Nessie New Logo
Showing posts with label economia e finanza. Show all posts
Showing posts with label economia e finanza. Show all posts

23 November 2019

Nelle fauci del MES



Dalle sardine siamo passati agli squali. Ogni anno l'Italia si sbriciola per colpa delle alluvioni, e si sta come d'autunno sugli alberi le foglie. Non paghi di calamità più o meno naturali arriva pure la Troika  o chi per lei (è il caso di Moscovici) che fa sibilare la  sua immancabile frusta. Lo dice anche Alberto Bagnai. 

È arrivato l'autunno, cadono le foglie e arrivano puntuali i ricatti di Bruxelles. L'ultimo, per ora, è quello del Commissario europeo agli Affari economici – per fortuna uscente – Pierre Moscovici, secondo cui la riforma del MES sarebbe indispensabile per eventuali salvataggi delle banche. Moscovici lascia intendere che coinvolgere il Parlamento in una riflessione più approfondita metterebbe a rischio la stabilità finanziaria in Europa. I fatti però dimostrano che sotto il profilo dei salvataggi bancari la riforma è inutile", ha detto il senatore della Lega e presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato.

"Il Mes già nella sua forma attuale – ha aggiunto – può salvare le banche, tanto è vero che lo ha già fatto. Il suo primo programma di intervento fu il salvataggio delle banche spagnole nel 2012, effettuato senza le ulteriori condizioni vessatorie che la riforma in discussione propone. Moscovici non può ignorare questo fatto, il che rende sospetta la sua difesa di una proposta che amplifica, anziché attenuarlo, il circolo vizioso fra debito pubblico e bilanci bancari, adombrando ristrutturazioni del debito sovrano in caso di ricorso al Mes" (fonte: Fanpage). Ricordo che la Lega votò contro l'attuazione del Mes.

Innanzitutto cos'è il Mes? Acronimo italiano di Meccanismo Economico di Stabilità. In Inglese è ESM. Viene comunemente indicato anche come Fondo Salvastati e, per dirla in soldoni, è una specie di FMI made in Europe. 
Un organo "tecnico" con 160 dipendenti a solida guida tedesca e con a capo Klaus Regling, un tedesco tanto per cambiare.  Il Mes è già una fregatura in sé,  fin da quando è uscito, in quanto è un Superstato di Polizia Fiscale non soggetto a indagini da parte della magistratura e al di fuori del Parlamento europeo, del quale già scrissi in un post del 2011. Figuriamoci ora che lo vogliono riformare in modo "più stringente".  L'Italia ha versato già 15 miliardi e si è impegnata per un totale di 125,4 miliardi. In teoria dovrebbero accedere al Fondo tutti gli stati in difficoltà che hanno versato il loro accantonamento.  Ma in pratica le cose vanno diversamente. Se non si è in regola coi parametri di "stabilità" europei e si ricorre a questo Fondo che succede?
Si può accedere al Fondo, ma si viene "commissariati" e non si può decidere del nostro futuro: è il Fondo che decide le nostre politiche economiche chiedendoci una "ristrutturazione del debito". In cosa consiste tutto ciò? Nel concedere prestiti "precauzionali" aventi accertate garanzie. In che modo? Col BAIL-IN. E chi sono i garanti? Ma i poveri risparmiatori, naturalmente.  In pratica se dovesse passare una "riforma" del Fondo Salvastati (o Mes), tutto ciò genererebbe una distruzione del risparmio privato. Pagherebbero i risparmiatori mettendoci direttamente le mani nei conti-correnti come fece "nel  suo piccolo" Amato con quel famigerato 6 x mille dopo la speculazione sulla lira del 1992, intentata da Soros.
MES o ESM o Fondo Salvastati: in realtà fondo salva Banche a scapito dei risparmiatori



Uno dei creatori del Mes è quel Roberto Gualtieri non a caso, applaudito dalla Lagarde (oggi a capo della BCE)  dopo  la sua nomina a ministro dell'Economia del nuovo governo giallorosso. E ora è lo stesso Gualtieri a  perorare la causa della sua "riforma" in modo ancora più stringente. Perfino Patuelli dell'Abi è sul piede di guerra e dichiara che se le condizioni del Mes si alterano, si comporterà di conseguenza ("Smetteremo di acquistare titoli di stato").
Conte dichiara di non aver ancora firmato.  Salvini e Meloni giustamente non si fidano. In ogni caso è bene vigilare e richiedere tutte le spiegazioni del caso  su come si sia finora compromesso, perché Moscovici sta  riportando un'altra versione al Corriere parlando di accordi di giugno. E pure Tremonti nella sua intervista a La Verità, nella quale  spiega che la crisi del 2011 non fu causata dai bilanci pubblici ma dalle banche tedesche e francesi.   Pertanto Giuseppi il Pinocchio dovrà venire a riferire in Parlamento il 10 dicembre prossimo, mentre Gualtieri al Senato riferirà il 27 di questo corrente mese.

La riforma del Mes può ancora essere bloccata dal Parlamento, dicono.  Ma si troveranno i numeri favorevoli al  suo blocco? Mi pare già di vedere i "dissociati", "gli astenuti", gli "assenti" e i franchi tiratori...E' un film già visto.

Aggiornamento di oggi 27 novembre. 

Qui il  video durissimo di Claudio Borghi alla Camera dove è esplosa una rissa. Gualtieri  oggi al Senato ha definito il MES già un accordo "chiuso" e "inemendabile" in sfregio alle funzioni del Parlamento, grazie al Giuda Conte che ha preparato il suo piatto venefico già a giugno, scavalcando il Parlamento sovrano:



https://www.youtube.com/watch?time_continue=282&v=F6fruBczDGY&feature=emb_title

#STOPMES!



Anche Meloni intima a Conte di venire a riferire subito e al più presto a riferire a quel Parlamento che mostra di aver disprezzato.


13 June 2019

Due o tre cose sui Minibot



Giorno di S. Antonio da Padova. In questi giorni si fa un gran parlare dei minibot. Naturalmente è già scattata la campagna diffamatoria a prescindere da parte dei soliti giornaloni. Alessandro Sallusti è stato costretto ad ammettere nel suo editoriale sui minibot comparso sul Giornale che anche Berlusconi cercò di far emettere una moneta parallela quando eravamo strozzati dalla crisi. Sappiamo come è andata: arrivò la letterina di licenziamento di Trichet nel 2011 (in francese "tricher" significa "barare", perciò nomen/omen) e con questa, il golpe tecno-finanziario benedetto da Napolitano, golpe che portò al governo Monti. Ma questo Sallusti nell'articolo non ce l'ha ricordato. Perché? perché è la prova provata, la pistola fumante che chi tocca moneta muore. La terribile lezione è stata così bene appresa da Casa Arcore che ora anche il Giornale si unisce ai corifei anti-minibot.  Ma sentiamo altre campane per capirne di più.

Prima smentita. I minibot non creano dell'altro debito da aggiungersi a quello che abbiamo, ma sarebbero una "cartolarizzazione del debito". Certificano l'esistenza di un credito nei confronti del fisco per un importo pari al valore nominale del titolo e quindi possono essere usati per il pagamento di imposte, tasse e più in generale di ogni somma dovuta nei confronti dell'Erario. Ricordo inoltre che i debiti pregressi della PA sono stati creati dai governi precedenti di sinistra e tecnici. Qui comunque un articolo dell'economista prof. Nino Galloni figlio di quel Giovanni Galloni della Dc già vicepresidente del CSM:

https://www.libreidee.org/2019/06/galloni-a-draghi-i-minibot-non-sono-ne-valuta-ne-debito/


Chi critica i minibot proponga soluzioni alternative, ma vedo che non ne escono”. Cosi’ Antonio Maria Rinaldi, eurodeputato della Lega, in un’intervista al quotidiano digitale In Terris. ”Sono titoli – spiega – non emessi sul mercato primario, ossia non possono essere scambiati per denaro ma usati solo per estinguere un debito, gia’ contabilizzati, come del resto prevede l’European System of Accounts (Esa95), che e’ una sorta di bibbia sulla classificazione dei conti pubblici”. (fonte: Imola Oggi). 

A chi teme o peggio afferma che i minibot possano creare nuovo debito, Rinaldi ribatte: ”Piuttosto, potrebbero aumentare il deficit, ma solo in primo momento, perche’ poi attiverebbero una crescita che lo andrebbe a riassorbire. Il debito non aumenta. E’ falso”.
"La Verità" di martedi 11 giugno ha stilato una guida in 30 punti a firma Fabio Dragoni contro tutte le bufale relative ai minibot. Non posso ricopiarli tutti (la Verità non ha versione on line), ma ecco qualche suggestione: 
1) COSA SONO I MINIBOT? Sono titoli di stato di stato in formato cartaceo di piccolo taglio: sono senza scadenza, non fruttiferi di interesse e aventi aspetto dimensione e colore simili alle banconote ancorché a  queste non assimilabili. 
2) CHE VALORE POSSONO AVERE I MINIBOT? Il valore nominale dei minibot può essere di 1, 5, 10, 20, 50, 100, 200 e 500 euro. 
3) A COSA SERVONO? Certificano l'esistenza di un credito nei confronti del fisco per un importo pari al valore nominale del titolo e quindi possono essere usati per il pagamento di imposte, tasse e più in generale di ogni somma dovuta nei confronti dell'Erario.
E continua  per altri 27 paragrafetti illustrativi....
Da ultimo, a sorpresa,  il parere di Gian Maria Gros-Pietro presidente di Intesa San Paolo: "Sono una soluzione per pagare i fornitori della pubblica amministrazionee quindi di un debito già esistente. Questo mi pare giusto...".
Il problema dei problemi però è un altro. Assodato che i minibot non piacciono a Draghi, alla Confindustria, al PD che in prima istanza aveva votato a favore della loro emissione, ma ora parla di soldi finti da Monopoli, alla solita stampaglia, a Tria e pure a Conte (sempre più  portavoce di Mattarella) il quale ha parlato di "criticità", riusciranno i nostri eroi ovvero la Lega che l'ha inseriti nel contratto di governo attraverso i due economisti Borghi e Bagnai,  a tenere botta senza calare le braghe?
Non so se ve ne siete accorti ma a Bruxelles ci hanno dichiarato  una guerra senza quartiere. Una commissione uscente che ha già pronti gli scatoloni,  si permette  pure di alzare la voce. 

05 August 2016

Il ricatto di Weidmann



Le banche e i banchieri non hanno più bisogno della democrazia e non ne fanno neanche più mistero. La democrazia è  quell' intralcio nel loro percorso di cui vogliono sbarazzarsi quanto prima. E lo dicono pure a chiare lettere. Tempo fa JP Morgan ebbe a decretare la fine delle costituzioni degli  stati nazionali, perché troppo "antifasciste"e attente al welfare. Il galoppino Renzi, ubbidì seduta stante e fece alla spicciolata la "controriforma costituzionale" a cura dell'avvocaticchia Boschi, ora sottoposta a referendum confermativo:  un vero obbrobrio giuridico.  Come è  noto, Manuel Barroso, l'eurocomissario che venne nottetempo a far modificare l'articolo 81 della nostra Costituzione sul pareggio di  bilancio, è passato con disinvoltura alla presidenza di Goldman Sachs. Da commissario europeo di  un parlamento-fantoccio servo delle banche, alla  direzione della principale Banca d'Affari internazionale. Perbacco, che fulgida carriera!

La politica (dal greco dal greco "πόλις", polis = città), che è insieme arte e scienza in riferimento all'attività ed alle modalità di governo  della cosa pubblica, viene smantellata nel suo precipuo ruolo di mediazione per essere posta al servizio delle oligarchie finanziarie. Nessun politico (nemmeno tra i meglio intenzionati) può sognarsi più  di  mantenere un contatto basato sull'indice di gradimento del proprio elettorato, perché innanzitutto ci sono le "regole": cioè i famigerati parametri di Maastricht ai quali attenersi. Che però non valgono per tutti. Non valgono innanzitutto per la Germania. La Francia sfora già da tempo dal famigerato 3%. Sforano perfino i latinissimi Portogallo e Spagna. Ma i più bischeri, i più sottomessi a Berlino, li abbiamo noi, tra i nostri governi abusivi: arroganti, dispotici e villani  con i  loro cittadini sempre più torchiati, ma viscidi, striscianti e subalterni con gli ineletti di Bruxelles. 

Ecco dunque l'intervista inginocchiata di Federico Fubini a Jens Weidmann della Bundesbank, per il Corriere della Sera nella quale  il banchiere centrale si esprime col sussiego di  un monarca assoluto. 

Weidmann fu nel 2006 il braccio destro economico della  Merkel (direttore della quarta divisione politica economica e finanziaria della Cancelliera). Sentite un po' come giustifica la sua flessibilità per il governo tedesco,  ai tempi del suo incarico governativo: «Allora eravamo in una crisi finanziaria globale e non c’erano ancora le attuali regole europee. Queste norme sono una delle lezioni centrali tratte dalla crisi: dovrebbero contribuire a far sì che gli investitori e le banche valutino meglio i rischi che si assumono. All’epoca ne avevano presi troppi anche perché contavano che in caso di emergenza lo Stato sarebbe intervenuto».

Che è come dire: "Etsi omnes ego non".
Perché noi siamo noi, e voi non siete un... ecc. ecc. 

Ed ecco altri passaggi di spicco che riporto testualmente:

Ci siamo già? L’Italia ha un debito pubblico oltre il 130% del Pil.

«I criteri di Maastricht ci dovrebbero proteggere da questi scenari e un debito oltre il 130% è più del doppio del livello compatibile. Per questo è importante non scalzare la disciplina di mercato. Alti livelli di debito vanno ridotti in fretta».

Se Renzi promettesse di fare tutte le riforme strutturali in cambio del permesso di avere un po’ più di deficit, per non perdere il sostegno del Paese, che ne penserebbe?

«Riforme strutturali e finanza pubblica sana non sono in contrapposizione. L’Italia stessa ha messo in campo alcune importanti riforme che non hanno gravato sul bilancio. Per inciso, ogni governo può sostenere che sta facendo riforme importanti per il proprio Paese. Allo stesso tempo le misure di risanamento sono sempre impopolari e vengono messe nel dimenticatoio, ed è una delle ragioni di debiti così alti. Se sorgesse l’impressione che le norme si interpretano parametrandole alle chance elettorali dei partiti di governo, sarebbe fatale per la capacità della Ue di farsi accettare».


Dopo la Brexit in Italia ci sono state proposte di approfondire l’unione monetaria, in Germania si predilige una pausa. Da che parte sta?
«È un dibattito che ha poco a che fare con la Brexit, ma credo che siamo arrivati a un bivio. Possiamo stabilire un legame ancora più stretto fra noi, per esempio con un bilancio comune. Ma in questo caso dovremmo anche essere pronti a trasferire anche la sovranità a livello europeo. È una disponibilità che non vedo né in Germania, né in Italia».

L’alternativa?

«Un ritorno al principio di responsabilità di Maastricht, sia per gli investitori che per gli Stati. Ma funziona solo se in ultima istanza è possibile anche affrontare e superare l’insolvenza di uno Stato senza che questo porti al crollo del sistema finanziario. Per questo abbiamo bisogno di una più robusta separazione fra banche e Stati, e procedure ordinate in caso di problemi finanziari degli Stati».

Non sembra che i politici siano disposti a scegliere una delle due strade: né la condivisione di sovranità, né procedure d’insolvenza per gli Stati. Significa che il destino dell’euro è segnato?

«La formulerei così: i governi europei hanno preso una via di mezzo che ci fa guadagnare tempo. Ma prima o poi dobbiamo decidere una direzione, se vogliamo ancorare l’unione monetaria come unione di stabilità».

Corsera 4 agosto 2016

-----------------------------------------------------------------------------------

C'è già la fila dei paesi per uscire da questo inferno di Ue e loro lo sanno. Brexit ha già assestato un bel colpaccio sonoro. Ma gentaglia come Weidmann osa fare l'arrogante con gli ultimi zerbinotti rimasti in circolazione, disposti a farsi calpestare:  Renzi e i suoi. Il ricatto del banchiere tedesco è chiaro: o cessione definitiva di sovranità o procedure di default. Cioè pistole puntate alla tempia. 
E' ora di liberarci dei carnefici-cravattari così come dei loro collaborazionisti schiavizzati. 

28 February 2016

La Troika ci vuole morti





Innanzitutto due filmati brevi (meno di 5 minuti) ma graffianti e  incisivi. Per favore guardateli perché sono esemplificativi di una situazione per noi letale. Sono presi da "La Gabbia", programma condotto da Paragone, il quale ha il vizio di mescolare ospiti di regime a qualcuno capace di affermare qualcosa di decente nel solito pot pourri  dell'indistinzione mediatica. Classica tecnica da "paraculi". Così vuole il suo padrone  di La7, Urbano Cairo. Niente di nuovo nel suo programma, se non la comparsa del fantomatico signor Nessuno che le canta belle chiare in questa striscia di pochi minuti, rimanendo nell'anonimato. Forse proprio per questo. 

Io sono Nessuno e conosco il lato oscuro del potere. E so che le tempeste finanziarie non sono finite, anzi sono in arrivo tempi cupi, soprattutto per i piccoli risparmiatori e le famiglie. Matteo Renzi fa il furbo con l’Ue, in Europa c’è qualcuno più furbo di lui: l’imperatore della Bce, sua maestà Mario Draghi.

In sostanza, la BCE può comprare  i nostri titoli di stato solo se il nostro rating non è inferiore al BBB meno (-) .  E indovinate un po' come siamo messi attualmente? BBB -.  E cioè a un passo dal precipizio. Ovviamente non è vero che valiamo così poco:  è la solita menzogna mistificatrice dell'aumento del "debito  pubblico", ma sono loro che hanno il potere di "declassare" e di far fallire gli stati. 

In altre parole siamo sotto ricatto dalle solite agenzie affiliate alle grandi banche d'affari. E basta una "manina" opportuna a spingerci giù per il baratro. Si parla già di "maledetta primavera". E non sarà solo a causa dei pollini o del meteo. 

Nel secondo filmato del sig. Nessuno, c' è Renzi che fa il fanfarone, gonfia il petto, si mostra Gran Goleador, dà segnali rassicuranti ai suoi padroni elencando i numerosi compitini  fin qui eseguiti, senza sapere che dietro l'angolo i suoi burattinai sono pronti alla defenestrazione se appena osa fare il passo falso.

Io sono Nessuno e conosco il lato oscuro del potere. E so che Matteo Renzi si è messo in un bel guaio, e non sa più come uscirne. Se rispetta i diktat dell’Europa, Matteo non può mantenere le enormi promesse che ha fatto agli italiani. Ma se non obbedisce alle imposizioni di Bruxelles, rischia che lo facciano fuori.


L'Europa ci tiene d'occhio e non ha uno sguardo benevolo.  


Ecco perché se Renzi, da una parte alza la cresta, è costretto  subito dopo a  chinare la testa, a fare lo Yes Man, mostrandosi pronto ad accettare la figura del  Ministro Unico Europeo dell'Economia, che ovviamente potrebbe essere tedesco e  farà - manco a dirlo  - gli interessi della Germania. Renzi è come Arlecchino:  Servo di due Padroni ed è costretto di volta in volta a ubbidire al diktat di Bruxelles e a quello di Washington, l'ultimo dei quali è la concessione della base di Sigonella che è già territorio Nato. Ha promesso di inviare "droni difensivi", ma non è vero. Inoltre è di questi giorni il "siluro" di wikileaks sulle intercettazioni al governo Berlusconi. Apparentemente rivolto al caso di Berlusconi di  5 anni fa (ma già questo lo sapevamo e non è una novità). In realtà si parla a nuora perché suocera intenda. Insomma,  per farla breve, il messaggio in codice  è: attento Pupo! Non ti inorgoglire troppo!Tu non sei al sicuro dai tuoi Pupari. In ogni caso siamo noi a comandare.

Mettiamoci nella testa, noi Italiani, che ci hanno dichiarato una lunga temibile  estenuante guerra finanziaria basata su sistematici piani di predazione che perdura da 8 anni, e che a questa si aggiunge l'instabilità geopolitica nell'area del Medio Oriente (Siria e ora Libia dove siamo stati coinvolti senza nemmeno il  fatidico passaggio parlamentare). Mettiamoci nella mente che la Troika ci vuole morti coi suoi piccoli, medi e grandi Figli di Troika, posti al suo comando di volta in volta per opprimerci e dissanguarci in uno stillicidio senza fine. Ciascuno dei suoi nominati "a termine" ci ha portato e ci porta via, un po' della nostra vita.

Così in questo sporco gioco forse  "Renzi rischia il posto, ma gli Italiani rischiano la pelle", è l'amara conclusione del signor Nessuno. 

23 March 2015

Il fisco fruga anche tra le mance familiari




Se questa non è dittatura! Ora l'Agenzia delle Entrate fruga anche tra i prestiti familiari. Sappiamo perfettamente che la famiglia è l'unico ammortizzatore sociale rimasto in circolazione in tempi di crisi, ma questo non sta bene all'Agenzia delle Entrate. I soldi tra genitori e figli non possono più circolare brevi manu, ma devono essere "giustificati". Bonifici fra genitori e figli o foglio informativo a cura  della stessa Agenzia delle Entrate.  Più sudditi di così.... Dev'essere anche per questa ragione che la  famiglia viene sempre più messa in croce. Si tassa l'eredità. si tassano le regalie tra genitori e figli (l'accusa preventiva dei "bamboccioni", doveva servire a questo), si tassa la casa d'abitazione, costringendo molti cittadini alla svendita. Ma leggete questo pezzo  

In tempi di crisi non sono pochi i genitori che offrono sostanziosi aiuti economici ai figli per permettere loro di comprare una casa, un’auto o avviare un’attività. Tuttavia da oggi non basterà più dire “me li hanno dati i miei”: quando si riceve una somma di denaro da un parente, la si dovrà dichiarare all’Agenzia delle Entrate.

La ragione ovviamente sta nel certificare la provenienza del denaro, per evitare che il Fisco individui la somma come “denaro in nero” e vi venga a chiedere di pagare delle tasse su questi capitali. Questa non è una novità, bensì una conseguenza dell’applicazione del redditometro, capace di monitorare il volume di spesa dei contribuenti e, grazie all’anagrafe tributaria, anche ogni movimentazione bancaria in entrata o in uscita dal conto corrente.

Mettiamo il caso in occasione di un compleanno, un parente regali una somma in denaro e che la persona che la riceve, decide di investirla nell’acquisto di uno smartphone da 800 euro. Dato che l’Agenzia dell’Entrate sa qual è il reddito di quella persona, equivalente alla somma necessaria per comprare lo smartphone, ipotizza che sia impossibile che si decida di destinare l’intero ammontare della mensilità in un telefono. Parte dunque l’accertamento, sulla base dell’ipotesi che quel denaro speso per il cellulare provenga da redditi non dichiarati. Questo potrebbe guastare la festa di compleanno al festeggiato. 
http://www.informarexresistere.fr/2015/03/19/allucinante-prestiti-tra-familiari-bisogna-dichiararli-allagenzia-delle-entrate/

Frattanto la tagliola automatica  introdotta dalla Fornero  si è messa in funzione nelle pensioni di vecchiaia. Ogni volta che l'obbiettivo per raggiungere la tanto agognata mèta si avvicina...zac!...ecco scattare la trappola che allontana il traguardo di altri mesi.


Elsa Fornero ritorna: dal primo gennaio 2016 si dovranno attendere quattro mesi in più per andare in pensione. E' quanto risulta dall'adeguamento dei requisiti previdenziali all'aspettativa media di vita, introdotto da una legge del 2010 del governo Berlusconi con cadenza triennale. Una legge che fu accelerata proprio dalla riforma Fornero, che ha deciso che dal 2019 l'aggiornamento avvenga ogni due anni.
La ratio - Nella logica del legislatore l'adeguamento serve alla sostenibilità finanziaria del sistema, poiché più si allunga la durata di vita più tardi si va in pensione. (fonte Libero).

L'Italia non è un paese per giovani (emigrano e non possono nemmeno più ricevere del denaro  che non  sia "giustificato" dal fisco, da parenti e genitori);  non è un paese per vecchi (non vanno più in pensione e chi ci va prende una miseria).  
Più semplicemente, non è un paese per Italiani.  

03 February 2015

Piccole banche muoiono



Ucci ucci ucci ucci, sento odore di imbrogliucci. Sempre quando c'è di mezzo il Bullo di Rignano sull'Arno, si sente odore di bruciato. Lui degli intrighi se ne pasce.  Ora i pennivendoli sono tutti lì a fargli salamelecchi, ma intanto lui con le sue "turboriforme", lascia feriti, moribondi e morti sul campo. E la nuova  bomba a orologeria è il caso "banche popolari". Ma ricapitoliamo.

Negli anni della grande crisi, grazie al fatto di non essere quotata in Borsa, la Banca di Vicenza  ha continuato a prestare soldi alle imprese e a crescere in tutto il Nord.

 Davide Serra detto il Bandito delle Cayman
Una vera e propria boccata d'ossigeno per le piccole e medie imprese legate al territorio veneto.  Ieri sera un piddiota a nome Speranza in tv a Porta a Porta, ha ipocritamente dichiarato che la crisi esiste per tutti e che tutti devono fare sacrifici, anche le Banche. Tutta demagogia e tutto un sollevare polveroni qualunquisti per sparare indistintamente nel mucchio! La Banca di Vicenza è una piccola grande banca cooperativa ancora commerciale e di risparmio, non è quotata in Borsa e i suoi azionisti (piccoli e grandi) hanno uguale diritto di voto. Una simile realtà non poteva che far rosicare gli spregiudicatissimi  finanzieri piddioti come Davide Serra (titolare del Fondo Algebris alla City di Londra e di una holding alle Cayman, grande amico e sostenitore di Renzi)  sulla quale vorrebbe mettere gli artigli, mediante manovre speculative. Basta leggere qui sulle fonti:  il Giornale attraverso dagospia.

Con la riforma voluta e varata da Matteo Renzi «mettiamo le Banche Popolari nelle mani di speculatori, fondi esteri. Svendiamo loro il 25% dell'attività bancaria italiana», ha detto al Giornale il presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin.

E tra questi c'è anche un fondo di Algebris, il gruppo finanziario londinese di Davide Serra, iscritto alla sede britannica del Pd, amico e finanziatore del premier fin dalla prima ora, noto anche per una holding alle Cayman Island e per aver inneggiato all'abolizione del diritto di sciopero.


A Vicenza, se chiedete di Gianni Zonin, tutti vengono subito al punto. «Prima di lui la Popolare era una banchetta di provincia, adesso è tra le prime in Italia». Imprenditori, professionisti, politici, sindacalisti: difficile trovare una voce controcorrente. Perché, da queste parti, la città e la sua banca sono una cosa sola. E Zonin, imprenditore vinicolo, cavaliere del lavoro, gran navigatore del potere nostrano, è diventato, per forza di cose, il crocevia di ogni affare, l'arbitro delle contese, il passaggio obbligato verso incarichi e prebende.

La ricca Banca di Vicenza funziona così. E a cambiare non ci pensa proprio. Tanto meno se l'ordine arriva da Roma, capitale lontana ed estranea, su carta intestata del governo. Così, da giorni, tra i palazzi del Palladio che fanno da cornice allo splendido corso cittadino, volano parole grosse e proclami di resistenza all'ultimo respiro. «Giù le mani dalla nostra popolare», si sente ripetere nelle stanze del potere locale così come nei caffè del centro.



Tutti ce l'hanno con Matteo Renzi e con il suo decreto legge che vorrebbe riformare il sistema delle banche cooperative (...).
Il governo ha deciso di intervenire sui dieci maggiori istituti della categoria, quelli con un attivo superiore agli 8 miliardi. E nel mirino è finita anche la popolare presieduta da Zonin, un colosso non quotato in Borsa con oltre 100 mila azionisti, in massima parte piccoli e piccolissimi.



L'obiettivo principale della riforma è quello di trasformare le coop del credito in società per azioni, abolendo il sistema del voto capitario che assegna un voto, e un voto soltanto, a ciascun socio, qualunque sia il numero di azioni che possiede.


A giochi fatti, se mai il decreto riuscisse a passare indenne l'esame del Parlamento (esito tutt'altro che scontato), le popolari diventerebbero banche come le altre. In altre parole, sarebbero molto più semplici fusioni e aggregazioni varie, grandi soci come i fondi internazionali potrebbero fare il loro ingresso nell'azionariato e, in teoria, non sarebbero da escludere neppure scalate ostili.

Un menù di questo tipo è quanto di più indigesto si possa immaginare per i vertici degli istituti cooperativi. Che infatti, riuniti sotto le insegne di Assopopolari, l'associazione di categoria, promettono battaglia per bloccare la riforma.

A Vicenza però, più che altrove, l'opposizione al decreto di Renzi viene scandita con i toni della crociata. E, a ben guardare, non è una sorpresa, perché solo qui, nella patria del Palladio, l'identificazione tra città e banca è così forte e totalizzante. 
Altrove il provvedimento del governo incrocia la rotta di giganti come il veronese Banco Popolare o l'Ubi di Bergamo, che per via di aggregazioni successive (dette fusion)  hanno in parte perso il loro radicamento territoriale, ma non la Vicenza.  
I bilanci confermano. Negli anni della grande gelata del credito, quando il sistema ha chiuso il rubinetto dei prestiti, la banca vicentina non ha mai lesinato sui finanziamenti. ((fonte:  l'Espresso attraverso dago)


E  tutto questo fa rodere chi di dovere. Consiglio pertanto di leggere tutti gli articoli da me linkati per farsi un'idea più precisa del caso.



Ma c'è un'altra curiosità relativa alla ministra renziana Maria Elena Boschi (nella foto) che spunta nella brutta storia delle speculazioni che potrebbero avere accompagnato il varo del decreto governativo sulla riforma delle banche popolari, il brutto affaire sul quale ora ha aperto gli occhi anche la Consob. Una piccola, significativa e non secondaria curiosità che va a braccetto con le polemiche che hanno visto beneficiare di rialzi eccezionali  la Popolare dell’Etruria e del Lazio, amministrata in qualità di vicepresidente da Pier Luigi Boschi, padre di Maria Elena, ministro per le Riforme in carica. Riguarda non solo il conflitto di interesse che vede coinvolta la Boschi per via dei suoi rapporti di parentela, ma quello che la chiama in causa direttamente come socio della banca e che, in quanto tale, avrebbe dovuto consigliarle di non partecipare alla riunione del Consiglio dei ministri che ha varato la "riforma" sulle banche popolari (fonte il Fatto).
Dalla documentazione patrimoniale del ministro delle Riforme depositata negli uffici della Camera dei deputati emerge pure un suo piccolo pacchetto di 1.557 azioni dell'istituto bancario toscano. 

Concludendo, credo che su questa losca manovra che chiamano orwellianamente "riforma" delle banche popolari (in realtà un golpe bancario)  ci sarà un gran bel trambusto prossimo venturo. 

25 November 2014

La fine degli scontrini e l'estinzione del contante



Renzi annuncia in un video al Corriere che eliminerà quel che resta del contante che Mario Monti aveva già drasticamente ridotto. Il blog Critica Scientifica di Enzo Pennetta riporta le capriole verbali dietro alle quali si schermisce Selfie Man. Consiglio di leggere interamente il pezzo ma mi soffermo su questo passaggio: 

In un pezzo da manuale della comunicazione il Premier annuncia che verrà tolto il contante senza mai nominarlo direttamente.
Un’operazione che cambierà (in peggio) le nostre vite.





Analizziamo l’operazione compiuta:



1- viene costituito un gruppo di esperti per migliorare l’informatizzazione del Paese. (notizia positiva)



2- viene annunciato il superamento di un rapporto di sfiducia/controllo da parte dello Stato (notizia positiva)



3- viene detto che per ottenere il punto 2 si procederà all’eliminazione dello scontrino per ottenere la “tracciabilità totale”. (notizia criptica ma vagamente liberatoria).

Quello che non viene detto è che questo significa procedere all’eliminazione del contante, la tracciabilità assoluta e il superamento della necessità dello scontrino non si possono conseguire che eliminando la possibilità di pagare in contanti, cosa che avrebbe dovuto essere detta con chiarezza. E così senza neanche nominare il contante è stato dato l’annuncio della sua prossima eliminazione, nessuno dei lettori del Corriere che hanno commentato l’articolo (al momento sono 58 ndr) ha capito che di questo si tratta. (continua qui) .

                                                    &&&&&&&&&&&&&&


In relazione a queste  manovre più o meno occulte di Renzi  per far sparire definitivamente il contante, e alle dichiarazioni "lunari" di Padoan, secondo cui far sparire il contante, aiuterebbe i consumi, io mi chiedo come possano esserci ancora in giro dei gonzi che credono ancora alla fòla della solita lotta contro l’evasione. Eppure viaggiando per forum, vi assicuro che ce ne sono  da vendere al peso. E si gonfiano il petto con frasi altisonanti come "Io sono un onesto cittadino e non ho niente da temere". Perciò comprano anche il gelato col bancomat e se ne vantano pure. 
E’ ovvio che la misura serve anche e soprattutto a uno scopo assai meno nobile. Una volta fatta transitare alle banche tutta la ricchezza delle famiglie, dei commerci e delle imprese, lo stato potrebbe imporre una tassa ad hoc sui conti correnti (prelievo forzoso di cui si parla da tempo, per conto della UE) e nessuno potrebbe spostare altrove i propri soldi per protesta o nel timore di nuove stangate, in quanto non ne avrebbe più disponibilità né avrebbe più l’opportunità di pagare per semplici spese quotidiane, quali al supermercato, fare benzina o pagarsi le medicine.

Il Pilotino Automatico di Monti si chiama Renzi


Per quei commercianti che non si adeguano all’ obbligo di dotarsi di un Pos anche solo per 30 euro, va detto loro che questo è solo  l’inizio di una fase avanzata di annientamento totale del contante e della fine della privacy di ciascun cittadino. Per chiunque abbia un po’ di sale nella zucca e veda un po’ più in là del proprio naso, è chiaro come il sole che il cittadino attraverso la transazione bancaria, offre al Grande Fratello nazionale e sovranazionale, dati importanti come l’ora, il giorno, la natura e l'entità dei suoi acquisti: un vero sopruso contro la propria privacy e riservatezza. E un gran regalo alle banche che incamerano balzelli su balzelli, per il “servizio” prestato, ogni qualvolta facciamo spese banalmente quotidiane.

Più schiavi delle Banche di così, si muore! E' questo che vuole l'Omiciattolo abusivo? Dobbiamo fermarlo e sbarazzarci di lui e del suo odioso cinismo.

NB: in aggiunta a tutto ciò, nel caso Renzi fosse tentato da una simile scellerata idea, ha già un famigerato antisignano: POL POT il leader della Cambogia. Nel suo "sol dell'avvenire", c'era per l'appunto l'estinzione della moneta. Qui, la sua biografia criminale. 

10 September 2014

L'Italia del Banco dei Pegni



A cavallo malato vanno addosso i parassiti. E' quanto accade a questa Italia e ai suoi più onesti cittadini. Quello visto al TG delle 20,00 di ierisera è uno spaccato d'Italia che non avrei mai voluto vedere e che fa male al cuore: code, rabbia  e risse al Banco dei Pegni di Milano e tanta, tanta tristezza nell'ascoltare storie grame di Italiani onesti che non ce la fanno a tirare avanti. Ci sfiniscono a reti unificate con la logorrea di Renzi in camicia bianca che continua a magnificare quei fottutissimi (passatemi la parolaccia) 80 euro, ma è questa la vera fotografia dell'Italia messa a sacco. Ci estenuano con i forum Ambrosetti di Cernobbio dove il Portoghese (trombato) Barroso parla in Inglese, ci sfiancano con le camarille interne ai piddioti: i tradizionalisti in giacca e cravatta contro i 7 giovani beoti in camicia bianca. Ogni due per tre si sente pronunciare una parola che fa ormai venire il gorgoglione alla pancia: la crrrrrescitaaaa.
Ma nessuno ci vuole dire la verità: che l' abusivo Omiciattolo  di Palazzo in camicia bianca dalla facile e sputazzante logorrea, è lì per continuare la sua opera di spoliazione e di esproprio. E l'Esproprio e l'Usura la si respirano in questi tragici racconti al Banco dei Pegni:

 "Alice apre la borsa e mostra le polizze: «Sono della nonna», dice. La polizza è una parola chiave nel mondo del Monte dei pegni. A chi fa un pegno, l’istituto corrisponde un prestito, e insieme un modulo per riscattare in futuro l’oggetto impegnato. È al portatore, e non può essere trasferita se supera i mille euro di valore. «Piuttosto che rivolgermi al Monte dei pegni mangio pane e cipolle - spiega -. Non so perché mia nonna ha impegnato i suoi gioielli." (da Code e rabbia al Monte dei Pegni - Cronache di Milano - Corsera).

 In questi mesi quelli del  Monte di Pietà sono andati in ferie, ma gli interessi usurari delle polizze dei  poveracci  capitati sotto le loro grinfie, vanno avanti lo stesso.  Oramai siamo alla "morte a credito" giorno per giorno. Gente giovane, anziana, gente che deve comprare i libri ai figli per la scuola, poveri nonni che aiutano i nipoti, imprenditori falliti che devono pagare le bollette, gente che ha perso tutto e che ora è costretta a  "impegnarsi i ricordi" .... Quando poi questi  famosi "ricordi" non sono ancora stati trafugati dai ladri di appartamenti, immonde zecche parassite anche questi, poiché anche la delinquenza (in larga parte extracomunitaria) viene appositamente e deliberatamente lasciata circolare a scopi espropriativi e di saccheggio del Paese.
A tutto pensano i procuratori oligarchici di crisi mondiali!  Perfezionano perfino tutta la catena gerarchica  delle sanguisughe da immettere in circolo ai danni degli sventurati.
Sentite questa:  " In due, un uomo e una giovane donna, raccontano invece di aver portato qui «i pochi ori rimasti dopo aver subito un furto».  (...)

Una signora distinta e griffata minaccia di chiamare i carabinieri perché «violate la privacy», dando inizio ad un dibattito in quella folla che nel frattempo è cresciuta. «Non è facile diventare poveri eppure, sa, siamo in tanti. Pensi che ora non prendono più l’argento né le pellicce, non c’è più posto nei magazzini. Solo oro».
Persone dignitose che  per i nostri governanti sono del tutto invisibili, tutti presi come sono a beneficare gli invasori  dei barconi che vanno a stipare i centri d'accoglienza a cui vengono rilasciati 30 euro al giorno.  

Camicie bianche per Italiani descamisados

Nella migliore delle ipotesi, salterà fuori qualche cinico "creativo" che inventerà una trasmissione TV trash a puntate sulla falsariga del Banco dei Pugni di Detroit, dove oltre  a vedere e ad ascoltare storie miserevoli, si vede un'umanità abbruttita che litiga, si spintona, si acciuffa per i  capelli, perché "scusi sa, ma c'ero prima io".
Più che "esportazione della democrazia" gli Americani ci scaricano l'esportazione dell'Usura in format, il trash, i disvalori peggiori. 
I nostri istituti di credito si sono prontamente adeguati all'ignobile andazzo. Ormai  anche per per le banche  italiane è boom di "prestito su pegno" e ci sono dentro  in tante: 

  • Unicredit che eroga un prestito su pegno con un TAN fisso a 10,40%. La durata del prestito varia secondo l’importo prestato (ne esiste una sede in Via Padova a MI). 
  • Gruppo Banca Carige che accetta in pegno per oggetti di valore valutati dai periti della banca stessa. Il prestito erogato è inferiore ai 4/5 del valore del bene. Gli interessi sono calcolati in base al valore del prestito. Si parte dal 4% per somme fino a 77,47 euro, e si arriva al 10% se si superano i 258,23 euro.
  • Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli, del gruppo Monte dei Paschi di Siena, che accetta pegni in oro per la durata di sei mesi. Il suo tasso d’interesse è dell’8,50% per operazioni fino a 250 euro e del 9% per importi superiori.
  • Ora anche il gruppo UBI come quello in Viale Certosa a Milano
  • Aggiungo alla lista anche Intesa S. Paolo. Qui  la nota informativa delle loro clausole.
Agevolare l'economia reale, la manifattura,  il commercio e l'artigianato, le professioni libere erogando  un po' di liquidità  per dare ossigeno a chi lavora, e favorire nel contempo la ripresa? Manco a parlarne!
Meglio incravattare i poveracci, stringere il cappio e rastrellar loro catenine e orologi. C'est plus facile. 

09 July 2014

Il Grande Scippo



«... e già la Commaraccia secca de strada Giulia arza er rampino» (Gioachino Belli)


Odio l'estate; anzi no, la amo anche troppo. Ma so bene che purtroppo, tra un tuffo in mare e l'altro, è la stagione nella quale chi sta sulla torre di controllo, ha tempo e modo di organizzare qualche nefandezza a nostro detrimento. I Mondiali di calcio, a questo proposito sono un'ottima arma di distrazione di massa. L'articolo di Zero Hedge segnalatomi in precedenza da Silvio e ora anche  tradotto in Italiano tramite il sito Comedonchisciotte, già ripreso da più siti online, parla chiaro: è in atto un Grande Scippo su scala planetaria. "Socialismo globale", lo chiama l'autore. Un socialismo grottesco alla Superciuk, il fumetto di Bunker & Magnus nel quale uno spazzino rubava ai poveracci per dare ai ricconi. Ottime informazioni che ovviamente non verranno mai riprese dalla nostra vergognosa e omertosa stampa, preoccupata solo di montare scandali a sfondo sessuale. L'unico errore di analisi che imputo all'articolo è non aver "americanamente" compreso che il "socialismo" e "capitalismo finanziario" non sono affatto in antagonismo né oggi né in passato. Essi si nutrono l'uno dell'altro e ne sono ad un tempo il complemento e il necessario contraltare, in un'incessante dialettica degli opposti che si ricongiunge in simbiosi. "Ben lungi dall'opporsi alle rivoluzioni, la grande finanza e la grande banca le hanno spesso sorrette" (...) ,"Gli storici conoscono, tra l'altro, il dispaccio, partito da Stoccolma il 21 settembre del 1917 e indirizzato a Trotzkij, con cui la banca Warburg (i cui padroni erano imparentati con Jacob Schiff e associati a lui in affari) comunicava di avere depositato sulle banche svedesi una grande somma per le spese dei rivoltosi". Questi ed altri episodi sono stati rievocati, con precisione e con ampiezza, anche da Solzenicyn nel suo "Lenin a Zurigo" - scrive Vittorio Messori in un memorabile articolo dal titolo "Capitalismo e comunismo" che consiglio di leggere, rileggere e meditarvi sopra.
Ecco dunque il pezzo da Zero Hedge che va letto per le informazioni che offre (tutte allarmanti per i nostri destini!) . Ovviamente la nostra carta stampata e i media mainstream tacciono, coprono e acconsentono a questa rapina internazionale senza precedenti. E' troppo!

FMI: E' CHRISTINE LAGARDE LA DONNA PIU' PERICOLOSA DEL MONDO?

di Tyler Durden

Per ridurre l'enorme debito nazionale, l'FMI spiega ai governi che hanno il diritto di requisire direttamente i risparmi dei cittadini. Non importa che si tratti di pensioni, di risparmi, di assicurazioni o di immobili, basterà buttare i default statali sulle spalle dei cittadini. Non c'è nessuno che si stia preoccupando di dare uno sguardo alla struttura in sé - per quello che è realmente - e che, per questo motivo, non potrà mai funzionare.

Il loro socialismo non serve per aiutare i poveri contro i ricchi, ma per aiutare il governo contro il popolo. Hanno cambiato il significato alle parole.

Sono andato a guardarmi i verbali e mi sembra che di questi tempi l'organizzazione più pericolosa in circolazione sia il FMI, al cui timone è la francese Christine Lagarde, che ha presentato un'agenda di tagli del debito - per gli Stati ultra-indebitati - che, se implementati, potrebbero compromettere effettivamente il futuro delle persone, provocando sbilanciamenti sui conti per le pensioni basati sulle assicurazioni vita, sui fondi comuni e su altri tipi di regimi pensionistici e comunque, propone di estendere arbitrariamente la scadenza del debito in modo da non poterlo riscattare. Sì, avete letto bene, l'ultimo documento del FMI descrive in dettaglio esattamente come d'ora in poi si può autorizzare l'espropriazione dei beni del settore privato e di chi ha investito in titoli di Stato, per pagare i debiti nazionali di governi socialisti.
Ho sentito svolazzare anche un'idea, che dovrebbe essere ancora scritta a matita, sul debito nazionale degli Stati Uniti che si potrebbe facilmente compensare requisendo tutti i fondi pensione del paese. Qui c'è un progetto straordinario che butta a mare qualsiasi congettura fatta finora sull'acquisto di titoli di stato. Il documento di lavoro del FMI datato dicembre 2013 afferma coraggiosamente:
Fare un distinguo tra debito estero e debito interno può essere molto importante. Il Debito interno, emesso in valuta nazionale, può offrire molte più possibilità in un default parziale di quelle che offre il debito in moneta estera - denominato appunto debito estero. Si è già parlato di Repressione finanziaria: i governi possono spalmare il debito su fondi delle pensioni locali fondi e su compagnie di assicurazione, costringendoli per legge ad accettare tassi di rendimento molto più bassi di quelli che potrebbe ricavare facendo altri tipi di investimenti. "
( pag. 8 : IMF-Sovereign-Debt-Crisis)

Già nel mese di ottobre del 2013, il Fondo Monetario Internazionale, ha consigliato di gestire la crisi dell'euro aumentando le tasse. Il FMI ha fatto pressioni per imporre una tassa sulla proprietà in Europa, da esigere dai paesi in cui non esiste ancora questo tipo di tassazione. Il FMI ha spinto per una "tassa sul debito"generalizzata per un importo del 10% per ogni famiglia della zona euro, anche su quelle famiglie che dispongono solo di modesti risparmi.

La gente è cieca....(leggi tutto)


                                          Altra lettura sul tema: FMI, peggio della Nato





22 November 2013

Discount Italia

Ascoltate bene questo video prelevato dalla trasmissione La Gabbia andato in onda mercoledi 20 alle h. 21, 10 su La 7. Riassume in poche immagini la missione del duo Letta-Saccomanni: portare a termine l'operazione Britannia del '92 a proposito di dismissioni dei nostri più qualificati assetti industriali. E senza bisogno del panfilo. Evidentemente,  il barile non è ancora stato raschiato fino in fondo. Per la serie "ce lo chiede l'Europa" vogliono di più, ancora di più, sempre di più. Mancano all'appello altre importanti industrie e infrastrutture relative ai servizi pubblici...


Qui un'interessante intervista di Giulio Sapelli su a cosa servono esattamente queste "dismissioni" che non arriveranno nemmeno a coprire una goccia del nostro vero debito ( oltre 2mila miliardi) , in sé inestinguibile.  Il governo ha poi annunciato un primo pacchetto di dismissioni da 10-12 miliardi che prevede, tra l’altro, cessione di quote di controllo e non di controllo di alcune società e la cessione del 3% di Eni senza discesa sotto il 30%, con un’operazione di buyback. «Abbiamo intenzione di intervenire su alcune partecipazioni, dirette e indirette, con la cessione al mercato di quote non di controllo tranne che per Sace e la parte commerciale di Grandi Stazioni», ha detto ScendiLetta annunciando che si tratta di Stm, Enav, Fincantieri, Snam, Cdp Reti, Tag.




Ma come racconta il fantomatico sig. Nessuno del fumetto di La Gabbia del video qui sopra, se passa il piano A, perderemo tutte queste risorse produttive, in quanto dovremo cederle più o meno "spontaneamente" alle oligarchie finanziarie straniere. Viceversa se passa il piano B, arriva direttamente la Troika  entro pochi mesi a costringerci "ai saldi obbligatori". Non c'è che dire: abbiamo delle grandi libertà d'opzione....

25 October 2013

Paga e TASI ! (ovvero La danza degli acronimi)



Confesso che nel valzer degli acronimi propinati dalla nuova legge finanziaria di Letta, non ci ho capito nulla. Parlo di Tares, Tarsu, Trise, Tari e Tasi. Ci capite qualcosa? Ogni quotidiano fa a gara nel pubblicare quadri riassuntivi, specchietti sinottici dove si tenta di spiegare le varie sigle con relative aliquote, ciascuno in modo diverso dall'altro.    Personalmente, capisco solo che hanno fatto finta di toglierci l'IMU sulla prima casa, per poi metterci di colpo tre o quattro altre tasse alla volta. Con buona pace per la campagna elettorale del PdL sull'Imu che è stata una beffa atroce. Esattamente il contrario del gioco dei fustini della lavatrice. Ricordate? Paghi uno e porti via due. Qui invece,  fingono di scontartene una (l'IMU) per poi rifilartene ben quattro o cinque alla volta. Leggere qui  e anche qui.
Ci prendono  brutalmente per la pelle del fondo schiena, ma nessuno si ribella. Perfino il Sole 24 ore è costretto ad ammettere che la tassazione sulla casa, non lascia, ma raddoppia. Anzi, triplica pure.
La tassazione immobiliare non lascia, ma raddoppia. Anzi triplica. Con la nascita del nuovo tributo sui servizi (Trise), a sua volta suddiviso in due parti: la Tari sui rifiuti e la Tasi sui servizi indivisibili. Che sostituiranno la Tares e l'Imu sulle prime case non di lusso. Imu che invece resterebbe sull'abitazione principale di pregio e sulle seconde case. Tari e Tasi non differiranno solo per una consonante, ma per l'intera struttura. La prima sarà una tariffa e sarà commisurata alla superficie calpestabile già utilizzata per pagare fin qui Tarsu, Tia 1 e Tia 2. Per poi trasformarsi più avanti in Tarip, una tariffa puntuale e commisurata alla quantità e qualità di rifiuti prodotti. La Tasi invece sarà un tributo con un'aliquota di partenza dell'1 per mille che utilizzerà la stessa base imponibile dell'Imu. Fermo restando che il tetto massimo del prelievo non potrà superare le aliquote massime Imu: 6 per mille sulla prima casa 10,6 sulla seconda.

Ma ce n'è un'altra. Pare che il botto siano le seconde case tenute sfitte nello stesso comune di residenza della prima casa,  e magari date in comodato a figli o nipoti, a giustificare aumenti da capogiro. In particolare in grandi città come Milano e Roma. Aumenti a carattere espropriativo come spesso si è puntualizzato in questo blog. Non più tardi di ierisera (giovedi 24) a Porta a Porta salta fuori dal cappello del cilindro del Pd, il nuovo che avanza: Gianni Cuperlo, l'esile biondino reclamizzato dal Pd come il "bello e democratico", che afferma serafico di doversi occupare anche degli inquilini sfrattati e non solo dei rentiers. Avete sentito bene? Rentiers, pronunciato alla francese (proprietari fondiari, latifondisti , titolari di rendite),  un termine usato dai giacobini durante la Rivoluzione Francese e successivamente dai comunardi.
Dirò subito che è un termine (usato anche da Barnard in alcuni suoi scritti) che non mi piace, in quanto crea confusione. Quando in Italia era possibile, poiché il fisco non era ancora così vorace come oggi, non sono stati pochi quegli Italiani che hanno investito nel mattone, in quanto sapevano benissimo che in banca, i loro risparmi sarebbero stati polverizzati (se metti 1000 euro, alla fine dell'anno te ne trovi 700). E allora più che titolari di "rendite parassitarie",  trattasi della semplice e contadinesca norma del "mettere il fieno in cascina. ".
Cuperlo, il "bello e democratico"
Se proprio Cuperlo (nella foto)  deve parlare di rentiers, è il caso che si ricordi che il vero "latifondo",  le vere rendite di posizione, ce le ha sempre avute storicamente il suo partito, a partire da EdilCoop e da altre cooperative rosse immobiliari presso i loro feudi regionali, vere e proprie holding di autofinanziamento del suo partito nonché importanti centri di clientele. E' il caso di dire che non capisce un cuperlo.
Cuperlo non capisce, ma si adegua al Dio Mercato: fuori gli Italiani e i loro figli "in comodato", e dentro, le agevolazioni di "edilizia popolare" per gli stranieri. Ecco cosa, come e a chi serve l'alluvione demografica in atto nel nostro Paese e gli sbarchi senza fine di questi giorni.  A creare "nuova edilizia" cosiddetta "popolare", con gravi conseguenze ambientali e idrogeologiche per il nostro territorio, già fortemente provato.
Intanto per gli autoctoni vale il  detto "paga e TASI", che in veneto vuol dire taci.
La danza macabra col resto degli acronimi basati sulla più assoluta nebulosità e totale mancanza di trasparenza (voluta)  nei confronti dei contribuenti, continua...
Per  inciso, questa "finanziaria" è stata fatta sotto dettatura di Olli Rehn e dell'Eurocrazia di Bruxelles. As usual.

18 October 2013

In mutande alla cipriota



Ormai arrivano quasi quotidianamente solo gragnuole di pugni così violenti e rapidi che i cittadini, non hanno nemmeno più il tempo né la forza di reagire. O di rendersi conto cosa piove loro addosso. E questo sia a livello nazionale che a livello internazionale. L'ultima, è la proposta choc della commare secca (secondo un sonetto di Gioacchino Belli, la morte). Il FMI ha assunto ormai il volto grifagno e l'aspetto rinsecchito della Lagarde. Una sineddoche, direi. Pertanto, quando si pensa al FMI, si pensa a lei. Ora il Fondo se ne è venuto fuori con la sua proposta choc di prelievi forzosi detti "patrimoniali" del 10% una tantum (???) per ripianare i debiti delle potenti banche d'affari internazionali. Ma è mai possibile?
Svestivamo alla cipriota. Fino alle fatidiche mutande. E' a Cipro, per chi ben ricorda che si è consumato il tabù del prelievo forzoso su conti altrui. Come è noto il FMI è parte integrante della Troika, e già questo termine fa venire i brividi in quanto è ereditato di sana pianta dal bolscevismo comunista. Del bolscevismo del resto, il Fondo ne ha tutte le prerogative: l'esproprio e la rapina dei popoli che attua di concerto con la Banca Mondiale. Spesso il Fondo si fa pure piromane e pompiere. Ovvero, produce quelle situazioni rovinose che poi gli consentono di intervenire in quanto liquidatore e pignoratore di concetto. Cadere sotto la tutela della commare secca, significa ricevere il bacio della Morte.


Ha sicuramente fatto clamore la proposta del Fondo Monetario Internazionale, che nel suo recente Fiscal Monitor (scaricabile cliccando QUI ) consiglia di prelevare il 10% dalla ricchezza privata, al fine di rimettere in sesto i conti dei paesi in difficoltà, tramite una manovra sui conti correnti. 
Una super patrimoniale “una tantum” che tartasserebbe i risparmiatori ben oltre quanto già si era visto ai tempi del Governo Amato, quando il prelievo forzoso sui conti correnti fu del 0.6%. E ancora questa operazione è ricordata con scandalo. Immaginatevi un prelievo del 10%!
In passato operazioni così invasive si sono già viste in paesi di prim’ordine. Parliamo di Germania e Giappone. Peccato che stiamo parlando però proprio per periodo post bellico e quindi dei due paesi che persero la guerra.
E noi che guerra abbiamo perso?
La guerra della competitività, la guerra della gestione finanziaria, della serietà, delle lobby che comandano il sistema, la guerra del debito e la guerra nei confronti dei paesi del Nord Europa, la guerra del fiscal compact. 

La grande paura che a questo punto ci deve assalire è che la famosa Troika abbia deciso di utilizzare il “modello Cipro” anche per altre situazioni difficili nel mondo bancario.
Ricordate cosa è successo a Cipro? Per “salvare le banche” è stato chiesto ai risparmiatori ciprioti (occhio, c’era anche evidente riciclaggio di matrice russa) di subire prelievi in alcuni casi anche superiori al 50% sui depositi presso le banche, quando gli importi erano superiori a 100.000 €. Insomma, ognuno deve aggiustarsi e SOLO quando la situazione diventa difficile anche per altre controparti, mettendo a rischio l’incolumià finanziaria di altri stati o banche internazionali, allora in quel caso ecco intervenire gli “strumenti magici”: FMI, OMT, ESM  ( o Mes che dir si voglia). E chi più ne ha, più ne metta. ((Dal post Proposta choc del FMI del 10% sui conti correnti).

Intanto la mordacchia ideologica e le opinioni in manette viaggeranno di pari passo con gli ESPROPRI effettuati su larga scala. Più ci porteranno via anche le mutande (su modello cipriota),  più forte sarà l'apparato repressivo propagandistico per farci accettare queste iniquità attraverso i mezzi più assurdi : memorie imposte, opinioni in manette  e polizia del pensiero.  Tutto quanto fa odiosamente parte del medesimo pacchetto.


e ggià la Commaraccia  secca 
de Strada-Ggiulia 
 arza er rampino. (G. Belli)

25 September 2013

Lettera ad Attilio Befera



Egregio dott. Befera,
con il termine egregio, non intendo lusingarla, ma ricordare che di egregio lei possiede lo stipendio (456.733, 00 euro all'anno), che lo seleziona drasticamente dal branco di noi comuni mortali contribuenti. Capisco che lo stipendio uno deve anche sudarselo e che per giustificarne l'entità lei ha deciso in un sol colpo, manovrato dai suoi padroni di riferimento,  di :


  • Far fallire lo stato
  • Far fallire le industrie e desertificare il Paese,  gettando nella disperazione e inducendo al suicidio tanti nostri validi impreditori.
  • Gettare sul lastrico le famiglie erodendone il risparmio con cartelle pregresse, cartelle pazze, redditometro, controlli incrociati sui 730 e 740 che vanno a ritroso di parecchi anni, se solo manca qualche virgola o qualche ricevuta.  
Tuttavia c'è un limite anche alle angherie, alle torture psichiche e ai soprusi. Non è lei e la sua Agenzia, che deve scrivere in questi giorni letterine ansiogene alle famiglie. Semmai sono le famiglie che devono scrivere in massa lettere su lettere all'Agenzia delle Entrate. Eppoi quando mai un'agenzia delle Entrate deve incamerare utili in quanto SPA? Il vostro mestiere è verificare una volta per tutti i tributi in modo snello, razionale e trasparente. Non ossessionare ogni due per tre, il povero italiano già soffocato e strangolato da una crisi senza precedenti. Non ci si può sognare di  fare utili sulla pelle dei poveri disgraziati, perciò io credo che la sua dannosa figura professionale, deve essere quanto prima defenestrata. Che Equitalia deve sparire dal territorio italiano, in quanto funesta e  rovinosa. Che i cittadini abbiano il diritto-dovere di un rapporto sereno e trasparente con il fisco senza dover perdere il sonno di notte e la pace di giorno.
Il suo disgustoso redditometro è un abuso  di potere per estorcere nuove quantità di denaro alle famiglie italiane già  abbondantemente stremate, è una rendicontazione illegale delle nostre spese e della nostra vita, un sopruso miserrimo per trascinarci  tremanti all'agenzia delle Entrate coi faldoni sotto braccio a giustificarci di essere al mondo. E' l'anticamera dell'esproprio e della decurtazione di stipendi e pensioni, è l'erosione dei risparmi sudati dagli Italiani e monitorati dai suoi occhiuti software, alla faccia della riservatezza della persona. E' assurdo, demenziale e anticostituzionale applicare studi di settore presunti anche alle famiglie. Ci dica la verità: vuole che anche le famiglie vadano definitivamente in malora per papparsi i loro beni. Così lei e la sua creatura mostrusa Equitalia, dopo aver fatto fallire aziende piccole e medie, farà fallire anche le famiglie pignorando i loro beni come branchi di sciacalli, come avvoltoi beccamorti.
Essendosi data la forma giuridica di Società per Azioni, Equitalia si comporta come un’azienda privata, se, come e quando gli fa comodo; ma in effetti gode di benefici, di coperture e  di leggi che la rendono un soggetto ben diverso da una società commerciale con annessi i rischi di ogni vera impresa. E' di questi giorni il recente scandalo dei suoi  cinque funzionari indagati per tangenti.  Si vergogni, lei e tutta la sua congrega di  strozzini. Siamo noi cittadini che siamo in credito con voi, e  non il contrario! Stalin, Berija, la Stasi e la Ceca erano dei dilettanti al confronto suo.
Equitalia è un'associazione per delinquere,  a scopo di usura, con aggi esattoriali e more da capestro,  che non rispetta né il Signore, né gli uomini; che ha i denti acuminati sempre in moto, intenta a rapinare, maciullare e inghiottire i beni dei poveracci, fino a ridurli in brandelli .


Propongo che ogni Italiano recapiti lettere di protesta a Equitalia. Ogni giorno, fino alla sua completa estinzione. 


08 August 2013

Di sopruso in abuso e viceversa

Una delle cose angoscianti delle crisi economiche-finanziarie (e in particolare di questa) è la perdita dei diritti civili  e sociali. E' la raffica di soprusi e di abusi che si rovesciano addosso al cittadino inerme e privo d'ogni protezione sociale e civile. Chi lo aiuta? I partiti fanno comunella insieme in nome della cosiddetta "stabilità". I sindacati si riempiono la bocca di futili tormentoni come la "lotta all'evasione". Nel mentre l'Agenzia delle Entrate la fa da padrona: spia conti correnti, spese effettuate, viaggi, spostamenti ecc.
Mentre tutta la gente è assopita (il nostro tormentone) è arrivato il Redditometro 2. Ovvero la Vendetta. Befera ci riprova per la seconda volta, dopo la bocciatura della Consulta sul primo Redditometro.
Sentite questa:
Se le prove prodotte dal contribuente non fossero sufficienti, il fisco deciderà di andare più a fondo e chiederà conto anche delle spese più comuni, come quelle per il vitto ed i trasporti, che vengono stimate sugli indici Istat. (fonte Corsera)

Non è finita. Ora Befera accorpando l'Agenzia delle Entrate all'agenzia del Territori, diventerà il signore assoluto, l'imperatore del Catasto con poteri mai visti in nessun paese di Eurolandia. Tutto il potere ai Soviet? Macché! Tutto il potere a Equitalia (L'immenso potere di Beferaora controllerà l'agenzia del territorio). Ovvio quindi che il riaccatastamento delle case e l'IMU saranno di sua pertinenza : 

È da lì che il nostro irradia il suo potere sull'Agenzia delle Entrate, su cui regna dall'ormai lontano 2008, ed è sempre da quella comoda posizione che discende il suo nuovo potere sull'Agenzia del Territorio e la presidenza di Equitalia: insomma Befera contemporaneamente accerta, impone e riscuote e ora governerà pure la fondamentale partita della riforma del catasto in una confusione di ruoli e poteri che non ha eguali in Europa. I ministri del Tesoro vanno e vengono, solo "Artiglio" resta imperterrito al suo posto controllando il rubinetto delle Entrate: dei risultati si può discutere , ma è inarrivabile come presenza sui media e rapporto alla pari con i politici.
I frutti velenosi delle Agenzia delle Entrate non si sono fatti attendere dato che, il fisco non va mai in vacanza. Avete sentito che estate rovente per le boutiques di Portofino e di Capri coi blitz della GdF? Vogliono che quel che resta della Bella Italia faccia baracca e burattini e  se ne vada. Che si trasferisca via, all'estero. I found my love in Portofino? Vecchi ritornelli! Ora a Portofino vi si trova solo la Guardia di Finanza. Capri c'est fini. Ma ovviamente anche per il resto d' Italie c'est fini.
Baia di Portofino

Meno male che poi si riempiono la bocca di termini come "crescita", "ripresa", "stabilità"  "uscita dal tunnel"  "rilancio dell'economia" e via con le panzane...
Capri

Intanto  per gli utenti  c'è la faccenda delle prescrizioni. Cartelle esattoriali con notifiche datate di sei, sette anni che in prescrizione non ci vanno mai, anche se dovrebbero. Era, fino a poco tempo fa,  buona usanza recapitare a mezzo raccomandata le notifiche. Ma attenzione! Ora il fisco sa che si può anche non firmare la ricezione di una delle sue raccomandate. Perciò ecco un'altra pesante angheria: recapitare a mezzo posta ordinaria, così non c'è nemmeno bisogno della presa visione. Ai sensi della legge 544 del 24 dicembre 2012 comma 1 (legge di stabilità 2013) , non importa che il destinatario firmi o non firmi la raccomandata:  ora c'è il plico ordinario senza manco il timbro. Ergo, l'utente "non poteva non sapere". O meglio "non poteva non leggere la notifica". E tanto peggio se era in ferie, se ha cambiato residenza o domicilio. Le more vanno avanti, gli aggi esattoriali, pure. Il salasso è garantito,
Hanno deciso di trasformarci in schiavi e di farci vivere nell'eterna paura. Primavera, estate, autunno, inverno.

Argomento correlato: "Vogliono soldi. I tuoi" di Debora Billi dal blog Crisis? What crisis?