Nessie New Logo

10 February 2017

Ariston, tribuna del LGBTQ





Oggi venerdi 10 febbraio, giornata delle Foibe che occorre ricordare in quanto non viene rubricata nel Calendario ONU. E tutto quel che l'ONU non mette in agenda, allora vale la pena di ricordarlo. Lo fa già in un ottimo articolo, Fausto Biloslavo, che proviene da quelle parti. Oggi venerdi è sant'Amaldo. Ma non è di argomenti santi e sacri, e nemmeno espressamente storici che intendo parlare, ma del Luna Park allestito al teatro Ariston di Sanremo e dei suoi messaggi nemmeno più subliminali.

Premetto che non è affatto obbligatorio sorbirsi ogni anno quella purga di cinque sere detta Sanremo. Cinque serate di lustrini, paillettes, ospitate strapagate ed estenuanti, luci stroboscopiche e psichedeliche da discoteca di quart'ordine che servono a sottolineare il ritmo di una musica-che-non-c'è; conduttori abbronzati e lampadati amici di Matteo Renzi, sciure Defilippi con vociacce da trans di Via Gradoli che abbandonano  i loro format  amerikani  su Mediaset per affacciarsi in Rai. Meglio uscire con amici a mangiare una pizza insieme, cosa che ieri sera ho puntualmente fatto. Però poi si rientra a casa, mentre la macchina del teatro Ariston sanremese va avanti fino all'una e mezza. E qualcosa trapela. Poi ci sono "i video civetta" sul web, pronti a immortalare le scene salienti per ricordare "quel che vi siete persi".


Ma soprattutto arriva la temuta pagina dei Tiggì del giorno dopo. E allora si sente un cantantino libanese poliglotta, famoso per i suoi falsetti beatlesiani (che originalità!) dire che non dobbiamo aver paura dell'Arcobaleno. Cioè delle rivoluzioni colorate di Soros & Co, che hanno deciso di mettere i 7 colori dell'iride in un sol colpo. LGBT e ora con Q che significa queery. E cioè la possibilità di essere in perenne transito da una di quelle 4 lettere all'altra, aggiungendone una nuova. È un termine-ombrello, che indica le minoranze sessuali e di genere più disparate, molto più riassuntivo e semplificativo:  quelle che possono facilmente saltabeccare da una "opzione" all'altra.

Mika il predicatore contro le discriminazione gay
"La musica cambia il colore della mia anima. E' molto bello essere di tutti i colori, se qualcuno pensa che un arcobaleno sia pericoloso perché rappresenta tutti i colori del mondo... beh, peggio per lui, lo lasciamo senza musica".

Magari, fosse vero!


E così, Mika il gay dai coming out clamorosi, riporta all'ordine del giorno, la causa Arcobaleno (ovvero LGBT e poi Q) sul palco dell'Ariston. Ne sentivamo tutti quanti l'esigenza!

"Al termine, sudatissimo, si asciuga con un fazzolettino offerto da Carlo Conti. Ed è proprio Conti a regalare ad uno spettatore il fazzoletto con il sudore di Mika. Un fuori programma carino". 

Un vero schifo, vorrete dire. Il kleenex è fatto per essere gettato nel cestino, non è la Sacra Sindone.

Ma il peggio doveva ancora saltare fuori. Stavo per andare a dormire quando sento annunciare un/una cantante straniera, una guest star  chiamata con una sigla: LP. Lì per lì ho pensato ai vecchi Long Playing di vinile, ve li ricordate?
Salta fuori un esile stelo di ragazzo piatto come una tavola, ricciuto con capelli lunghi bruni, giacchetta, pantaloni cascanti e sembianze anoressiche. Impossibile pensare che potesse essere una donna, nonostante gli orecchini a crocetta quale unico vezzo (li aveva anche George Michael),  un paio di pantaloni neri col cavallo basso, dato che  ogni  donna, anche se indossa un paio di pantaloni, ci tiene a non sembrare un sacco informe da corsa campestre. Canta, compone, suona l'ukulele e fischia, LP, e direi che anche il fischio è acuto e potente, di quelli maschili.
Mi sbagliavo: LP sta per Laura Pergolizzi americana di Long Island di origine italiane. Qualcosa non quadra nei suoi tratti somatici e apprendo da fonti internettiane che è lesbica dichiarata e che convive con una donna. Ovviamente si fa vedere lei, vestita da uomo in giacca e cravatta, piatta come un tavolo, con una vamp fasciata in abiti ultrasexy. Ecco il nuovo che avanza: avere davanti un alieno e non sapere se è una lei che sembra un lui, o viceversa.  Salvo poi venire a sapere che è una lei che si comporta da lui.
La cantautrice LP & Compagna

Due anni fa il Conti amico stretto di Renzi a cui ha dato anche uguale nome al suo figlioletto,  ci propina quell'uomo fasciato in abiti in  lamé, boa di struzzo e parrucca femminile  che però porta barba, basette e baffi, con quel nome che sta ad indicare due organi genitali (femminili, maschili): Conchita Wurst;  poi Elton John reduce da paternità surrogate di due figli attraverso "zie" che prestano uteri in affitto e ovociti. E ancora Ricky Martin,

Ricky Martin & Compagno
felice padre di due figli con analoghe alchimie. Carmen Consoli, ha sperimentato anche lei la maternità assistita, sola, con un bimbo senza padre,  mentre Tiziano Ferro  sogna una bambina "anche da solo".
Troppe, troppe coincidenze per non pensare che questo è un piano preordinato, una propaganda insistente, martellante, dispotica, autoritaria, portata avanti per legittimare la famosa Agenda, per mezzo di stelle, stelline e starlettes dello show biz che si prestano a fare da  testimonial.  E non c'è niente di più facilmente manipolabile degli adolescenti, che da sempre si identificano nei miti  della musica e dello spettacolo. E a loro che è obbligatorio far passare che l'idea che la famiglia non è solo quella "naturale" di papà e mamma. Che si possono avere due babbi, due mamme, magari con più zie.

Elton John e New Family


Tutte cose già stigmatizzate da Mario Adinolfi del Family Day, ma ecco il punto. I laici che fanno? Sono contenti di queste baracconate genderiste perennemente sotto i riflettori? Pagano un canone Rai per questo continuo lavaggio al cervello senza mai aver nulla obiettare? Lasciano le proteste solo ai gruppi cattolici, del tutto indifferenti ai criteri che dovrebbero animare la formazione di una famiglia?


Che cosa hanno a che vedere le canzoni con tutto ciò? La verità è che anche quello che il grande Carmelo Bene chiamava "l'intrattenimentaccio", non è più disimpegnato e fatto per svagarsi, ma serve a indottrinare. Loro non mollano mai, noi invece sì. Comunque sia, meglio una pizza con amici con la consapevolezza che la loro fottuta agenda la faranno continuare, anche quando uscite a cena per divertirvi. Show must go on, in particolare quando c'è l'Agenda da dover spingere avanti.

L'ultima la riservo a Bergoglio imitato dal guittone di regime  Maurizio Crozza, un soggetto che non poteva essere assente dal citato ridondante baraccone.
Ma ecco crescere e infittirsi il Mistero gaudioso:  è Crozza che fa l'Argentino che venne dalla fine del mondo,  o è l'Argentino che fa Crozza? 

06 February 2017

Gioco di Spie (troll, fake, flame war ecc)




Chi opera sul web da qualche anno, si sarà già  imbattuto nel fenomeno dei troll. Nel linguaggio di internet  dicasi troll  un  utente di una comunità virtuale, solitamente anonimo, che intralcia il normale svolgimento di una discussione inviando messaggi provocatori, irritanti o fuori tema. Scopo precipuo del troll è mandare a ramengo le conversazioni.  Flame war o flamer ne è il sinonimo, giacché il troll è un incendiario, un provocatore che punta a infiammare le conversazioni. Ma accanto al troll individualista che soffre  più o meno di turbe psichiche, ci sono schiere di eserciti reclutati per l'uopo.  Specie di questi tempi che il web viene prescelto per diffondere quelle notizie alternative delle quali la stampa mainstream ignora l'esistenza o non vuole di proposito  mettere a fuoco. Ogni volta che  su un forum di discussione sui giornali ci si avvicina alla verità -  toh! -   ecco spuntare il sabotatore-guastatore in veste di troll. Non abbiate paura di sembrare "complottisti": non spunta per caso e non l'hanno messo  lì a caso.

Meno facile è capire  che questi disturbatori dalla strategia ben definita, sono a libro paga. Sì, ma chi li paga? E chi può fare un lavoro tanto ripugnante, anche se ben pagato? Ce ne sono a frotte a libro paga detti "influencer" (in realtà preoccupati di non far prevalere l'influenza di idee scomode che non siano contemplate nel mainstream), e ne dà anche conto questo video su Leonida alle Termopili, al servizio di Renzi e del Pd:  300 troll, pagati con denaro pubblico. Suo consulente informatico e spin doctor è Filippo Sensi:

https://www.youtube.com/watch?v=HyhQCioGVPs

Non posso più  servirmi di video attivi prelevati da You Tube, perché ora ci sono strane leggi sui copyright e pochi giorni dopo te lo disattivano, ma vale la pena di aprirlo e di ascoltarlo.

Quel che mi lascia perplessa dei blog sui giornali, (anche quelli cosiddetti "di destra" come "Il Giornale") è la mancanza di risposte ferme da parte degli amministratori del blog (di solito cronisti di una certa fama) che lasciano il campo indisturbato e alla mercé di questi mostriciattoli, i quali applicano la strategia della provocazione. Eppure detti amministratori non sono così fessi da non sapere che la strategia della provocazione prevede diverse fasi, tra le quali l'ultima: applicare censura uguale per tutti e far chiudere il blog secondo questo prevedibile schema :

  1. Troll infiltrato che provoca e insulta
  2. Risposte spazientite del commentatore insultato
  3. Reiterazione della provocazione e dell'insulto da parte del troll
  4. Risposta collerica del commentatore
  5. Vittimismo da parte del provocatore che rigira le frittate a suo favore (solitamente sono anche vigliacchi affetti da masochismo).
  6. Provvedimenti di CENSURA indiscriminata uguale per tutti.
  7. Desertificazione del blog, relativo fuggi-fuggi ed eventuale chiusura
Per i troll in questione: Obiettivo Raggiunto. A questo si vuole arrivare, e gli "arruolati" lo sanno benissimo. I cronisti invece ignorano, o fingono di ignorarlo:  sono solo preoccupati della loro vanità, della Fiera delle Vanità. "Specchio specchio delle mie brame, chi è il più bravo del Reame?". E i commentatori creano l'effetto-specchio. Più sono numerosi, più vuol dire che "sono bravo".
Saltano fuori di tanto in tanto, i giornalisti,  a ringraziare se ricevono complimenti per i loro articoli o per le loro conferenze, o apparizioni in tv,  ma lasciano impazzare il (o i) troll:  dopotutto,  tutto quanto fa "accesso". E poi loro sono "liberali", al punto di non voler capire che la libertà finisce dove inizia il danno per qualcun altro. Ogni clic è una persona in più che accredita i loro siti. Succede in altre parole sul web, quel che accade in tv: l'importante è l'audience, l'importante è il clic. Che si tratti del clic del telecomando o del mouse, i risultati devono essere quelli: clic! 

Sbagliano. Spesso non si tratta di semplici disturbatori molesti e di guastatori-sabotatori in preda a turbe psichiche, ma di vere e proprie spie, arruolate dalla Ue per monitorare accuratamente il livello di "euroscetticismo", e per saggiare i loro potenziali  nemici. Non ultimi, anche quegli stessi cronisti che strizzano l'occhiolino alla causa anti-Ue e anti Euro, magari soltanto perché vi intravedono la possibilità di poter fare da apripista di cambiamenti, all'interno del mainstream stesso.



Ricordate le elezioni europee del 2014? Ne diede conto il Telegraph: tanti e ben pagati troll chiamati elegantemente "influencer", per saggiare il tasso di europeismo o piuttosto, del suo contrario. Altrettanti ne furono ingaggiati per far trionfare le ragioni del SI' al referendum, al soldo di Renzi e del Pd.
Può anche capitare che venga preso di mira il cronista che dà ospitalità a forum di discussione non gradite e considerate "non allineate". E' accaduto a Marcello Foa, in veste di avvertimento più o meno mafioso.

Ma  a dirla tutta, la maggior parte degli "avvertimenti mafiosi" tocca ai comuni mortali, ovvero i commentatori, nell'indifferenza quasi totale del gestore del blog, con ogni evidenza troppo compiaciuto dei suoi accessi.  O troppo impegnato a prezzemolare altrove.  Qualche utente è stato addirittura minacciato di morte da una tal trollazza plurinick ma che viaggia spesso sotto nome tedesco,  famosa perfino su google. Un altro utente è stato minacciato di confiscargli la casa, a causa di leggi sulla comunicazione scritta (i suoi post) di cui non sarebbe stato a conoscenza. Il tutto espresso in modo obliquo, ma comprensibile. Al gestore del  blog sarebbe bastato andare nelle impostazioni di disqus (piattaforma ormai in uso di parecchi giornali) e bloccare l'accesso del troll, (un gioco da ragazzi), proteggendo così i suoi commentatori. E invece, niente di tutto questo.

Come si riconosce un troll da un normale commentatore? Beh, è semplice. Il troll non dispiega mai una sua analisi dei fatti, non esprime  mai una visione del mondo in uno spazio proprio, ma si limita a fare il parassita (la zecca) dei commenti altrui. Si pone sempre al di sotto dei commentatori per irridere, deridere, disprezzare, sminuire, depistare, fare pulci, fingere di contro-informare, cercare di pigliare in castagna per delegittimare  le opinioni altrui. Oppure cambia argomento e fa volutamente dei fuori tema, pur di inzaccherare la conversazione. In questo modo il display dei commenti si presenterà confuso e ingarbugliato alla lettura.  Spesso dispone di vari account e di nick nuovi per portare avanti idee vecchie, sempre quelle. O assume false identità (fake) con una quantità di millanterie. Ma è sempre riconoscibilissimo dallo stile di scrittura (se così può chiamarsi) e nella strategia, dato che nella mia ultra decennale esperienza non ho ancora visto un troll che sappia esprimersi in più stili discordanti tra di loro (solo un vero scrittore-narratore lo sa fare) o impiegare più registri di comunicazione.
Se vedete un utente che ad esempio si mette con serietà nome e cognome in luogo del nome di fantasia,  ma che vi apostrofa con acrimonia e pretende di puntualizzare in modo pedante ed ostile, quello è un vecchio troll (magari una vostra vecchia conoscenza) con un nuovo account, reso più credibile dall'uso del nome e cognome al posto del nick.
Ecco un esempio della tipica way of life del troll qui descritta in questa intervista: 



Vivi sempre connesso?
Purtroppo sì. Abbiamo un software che ci consente di monitorare le discussioni a cui partecipiamo e quando c'è una notifica abbiamo poco tempo per rispondere. Se lasciamo "andare" o ritardiamo, ci viene scalato dal compenso.

Quanto guadagni per fare questa attività?
Beh, dipende. Se sono efficiente anche 4-5mila euro al mese.

Sono un sacco di soldi.
Sì, ma è una vita tremenda. Devi leggere decine di blog, forum, account facebook, tweet. Giorno e notte. Alcuni di noi non reggono, dopo un po' i loro nick "spariscono", non c'è modo di sapere che fine abbiano fatto.

--------------------------------------------------------------------------------

Eh sì, vita grama, vita da troll!  O meglio da Troika's troll. Il mondo va a  tr... , ma i troll gli danno una mano ad accelerarne il processo.

Perché mi sono occupata di questi immondi parassiti  fino ad aprire un topic specifico su di loro?

Soros e le sue tentacolari ong (in primis la solita Open Society Foundation) sta attivando la sua attività di CERCA-BUFALE (leggi: Censore Planetario). Si chiama International Fact-Checking Network (IFCN) ed è la rete di organizzazioni che ha sottoscritto i principi del Fact-Checking Code redatto dal Poynter Institute, uno dei più importanti istituti giornalistici e analisi media del mondo. Si tratta di una serie di norme e regole della cosiddetta  “buona informazione” (cioè quella mainstream) che serviranno a capire quando una notizia è vera e corrisponde a criteri di veridicità e affidabilità delle fonti. Il codice IFCN è stato accettato anche da Facebook che sta attivando un sistema di segnalazioni per gli utenti, delle notizie ritenute false.
Non poteva, una simile iniziativa che essere seguita a ruota e in modo acritico da Laura Boldrini che ha assodato una task force alla Camera con a capo un informatico, un tal Paolo Attivissimo,   cittadino svizzero.
Attivissimo (nomen/omen) si occupa di smascherare “bufale” (pur non avendo alcuna competenza specifica) e ci ha fatto sopra una sorta di impero mediatico di lucrosi guadagni. L'Acchiappabufale, lo chiamano anche l'Acchiappafantasmi, perché sostiene ("scientificamente", of course) di averne visto uno. Naturalmente lui dice che il lavoro di Acchiappabufale per la Boldrini,  non lo fa per soldi ma che ha solo un “rimborso spese”. Vedremo in seguito se è vero. In ogni caso lo Stato italiano deve pagargli costose trasferte dalla Svizzera all’Italia. Qui la notizia.

Aspettiamoci quindi, nel quadro delle nuove professioni del futuro anche quella del "troll accreditato", del "debunker istituzionale", dei "censori in cerca di Verità" (perdonate l'ossimoro) e degli Ologrammi in libera uscita in un calderone indistinto simile a quello delle tre streghe di Macbeth.



Il bello e' brutto,
il brutto e' bello
.
Fair is foul,
and foul is fair.

Analogamente il vero è falso, il falso è vero. Chiamateli come volete, ma questi alla fin fine sono spie e spioni del web nonché Guardoni del Sociale che fanno il gioco sporco

02 February 2017

Rivoluzioni colorate made in Usa, ma contro gli Usa




E' arrivato ciò che temevamo. Gli Stati Uniti, principale trampolino di lancio della globalizzazione, sono diventati l'ultimo prelibato boccone che i voraci coccodrilli oligarchici vogliono inghiottire, così da accelerare un governo mondiale a guida ONU. Dopo averlo usato come plancia di lancio per il mondo (la "dottrina dell'esportazione della democrazia" voluta dai neocon trotzkisti, succedaneo della dottrina marxista della "rivoluzione permanente") ora li vogliono destabilizzare. Rosa è il colore dell'ultima crociata sorosiana. Ma non è un think pink.  Ben sappiamo che i nemici interni  di Trump sono sempre i più temibili ed ostili. Ricordate la frase di Kissinger già diventato uno dei suoi celebri aforismi?

"In realtà, la globalizzazione è un altro nome con il quale si esercita il ruolo di governo mondiale a guida statunitense" ...

Beh, è arrivato Trump a scompaginare i giochi e tutto questo non è gradito. Ci sono in gioco interessi colossali e far saltare la globalizzazione, riportare in patria gli assetti industriali, la manifattura, le maestranze, dare lavoro a chi l'ha perso a causa della "distruzione della domanda interna" (copyright Mario Monti che se ne vanta pure), non è né sarà  propriamente una passeggiata. Senza contare che per gli oligarchi non deve esserci nel mondo un solo eventuale esempio di nazione sovrana. L'articolo di Zero Hedge tradotto da Voci dall'estero ha già fatto il giro del web. Prelevo alcuni passaggi:



"Nel frattempo, le brigate di Soros hanno già scelto il loro colore: il rosa. Stiamo vedendo la “rivoluzione delle pussyhat“, come spiegato su questo sito. E se pensate che si tratti solo di una piccola frangia di femministe lunatiche, vi sbagliate. Secondo le vere femministe lunatiche il “pussyhat” sarebbe un’allusione troppo sottile" (...)


(...) Io non sono un cittadino americano (avrei potuto, ma ho evitato la cittadinanza perché rifiuto di fare il giuramento di fedeltà), e l’unica lealtà che sento di dovere agli USA è quella di un ospite: non danneggiarli in modo deliberato, e obbedire alle loro leggi. Nonostante questo, mi rivolta lo stomaco vedere la facilità con cui milioni di americani vengono sollevati contro la loro stessa nazione. Ho scritto molto sulla russofobia in questo blog, ma ora vedo anche una profonda “americafobia” nelle azioni e nelle parole di quelli che oggi dicono che Trump non è il loro Presidente. Secondo loro, la loro micro-identità di “liberal”, di “gay” o di “afro-americani” sarebbe più significativa dei principi fondamentali sui quali è stato costruito questo paese. Quando vedo queste folle di detrattori di Trump, vedo ribollire il puro odio, non quello contro l’impero anglo-sionista o contro una plutocrazia travestita da democrazia, ma l’odio contro quella che definireste la “America semplice”, l’America ordinaria – la gente semplice tra la quale ho vissuto per molti anni, che ho imparato a rispettare e apprezzare, e che i seguaci della Clinton oggi considerano solo come l’America dei “deplorevoli”.

Mi sorprende vedere che la pseudo-élite americana nutre così tanto odio, indignazione e paura verso la massa degli americani, così come le pseudo-élite russe nutrono odio, indignazione e paura verso la massa dei russi (la parola russa equivalente a “deplorevoli” è “быдло” e suona come “bestiame”, “sottoproletari” o “plebaglia”). Mi sorprende vedere che le stesse persone che per anni hanno demonizzato Putin stanno ora demonizzando Trump usando esattamente gli stessi metodi. E se il loro paese deve scendere in guerra contro la gente comune – che così sia! Queste auto-dichiarate élite non hanno la benché minima remora nel distruggere il paese di cui pure sono stati parassiti e che hanno sfruttato per i propri interessi di classe. È la stessa cosa che hanno fatto alla Russia esattamente 100 anni fa, nel 1917. Spero proprio che non riescano a farla franca di nuovo nel 2017.

Tutto l'articolo qui.

Ma la cosa più inquietante e perfino irritante sono le dichiarazioni della Mogherini e del polacco Tusk di queste ultime ore.
Dopo decenni e decenni di complicità e omertà  verso tutti i delitti delle amministrazioni americane precedenti, dopo quasi un secolo di sudditanza psicologica e non, ora improvvisamente gli eurocrati si ergono a nemici giurati di un presidente legittimamente eletto e appena insediato.
 Gente "non eletta" gli dà lezioni gonfiandosi  il petto, in nome “dei nostri valori”. Ecco la dichiarazione della Mogherini in queste ore, riportata dalle varie agenzie:

"Come amica degli Stati Uniti, l'Europa ha il dovere di essere chiara in caso di disaccordo soprattutto se questo riguarda i nostri valori fondamentali. E certamente siamo in disaccordo con l'ordine esecutivo emanato dal presidente degli Stati Uniti il 27 gennaio. Anche molti in America sembrano non essere d'accordo".
"I nostri valori fondamentali?" E quali di grazia? Miseria, pauperismo, indebitamento forzoso, deindustrializzazione, sostituzione etnica e pure censura (è di queste ore il discorso pretestuoso di Tajani contro i social, le "fake news" e le bufale) nonché la sovietizzazione burocratica repressiva delle vostre istituzioni mai elette, contro i popoli d'Europa.

Fa pure ridere quando Lady Pesc puntualizza, sussiegosa:" In Europa abbiamo una storia che ci ha insegnato che ogni volta che qualcuno investe sulle divisioni e sui muri si può finire in una prigione". Così ha detto commentando l'ordine presidenziale di Donald Trump.  Forse si è già dimenticata che il partito dalla quale proviene ha fatto credere per molto tempo che quello di Berlino fosse un "muro antifascista", che a Est ci fosse la vera democrazia e il mondo libero, mentre a Ovest c'era l'odiato capitalismo. Federica Mogherini, donna  mediocre e senza talenti in un mare di smodate ambizioni.

Gli fa ecco il polacco Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo che sta per lasciare l'incarico a un maltese, il quale ha dichiarato da Tallin: "Gli Stati Uniti sotto la presidenza Trump” sono una minaccia esterna all’Unione Europea come Cina, Russia, terrorismo islamico”.
Non ultime, le reprimende di Antonio Guterres dell'ONU che ha chiesto a Trump di revocare il bando anti-immigrati.
Siamo alla Common Good Dictatorship, ovvero la Dittatura del Bene Assoluto. 
Non so come si svolgerà né quale epilogo avrà,  la vicenda umana e politica di Donald Trump, anni 71 che avrebbe potuto godersi in santa pace  con figli e nipoti, i profitti delle sue aziende insieme alla sua giovane e bella moglie, ma ha voluto giocarsela in questo progetto sovranista, certamente più  grande di lui. 
So però che il mondo che ci hanno preparato qui  in Europa è il peggiore dei mondi possibili.
La cosa più squallida e deprimente è come i nostri governanti mostrino zelo nel voler servire  fino all'ultimo rantolo, questo grande schema Ponzi bancario e bancocratico in via di collasso imminente che è la Ue. E come si affrettino a normalizzare questo infame progetto mediante la censura del web.  E' un po' come un rapinatore che prima ti lega mani e piedi per spogliarti dei tuoi averi, poi ti mette i cerotti in bocca affinché tu non ti metta a gridare.

Ora vorrebbero costruire in fretta la Superpotenza UE  da contrapporre all'America trumpiana in aiuto e supporto all'"altra America", quella dei Soros degli Obama, delle Clinton, la sola che essi ritengono  quella giusta, buona, sacrosanta e legittimata a governare.  Per  questo accelerano con le migrazioni dall'Africa.
Sarà quasi certamente la favola della Rana che si gonfia, si gonfia e si gonfia per somigliare al Bue, ma che alla fine  muore. Schiattata.




27 January 2017

Troppa carne al fuoco di Gennaio






Gennaio sta  per concludersi, ma ci sono  così tanti avvenimenti politici nazionali e internazionali che si accavallano e intersecano che sono costretta a fare un post cumulativo, dato che c'è molta carne al fuoco. Non abbiamo ancora finito di piangere i nostri morti  per terremoto e valanghe in Abruzzo che inflessibile Pierre Moscovici, il commissario agli Affari Economici della Ue,  ieri se ne  è uscito con un a frase all'apparenza ambigua: le spese per il terremoto dovranno essere considerate «separatamente» rispetto alla trattativa già aperta con Roma sullo 0,2% di deficit da recuperare con una manovra correttiva da 3,4 miliardi. Ci vogliono vedere rasoterra a Bruxelles e non ne fanno nemmeno più un mistero, parlando di eventuale apertura di procedimento di infrazione. Ci sono le imminenti elezioni tedesche e la Germania è quella che si mostra la più inflessibile. C'è da credere nello sdegno di Padoan che lamenta sulle conseguenze di una procedura di infrazione, o si tratta dell'ennesima farsa fra poliziotto buono e quello cattivo? La sottoscritta opta per questa seconda ipotesi. Mi viene da ridere quando sento Orfini del Pd che si scandalizza. Che si aspettavano i piddioti dai becchini loro padroni? Che gli facessero degli sconti per lo zelo fin qui dimostrato nel remare contro gli Italiani?


Andiamo avanti. Pare impossibile ma si possono comprare tre banche al prezzo di 1 euro. E sono proprio quelle banche che hanno fatto trovare pessime sorprese ai risparmiatori.  E' successo a Victor Massiah dell'UBI, il gruppo bancario lombardo. Comprare tre banche per un euro? È possibile, se le banche in questione sono tre delle quattro "salvate" (ndr: si fa per dire) dal governo Renzi a un passo dal baratro. E se il compratore è il solo che si sia fatto avanti. Con un euro in mano. Affare fatto. Ieri sera Ubi banca ha siglato il contratto per acquistare il 100% di Banca Etruria, Banca delle Marche e Cassa di risparmio di Chieti. Resta fuori la Cassa di risparmio di Ferrara, che non ha trovato nel quarto istituto di credito d’Italia il suo salvagente.  Ubi è l’unico nome che abbia manifestato un serio interesse per l’acquisto. Grazie al decreto “Salva-banche” del governo Renzi a fine 2015 CariChieti, CariFerrara, Banca Marche e Banca Etruria vengono alleggerite dalla valanga di crediti deteriorati che le ha travolte. Crediti deteriorati, ossia soldi prestati, mai tornati indietro e ormai difficili, se non impossibili da riscuotere. Lo schema di salvataggio funziona così: i crediti deteriorati vengono spostati nelle casse di una bad company e le quattro banche, sgravate delle perdite, rinascono come good bank.  

Così illustra il sito di economia wired. Voi ci credete a questo miracolo dell'UBI MAIOR MINOR CESSAT?

Se questo signore si compra banche fallimentari e indebitate per 1 euro (offerta ridicola ma pur sempre necessaria a mostrare che c'è in atto una transazione), è evidente che avrà i proprio tornaconti. Eppure i media lo fanno passare per un "benefattore": della serie, da Massiah a Messia. Per l'operazione Ubi farà un aumento di capitale da 400 milioni sul quale ha già siglato un accordo di garanzia con Credit Suisse e Morgan Stanley.Da aggiungere al conto c'è anche la richiesta di Ubi di ricapitalizzare nuovamente le tre banche, prima del passaggio di mano, per una ulteriore "pulizia di bilancio".


  • Troppa la carne sul fuoco di  questo gelido gennaio! E tra questa spicca la dichiarazione del futuro ambasciatore americano presso la Ue Ted Malloch.  "L'euro? Non credo che sia solo una moneta decotta, ma un vero problema - ha spiegato nelle scorse ore in una intervista alla BBC - per gli europei ma anche per tutti gli altri. La mia previsione è che sia destinata al collasso. Diciamo entro un anno, forse 18 mesi".


Malloch insegna alla Henley Business School. E su Unione europea ed euro ha le idee molto chiare. "Io vi posso dare un consiglio finanziario - ha detto alla Bbc - andate corti sull'euro, e non vi sbaglierete". L'intervista alla tivù di Stato inglese è stata rilasciata alla vigilia della visita del primo ministro Theresa May negli Stati Uniti, il primo incontro ufficiale con il neo presidente Donald Trump in vista di un nuovo accordo commerciale tra America e Inghilterra tagliando fuori l'Unione europea. (Andare corti, nello slang dei traders, significa scommettere sul breve termine o sul brevissimo. Più traders sono disposti a scommettere sul crack e più la vita dell'Euro sarà breve. Quindi ci saranno squadre di traders dall'una e dall'altra parte che guideranno la tendenza degli altri investitori. Una dichiarazione simile equivale ad una dichiarazione di guerra finanziaria.)

A Bruxelles gli euroburocrati le stanno provando tutte per imbrigliare la May. Ma per Malloch si tratta solo di "un inghippo da avvocati privo di senso politico". "È come quando ingiungi alla moglie da cui stai divorziando di non avere relazioni con un altro - argomenta - è un diktat del genere è destinato a non funzionare". Il professore si dice certo di una "rapida evoluzione del quadro politico" tanto da render possibile un accordo diretto con Londra senza interferenze europee. "Anzi - sottolinea - non mi stupirei se le prossime elezioni in Olanda, Francia e Germania provocassero un' accelerazione della disgregazione dell'Unione europea". (fonte Il Giornale).




  • Last but not least, il  pessimo Italicum riveduto e corretto, scaturito dalle diatribe della Corte Costuzionale, frutto del solito italiota compromesso fra le visioni contrapposte all'interno della stessa Consulta. Ballottaggio cassato da Amato e Marta Cartabia  (toh!  chi si rivede!) che, doveva servire come ordinato dal duo Napolitano-Mattarella, a bloccare i grillini. Resta invece in piedi il premio di maggioranza che era  già anche  la peculiarità del tanto vituperato Porcellum. Per l'occasione possiamo chiamarlo "Renzellum" con capilista bloccati. Non possiamo ottenere una corretta legge elettorale dal Parlamento i cui partiti pensano sempre ai loro tornaconti. E l'Italicum  così com'era all'origine era espressione di un "uomo solo (abusivo) al comando".  Non possiamo confidare nei giudici che sono pur sempre lo specchio di poteri,  di interessi, di uomini, di forze politiche e partiti. 
Si voterà in aprile? in giugno? nel 2018 quando finirà la legislatura? Quando verranno armonizzate le leggi elettorali fra  Camera e Senato, ovvero alle calende greche? Si accettano scommesse...


24 January 2017

Una valanga di sventure






Troppe vittime, troppi ritardi, troppi errori, troppe responsabilità  rimpallate l'un l'altro, da un ente all'altro, troppa incuria. Soprattutto stride non poco la latitanza criminale dei nostri politici sempre pronti a prezzemolare qua e là nei cosiddetti "eventi mondani", sempre a pavoneggiarsi sotto i riflettori dei "forum mondiali",  ma del tutto assenti nei luoghi impervi della sciagura.
Diciamo la verità, il crollo dell'albergo Rigopiano e i nostri connazionali intrappolati là sotto la slavina (parecchie  tonnellate di neve) al freddo e al gelo, sono un po' la metafora  di un'Italia che si sta portando addosso pesi e gravami più grandi di lei. A completare il mesto teatro delle sciagure ecco che precipita forse ingannato dalla nebbia,  anche l'elicottoro del 118  caduto durante il recupero di uno  sciatore ferito un una pista da sci. E nella sciagura è morto il pilota, il medico, l'infermiere, due tecnici del  Soccorso Alpino, non ultimo, anche lo sciatore stesso, già ferito. Non ci voleva che questa per aggiungere profondo rincrescimento, dolore e commozione  per i nostri generosi connazionali (foto in alto),  ad una situazione già tanto grave, i quali si erano già distinti nelle opere di soccorso dell'Hotel Rigopiano.  Le cronache ci ripetono nomi di località fino a ieri sconosciute: Campofelice (ironia del destino, il luogo della caduta dell'elicottero adibito al soccorso),  Farindola dove sorge (o meglio, sorgeva)  il citato Hotel Rigopiano. Campotosto dove c'è un lago, e dove si parla anche del possibile cedimento di una diga, nel caso dovessero continuare le scosse. Non c'è limite al peggio, in questo martoriato territorio già soggetto ad un numero incalcolabile di scosse sismiche.


I racconti incredibili dei sopravvissuti e recuperati alla luce e alla vita dopo 58 ore di  buio e  di freddo, i morti, i dispersi (11, mentre scrivo) che mancano ancora all'appello.  I bambini (quattro) tratti in salvo dalle braccia vigorose dei Vigili del Fuoco.  Ma si sa che i bambini hanno speciali anticorpi dovuti all' inconsapevolezza di cose più grandi di loro, al loro spensierato affacciarsi alla vita. Pertanto, sopportano e resistono meglio degli altri, con  tutta la levità che è gli  è propria.
Resta il dolore dei parenti, dei congiunti stretti,  per chi non ce l'ha fatta. L'angoscia di chi resta in attesa  dei dispersi, e che ora forse vorrebbe solo avere un luogo appartato nel quale piangere i propri eventuali morti, che però mancano ancora all'appello. Sì, perché come avviene anche in guerra, alla fine alla morte -  quella morte che Goethe chiamava non a caso "la prima notte di quiete" -  ci si rassegna; ma alla "sparizione" e alla "dispersione" dei propri cari no, mai
Su tutto, incombe  il baraccone mediatico degli esperti da salotto in tv, le ciarle e il chiacchiericcio pressanti, fastidiosi quanto inutili, il solito Circo Barnum già visto in altre tragiche analoghe circostanze. Un copione ben descritto da Billy Wilder nel film  drammatico "L'asso nella manica", film in anticipo di almeno 50 anni sui nostri catastrofici tempi, nel quale un giornalista senza scrupoli (interpretato da Kirk Douglas) organizza attorno ad un uomo rimasto accidentalmente intrappolato dentro  una cava, un magistrale carrozzone mediatico al fine di fare lo scoop e di dare una spinta alla sua carriera.



Poi le telefonate registrate di come, dove e quando fu ignorato l'allarme, prendendolo per uno scherzo da parte dell'operatrice della Protezione Civile.  Telefonata che ha una data e una registrazione precisa (mercoledi 18 gennaio h.18, 20). Valanga di sventure, ma anche valanga di colpe. Sarebbe bastato uno spazzaneve, un banalissimo spazzaneve inviato tempestivamente prima che la grande nevicata si infittisse,  e forse le vittime sarebbero ancora sane e salve.
Uomini, donne e bambini che da ore aspettavano nella hall dell'albergo Rigopiano di Farindola, sul costone del Gran Sasso, con le valigie fatte pronti a mettersi in marcia per tornare a valle e uscire da una situazione critica. Una partenza rinviata di ora in ora perché di mezzi non ce n'erano o chissà dov'erano. È arrivata prima la valanga che ha spazzato via tutto e tutti.

Sono d'accordo con Sallusti: "Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, deve al Paese più di una spiegazione: la neve era prevedibile, anche nella sua eccezionale quantità, le richieste di aiuto erano arrivate".


Inutile che Gentiloni volato dalla Merkel col superjet di lusso, salti fuori con la reprimenda del «non è il momento delle polemiche». Le polemiche se le deve prendere sul muso, eccome! E non solo quelle, dato che sono un innocuo buffetto, se lo paragoniamo alle sue responsabilità.  Per cominciare non si vanno a fare annunci di politica territoriale e  di sicurezza ambientale dal suo lecchino Fabio Fazio su Rete 3, da sempre rete ufficiale del PD. Non si danno poteri straordinari a Curcio e Errani (due emeriti 2 di Coppe), a disgrazia avvenuta. Ora perfino i media mainstream come il Corriere parlano di "vari livelli con competenze frammentate, un puzzle che i carabinieri forestali stanno ricomponendo mentre ascoltano i testimoni e i sopravvissuti e acquisiscono documenti".

Una cosa è certa: la catena di comando della Protezione Civile non ha funzionato. Forse nemmeno più la Protezione Civile serve a proteggerci dopo che hanno fatto di tutto per smantellarla dal suo interno, a seguito della cacciata di Bertolaso.
Restano comunque volonterosi ed eroici uomini del Soccorso Alpino, dei Vigili del Fuoco che fanno l'impossibile, dei veri miracoli; ma, come è noto, prendono uno stipendio da fame (1200 euro al mese), rischiano la pelle e si portano i guanti e altra attrezzatura da casa. Dovevano inviarne molti di più della trentina che si è vista nei primi giorni, ma non dimentichiamo tutti i tagli lineari  attuati da Renzi. 
Marco Minniti ministro dell'Interno dopo le sue esternazioni l'indomani dell'uccisione del terrorista tunisino di Berlino Anis Amri nel dicembre scorso, è passato rapidamente dal ruolo di Tupamaro iniziale a quello Desaparicido attuale. Unica nota positiva in tanta desolazione: il suo ius soli, in previsione per febbraio, per il momento è stato fermato. 
Un'ultima cosa. In epoca di "alta velocità" e di mezzi di comunicazione di massa,  mi si deve spiegare come si può lasciare 33.000 abitanti del Teramano senza luce, senza riscaldamento e  con viveri razionati, dato che molti anziani non possono muoversi dalle loro case e le strade e i sentieri erano impraticabili. Per non  dire dei poveri animali agricoli nelle stalle, molti dei quali morti assiderati, altri allo stremo e  in precarie condizioni di vita. E  pure dell'oblio totale nei confronti degli allevatori.  Invero, un grande livello di civiltà! 
L'Enel in compenso è un'artista  nell'importunare gli  utenti al telefono all'ora di pranzo e cena,  per le sue continue assillanti promozioni commerciali.


Si sta scavando ancora, ma le ultime residue speranze sono andate perdute e le prime bare sono già state salutate tra lacrime, palloncini e i fiori. Le istituzioni hanno inviato corone (ma non opere di bene).


Tanto dolore, ma anche tanta rabbia!