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03 May 2021

Dittatura fa rima con censura



Ci hanno dato un mucchio di giocattolini informatici con cui trastullarci  come bambini (social, WhatsApp,  community on line, piattaforme ecc.) ma poi ci si stupisce se sul più bello ci presentano il conto: la censura. I media mainstream e le loro veline non si possono più ascoltare, ma molti di noi pensavano, all'inizio, di trovare rifugio sul web. Ora sappiamo che Google, YouTube, Facebook, Twitter, Instagram, ovvero i grandi  social network, sono al servizio dei governi peggiori e si comportano come i più solerti pretoriani del sistema socio-politico. Diciamo che è nata  una nuova simbiosi: i governi hanno bisogno di queste lobby della comunicazione on line; queste lobby, fanno i censori per conto dei  governi.

Non che non l'avessimo capito, ma ora è tutto più chiaro e lampante sul perché i social e YouTube mostrano tanto zelo censorio contro chi manifesta opinioni dissonanti, specie in materia di virus, vaccini e terapie domiciliari. Compreso quello dei protocolli sanitari su cure domiciliari contro il Covid di recente restaurato e ripristinato dal ministero della Salute, impugnando la sentenza del Tar del Lazio. Il disperante Speranza ha fatto accordi con Facebook, Google e YouTube. Indovinate un po' perché? 

Ma per censurarci meglio, bimbi miei!  Come dice l'autore dell'articolo su Imola Oggi https://www.imolaoggi.it/2021/05/01/speranza-accordi-google-youtube/",  "i liquami vengono sempre a galla".

Gli accordi intervenuti tra il Ministero della Salute il 7 febbraio 2020 con Facebook e il 28 febbraio 2020 con Google e YouTube (accordi ovviamente secretati ma per i quali è stato speso il pubblico denaro dei contribuenti) mostrano date inequivocabili che fanno pensare a una pianificazione molto  ben congegnata da tempo.

La censura agisce in modo subdolo, viscido, strisciante, quando meno te l'aspetti. Può capitare di non ritrovare più un articolo che ritenevamo utile e prezioso come quello segnalato su databaseitalia.it dell'oligarca Jacques Attali a proposito di una sua intervista memorabile risalente al 1981 e vedere apparire la scritta: 404 Pagina non trovata (https://www.databaseitalia.it/il-pianificatore-globalista-jacques-attali-predisse-la-truffa-e-il-genocidio-nel-1981/

 Può capitare come è avvenuto all'ottimo dott. Gulisano, medico domiciliare di Lecco, di veder rimosso il video da YouTube dove poco prima appariva in un pacifico comizio in piazza dove ebbe l'ardire di presentare alcuni dei pazienti da lui salvati dal Covid (la malattia che non ammette rimedi, se non il vaccino). Come gli è successo di venire ospitato dalla trasmissione su La7 "Di Martedi" con tanto di telecamere sotto casa, e poi (ordini di scuderia?) La 7 dà forfait, perché nel frattempo succede che la sentenza del TAR è stata re-impugnata da parte del governo con tanto di vecchi protocolli precedenti (Tachipirina e vigile attesa). C'è, con ogni evidenza una censura visibile anche in questo "contrordine".  Ritorno sulla "pagina non trovata", prelevata dall'intervista di Attali al suo editore Marcel Salomon.


In futuro si tratterà di trovare un modo per ridurre la popolazione. Inizieremo dal vecchio, perché non appena supera i 60-65 anni, l'uomo vive più a lungo di quanto produce e costa caro alla società. Poi i deboli e poi gli inutili che non portano nulla alla società perché ce ne saranno sempre di più, e soprattutto finalmente gli stupidi. Eutanasia mirata a questi gruppi; L'eutanasia dovrà essere uno strumento essenziale delle nostre società future, in tutti i casi. Ovviamente non possiamo giustiziare persone o allestire campi. Ce ne sbarazzeremo facendo credere loro che sia per il loro bene. Una popolazione troppo numerosa, e per la maggior parte inutile, è qualcosa di troppo costoso dal punto di vista economico. Dal punto di vista sociale, è anche molto meglio che la macchina umana si arresti bruscamente piuttosto che deteriorarsi gradualmente. Non saremo in grado di superare i test di intelligenza su milioni e milioni di persone, puoi immaginare!
Troveremo qualcosa o lo causeremo, una pandemia che colpisce certe persone, una vera crisi economica o meno, un virus che colpirà il vecchio o il grande, non importa, i deboli soccomberanno, i timorosi e i lo stupido ci crederà e chiederà di essere curato. Avremo avuto cura di aver pianificato il trattamento, un trattamento che sarà la soluzione.
La selezione degli idioti sarà così fatta da sola: andranno al macello da soli ".

[Il futuro della vita - Jacques Attali, 1981]

Interviste a Michel Salomon, collezione The Faces of the Future, edizioni Seghers


Se l'articolo come questo riportato, lascia credere fin troppo palesemente che certe distopie da Great Reset siano state progettate da tempo, ecco intervenire debunker e "sbufalatori" vari in sua difesa. Qual è il ruolo di costoro? Lo avrete già intuito: quello di fingere di raddrizzare "false opinioni" e "false notizie" (fake news), pensieri non conformi per imporre in realtà il loro pensiero "unico" e uniforme. E non parlo dell'ormai screditato Butac, ma di testate di soccorso come "Libération" (detto, il giornale dei Rothschild). Ma no, avete capito male, Attali è stato frainteso, non voleva mica dire quello che voi  pensate così malignamente...Bene, il pezzo è lì, recuperato. I lettori non sono dei  minus habentes che hanno bisogno di tutele. Pertanto, ciascuno si faccia le proprie opinioni, senza interpreti, traduttori né mediatori. Ad Attali, alla sua teoria del Poliamore, e ai suoi antefatti pro UE, euro,  sul Trattato di Lisbona, sul trattato di Maastricht ed eurocrazia,  sul suo ruolo di mentore di Macron, la sottoscritta ha già dedicato alcuni post (vedere i link).
 

Ma consiglio di leggere anche questo pezzo di Enrica Perucchietti "Il mondo nuovo sognato da Jacques Attali" che ben ne fotografa la visione distorta del mondo.  Perché sono così interessati a smentire quanto affermato con compiaciuto cinismo addirittura nel 1981? Be', facile da scoprire. Ora siamo per davvero al giro di boa  nella costruzione di quel mondo che allora pareva lontano. Meglio, allora, non dare troppo nell'occhio  e ritirare la mano, dopo aver lanciato il sasso. 



Ma andiamo avanti con la censura. Avrete appreso che il sito Byoblu a causa di una pesante censura su YouTube si è visto cancellare mezzo milione di iscritti, 14 anni di attività e circa duemila video. La notifica dell’oscuramento è arrivata con una mail in cui si spiega la decisione presa. Pertanto Claudio Messora, che dirige quel sito è stato costretto a comprarsi un canale sul digitate terrestre che chiunque di voi può reperire cliccando il tasto 262.  Acquisto che è potuto avvenire, anche grazie alla donazione di molti lettori,  simpatizzanti e follower.  Ora la tv ha un ottavo canale sul digitale terrestre, cui si può avere accesso. C'è ancora molta strada da percorrere per fare una vera tv dalla parte dei cittadini: ci vogliono più servizi, dirette e approfondimenti di qualità, ma intanto è un inizio. Bisogna quindi sganciarci da chi ci sabota: è questa la lezione che ne emerge. 

Sera di S. Giacomo


12 September 2019

Qualcuno volò sul nido di Zuckerberg





"La censura ideologica ha fatto un altro passo avanti verso l’abisso. Non bastavano la manipolazione e la falsificazione mediatica in grande stile di tg e giornali, l’omertà e il silenzio su fatti del passato e del presente, le leggi liberticide approvate o in via d’approvazione nel parlamento, l’identificazione tra opinioni e reati, la via giudiziaria al conformismo. Ora, ci si mette anche Facebook e il meraviglioso mondo dei social. Lo chef Rubio, l’ex terrorista Etro, il giornalista Rai Sanfilippo fomentano l’odio contro Salvini e Meloni ma Facebook e Istagram fanno una retata e chiudono solo le pagine d’estrema destra ritenendo solo quelle e in generale fomentatrici d’odio. "

Così esordisce Marcello Veneziani nel suo ottimo articolo di cui consiglio la lettura integrale.  Veneziani ha dimenticato di citare la frasetta di Ciro, figlio di Beppe Grillo oggi alle prese con un'inchiesta su uno stupro, dove esorta al bel gesto proprio su FB. Ecco la frasetta evocativa di violenza sessuale,   ma non cancellata dal social di Zuckerberg: " Ti stupro bella bambina, attenta". Ma lui è figlio di tanto padre. Resta anche da capire, come mai che il misfatto è saltato fuori a governo Pentapiddiota messo in piedi alla spicciolata. Ma questa è un'altra storia.
Torniamo alla censura di Mark Zuckerberg. Tutti  voi avrete capito che mi sto riferendo ad intere pagine di inteventi di CasaPound e di Forza Nuova cancellate con un clic da Facebook e Instagram. E con una tempestività massima in concomitanza con l'insediamento del nuovo governo. Coincidenza? Salvo pochi rari casi, non credo quasi mai alle coincidenze fortuite.

Sentivo parlare di censure, dopo il piccolo episodio capitato nella mia pagina e dopo la censura ideologica alle pagine e ai profili di casa Pound e Fronte Nazionale, e non relativamente a uno specifico episodio ma in generale, il discorso prende una piega preoccupante.
La censura si nasconde dietro l’impermeabile degli algoritmi, ma colpisce opinioni, idee, dissenso. È una piega bruttissima, potremmo chiamarla la boldrinizzazione dell’informazione (:..)., prosegue Veneziani.

Sì, ma qui di "algoritmi" non ce n'è bisogno. E figuriamoci se crediamo che gruppi politici come CasaPound e Forza Nuova, per essere censurati, hanno bisogno di asettici e imparziali "algoritmi".  Nemmeno la Magistratura impedisce loro di presentare liste proprie, ma il signorino Mark Zuckerberg (chiamato familiarmente Zuck) ha ritenuto che non fossero degni di intervenire nella sua "bacheca".  Lì per lì, quando ho appreso la notizia non gli ho dato un grande peso. Dopotutto basta non essere iscritta a questi social, e la vita scorre via normale. Facebook è un’azienda privata e, quando le fa comodo, può  farsi schermo dietro le clausole inserite nella sua policy.  Se ti iscrivi a un club "privato" le regole le fa il gestore del club, in questo caso Zuck: questa è la vulgata fin troppo ovvia. 
 Tuttavia le cose non stanno esattamente solo così.  Ospitando oltre 2,7 miliardi di utenti attivi al mese ha anche degli obblighi deontologici.  Tra i quali, anche quello di non ostracizzare forze politiche che la pensano diversamente. Personalmente non ho un profilo su FB né su twitter né su Instragram, ma non è perché è una sorta di club privato che resta, per questo, del tutto innocuo e ininfluente. Tanto meno, destinato a rimanere perennemente rinchiuso dentro la "bacheca". Ci sono già intere pagine di social, riprodotte da giornali quando se ne vuole mettere in evidenza i tweet di qualche utente famoso, ad esempio. E' avvenuto di recente perfino con Trump.
Sono d'accordo  con le conclusioni di voxnews:

"In sintesi: Facebook non è un proprietario di casa che è re in casa sua, è un monopolista di fatto che sta condizionando la libertà di milioni di cittadini. Addirittura inquinando il processo elettorale vietando le proprie piattaforme a due partiti politici regolarmente registrati".

Occorre aggiungere un'altra considerazione. Tutti sanno che non sono più i media mainstream a spostare voti, durante le campagne elettorali,  ma che Internet e i social assumono una grande importanza nel passaparola e nel veicolare nuove opinioni politiche. E' evidente che Zuck lo sa benissimo e che vuol decidere lui, chi siano i probabili "influencer" del pensiero politico da diffondere in ogni angolo del Pianeta, e chi no. Insomma, la solita repressione delle idee praticata con altri mezzi, più moderni.



Zuckerberg (ovvero, montagna di zucchero) spegne con un clic gli account, i profili sgraditi e le pagine di CasaPound e Forza Nuova?
Ordini di scuderia: qui si sente lo zampino di Soros (insignito della laurea honoris causa a Bologna e con molte sue ong operative anche qui in Italia, nonché azionista della COOP e amico personale di Gentiloni e Renzi). Si sente lontano un miglio.
Qualcuno volò sul nido di Zuckerberg? lo sapremo in fretta.

 Giorno del SS Nome di Maria

02 January 2019

L'esercito dei Bimbiminkia



Primo post del 2019, giorno di S. Basilio. Non starò sulla notizia, ma su qualche nota di costume. O meglio, di malcostume.
Non si può  più andare da qualche parte a fare una passeggiata, che bisogna farsi largo  tra i selfomani dalle lunghe astine inalberate con orgoglio e vanto nei loro cellulari, come bandiere.
Praticamente una giungla di prolunghe col mini-monitor per scattare una foto o  farsi un selfie.  Ecco che la passeggiata si interrompe perché a qualcuno salta il ticchio di farsi una foto, o di farsela scattare,  tutti sorridenti e giulivi. E allora lì, ad aspettare che sia finita la scenografia del click, prima di poter passare e proseguire lo struscio. E si badi, non si tratta solo dei soliti giapponesi "clicckomani", ma  un po' di tutti.  Chiunque di voi, sarà ossessionato da parenti e amici che spediscono così,  tanto per condividere,  più foto e immaginette del necessario spesso insignificanti su qualunque cosa: hai trovato funghi? Li condivido e spedisco (Bip! Oh che bel fungo!);  hai pescato pesci? Te li mando (Bip! Oh che bel pesce!) . Il mio bambino è caduto giù dalle scale col triciclo e si è  fatto un bel livido in fronte: te lo mando in foto (Oh, poverino, che bel bernoccolo nero! Speriamo che guarisca in fretta). E così via.
E a proposito di questi ultimi, l'estate scorsa al mare mi ha colpito vedere bambinetti appena in età scolare che, davanti allo spettacolo pirotecnico della festa del Golfo, dopo un palio con regate, invece di guardare la bellezza dei fuochi d'artificio che si riflettono nell'acqua erano tutti intenti a smanettare nei loro tablet. In sostanza, la vera meraviglia non era più nel cielo, nei fuochi, nei colori e nel mare ma nel display. Mi è venuta una grande tristezza. Avrete pure visto come anche gruppi di amici adolescenti, invece di inventare giochi e forme di aggregazione tra di loro, sembrano essere quasi imprigionati ciascuno nelle bacheche dei social.
Un gruppo di cinque giovanissimi amici  da me scorti all'angolo di una strada di passaggio, avevano  il proprio smart ultimo modello e l'unica forma di conversazione tra loro era - manco a dirlo -  parlare di quel che vedevano in quel mini-schermo. Invece della "vita in diretta", abbiamo sempre più "vite indirette". Che generazioni verranno avanti? 
E' la domanda che inevitabilmente ci poniamo. Non c'è che dire:  non abbiamo mai avuto così poca comunicazione, come da quando c'è quest'ansia di comunicare e di rimanere sempre connessi e interconnessi. 

Smanettoni all'opera. Ovvero, l'arte di comunicare
Primati col telefonino
Credo pertanto sia giusto iniziare a porsi delle domande riguardo l’ossessione da social, da videochiamate  whatsappate e/o da whatsappare.  Le modalità con cui vengono utilizzati   accompagnati dal diffuso urgente bisogno di "condividere" qualsiasi cosa, immediatamente, come se altrimenti non si riuscisse a vivere appieno l’emozione di un accadimento, finisce col diventare inquietante. Sì perché i social media , come affermato anche dal sociologo Zygmunt Bauman, implicano l’esposizione, e di conseguenza il non avere segreti e il venir meno della propria privacy. Tutte carte che diamo deliberatamente in mano a un Grande Fratello Globale, il quale raccoglie una preziosa banca dati sul nostro conto, senza nemmeno aver bisogno di imposizioni. Del resto il patron di Facebook Mark Zuckerberg, non ha mai fatto mistero, di utilizzare questi dati. Spesso chi ha un profilo sui social, fornisce senza rendersene conto dati su hobby, preferenze, viaggi, sport praticati, gusti, disgusti, che poi vanno ad incrementare il Database globale.
Nei social network si può arrivare ad essere dipendenti dalla socialità virtuale, come una vera e propria droga (ed è infatti già da anni un fenomeno tenuto sotto controllo dagli psichiatri). Se trascorrete diverse ore al giorno incollati allo schermo (o display), o non riuscite a resistere all'impulso di  aprire le notifiche di status quando vi arrivano sullo smartphone o, peggio, quando siete in compagnia con altri, o addirittura a tavola con familiari ed ospiti, potreste cadere nella categoria. E allora è meglio correre ai ripari.
Secondo il sito One Mind le interazioni sociali ci gratificano. Non importa se siano reali o virtuali, il nostro cervello prova comunque un sentimento di appagamento; rilascia “ossitocina” e “dopamina”, responsabili della sensazione di benessere, e attiva il circuito della ricompensa. Allora che c’è di male nel provare piacere? Il problema è che, sulla carta, il cervello dovrebbe ricompensarci soltanto quando eseguiamo realmente delle azioni concrete  e per davvero meritorie. La gratificazione serve infatti a farci capire che stiamo seguendo la strada giusta, da ripetere in futuro. Ma nei social otteniamo la ricompensa senza aver fatto niente di concreto, senza aver compiuto un vero sforzo. E poiché il cervello è pigro (tende a risparmiare energia), finisce col preferire le interazioni virtuali a quelle reali.

La conseguenza è che l’uso massiccio dei social ci porta a diminuire sempre più le interazioni con la società reale. In altre parole, ci rende più antisociali.

Una cara amica lamenta comportamenti distratti e perfino scontrosi e irascibili nel marito da quando è diventato assiduo frequentatore di social, offrendo su FB la cosiddetta "amicizia" ad  oves et boves. Ci vuole una vita per farsi un vero amico ("chi trova un amico, trova un tesoro" è un proverbio che sta a  indicare la rarità del fenomeno) , ma sui social in un battibaleno si diventa amici di tutti. Il marito in questione si mostra apatico, assente ed estraneo a quanto avviene in casa e tutto intorno a lui, e non può fare a meno di "smanettare" sul suo smart, nemmeno in presenza di amici (veri) e di ospiti (veri) magari a cena da lui.

Il motivo è facile da comprendere i vari "like" (mi piace), che gli arrivano in "tempo reale", le varie richieste di "amicizia", quando sottopone ai social i suoi parti letterari, gli danno quella serie di “gratificazioni immediate” che in famiglia non trova. Ma il "tempo reale" non è il tempo umano, è un'altra finzione.
Un'altra situazione che caratterizza i nuovi mezzi tecnologici di cui si fa impiego è la re-infatilizzazione da parte di chi li usa.  Nel gergo di internet Bimbominkia (a volte riportato con la grafia bimbominchia e abbreviato con le sigle BMK) è un termine con connotazione negativa che indica un utente, spesso adolescente, di scarsa cultura e di modeste proprietà linguistiche. Si esprime con un linguaggio basato su errori sintattici e grammaticali, colmo di anglicismi spiccioli, frasi abbreviate da sigle e acronimi (è il caso di RIP, quando muore qualche personaggio famoso, in luogo di Riposa in Pace) e decorate da emoticon e altri simboli virtuali.




Si è inoltre soliti identificare come Bimbominkia una persona dal carattere infantile, autoreferenziale, arrogante, eccessivamente attaccata alla tecnologia e abituata a pubblicare numerosi selfie sulle reti sociali. Beh, con i social e gli smart e gli I-phone, siamo alla BimbominkioniZZazione di massa. Un altro selfie, un altro like, ad un altro post, come canta  la canzone-tormentone di Arisa e Lorenzo Fragola, L'esercito del selfie. Ma poi ci priviamo di contatti importanti, quelli veri. E si finisce quasi senza accorgersene, come quel povero ragazzo di Taiwan che trascorreva troppe ore nei social e che a causa di un guasto al pc, ha perso le "amicizie" e i "contatti" (virtuali). Allora si è sentito immensamente solo e l'hanno dovuto ricoverare d'urgenza per una forte crisi depressiva. Una volta interrotto il flusso incessante di immaginette sante, di emoticon, di like, di segnali sonori, lì a tenergli compagnia, dev'essergli sembrato qualcosa di disperante e insopportabile, sentirsi sprofondare nel silenzio della sua solitudine reale.   
Un'ultima cosa, dato che poi in questa strana matrix planetaria ci siamo dentro  un po' tutti: spesso siamo critici con gli altri, osservandone le ridicolaggini in corso, ma indulgenti con noi stessi adottando il solito comodo giustificazionismo del "posso smettere quando voglio".