Che fine hanno fatto tutte le critiche all'"unilateralismo" americano? Finite nel nulla, ora che dopo il marito, è tornata la Clinton al governo della Casa Bianca. In questi giorni la corte dell'Aja, interpellata dall'ONU, si è pronunciata a favore della secessione "unilaterale" del Kosovo voluta il 17 febbraio 2008, una data storica di cui ho già avuto modo di occuparmi in questo post , questo e in questo terzo. La recente notizia del 23 luglio scorso e le decisioni dell'Aja sulla "legittimità" dell'indipendenza unilaterale, qui.
Hillary Clinton lancia un appello affinchè "gli stati che non l'hanno ancora fatto riconoscano il Kosovo", ma la Russia non ci sta.
Hillary Clinton lancia un appello affinchè "gli stati che non l'hanno ancora fatto riconoscano il Kosovo", ma la Russia non ci sta.
Doccia fredda per Belgrado: proprio dalla Serbia infatti era stato richiesto un giudizio in appello all'Aja. E ora eccoli accontentati. Tutto legale, tutto regolare?
Da queste organizzazioni trans (ma che brutto prefisso!) e sovranazionali non c'è mai nulla di buono da aspettarsi in materia di diritto internazionale, se non una sorta di falsa morale taglia e cuci, a seconda della convenienza e delle geostrategie del momento .
Perfino il Corsera ha abbozzato una critica soft, con la solita langue de bois di Massimo Nava, sui pericoli di aver legittimato questa secessione, ed è già qualcosa. L'articolo titola "Ora sognano i secessionisti di tutto il mondo", circa le preoccupazioni che questa sentenza alimenta in altre zone geografiche del mondo. Non sarà facile spiegare nella Cipro turca, nella Catalogna, nei Paesi Baschi, in Abkhazia o nella provincia musulmana dello Xingjang che il Kosovo fa storia a sé, perché così ha voluto la Casa Bianca o perché il regime di Milosevic era peggiore di tante altre dittature sparse per il mondo. Già, secessione, parola questa, che fa paura solo quando a parlarne in dialetto lumbàrd è l' Umberto da Cassano Magnago, sotto i verdi gazebi delle 7 valli del varesotto; ma che evidentemente trovano tranquillizzante, se reca l'imprimatur d' Oltreatlantico.
Perfino il Corsera ha abbozzato una critica soft, con la solita langue de bois di Massimo Nava, sui pericoli di aver legittimato questa secessione, ed è già qualcosa. L'articolo titola "Ora sognano i secessionisti di tutto il mondo", circa le preoccupazioni che questa sentenza alimenta in altre zone geografiche del mondo. Non sarà facile spiegare nella Cipro turca, nella Catalogna, nei Paesi Baschi, in Abkhazia o nella provincia musulmana dello Xingjang che il Kosovo fa storia a sé, perché così ha voluto la Casa Bianca o perché il regime di Milosevic era peggiore di tante altre dittature sparse per il mondo. Già, secessione, parola questa, che fa paura solo quando a parlarne in dialetto lumbàrd è l' Umberto da Cassano Magnago, sotto i verdi gazebi delle 7 valli del varesotto; ma che evidentemente trovano tranquillizzante, se reca l'imprimatur d' Oltreatlantico.
Ci rassicura Catherine Ashton, la Mrs. Pesch della Ue: "Il futuro della Serbia è in Europa, quello del Kosovo, anche".
Dunque Market uber alles, quale panacea ai tanto vituperati nazionalismi. E' la pax mercantile, Bellezza. Intanto poi, le entità statuali salterebbero comunque nel nome del mercato comune europeo, della moneta unica e delle sue crisi... uniche anche quelle. Ma vallo a spiegare ai Serbi che hanno subìto 80 giorni di bombardamenti rovinosi da aerei partiti dalla nostra base di Aviano, senza nemmeno la copertura Onu. A proposito, fu la guerra benedetta dall'Ulivo il cui premier era D'Alema. Bombe italo-americane, democratiche e di sinistra.








