Nessie New Logo

30 November 2009

A Natale compra Italiano

Occupiamoci di acquisti e non di shopping. Non è solo una premessa terminologica protezionista, la mia. Cresce sempre più la voglia di autentico made in Italy. E lo si vede dalla cura con cui i compratori girano e rigirano la merce tra le mani,  in cerca della fatidica etichetta che indichi la provenienza. Meglio comprare meno, ma comprare italiano e di buona qualità.
Cominciamo con i viveri.
Frutta e verdura (guardare la provenienza sull'etichetta). Dolci e dolciumi rigorosamente  nostrani dato dato c'è solo l'imbarazzo della scelta. Per il pesce, controllate che il pescato provenga dal Mediterraneo. Olio extravergine: che sia spremuto con olive italiane. Idem per vini di nostra produzione, formaggi e carni.  Per queste ultime, meglio ricorrere al macellaio di fiducia che ai soliti supermercati dove la distribuzione delle carni proviene da altri paesi europei.
Nell'ambito degli accessori rinunciate alle borsette e alle scarpe fatte altrove, anche se vi sembrano carine. Non durano. Meglio spendere di più, ma avere un buon paio di scarpe italiane.
Per il vestiario è un po' più complessa, la faccenda.  Spesso anche le stesse griffe delocalizzano in Cina e firmano come se articolo fosse fatto in Italia. E allora meglio vestirsi con buoni capi italiani, ma non griffati. Camice, cravatte, maglioni, pantaloni e gonne fatte in Italia, ce ne sono ancora di egregia qualità senza bisogno di voler strafare con capi firmati e poco sicuri. Se comprate articoli domestici, vettovaglie o arredamento per la casa rinunciate all'esterofilia che ci ha afflitti per secoli: ne guadagnerete in bellezza, grazia e funzionalità.
Leggiamo la testimonianza di un imprenditore tessile di Busto Arsizio (VA)  a nome Roberto Belloli che si fa portavoce di una controtendenza: quella di valorizzare chi sceglie di rimanere nel nostro paese e non delocalizzare altrove, nell'articolo di Marcello Foa apparso su Il Giornale del 21 novembre:

"Oggi bisogna distinguere chi produce davvero in Italia e chi invece, pur avendo un marchio italiano, confeziona tutto o quasi all'estero. Noi chiediamo che solo i primi possano esibire il marchio Made in Italy, ma le grandi griffes della moda, che hanno dislocato le fabbriche in Cina o in Vietnam, non ci sentono e infatti stanno ostacolando la legge con una lobbing pressante sia sul mondo politico che sulle associazioni degli industriali. Gli interessi ormai sono divergenti. Mi chiedo: Confindustria difende noi o loro?"
E ancora: "Stiamo uccidendo la nostra ricchezza in nome di una globalizzazione che non ci ha portato alcun vantaggio e che sta favorendo solo l'Estremo Oriente», spiega. Cita l'esempio del marchio Burberry. «Ognuno di noi pensa che sia inglese. E invece è di proprietà cinese e naturalmente produce tutto in Cina». E così descrive un paradosso che riguarda tutto il mondo della moda, anche quella italiana. Nei negozi vengono messi in vendita capi, ad esempio jeans di lusso, a 120 euro. «Il costo reale di produzione è otto», precisa. E se fosse stato fabbricato in Italia?, gli chiedo. «Circa 12 euro e peraltro di qualità superiore». La differenza non è abissale, eppure la delocalizzazione continua...

«Per anni ci hanno detto che la globalizzazione portava benefici ai consumatori, ma io vedo solo svantaggi: i prezzi al dettaglio continuano a essere alti, mentre molte aziende italiane sono state costrette a chiudere, in nome di un processo che arricchisce solo le grandi multinazionali, che aumentano all'estremo i margini strozzando i fornitori, e i top manager che incassano bonus sempre più ricchi. Ci stanno spolpando: la qualità dei prodotti non migliora, anzi spesso peggiora, la vita resta cara, ma intanto perdiamo posti di lavoro. Andando avanti di questo passo cosa rimarrà del nostro Paese?».

Credo che se proprio dovremo alleggerirci un po' delle nostre agognate tredicesime, allora è meglio lasciare i quattrini...in famiglia. Cioè in Italia.

27 November 2009

Per Fare Futuro il più grave dei delitti è SCRIVERE


La teoria dell'anonimato etnico-geografico proposta da Filippo Rossi della fondazione finiota Fare  Futuro è un' aberrazione e sappiamo bene che si può errare ma che non si deve aberrare. Pensare di mettere la mordacchia alla stampa per ottenere la cancellazione della provenienza geografica di chi uccide, stupra, ruba, rapina, ferisce è un'altra idea che non avrà alcun Futuro né immediato né lontano. I lettori sono intelligenti e acuti e snobbano i quotidiani "velinari". Pensare di fare pressione sull' Ordine dei Giornalisti, è un'altra pia illusione. Quand'anche la ottenessero, ci sono ormai molti scriventi sui giornali che (forse per loro  fortuna) non sono iscritti a tale ente.   Ci aveva già provato Laura Boldrini dell'ONU ad approntare il suo buonistico Zibaldone per la stampa. Ma dato che è rimasto lettera morta, ora ci prova  Filippo Rossi.  Qual è dunque il peggiore dei delitti, caro sig. Rossi, uccidere, stuprare, penetrare a casa d'altri a spaventare dei tranquilli cittadini coi passamontagna e le armi puntate, rapinare i negozi, spacciare droga o SCRIVERE? E perché mai sarebbe irrilevante specificare la provenienza degli assassini, secondo questa raffinata testa "pensante"? 

Noi Italiani non abbiamo mai avuto un simile privilegio quando eravamo popolo di emigranti (e non "migranti" come si predica oggi). E ancor oggi dobbiamo sopportare lo scherno e i pregiudizi di altri paesi sempre pronti ai luoghi comuni nei nostri confronti. Eppure non ci sognamo di mettere dei microchip nei cervelli altrui per farci amare. E nemmeno, a varare delle leggi contro l'antiitalianismo. E neanche, di pretendere che si ometta di scrivere che il tal cittadino proveniente dalla tal provincia italiana ha  perpetrato il tale reato, cosa che del resto in Germania, durante la recente sparatoria e regolamento dei conti a sfondo mafioso si è fatto.
La cancellazione della provenienza etnico-geografica è un altro mattone del nuovo  Muro Europeo che si vuole costruire. Altro che fratellanza tra i popoli d'Europa! Another brick in the wall, come cantavano i Pink Floyd. Una società liquida, senza memorie né identità con esseri uomini ridotti allo stato amebico: è questo che vuole il signor Filippo Rossi e il suo Mentore?
Sempre Fare Futuro sfoggia un'altra chicca: il dissolvimento dell'identità nazionale che chiama col termine televisivo di  "identità generalista" , a favore di una nuova reinventata "identità espansa, dinamica, molteplice". Leggere l'articolo di Franco Belolli qui. La morale è chiara : si vogliono reinventare una pseudodestra globalista, internazionalista, immigrazionista  "antiindentitaria" e far fuori quella legittimamente eletta dai cittadini.

23 November 2009

Lo scempio di Rovato nel bresciano


Fa male vedere in tv il padre di quella povera ragazza di Rovato  in provincia di Brescia  (zona di produzione del  Franciacorta) rilasciare dichiarazioni amare e sconfortanti, voltato di spalle per non offrire il suo volto sofferente alle telecamere,  sulla notte degli orrori vissuta da sua figlia. Fa male sentire i cittadini di una tranquilla e laboriosa provincia, la Leonessa d'Italia, che non sanno più che pesci  pigliare, dopo che quella coppia di fidanzati ha passato la peggior notte da incubo della sua vita: il ragazzo accoltellato alla pancia, e la ragazza, gravemente ferita, investita con l'auto, sequestrata e violentata fino all'alba da un magrebino balordo e cocainomane. Ben Karim Cherkaoui, questo è il suo nome, accusato dell'aggressio­ne dell'altra notte, era libero malgrado una denuncia per possesso di droga del 2007 e precedenti per spaccio.
Sì, questa è la sua provenienza geografica, caro sig. Fini  e per il momento, non basta posare il piede sul suolo italiano, per esserlo.
 Fa anche male constatare che le forze dell'ordine sempre irrilevanti e invisibili, quando c'è da prevenire episodi come questi , siano pronte a salvare dal linciaggio il criminale di turno, quando sanno perfettamente che non otterrà nessuna punizione esemplare da una magistratura imbelle e specializzata solo nei processi "griffati" dei VIP. Già: nessuno tocchi Caino e crepino gli Abele. Ma fino a quando potranno resistere a questo scempio gli Italiani? Sono scene già viste e riviste.
Ammettiamolo  francamente, qui è EMERGENZA e casi come questi se ne contano ormai una media di una decina al mese.  I nostri  politici (sinistra e destra) si riempiono la bocca di parole retoriche  vuote come "integrazione", "valori fondanti", "accettazione di usi e costumi del nostro paese", "diversità è bello" e via di seguito.
Nessun politico (di sinistra come di destra) ha il coraggio di dire che di occupazione non ce n'è neanche per noi e che è inutile fomentare le illusioni dell'integrazione attraverso il "lavoro" e l'immigrazione quale "volano" per far crescere il solito dannato PIL. E detto in tutta sincerità, forse che lavorare rende gli uomini tutti così buoni, mansueti docili come pecorelle? Se così fosse, saremmo al Rousseau universale.  Non è forse vero che ci sono stati serial killer o criminali violenti che svolgevano professioni rispettabili? Perciò il tempo delle illusioni circa  la bellezza della società multietnica, della cosiddetta integrazione attraverso il cosiddetto lavoro,  è abbondantemente scaduto.
 Ad esacerbare gli animi c'è pure un Presidente della Camera specializzato in "stronzate" xenofile quotidiane, in sfregio e in disprezzo di quegli Italiani che hanno subito aggressioni, furti, rapine, ammazzamenti, stupri e violenze d'ogni genere per mano di stranieri, ai quali la nostra magistratura riserva sempre trasferte ai domiciliari, franchige e forti sconti di pena, in omaggio a quel  nuovo ordine mondiale che prevede la "fratellanza universale" fra i popoli.
L'orrendo misfatto di Rovato non sarà l'ultimo della serie, purtroppo. E' già stato versato molto sangue italiano, quasi che  fossimo animali da macello. Le donne italiane in primis, sono state il bottino preferenziale di questi assassini vagabondi e balordi.
Ma che i nostri politici stiano attenti alle inutili ciance e alle futili  risse di Palazzo tra la destra che litiga con i suoi di destra, e la sinistra coi suoi  di sinistra : i frutti   dell'ira sono maturi. Non riusciranno a sacrificarci all'altare dei loro interessi. E nemmeno a quelli di chi dà loro ordini "superiori" di scuderia, specie a partire da dicembre  prossimo venturo con la messa a regime del famigerato Trattato europeo.
Aggiornamento: Al peggio non c'è mai fondo. Ora Fini, e i suoi finioti come un tal Filippo Rossi della sua fondazione Fare Futuro vogliono la cancellazione etnica e la cancellazione geografica dei nostri assassini e carnefici, e cercano di  imporre un decalogo-bavaglio alla stampa. Leggete assolutamente questo post dell'amica Mary di Orpheus. C'è solo da rabbrividire. Vogliono sterminarci senza nemmeno farci sapere chi sono i nostri carnefici.

20 November 2009

Le mani dei privati sull'ORO AZZURRO


Con la scusa che tutto ciò che è pubblico è in mano alle baronie (il che purtroppo è anche vero) si privatizzano larghi settori dei servizi nella speranza (illusoria) che diventino più efficienti. E  che ci sia maggior "trasparenza", "qualità" e "rispetto" per i consumatori. E' tutto da dimostrare. Ve le ricordate le vecchie ferrovie dello Stato ovvero  FF.SS? Beh, da quando sono state privatizzate in Trenitalia, i  treni sono più in ritardo di prima, ci hanno trovato pulci e zecche, le norme di sicurezza si sono allentate, le toilette sono delle vere latrine e per chi come la sottoscritta si è trovata a viaggiare mentre era in corso lo sciopero delle ditte appaltatrici delle pulizie, è stato un vero incubo. Già perché i tanto decantati "privati" questo fanno: appaltano e subappaltano. Ma forse sarà un caso.

Ma veniamo all'acqua che già scarseggia nel pianeta e viene chiamata non a caso,  l'ORO AZZURRO. Già le multinazionali hanno messo gli artigli sulle acque minerali, curative e termali. E già molte famiglie italiane sono costrette a spendere considerevoli somme economiche del loro bilancio,  se vogliono sapere  esattamente cosa bevono. Ora si  vuole, sempre secondo le direttive europee, privatizzare un bene irrinunciabile e indispensabile per tutti come l'acqua dei nostri rubinetti. Così, multinazionali per l'acqua minerale in bottiglia e multinazionali sui nostri rubinetti dell'acqua domestica. Quella che usiamo ogni giorno.
Dirò subito che ci sono delle ragioni per arrivare a tutto ciò. La nostra rete idrica è vecchia e obsoleta e il governo non ha denaro sufficiente per rinnovarlo da cima in fondo. Quindi ha bisogno di capitali privati. Ma il  punto è che poi tutto DOVREBBE essere ancora sotto il controllo governativo. Ma  sarà vero? Chi vende quote di servizi, non sono più suoi: è la regola. Se entrano dei privati vi pare che rinuncino a dettar legge? Bisogna essere degli ingenui per crederlo.
La sinistra ha poco da alzare la voce , tenuto conto che se fosse stata al posto dell'attuale maggioranza avrebbe risposto mestamente OBBEDISCO all'Europa, esattamente come i loro avversari politici. Questo lo sa anche quel demagogo Arruffapopolo di Di Pietro che ora lancia manifestini sull'Italia "disidradata".
Ma ciò non toglie che  il decreto Ronchi  appena approvato dalle camere, sia stato fatto passare in modo subdolo, poco trasparente e antidemocratico: a colpi di fiducia, tanto per cambiare. E ciò non  toglie che la Lega anche questa volta (come già fece per il Trattato di Lisbona) si è meschinamente accodata alle normative della Ue che prevedono una vera e propria deriva mercatista delle privatizzazioni, invece di mostrarsi fiera, ribelle e identitaria nel difendere le ragioni degli elettori italiani che ripongono in lei le ultime speranze.  Lo si è capito subito da come Bossi, mentre veniva  approvato il decreto Ronchi abbia attaccato surrettiziamente Fini sul tema immigrazione. Che c'entrava quella sceneggiata gratuita in quel preciso contesto?
Semplice, serviva a distrarre il suo elettorato sul fatto che si sono accodati anche loro alla privatizzazione  dell'ORO AZZURRO. E' stato come voler rassicurare: guardate che noi siamo sempre i leghisti duri e puri ed euroscettici  tutti d'un pezzo. Stornare il pubblico sull'annosa questione degli immigrati, significa gettare una cortina  fumogena sull'acqua.  Bene, è già il secondo grande scivolone della Lega, e molti di noi non sono così fessi da non averlo notato. BOSSI CHE ABBAIA, NON MORDE. A Bruxelles, d'ora in poi,  possono dormire sogni tranquilli.

16 November 2009

Il Somario parla inglese ma dimentica l'Italiano




Il grande scrittore e traduttore francese Michel Tournier dice che gli Inglesi sono i più disgraziati del pianeta, perchè esportando la loro lingua nel mondo, l'hanno perduta irreparabilmente. E io sono d'accordo. Specie dopo aver visto e sentito Trichet  della BCE, parlare Inglese con l'accento francese, poveretto! Come mai dalla lingua di Molière sono passati al Financial Language anche i francesi? E dov'è  finita la lingua di Shakespeare e di Milton, con tutte le sue sfumature e le sue sottigliezze ora che per il mondo si parla un povero e piatto inglese "veicolare"? Già questa parola che paragona una lingua a un mezzo di trasporto mi dà francamente sui nervi. 


Il nostro buon Somario Italiota di un mio post precedente non capisce ma si adegua all'AngloItaliese. Come? Usando un italiano contaminato e imbastardito di termini inglesi per sembrare più aggiornato e al passo coi tempi...Beh...non fatemi dire, "per sembrare più trendy", perché proprio non lo sopporto.  Magari non mette congiuntivi, o li mette al posto dei condizonali e viceversa. Non sa cos'è la consecutio temporum, scrive "celebrissimo" invece di "celeberrimo", scrive eccezzionale con due zeta, ma non rinuncia al solito inglese passepartout. "Ho fatto il planning della settimana. Devo partecipare a un briefing, con un brunch. Prenderò un volo low cost e poi ti mando delle news".

"Ci vediamo stasera a un Happy Hour per consumare un drink, mettiti l'abito più smart che hai nell'armadio e mi raccomando: che  il make up sia particolarmente glamour. Ti consiglio di ricorrere ad un centro di wellness".
Il computer col suo  informatichese  ci costringe poi a italianizzare verbi inglesi come "linkare", "loggare" o "bloggare"; ad aprire il "browser", fare "l'update" in luogo dell'aggiornamento. O un "refresh". Un orrore di Italiano dimenticato. Perfino le esclamazioni diventano angloamericane. Avete mai sentito nessuno dei vostri amici dire "WOW!?
Quanta  tristezza  mi fa  questa colonizzazione linguistica!
L'inglese te lo ritrovi nello sport con termini come "pressing", "dribbling"  (da cui il verbo angloitaliota dribblare), "assist", ecc. Ovviamente nel mondo degli affari e della finanza con "target" "input", "output" "budget", "spread". La psicoanalisi parla di "guilty feeling" invece che complesso di colpa e di "mobbing" invece di maltrattamenti sul lavoro. 
Anche i giornali fanno la loro parte: non sono più capaci di parlare di grandi "magnati" dell'industria o della finanza senza dire "tycoons". In politica il congresso di partito si chiama oramai "convention". Per non dire del summit internazionale!
Quando poi non sappiamo le corrette parole in inglese, ce le inventiamo. Come "stage" (pronunciato  steidz)  credendo che sia inglese, quando invece è francese. In francese, soprattutto pronunciato alla francese,  vuol dire "corso di formazione". In inglese significa  "palcoscenico". Un giorno una docente di Inglese madrelingua se la rideva per questo disinvolto uso di anglicizzazione generale made in Italy a proposito di stage  Al  che, incuriosita, le chiesi come si dicesse "corso di formazione" in Inglese e mi rispose"refreshment course". Imbarazzata domandai come mai nell'immaginario popolare italiano si continuasse a usare "stage" e "stagista" (per chi frequenta il corso).
"Per la stessa ragione che voi Italiani dite "una fiction" televisiva quando da noi si dice "tv movie".
Già,  a questo punto, tanto vale dire sceneggiato tv che almeno è una parola italiana e non  inglese maccheronico reinventato dai papaveri della RAI allo scopo di fare effetto.
Insomma gli Inglesi perdono l'Inglese, essendo diventata "lingua globalizzata". Anche gli americani  si inventano un ridicolo Italiano-che-non-c'è nel termine "pasta e fazul" (pasta e fagiol) o "spaghetti bolognaise"  e cioè inesistenti spaghetti alla bolognese, tenuto conto che Bologna è famosa per le tagliatelle o i tortellini o le lasagne, ma non necessariamente per gli spaghetti.   E gli Italiani parlano un pessimo inglese con termini addirittura taroccati, smarrendo irreparabilmente la lingua di Dante. Tanto varrebbe che ciascuno si tenesse la propria lingua e l'approfondisse meglio, invece di continuare a contaminare il proprio lessico con parole d'importazione, sfidando l'analfabetismo di ritorno.
Ma nel nostro volonteroso Somario  è previsto che domattina si vada a fare shopping invece che delle compere. Che i figli facciano un party di compleanno, invece della solita festicciola tra amici, che in serata si faccia un salto al pub in luogo del solito "ritrovo". E chi più ne ha più ne aggiunga. Ma le orecchie dell'animale di cui alla foto, si fanno sempre più lunghe.