Francia cristiana che però non sa di esserlo. O forse si rifiuta di esserlo. E' questo il punto cruciale quando ci ostiniamo a parlare di integrazione in Ue. Che sia governata dalla destra o che lo sia dalla sinistra, la Francia ha sempre praticato uno strano laicismo da ghigliottina (laicisme de combat). E allora ecco poi saltar fuori contraddizioni esasperate come quelle cui abbiamo assisitito in questi giorni di fuoco. Per l'Islam, sia la laicità che il laicismo - termine, quest'ultimo, che sta a significare la messa al bando in modo drastico dell'elemento religioso dalla vita pubblica (mentre nel primo caso significa includerlo), sono entrambi sinonimi di paganesimo e di miscredenza. Non facciamoci illusioni: è considerato parimenti infedele sia un cristiano osservante che un laico non praticante, che un ateo. E allora come si può pensare di trasformare i musulmani in ciò che per loro significa essere infedeli? In particolare, come si può essere tanto naif da credere che accettino la secolarità europea come un valore? Se ci definiscono comunque dei kuffar tanto vale tenerci la nostra religione e farcene scudo e vanto. Tenerci le nostre campane e suonarle in libertà. Tenerci le nostre chiese e cercare di non trasformarle in cattedrali nel deserto. Penso alle cattedrali gotiche di Chartres, di Rouen, di Reims, di Notre Dame e a come sono belle con queste guglie e pinnacoli che svettano verso il cielo in un verticalismo trascendente. Ma ripenso anche a quanto sarcasmo, boria e presunzione la Francia di Quai d'Orsay abbia mostrato facendosi paladina del laicisme de combat. Giscard d'Estaing è stato tra gli strenui oppositori dell'inserimento delle radici cristiane nella Costituzione europea. E il sussiegoso Chirac si è fatto beffe di Berlusconi chiamandolo "monsieur le pretre" a Pratica di Mare, quando lui glielo ha ricordato. La Francia di Bernard de Clairvaux, di Montaigne, di Descartes e di Pascal. La Francia dei Giansenisti di Port Royal, di Jacques Maritain e di molti altri pensatori cristiani ha creduto ciecamente nella scorciatoia della tabula rasa. Niente cenni religiosi, né preamboli nella Costituzione Ue, così sarà più facile integrare gli islamici. Piazza pulita dei simboli cristiani anche nelle scuole e tra gli studenti (niente croci). Così sarà più facile togliere anche il velo islamico alle studentesse. E chi l'ha detto? Non si può integrare chi non ama la Francia nella Francia che professa di non amarsi - sostiene Alain Finkielkraut. E più che non amarsi, forse, nella Francia sans mémoires et sans racines che non ricorda più nulla della sua cultura se non il giacobinismo sanguinario di quel 14 luglio della presa della Bastiglia che si festeggia ogni anno. Ma quello farebbero forse meglio a dimenticarlo. La Francia che si strappa i capelli per essere stata un tempo, potenza coloniale, e che elargisce generosi sussidi ai suoi creoli e meticci del Territori d'Oltremare nel tentativo di farsi perdonare. "J'ai quelques choses à toucher" (ho qualcosa da tastare, cioè soldi in arrivo) è uno delle espressioni gergali più comuni ripetute da nativi sorridenti e ammiccanti giù alla Martinica a proposito di assegni vitalizi da riscuotere.Come figli viziati e irresponsabili cui tutto è dovuto senza meriti.
La Francia che, contrariamente al generoso La Fayette, ha lasciato l'America tricolore in bianco, rosso e blu come lei (sebbene a stelle e strisce) da sola in trincea a gestire il problema della guerra irachena e del terrorismo internazionale di matrice islamica. Nell'illusione che quest'ultimo non la riguardi. La Francia sans frontières che rifiuta le quote di immigrazione e che ha deciso di farsi perdonare la sua guerra d'Algeria. Come? Attirandosi un'Algeria incandescente a casa propria. La Francia che si picca di dare lezioni di alta politica internazionale dicendo che è impossibile "esportare la democrazia", ma poi pratica l'importazione della poligamia islamica a casa propria facendo finta di nulla. Legalizzandola di fatto, attraverso i sussidi elargiti ai suoi imam poligami, al loro stuolo di mogli e alla loro numerosa prole - imam che non riesce più ad espellere. Perchè? Perché già diventati immeritatamente citoyens de France.Ma nazionalità e cittadinanza bisogna meritarsele, non sono dei diritti naturali!
Infine la Francia che emanò nel '93 una legge che vietava l'ingresso ai poligami e autorizzava l'espulsione di quelli che erano già entrati e che convivevano con più mogli, ma che poi cancellò tale norma per soddisfare i terzomondisti di sinistra e tutti i farisei della French political correctness, sicché oggi quei figli di nessuno degli immigrati poligami te li ritrovi in giro per le banlieues a dare fuoco alle auto, a lanciare bottiglie incendiarie contro i poliziotti, a mandare al rogo le scuole. E Chirac a fare appello al senso di responsabilità educativa delle famiglie musulmane. Ma quale famiglia se si è deciso di immettere nel tessuto sociale francese dei clan tribali in sfregio alla famiglia monogamica di tradizione cristiana? E come vogliamo chiamarlo tutto questo? Assimilazionismo alla République? Io lo chiamerei semplicemente idiozia. O se preferite un termine francese un po' più forte, connerie.



