Nessie New Logo

16 March 2012

Strasburgo, Cassazione, Divina Commedia: solo coincidenze?



Pubblico due interessanti articoli di Paolo Deotto presi dal giornale on line "Riscossa Cristiana". Nel primo commenta il risultato della Corte di Strasburgo relativo ai matrimoni omosessuali. Nel secondo, come la Corte di Cassazione si uniforma al diktat della Ue in materia di sentenze relative alle unioni gay.  
Ecco il primo:UNIONE EUROPEA: A STRASBURGO SI VOTA A FAVORE DELLA DISTRUZIONE DELLA FAMIGLIA. LA FOLLE ESALTAZIONE DELLA SODOMIA 

 Un certo senso di nausea è inevitabile, e mi scuso se lo trasmetterò agli amici lettori, ma le ultimissime novità che arrivano da Strasburgo non colpiscono solo la morale e il buon senso, ma turbano anche lo stomaco, per l'insopportabile fetore che emanano.
Orbene, oggi, 13 marzo 2012, il Parlamento europeo, in seduta plenaria a Strasburgo, ha approvato il “rapporto sulla parità di diritti tra uomini e donne”, presentato dalla radicale di sinistra olandese Sophie in't Veld. Tale “rapporto” impegna i governi dei 27 Paesi UE a non dare "definizioni restrittive di famiglia" allo scopo di negare protezione alle coppie omosessuali e ai loro figli.
Il passaggio più nettamente a favore dei matrimoni omosessuali è contenuto nel paragrafo 7 del rapporto, che il Ppe voleva cancellare con un emendamento (bocciato in aula con 322 voti a favore e 342 voti contrari). Sono stati inoltre approvati, nonostante l’opposizione dei popolari, i passaggi del rapporto in cui si chiede alla Commissione europea di elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni omosessuali tra gli stati membri che già le ammettono e al Consiglio europeo di "riaffermare il principio di uguale trattamento senza distinzione di religione o credo, disabilità, età o orientamento sessuale".
Non mi soffermo sull'inevitabile coro di esultanza, in cui si distinguono personaggi di grande rilievo intellettuale quali una Paola Concia, lesbica dichiarata, o un Fabrizio Marrazzo, portavoce del Gay Center. Inevitabile anche l'esultanza dei radicali, insignificanti come peso elettorale e devastanti come spessore intellettuale e morale, ma ricchi di spocchia e di convinzione di essere portatori della verità.
Quando Adenauer, Schuman e il nostro De Gasperi progettavano un'Europa unita, pensavano a Europa e Cristianesimo come binomio inscindibile. Scriveva Schuman: “Tutti i paesi dell’Europa sono permeati della civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa, che occorre ridarle”.
Abbiamo visto, vediamo ogni giorno, cos'è invece diventata l'Europa: un'unione di banche e speculatori, devota solo al dio danaro, e guidata da uomini che ormai hanno perduto completamente il senno, pretendendo di violentare la natura stessa.
Questi sciagurati, apologeti delle perversioni, lavorano su due fronti: la distruzione economica degli Stati, gettando le popolazioni nella miseria, e la distruzione morale e intellettuale, giungendo a qualificare come “diritto”, come tale meritevole di tutela giuridica, l'atto contro natura, e francamente ripugnante, dell'unione omosessuale. (continua) .
art. 29, 30, 31 della Costituzione sulla Famiglia

Il secondo articolo è la conseguenza diretta del primo: la nostra cara Corte di Cassazione, si allinea subito al dogma di Strasburgo di questa disastrosa Ue, che ci sospinge nel baratro ma salva solo i gay, manco fossero il problema più importante del mondo.
DEMENZA O CONFORMISMO? ORA SUI “MATRIMONI” TRA OMOSESSUALI ENTRA IN SCENA ANCHE LA CASSAZIONE 

Apprendiamo con gioia che anche la magistratura (poteva mancare?) mostra la sua ansia di unirsi al coro – dettato da demenza o da ansia del gregge, o da entrambe le cose assieme – dei laudatores delle “nozze” tra omosessuali. Con sentenza n. 4184, la prima sezione civile della Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una coppia di invertiti italiani che, contratto “matrimonio” all'estero, ne avevano chiesto la trascrizione sui registri di stato civile del comune di residenza. Poiché il Comune aveva rifiutato la trascrizione, i due sposini avevano fatto ricorso alla magistratura, che lo aveva sempre respinto, poiché la nostra legislazione non prevede quel mix di obbrobrio e umorismo da caserma che è il “matrimonio” tra persone dello stesso sesso. Ugualmente ha fatto la Cassazione, e fin qui, nulla da dire. Non poteva fare altro.
Però anche i magistrati sono uomini, sono uomini italiani, e come tali anche loro sono afflitti da uno dei più perniciosi vizi nazionali, ossia la ricerca del consenso, l'appartenenza alla moda dominante, indipendentemente da qualsiasi valutazione sulla follia, o meno, di tale moda. Poiché non è statisticamente possibile che tutti i giudici che hanno firmato la sentenza siano dementi, è infatti solo pensabile che siano ansiosi di mostrare quanto sono disciplinatamente omologati.

Infatti gli illustri togati, respinto il ricorso, si sono però preoccupati di precisare che solo la crudele legge tuttora vigente in Italia imponeva loro tale decisione. Infatti, con un pistolotto, del tutto inutile, poiché il loro compito era solo di pronunciarsi sul ricorso del lui e lui, i giudici di Cassazione hanno tenuto a precisare che "i componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se secondo la legislazione italiana non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia - quali titolari del diritto alla 'vita famigliare' e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza di specifiche situazioni, il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata".
Non paghi di tanto pensiero, i magistrati di Cassazione si danno anche all'analisi etico-sociale, e stabiliscono che "è stata radicalmente superata la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi è presupposto indispensabile, per così dire naturalistico, della stessa esistenza del matrimonio". Non sufficit; proseguiamo e apprendiamo che "spetta al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni" omosessuali, "restando riservata alla Corte costituzionale la possibilità di intervenire a tutela di specifiche situazioni". La Suprema Corte, infatti, riconosce che "in relazione ad ipotesi particolari" come per esempio nel caso di assegnazione della casa, è "riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale". Insomma, “Parlamentari, sbrigatevi ad approvare una legge che introduca finalmente in Italia il matrimonio tra invertiti”.
Meraviglioso. Il “diritto creativo” si fa sempre più strada.
Però c'è qualcosa che non quadra. (continua qui).

Il terzo fatto (ma sarebbe meglio chiamarlo misfatto) è dato dalla proposta di un gruppo di cosiddetti intellettuali (?) Gehrush92 omologhi al pensiero onusiano di voler eliminare la Divina Commedia per presunte accuse di omofobia, antisemitismo e islamofobia.  Qui l'articolo sul Corriere.

Tutte e tre, coincidenze fortuite? Siamo nel 2012 e l'agenda del Nuovo Ordine  Mondiale deve essere messa a punto in tutte le sue parti. Si tratta di un universo orwelliano demenziale, paranoico, oscurantista,  completamente capovolto e rovesciato rispetto al buon senso e perfino al comune senno. Questi tre fatti in sequenza sono i classici mattoni di un muro basato sulla più ottusa  polizia del pensiero e sul ribaltamento della logica.

11 March 2012

A giugno, i frutti dell'IMU




 Questo filmato che vedete è tratto dal film di John Ford "Grapes of wrath" (I frutti dell'ira) distribuito in Italia col titolo di "Furore", dall'omonimo romanzo di Steinbeck. La scena è quella dei giannizzeri inviati dalle banche per espropriare gli agricoltori e i mezzadri delle loro terre e fattorie. I frutti dell'ira matureranno anche da noi? Sì, certo e  si scatenerà a giugno: si chiama IMU, la sigla che hanno dato alla vecchia ICI, abolita dal governo Berlusconi, ma poi disgraziatamente ripristinata dai tecnici. L'occasione per parlarne mi è stata data da un articolo di Nicola Porro sul Giornale  dal titolo "Se adesso ci espropriano la nostra casa", linkato da Debora Billi sul suo blog.
L'articolo esordisce: "L'Imu rischia di rendere gli italiani dei «nobili decaduti» (copyright Eurispes). Ancora non ce ne accorgiamo. Ma tra pochi mesi, a fine giugno, i proprietari di casa inizieranno a pagare anche sulla prima casa".
E non sarà un'Ici prodiana, di vecchiio tipo, che tutto sommato era ancora sostenibile, ma ben  peggiore.

Ma perché rischiamo la decadenza? Per il semplice motivo che la tassa ha un'anima espropriativa. Si paga per il solo fatto di avere in proprietà una casa. Un migliaio di euro l'anno per un immobile che sulla carta vale meno di 300mila euro è roba forte. È come se lo Stato ci dicesse: o continuate a produrre reddito per pagare le tasse sulla casa oppure prima o poi la dovete vendere. Pensateci bene non è un'esagerazione. Le tasse sul reddito, e ovviamente quelle sui consumi, sono parametrate su flussi di ricchezza. Toccare lo stock accumulato è un grande rischio. Per due motivi fondamentali. Il primo è che non è detto che tutti siano in grado di «permettersi» il pagamento: e ciò non è peccato, posto che la presunta ricchezza deriva da quanto già accumulato grazie al reddito realizzato nel passato e dunque già tassato. Inoltre una tassa siffatta produce un effetto povertà, che in un momento di crisi abbatte propensione al consumo e al risparmio.

Analizziamo la frase di Porro che ho grassettato. In un contesto recessivo come quello attuale, che significa essere costretti a vendere? A "svendere" ovviamente, perché denaro ne circola poco.  Inoltre non ha senso trattare da "aristocratici" quegli Italiani che hanno fatto fior di sacrfici per diventare proprietari. Chi compra una casa paga il mutuo che guarda caso, si chiama "ipotecario" e nutre già la Banca di cospicui interessi rateizzati nel tempo (paga perciò, quasi il doppio del suo reale valore immobiliare). Chi compra una casa fa sacrifci e  di solito non va in vacanza per alcuni anni.  E' costretto a stipulare pure un'assicurazione per cautelarsi in caso di morte del "contraente" e se la riceve invece in eredità, paga le tasse successione. Qui, solo un esempio di quante tasse gravino sulla casa ereditata.  rinunciare alle vacanze, almeno per i primi anni.
Inoltre, mi si spieghi perché oltre ad aver nutrito per dieci, quindici, o vent' anni (a seconda della durata del mutuo) una Banca (tralascio di parlare della Via Crucis per negoziare il costo del denaro facendo il giro delle 7 chiese degli Istituti di Credito) ora è ancora grazie alle Banche al Governo che dovremmo pagare questa ennesima nefanda INIQUITA'.
Ma è stato tutto calcolato da parte degli attuali banchieri al governo: una casa crea l'uomo "stanziale" e l'uomo stanziale non emigra. Lo vogliono eternamente "nomade", sradicato, privo di valori vincolanti e disponibile al cosiddetto "turn over" permanente. Perfino durante la terza e quarta  età nella quale non sarà più consentito tirare i remi in  barca e godersi in santa pace i frutti dei propri sacrifici. E intanto i gruppi immobiliaristi da sempre organici alle Banche, affilano gli artigli acuminati su quelli che non ce la faranno più a tirare avanti.
Pensiamo alle conseguenze di questi gravami su chi ha fattorie, antichi casali di campagna, stalle in cui ritirare gli animali. Ma anche a piccoli e medi imprenditori che hanno il laboratorio o il piccolo capanno industriale attiguo alla classica villetta d'abitazione come avviene  in Lombardia e nel Nord Est: tutto bottino prelibato per i vampiri di Equitalia. Si misurano i locali e se sono grandi...zac! scattano aliquote da capogiro. Roba simile all'esproprio dei kulaki sotto Stalin. E' solo che qui siamo al capitalcomunismo internazionalizzato.
Temo che tra giugno e settembre vendemmieremo i frutti dell'Ira. Anzi, dell'IMU.

07 March 2012

8 marzo: volete donne così?

Eos (l'Aurora)  di W.A. Bouguereau
Domani ci toccherà sorbirci la solita solfa dell'8 marzo: mimose, cortei, simposi sull'occupazione femminile che non c'è, "pari opportunità" e la solita retorica del femminese sinistro. Soprattutto vedremo la Fornero e le sue rivoluzioni grammaticali di voler togliere l'articolo determinativo davanti al nome femminile, tanto per essere equiparata a Monti.Che invidia penis!
la Fornero
A.Maria Cancellieri
Poi c'è la Cancellieri che ha una voce come quella di un trans di Via Gradoli e sembra un vecchio bersagliere reduce dalla Breccia di Porta Pia (le mancano le piume del gallo cedrone). Per non dire della Severino, la mesta Guardasigilla con una pettinatura che pare il parrucchino  di Michael Caine nel film "Un vestito per uccidere". Guardo la Fornero con quella ruga che le spacca in due la fronte e le dà un'aria rigida, intristita, corrucciata, ritorta su di sé. La Severino, che a tutto fa pensare fuorché all'equilibrio della Giustizia.


Paola Severino
Poi guardo i dipinti dell'antichità: è vero che ci mostrano bellezze femminili morbide, sensuali, armoniose, che ricevevano molti omaggi e pochi diritti. Ma la vogliamo trovare o no, una giusta via di mezzo fra "omaggi" e "diritti" senza dover deprimere il genere umano?
Davvero vogliamo donne che vivono solo per lavorare e non vanno più via dal lavoro nemmeno quando è ora di pensionarsi quale nuovo sol dell'Avvenire?
Lo dico alle donne che transitano in questo blog. Vi piacerebbe essere così come l'immagine in alto di Eos (Aurora) di Bouguereau o così come una di queste donne di sotto? Le Triumvire (e che vis!) Fornero, Severino, Cancellieri; poi la Camusso con l' elmetto prussiano in testa, o magari l' Annunziata che carica il prossimo come un bisonte strabico e si accanisce maramaldescamente pure sui morti perché non hanno dichiarato apertamente quali sono le loro scelte sessuali?

A questo punto, penso che ai poveri maschietti, non resti che salire, disperati,  su un albero come dei primati e ululare ai quattro venti, al sole e alla luna: "Voglio una donnaaaaaaaa! "

05 March 2012

Ius culturae e Fiscal Compact

E' primavera e avrei poca voglia di aggiornare il blog. Purtroppo, però,  c'è una mazzata al giorno e  sono così tante che ci sarebbe da scrivere un post ogni ora. Vedrò di sintetizzare in un solo pezzo le carognate di questi ultimi giorni. La prima è la ventilata ipotesi dello ius culturae da parte di Andrea Riccardi, il nominato ma non eletto ministro per l'Integrazione e la Cooperazione internazionale (un dicastero che si commenta da sé, in fatto di salvaguardia degli interessi nazionali). Di che cosa si tratta? Di una paroletta inventata là per là per l'uopo,  perché in ogni nazione vige: lo ius sanguinis  (buona parte delle nazioni europee e non solo l'Italia), mentre lo ius soli è tipicamente americano, dato che il Continente Nuovo è nato come terra di ripopolamente e di immigrazione. In cosa consiste questa nuova alchimia dello ius culturae?
Ce lo spiega lo stesso Riccardi in questa stolida affermazione: "Si parla tanto di ius soli da una parte e di ius sanguinis dall'altra.  Io [quando si parla di immigrazione] sono per lo "ius culturae". La platea, smarrita, lo guarda. "Quando si aderisce alla storia e alla cultura dell'Italia, bisogna poter avere il diritto di acquisire la cittadinanza italiana", Insomma lo ius culturae come sintesi tra 'solisti' e'sanguinisti', superamento della fisica territorialità da una parte e della genetica dall'altra.

Della serie, come ti camuffo lo ius soli  e attraverso  questo neologismo,  do il disco verde all'immigrazione massiva, come se non bastasse quella che c'è già. Qui tutto il pezzo messo da Grotesque (Eleonora)  già comparso sull'Occidentale.

Andiamo avanti, e pezzo per pezzo il progetto del NWO  e di progressiva sottrazione di sovranità appare chiaro in tutte le sue linee. Con  Monti, detto Bin Loden, che continua imperterrito a tenere i collegamenti Roma-Bruxelles. Era di venerdi 2 marzo la firma per l'adesione al Fiscal Compact, il trattato che dal 2013 ci costringerà a continue manovre di salasso e di impoverimento sotto la garrota strangolatrice degli Eurocrati, e non più dei governi in carica. Unico giornale che ne  ha dato notizia è Libero (onore al merito) mentre il resto dei media mainstream col loro silenzio complice e assassino ha tenuto vergognosamente bordone agli strozzini. Basta leggere lo stesso Giornale per coloro i quali si fanno ancora qualche pia illusione da ultimi giapponesi, su un eventuale ravvedimento di Berlusconi . Lo avete letto, lo striminzito articoletto? Sembrano le pubblicazioni di un matrimonio, in luogo di una  vera e propria "condanna a morte" per la nazione e per il popolo italiano. E cosa  avrebbe impedito ad un "uomo libero" di far scrivere sul suo giornale (o Giornale) di cui è padrone,  la verità, nient'altro che la verità di una dittatura fiscale con un "patto leonino"  che ci impone che il bilancio annuale dello Stato dovrà sempre essere in pareggio e non potrà superare lo 0,5% del Pil? Ovvero un obiettivo durissimo e pressoché inapplicabile al quale non ha aderito la Gran Bretagna e la Repubblica Ceca. Tutti tacciono, tutti acconsentono alla morte di una nazione e nessuno si ribella.
Si arrabbia Paolo Barnard e conclude: C'è una profonda giustizia nel fatto che il Vero Potere ci pisci in testa. E ci condanni alla disperazione. Ce lo meritiamo.
P.S. piange il cuore per quei pochissimi che non se lo meritano. 



01 March 2012

Lucio tra le Nuvole

Lucio Dalla, nato sotto il segno dei Pesci il 4 marzo 1943, morto sotto il segno dei Pesci il 1 marzo 2012. Con lui, Pupi Avati e altri amici musicisti bolognesi nasce il jazz made in Bologna.

Questa splendida "Nuvolari" tratta dall'album "Automobili", dedicata a Tazio Nuvolari detto  il Mantovano volante, ne è la testimonianza. Canzoni popolari ne ha scritte tantissime, per sé e per altri cantanti,  ma questa può interpretarla solo lui, manco avesse un'orchestra in corpo.

"Frattanto  i pesci dai quali tutti discendiamo assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo"  (da "Come è profondo il mare")






Aggiungo Milano, canzone poco ascoltata, dato che ora si parla solo di Bologna, la sua città,  ma aria davvero bella sospesa tra progresso e nostalgia,  e Vita  (una delle rare  di non sua composizione, ma di Mario Lavezzi).