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09 September 2008

Eppur non ci scordiamo di lui



In morte di Lucio redivivo. Ancora tu? cioè lui. Più che mai. Lo ricorda Il Giardino delle Esperidi e i suoi numerosi interventi. Lo ricorda Massimo nel suo blog. Lo ricordano altri blogger e tutti i clic numerosissimi che troviamo su You tube. Trent'anni di carriera non sono uno scherzo: una decina d'anni passati a comporre per gli altri cantanti, musicisti e rock bands. Poi, compositore, chitarrista, arrangiatore e cantante in proprio. Ho messo in link questo reperto archeologico di lui che va in Rai con una chitarrina comprata all'ultimo momento alla Stazione Termini di Roma per 25.000 lire mentre interpreta Eppur mi son scordato di te. E lì, giocherella, improvvisa, sorride felice, rifacendo un celebre hit che aveva già regalato alla Formula tre. Ma che rifatto da lui ha un altro sapore. Eppoi quel " non piangere salame dai capelli verderame" è un capolavoro di surrealismo bizzarro e infantile. Perché la scelta di questo video tra i tanti belli e con numerose altre canzoni intensamente indimenticabili? Per indicare quel tema della "sprezzatura" che mi è tanto caro e che ho già affrontato negli interventi sul post sui media, la politica e politici, qui sotto; e di come la naturalezza sia il più elevato di tutti gli artifici. Lucio ha l'innocenza e la spensieratezza di un bambino che gioca, incurante degli applausi, della tv che lo riprende. Poi sparisce e si allontana dai riflettori per anni, fino alla sua morte. Ed è la presenza dell'assenza. In una società mediaticamente intrusiva e pervasiva basata sulla videosorveglianza universale, l'irreperibilità è la condizione essenziale della sopravvivenza oltre che dell'eleganza discreta. Altro che Madonna e i suoi pachidermici show e showbiz milardari! A lui bastava una chitarrina da 25.000 lire, dimostrando che l'ESSERE è superiore all'AVERE e soprattutto all'APPARIRE, per poi sparire. E gli assenti hanno sempre ragione. E' l'unico italiano che ha saputo mettere d'accordo la destra e la sinistra: quasi un genio per caso. La prima lo rivendica per il suo individualismo ribelle in epoche di intruppamento e di collettivismo coatto pluridecennale. La seconda ne plaude il rivoluzionarismo e la continua ricerca innovativa musicale.Lui resterà il il nostro caro Angelo, che non si fa irretire dagli specchi per le allodole e che schiavo non sarà mai. Al di là della destra e della sinistra, lassù...in alto.

31 July 2008

Una stazione in riva al mare

Questa canzoncina di Giorgio Gaber il cui titolo ho dato anche al mio post, era il retro di un vecchio 45 giri di vinile che aveva come facciata principale il più famoso hit Trani a gogò. I retro sono quelle canzoni meno gettonate ma non di rado, anche più belle di quelle principali. Potete trovarla anche qui, scaricandovela. Sospesa tra ironia e nostalgia, incanto e disincanto, è nello stile Gaber intimista. Ombretta Colli ha raccontato in una recente intervista (25 luglio) a Libero che il suo Giorgio era stato fatto oggetto di attacchi indecenti da parte della solita sinistraglia massimalista, durante gli anni '70.

"Negli anni '70 siamo stati vittime di assalti ideologici e anche fisici tremendi. Un periodo terribile in cui alcuni cretini, che non erano d'accordo con i testi e le canzoni, facevano terrorismo su di noi. Una volta ci tirarono dei topi morti in casa. E lui soffriva...."

Poi chissà perché al funerale del mitico signor G di cui si è appena svolto un festival commemorativo a Viareggio, c'erano i sinistri Fo e Capanna, quello di "Formidabili quegli anni" (sì ma quali?) , con tanto di lacrimuccia coccodrillesca. La cialtroneria della sinistra reca in sé una matrice pressochè costante: dissociarsi sempre da sé stessa.
Ma torno alla canzone che pareva quasi scritta su misura per una pendolare del mare come me. E alla fine delle vacanze d'estate quando gli ultimi scampoli di mare comparivano e sparivano dal finestrino di un treno in corsa, mi pareva rendesse più lieve i miei rientri in città, mentre la canticchiavo tra me. Prima che il treno venisse inghiottito da un tunnel e il mare e i suoi lunghi giorni azzuri rimanessero un ricordo da custodire per il resto dell'anno. Buona continuazione dell'estate a tutti. Per qualche tempo non potrò aggiornare questo blog (foto Nessie)


Una stazione in riva la mar/dopo l'estate mi accoglierà/
con un giornale ed un caffé/con un ricordo di te/

Una stazione in riva al mar/con pochi treni e con molti fior/
con qualche inutile dolor/ con dei ricordi d'amor/.

Ed io guarderò verso il mare/ per vedere l'estate che muore/
Con un giornale ed un caffé/con un ricordo di te.

Una stazione in riva la mar/dopo l'estate mi accoglierà/
con un giornale ed un caffè/con un ricordo di te.

Coda - Con un giornale ed un caffè/con un ricordo di te.