Nessie New Logo
Showing posts with label costume. Show all posts
Showing posts with label costume. Show all posts

08 February 2011

Dalla rivoluzione sessuale ai Piagnoni di Savonarola

 Chi l'avrebbe detto mai? Non era forse  la sinistra quella dell'amore libero, delle comuni reichiane ispirate al teorico della "Rivoluzione sessuale" Wilhelm Reich, della "scopata senza cerniera", come la chiamava la femminista di sinistra Erica Jong, del pansessualismo postfreudiano e postmarxiano, della morte della famiglia, della "coppia aperta", dell'aborto al nono mese di gravidanza, dei matrimoni omosessuali con adozioni figli e di tante altre bellurie del genere?
Dopo il Palasharp a Milano la cosiddetta "società civile" dei soliti noti Gad Lerner e Dario Fo, Umberto Eco, dei Flores d'Arcais, dei Travaglio, dei Zagrebelsky e dei Saviano ha ricevuto la benedizione di uno sponsor d'eccezione: il Madonnaro golpista e ribaltonista Oscar Luigi Scalfaro, colui che firmò l'unica condanna a morte della nostra storia politica. Il malcapitato, manco a dirlo,  morì giustiziato. Colui che, tra un devoto colpo di ginocchio e l'altro sui gradini dell'altar maggiore,  in un afflato di bigottismo prese a ceffoni una signora, rea di indossare un abito troppo scollato al ristorante. Complimenti compagni! Questo sì, è progresso. PalaManette, pardon Palasharp è stato tutto questo. Ma non basta ancora.

Si sta approntando un nuovo raduno delle cosiddette "masse femminili": la marcia per la dignità della donna del 13 febbraio, un'anticipazione di fine inverno, del fatidico 8 marzo, dove ovviamente, si replicherà. Ci sono in giro troppe "veline", "meteorine", "letterine" e "arcorine" scatenate e  senza principi, e ora le neofemministe con alla testa Concita chiappa ardita, insieme alla Lante della Rovere, a Cristina Comencini, a Susanna Camusso della CGIL, all'anziana signora Silvia Vegetti Finzi, fine psicologa da rotocalco, alla solita Dacia Maraini dall'immancabile sciarpettina intorno al collo, la Aspesi, la Buy, Carmen Llera Moravia (quest'ultima autrice di discutibili pornoromanzetti ispirati ai suoi incontri erotici con la nomenklatura di sinistra - e che nomenklatura, visto che vi si parla perfino di "mutande sovietiche")  e ad altre volonterose, ci provano: la marcia della rieducazione nei confronti delle giovani "squinzie" dell'Olgiattina.
Ma come care compagnucce?! non eravate voi quelle de "l'utero è mio e me lo gestisco io"?
E allora dove diavolo sarebbe l'onta? Piaccia o non piaccia, queste "olgiattine" se lo gestiscono eccome. Non vi sentite un po' responsabili anche voi di questo mercimonio verso cui vi scagliate tanto? A voler storicizzare con un certo rigore, le cattive maestre apripista di questo sbracamento siete state proprio voi. Aspetto che facciate "autocritica" e "autocoscienza": non dicevate  forse così nei vostri "collettivi"? Ma ora dopo "l'autogestione del proprio corpo" siete passati alla difesa ad oltranza del "corpo collettivo". E in un furore moralistico,  siete pure alla ricerca del "corpo del reato".
La sinistra dopo aver provato l'ebbrezza dionisiaca della rivoluzione sessuale, ora scopre i rigori ascetici della tonaca dei Piagnoni di Savonarola.
Manette, cilicio e tonaca... Non c'è che dire, davvero un bel ritorno al Futuro.

07 January 2010

Vestiti di petrolio

In questi giorni di grande freddo mi ha colpito l'uniformità del vestiario per uomini e donne, giovani e vecchi, italiani e stranieri: la plastica, i tessuti plastificati o comunque le fibre sintetiche. Magari imbottiti, ma pur sempre plastificati. Come mi ha colpito anche il colore: nero e grigio. Non ho  nulla contro il nero che è colore elegante, specie negli abiti da sera o negli smoking. Ma come mai, si vedono in giro giubbotti e giacconi sempre e solo neri, con sciarpe nere, berretti neri o al massimo grigi? E  perché mai ci si rassegna a sembrare uniformemente stormi di corvi del malaugurio? E a parte il colore, dove sono finite le fibre che si ricavavano dalla natura? Dalle pecore si ricavava la lana,  dai bachi, la seta; il lino e il cotone sono fibre tessili vegetali. Non ci sono più pecore? Non ci sono più fibre vegetali e campi per coltivarle? E' mai possibile che l'uomo abbia ridotto così ai minimi termini le risorse della natura e che imponga un vestiario globalizzato al petrolio, tenuto conto che se si va in viaggio per altri stati lo si vede vestito in questo stesso identico modo? Dove sono più i paletot di lana, o  i mitici loden o gli impermaeabili di gabardine? e dove finite sono le giacche di tweed o di Principe di Galles?
Da un po' di anni a questa  parte, la gente sembra vestita coi sacchetti condominiali della spazzatura (ancorché imbottiti) e viene il sospetto che abbiano degli stock di prodotti petroliferi da smaltire in giro per il mondo. Conosco già l'obiezione: sono pratici, non sono sporchevoli  (si lavano una volta all'anno) e non si spiegazzano.
Eppure, sarebbe sufficiente  pensare all'imposizione dei marchi di fabbrica di questi giacconi che  costringono le persone a diventare passivi strumenti, sponsor e addirittura uomini-sandwich di queste ditte, per cambiare vestiario. Alcuni di questi articoli portano una scritta a caratteri cubitali assai cafonescamente esibita  proprio sul petto del giaccone. Della serie, io promuovo questa ditta di abbigliamento.
Poi magari  in luoghi pubblici o in passeggiate al mare, dove tutti si ritrovano  vestiti allo stesso modo, calzati allo stesso modo, i "consumatori" di plastica, parlano moldavo, croato, ucraino, albanese, romeno, giapponese, cinese ecc.
"Noi siamo ciò che mangiamo" diceva il filosofo tedesco Feuerbach. Se fosse vivo sarebbe costretto ad aggiungere  "...e come ci vestiamo". Forse siamo vicini al modello metropolitano universale di "uomo a taglia unica".
A soffrire di questo saremo soprattutto noi Italiani che abbiamo esportato il buon gusto e l'eleganza in giro per il mondo, ricevendone in cambio paccottiglia di dozzina. E' ora di cambiare indirizzo.

23 July 2009

Carlà, la meno amata dagli Italiani


Sono un po' sciovinista nei confronti del made in Italy e devo ammettere che mi dispiace dover trovare da ridire alla première Dame de France nata a Torino e perciò italiana di nascita, naturalizzata francese dopo le nozze presidenziali. Tuttavia Carla Bruni non fa proprio nulla per rendersi simpatica. Elegante silhouette, certamente, e abiti raffinati, ma sta molto sulle sue esibendo certe puzzette sotto il naso che non la rendono affatto gradevole. Il che non è propriamente elegante, dato che la vera eleganza non è virtù solo formale né esclusivamente legata alle griffe indossate. Per non parlare delle sue simpatie per i terroristi transfughi in Francia, come la Petrella e Battisti. E dire che la sua famiglia la portò proprio al di là delle Alpi, per sottrarla a eventuali rapimenti delle BR.
Insomma, chez nous Carlà fa rima con stronzà.
.
Ci sono donne italiane che appena varcano il confine d'Oltralpe, la prima cosa che fanno è abiurare al nostro Bel Paese per tirarsela da parisienne trèees chic, come direbbe Alfonso Signorini insistendo e prolungando il très; e lei è una.
Già non mi piace per nulla sentirla cantare con quella vocetta arrocchita che mia nonna definirebbe "una voce da cantero scassato". E nemmeno vederla con la chitarra in mano e le lunghe chiome davanti al viso in stile débauché, imitare più di quarant'anni dopo Françoise Hardy versione adolescenziale, la quale almeno era autentica e ha creato un suo genere. La canzoncina sospirata di Carlà, "Quelqu'un m'a dit", mostra infatti non poche rassomiglianze a "J'ai jeté mon coeur" della Hardy, ma ormai siamo all'industria dei cloni. E per di più, pure mal riusciti. Non so bene se sia la parodia di Fiorello che imita lei, o se sia lei che imita la riuscitissima parodia di Fiorello
Ma la vera sorpresa è stata vederla perseverare nel cantare in modo sfiatato "Il cielo in una stanza", vecchia canzone composta da Gino Paoli per Mina. Ma dico, come diavolo ha osato? e come ha potuto? Se io fossi sfiatata come lei, tutto mi verrebbe in mente, fuorché cimentarmi in un successo di Mina, mettendomi a rischio di paragoni già perdenti in partenza. E difatti guardate qui su you tube, Il Cielo di Mina in un celebre video con Ernesto Calidri, e subito dopo il "cantero scassato" Bruni Tedeschi che sospira faticosamente. Si può perdonare a Carlà la snobberia di essere arrivata all'ultimo giorno di G8 con tanto di agenda personale a L'Aquila, aggirarsi tra le macerie in griffe (avrebbe fatto meglio, a questo punto, non farsi vedere per niente); le si può perdonare di essersi smarcata dalle altre first lady, ma non il Cielo in una stanza. Anzi, il Cielo in uno strazio. Non perdetevi i commenti su questo tubo dopo la sua improbabile esecuzione.
E guardatevi pure il concerto in favore di Nelson Mandela dove la Brunì era lì, insieme a Sarkò che la guardava estasiato tra il pubblico. Ma facce ridde - direbbero a Roma! E' proprio vero che l'amore è sordo oltre che cieco...
Ma l'avete sentita cantare il vecchio successo di Dylan "Blowing the wind", almeno? Lo strazio continua... , nonostante fosse stata accompagnata dall'ottimo chitarrista Dave Stewart degli Eurithmics. Ma questa volta sono stati i francesi che nei commenti non gliele hanno risparmiate.
Eppoi che ci azzecca lei con Nelson Mandela e il Sud Africa?
Ah, già dimenticavo: suo marito l'ha messa lì in prima fila al concerto multikulti e in mondovision tv quale testimonial, per preparare il terreno a quell 'Union des Peuples Mediterranéens, prossima ventura. Pardon, Africains. Chi me l'ha detto? -
Beh..Quelqu'un m'a dit. Della serie, I believe in ONE world. Oh yeah!

03 May 2009

Veronica e Silvio: "Scene da un Patrimonio"


Confesso che dopo aver letto vari articoli sull'ultimo lancio di agenzia di Veronica Lario, ormai specialista nel siluro mediatico modello Bin Laden, mi sono chiesta quello che si chiederebbe ogni persona sana di mente: "Se il marito le fa così schifo, se è un arrogante fedifrago frequentatore di veline, soubrette e starlette, se non possiede valori familiari, dato che diserta pure i compleanni dei suoi figli per andare ai "diciott'anni" di estranee che lo chiamano "papi", beh perché la signora di Macherio non divorzia?".

Nemmeno le femministe più incallite de sinistra come Lidia Ravera riescono ad esimersi da certe perplessità:"Ma perché non divorzia?".

La grana per farsi una serena vecchiaia ce l'ha e i figli non avranno certamente problemi di occupazione né di carriera.

La signora non si è mai vista al seguito del marito durante i viaggi politico-diplomatici. Forse Miriam Bartolini in arte (ma quale arte?) Veronica Lario, si vergogna di aver sposato un ganassa lumbard. Forse è troppo fine per un bauscia brianzolo come il Berlusca. Forse dopo che ha frequentato un maitre à penser come il filosofo Cacciari, è difficile tornare a un cavaliere del lavoro, ricco ma parvenu, che non ha tempo di leggere neanche i libri della sua Mondadori (con l'eccezione di Elogio della pazzia, di Erasmo). Chissà...

"Faccio tutto questo per i miei figli. Poi penserò a me stessa", ha dichiarato Veronica alla stampa. Ah beh sì, sì beh... Ma allora abbiamo una novella Cornelia coi Gracchi: "'Questi sono i miei gioielli". E per i suoi tre gioielli la brava Cornelia porta dignitosamente le corna, ma poi sclera. E allora manda siluri all'Ansa sulle inadempienze del marito. E ha deciso di applicare il vecchio adagio: le corna sono come i denti: fanno male quando spuntano ma poi servono per mangiare.
Tendenza Veronica: in grado di scatenare una jihad mediatica per questioni patrimoniali. Forse non sarà stata un' attrice del calibro tale da recitare Bergman in "Scene da un matrimonio". Ma a quanto pare lo è abbastanza da recitare Scene da un Patrimonio. Poi, dopo i due siluri binladeschi (il primo a Repubblica due anni fa e il secondo recente lancio ANSA), arriva finalmente il terzo, quello definitivo: il divorzio.

Certo che i media sono delle formidabili armi di distrazione di massa. C'è la 'è crisi, c' è la pandemia suina (molto probabilmente infiltrata ad hoc), ci sono terremoti e alluvioni, stiamo finendo in braghe di tela, ma di che si parla? Soprattutto della "papi-novela".
Già, perché la 18enne napoletana al cui compleanno è andato il Berlusca lo chiamava "papi"? Il giallo-rosa s' infittisce...Avremo un Padre della Patria o un Papi d'Italia? Ai posteri l'ardua sentenza...
Sì, questo divorzio s'ha da fare, eccome. Le Scene da un Patrimonio continuano...

14 March 2009

Il Somario dell' Italiota volonteroso


"Scusate, ho il paté d'animo" diceva non ricordo più quale ministro della Prima Repubblica. "Mi sono proprio commozionato" disse Nicola Mancino con la sua faccia da venditore di provole affumicate avellinesi, quand'era ministro dell'Interno ai tempi della cattura di Totò Riina. Roba da commozione cerebrale!

E quanti, quanti altri errori e strafalcioni da parte di personaggi noti e meno noti per chi dice spessissimo , buonissimo, assolutamente SI e assolutamente No, che c'azzecca invece di che cosa c'entra (il Dipietrese). O per chi dice "il giallo piuttosto che il bianco piuttosto che il rosso piuttosto che il blu", usando quel dannato "piuttosto" al posto di "oppure". "Gabina" (copyright Bossi) invece di cabina e viceversa. "...E quant'altro invece di eccetera.

Poi ci sono gli anglicismi per i pigri di spirito come approcciare, relazionare, target, (invece che obbiettivo), trend (in luogo di andamento), cheap per dire banale e mediocre, splafonare (dal francese plafond=soffitto) invece di "sforare". E transeat sull'Informatichese del faxare, linkare, cliccare, copiaincollare che ormai adoperiamo un po' tutti.

Esiste dunque il politichese ("la non sfiducia", "gli accordi di desistenza", "i pacchetti"), il sindacalese ("il reintegro"), lo psicanalese ("gratificazioni", "esorcizzare", "demonizzare", "rimozioni" usato al posto di amnesia ecc.), l'economichese (bail out, iniezioni di fiducia, iniezioni di liquidità, stretta creditizia).

Giuseppe Pontiggia ne "Le Sabbie immobili" ha approntato un inventario di luoghi comuni, di parole ed espressioni gergali usurate dall'impiego massiccio che se ne fa ad ogni pié sospinto. Si tratta di un libro-gioiello da comodino davvero imperdibile sui tic, gli intercalare, le frasi fatte, i concetti pronti per l'uso ad opera degli italiani, sempre più impatanati nelle secche di un linguaggio prefabbbricato. Eccone qualcuno:


Vincenti. Basta guardarli.


Rileggere. Si usa per i classici che si leggono la prima volta.


Epocale. Mutamento epocale. Ce n'è ogni giorno.


Dialogo. Ricercato da tutti, purché non sia reciproco.


Carisma. Parola che lo sta perdendo, per averlo distribuito a troppi.


Cultura. Facile da definire. Tutto quello che non pensiamo sia cultura è cultura.


Giovane ragazza. Per distinguerla da vecchia ragazza.


Snob. Questi innamorati (delusi) della massa.


Consumatori. Ha sostituito acquirenti, lettori, spettatori, eccetera. Evoca l'ingestione. I consumatori di musica girano con l'auricolare. Forse il termine ulteriore sarà evacuatori.


Soldati. Operatori di pace.


Il terrore della pagina bianca.
E di quella scritta?


A questo elenco, la sottoscritta aggiunge la pessima parola "fruitori", che ha il suono del fruscio della carta igienica. Chi guarda un'opera d'arte non è più un semplice spettatore o estimatore: NO, è un fruitore. Senza contare il termine "operatore culturale" (al posto di artisti che non esistono più); "evento" per indicare anche la più banale delle rappresentazioni, che sovente vengono chiamate anche performance. Ma quello che mi fa veramente irritare è "onestà intellettuale", due termini nati nelle case del popolo comuniste e ancor oggi in circolazione. Chi dissente con buoni argomenti non è solo un onesto individuo tout court... No, dev' essere pure "onesto intellettualmente". E pazienza se poi è disonesto in tutte le altre funzioni della vita. C'è poi "trasgressivo", un altro termine abusato e logoro in un'epoca in cui non c'è proprio più nulla da trasgredire. Semmai il problema che si pone è esattamente il contrario: essere capaci di attenersi alla norma. Se ne ho dimenticato qualcun altro, ne aggiungano gli eventuali lettori. Non avranno che l'imbarazzo della scelta.


03 November 2008

Mina, 50 anni di note d'argento

Cosa ci è rimasto in questo Paese da mettere in salvo? Dell'antichità molto, moltissimo. Della modernità quasi più nulla, con l'eccezione forse di un paio di cose che il mondo ci invidia. E non parlo certo dell'Alitalia che è peggio che prendere in mano un nido di calabroni. Parlo della Ferrari e di Mina: le uniche due made in Italy ancora degne di nota. Per poter essere italiana e regalarci la parte migliore di sé stessa , Anna Maria Mazzini detta Mina, nata a Busto Arsizio (Va) e vissuta a Cremona, ha dovuto però espatriare a Lugano e diventare la Signora del Lago, instaurandovi casa, famiglia e lavoro. Da laggiù , o meglio da lassù, continua impeterrita a minare e a disseminare il nostro mercato discografico dei suoi successi e del suo splendido strumento-voce.
Ero piccola ma piccola così, quando una ragazzona assai giraffona tutta occhi, gambe e braccia e con grandi mani che si intrecciavano come la Dea Kalì e che parevano sfondare lo schermo della tv cassettone, cantava una bislacca canzone. Non poteva che trovare dei seguaci tra i bambini per l'assurdità del testo: una zebra a pois. Ed erano gli anni dove si pensava che oltre che a improbabili zebre a pallini, le tintarelle fossero di luna; le banderuole fossero folli, i coriandoli, di sogno, i cubetti di ghiaccio, piacevolmente tintinnanti ", le bolle di sapone fossero blu, mentre bastava prendere una matita tutta colorata per disegnare un lago azzurro e buttarci dentro tutti i i dispiaceri. Il gioco era così innocentemente surreale, che per un po' si credette che la vita di questo nostro Paese potesse essere simile ad una spensierata canzonetta. Frattanto le bimbe crescevano e le mamme imbiancavano. E allora l'inventario musicale cambiava. Le città potevano essere piene o vuote, a seconda degli stati d'animo. Arrivavano le cotte e i flirts dell'estate fatti di inevitabili incanti e disincanti, di incontri, addii e distacchi, dopo neanche un anno d'amore. Ma Mina era così sottilmente punitiva che anche quando veniva piantata si insinuava nel sonno notturno del povero lui per intimargli " e di nottei e di nottei/ per non sentirti solo/ ricorderai...tutti i giorni felici...rimpiangerai tutti quanti i miei baci...". Perché la ragazzòla aveva un modo assai singolare di roteare le e, che suonavano ei come il suono alfabetico della A inglese. "Se adesso te ne vuai/ dove ritroverai/le cose conosciutei/ vissutei con me/ ".

Eppoi i frammenti canori del discorso amoroso (Roland Barthes docet) erano già belli e strutturati nelle sue canzoni, fatte di colpi al cuore, di cieli in una stanza dal soffitto viola, di colpi di fulmine che all'improvviso scoppiano dentro il cuore , di voci nel silenzio, di ultime occasioni, di ora o mai più di telefonate con il gerundio, di rassicuranti Renati così carini e così educati da poter essere presentati ai genitori, e di baci maliziosi al fumo blu di una pipa. Sì, perché allora si poteva tranquillamente fumare tabacco. Non come oggi, dove il proibizionismo contro il fumo è andato di pari passo col permissivismo delle droghe e della cocaina in particolare. Ho messo tanti "tubi" linkati per ogni titolo di canzone e se provate ad andare su you tube vi colpirà la costanza patriottica e quasi commovente di un certo Mazzinyano (nel senso del cognome di Mina) che ha abilitato una quantità inesauribile di suoi video. E che piacere per me aver reperito da parte di un certo Gelido (inteso come nick) una canzone struggentemente chiaroscurale che credevo caduta nel dimenticatoio. Il titolo è "Giochi d'ombre". Ma andiamo avanti. Il sabato sera la Diva Sciantosa (ripresa dalla tv in bianco e nero) si vestiva elegantemente per le famiglie italiane che guardavano incantate l'esplosione della sua passione canora in abito lungo. Perché erano i tempi in cui registi tv di tutto rispetto come Antonello Falqui, provenivano dal cinema, cercando di riprodurne quell'aura risplendente in formato bonsai per il pubblico domestico, senza le repentine zoomate e carrellate dell'attuale tv, che ti fanno venire il mal di mare. Dunque non c'era spazio per la volgarità né la ridondanza pacchiana che imperversa oggi. Mina cantava rigorosamente dal vivo e detestava il play back, mentre le più grandi orchestre l'accompagnavano con maestri di grosso calibro che facevano a gara per comporre per lei. Oltre a Lelio Luttazzi, autore della pazza "zebra" (di cui ho linkato un esilarante duetto jazzistico con lei), Bruno Canfora, Gorni Kramer, Augusto Martelli, Gianni Ferrio, Ennio Morricone, ecc.). Cosicché anche le sigle delle trasmissioni da lei condotte (dove peraltro era anche una brava padrona di casa, mai invadentemente pippobaudesca) , diventavano dei gloriosi hits.


La Repubblica e l'Espresso raccolgono tutto questo materiale audiovisivo in una raccolta di dvd. Operazione nostalgia, si obbietterà. Beh, certamente. Ma di fronte allo sfacelo televisivo attuale è pur sempre meglio di niente. Celebri sono i duetti tra lei e vari personaggi (della musica, del grande schermo, del teatro). Memorabile quello con Gaber sul bambino della Milano-bene (lei) e il bambino della Milano-povera (lui), storico è quello con Battisti che per lei compose quattro indimenticabili successi ; poi con Astor Piazzolla che rivela in lei "un'anima latina", con Rita Pavone dove gareggiano in bravura e ironia, e con numerosi altri.


Frattanto canzonando e scanzonettando, il boom divenne sempre più sboom e il nostro bel Paese si attorcigliò tra una crisi congiunturale e l'altra, fino ai nostri catastrofici giorni.

Era bella Minona nostra? Più che bella in sé, diciamo che ha imposto un fascino tutto suo fatto di carisma, personalità, con l'aggiunta di un pizzico di eccentricità. Una fascinosità archetipa che non copia nessun altra, incurante degli stilemi della moda come avviene invece per le attuali soubrettes modello Barbie, tutte fatte in serie. Concordo con La Capria quando parla di una sua genialità basata sulla "distrazione". Lei entra così tanto dentro la musica che sembra distrarsi da tutto e da tutti (pubblico compreso, spettacolo compreso). E' quasi come se avesse un'orchestra in corpo. E se "due note si dondolano in cielo sopra una nuvola", in mezzo a melodie e ad armonie, si dondola anche lei, oscillando le braccia, tirando indietro la testa, acchiappando le note tra l'indice e il pollice, ad una ad una. E mettendo uno speciale paravento tra sé stessa e il pubblico con quel gesto che abbiamo imparato a conoscere: aprire i palmi delle mani quasi a fermarlo.

Possiede una contagiosa vitalità ed energia anche quando interpreta canzoni tristi. Lo si vede in "Un'ombra", o in "Io e te da soli". Infine, credo che, valga la pena di ricordare "La mente torna (una delle mie preferite, dalle atmosfere eleganti e un vagamente bacharachiane) dove quella frase "Io voglio vivere/ anche per me/ scoprire quello che c'è io voglio..." sembra pensata proprio per lei allorché lasciò la tv e lo show-biz ancora in giovane età. Ma da Lugano continua la sua produzione, scegliendosi le collaborazioni migliori e reinterpretando pezzi che fatti da altri parevano anonimi e impersonali. E' il caso di "Oggi sono io" di Alex Britti, dove la sua voce si dipana in estensione quasi immutata nel tempo. Perché non c'è bisogno di andare in America per essere grandi. Così ha detto di lei Liza Minnelli , durante una recente puntata a Porta a Porta (per inciso, Mina è la sua cantante preferita). E perchè "Mina è rimasta nel posto dove si sentiva sicura e felice. In questo modo ha potuto abbracciare tutti noi e ha potuto regalarci quella voce". E se lo dice Liza Minnelli che ebbe come padrino di battesimo Ira Gershwin (fratello di George), e che non è certo l'ultima arrivata in materia di spettacolo, ci possiamo credere. Grandi braccia e grandi mani avrò per te, cantava non a caso, e continua... Lunga vita alla Dama del Lago Ceresio, dunque. Così vicina, ma abbastanza lontana da mettersi in salvo.

NB: Gioco abbinato: Vota il tubo preferito

08 January 2008

Non vogliamo i rifiuti di Napoli al Nord

Ci stanno provando. E la buttano già sul patetico: potrebbe scoppiare un'epidemia, ce stanne e creature, i figli e Napule so' piezzi e core. Eccetera. L'ha già anticipato ieri sera a Porta Porta Mario Orfei, direttore de Il Mattino di Napoli. E' l'antifona che vogliono rovesciare valanghe di deiezioni napoletane dal Sud al Nord, il quale ha quei termovalorizzatori e quelle discariche che i napoletani incoscienti non hanno MAI voluto. Con un ministro dell'ambiente somaro e potenzialmente disonesto come Pecoraro Scanio che ha sempre incoraggiato il talebanesimo ambientalista dei NO: NO alle discariche , NO agli inceneritori, NO ai termovalorizzatori. E che ora se la ride davanti alla tv, dei disastri che ha concorso a compiere. Con un governatore clientelare, omertoso nonché scialacquatore di concetto di miliardi come Bassolino. Con un sindaco inetto e capace solo di fare la cocorita stridula e gracchiante come la Jervolino. Bene. Non avete voluto provvedere alla bisogna? Oggi siete nella merda. E non è solo una metafora. Ma quel che è peggio è che la gettate addosso a quelle regioni che della nettezza urbana (urbana anche nel senso anche di civile) ne hanno fatto il loro fiore all'occhiello. Pagando e facendo pagare ai loro cittadini, fior di soldi per i tributi relativi allo smaltimento rifiuti. E così, quel che ha scritto spiritosamente Squitto (ADOTTA 'NU SACCHETT I MUNNEZZ - Il tuo contributo potrebbe essere determinante), è già triste realtà. Eh già: ACCATATEVILLO! Con la differenza che non si tratterà di un sacchetto, ma di quintali e tonnellate. Arriveranno vagonate di immondizia tossica. Ma dato che non è nemmeno differenziata non potrà essere facilmente smaltibile dai nostri termovalorizzatori, mettendoci tutti quanti in un terribile impasse d' inquinamento. L'Italia rischia così di spaccarsi in due: Sud arrogante e fancazzista contro Nord silenzioso e laborioso. Per questo poco nobile casus belli.
L'Inghilterra ebbe la guerra delle due Rose. E noi? La guerra delle Discariche. E per questo siamo sotto i riflettori di tutto il mondo. Ci riprendono perfino dall'emittente Al Jazeera. Sembra quasi d'essere su Scherzi a parte. I napoletani si dovrebbero vergognare di aver votato in massa il trio sinistro Jervolino-Bassolino-Pecoraro. Di aver seguito quest'ultimo nei blocchi e nelle manifestazioni ecoteppiste che hanno impedito la costruzione di adeguate strutture di smaltimento-rifiuti. Di prendere di mira e a sassate i poliziotti, i pompieri e perfino un poveraccio che guidava l'ambulanza, invece dei loro amministratori. Ma al solito giocheranno a buttarsi addosso le colpe l'un l'altro, a stracciarsi le vesti. O faranno a gara nel sentirsi più furbi, secondo il classico "t'aggia a fa' fesso". A spese nostre. Così la Jervolino incolpa Prodi. Bassolino la Jervolino e viceversa, Pecoraro, quel Bertolaso della protezione civile costretto a dimettersi per l'esasperazione. Roberto Saviano (autore di Gomorra) getta tutta la colpa al Nord. Ma, col senno di poi, questa era già una strategia "preventiva" per chiagnere. E per fotterci. L'ennesima.

La Lega si sta già mobilitando per impedire questo sopruso. E con ragione. Ricordo che la Lombardia ha 9 milioni di abitanti e siamo già abbondantemente off limits coi nostri rifiuti. Smantellare Malpensa che offre posti di lavoro, e viceversa, caricarci di rifiuti è una pessima idea.

26 December 2007

I tacchi a spillo di Sarkò

Siamo ai gossip sotto il vischio. Chissà perché molti uomini piccoletti e bassotti hanno una fissa: la giraffona con le gambe lunghissime. E' successo al Berlusca con Veronica Lario (e succede ancora con vallette e veline); al rospo Lambertow con Donatella Dini. All'altro ranocchio toscano Cecchi Gori con Valeriona Marini: in nessuno dei due casi i Rospi si trasformarono in Principi. A suo tempo, a Montezemolo con "Giovannona Coscialunga" alias Edvige Fenech. Più di recente, a Tom Cruise e Nicole Kidman. E pure a Nicolas Sarkozy per ben due volte: con Cécilia (alta 1,82) e ora con Carla Bruni (1,80 senza tacchi) che potete vedere e sentire in questo video, dove sospira e françoisehardyneggia mica male (quella Françoise Hardy del video posto qui a sinistra e imitata nello stile, dalla top-cantante torinese).
La faccenda sembra un gossip rosa ma assume, in realtà, risvolti di ehm...grande rilevanza genetica. Il piccoletto un po' scarso e la bella stangona: ovvero la "fattrice" che darà buoni puledri, migliorando la specie. Sarebbe dunque una "legge di compensazione". Darwin e Spencer c'entrano, eccome. Ma anche una sorta di sfida. Il bassotto con la bellona alta e inarrivabile sembra dire: beh, amici, fin lì... ci arrivo anch'io . Un modo per esorcizzare i complessi cosiddetti di inferiorità del maschio "calimero". Una sorta di protesi alle scarpe, di tacchi per rialzarsi e abbellirsi per interposta persona. Osservate Sarko, fotografato sul gradino "superiore" dai fotografi di corte in modo da mimetizzare astutamente i fatidici quasi 30 cm in meno, rispetto alla compagna.
Non sappiamo se gli attuali frutticini bianchi un po' appiccicosi del vischio di Capodanno, diventeranno fiori d'arancio primaverili per la "strana coppia" del momento. Sappiamo però che la Bruni in passato è stata chiamata Terminator per i suoi molteplici amori griffati: da Mick Jagger a Eric Clapton, da Kevin Costner al magnate Donald Trump; dal maitre à penser BHL (Bernard Henri Lévy) a suo genero le philosophe Raphael Enthoven da cui ha avuto un figlio. Non prima di averlo sottratto alla figlia di Lévy, la quale poi di questa scombinata love story made in family ne ha costruito sopra un romanzo di "sputtanamento" al femminile (genere sempre più in voga nella classifiche). Ma anche un Presidente francese, benché considerato un moderno monarca, è pur sempre a termine e decade dopo un quinquennio. Cinque anni, però, sono un bel record di questi tempi: in politica come in amore. Dopo il settimo, a detta degli angloamericani, subentra il "seven year itch" (il prurito del settimo anno) nel quale, molte coppie scoppiano. In tal caso Carla Bruni potrebbe dire quel che dichiarò, non senza una punta di malignità, l'algida Nicole Kidman al termine del suo matrimonio decennale con Tom Cruise": "Vorrà dire che adesso potrò calzare le scarpe col tacco".

Ma potrebbe pure accadere il contrario. Che a stancarsi dell'invadenza di una suocera troppo intrusiva sia lui, Sarkò. Infatti Marisa Bruni Tedeschi, madre di Carla, e aspirante FIRST SUOCERA in grande spolvero, rilasciava interviste ed esternazioni ad ogni pie' sospinto, durante il soggiorno romano nel quale Sarkò era in udienza dal Papa. Compreso il fatto che lui è troppo "di destra" e che bisognerà condurlo a più miti consigli. E allora chissà , Sarkozy, potrebbe averne abbastanza del costume italiota secondo il quale sposarsi con un'italiana (o italiano) significa andare a letto con la suocera. E dire: "Mariage à l'italienne? Non merci!".

Ma non corriamo troppo in avanti... Siamo solo all'inizio del mandato. E, come dicevano i gauchistes di quel '68 tanto deprecato da Sarkò, "Ce n'est qu'un début". Del resto la Bruni appartiene al genere, gauche au caviar; mentre Monsieur le Président, c'est la droite gaulliste. Un ostacolo o un'opportunità? Una cronista mondana francese interpellata sul tema, ha commentato un po' acidula: "Così lui avrà la sua apertura a domicilio" ("Comme ça lui, il aura son ouverture à domicile").

16 August 2007

Concorrenza sleale tra Alto Adige e Veneto


Ero in vacanza per qualche giorno nel Sudtirolo e mentre ammiravo come fossero tenuti puliti boschi e prati (l'erba delle vallate è simile a una moquette di velluto) e come venissero prontamente asportati rami e tronchi di alberi abbattuti nei boschi di abeti, non potei fare a meno di rilevare i privilegi fiscali sorprendenti di cui gode tale regione. Certo, per buona parte è merito della mentalità degli abitanti dediti alla salvaguardia per l'ambiente, imposta rigidamente ai turisti. Ma è fuori dubbio che il 90% delle proprie risorse erogate dallo Stato, abbia il suo peso indiscutibile. In particolare, la provincia autonoma di Bolzano gode di speciali condizioni di favore in tema di opere pubbliche. Una disuguaglianza fiscale che ha fatto andare su tutte le furie il governatore del Veneto Giancarlo Galan (FI), il quale sta assistendo ad un preoccupante fuggi-fuggi di alcuni suoi comuni dell'alto bellunese in vena di annessione al Trentino Alto-Adige. Incoraggiati dal governatore altoatesino Durnwalder, il quale cavalca la tigre "separatista" e anessionista per cercare di accappararsi Cortina D'Ampezzo. Cortina infatti frutta e luccica. Economicamente, s'intende. E il pretesto della minoranza ladina al proprio interno è puramente surrettizio, una copertura a carattere etnico-culturale che nasconde la più prosaica sete di interessi economici in campo. Tra i comuni veneti che hanno chiesto per comodità propria di passare sotto la giurisdizione amministrativa del Trentino Alto Adige c'è Lamòn (il paese dei fagioli borlotti), Asiago e altri sei paesi già referendati. In via di referendum previsto per il 28 ottobre p.v. sono invece Cortina, Colle S. Lucia e Luvinallongo.


"E' ovvio che i cittadini preferiscano passare ad una regione che ha tanto e non dà nulla", dichiara Galan mostrandosi comprensivo verso i suoi "separatisti" veneti, ma intransigente verso la condotta fin qui tenuta da Durnwalder che quest'estate ha fatto propaganda e concorrenza sleale in quel di Cortina, per il proprio tornaconto diffondendo dépliant di dubbio gusto.


Ecco che allora è già nata l'alleanza bipartisan tra il "forzista" Galan e il "margherito" Cacciari. Anche il barbuto sindaco veneziano lamenta infatti lo schiacciamento della sua regione, chiusa com'è, tra Friuli e Venezia Giulia e Trentino Alto-Adige, ambedue a statuto speciale.


Insomma, la Regione Veneto che in termini di redditività versa più oneri allo stato è, di ritorno, quella più penalizzata delle "tre Venezie" e i due amministratori serenissimi hanno buone ragioni per averci il dente avvelenato.


Frattanto Galan ha mobilitato uno stuolo di avvocati per fare ricorso, presso la Corte europea, verso questo singolare concetto di "autonomia" espansionista di Durnwalder che mira alla ritedeschizzazione del territorio.


Ma non è tutto. L'esponente al Senato della Sudtiroler Volkspartei, accetta di farsi una gitarella a Roma per offrire il suo voto in situazioni sempre a rischio di caduta di governo, ad una condizione: che Prodi garantisca un ulteriore ribasso dei costi energetici dell'Alto Adige. Insomma, ciascuno fa il suo gioco poco pulito. Alla faccia del resto dei poveri contribuenti di altre regioni non "beneficate". Ed è sempre tra le recenti notizie estive, quella che Napolitano abbia concesso la grazia ad un terrorista alto-atesino. E cioè, a uno di quelli che esigevano sempre nuovi benefits sotto il ricatto di far saltare tralicci. Sig. Presidente, lo sa o no che la grazia si concede solo a chi si pente per davvero e non a chi si vanta di simili gesti?


Anche AN ha annunciato una raccolta di firme per "arginare le pretese di cancellazione della toponomastica italiana rivendicata dal presidente della provincia autonoma di Bolzano Durnwalder".

Gabellatemi pure per "antitedesca" ma spero proprio che la geografia regionale d'Italia studiata a scuola da bambina, non subisca arbitrarie modifiche. Dopo la dissoluzione degli stati-nazione assisteremo anche a quella delle regioni e delle provincie in ossequio al solito Dio Pecunia?

17 July 2007

Canta Napoli:cucù, la monnezza non c'è più

Dall'ambasciata americana è partita una diffida per i turisti americani in vacanza in Italia: le zone limitrofe al napoletano sarebbero a rischio per evidenti motivi di igiene e di salute. Tanto è bastato perché le testate giornalistiche e i media si siano affannate a seppellire l'emergenze rifiuti, distraendo i riflettori dei TG dal problema. Cucù, improvvisamente...l'estate scorsa. E la monnezza non c'è più. La pecunia dei turisti stranieri non olet. E pazienza se a puzzare sono solo i cumuli di rifiuti. Basta non parlarne.

Dunque, dove eravamo rimasti? E che fine ha fatto l'immondizia dei giorni orsono?
Bertolaso si è dimesso. Il no global Caruso ha dichiarato che morto un capo della Protezione civile, se ne fa un altro. Che nel suo lessico minaccioso vuol dire: se ne fa fuori un altro. Così gli è subentrato il prefetto Pansa.
Pecoraro Scanio (la cui utilità ambientalista è inversamente proporzionale alle sue compulsive comparsate in tv) ne ha detta una buona: dialogo, dialogo, dialogo. Cioè soprassedere (magari su una montagna di rifiuti) e non fare un bel nulla. Corrono voci che lo smaltimento andrà addirittura in Germania (con tutti i costi che sappiamo e che in ogni caso non pagherà di certo solo la Regione Campania).
La filosofia è sempre quella partenopea e italiota: in attesa dell'inceneritore altrui... a' Provvidenza c'ha da penzà'. Pecoraro e Caruso sono di quelle parti e ben la conoscono, questa filosofia.

Frattanto, canta Napoli: monnezza e concertazione. Ad libitum.

21 November 2006

Bulli, Pupe e Maladolescenza studentesca

Vogliamo parlare seriamente di violenza, abusi e sevizie da parte di bande di adolescenti a scuola e in altri ritrovi o vogliamo ancora credere alla favole hollywoodiane di "Bulli e Pupe" come ai tempi di Sinatra e di Marlon Brando? Perché i mass media stanno facendo come al solito confusione e sciocca retorica tra atteggiamenti da guappetti smargiassi e vere violenze, sevizie, stupri di branco. Fossero seri, abolirebbero i termini "bullo" e "bullismo" che sono davvero depistanti e ipocriti. Mi fanno ridere a crepapelle poi Rosy Bindi e Fioroni che hanno già pronto un decreto antibullismo. E che cos'è? Una legge contro l'ingresso dei cani bull dog nelle scuole? Vediamo di riordinare un po'.
Violenze sessuali inflitte a una undicenne (dunque una bambina) filmata poi con telefonino per poterla ricattare. In un istituto tecnico di Torino, gli studenti di una classe hanno preso di mira un povero down, seviziandolo con calci e percosse, riprendendolo e inviando in rete le immagini. Gli stupri e le molestie a coetanee o a minori si moltiplicano. Claudio Magris sul Corriere di domenica 19 ha scritto sull'argomento un pezzo di una banalità davvero sconcertante. Da quando si è messo a fare il tuttologo non è più lui. Forse don Ciotti o Don Mazzi che di solito eccellono in luogobuonismi ne avrebbero scritto uno migliore. Non passa giorno oramai in cui le scuole non vengano colpite da atti di teppismo e di vandalismo, di violenze di gruppo, regolarmente filmati e "aggregati" (si dice così) in rete, prolungamento tecnologico-voyeuristico della vanteria da bar o del turpiloquio da caserma. Ma la cosa più sconcertante sono le ovvietà di improvvisati psicologi della mutua e di cosiddetti esperti nei talk-show e nelle tavole rotonde televisive. Sentiamone qualcuno:
1) C'è una progressiva caduta di valori (No!? ma davvero?)
2) La disgregazione della famiglia crea una sorta di adolescenza interrotta (nuovo termine assai in uso per descrivere atteggiamenti devianti e involuti).
3) Si delega troppo alla scuola mentre invece l'educazione dovrebbe avvenire in seno alla famiglia (vero ma non basta a focalizzare il problema).
4) La scuola e la famiglia dovrebbero cooperare di più (è la solita teoria del dialogo e del confronto merce di scambio buona per tutte le stagioni).
5) Tutta colpa della tivù, della Play station, del cellulare e di Internet (vero, ma non è sufficiente e si caricano troppo i mezzi di responsabilità che sono umane troppo umane).
A questo punto manca quello che sospira: "Non c'è più religione" eppoi possiamo pure dichiarare a chiare lettere la nostra Caporetto sociale. La verità è che siamo tutti figli della propria storia. E si grida all'imbarbarimento sociale dimenticando le generazioni che hanno preceduto questa "interrotta" (termine ridicolo!) maladolescenza in piena tempesta ormonale con scarpe Nike, zaino griffato e cellulare ultimo modello. Genitori e insegnanti appartengono alla generazione della "contestazione studentesca" (come si chiamava il '68 e gli anni '70). E allora?
Se uccidere un fascista non è reato, se il povero "basco nero" era condannato ad un posto al cimitero, se lo stato borghese si abbatte e non si cambia, se "fascista dove sei ho qui la Hazen 36", e altre bellurie simili, perché i figli dei figli dei fiori non dovrebbero abbassare l'età della loro "arancia meccanica" come il perverso Alex del film di Kubrick? O l'età per spararsi una canna, con tanto di autorizzazione ministeriale del ministro Turco? O abbassare l'età per praticare il sesso, possibilmente violento ed esibito in rete? E se poi ai teppisti col passamontagna in testa e l'estintore in mano, si intitola pure un'aula del Senato, perché non provarci? E se quelli dell'esproprio proletario ai supermercati vengono pure eletti deputati con un ricco emolumento, capirete bene che il "disubbidiente" e il "violento" può essere considerato una carriera come un'altra. Dirò di più, un percorso facilitato.O come si dice in burocratese, "una corsia preferenziale".

26 September 2006

Aa..bbbronzatissimi!

...Sulla spiaggia nel sole/ a due passi dal mare....Ma quand'è che Fini, Berlusconi e Casini perderanno un po' di quella tintarella vacanziera da fancazzisti della politica? E cos'hanno di così importante da fare che sono letteralmente missing? Desaparicidos? Incapaci di mettere in piedi un corteo minimo, un banchetto per la raccolta firme; chessò... un pullman, una bicicletta, qualche iniziativa mediatica sensazionale per recuperare la scena. C'è stato un Papa under attack e loro che ti fanno? La Mozione. Macché mozione parlamentare! In primis, c'è l'agorà. Bisognava organizzare subito un corteo di pellegrini Urbi et Orbi con tanto di fiaccola in mano per tutte le vie di Roma. Quando vogliono la forza la trovano: vedi il corteo dei commercianti contro i teppisti dei centri sociali a Milano, la primavera scorsa . O vedi anche lo sciopero dei tassisti.
Per la serie SEI BELLISSIMO-O-o-o, Casini vola in Iran. A fare che? A dare lezioni di look sartoriale al pecoraro di Teheran dai capelli bisunti?! E ora, la manifestazione un po' buonista e un po' inciuciona tra Pierferdy e Veltroni-dalla-faccia-onesta, quello dal padre repubblicano e MAI stato comunista. Vabbé , meglio che niente, qualcuno che manifesti davanti all'ambasciata indonesiana per quei tre poveracci accoppati, solo perché cristiani, ci voleva. Dopo tanto Caino, giustamente un po' di Abele. Ma la veglia, non la si poteva fare prima dell'esecuzione? Avrebbe avuto un valore simbolico più forte.

E il Berlusca? Capelli sempre più rinfoltiti, look da nababbo in crociera permanente, blazer rinserrato e gran Politica degli Annunci: scenderemo in piazza! Già detto. Scenderemo in piazza!: ti ripeti, Silvio! SCENDEREMO IN PIAZZA!: do it! - direbbero gli Americani. Perfino una famosa marca di frigorifero recita: Fatti e non Parole!.
Frattanto a Lampedusa l'opposizione vera la fanno i centri sociali, i no global e i disobbedienti : Arridatecene de più! Chiudete i centri d'accoglienza! Lasciateli circolare per Schengen! Portateveli a casa vostra! Ancora clandestini! Forza scafisti che siete er mejo! E a Padova invece: "Tear down the Wall! Abbattete quel muro! Avanti popolo con lo spaccio e la prostituzione! Prostitute, ladri, drogati, spacciatori: tutti figli del popolo! (del resto lo diceva pure Pasolini).
Ma si sa: c'è al governo il Partito (metafisicamente assoluto) di Lotta e di Governo. E allora oltre a sgovernare, c'è pure la milizia arcobaleno che, con tanto di kefiah in testa, pungola, istiga, fomenta e sobilla la piazza. Tesi: l'Unione; antitesi: il Social Forum, no global, cobas e i disobbedienti; sintesi: riUnione. Questa sì , è alta dialettica hegelian-marxiana! E pure marziana: da Mars attacks.
E voi bischeri della CdL, che fate? D' o' state? D' o' annate? A scuola di Frattocchie Azzurre a Gubbio, naturalmente. Ma lo vedete o no che è l'ora del Lupo? E che homo homini lupus ? Perciò lì a Gubbio, sguinzagliate i lupi, prego. E tenete a freno S.Francesco, per favore. Assisi è lontana. La Mecca e la Medina sono vicine.
(il corsivo-corsaro è copyright di Nessie)

14 July 2006

Zizou le voyou: voilà la France

Voyou nel senso di teppa. Ma nessuno osa scriverlo ed è tutto un "osanna" di ovazioni. A cominciare da BHL (Bernard-Henri Lévy), il Gigi Rizzi dei philosophes che in un delirante articolo lo ha paragonato a un semi-dio greco cui è consentito perdere la testa. Dietro alla capocciata degna di un pastore sardo dell'Anonima Sequestri di Zizou, mi sa che la testa sono in molti ad averla persa: Chirac, Villepin, le gazzette sportive francesi e Le Monde, il quotidiano della gauche au caviar che parla di Materazzi come del solito "rital". Cioè "terrone". A quanto pare, si va in cerca di razzismo solo se di marca "rital". Quella "gaulois"e "gauchiste" nessuno se la fila.
Stamattina a Zurigo la FIFA ha convocato Materazzi per vederci chiaro: in caso di offese scatterebbe l'art. 54 che prevede alcuni giorni di squalifica. Capirai, che dare del "figlio di mignotta" a un collega del campo avversario, è un'ingiuria inedita. Sai quanti altri calciatori da squalificare...
Sappiamo bene che la Fifa è composta dall'asse Platini-Blatter, uno che ci ama così tanto che
non è nemmeno venuto a porgerci la coppa.
Frattanto gli eurobabbei tifano "beur", inventandosi la sparata dell'islamofobia, frutto dei loro deliri ideologici. E tra questi di casa nostra, non mancano Bertinotti e Rina Gagliardi che su Liberazione scrive di queste perle di saggezza:
"Si può dire sommessamente che un figlio della banlieue ha una dignità da difendere che vale perfino la perdita di un titolo?".
Per fortuna è stato Zidane in persona a smentire il macchinoso teorema ideologico nella sua intervista a Canal Plus.
Quanto alla Francia, andare (magari attraverso la Fifa) à la recherche de la grandeur perdue, a partire dai piedi fino ad arrivare alla crapa di un calciatore, merita solo un verdetto inalienabile: Blackboulée par un coup de boule. Che in slang del gioco delle bocce, significa TROMBATA da una capocciata.
I giochi sono fatti et... rien ne va plus.

30 June 2006

Commedia sexy-giudiziaria in una notte di mezza estate

Per motivi di ordine tecnico ho aggregato il post con il titolo di cui sopra, presso il blog Il Camper dell'amica e (consaura) Lontana http://ilcamper.splinder.com che ringrazio per l'ospitalità offertami. Perciò, per leggermi, potete transitare da quelle parti. Un po' di frescolino "canadese" ci farà bene, con questa calura. Un saluto a tutti
Nessie

12 December 2005

Vacanze Romane (tra il Papa e Veltroni)

In una mattinata decembrina con le chiome dei pini inondati di luce e sole mi trovo alla fermata del bus sull'Aurelia. Chiedo a una signora, dove si acquistano i biglietti e mi indica una tabaccheria sul lato opposto della strada.Poi con gentilezza si offre di vendermene uno dei suoi. Con quel gesto di cortesia la giornata romana si annuncia propizia. La signora è simpatica e ciarliera e mi chiede da dove vengo, se sono in vacanza o che cosa. Arriva il 246 e lei sale salutandomi con giovialità. Arriva il 247 e salgo anch'io fino al capolinea. Davanti ai Musei Vaticani sono incerta: li ho già visti tante altre volte eppoi c'è sempre una transumanza di giapponesi dal frenetico clic fotografico. Entro, nonostante le mie iniziali reticenze, e rilevo che le misure antiterrorismo funzionano bene. Infatti ci fanno togliere giubbotti, paletot, giacche e fanno passare borse, zaini e indumenti al metal detector. Troppo caldo, troppa gente, troppi pellegrini in visita. Una sala alla quale non avevo fatto caso in tempi felici e sicuri è la Sala Sobieski dedicata all'assedio di Vienna (11 settembre 1683) con un Giovanni Sobieski a cavallo e con le legioni dei cristiani che sbarrano l'accesso ai turchi ottomani in un enorme dipinto di 41 metri donato da Jan Matejko, pittore polacco, a Papa Leone XII nel 1883. Mi siedo e ammiro il capolavoro ripetendomi in stato di semi-trance: "Non prevalebunt...non prevalebunt". Manco fosse una litania. Ecco cosa sono venuta a fare: a rincuorarmi un po' e a ripetermi che no, non prevarranno. Queste, le immagini che cercavo inconsapevolmente. Nella Cappella Sistina i flash dei giapponesi diventano davvero insopportabili (oltreché abbaglianti), specie davanti agli affreschi michelangioleschi.Una giungla di Nikon e di Canon si alza quasi minacciosa verso il soffitto. Fortuna che il Signore è dipinto lassù sulla volta... inarrivabile. Ma non doveva essere vietato fotografare?
Sul tardo pomeriggio vado a Piazza Navona e cerco un locale per uno spuntino. Entro al caffé ristorante Bernini. Dato il nome italiano dello scultore italiano, si crederebbe di trovare del personale nativo. Invece - macchè - ragazze giapponesi servire ai tavoli, un maitre in giacca e papillon marocchino, mentre il giovanotto al banco era cinese (o forse giapponese pure lui) con tanto di lungo pizzetto al mento. Sulla piazza illuminata a giorno anche di notte, bancarelle, via vai di giostre, saltimbanchi di strada, mimi alla Marcel Marceau. Ma alle bancarelle non si vede un droghiere né un frittellaro italiano. Solo indios. Come indios sono pure i venditori di caldarroste e i gestori dei chioschi delle bibite. Roma città aperta. Più aperta di così...In due anni che manco, è cambiata ulteriormente la geografia umana.
A sera, se qualcuno crede di gettarsi a capofitto sulla rinomata gastronomia romana delle trattorie trasteverine, si accorge che anche lì il turn over del personale è profondamente mutato: personale caraibico, latino americano, giapponese ecc.Di romano è rimasto solo il nome dell'insegna sul tipo del Rugantino. Un consiglio? Se vedete un'osteriola dall'aspetto un po' dimessa con sedie di legno e tavoli tipo quello di mia nonna quando faceva la pasta in casa, e se magari c'è pure un cartello con la scritta Non si accettano carte di credito, solo contanti! beh...allora fermatevi e pranzate (o cenate) tranquillamente. Lì c'è ancora qualche sora Lella o qualche moglie del sor Olindo che cucina polpettine di carne alle erbe aromatiche o involtini al sugo come Dio comanda. Specie in via d'estizione e da proteggere col Panda del buon ristoratore.
L'indomani 8 dicembre - giorno dell'Immacolata, a piazza di Spagna arriva papa Ratzinger per rendere omaggio alla Madonnina sulla stele.Già che sono qua, una benedizione di Benedetto XVI non può certo farmi male. Specie di questi tempi. La piazza è gremita, come pure Via Condotti e Via Frattina trasformatesi in fiumi umani in piena. Se malauguratamente un kamikaze dovesse....beh, meglio non pensarci. Non c'è metal detector che serva, in casi come questi. Arriva papa Ratz attorniato e abbagliato da paparazzi. Perfino una persona schiva e discreta come lui che raccomanda di festeggiare il Natale con "sobrietà" e umiltà, può fare ben poco, nell'età del clamore e della ridondanza.
Alla Fontana di Trevi, qualcuno aspira a fare Anita Ekberg, bloccato prontamente da un vigile urbano. Ma continuano i lanci scaramantici delle monetine in the fountain.
Il giorno dopo è dedicato alla mostra di Edouard Manet al Vittoriano. Brutta! Lo dico senza mezzi termini. Sono pessimi i criteri museali con cui si organizzano le mostre in Italia (e non solo a Roma). Come si fa a mettere un mucchio di grafica in bianco e nero, e non più di 4 o 5 dipinti a olio, quando trattasi di un impressionista? E come si fa a credere di sopperire al tutto con dei gran video-tape che parlano di vita, morte e miracoli dell'artista, senza vedere esaustivamente queste opere? E' solo un magna-magna per turisti. Mentre dai fori imperiali si diffonde la solita musica andina (che noia mortale/da più di 30 anni si ripete sempre uguale - cantava Lucio Dalla). E se lo dice lui che è di sinistra, vuol dire che è doppiamente vero. Musica andina dei musicanti di strada. Dalle finestre del museo Vittoriano assisto all'intrigante affresco vivente di Roma imperiale, Roma papale, Roma pagana, Roma cristiana, Roma fascista, Roma comunista, Roma veltroniana, Roma meticcia in un crogiuolo inscindibile di storia, genti, antiche vestigia, moderni e postmoderni obbrobri.
Il polso della città lo si tasta attraverso i suoi tassisti. Perciò, niente di più simpatico di un tassista romano e del suo disincanto verso i guasti della metropoli. Passiamo davanti al Ponte Sisto dove staziona e bivacca un gruppo di punkabbestia i quali litigano dabbestia, ubriachi fradici mentre brandiscono bottiglie di birra a mo' di clave per lanciarsele l'un l'altro. Quei poveri cani che sono con loro, quanta tenerezza mi fanno! Umani, troppo umani! Fossi nella Protezione degli Animali, glieli confischerei subito. "Mmàzzate ahò!" - esclama con flemma il tassinaro, "Tutta 'a monnezza er mondo ce capita qua da noantri. Io 'un li rimorchio a que'i"
- Ma perchè?! Anche i punkabbestia prendono il taxi? - chiedo incuriosita.
- Po' capità.
Costeggiamo il Gianicolo quando le esternazioni del tassinaro si fanno via via più coraggiose.
- A 'e prossime elezioni me voto a Lega. Fini nun me piace più. Eppoi lui vo' fa' votà a que'i (ndr:gli immigrati).
- La Lega?!? Ma non vi chiama sempre "Roma ladrona"? (fingo di fare l'avvocato del diavolo).
- Eccheccefrega signò? Me faccio pure dà d'er ladrone, se me tiene fora que'i. Semo invasi!
- Ma non è che il federalismo ovvero la devolution porta svantaggi a voi romani? (continuo con le domande maliziose).
- Dipende. Er federalismo ce po' interessà pure a noantri.
Pago la corsa e scendo in via Aurelia. Da Milano a Roma, l'Italia in fondo in fondo è più unita di quel che sembra. Resta la formula alchemica del federalismo de noantri, anticipatami dal tassinaro. Il quale, m' ha messo, non so perché , una strana pulce nell'orecchio. Ma questo è un altro film.