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14 December 2010

Fli Flop!

Lo dicevo io che l'onomatopea non prometteva niente di buono. E difatti. A parte il suono del Piffero per un partito del Piffero che si è autoproclamato tale, senza essere passato dal consenso popolare delle urne elettorali. A parte il continuo arrampicarsi sugli specchi del trio Bocchino, Granata, Urso. A parte il loro persistente vacuo abracadabra che nessun Italiano comprende, se non che si agitavano per mettere in atto  un golpe bianco, senza voto.  Ma soprattutto la violenza e la protervia di venire in tv a sputare sentenze, dopo aver mangiato per due anni nello stesso piatto, dopo essersi presentati con lo stesso simbolo per farsi eleggere nei vari collegi. Dopo aver sfruttato la vetrina "istituzionale" di Presidente della Camera per giocare in simultanea  all'arbitro e al centro-attacco.
Nel giorno e nella notte di Santa Lucia, Fini ha vissuto il peggior incubo che ci sia. E il Fli-Fli ha assunto un suono assonante: Fli-Flop!
Presto i suoi finanziatori e supporter lo scaricheranno e volgeranno le loro attenzioni altrove, perché in Usa vige il vae victis. Winner takes all, loser takes nothing.  Da quelle parti non si scommette a lungo sui bardotti. Bisogna segnare dei gol,   non degli autogol.
 
E ora per favore, caro sig. Presidente Pulcinella, apra bene gli occhi, le orecchie e la bocca (tre cose che finora ha tenuto ben serrate per convenienza)  e ascolti: dato che lei è anche il supremo capo della Magistratura, ci tolga dai piedi un personaggio in visibile contrasto con la sua terza carica istituzionale di Presidente della Camera dei deputati. O se proprio è in vena di regalare qualche premio o benemerenza durante una delle sue inutili cerimonie taglia-nastri, conferisca la vanga d'oro a Gianbecchino. Per il suo funerale politico. Perciò, requiescat. Ma  tutta questa lunga notte dei congiurati, è anche il segno di  requiem per la democrazia. Speriamo spunti l'alba di un nuovo giorno.

13 December 2010

La falsa democrazia delle oche ammaestrate



In attesa di vedere gli sviluppi circa il dibattito alle due camere sulla fiducia al governo, copioincollo questo indicativo articolo di Ida Magli dell'11/12 sulla democrazia e sul sequestro  che ne viene sistematicamente attuato. Magari nel nome della democrazia stessa e della "sacralità" della Costituzione.
Vorrei soffermarmi su due o tre concetti espliciti emersi nel pezzo: 1) chiunque può costituire un gruppuscolo autonomo senza legittimità elettorale e infiltrarlo in Parlamento con diritto di voto e di veto 2) la parola dei cittadini non conta più nulla e allora tanto varrebbe eliminare le elezioni 3) il calcio-mercato è sempre esistito dai tempi della nascita della Repubblica Italiana, ma solo ORA  i magistrati si appropriano anche dei processi di voto in Parlamento. Chiedetevi perché leggendo qui.

Oche ammaestrate e democrazia

I politici si sono abituati ormai da parecchio tempo a prendere in giro la democrazia; ne sono stati esempi clamorosi l'anno scorso in Europa le ripetizioni dei referendum per l'approvazione dei trattati tutte le volte che non si raggiungeva il risultato positivo desiderato dai Capi. Già allora i cittadini avrebbero dovuto rifiutare di tornare a votare, cosa però difficile da organizzare se non c'è almeno un politico o un partito che ne assume l'iniziativa. Il potere effettivo dei cittadini nelle democrazie è limitatissimo, soprattutto perché affidato totalmente ai partiti; ma diventa praticamente nullo quando, come sta succedendo oggi in Italia, i politici non tengono fede al loro dovere di delegati a rappresentare la volontà espressa dai cittadini. Capovolgendo il principio del cittadino-soggetto nella dinamica della democrazia, i politici se ne arrogano la veste di "soggetti" riducendo ad "oggetto" i cittadini, chiamati a dire sì o no ad ogni loro schioccar di dita come oche ammaestrate alla richiesta del loro istruttore.

Si rimane davvero sbalorditi di fronte al fatto che, malgrado il rispetto proclamato da tutti per la Costituzione, ovviamente nel suo spirito oltre che nella forma, e malgrado l'esistenza di numerosi istituti di garanzia preposti alla conservazione e al regolare svolgimento della vita democratica, nessuno protesti e soprattutto metta un riparo a quella che è un'evidente presa in giro della democrazia e di conseguenza la fine della democrazia stessa: la presenza in Parlamento di un partito che al momento delle elezioni non esisteva e che di conseguenza non è stato votato da nessuno. Qui non c'è rispetto dello spirito, ma neanche della forma. Non ci si può infatti aggrappare a quell'articolo della Costituzione, già di per sé molto discutibile, che assicura al parlamentare di non essere tenuto al "vincolo di mandato" per accettare e avallare il comportamento di Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati. Il giorno in cui Fini ha fondato un partito, nel quale quindi non era stato eletto, doveva semplicemente subentrare al suo posto il secondo eletto nella lista e la stessa cosa doveva avvenire per gli altri parlamentari iscrittisi al nuovo partito, con decadenza dal loro mandato. Insomma la semplice logica dice che un partito che non esisteva e che quindi non aveva partecipato alle elezioni, non poteva essere presente in Parlamento e questo non è soltanto il rispetto della logica, ma anche la salvaguardia della democrazia come potere degli elettori.

 L'attuale situazione di degrado del Parlamento in cui, una  cui, una volta dato da Fini l'avvio, c'è chi s'inventa da un minuto all'altro la fondazione di un nuovo partito per se stesso e i suoi due amici d'infanzia, le accuse di "calcio-mercato" per il passaggio dei parlamentari da un partito all'altro e perfino il ricorso alla magistratura per un eventuale reato di corruzione, testimonia soltanto una cosa: che la democrazia è a rischio. Il sistema democratico, infatti, è intrinsecamente fragile, affidato esclusivamente alla buona fede e al rispetto da parte di tutti sia della forma che della sostanza della sua struttura che si fonda sugli elettori, non sui partiti. Il fatto che nessuna delle istituzioni chiamate a tutelare l'essenza della democrazia siano intervenute a salvaguardarla nel momento in cui Fini ha violentemente distrutto il rapporto con gli elettori ponendo le basi di un colpo di stato (i colpi di stato che riescono meglio sono quelli che si fanno senza le baionette), è la prova della pericolosissima strada sulla quale siamo avviati. Non si può pensare che non si corrano rischi perché "si faranno le elezioni" (anche in Unione Sovietica e negli altri stati "democratici" si sono sempre fatte le elezioni). E' la "parola" dei cittadini che non vale più: questo è il punto. Tutto il resto non conta.
Ida Magli
 
 

07 December 2010

Delinquenza e immigrazione: il legame c'è e si vede

Purtroppo quel trombone del card. Tettamanzi della Curia milanese ha perso l'ennesima occasione per tacere e spero che  i numerosi amici cattolici che leggono e intervengono su questo blog, facciano le loro debite rimostranze, presso le autorità ecclesiastiche; o anche solo presso parroci, diaconi, sacerdoti, frati e autorità minori di loro conoscenza. Purché se ne parli.
Intanto occorre ricordare che un buon pastore delle anime, per prima cosa dovrebbe recare conforto alle famiglie che in queste ore sono angosciate e addolorate dopo la strage (poiché questa è) di Lamezia Terme, per la morte dei loro cari: sette persone che amavano andare in bicicletta.   L'arcivescovo della Diocesi milanese si è messo invece dalla parte del carnefice facendo tanta bella ideologia (ne sentivamo il bisogno!), allarmato che possa scatenarsi una caccia alle streghe nei confronti degli immigrati.
Il cardinal Tettamanzi dovrebbe chiedersi invece perché un poliziotto come Spaccarotella (quello dell'uccisione del tifoso Gabriele Sandri) è stato accusato d'omicidio premeditato, mentre abbattere  nel giro di pochi minuti sette uomini, per mano  di un marocchino drogato, privo di documenti e con auto non propria che crea l'effetto-bomba, l'accusa è di "omicidio preterintenzionale". Manco fossero capi di bestiame, invece di esseri umani.
Qui, invece di vera giustizia, giochiamo ai cavilli giuridici e  gli Italiani hanno capito perfettamente che da quando ci hanno rifilato quella patacca mondiale chiamata globalizzazione, salutata come "inevitabile" e "necessaria", in realtà sono diventati di colpo più poveri, più vulnerabili e meno sicuri. I  luoghi delle nostre città  che frequentavamo abitualmente senza paura, sono diventati all'improvviso simili a favelas degradate, già focolai di criminalità e illegalità diffusa. Curioso poi che i giornali saltino fuori come Vispe Terese, solo quando ci scappano i morti,  a commissionare sondaggi del tipo: "Gli immigrati sono un problema o una risorsa?".  Vota anche tu...Che domande! Cosa credete che rispondano i lettori in modo quasi plebiscitario?
 
Il cardinale, se è uomo di giustizia, dovrebbe chiedersi anche perché nel  caso di un'altra carneficina a Gorgo di Treviso, c'è una magistratura iniqua che rifiuta l'aggravante di efferatezza e ferocia nei confronti dei coniugi Pellicciari seviziati con sbarre di ferro ed uccisi dopo lunga agonia, evitando accuratamente l'ergastolo alle belve artefici di tali atrocità. I crimini stranieri sono forse meno gravi di quelli italiani di fronte alla legge? Sono questi gli elementi scatenanti del malanimo e della rabbia e della disperazione che ci pervade in queste ore. Ci vogliono morti, è questa la verità ed insieme  l'emergenza cui non si vuole provvedere. Occorre, da parte del ministro Maroni, dare un segnale forte e cacciare dall'Italia Chafik Elketani (nella foto) , l'assassino della strage di Lamezia Terme, che aveva già avuto dei precedenti con la giustizia.

Intanto, buon S. Ambrogio cardinale Tettamanzi, e che la coscienza le rimorda per tutto il Male che sta facendo agli Italiani. Giorno verrà che i mercanti  (nel suo caso, di falsa  carità) verranno cacciati ancora dal Tempio a suon di frustate. Dopotutto è già successo.

05 December 2010

Spogli, l'ambasciatore che porta pene

C'era una volta la diplomazia. Un'arte della civiltà europea che i tempi - ahimè - pare abbiano cancellato. Dopo aver sentito le varie voci dal sen fuggite dell'ex ambasciatore Ronald Spogli dell'amministrazione Bush (voci alle quali  io credo anche se a riportarle è l'avvelenatore di professione Assange di wikileaks), mi vado sempre più rendendo conto che gli Americani saranno dei buoni allevatori di bisonti e bufali, saranno dei bravi cow boy, ma che la loro politica estera è sempre più simile a  un rodeo. Rodeo, quando va bene. Innanzitutto rimando al post preso da
Fatti d'Europa  dove questo "ambasciatore" dall'italianissimo cognome, che per ethos non dovrebbe portare pene, si comporta invece come un rozzo bovaro che bistratta le sue pecorelle smarrite. Del resto, basta vedere i suoi tratti somatici. Più che un diplomatico sembra un ranchero e non datemi della lombrosiana. Inquietante l'atteggiamento imperiale nei confronti dei paesi "satelliti", che si ostina a chiamare "alleati", pur bistrattandoli. Quasi peggio del Komintern sovietico.
Già nel febbraio del 2009, l'ambasciatore Spogli, più ingombrante di un elefante in cristalleria, rilasciò una pesante intervista al Corsera dove si tacciava il nostro paese, di un paese in declino. Un addio al suo mandato di repubblicano che si apprestava a lasciare l'ambasciata italiana  di un paese che l'ha sempre ben accolto, destinato a suscitare numerose polemiche di cui parlai in questo post del 12 febbraio dello scorso anno.  Curioso che rilasciasse la citata intervista al Corriere  ai danni dell'Italia, proprio quando gli Usa si trovavano nell'occhio del ciclone della più devastante crisi economica del dopoguerra. Una crisi  pari, se non peggiore, a quella del '29 che trascina dietro di sé l'intero globo, spalmando il suo pervasivo debito su tutti quanti gli stati e i popoli. Ma è più facile sindacare nella pagliuzza che parlare della trave nei propri occhi.

 Invito ora i lettori a leggere e a riflettere sul post citato di Fatti d'Europa.

Gli Usa non starebbero, a detta di Spogli, di certo alla finestra a guardare senza agire, dopo che il capo del governo italiano si è avvicinato sempre più a Mosca."L'Ambasciata afferma d'essersi impegnata in colloqui con esponenti politici interni ed esterni al Governo, col fine esplicito di creare, soprattutto all'interno del suo partito, una corrente ostile alla russofilia di Berlusconi. Inoltre, non meglio precisati "pensatoi" sono stati ingaggiati per costruire una corrente d'opinione pubblica ostile alla Russia e, si compiace Spogli, «lo sforzo sembra che stia pagando".

Perfetto, ora abbiamo finalmente la pistola fumante di quanto questo blog ha sempre asserito. Chi vuole questa destabilizzazione governativa, ad onta del voto che ha premiato l'attuale maggioranza? A che scopo? Chi finanzia il pensatoio (think tank) Fare Futuro? Chi ha supportato e sussidiato dentro il PdL, il nuovo FLI finiota, un vero e proprio Trojan Horse nato per spaccare, come poi è avvenuto? Chi ci impedisce di accedere alla  differenziazione delle fonti energetiche nelle nostre trattative d'affari con altri partner? Chi lavora per l'affossamento delle nostre migliori industrie di stato come Eni, Enel, Finmeccanica?


Sono tutte domande che non necessitano neppure di risposte. Tanta palese tracotanza deve aver creato qualche imbarazzo perfino in Hillary Clinton dell' attuale amministrazione Obama, se poi si è affrettata a rassicurare Berlusconi nel suo recente faccia a faccia in Kazakistan, tessendo lodi sperticate alla sua lealtà e affidabilità di "alleato". Ma, è certo che excusatio non petita, accusatio manifesta.

Altri articoli correlati al tema diplomazia americana, qui e sull'affare Southstream e la campagna del Corsera condotta da Massimo Mucchetti qui.

02 December 2010

Caro Presidente, un suicidio non è uno scatto di volontà


Il suicidio non è uno scatto di volontà e lei ha fatto una gaffe disastrosa perdendo l'ennesima occasione per essere parco di dichiarazioni fuori luogo, caro Presidente Napolitano.
"Monicelli se n'è andato con un'ultima manifestazione forte della sua personalità, un estremo scatto di volontà che bisogna rispettare". Questa è solo una delle molteplici dichiarazioni udite in queste ore in questo paese dove la dissenteria oratoria sta diventando un'epidemia nazionale contagiosa. Un Capo dello Stato dovrebbe unire gli Italiani nelle sue dichiarazioni, non dividerli glorificando il suicidio che in questo caso è stato drammaticamente violento. Sgangherato, è stato anche il commento del giornalista "di destra" Stenio Solinas, che rimando a questo pertinente commento di Paolo Deotto di Riscossa cristiana, tanto per applicare la par condicio delle baggianate fuori luogo. Come stolto è stato Paolo Villaggio nel magnificare la "morte bellissima e coraggiosissima" di Monicelli.
Non potevano mancare gli sciacalli Radicali alla Camera che ne hanno subito approfittato per uno spot pro-eutanasia. C'è una crisi nera, parlano di smantellare il welfare e che ti fa la radicale Rita Bernardini? una bella orazione funebre a favore del beverone fai-da-te, chiamato "la dolce morte". Sotto l'egida del superstato etico europeo che benedice, applicando l'eutanasia obtorto collo. E questi sarebbero i liberali? Lasciate la morte al suo mistero trascendente. Un'eutanasia di stato è roba da dittature. Saranno ben contenti gli eurocrati di Bruxelles, così risparmiano pure sulla vecchiaia, tanto per far quadrare i parametri di Maastricht. Sei vecchio? solo? malato? depresso? Abbiamo per te la "soluzione definitiva". 

Grottesco anche Paolo Villaggio che ha parlato di ultimo sberleffo e ultima burla del regista. Va bene, che la morte ci spaventa, ma cari i miei bravi attori, ma la "buffa morte" fino a prova contraria, non esiste ancora. Nemmeno il sublime Shakespeare è riuscito a evitare la commozione e le lacrime  di Romeo in presenza dell'amico Mercuzio che nascondeva le sue mortali ferite con motteggi, frizzi e celie d'ogni tipo per ritardare la morte, che ineluttabile, lo raggiunse togliendogli il sorriso dell'adolescenza. La morte non fa ridere, non è dolce, non ci rende belli, e un suicidio non è uno "scatto di volontà", ma pur sempre un gesto di disperazione. Questa è stata la peggiore gaffe presidenziale del secolo. Ma i giornali, la ignorano e glissano.

Mario Monicelli è stato, insieme a Dino Risi e a Luigi Comencini,  un grande artefice  della commedia all'italiana, quella che ridendo castigat mores. Quando ci ha divertito non si curava di sapere se il  pubblico pagante fosse di destra o di sinistra. Ci ha divertito coi "Soliti ignoti", con "L'armata Brancaleone", con la trilogia di  "Amici miei", con "Totò guardie e ladri", "Risate di gioia" e molti altri film, senza chiedere una tessera d'appartenza ai suoi spettatori. Cosa è stata quell'altra banalità circense di festeggiare il "non funerale" con la banda che suona "Oh Bella Ciao?".
Non credo che ad onta della sua appartenenza politica, fossero queste le sue ultime volontà, tenuto conto che non ha avuto nemmeno il tempo di scriverle. Risponde il parroco di Madonna dei Monti con le note di Branca-Branca-Branca, leon-leon-leon suonate dalle campane della chiesa. E L'Italietta non riesce a uscire dal dualismo trombe-campane,  Peppone-Camillo di Guareschi. Manco fossimo fermi al '48.