Strana estate un'estate che continua ad essere ancora in maschera. L'ultimo governatore ad aver abolito la mascherina all'aperto è Attilio Fontana, dal 15 luglio in poi, in Lombardia. I governatori delle altre regioni (in particolare quelle costiere) hanno già "smascherato" i loro cittadini. Con l'obbligo però di metterla quando si entra in locali chiusi. Lo psicologo Claudio Risé nell'articolo di ieri 19 luglio comparso su "La Verità" dal titolo "Un esercito di sottomessi", fa osservare qualcosa di sgradevole: a certi nostri compatrioti indossare la maschera anche laddove non è obbligatorio farlo, piace. E piace parecchio. Ho visto personalmente dei poveretti a poppa di un traghetto sul mare, che invece di respirare iodio, di inalare gli spruzzi di salsedine su per le narici, tenevano fissi una maschera incollata al volto, tra calura e sudore. E non era la maschera della Commedia dell'Arte, quella che serviva a sottolineare l'identità e le caratteristiche del personaggio.
"Non risulta che siano medici a stimolare questi comportamenti ansiogeni e clinicamente privi di senso", sottolinea Risé.
Il terrorismo mediatico-sanitario a cui siamo stati sottoposti in modo massiccio in questi mesi e che continua a gufare con l'imminente "seconda ondata" dei mesi autunnali, crea a taluni, i cosiddetti "postumi" duri a morire. A questo punto, ci vuole un bravo psicoterapeuta per combattere l'angoscia da morte che pervade alcuni individui.
Per parafrasare il Poeta: "Verrà la morte, e avrà la tua maschera".
"Il fatto banale" - sottolinea Risé con cui concordo - "è che purtroppo molte persone non vedono l'ora di obbedire a qualcuno che le comandi senza doversi prendere la responsabilità di sé".
Personalmente, non credo in quei sondaggi distribuiti nei giorni neri del confinamento (non chiamatelo lockdown, per favore), che volevano Giuseppi col suo oltre il 60% di indice di gradimento. Tuttavia è pur vero che esistono persone ben felici di obbedire e di "sentirsi in regola" nei confronti della cosiddetta "autorità". E di obbedire a qualcuno che adora narcisisticamente e sadicamente esercitare il suo potere su di loro. Il viso è la parte unica e irripetibile del nostro corpo. Ciascuno ha i propri lineamenti inconfondibili. Nel linguaggio comune si dice spesso "metterci la faccia", per indicare che siamo disposti ad assumerci le responsabilità delle nostre azioni. E mai come in tempi catastrofici come questi, è diventato un atto di coraggio, mostrarla.
"L'identità personale ha così ricevuto una mazzata durissima nell'umiliante esperienza del terrorismo sanitario, praticato per continuare l'emergenza e lasciare in piedi il governo".
Dobbiamo metterci bene in mente che la libertà, il desiderio di autonomia, appartengono a pochi e che, purtroppo sono pochi coloro i quali li anelano veramente. Non tutti amano sentirsi padroni di se stessi e delle proprie azioni. Per taluni è gratificante pensare a un Babbo Stato che impone, organizza, dispone, sottrae, aggiunge e ingiunge a piacimento. Solo così possiamo tentare di dare una risposta allo sgomentevole fenomeno dell'obbedienza collettiva che ha come suo simbolo principale la maschera.
"Il governo giallorosso è il primo ad aver imposto una Maschera-Persona che invece di rivelare chi sei o a cosa ti ispiri, cancella la tua identità dietro a quella del conformista-sanitario, pronto a dimenticare, come gli chiede il capo, ogni fede, identità, entusiasmo , pur di salvare la pelle", conclude amaramente Risé.
Siamo dunque tornati alla differenza greca tra bios e zoè a proposito di quella "nuda vita" concetto più volte espresso dal filosofo Giorgio Agamben. In bios ci sono i legami sociali, la vita di relazione, la vita politica e culturale. In zoé, è la vita animale, quella comune a tutti gli esseri viventi. "Salvare la pelle" ha quindi a che fare con "zoé".
Ma come ho più volte sottolineato, la vita, la vera vita è il significato che le diamo. Se rinunciamo a darle un senso nel timore della morte, allora è il caso di dire che siamo già dei morti che camminano e che rinunciano ad avere uno sviluppo, un percorso, una mèta da perseguire.
"Date a un uomo una maschera, e costui vi dirà la verità", diceva Oscar Wilde, in uno dei suoi celebri paradossali aforismi. La verità è che quelle in circolazione (ora colorate, nere, azzurre, rosse, arancioni, a pois, a righe, in tricolore, in fantasia, o con le paillettes e i brillantini per fare più trendy), sono solo maschere di conformismo sanitario e non, di rinuncia, di viltà e di paura.
Giorno di Santa Elia Profeta



