "umanitarie" per l'esportazione della "democrazia" (quella delle multinazionali, delle banche e delle holding finanziarie), stanno sbarcando a Gioia Tauro. Parlo della Siria e della sporca guerra ad essa scatenata. Della serie, come fare il gesto dell'ombrello agli Italiani e non farglielo sapere.
La  strega di Bra Emma Bonino voleva, in prima istanza, far eseguire l'operazione in Sardegna e in Sicilia, cioè nelle perle del Mediterraneo. Prelevo dal sito Stampa Libera questi antefatti  del 18 dicembre 2013 che oggi, alla luce dei nuovi sviluppi,  hanno trovato riscontri anche nei canali cosiddetti ufficiali, sebbene la  nostra consueta stampaglia in queste ore, stia  cercando di smorzare i toni di una notizia che reca in sé risvolti assai inquietanti.
Ma cerchiamo di fare il punto della situazione.
L'Italia non ha partecipato personalmente alla guerra "democratica" per far fuori il regime di Assad in Siria. E allora qual è la sua parte nel Grande Scacchiere? Il Bel Paese noto per le sue bellezze geografiche, archeologiche ed artistiche deve fare la discarica dei veleni letali che altri (anche la Norvegia e il Belgio oltre alla citata Albania) hanno invece rifiutato. Questa volta però il rischio sarebbe letale, tenuto conto che basta meno di un milligrammo di sarin, per uccidere un uomo. La nave americana Cape Ray dovrebbe incaricarsi di "neutralizzare"  i sistemi di idrolisi entro giugno di quest'anno. Si parla di una fase di "neutralizzazione" in acque internazionali, tanto per tenersi sul vago e sul generico (forse nel Mediterraneo al largo dell'isola di Creta). 
Cade dalle nuvole il sindaco di Gioia Tauro Renato Bellofiore che si sente scavalcato da una simile rischiosa operazione senza essere stato debitamente  preavvertito: "A me non hanno comunicato nulla di ufficiale ma comunque sarebbe grave". E ancora: " Forse il ministro Bonino non sa cos'è la democrazia. E' la solita scelta calata dall'alto, siamo considerati una popolazione di serie B. Tra l'altro, qui non c'è un ospedale attrezzato".
Protesta pure il governatore della regione Calabria  Giuseppe Scopelliti che teme il rischio di una "guerra civile sul territorio". Ma che volete mai, come è noto, il governo vero è  collocato altrove e i Quisling nostrani si limitano ad applicare le supreme decisioni di scuderie lontane.

  "Il ministro Lupi ha comunicato il nome del porto italiano che ospiterà le operazioni di trasbordo dell’arsenale siriano dal cargo danese o norvegese all’americana Cape Ray. La scelta cade dunque sulla Calabria. Lo scalo sarebbe stato scelto perché considerato più sicuro e di più facile gestione in caso di proteste e manifestazioni. L’annuncio è stato dato in Parlamento, durante l’audizione alle Commissioni Esteri e Difesa del ministro degli Esteri Emma Bonino, delle Infrastrutture Maurizio Lupi e del direttore generale dell’Opac, Ahmet Uzumcu, venuto a spiegare le fasi dello smaltimento" (fonte Corsera). 
L'Opac (L'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche) RINGRAZIA a nome del suo il responsabile Uzumcu  (che è un turco). Gioco di ruoli internazionali? Tutto è possibile.
La citata Bonino, cerca di dare rassicurazioni circa la rapidità dell'operazione. «Il trasbordo di agenti chimici avverrà «da nave a nave» senza toccare il suolo italiano: cioè senza sbarcare nemmeno in banchina e senza che il carico debba essere stoccato in depositi a terra. L’operazione, non dovrebbe durare più di «48 ore». Poi la nave Usa - una volta in acque internazionali - distruggerà mediante idrolisi gli agenti chimici più pericolosi arrivati dalla Siria".
Ma quando si parla di gas letali di cui si sono visti gli effetti devastanti in Siria, e di perniciosi agenti chimici, beato a chi si fida.
Ecco alcune ipocrite dichiarazioni di queste ultime ore:

Bonino : "La più importante operazione di disarmo degli ultimi dieci anni".
Letta: "In linea con lo storico impegno del nostro Paese a sostegno della pace e della sicurezza internazionale, tale sforzo costituisce un contributo concreto e imprescindibile a garanzia della stabilità e della sicurezza nella regione mediterranea e mediorientale".

Giudicate un po' voi....


Inoltre, un corrispondente volontario dalla Grecia invia questo post dal titolo Una bomba nel Mediterraneo per il sito Comedonchisciotte .


19 November 2013

L'Italia che si sbriciola (2)


Quello che è accaduto in Sardegna è un tragico copione già visto a Genova, già visto in Val di Vara, in Val di Magra e alle Cinque Terre  nell'autunno 2011. Tant'è vero che ho mantenuto lo stesso titolo di un analogo post che parlava di un'analoga sventura manifestatasi in questo stesso periodo dell'anno. I morti in quest'ultima (?) sciagura, sono ancora di più (16 le vittime di cui quattro bambini, tremila, gli sfollati), ma è un bilancio ancora provvisorio.  Che L'Italia e la fascia mediterranea, abbiano subito modificazioni meteorologiche, nessuno osa dirlo. Eppure lo sappiamo e lo constatiamo sempre più. Sappiamo che questo caldo sciroccoso di metà di novembre è anomalo. Come è anomala la fioritura degli iris (fiori che secondo il calendario botanico sbocciano in aprile-maggio) nel giardino di novembre. Come è anomala la bougainville in fiore, in un periodo in cui dovrebbe perdere le foglie. Come è anomalo il mare surriscaldato. Se uno  ci si tuffa dentro, sta quasi meglio in acqua che fuori, da tanto è tiepida. Quella massa acquea che fa sì che poi si incontrino le correnti di aria calda come ai tropici, creando trombe d'aria. Il linguaggio di questa nuova disgrazia è simili ai bollettini di guerra: bomba d'acqua, muro di fango, strage di persone ecc. ecc.




E' di queste ultime ore il solito rimpallo delle responsabilità: la Protezione Civile doveva allertare prima la popolazione? il ministro Orlando (Pd) difende l'operato della  Protezione civile dicendo che erano già stati diramati gli avvisi per tempo; il governatore della Regione Sardegna Cappellacci avrebbe dovuto diramare l'allarme della Protezione Civile,  ecc.ecc. Scenario déjà vu. 
Ma intanto nel disagio, nella calamità e nella sventura ci sono i sardi (Olbia è sommersa, la Gallura pure, Nuoro e Oristano idem), una regione già gravemente in ginocchio, poiché alle prese con una crisi economica senza precedenti. Una crisi che ha sradicato quegli impianti industriali che davano lavoro a questa meravigliosa regione. Con quei fieri sardi  che avevano coraggiosamente messo in fuga il tecno-banchiere Passera del fu-becchino governo Monti, inducendolo a prendere in fretta e furia un elicottero, allorché venne a far finta di risolvere i loro problemi.
Ora c'è Letta (stavolta non potranno dire che è Berlusconi che porta iella) e lo stato di calamità non fa che aggiungere danno ai già molteplici danni che stiamo subendo.




Eppure è già da parecchio tempo che si parla di Italia come paese a rischio idrogeologico, che ci vorrebbero dei bei miliarducci per metterlo in sicurezza. Quante volte l'abbiamo sentito dire?
Così, nell'indifferenza generale, abbiamo nella nostra Penisola pezzi di scogliere e di falesie che  si sgretolano e cadono a picco in mare (il Conero, ad esempio), montagne dolomitiche che franano (è di questi giorni la frana di un pezzo del monte Civetta nel Veneto),  spiagge che spariscono, poiché trascinate via dal mare. Per curioso paradosso, le spiagge spariscono, ma c'è chi vuole "privatizzarle". Roba da neurodeliri!

I suddetti miliarducci dove credete che vadano a finire? Mica nella sicurezza del nostro territorio. No, finiscono nelle fauci di banche internazionali che incassano montagne di denaro a non finire, per tasse rastrellate dalle tasche dei cittadini... a non finire... per un debito inestinguibile. La misura è davvero stracolma. L'Italia che si sbriciola e che cade in pezzi è una metafora del nostro cupio dissolvi.

Solidarietà e affetto al popolo sardo e un  vivo augurio affinché prenda celermente in mano il proprio destino.


Una cosa sul cinismo dei media: finitela di chiamare il ciclone col nome di Cleopatra ("Cleopatra ha colpito", "Cleopatra qua, Cleopatra là")  e di scrivere sul Corriere e su altri giornali "Come ti senti dopo questa catastrofe?" (Triste, soddisfatto, non so, con  le relative emoticon, accompagnate da  percentuali statistiche ).
Si muore anche di infelici bischerate, oltre che di tragedie.




 Due euro per la Sardegna e la sua ricostruzione telefonando al 45500 o componendo un sms (a cura della Croce Rossa).