Il '64 americano all'Università di Berkeley è passato in fretta. Il maggio francese, pure. In reazione a quest'ultimo, nacquero alcuni brillanti pensatori come Glucksmann, Guattari, ecc..
La risposta è semplice e complessa ad un tempo. l'Italia è l'unico paese d'Occidente che dispone del più imponente Partito Comunista, dal 1921 a oggi. Non importa che ora si chiami DS, Quercia senza e con la rosa ecc. Importa che da quello vecchio, dissoltosi dopo la caduta del Muro di Berlino, ne sia rimasto pressoché intatto tutto l'apparato organizzativo (Sindacati, Coop rosse, Unipol, Banche, pastifici di Corticella ecc.). Inalterato perfino anche dopo Tangentopoli, che lo sfiorò solo assai marginalmente. Che ora l'ex PCI si dichiari "moderato", " europeo" e "riformista" non cambia affatto la solfa. Forse mi sono distratta, ma l'indomani della caduta del Muro di Berlino nel '89 di autocritiche sugli errori (ed orrori) del comunismo, io non ne ho sentite, da parte loro. Ho solo assistito ad abili operazioni trasformistiche di facciata: simboli, loghi, manifesti elettorali, il discorso di Occhetto alla Bolognina, qualche timida operazione di abiura. Come inalterato è rimasto il tasso di conflittualità ogni qualvolta non vincono le elezioni politiche.
Ricordate Togliatti e la doppia identità parlamentare/insurrezionale? Da una parte il doppiopetto in Parlamento, dall'altra le insurrezioni di piazza con violenti scioperi, barricate e spranghe? I fatti di questi giorni sono eredi di allora. Con l'aggravante che la frammentazione dell'ex Partito Comunista nei partiti più piccoli PRC di Bertinotti e PdCI di Diliberto, dei Verdi, genera ancora più confusione e moltiplicazione di "cattivi maestri". I quali, in Parlamento sfoggiano rassicuranti grisaglie, in piazza fomentano disordini coordinando teppisti a gogò. Ogni volta che esplodono fatti come quelli di questa settimana (a Torino nella Chiesa del Carmine dove hanno lanciato petardi, orinato sui muri e scritto "con le budelle dei preti impiccheremo Pisanu"; a Bologna contro il loro sindaco "rosso" Cofferati, reo di far rispettare la legge; all'Università di Siena contro il Presidente del Senato Marcello Pera; a Roma davanti alla Camera dei deputati assediata per tutta la giornata da un'insolita fauna di disubbidienti, incappucciati, no global, punkabbestia, farfalle rosse, cobas, collettivi, resistenti ecc.) - ogni volta che accade tutto ciò, ecco chiedersi: vogliono un nuovo '68?
Sarebbe più esatto chiedersi il perché da noi il '68 non è mai passato una volta per tutte, né veramente archiviato. La risposta sta nel tasso di conflittualità antidemocratica, rissaiola, demagogica e piazzaiola che la sinistra ha ereditato dal vecchio PCI - erede del partito "di classe" (quella operaia).
Già ma le altre classi? Chissenefrega...loro se ne infischiano.
Ecco dunque ogni anno il calendario degli autunni "caldi", con i soliti Ottobri "rossi". Delle primavere "arcobaleno" o "uliviste". Con gli Aprili alla Nanni Moretti.
Arriverà l'estate del 2006 prima o poi! E allora i neo/vetero/postsessantottini del III millennio (quale che sia la pittoresca sigla dietro cui si nascondono) da tupamaros diventeranno miracolosamente dei desaparicidos : le vacanze piacciono a tutti, senza distinzioni di sigle e schieramenti.
Fino al prossimo autunno. Metereologicamente prevedibile: caldo e rosso. Per i prossimi 50 anni continuerà, inesorabile, questa stessa perenne lagna del '68 forever?
Beh, in questo lasso di tempo, potrebbe capitarmi anche di morire. Ma non di noia, spero...Proprio non lo sopporterei.

