Anche questa tornata elettorale presidenziale francese, salvo imprevisti legati all'imponderabile, non presenterà sostanziali novità insite in quel secondo turno che reca in sé la fregatura. Ricorderete quando fecero sbarramento comune contro Le Pen padre definito "la Honte" (la vergogna)? Perfino l'estrema sinistra volle convergere su Chi-Chi, il nome sarcastico che i francesi diedero a Chirac. E Chi-Chi si ritrovò nuovamente incoronato all'Eliseo. Bene, il ballottaggio francese sembra fatto apposta per non rispettare i verdetti popolari. Se Marine Le Pen dovesse avere una rimonta, ecco ripresentarsi il fronte unito contro la "nouvelle honte". E i voti da macinare al mulino del rothschildiano Macron glieli potrebbe offrire proprio l'estremista di sinistra Jean-Luc Mélanchon di "France Insoumise" in nome del solito trito e ritrito "antifascismo". E' proprio vero l'aforisma di Oswald Spengler sulla sinistra che fa sempre il gioco del grande capitale anche quando non lo sa. L'"antisistema" Mélanchon (foto sul giornale, appena sotto i due candidati principali) porta voti a Rothschild-Macron. I francesi chiamano con scherno il sistema mediatico-oligarchico che ruota intorno a Macron, la Macronie. E non c'è dubbio che gli appoggi oligarchici e mediatici a Macron e a tutta la sua Macronie non manchino affatto. Pupillo del suo vecchio mentore Jacques Attali già uno degli artefici di quella nefanda costituzione Ue chiamata "Trattato di Lisbona", Emmanuel Macron si fa promotore di un partitino-avatar con le iniziali del suo nome: En Marche. E volete scommetterci che tireranno fuori il fatto che c'è la guerra in Ucraina, ci sono i fondi di ricostruzione della Ue sul disastro Covid e tante altre cosette, per riconfermarlo?
Marine Le Pen è alla sua terza corsa per la presidenza della repubblica. Nel 2018, un anno dopo di quel 2017 dove non prevalse, convocò un congresso dei cui atti da me tradotti diedi conto in due post (*). Congresso nel quale sciolse il Front definito troppo di contrapposizione, per costituire e nominare il Rassemblement National. Ovvero una più vasta coalizione di alleanze. Ma c'è un rischio, quando poi alla lunga non si riesce a vincere. Di perdere smalto, di essere portata a fare compromessi al ribasso pur di rimanere in corsa, e le élite contano molto sul fattore-tempo, come fattore di erosione del consenso. E infatti dopo cinque anni Marine non parla più di "Frexit", ovvero l'uscita della Francia dalla Ue, si mostra più "moderata" di Eric Zemmour del raggruppamento di destra La Reconquête. Infatti, mentre Zemmour l' intellettuale, saggista e giornalista ebreo, criticava l'accoglienza profughi ucraini, la Le Pen si dichiarava onorata di aprir loro le porte. Quando Zemmour confermava di sognare "un Putin francese", Marine ordinava al suo entourage di distruggere le immagini elettorali che la ritraevano sorridente accanto a Putin in visita al Cremlino nel 2017. Insomma Marine Le Pen vuole conquistare il sentimento dei francesi mostrandosi "moderata" e "responsabile". Ci riuscirà? E' questa la strada?
E comunque sia, i voti fin qui conquistati da Zemmour e dall'altro candidato Dupont-Aignan si riverseranno su di lei. Mi ritrovo, tuttavia, sulla stessa lunghezza d'onda di Marcello Veneziani quando scrive in un suo articolo dal titolo "La Francia profonda non vincerà" che anche se l’area anti-governativa e anti-establishment risulta maggioritaria in Francia, Marine Le Pen difficilmente vincerà le elezioni. E tra le sue tre buone ragioni riporto testualmente la sua terza: "Perché la macchina da guerra del potere farà un pressing micidiale, scoraggerà ogni svolta, seminerà paura sul dopo-Macron, anche in relazione alla guerra in Ucraina. Aggiungerei una postilla: il Potere, interno e internazionale, comunque non lo permetterà, in ogni modo. Può sfuggire l’Ungheria, non la Francia. Parigi val bene una messa (al bando)".
Proprio così. E questo vale anche per una Marine, eventualmente smussata di spigoli.
Sottolineo altresì che mentre in Francia a differenza che da noi, esistono fior di intellettuali coi fiocchi contrari al Pensiero Unico, come il noto scrittore Michel Houellebecq, Renaud Camus il teorico del Grand Remplacement (la Grande Sostituzione), Alain de Benoist di Nouvelle Droite, Guillaume Faye, scomparso da poco, intellettuale nietzschiano, radicale e antiglobal, fondatore dell’archeofuturismo, lo scomparso scrittore cattolico tradizionalista come Jean Raspail, autore di "Il Campo dei Santi" (libro di cui ho dato conto in recensione) , il sistema mediatico francese strombazza e ci impone solo il damerino gauche-caviar Bernard-Henri Lévy, oggi assurto (tanto per cambiare) agli onori della cronaca per le sue passeggiate a Kiev, tra le macerie.
Un dettaglio che può sembrare irrilevante, ma che non lo è, di quando Marine venne in Italia nel 2016. La Meloncina le trotterellava dietro come una "groupie" che segue la rockstar, seguendola perfino al ristorante. Ci sono tanto di foto e fior d'articoli, al riguardo. Allora Giorgina faceva l'aspirante-sovranista e sorrideva volentieri alle telecamere accanto a lei pensando di vivere di luce riflessa, un po' come la raganella che si gonfia per fare il bue. Oggi che fa la Presidenta dei Conservatori europei, si permette di dire che la Le Pen non la rappresenta. Già, lei è filo-Nato, fa l'antiputinista convinta e ora indossa pure l'elmetto di guerra pro-Zelenski. Così fan tutti. Ma lasciamo perdere queste italiche miseriucce.
Il problema è che se non vince la "droite" che almeno in Francia non ha bisogno dell'ipocrita centrino con o senza trattino come da noi (centro-destra o centrodestra, secondo uno schema un po' pavido e democristo per tura-nasi), avranno tumulti, scioperi, disordini e barricate, riedizioni di gilet gialli, un giorno sì e l'altro pure. Perché non è vero che la Macronie porterà stabilità. Anzi, Macronie fa rima con Tyrannie.
* https://sauraplesio.blogspot.com/2018/03/marine-le-pen-e-il-suo-discorso-al.html
*https://sauraplesio.blogspot.com/2018/03/parte-iia-marine-le-pen-e-il-suo.html
Giorno di S. Anselmo


