Ormai è ufficiale: l'Italia è una Repubblica fondata sul teppismo e sullo squadrismo rosso. Non mi riconosco minimamente in un presidente della Repubblica di nome Giorgio Napolitano che dopo aver fatto lacrimuccia postdatata dei crimini comunisti nella Ungheria di 50 anni fa solo oggi nel 2006, di fronte all'oltraggio d' intitolare un'aula parlamentare al giottino genovese Carlo Giuliani, si attacca ora "all'autonomia di ciascuna componente della rappresentanza parlamentare nel cui merito il Presidente della Repubblica non ha il titolo di intervenire".
Frase ampollosa e svincolante per dire che non intende interferire sulla scelta di Rifondazione comunista di intitolare una sala di Palazzo Madama a Giuliani. Quella stessa Rifondazione Comunista che vanta al proprio interno due parlamentari di dubbia fama e moralità come Daniele Farina dei centri sociali e il "disubbidiente" nonché "espropriatore proletario" Francesco Caruso. Non c'è due senza tre: ora anche l'amaro Giuliani. Esultano Bertinotti, Rina Gagliardi, Russo Spena e Sodano: giustizia proletaria è fatta. Dopotutto a forza di sprangate, travi contro le camionette, sassaiole, lancio di estintori e di bulloni, c'è scappato il loro morto da canonizzare.
Sono invece in subbuglio il sindacato di Polizia e il COCER dei carabinieri che vedono in questa decisione, un chiaro segno di disprezzo nei confronti di chi mette a repentaglio la propria vita per salvaguardare la libertà e la sicurezza dei cittadini: cioè loro. Insorge l'opposizione convinta, che questa decisione indebolisca le nostre istituzioni e mortifichi le forze dell'ordine.
Con che coraggio ora Napolitano andrà a premiare vedove e orfani di carabinieri e di poliziotti, caduti nell'adempimento del loro dovere?
Ci pensa la solita cialtronesca dialettica marxista della Tesi/Antitesi/Sintesi a zittire e a blindare le proteste. "I rapporti con le forze dell'ordine restano invariati" afferma Napolitano. Pertanto non esisterebbe alcuna contraddizione tra la dedica della sala a Giuliani e la convinta solidarietà alle famiglie dei rappresentanti delle forze dell'ordine.
La sinistra postcomunista e comunista vuole riscrivere una pagina di Storia a modo suo, ma Carlo Giuliani non è un martire né un eroe: è solo il violento facinoroso che durante gli scontri del G8 a Genova nell'estate del 2001 è stato fotografato col viso coperto di un passamontagna in procinto di lanciare un estintore contro una camionetta dei carabineri cinta d'assedio.
Calma compagni, fra 50 anni ci sarà tempo per fare autocritica. Come per l'Ungheria.

