Tra i tanti divieti di quest'anno c'è stato anche quello di non cantare l'Adeste Fideles. E' in latino e bisogna che il latino sparisca dalla cultura. Sia in chiesa che a scuola, che al di fuori. Di questo, dimenticai di scrivere nel precedente post "Nessuna deroga sui simboli". Ecco perché ho ovviato con questo titolo, tratto dal famoso canto, prima di prendere commiato da voi.
L 'Adorazione dei Pastori è un evento della vita di Gesù descritto nel Vangelo di Luca: al momento della sua nascita a Betlemme alcuni pastori vengono avvertiti dell'avvenimento da un angelo e si recano ad adorare il neonato. Ci sono tante "adorazioni dei pastori" nella nostra Storia dell'Arte e in quella di altri paesi europei: l'Adorazione del Mantegna, del Correggio, di Reni, del Tiziano, del Caravaggio, di Rubens, di El Greco. Io ho scelto questa di Guido Reni (in alto), un pittore che adoro, per le luci radenti che illuminano dal basso verso l'alto. È la sostanziale ambiguità della sua poetica sospesa fra classicismo e verismo, ad aver fatto oscillare l'apprezzamento della sua opera nel corso del tempo. Forse non venne capito da quelli del suo tempo, ma in compenso fu esaltato dai contemporanei per l'armonia raggiunta nel coniugare il classicismo raffaellesco alle esigenze di verità poste da Caravaggio - esigenze naturalistiche già sentite dal Reni fin dal tempo della sua frequentazione dei Carracci, e depurate dagli eccessi in nome del decoro e della ricerca del Bello Ideale.
La cultura cristiana è soprattutto iconografica. I grandi pittori ebbero spesso per committenti papi e cardinali; ma è fuori dubbio che la Bellezza e la perfezione stilistica può essere raggiunta, non solo mediante approfondita ricerca della tecnica pittorica, ma soprattutto per mezzo di quell' "innamoramento del Creato" che è tipico della cultura cristiana.
Poi vennero le scuole pittoriche sulla dissoluzione della figura umana (per il cristiano, a immagine e somiglianza di Dio) e si elaborarono quelle forme degenerative dell'arte e quella dissolvenza della figura che, a partire dal XX secolo ci perseguitano fino ai nostri giorni (si pensi, ad esempio, agli attuali obbrobri di un Cattelan).
Poi vennero le scuole pittoriche sulla dissoluzione della figura umana (per il cristiano, a immagine e somiglianza di Dio) e si elaborarono quelle forme degenerative dell'arte e quella dissolvenza della figura che, a partire dal XX secolo ci perseguitano fino ai nostri giorni (si pensi, ad esempio, agli attuali obbrobri di un Cattelan).
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I presepi sono rappresentazioni artistico-figurative della nascita di Gesù nella mangiatoia di una stalla a Betlemme, ispirati alla narrazione popolare e ai dipinti. Comunemente il "Padre del presepio" viene considerato San Francesco d'Assisi, poiché nel Natale del 1223 fece il primo presepio in un bosco. Allora, Papa Onorio III, gli permise di uscire dal convento di Greggio, così egli eresse una mangiatoia all'interno di una caverna in un bosco, vi portò un asino ed un bue viventi, ma senza la Sacra Famiglia. Poi tenne la sua famosa predica di Natale davanti ad una grande folla di persone, rendendo accessibile e comprensibile la lieta novella della Natività a tutti coloro che non sapevano leggere.
Un periodo fiorente di presepi fu l'età del Barocco. Quest'anno ho potuto constatare che i divieti, i veti e i relativismi vari nei confronti dei nostri simboli religiosi hanno, per sana reazione, favorito l'espansione dei presepi, un po' dappertutto. E se non si sono fatti in tutte le chiese, in compenso si sono moltiplicati per iniziativa della gente comune, in case, giardini, ville, corti e cortili, androni e perfino vetrine di botteghe, segno tangibile che le tradizioni sono dure a morire.
E' questo, un Natale che cade in un momento particolarmente difficile della nostra vita, di cui ho già ampiamente dato conto nei precedenti pezzi. E non è l'unico, visti i Natali precedenti di questi ultimi anni.
Non so cos'altro aggiungere per non cadere nella retorica, se non il fatto che dovremo essere chiamati ancora a sopportare prove durissime. Del resto, ne abbiamo già passate tante! Pertanto, prendiamo fiato, confortiamoci in questi giorni con gli affetti semplici dei nostri familiari, con la convivialità ritrovata tra amici. Un ringraziamento speciale per tutti voi che mi avete seguito.
Non so cos'altro aggiungere per non cadere nella retorica, se non il fatto che dovremo essere chiamati ancora a sopportare prove durissime. Del resto, ne abbiamo già passate tante! Pertanto, prendiamo fiato, confortiamoci in questi giorni con gli affetti semplici dei nostri familiari, con la convivialità ritrovata tra amici. Un ringraziamento speciale per tutti voi che mi avete seguito.
Consiglio per l'ascolto, questa splendida versione di Adeste Fideles:









