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13 July 2021

Inventarsi le partite per raggirare i divieti

 


Il trucco c'è e si vede. Lo abbiamo visto nelle gimkane, nei caroselli, nei bagni di folla, nella coppa Uefa portata in giro con un bus aperto  per le vie di Roma come la Madonna pellegrina. Lo abbiamo visto perfino nell'incontro a Palazzo Chigi con un Draghi beato, sorridente e smascherato, come se la vittoria fosse sua. In Mattarella che nello stadio di Wembley pareva un gufo rannicchiato col complesso di inferiorità, ma  che poi ha alzato le braccia rinsecchite in segno di esultanza dopo il primo goal di pareggio verso la squadra inglese.  Per non dire degli abbracci visti a Palazzo Chigi, con un menagramo  in mascherina come Speranza messo  finalmente  lì nell'angolo in disparte (nessuna telecamera se lo filava manco di striscio).  Quel che voglio dire è semplice: se solo il calcio permette di disobbedire (come è giusto) a tutti i divieti liberticidi che ci hanno angariato in tutti questi 16 mesi, allora calcio sia! A Genova hanno sfondato i cordoni dei divieti sul numero chiuso per avere accesso ai maxischermi della piazza principale. Hanno tentato di mettere al pubblico,  la clausola di "mascherina, distanziamento, Green Pass", o altra App, ma non ci sono riusciti. Irrefrenabili! I tifosi  hanno sfondato transenne e picchetti. Del resto molti  governatori e i sindaci  hanno "consentito" l'installazione di  maxischermi per le partitelle secondarie come Ucraina, ,Svizzera, Portogallo ecc.  E allora come è possibile poi negare ai tifosi l'accesso alla finale Inghilterra contro Italia? Bisogna avere lo stesso sadismo di quelli che negavano la partita a Fantozzi proponendogli per l'ennesima volta la proiezione del film sovietico "La Corazzata Potemkin" con sottotitoli in lingua bulgara! E del resto, il regime comunista e tiranno è sempre quello delle assurdità idelogiche.

Ho guardato i comportamenti dei tifosi da una piccola angolazione e li ho pure fotografati. Il baretto della piccola borgata marinara che mi ha ospitato durante le vacanze si è allestito a proprie speso il maxischermo ex-aequo con i ristoratori vicini. Poi  hanno allungato i tavoli, permettendo ai tifosi di portarsi la "schiscietta" da casa. L'importante era consumare bibite. Sembrava di essere tornati ai primi tempi della televisione in Italia dove la  brava gente semplice si riuniva in quei bar nei quali c'era un teleschermo per i quiz di Mike Bongiorno.  La finale è andata avanti fino a tardi con tempi supplementari e  i rigori. I boati, le parolacce contro gli inglesi, i cori sgangherati e tutto l'armamentario di prammatica delle partite di calcio. Grido liberatorio finale a vittoria conquistata, bottiglie di spumante che si stappavano, mortaretti, bengalini e fuochi d'artificio lanciati sull'acqua, baci abbracci, saltelli insieme con lo slogan "chi non salta un Inglese è " e così  via. 

Due cose: sono stata umanamente contenta per la vittoria degli Azzurri, ma sotto sotto si è fatto largo il sospetto che sia stata la vittoria di "questa Ue" che detesto,  e che la "nazionale" di calcio si sia prestata ad un gioco più grande di lei,  contro i perfidi albionici della Brexit umiliati a casa loro. E del resto parla chiaro la copertina del giornale scozzese "The National" che ritrae il ct  Roberto Mancini in costume da "Braveheart". Ma ce n'è anche per loro, gli Inglesi.


I loro hoolingan che hanno picchiato selvaggiamente gli italiani, fischi all'inno di Mameli, il tricolore calpestato, si sono sfilati in fretta la medaglia d'argento dei "secondi arrivati", hanno abbandonato il campo e nessuna autorità inglese ha mostrato quel che si chiama "spirito  sportivo"., rimanendo lì sul podio, a fare da padrone di casa.  Sì, ce n'è anche per loro perché potevano risparmiarsi l'inginocchiamento ipocrita e stupido dei BLM, tanto più che poi nei loro social hanno violentemente attaccato i loro tre calciatori negretti, rei di aver fatto perdere la  loro squadra ai rigori. E allora a che gioco ipocrita giochiamo? Inginocchiarsi in solidarietà di gruppi marxisti violenti e promotori dell'iconoclasta  "cancel culture", per poi attaccare i loro stessi giocatori di colore nati in territorio britannico? E poi che razza di Brexit volete fare con un paese che permette perfino la sharia islamica nei loro tribunali? 



Ovviamente non condivido neanche lo spirito di  pavida accondiscendenza dell'inginocchiamento dei nostri. La Fiesta, ma che bella ma che bella questa Fiesta andrà avanti ancora a lungo. Dopotutto un po' di sabbia negli occhi serve a non farci pensare a quello che verrà e a quel che hanno in mente per tenerci ancora al guinzaglio.  Ma insomma, per il momento siamo al carpe diem. E già che ho citato il tormentone della Carrà, vale la pena di sottolineare che la "Carrambata" funebre in memoria della Raffa nazionale, è  andata avanti per una settimana con Virginia Raggi che ha consentito processioni su processioni di curiosi davanti  al feretro della soubrette , ospitato in Campidoglio. Tanto per non dimenticare: la Raggi fu quella  che istigò alle delazioni se a Villa Borghese c'era qualche malcapitato  che violava "il lockdown".  Detta istigazione alla delazione è stata fatta anche per le mascherine. I parenti delle vittime bergamasche (e non solo) non hanno potuto porgere nemmeno l'estremo saluto ai propri cari a causa di protocolli  volutamente disumani e crudeli. In compenso, ad una celebrità conosciuta solo in tv , sono stati  permessi interminabili cortei e affollamenti. La Raggi si vergogni. 

Ma consoliamoci.  Domani dopo gli "assembramenti" dell'allegra "variante Azzurra", saranno già in agguato i soliti lugubri  bollettini  sanitari con i corvacci menagrami dei virologi a cui l'onda lunga calcistica ha rubato loro la scena in tv. E' stato bello credere per un momento di esserceli tolti dalle palle, per il tramite del Pallone! 

S. Enrico

02 February 2019

Abbasso Sanscemo!


Giorno della Candelora.  Sarà un post frivolo quello che sto per scrivere, ma se c'è una cosa insopportabile è che  durante e dopo le festività di Natale fino a tutto gennaio, attaccano con il tam-tam pubblicitario su Sanremo. Devono creare l'evento e perciò creano anche grandi aspettative. Great expectations, oh yeah! Ai vari personaggi citati nella canzone "Nun te reggae più" di Rino Gaetano ci aggiungerei anche Claudio Baglioni, che i cattivisti come A. Ricci chiamano "la Baccante siliconata", a causa della sua faccia bella liscia e stirata dal Botox e del fisichino palestrato. Claudio Baglioni/nun te reggae più!

Il Festival dell'Unità si è trasferito, armi e bagagli, al teatro Ariston già da un bel pezzo: conduttori de sinistra, ospiti de sinistra, frecciatine velenose ai governi solo quando non sono di sinistra e viceversa, appelli ammiccanti e servili quando c'erano Renzi e Gentiloni; comici di sinistra, ospiti d'onore di sinistra,  messaggi subliminali e palesi di sinistra come le quote gay, le politiche gender LGBT e pure Q, coppie omo che parlano di quant'è bello adottare bimbi con uteri in affitto di madri pescate in Indonesia, grandi omaggi floreali di bouquet e corbeille dalla Città dei Fiori non più diretti a belle donne con abiti in grande spolvero, ma a uomini, magari vestiti e fasciati in lamé come donne sexy, ma che mantengono tanto di baffi e  barba caprina da Bafometto. Cantanti queer (?)  che fischiano come carrettieri e tanto altro caravanserraglio mondialista: tutto in vetrina e tutto in promozione per vendite all'ingrosso nel gran mercato eurovisione di Sanscemo. 

Con l'invadente dittatura mediocratica è impossibile ignorare Sanscemo anche se lo si vuole. Eppoi in 5 serate (dico, cinque!) va sempre a finire che magari una o due te le devi beccare lo stesso, perché ci hai la zia che lo guarda, o la nonna, o lo zio canzonettaro che magari lo guarda solo per il gusto di criticare, ma intanto lo guarda. O perché la contro-programmazione televisiva si comporta in modo assai ruffiano: agevola la Rai e l'evento canoro, invece di fare concorrenza.  
Ma più che altro, perché anche il webbete rifa il verso ai Media mainstream e ti piazza lì qualche video-civetta, qualche spezzoncino di polemica, di gaffe, di  situazioni del tipo "guardate cosa vi siete persi", eccetera. 
Sanscemo ha la stessa ingiustizia beffarda della vita, per questo non mi è mai piaciuto: non vince mai la canzone migliore. E' addirittura assai  facile che arrivino ultimi quelli che poi venderanno più dischi nella vita, realizzando per caso, la vecchia parabola evangelica del "Beati gli ultimi!".  E' capitato a Vasco Rossi, a Zucchero, a Carmen Consoli: tutti ultimi di Sanscemo che poi si arricchirono con le vendite discografiche.  Ma intanto, ultimi o primi, da lì bisogna passare. Ed è questa, la sua forza: una specie di casello autostradale ineludibile. 

Vengo alla "Baccante siliconata" e alle sue polemiche con Salvini sugli immigrati. Intanto, come ben detto da Jacopo, nemmeno io posso sopportare le sue canzoni con "magliette fini-fini", con "piccoli grandi amori" e "passerotti"  a base di ugola spiegata con quel suo  "vibrato caprino". Poi non sopporto il suo immigrazionismo che raggiunge perfino il masochismo. Ai tempi degli sbarchi di Lampedusa dove aveva una villa, subì furti con atti di vandalismo da parte dei suoi "protetti" che gli lasciarono perfino deiezioni sul letto in segno di sfregio. Per tutta risposta, lui canta in concerti di beneficenza per loro. Quando si dice la coerenza fino a tagliarsi i cosiddetti!
Ora con grande lungimiranza ha escluso dal premio alla carriera  Peppino Di Capri, per darlo a chi?  ad un morto: Pino Daniele.  
Non potevano darlo lo stesso alla memoria  del caro estinto, e confermarlo al buon Peppino, voce simbolo del miracolo economico italiano?
Il Sindaco di Saint Tropez, gli conferì astutamente una cittadinanza onoraria per aver promosso la sua località turistica che, grazie alle note del suo twist A. St. Tropez/ la luna si veglia con te/...,è diventata celeberrima. Così St. Tropez è famosa  certamente grazie a  BB, ma anche grazie al nostro PdC, creando un gemellaggio ideale con Capri. 

Pare, però, che sia scattata la Vendetta della Baccante perché il buon Peppino che ama la sua Capri (e chi non l'ama?) si è mostrato preoccupato dalle cattive intenzioni di usare le isole più pittoresche della nostra Penisola  per gli "sbarchi". Ci mancherebbe solo questo!  Su come è andata che il cantante e compositore caprese è stato escluso dal Premio alla carriera (e la sua è più che longeva), ne dà conto Imola Oggi. 

Peppino Di Capri e Salvini
Una decisione, quella di Baglioni,  che ha spiazzato molti, tra cui Al Bano. “Condivido il pensiero di Peppino Di Capri. Peppino ha dato molto alla musica lasciando una traccia forte in Italia e non solo. Un trattamento del genere mi sembra ingeneroso e  squalificante” dice il cantante all’AdnKronos -. Peppino merita non uno ma molti premi alla carriera. Alle volte in Italia accadono cose sconcertanti”, conclude Al Bano. 
Già. "Cose sconcertanti" da parte dei soliti noti che hanno messo artigli acuminati anche sull'industria dell'Effimero. Militarizzare l'Effimero rendendolo Permanente, è il loro motto. 



Questo sopra,  è un video di una cover di Peppino di Capri che interpreta un vecchio successo di Ben.E King (Don't play that song),  inserito nella colonna sonora de "Il Sorpasso", film gioiello di Dino Risi, con Gassman e J.L. Trintignant (scene del ballo sulla spiaggia). Beh, devo dire che senza nulla togliere al grande Ben.E. King, questa sua interpretazione è diventata per sempre il simbolo di quell'Italia spensierata e allegramente bighellona  che non è più. Grazie a Peppino che da vero  signore qual è, stempera già i toni della polemica sanremese.
Abbasso Sanscemo e la sua prevedibile  banalità politicamente corrotta! 

12 January 2018

Je suis Catherine Deneuve

Innanzitutto una precisazione: il manifesto ospitato da Le Monde  e firmato da 100 donne francesi che rispondono alla campagna #me too smarcandosi dalla caccia alle streghe contro il maschio molestatore, non è stato redatto da Catherine Deneuve. Le redattrici sono delle scrittrici e delle giornaliste che appaiono tra le prime firmatarie della lettera: Sarah Chiche ( scrittrice, psicalista e psicologa clinica) , Catherine Millet (critico d’arte, scrittirce), Catherine Robbe-Grillet (attrice e scrittrice), Peggy Sastre (autrice, giornalista e traduttrice), Abnousse Shalmani (giornalista e scrittrice). Lei si è limitata soltanto a firmarlo e a metterci come suol dirsi "la faccia", ovvero un volto e un nome famoso, insieme ad altri 100 nomi.  Ma pur limitandosi a questo,  apriti cielo! Se cliccate su google il nome e cognome  dell'attrice francese in queste ore vi compaiono i titoli delle più importanti testate al mondo con articoli della serie "bruci la strega". Tutto ciò è semplicemente sconcertante!

 Fare la "testimonial" per un manifesto non in linea con la pessima e mefitica aria dei tempi non è come farlo per il profumo Chanel N.5.  E'  quasi peggio che farlo per un pacchetto di sigarette ("il fumo uccide anche te") o per una pelliccia  "non ecologica".  Chissà se ne esistono ancora, dato che di questi tempi  si rischia la lapidazione solo a indossarne una.
Ho letto e riletto in originale detto documento e la sostanza può essere sintetizzata in queste righe:

Le viol est un crime. Mais la drague insistante ou maladroite n’est pas un délit, ni la galanterie une agression machiste.
"Lo stupro è un crimine. Ma rimorchiare con insistenza e in modo maldestro non è un delitto, né la galanteria un'aggressione machista".

Tutto questo ha fatto rosicare e  inacidire ancora di più le "nuove" (si fa per dire) femministe puritane made in USA convinte di parlare a nome di "tutte le donne del mondo". Le donne francesi e quelle italiane, nonostante il lavaggio al cervello, non pensano all'americana; non sanno cos'è l'isterismo e il puritanesimo e amano le galanterie e il corteggiamento da parte maschile, quando sta  nei limiti. Si rifiutano, pertanto, di vedere in ogni uomo uno stupratore, un violento e un omicida.
Si cerca  con queste campagne "mondiali" di omologare gusti, disgusti, opinioni,  di dirigere i rapporti tra uomini e donne in modo da scatenare una rabbiosa guerra tra i sessi, di  creare una vasta Inquisizione Globale all'insegna del Pensiero Unico e del Comportamento Unico.
Tuttavia qualcosa nell'ingranaggio si sta  inceppando...
Non si  può concepire che al mondo la pensiamo  a comando tutti quanti allo stesso modo!
Qui l'intero testo della lettera tradotta in Italiano della quale riporto altri significativi passaggi :

"In seguito al caso Weinstein una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne ha avuto luogo, in particolare nell'ambito professionale, dove certi uomini abusano del loro potere. Era necessaria. Ma questa liberazione della parola oggi si ritorce contro se stessa: veniamo intimati di parlare come si deve, di tacere quello che fa arrabbiare, e quelle che rifiutano di piegarsi a tali ingiunzioni vengono considerate delle traditrici, delle complici!"

"Tuttavia questa è la caratteristica del puritanesimo di utilizzare, in nome di un cosiddetto bene comune, gli argomenti della protezione delle donne e della loro emancipazione per meglio incatenarle a uno statuto di eterne vittime, di povere piccole cose sotto l'influsso di demoni fallocrati, come ai vecchi tempi della stregoneria."

Per le cento firmatarie “questa febbre d’inviare il ‘porco’ al mattatoio”, non aiuta le donne ma “serve in realtà gli interessi dei nemici della libertà sessuale, gli estremisti religiosi e i peggiori reazionari”. In più, proseguono, l’intera campagna rischia di “incatenare le donne al loro status di eterne vittime”.


Catherine e le altre confermano solo che la terra non è piatta e che le foglie in primavera e in  estate sono verdi, ma tutto ciò è bastato ad attizzare polemiche a non finire sui mainstream internazionali, sul web, sui social, presso i gruppi di femministe italiane e francesi (che ripeto, non sono TUTTE le donne, ma la solita minoranza rumorosa) organiche ai partiti come Ségolène Royal:

«Peccato  che la nostra grande Catherine Deneuve si unisca a questo testo costernante», ha twittato con sdegno l’ex-ministro  socialista Ségolène Royal,  dichiarando di voler indirizzare il suo pensiero «alle vittime della violenza sessuale, schiacciate dalla paura di parlarne» (fonte:Libération).

Ma la Royal l'ha letto bene il documento, o vuole che glielo traduciamo noi? Non c'è scritto  in nessuna riga che  le firmatarie plaudono ai violentatori e agli stupratori: semmai cercano solo di frenare questa deriva da caccia alle streghe (in questo caso della caccia al  "porco da esporre", tenuto con che l'hashtag femminista francese è #balancetonporc) dalla quale non ne  può sortire niente di buono. Questo dell'ex "moglie" di Hollande è il solito spirito da Piagnoni di Savonarola tipico della sinistra: chi non è con noi è contro di noi.
La Deneuve in passato è stata vicina ai socialisti di Mitterand e all'allora ministro della cultura Jack Lang di cui era amica (foto sotto). Ma le diserzioni alla chiesa rossa  non  vengono perdonate facilmente, specie nello star system. E con ogni evidenza,  il "non allineamento" non si addice ad un'attrice famosa. Non è la sola. Anche alla Bardot  i media non perdonano la  sua grande amicizia per Marine Le Pen,  e  ancor più, il  suo matrimonio con Gérard d'Ormale, grande amico di Le Pen  padre.

Catherine Deneuve e l'ex ministro della cultura Jack Lang 
Già Catherine fu  quasi messa all'indice quando prese le difese dell'amico e collega Gérard Depardieu allorché volle emigrare in Russia e chiedere la cittadinanza a Putin, dopo la legge Hollande contro i ricchi e il 76% di prelievo fiscale a loro carico, secondo uno strano bolscevismo made in France. Ma come? Catherine amica di un evasore fiscale? - le sibilò contro,  la stampaglia di regime.
Ah, questi ricchi!  Ma perché non restano tranquilli in Francia a farsi portare via i loro soldi nel nome della liberté, egalité e fraternité e  della Patria? Allons enfants de la Patrie...

Ma andiamo avanti con i social. Non poteva mancare l'insopportabile Asia Argento sempre volgare e inacidita:

“Catherine Deneuve e altre donne francesi – scrive – spiegano al mondo come la misoginia che hanno interiorizzato le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno”.



Il Fatto ha pubblicato il tweet dell'Argento sul Guardian, ma ecco la replica di un lettore: 

Dr. Giuseppe ●

Catherine Deneuve si conferma una donna di classe e di buon senso, oltre che una grande attrice,aliena dal vittimismo esasperato e capace di vedere al di là della facciata il rigurgito di ipocrisia bigotta travestita che c'è dietro questa vicenda e; fa piacere vedere che molte donne condividano, anche nei commenti, le sue sagge opinioni. Per quanto riguarda Asia Argento, per un uomo è meglio incontrare un personaggio dei film di suo padre che lei (Morgan avrebbe molto da dire in proposito). O è lobotomizzata lei o pensa che lo siano gli altri a credere ai suoi patimenti col produttore predatore, col quale però ha avuto una per lei conveniente relazione di cinque anni.

La Deneuve davanti al  busto della Marianna coi suoi tratti


Chi di tweet ferisce, di tweet perisce.  Ma poi, che carriera ha costruito Asia Argento, pur andando a letto col "porco" Weinstein, dal quale si smarca decenni dopo? Qualcuno ricorda i film di costei?  Forse rosica perché Catherine Deneuve (nata Dorléac, da una famiglia di doppiatori cinematografici) si  è costruita una  solida e apprezzabile carriera con grandi registi come Jacques Démy ("Gli ombrelli di Cherbourg", "Les demoiselles de Rochefort"), Luis Buñuel  ("Bella di giorno" e "Tristana"),  François Truffaut ("La mia droga si chiama Julie", "L'ultimo metrò"), Roman Polanski ("Repulsion") Marco Ferreri ("La Cagna"), Mario Monicelli ("Speriamo che sia femmina"), Dino Risi ("Anima persa"), Tony Scott ("Miriam si sveglia a mezzanotte"), François Ozon ("Otto donne e un mistero"), Lars von Trier ("Dancer in the dark") e  tanti altri film,  lavorando sodo, vincendo prestigiosi premi di riconoscimento, diventando un simbolo di seduzione, eleganza e charme, al punto che dopo BB, divenne  la seconda Marianna di Francia.

E' pure probabile che nel suo lungo percorso professionale di attrice, le sia capitato di dover togliere qualche mano di troppo dal ginocchio, senza bisogno di dover trascinare il molesto in tribunale, né di vestirsi di nero a comando come le colleghe d'Oltreatlantico,  né di fare la vittima; scegliendosi sempre con cura film di qualità, registi e partner nonché ruoli adatti a lei. In fondo,  la classe non è acqua e il suo  "oui, je suis Catherine Deneuve" non è solo lo slogan pubblicitario della Lancia, dato che la personalità conta qualcosa.




10 July 2016

Donne, avete rotto!





Rieccomi. Non starò sulle notizie, seppur deplorevoli,  di questi ultimi dieci giorni. Voglio invece scandagliare un tema che mi sta a cuore. Non se ne può più di sentir parlare di donne come fossero fenomeni paranormali alla stregua dell'asino che vola. Ci sono candidature per sindaci di città importanti? Proviamo a far volare il nuovo asino sopra al Colosseo, così si  compie il miracolo di rinnovare la politica che  diventa automaticamente virtuosa. O magari davanti alla Mole Antonelliana. Fasce tricolori, con filamenti in  oro che penzolano fino alle ginocchia per  le nuove Miss Sindaco. Manca l'orchestra e la passerella. C'è da nominare una gabelliera per l'Agenzia delle Entrate? Caduto Befera, ecco arrivare una donna per il fisco. E dato che è un personaggio  femminile (Rossella Orlandi), allora con lei  le tasse non possono che diventare  un "fisco amico". 
Donne alla Difesa che ovviamente non difende e lascia entrare in Italia oves et boves, come l'impareggiabile Pinotta che alle forze armate dice pure: "State sereni". Donne alle Riforme che non riformano come Maria Elena Etruria, donne alla Sanità come la Lorenzin,  perché si sa, se la ministra è donna, diventa automaticamente mite e altruista, una sorta di  Florence Nightingale, la signora con la lampada. 
All'istruzione? Manco a dirlo la cultura è donna. E la Giannini mentre scopre le tette al vento in Italia, corre in Iran a mettersi il velo. Lo fa per rispetto alle tradizioni "culturali" di quel paese, dirà. 
Donne, du-du-du, in cerca di guai anche al Ministero dell'Industria con la povera Guidi silurata.
La terza carica dello stato? Non poteva che essere monna Laura (non petrarchesca) Boldrini, pia dama di carità e di S. Vincenzo per conto dell'ONU nonché santa patrona e  protettrice degli scafisti. I vertici sindacali sono stati silurati e dopo la rottamazione di qualche vecchio papavero ormai inascoltato, hanno messo delle papavere e (delle papere)  alla direzione delle centrali sindacali: la Camusso (Cgil) e la Furlan Cisl).
La riforma ammazza-pensionati? Non poteva che essere ideata dalla rugosa inflessibile Dama senza mercé,  a nome Elsa Fornero, proveniente dalla Banca Mondiale.



Uteri in affitto e femminismo. . 

A proposito della Camusso, c'è da ridere perché si è detta pronta a offrire il suo utero in affitto. Alzi la mano  chi lo vuole. Ma poi la non più casta  e vecchia Susanna, non era quella che ai tempi del femminismo diceva l'utero è mio e me lo gestisco io? E che ogni due per tre tuonava contro la "mercificazione del corpo femminile"? Pare che ora sia di moda battere asta degli uteri arrivando a chiedere compensi stratosferici che si aggirano sui 350.000 euro a botta. Tutto è in  compra-vendita, anche l'utero, l'ovulo e ovociti vari. Che volete mai... E' il lato oscuro dell'emancipazione. Dopo il sesso sganciato dalla procreazione, ecco la procreazione sganciata dal sesso,  scissa e dissociata dalla paternità, dalla maternità e dalla famiglia che  è stata,  già da tempo,  mandata in rottamazione.
"Non fate figli come conigli" predica il Papocchio argentino. Che razza di film ha visto costui? Gli Italiani sono a nascite zero e le vere "fabbriche per figli-conigli" sono altrove. Fabbriche globali con uteri in locazione e ovociti, banche globali del seme. Senza contare tutti i "figli-conigli" che arrivano quale rinforzo demografico, dall'Africa e dall'Asia.  Nel silenzio-assenso di quelle che ..."l'utero è mio e me lo gestisco io". Il vaso di Pandora l'avete scoperchiato voi e ora sono guai.


Troika, Onu e altre calamità

Donne donne eterni dèi ai vertici della Troika con la commare secca dalle argentee canizie Christine Lagarde (FMI).
Cecilia Malmstrom, responsabile europea delle politiche commerciali, appartiene a quelle erinni  che non hanno nemmeno bisogno di chiedere. “Il mio mandato non arriva dai cittadini europei“. Lo disse in occasione dei negoziati sul TTIP che non deve nemmeno rispondere al popolo. E se ne vanta pure! Angela Merkel, una Mutti apparentemente paciosa, ma trucida e inflessibile, Hillary Clinton aspirante Giulio Cesare col suo we came, we saw, he died. E  tante altre baccanti siliconate, gorgoni e meduse dai volti inquietanti e dallo sguardo che impietrisce. Forse censureranno perfino la mitologia greca, dato che lì, i mostri erano quasi tutti donne. Brutti greciacci sessisti che non sono altro!
Di sicuro stanno rivedendo la dottrina cristiana arrivando perfino a ipotizzare la prete (o pretessa?) , la sacerdote (o sacerdotessa?) e magari anche la Papessa. Del resto si fa già nella religione anglicana e in molte chiese anglo-protestanti.
Sono riusciti a sconquassare le famiglie dando da bere alle donne la favoletta dell'emancipazione femminile. Ma una cosa è certa, chi se la passa peggio è il maschio. Se perde il lavoro, la casa e la famiglia è costretto a passare tutti i suoi averi alla Santippe di turno col rischio di finire alla Caritas a mendicare una ciotola di minestra insieme agli extracomunitari, di dormire in roulotte e di passeggiare sul cornicione di un palazzo minacciando di buttarsi nel vuoto, perché non gli fanno più vedere  nemmeno i suoi figli. Dimenticavo di aggiungere che i peggiori avvocati matrimonialisti ed espropriatori di  questi tapini, sono  donne, vere e proprie  Arpie del Foro.
Ma attenzione: se poi  il poveraccio prende una tanica di benzina e dà fuoco a una casa non più sua  con dentro la ex moglie, ecco  pronta l'accusa di "femminicidio". Vietato chiamarlo omicidio, perché contiene la desinenza "omo". E nemmeno genericamente assassinio o crimine. E' arrivato lo statuto speciale giuridico da parte dell'ONU che impone il muovo citato vocabolo nel diritto penale. I media si adeguano subito alla neolingua:  femminicidio qua, femminicidio là, ennesimo caso di femminicidio ecc.




Si prendono pure lo sport

Quello dei maschi, del resto, è un genocidio silente e bianco: spariscono, si dileguano per far posto a menadi infoiate e sgomitanti sui posti di lavoro.  In quello scarso mercato  del  lavoro che  ancora sopravvive deve avere la precedenza la donna, ovvero l'asino che vola, e cioè la minoranza (anche se poi numericamente è la maggioranza). E dato che è in quota Panda detta rosa, ecco la Pink Panda imperversare in tutti i talk show: politica, cultura, costume, società, e ora anche lo sport, specie il calcio.
Sì, perché per lo meno un tempo (che non è un'era quaternaria ma fino a poco tempo fa) un uomo che voleva  momentaneamente prendersi un po' di relax da quella rompic... di sua moglie, andava alla partita di calcio, o al bar a chiacchierare e a guardarsi la tele in santa pace coi suoi amici. Ma ora anche lì non c'è più trippa: le donne devono dire la loro in materia di pressing, di affondi, di traversoni, di cross, di assist, di rete e autorete, di falli, di marcature a uomo, di possesso palla, di cartellini gialli e rossi, di calci di punizioni, di rigori ad oltranza e di anticipi, di posticipi... Insomma, un martellamento che il povero Nando Martellini, in confronto a loro, era  quasi un dilettante.
Ce la mettono in tv, l'inquietante Musa Truccata del Calcio che sembra un mascherone da fontana, imbustata in abiti attillatissimi come una baldracca con gambe accavallate e scollature generose bene in vista, tacchi fetish vertiginosi, a parlare di quello che non farebbe mai in vita sua, per mostrare agli altri che tutti gli aspetti delle sua personalità sono armonicamente sviluppati. Uhé guardatemi, 'so gnocca, so' bbona e so pure parlare de carcio ogni domenica der domineddio. 
Sola, in mezzo a uomini allupati, ma guai a loro,  se poi si permettono un complimento pesante e greve: scatta l'ammonimento politically e sexually correct, brutti maialoni!

Donne e media

Per ciò che concerne il giornalismo, le donne hanno imparato in fretta dai loro colleghi maschi a fare interviste in ginocchio, servizi schierati, veline, domande graditissime solo al potente di turno. Così vengono avanti le Gruber,-Bilderberg, le Trilateral-Maggioni eternamente embedded, le Concite debenedettine, le Annunziate-Aspen, le Fusani-Huffington, le sciroppose  birigneo Bignardi al bigné.  In alternativa dovrete accontentarvi delle fabiane Gabanelli, croniste dette "antisistema", ma in realtà  sistematissime. O delle Bianche Berlinguer che hanno in uggia tutte le forme del nepotismo tranne il loro.
Tutte vere e proprie gatekeeper del potere, per non dire  volonterosi stuoini e zerbinotte.
Poi sfila la fitta schiera delle mezzebuste dei tiggì, delle meteorine che spediscono in pensione i colonnelli dell'aereonautica, perché arrivano loro: le belle della pioggia;  delle anchor woman, delle wonder woman, quelle che innalzano l'audience con qualche trovatina-format come i  balli sotto le stelle, le prove del cuoco, i  piccoli genietti della canzone che prendono il Volo, ecc.
Siamo perfino alla comiche.  Già, perché devono far ridere solo i maschi? Par condicio, please. Ed ecco le Littizzette che pensano di far ridere  gracidando a ruota libera volgarità a gogò che non strappano nemmeno l'ombra di una risata   Segno evidente che non basta essere brutte, per essere automaticamente geniali,  talentuose,  dotate  di vis comica in grado di saper  divertire la gente.

Web, blog, forum, social

Non va meglio sui blog e sui forum dei giornali. Cocorite saltabeccanti  e pervasive dall'ego ipertrofico che marcano il territorio informatico straparlando dei fatti propri nelle catacombe di disqus o sui social  trasformandoli in ammiccamenti e attizzamenti da Meetic. Se po' fa' ce l'hai l'email? Cyber bulle e bulliste, teppiste on line che adoperano un linguaggio da trivio anche peggiore di quello dei maschi. Alcune usano addirittura un truculento linguaggio sado-maso. Super trollazzone arruolate al servizio della Ue per venderci  per forza quella patacca detta Eurooopa. BOT e risponditori automatici a firma femminile,  molesti quanto inutili.
Blogger intellettualoidi che fanno sfoggio del loro "background sapienziale" per "piccoli lettori" in perenne bovina devozione: "Oh, quanto sei brava: grazie di esistere, grazie di vivere!"  E guai se qualche malcapitato osa dire alla Diva Intellò (la quale mette i suoi grediti gulturali bene in vista sul blog)  che impiega un linguaggio troppo oscuro ed elucubrato, non alla portata di tutti:  lei si fa gelida e sfingea,  facendolo sentire seduta stante, un povero analfabeta.
Ci sarebbe da parlare anche di maschi-lemming, quelli che hanno deliberatamente rinunciato al loro testosterone, ma questo è un altro tema di discussione. Perciò, al prossimo eventuale post.



Manager, Supermanager, imprenditrici, cape  (e kapò) 

Anche in Confindustria viene avanti la quota rosa. Ovvero le Pink Panda come la Marcegaglia, la Artoni, la Guidi e tante altre che hanno sfondato il "soffitto di cristallo". Tra l'altro non si potrebbe nemmeno indicarle con l'articolo determinativo femminile davanti al cognome: lo ha vietato la Fornero che pretende essere chiamata "Fornero" senza quel "la"davanti. Si portano avanti con l'unisex style, evidentemente. Non ho esperienza diretta su come queste manager e supermanager sappiano fare affari in Italia. In Usa, prendo a prestito la frasetta del film di Mike Nichols "Una donna in carriera" detto da Melanie Griffith : "Ho un cervello per gli affari e un corpo per il peccato". E corre pure la vulgata che, all'occorrenza,  girino col vibratore nella borsetta, per rilassarsi dalla vitaccia stressante di tipo maschile. Non so qui da noi.
L'esperienza di aver avuto una  donna per capo, però, non la consiglio a nessuno. Ti fanno grondare sangue, e se lavori bene, non si degnano di darti un minimo di soddisfazione e di approvazione. Semplicemente, fingono di non accorgersene ostentando noncuranza nei confronti dei dipendenti. Una di queste da me conosciuta,  riuscì, non si sa bene come, a far lavorare alcuni dei  suoi dipendenti perfino di domenica. Forse perché era una comunista convertitasi all'aziendalismo dell'ultima ora. Pensate un po': Stachanoff, più il Mercato, più l'essere un superiore- donna:  che triplice  letale mistura!
 Un mio parente stretto ebbe una supermanager di una nota multinazionale petrolifera per capo (o capa). Oltre ad aver grondato sangue e ad essersi accorto che da quando c'era lei,  si era creato in azienda un clima irrespirabile fatto di intrighi con una corte di ruffiani spioni che pullulavano intorno a lei, per anni non si degnò di dargli un aumento. Lui si prese una piccola vendetta alla fine della sua carriera durante la festa di pensionamento dicendole che non l'avrebbe dimenticata mai. "Pourquoi?" chiese lei compiaciuta (il super manager-donna era francese) pensando di ricevere qualche complimento galante.
"Perché lei è il mio unico superiore che non mi ha mai dato il becco di un quattrino d'aumento, in tutti questi anni".  Ma bisognava far risparmiare la Maison. Questo era il suo compito precipuo. E chi se ne importa della valorizzazione del personale, dei collaboratori e del "capitale umano"!

Mondialismo e donne

E' stato detto più volte che il Nuovo Ordine Mondiale conta molto sull'ascesa delle donne al potere con le quali  sostituire gli uomini: donne in politica, donne nell'impresa e nell'industria,  donne in economia, donne nella scienza e tecnologia, nella ricerca, nella finanza. Il perché lo si intuisce: abituati da secoli ad amministrare il potere, i maschi ne conoscono tutta la sua ambiguità e ambivalenza. Sanno pertanto esercitare la clemenza, il discernimento e la cosiddetta saggezza salomonica, al momento opportuno.  Neofita e parvenue del potere, invece la donna pratica il letteralismo e il dogmatismo, mostrandosi zelante e solerte (quando non un'esecutrice spietata) come una segretaria tuttofare in cerca di una captatio benevolentiae da parte dei superiori. Soprattutto non conosce pietas né clemenza  - prerogative maschili di chi è abituato da tempo,  a gestire il potere. Un esempio per tutti è la riforma ammazza-pensionati della Fornero dove prevale il suo "si doveva fare e si è fatto".  O la frase della Clinton su Gheddafi e la guerra in  Libia "we came, we won, he died".  In entrambi i casi  è un po' come dire: si doveva ammazzare e si è ammazzato. Molti altri esempi potete trovarli nell'ottusità unidirezionale della Merkel, nella crudeltà impenetrabile della Lagarde, nella frase dell'ineletta Malmstrom sul TTIP.
Ma senza dover prendere esempi così inarrivabili, è certo che la donna  oggigiorno è cambiata sì, ma in peggio. E a poco serve constatare che non è solo per colpa sua.
Del resto, che  i maschi vengano progressivamente condannati all'irrilevanza e le donne all'ascesa, lo si constata anche dalla pubblicità. C'è un uomo con un  ridicolo costume in pelouche da coniglio rosa di una nota marca di biscotti che suona la serenata davanti alla ditta dove lavora una bella e sexy ragazza vestita da manager visibilmente in carriera. Lui invece ha tempo di farle la serenata col banjo. Evidentemente è un "disoccupato" o un "esodato".



Morale di questa stolida favola: donne, avete rotto! Ma proprio rotto! Parola di donna. Figurarsi cosa ne pensano gli uomini che però, poveracci, non possono fiatare, dato che glielo vieta l'attuale polizia del pensiero  con i vari capi di imputazione che fatalmente fioccherebbero loro in testa: sessismo, maschilismo, fallocrazia, machismo , e via con le lettere scarlatte.
Mentre voi, se ci riuscite o donne, imparate (o re-imparate) a tornare umane. E' anche per il bene vostro e di tutti quanti. 

Pertanto come disse Ernst Junger in "Der Waldgang" (letteralmente, colui che passa al bosco, alla macchia) torni il Padre,  attorniato dai suoi figli,  mentre si presenta sulla soglia di casa brandendo la scure. 
 

18 November 2015

Allonsanfan...




In questi giorni  di "guerra al terrorismo internazionale" viene voglia di tirare una scarpa contro la tv da tante se ne sentono. Non va meglio con radio e giornali. Siamo attorniati da una retorica nauseante che rimbomba dappertutto. Anche gli stadi italiani di cittadelle minori dove giocano squadrette di serie C si sgolano e si spolmonano a intonare  la Marsigliese.  Allons  enfants de la Patrie di qui, allons enfants di là...colori blu, bianco e rosso proiettati in ogni stadio e su ogni edificio, la Tour Eiffel in tricolore, coccarde, spillette, segni indiani in blu sul volto:  Allez les Bleues! 
E' proprio vero che la patria è l'ultimo rifugio delle canaglie. Da quando hanno messo in piedi questa  Ue e abbiamo ceduto sovranità nazionali, ogni occasione è buona per sentirci rintontire di   inni patriottici. Prima di questo disastro, essere patriottici significava essere additati come pericolosi "fascisti". Qualcosa è cambiato evidentemente.
Tra le immagini che mi hanno colpito di più di queste giornate convulse dove si finge sgomento  solo per essersi coltivati nel tempo così tanti rettili in seno, c'è quella della ragazza incinta che penzola dal balcone del Bataclan aggrappandosi con le mani alle inferriate. Qualcuno ha scritto che è l'immagine -simbolo di un'Europa sospesa: imbelle, impaurita, confusa e incapace di reagire. Forse questa neomamma poteva trovare un concerto con una band dal  nome meno malaugurante. Andare ad ascoltare gli Eagles of Death Metal, non è il massimo per un nascituro.
Giovane donna incinta appesa al balcone del Bataclan

 Ma quella che le ha battute tutte è il Pianista sull'Oceano degli Sfracelli che, appena dopo la strage,  intonava, imperterrito, "Imagine" di Lennon, un inno al volemose bene universale. Non era però così fuori tema, considerato il testo che finisce quasi come uno slogan pubblicitario di una multinazionale: "and the world will be as ONE" .
E al ONE world ci siamo arrivati. Nel sangue, ma ci siamo arrivati. Ora poi siamo a ONE WAR for ONE WORLD.  Oh yeah!

E a proposito di Lennon, in questi giorni abbiamo avuto il Beatle tarocco di Crema Beppe Severgnini che dalle pagine del Corserva incita i ggggiovani  a mantenere, imperterriti  e imperturbabili,  lo stesso stile di vita. 

"I ragazzi europei escano per strada e vadano ad ascoltare musica e a ballare, stasera, nelle nostre belle città autunnali. È il modo migliore di rendere omaggio a chi venerdì sera è entrato al Bataclan, e non è più uscito."

Ve lo dice il Sever che portare il lutto è poco moderno. Odiare chi ammazza? Ma no, è controrivoluzionario. Espellerli?  è razzista. Essere prudenti? E' retrò. Bisogna ben facilitare il lavoro di quei poveracci che sparano addosso agli innocenti. Raga', correte a ballare tutte le sere. Trovatevi un'altra Rock Band col nome della Morte. Lasciatevi accoppare. Forse non vi salverete la pelle ma lo stile di vita è garantito. Questione di styling.

Ce lo ripete con altre modalità anche il Bergoglione: "Niente porte blindate...", "Porte spalancate per tutti".  Quale bergoglìo argentino dal Cupolone!
Riprende il motivetto "Non ci faremo rubare il nostro modello di vita" perfino il bigio Mattarella oggi a Firenze. 




Canzone prossima ventura, per la prossima strage: "Nothing's gonna change my world" ritornello ossessivo, tratto da  "Across the Universe", ancora di Lennon quand'era nei Beatles.
Niente cambierà il mio mondo. Oooooommmm!


Si può errare, non si deve aberrare. Non si può salvare un occidente che non sa e non vuole mettersi in salvo  e in sicurezza.

26 August 2014

Attali e il "poliamore" ai tempi della crisi

Credevo ci fossero  i polimeri, le fibre poliammidiche o il polipropilene quand'ecco venir avanti  un nuovo vocabolo: poliamore, un temine che sembra quasi un suo derivato chimico.  Heathcliff e Cathy in "Cime tempestose" e l'amore esclusivo che trascende e  travalica perfino la morte? Vecchie favole letterarie, secondo Jacques Attali,  l'economista di Mitterand cooptato anche da Sarkozy (ah, i tecnici bipartisan!). E perché mai il povero Werther avrebbe dovuto suicidarsi per Carlotta? Tanto c'è il "poliamore"  e avrebbe avuto modo di consolarsi. Idem  per Giulietta e Romeo.  Leggete un po' l'intervista e fatevi qualche idea.
C'è la crisi, in molte famiglie non si  rimedia il pranzo con la cena, non c'è  lavoro e come è noto,  chi non lavora non mangia. I padri separati vanno mendicando un piatto caldo alla Caritas, a forza di pagare alimenti a moglie e figli.  In compenso questa raffinato cervellone ti piazza lì il poliamore, quale nuova droga del povero. E' democrazia anche questa, Bellezza! Non lo sapevi?
La cosa sconcertante è che un economista-banchiere si interessi molto di quel che avviene nella vita sessuale e affettiva degli individui. Ma allora è vero che il progetto oligarchico punta alla manipolazione diretta dell'uomo e non è una paranoia complottista. Che je frega a un economista  uso a indagare su spread e PIL,  di  venir a ficcanasare in quel che fanno gli individui in camera da letto? E'  evidente che chi detta legge in  ambito monetario,  si arroga pure il diritto di creare  tendenza in ogni ambito della vita umana.
Tanto spreco di intelletto per arrivare a non capire che durante i periodi di crisi gli individui hanno bisogno di "certezze" (anche affettive e amorose) e di coesione sociale, e che gli allegri baccanali e saturnali  proposti  da questo lunatico fuori di testa, hanno poco a che vedere con il fatto che in  primis ci si riempie la pancia e ci si mette un tetto sopra la testa. Risulta lampante che la "fibra polimerica" del Poliammmore è un'altra delle diaboliche  armi di distrazione di massa. D'ora in poi non si dirà mai più "il grande Amore della mia vita", ma "il piccolo Poliamore dei miei brevi istanti" . Riporto per intero l'intervista con tanto di nessiecorsivo evidenziato in verde.


Leonetta Bentivoglio per La Repubblica

È possibile contare su una dimensione interiore dove il rapporto è “per sempre”? Affrancato dal dubbio, dalla contingenza e dalla fragilità? Insomma: esiste la fedeltà? Oppure, capovolgendo la prospettiva: esiste un’infedeltà accettabile e non subita? Libera dal timore che sia infranto un patto?
Il riferimento può applicarsi non solo a una persona. Si scelgono un ideale o un interesse o un luogo, come oggetti della nostra fedeltà. L’opposto è lo sfasamento traumatico fra la realtà e le aspettative personali, le norme che regolano il gioco e la loro rottura. Asimmetricità dolorosa nel territorio sensibile delle relazioni umane.


Per smussare i rischi di questo campo minato dai sentimenti, sarà opportuno affrontare il discorso a partire dallo sguardo lucido e cattivo (non in accezione morale, ma per aritmetica perentorietà) di un celebre economista, Jacques Attali, già eminenza grigia di Mitterand (lo nominò come speciale consigliere all’epoca della sua presidenza della Repubblica) e in seguito rimasto sulla cresta dell’onda politica francese collaborando con Sarkozy.


Stratega dei massimi gruppi economici del pianeta, Attali è un personaggio interessante e discusso per i suoi guizzi di originalità. Esperto di globalizzazione e macroeconomia, annovera tra le sue competenze una vasta conoscenza della storia della medicina e della storia ebraica (l’ultimo libro è il Dizionario innamorato dell’ebraismo , pubblicato da Fazi a fine 2013). Inoltre spicca, nella sua poliedrica bibliografia, una serie di provocanti analisi della coppia in termini sociali. Un suo volume del 2007, "Amori".


Storia del rapporto uomo donna (in Italia uscì nel 2008), esplora con passo sistematico le caratteristiche, in diverse epoche e culture, del legame amoroso: in senso sessuale o emotivo, platonico o erotico, imposto o spontaneo, religioso o laico, omosessuale o etero. Il saggio suscitò scandalo ipotizzando la fine della monogamia. In nome della nostra indagine sulla fedeltà, tocca a lui valutare, alla luce del presente, quanto fossero affidabili quelle previsioni.
«Un pronostico non è un augurio», attacca l’economista, «ma la segnalazione di un orientamento collettivo che si basa su dati concreti. Tutto converge nel suggerirci che, tra qualche decennio, la monogamia sarà un anacronismo (avete fatto di tutto perché le cose andassero così, cominciando con "la rivoluzione sessuale" di Reich). I processi descritti in "Amori" si stanno verificando. Lo prova per esempio l’evoluzione rapida del matrimonio omosessuale».
Cosa intende?
«Parlo della trasparenza ( siamo alla glastnost  come aberrazione pornografica dei sentimenti). Capillare e inevitabile. Ogni cosa è esposta e visibile (già che ci siamo rendiamola pure tracciabile). Ciò che un tempo era clandestino oggi non solo è socialmente accolto, ma stipulato da un contratto. Da tempo il poliamore è una prassi diffusa, benché non manifesta. È stato calcolato che più del dieci per cento dei bambini, in Occidente, sono nati da rapporti extraconiugali e crescono con un padre che non è il loro, pur pensando di esserlo. Nell’ottica trasparente, la fedeltà di tipo monogamico sarà considerata un’impostura e un residuo di consuetudini barbare (se è per questo,  più barbaro e tribale della poligamia e  della poliandria non c'è nulla. Parola di antropologi come Malinowski».
C’è invece una fedeltà poliamorosa? Sembra una contraddizione in termini.
«Il poliamore è compatibile con la fedeltà perché può esserci fedeltà anche nel mutamento, divenuto congenito: viviamo in una tirannia del consumo che ne ha fatto un precetto esistenziale. Possono imporci di votare oggi Berlusconi e domani Renzi, ma di stare per sessant’anni con la stessa persona? (buona idea: rendiamo marionette intercambiabili anche mariti, mogli, fidanzate e fidanzati)
 A che titolo si dovrebbero avere due case e due cellulari, e non più amori? ( Appunto,  giusto ieri sono andata  davanti al giudice a cambiare cellulare,  pardon, marito). Se tutti non cambiassero di continuo automobile ed elettrodomestici, l’economia crollerebbe (ah, brutto satanasso, finalmente l'hai detta: il cambio continuo e costante di partner serve a rilanciare il PIL). Nella libertà moderna si rivendica il diritto di non scegliere. Meglio: di scegliere un congiunto nell’istante, senza che ciò pregiudichi la scelta di un altro poco dopo (instant husband or instant wife: oh yeah!).
Quest’attitudine si farà sempre più accentuata, e la trasparenza porterà all’affermazione del diritto ad avere molti amori, omosessuali o eterosessuali, ma più spesso dettati dalla bisessualità, inclinazione che sta velocemente aumentando (o affiorando alla luce). In analogia col networking, ci sarà il netloving : un circuito amoroso nel quale si potranno avere relazioni simultanee e trasparenti con più individui, che a loro volta avranno molti partner». (ogni click un diverso amore, tra diversi ed uguali. E' proprio vero che la vita è tutto un click).
La fedeltà resta comunque un valore reclamato con violenza nella coppia, come testimonia la cronaca nera quotidiana.
«Il femminicidio è un estremo sbocco reazionario (parola questa in grassetto, che è  come il  poliamore; cioè inventata da  voi, artisti della neolingua). Il poliamore rappresenterà la punta più avanzata delle società sviluppate, e il fatto che questa tendenza appaia oggi sempre più plausibile e ravvicinata produce un’esacerbazione dell’idea di fedeltà legata al matrimonio borghese. C’è chi si aggrappa angosciosamente a un passato in procinto di svanire.È come un film col suono in ritardo sull’immagine. Si glorifica con ferocia l’indissolubilità della coppia proprio perché questa è in stato d’emergenza. Ma l’evidenza del futuro resta il poliamore, da non confondere con la poligamia, che implica appartenenza. Nel poliamore invece nessuno apparterrà a nessuno. Le donne, tuttavia, remeranno contro». (Evviva! siamo all'eliminazione della proprietà , delle case, dei beni, dei risparmi,  degli amori per tornare  alle case promiscue con  stanze senza porte come durante il Bolscevismo)
Perché lo pensa?
«Perché, mentre assistiamo al martirio delle donne, monta l’ostilità delle femmine verso i maschi. Basta vedere come vengono trattati i mariti nei divorzi, sia dal punto di vista economico sia nella brutale determinazione al controllo esclusivo della prole. Inoltre il cosiddetto sesso debole guarda al tema della fedeltà o infedeltà maschile da un punto di vista sempre reazionario (ma non dovevate emancipare le donne e renderle tutte femministe, quotarosate e rivoluzionarie? Ora improvvisamente sono diventate  tutte "reazionarie"?). La fedeltà monogamica è economicamente utile alle donne in quanto le garantisce».
Non è piuttosto un principio necessario alla stabilità sociale?
«No. Penso  che si vada verso la poligenitorialità (ecco un altro bel termine orwelliano,  scaturito dalla sua mente perversa! invece di figli di madre e di padre si dirà "figlio di Uno, Nessuno, Centomila), fondata sull’avvicendarsi di madri e padri, un po’ come già accade parzialmente nelle odierne famiglie allargate. I figli saranno allevati da un unico genitore o da altre coppie, e i genitori biologici potranno condividere le responsabilità educative con i nuovi compagni e con gli ex, con gli ex degli ex e con estranei. Tutto si muove in tale direzione, comprese la pratiche di procreazione assistita, che condurranno a separare sempre più la riproduzione dalla sessualità e dall’amore» (cioè figli di  fredda provetta).
Vede allontanarsi tra loro anche le sfere di amore e sesso?
«A lungo termine sì. O a breve. Osservi i giovani: vige una sessualità svincolata dall’amore e legata all’amicizia. In Italia so che si parla di “scopamìci” (curioso che per meglio suffragare le sue tesi, citi idiozie internettiane infiltrate  per l'uopo proprio da quelli come lui).  D’altro canto conosco amori incrollabili dove non c’è sesso. I matrimoni bianchi. Numerosissimi».
È lecito supporre che esisterà sempre chi accorpa le diverse funzioni?
«Nella libertà del poliamore ci sarà anche quest’opzione». (ma sì, famolo strano, polivalente e polifunzionale con tanto di poligenitorialità !)


28 May 2013

Libero Fischio in libero Stadio

Premetto che non sono tifosa e che quando vedo una partita di calcio, spengo la tv o cambio canale. Questo se sono da sola. Siccome in famiglia mi tocca convivere tra tifosi (da poltrona, per fortuna), qualcosa alle orecchie di quanto avviene, mi arriva fatalmente. Avrete notato in questi giorni come Napolitano si è schierato contro "il razzismo negli stadi" in molte sue esternazioni, "esecrando il fenomeno". Mario Balotelli è considerato la "vittima" dei fischi e dei buuuu. Ora una cosa è opinabile: non si può dissentire dal carattere rissoso dell'uomo, indipendentemente dal colore della pelle? Evidentemente no. Il fatto di essere di razza negroide (le razze per chi non è daltonico come l'ONU obbligando gli altri ad essere altrettanto, esistono) lo consacra automaticamente "vittima" delle discriminazioni, secondo la vulgata del politicamente corretto.
Gli antichi Romani creavano e riservavano alle masse, un vasto contenitore di malcontento allargato negli anfiteatri e circhi affinché potessero accettare le ingiustizie sociali tra Patrizi e Plebei (il famoso "panem et circenses").
Evidentemente il livello di barbarie e di dispotica tirannide in cui siamo sprofondati oggi, non concede nemmeno più questa arena di franchigia. Da tempo, lo sport è oggetto di mordacchie e di museruole davvero impressionanti. Come il recente fatto di questo giocatore aborigeno in Australia di nome Adam Goodes che se la prende con una piccola tredicenne, denunciandola alla Sicurezza e facendola cacciare. Ovviamente il Gigante poi è stato costretto a mostrarsi magnanimo con la Bambina in quanto minorenne, incolpando i suoi genitori. La notizia qui. Detta prodezza, ha incassato gli elogi del primo ministro australiano Julia Gillard, la quale evidentemente ha applicato il "metodo" Cecilia Malmstrom.
Chi scrive è contraria alla violenza fisica negli stadi (specie all'introduzione di spranghe e armi improprie e contundenti). Ma va sottolineato che ora i sistemi di monitoraggio sono sempre più capillari grazie all'elettronica (la tessera del tifoso, i sistemi di videosorveglianza). Che bisogno c'è accanto a questi, di voler controllare, monitorare e mettere la censura anche ai fischi, ai pensieri e alle parole o ai cori di disappunto? Libero fischio (o libero buuu) in libero stadio, dovrebbe essere la regola, per chi guadagna compensi astronomici. In un certo senso, fa parte del contratto. E', insomma, un rischio contemplato a cui, in un passato recente , i giocatori si sono sempre adeguati.
Il Nuovo Ordine Mondiale  sta correndo alla velocità della luce, ma sa di avere la coscienza sporca. Pertanto, prima crea e impone ovunque il meticciamento universale su modello Usa (e il calcio, sport "mondiale" per antonomosia  col suo "calcio mercato" plurietnico di giocatori, ne è il suo laboratorio di prova), poi strangola chi non lo accetta. E questo in tutti gli ambiti della vita pubblica e privata. Oltre lo sport.


Qui l'articolo in lingua originale con relativo video.

Articolo correlato: L'intervista di Ida Magli sulla Ue e il NWO dal titolo "I nostri governanti vogliono ucciderci".   

21 January 2013

Bambole, giaguari, golpisti e manettari

Ignorare la campagna elettorale purtroppo non si può, a meno di andare a vivere in un'isola deserta. Non chiedetemi di fare esternazioni perché sinceramente quando vedo il proliferare di liste e listarelle, quando vedo la pelata di Bersani o la listuccia rachitica e grigiastra di un Monti che si è tolto il loden per cinguettare sul web, quando vedo i capelli incatramati con asfaltatura di Berlusconi, sto male. Ora si sono aggiunte la marcia del Quarto Stato di Ingroia, il magistrato che non si è ancora dimesso dalla magistratura. Ha raccolto dietro di sé una serie di togati che da grandi vogliono fare i politici: il già collaudato Di Pietro, De Magistris:  tutti in salita (come si dice ora) per la politica.  Chissà mai...Per aspera ad astra.  Ci sono due parole ricorrenti che mi hanno colpito in questa campagna: società civile e civica (lista civica di qua, lista civica di là). Tutti, in quest'affanosa Fiera delle Vanità-Volgarità rincorrono la cosiddetta "società civile". Intanto in nome di questa, si riciclano politicastri di vecchia data, che ovviamente rappresentano lo "zoccolo duro" di voti e clientele. Il tutto, mescolato a qualche faccia  giovane meno nota.

"Uhé, ragassi...Siam mica qua a pettinar bambole", "Siam mica qua a smacchiar giaguari", dice Culatello Bersani che sceglie di proposito un registro comunicativo da...bettola, da pacche sulle spalle col vicino di partita a carte. Ma dietro a quella falsa bonomia si nasconde un uomo zelantemente obbediente e prono ai poteri forti. Basta leggere quanto affermato da Goldman Sachs. Il bello è che i postcompagnucci se ne vantano pure.

Tra bicchieri di Bonarda e partite a tre sette, leggete un po'  cosa dice di lui Credit Suisse:  punta sulla sua vittoria perchè sa che sarà costretto a far propria l'agenda Monti e ad allearsi con lui.
Dunque quella classe operaia che non esiste più perché il lavoro è stato allocato altrove, può star tranquilla: Finanza rossa la trionferà. Anche perché le profezie che fanno i banchieri, si avverano sempre.

Tanto per non farsi mancare di nulla c'è pure Gatto Silvestro con l'orecchino. Mai con Monti, mai con Casini, dice infatti Nicki Vendola del Sel. Mai con Vendola, replica CaltaCasini. Transeat per il povero Fini, dato che anche andando in pellegrinaggio a Monti-Goldman,  c'est Finì. Vuoi scommettere che per uno strapuntino in più saranno obbligati a  fare tutti quanti comunella? E del resto la profezia di Crédit Suisse è stata chiara: vincerà Bersani per allearsi con Monti. Perciò - tié - beccatevi anche uno  sVendola bandiera bianca, quale insignificante gregariuccio di un'accozzaglia  già benedetta dalle banche d'affari internazionali.  
Mai con Bersani lo dice pure Ingroia. Vuoi scommettere però che se il Priapo di Arcore aumenta i suoi suffragi con la Lega (nella quale si diceva "mai col Cainano") Ingroia dovrà ingroiare il rospo calvo di Bettola? Beh,  dopotutto è sempre meglio dei serpenti nella giungla del Guatemala.


Il Carnevale elettorale di febbraio sta già allestendo i suoi  gremiti carri allegorici di macchiette, nanerottoli, bambole, giaguari, golpisti gesuitici che da gabellieri si improvvisano tagliatori di tasse (oltre che di teste), manettari giustizialisti, politici che fanno i comici involontari, comici volontari che fanno i politici involontari. Venghino signori, venghino!...
Intanto nessuno ci dice come ci salveremo dalla mannaia di Equitalia, chi ci libererà dal Redditometro, chi ci sgraverà dalla Tares, chi ci toglierà per davvero l'IMU, chi darà lavoro ai disoccupati, chi accenderà i caloriferi nelle scuole in cui gli studenti stanno in aula coi cappotti addosso (in alcuni Comuni non hanno più soldi), come usciremo dalla trappola Ue,   e se va avanti così solo una cosa è certa:  il Carnevale finisce male.

27 May 2011

Indignados speciali o i soliti noti de sinistra?


Santoro da Gran Mestatore mediatico qual è  ,  in una delle sue puntate televisive lamentava il fatto  di non vedere ancora nel nostro Paese profilarsi all'orizzonte una "primavera araba all'italiana".  E nemmeno un movimento di "indignados" come quello spagnolo. Gli risponde laconico Belpietro che basta andare a Milano o a Roma e c'è almeno un corteo al giorno ma che lui  forse non se n'è accorto. Ovviamente per l'industria mediatica se "l'evento" non c'è, basta crearlo. E ieri (giovedi 26)  cosa ha fatto don Michele? Spedisce la sbarbatella dalla voce espressiva come una chitarra scordata Giulia Innocenzi nelle piazze di Madrid a gridare: "Michele! Michele!...".
Ma arrivano o non arrivano los indignados anche da noi? E se arrivano chi sono e chi tira i fili di questo movimentismo che spunta come un fungo per poi sparire o trasformarsi in un altro mutante? Di Pietro ha già detto che se arrivano lui e i suoi viola ci saranno. L'avanzo di comunismo trotzismo Marco Ferrando (ex rifondarolo in dissenso con Bertinotti) ha detto che ci sarà anche lui; potrebbero esserci pure i vendoliani e i grillini. Grillo assai modestamente si è assunto la paternità del movimento ispanico dichiarando di esserne l'ispiratore. Insomma, los indignados son sempre loro e capirai che novità.
Si parla di banche , di finanza e qualcuno raddrizza già le orecchie pensando che stia per nascere un movimento antimondialista. E invece no. Potrebbero essere le solite astute élites mondialiste che gestiscono il dissenso. E del resto i "no global" o i "new global", i seguaci della Naomi Klein  e del suo "No logo" cos'erano, se non un dissenso autogestito dalle stesse élites o che ne facevano comunque il gioco? Bruciare bancomat o tirare molotov contro i centri commerciali , i Mc Donald e le banche è un modo certo per ottenere la riprovazione e l'ostracismo popolare, tutto a vantaggio dei nuovi "benefattori dell'umanità" mondiale.  Della serie, o il nostro progresso o la barbarie dei casseurs.  E'  una vera un'alternativa, non c'è che dire.
Intendiamoci, i motivi per protestare i giovani europei li avrebbero tutti. Sì, ma contro chi? Contro gli "invisibili della Finanza"? Contro i loro governi ostaggi delle élites sovrannazionali? Perché allora non marciare  direttamente su Bruxelles, sulla City londinese o su Wall Street?
Intanto il  24 maggio 2011 l’ECON  (Commissione del Parlamento europeo per i problemi economici e monetari) con accordo unanime consente alle istituzioni centrali dell’Ue di accettare dagli Stati nazionali il loro oro, a titolo di garanzia, nel quadro degli interventi comunitari relativi all’EMIR (Regolamento europeo delle infrastrutture di mercato).
Tradotto in parole povere: l’Ue potrà d’ora in poi confiscare l’oro dell’Italia (2451,8 tonnellate), del Portogallo (382,5 tonnellate), della Spagna (281,6 tonnellate), della Grecia (111,5 tonnellate), ecc.

Il che significa un monito tremendo: non osate mai più ritornare alla lira o uscire dall'Eurozona, poiché non riavrete indietro il vostro oro nazionale (qui la fonte di informazione. Soprattutto qui sul sito Zero Hedge).
Ma tutto questo los indignados spagnoli e, prevedo anche quelli futuri italiani, non lo dicono e forse nemmeno lo sanno.
In compenso -   c'è da scommetterci - sta già nascendo la solita sociologia spicciola da salotto per fare l'eterna socio-analisi degli "indignados", quale "movimento di massa" creativo e autenticamente democratico. Insomma il solito polverone depistante e fuorviante. Già... democrazia, la parola più sputtanata che ci sia.

19 February 2011

I bigné sciropposi di Benigni



Dal sito Dagospia - Lettera 14
Ritengo Benigni un fenomeno da baraccone scaduto. Mai mi è piaciuto, perché si dà tanto da fare per piacere. Non lo guardo, non tanto per il sentimento di repulsione che mi suscita, con quella parlata toscana già di per sé urtante e da lui accentuata in un crescendo volgare e contraffatto, ma per il totale disinteresse per la sua arte, o così definita, da attore itinerante, quello per intenderci sempre pronto ad adattarsi a seconda del luogo. Enormemente sopravvalutato e ora icona del popolo anti-berlusconiano che allieta con le sue battutine sceme; anche lui sicuramente un mezzo disoccupato il giorno in cui il Cavaliere non ci sarà più. Ma sì, certo, non è immortale, non preoccupatevi.
Sarà dura poi con Rosy Bindi! Certo che la toscanità dei due è da delirio. Urla, strepiti, confusione. Ma Benigni pretende di passare per intellettuale. Gli si attribuisce una lettura di Dante insorpassata. Ma ascoltatevi Sermonti, quello sì che Dante lo conosce e non ne fa uno strumento da centinaia di migliaia di Euro a serata!
Wizardofoz
(da Libero) Questa volta si farà pagare. E, a quanto risulta dalle indiscrezioni, mica poco. Roberto Benigni, per salire domani sera sul palco dell'Ariston potrebbe incassare duecentomila euro, forse pure di più. Pensare che l'ultima apparizione in Rai l'aveva fatta a titolo gratuito, partecipando al programma di Roberto Saviano e Fabio Fazio Vieni via con me. In quell'occasione, però, il comico doveva difendere una buona causa: c'era da parlar male di  Berlusconi in diretta. Certe cose  non hanno prezzo. Per tutto il resto, invece, ci sono le casse di viale Mazzini. Forse stavolta il motivo della comparsata non basta a giustificare la trasferta senza rimborso spese. Benigni infatti dovrà parlare dei 150 anni dell'unità d'Italia, a cui la puntata è dedicata. «Farà l'esegesi dell'inno di Mameli», ha spiegato ieri Gianni Morandi, «sarà una cosa sobria e solenne sul canto degli italiani». Fateci capire: per Saviano contro Silvio anche a costo zero; per la Patria e il Tricolore fanno duecentomila euro?
 Ho riportato questi due pareri, e ci aggiungo anche il mio a proposito della iperglicemica Benigneide che si va estendendo su tutti i giornali, dopo l'ospitata a Sanremo del comico toscano : ovazioni della stampa di sinistra, di centro e di destra, su vari giornali on line come l'Occidentale che si è supinamente accodato, e anche su vari blog di sinistra e destra. Non può essere questo Giullarone saltimbanco da case del popolo a unire gli italiani per il compleanno della Patria. Ma il fatto che ce lo vogliano contrabbandare con questo ruolo salvifico è comunque preoccupante, perché vuol dire che attualmente in Italia manca una vera "analisi" del fenomeno storico del Risorgimento e del suo retaggio. E che perciò dovremmo accontentarci di una patacca.
Benigni proviene da un partito che il tricolore lo nascondeva sotto uno straccio rosso sangue falcemartellato, simbolo della lotta di classe e della "dittatura del proletariato", cioè qualcosa che divide, aizza all' odio e non unisce. Nelle sue tosche case del popolo s' intonava l'Internazionale, inno antipatriottico per antonomasia, poiché invitava  i proletari  di tutto il mondo a unirsi, a combattere e a distruggere i loro stati (ha da venì Baffone, si diceva, in riferimento a Stalin) . Benigni è l'utile, ma anche il futile  idiota  (peraltro astutissimo nel far soldi) di un raggruppamento politico che una volta eletto (parlo del trascorso governo Prodi) gli fece dire: "Ci siamo tanto occupati di Berlusconi quando era al governo, ora che siamo noi al governo dobbiamo preoccuparci perché è all'opposizione". Un invito esplicitamente "democratico" a fare sparire anche l'opposizione.   Durante la sue pallosa e compiaciuta lectio magistralis sanremese sull'Inno di Mameli e il Risorgimento si è  proferito contro il "nazionalismo" da lui considerato "male assoluto" e sul "razzismo" considerato aberrante. Poi non ha resistito a fare la lezioncina sintattica a Bossi "sulla vittoria ché  schiava di Roma" .  Peccato però che in accordo coi suoi burattinai, si sia scordato di porre l'accento su quel legame di sangue-suolo che è  un concetto portante del Risorgimento; e pure su quello "ius sanguinis" (diritto di sangue) che i neoesegeti del Risorgimento come lui e Napolitano, omettono di ricordare, perché non fa comodo al Nuovo Ordine Mondiale. E cioè, essere italiani significa esserlo per via di retaggio ereditario: perché i tuoi genitori lo sono, i tuoi nonni lo sono e così via,  in un territorio indipendente, libero e sovrano.
Nossignore, oggi invece si può  sbarcare all'arrembaggio del nostro Paese a qualunque ora del giorno e della notte, si può aprire un negozio di kebab o di altra paccottiglia, che secondo i "neoesegeti risorgimentali" puoi considerarti Italiano nel giro di 5 anni. Poi saranno 3. Poi subito. Fino alla perdita della nostra amata Patria morta di decomposizione sociale, perché non sarà più nostra, ma un'immensa esplosiva favela multietnica  le cui bellezze residue saranno deturpate e svendute all'incanto in men che non si dica.
In altre parole, senza  più tetto, né legge, né sovranità monetaria. Tanto valeva allora, tenerci gli Austriaci.
Massì... Viva l'Italia! Quella senza gli sciropposi  (ma avvelenati) bigné di Benigni.