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17 January 2010

Ripensare Mani pulite: nacque l'internazionale globalista?


In questi giorni si fa un gran parlare su Di Pietro, la Cia, l'FBI, i servizi segreti. Una cosa è certa: la faccenda della laurea conseguita in 31 mesi getta un'ombra inquietante. Nessuno, nemmeno un genio si laurea in 31 mesi sostenendo esami pesanti e impegnativi e continuando a lavorare come un mulo. Sempre oggi 17 gennaio si è svolta ad Hammamet la celebrazione del decennale della morte di Bettino Craxi. Molte sono le trasmissioni tv e gli articoli che ne ricordano l'uomo. Con le sue luci e le sue ombre come avviene per ogni statista. La sua caduta non fu solo una congiura di Palazzo nostrano e a detta di non pochi testimoni ci fu lo zampino d'Oltreatlantico.  Lo ha scritto lo stesso Guzzanti nel suo blog qui. E non mi si dirà che Guzzanti lo ha fatto per compiacere Berlusconi, tenuto conto che si considera suo avversario e ha appena scritto un libro su di lui, non propriamente a suo favore.
Estraggo un suo commento dal suo blog : L'AMERICA quando vuole sa come muoversi. Craxi e Andreotti che hanno creato gravi problemi strategici agli americani, hanno sperimentato la potenza del FBI.
Mani Pulite nasce come operazione FBI (un'operazione, fra l'altro, internazionale nata proprio con il nome "clean hands") e l'FBI segue con attenzione le vicende di mafia, finanza sporca eccetera.
Sulle escort non c'è neanche bisogno di operazioni tanto complicate.
Gli americani sono anche furibondi con SB perché si spaccia per il mediatore fra Usa e Russia.
Il declino di SB in Usa era cominciato già con Bush, per quante salve di cannone gli sparassero, trattandolo che SB tratta Gheddafi.


Ma torno a Mani pulite (Clean Hands). Se qualcuno si illude (o si è illuso) che questo furore da smantellamento di buona parte della nostra industria fosse dovuto solo a puri e semplici intenti moralizzatori giudiziari, sbaglia. Si doveva lavorare, dopo la Caduta del Muro, quanto prima, a un cambio di guardia: quell'ingresso di holdings private straniere nella nostra industria. Certo, decotta e di stato, sgangherata finché si vuole, ma ancora italiana.
Dopo di allora, si è visto in che direzione stiamo andando: perdita progressiva di posti di lavoro, assoggettamento dell'industria a gruppi finanziari stranieri, aziende a scatole cinesi come l'Eutelia (le cosiddette bad company), orde di  immigrazioni selvagge fatte entrare con lo scopo di tenere bassi i salari degli autoctoni, sempre ricattati, se non addirittura scalzati dall' "esercito di riserva" proveniente dai 4 angoli del mondo, e pronto a sottostare a salari da fame che avevamo dimenticato, grazie a un minimo di conquiste civili; ricatti morali e minacce perpetue di "razzismo" per chi si ribella a questo stato di cose, guerre tra i poveri autoctoni e i neopoveri allogeni, e  via verso il precipizio.

"Mani pulite è stato il piede di porco per scardinare l'apparato politico e industriale e creare il vuoto in questione. Da cosa e da chi esso sia stato riempito emerge abbastanza chiaramente, sebbene il processo di occupazione continui con la pressoché totale complicità della classe politica".
 La citazione in oggetto è stata estratta da questo sito.  E' un articolo lungo, ma vale la pena di leggerlo tutto, poiché spalanca scenari inediti. Altri articoli su Di Pietro e i suoi legami "stranieri": Usa, 007 e Seychelles: il lato oscuro di Di Pietro ; L'autogol dell'ex PM.
Buona lettura! E ai posteri l'ardua sentenza.

12 January 2010

No ai body scanner!



"Nuove lobby, nuove spese per noi cittadini. Dobbiamo ancora pagare i milioni di vaccini influenzali inutilizzati e da gettare ed ecco che menti eccelse trovano subito una nuova fonte di spreco : inutili scanner. Forza, avanti!" Ho pescato questo commento di un lettore sul Corriere on line a proposito dei body scanner sulla cui installazione nei nostri aeroporti non sono d'accordo. Forse non tutti sanno che ormai non c'è angolo di strada, crocevia, semaforo, foto-finish che non ci riprenda fotograficamente. E che mai a memoria d'uomo, c'è mai stata tanta criminalità, delinquenza e teppismo, come da quando ci siamo fatti schiavi della videosorveglianza universale. Perchè?
Semplice: perchè quelle stesse lobby che ci danno il veleno dell'immigrazione fuori controllo proveniente dai 4 angoli del mondo per puri scopi mercantili e mercatistici, sono le stesse che poi fingono di propinarci l'antidoto: carte d'imbarco con dati biometrici, come già avviene all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv e che ora si vogliono estendere per il cosiddetto "Occidente"; umilianti body scanner che ci spogliano nudi, e così via.
Poi l'ipocrisia vuole  che per amore di quella privacy di cui in realtà se ne  fanno un baffo, ci occultino il viso.
Palle! Se conoscono ogni millimetro del mio corpo, sai quanto me ne frega di avere il viso cancellato. Anzi, è la dimostrazione palese che ci trattano per quel che ci considerano: biomassa da sperimentazione, senza volto a cui spremere quattrini.
Se qualcuno se ne fosse dimenticato, abbiamo già in vigore il cervellone universale che conosce e spia i nostri conti correnti e i nostri movimenti bancari, con un alibi di ferro: "la lotta al terrorismo internazionale".
Ricordate quando nel 1992 dall'oggi a domani quel Topo Rosicans di Giuliano Amato ci prelevò il 6 x mille da tutti i conti correnti e depositi bancari? Beh, quel che è avvenuto può riaccadere. E pure su larga scala. La mia posizione sui body scanner è che oltre a spararci un bel po' di radiazioni addosso, non servano allo scopo.  Perciò Maroni che da un po' di tempo in qua non è precisamente nelle mie corde, CI RIPENSI.
 In ogni caso, apra un dibattito parlamentare prima di prendere decisioni così delicate sulla pelle dei cittadini. Sarò sospettosa e malfidata, ma dopo quel nigeriano depresso con le mutande esplosive, chissà come mai, si è subito provveduto a installare queste tecnologie già belle e pronte e preconfezionate. E' chiaro ormai che certi "attentati" sembrano cadere a fagiuolo proprio nel momento "opportuno".
Inutile dire che gli attentati terroristici hanno dato la migliore delle giustificazioni a tutte le misure di controllo nel movimento dei singoli individui che sono state instaurate, e che sono diventate sempre più invasive della privacy fino a quella odierna del "body scanner". Le autorità italiane si sono già espresse a favore, nella scia di quelle americane. Si tratta, però, di una decisione molto grave.

Così scrive Ida Magli. C'è la crisi? bisogna ben rifarsi in qualche modo. Nuove guerre? nuove pandemie con relativi antidoti da vendere ai governi di tutto il mondo? Nuovi attentati magari con rimedi "giusti" al momento "giusto"?
Una vera soluzione "antiterrorista" io ce l'avrei: fermare l'immigrazione e selezionarla drasticamente. Ma i veri rimedi a favore dei popoli,  le élites globaliste non si sognano nemmeno lontanamente di applicarli. Meglio i palliativi onerosi, dannosi per la salute nonché  umilianti per la riservatezza. 
AGGIORNAMENTO: Pare che dalle ultime notizie provenienti dalla stampa statunitense, le scansioni conservate dai body scanner possono essere rubate o utilizzate impropriamente. E, alla faccia della privacy. Per saperne di più leggere qui.

08 January 2010

Rosarno: quel che non si vuole capire sull'immigrazionismo



Pensavo che di fronte alla gravità dei fatti di Rosarno ancora in corso, una parte dell'opinione pubblica e dei media si svegliasse e  invece, mentre con l'auto tornavo a casa sotto una pioggia battente, ne ho sentita una clamorosa alla radio che mi ha fatto saltare sul sedile: gli africani sarebbero quelli che difendono gli Italiani dalla 'ndrangheta e che forse la loro ribellione presagisce quel mondo "giusto" che noi non sappiano procurarci. Non ricordo bene chi fosse quel gran genio della cronista radiofonica di uno dei tanti programmi di "approfondimento". So solo che a questo geniaccio manco passa per la mente che la forza lavoro africana fa comodo anche alla 'ndrangheta e alle mafie. Come fa comodo alla chiesa e alle organizzazioni non governative (ONG e ONLUS). Come fa comodo alla sinistra e ai sindacati (più voti e più tessere sindacali). A una parte della destra (Fini e i Farefuturisti). Al commercio mondiale (WTO), alla Confindustria, ai proprietari terrieri e alle industrie agricole e  conserviere, alle banche centrali e agli eurocrati e all'Onu. E chi più ne ha più ne metta. Poiché i fautori dell'immigrazionismo si trovano a destra come a sinistra. Tra gli "operaisti" come tra i "capitalisti": è questo che non si vuole vedere.
La verità è sotto gli occhi di tutti: se andiamo avanti così il vandalismo, gli scontri interetnici, la violenza e lo sfascio saranno le realtà con cui dovremo commisurarci quasi quotidianamente. Poi magari nascerà qualche Mandela che penserà di fare l'apartheid al contrario: cioè contro gli autoctoni. Intanto i grandi media come Il Corriere pubblicano  timidi articoli come quello di Panebianco che giungono a noi fuori dai tempi massimi. O articoli parziali come quello di Giovanni Sartori (Corriere- domenica 20 dicembre 2009), che si limita a vedere solo la "questione islamica" all'interno della più complessa "questione immigrazionista".
Caro prof. Sartori,
non che non siano vere certe sue  asserzioni, ma se ci fosse, ad esempio, un'invasione di indiani sikh o di rom, o di animisti africani, al posto degli islamici, forse che potremmo più facilmente "integrarli"?
Nei fatti di Rosarno, l'islam non c'entra, eppure volano bastoni, pietre, si bruciano e si sfasciano auto e case.  Vogliamo ammettere che una folla di neri (o negri) inferocita suscita abbastanza paura negli abitanti del villaggio calabro, o no?
Inoltre chiedo a Maroni che si limita a parlare di soli "clandestini": se avessero tutti quanti  il permesso di soggiorno come i banlieusards magrebini che sono addirittura nati in Francia, ma poi si comportassero in quello stesso modo mettendo  a ferro e fuoco le periferie, cambierebbe forse qualcosa? Sarebbe anche peggio, perché ce li dovremmo tenere. Per amore o per forza.
Altro post sul tema da PRESS

07 January 2010

Vestiti di petrolio

In questi giorni di grande freddo mi ha colpito l'uniformità del vestiario per uomini e donne, giovani e vecchi, italiani e stranieri: la plastica, i tessuti plastificati o comunque le fibre sintetiche. Magari imbottiti, ma pur sempre plastificati. Come mi ha colpito anche il colore: nero e grigio. Non ho  nulla contro il nero che è colore elegante, specie negli abiti da sera o negli smoking. Ma come mai, si vedono in giro giubbotti e giacconi sempre e solo neri, con sciarpe nere, berretti neri o al massimo grigi? E  perché mai ci si rassegna a sembrare uniformemente stormi di corvi del malaugurio? E a parte il colore, dove sono finite le fibre che si ricavavano dalla natura? Dalle pecore si ricavava la lana,  dai bachi, la seta; il lino e il cotone sono fibre tessili vegetali. Non ci sono più pecore? Non ci sono più fibre vegetali e campi per coltivarle? E' mai possibile che l'uomo abbia ridotto così ai minimi termini le risorse della natura e che imponga un vestiario globalizzato al petrolio, tenuto conto che se si va in viaggio per altri stati lo si vede vestito in questo stesso identico modo? Dove sono più i paletot di lana, o  i mitici loden o gli impermaeabili di gabardine? e dove finite sono le giacche di tweed o di Principe di Galles?
Da un po' di anni a questa  parte, la gente sembra vestita coi sacchetti condominiali della spazzatura (ancorché imbottiti) e viene il sospetto che abbiano degli stock di prodotti petroliferi da smaltire in giro per il mondo. Conosco già l'obiezione: sono pratici, non sono sporchevoli  (si lavano una volta all'anno) e non si spiegazzano.
Eppure, sarebbe sufficiente  pensare all'imposizione dei marchi di fabbrica di questi giacconi che  costringono le persone a diventare passivi strumenti, sponsor e addirittura uomini-sandwich di queste ditte, per cambiare vestiario. Alcuni di questi articoli portano una scritta a caratteri cubitali assai cafonescamente esibita  proprio sul petto del giaccone. Della serie, io promuovo questa ditta di abbigliamento.
Poi magari  in luoghi pubblici o in passeggiate al mare, dove tutti si ritrovano  vestiti allo stesso modo, calzati allo stesso modo, i "consumatori" di plastica, parlano moldavo, croato, ucraino, albanese, romeno, giapponese, cinese ecc.
"Noi siamo ciò che mangiamo" diceva il filosofo tedesco Feuerbach. Se fosse vivo sarebbe costretto ad aggiungere  "...e come ci vestiamo". Forse siamo vicini al modello metropolitano universale di "uomo a taglia unica".
A soffrire di questo saremo soprattutto noi Italiani che abbiamo esportato il buon gusto e l'eleganza in giro per il mondo, ricevendone in cambio paccottiglia di dozzina. E' ora di cambiare indirizzo.

02 January 2010

Neurodeliri inglesi: vietato il rosa


C'è del marcio in Gran Bretagna. Tant'è vero che secondo gli inglesi "il rosa puzza" (Pinkstinks). Altro che "La vie en rose" di Edith Piaf. O altre canzoni che inneggiano al rosa come "Rose" di Henri Salvador e lo stesso "Con il nastro rosa" di Lucio Battisti. Pare che il problema dei problemi per la sottosegretaria  alla Giustizia inglese Bridget Prentice sia vietare, o quanto meno scoraggiare, il rosa. Inteso come colore.Considerato troppo femminile, grazioso e in un certo senso "sessista",  e che non incoraggia abbastanza le donne all'intelligenza, all'intraprendenza, allo spirito competitivo. Insomma a quel femminismo eco-compatibile col correttismo politico  che viene esportato per il mondo. Per saperne di più leggere
 qui.

Contrordine: d'ora in poi la femminuccia neonata non sarà più di rosa  vestita, perciò via quel fiocco rosa dal portone. In fondo non abbiamo più "mamma" e "papà" ma genitore A  e genitore B.  Ergo se ne deduce che,  se  saltano i genitori saltano anche i generi e i sessi dei figli.  Cioè,  del maschile e del femminile. Con relativi contrassegni e simboli. Quindi a qualcuno di questi pinkstinkers pare "corretto" e sacrosanto esportare l'idea (balzana) della campagna anti-rosa, una livorosa crociata scatenata via Internet sotto Natale, contro oggetti di un colore da rigettare in blocco,  a vantaggio di altri, ritenuti più uniformi, omologati ma soprattutto, meno "differenziati".
Peccato che da risultati di studi di psicologia dell'età evolutiva effettuati sulle bambine in tenerissima età, di fronte a oggetti e giocattoli di vari colori, si orientino naturalmente verso il rosa, mentre i maschietti sono inclini a scegliere l'azzurro  e il blu.  Ciò non vuol dire che poi da grandi non sceglieranno e non apprezzeranno altri colori.
Ma perché creare loro, fin dalla più tenera età,  queste ridicole gabbie ideologiche predeterminate e questi paletti cromatici sessualmente corretti?