Ho ascoltato il discorso di Trump a Davos durato per la bellezza di un'ora e mezzo. Speravo in cuor mio di trovarci qualcosa di alto, di elevato; un bel discorso non dico del Re, ma da statista. Invece era tutto un vantarsi di aver fatto questo, aver fatto quello, di aver trovato un'America disastrata, ma di averla già fatta volare. Di aver fatto cessare ben otto conflitti. Poi è stata la volta delle cifre, dei numeri dell'economia. Il Corrierone ha già riportato l'intero discorso, per chi volesse leggerlo. Ma Trump è meglio ascoltarlo, vedere la sua stazza in piedi, sentire come cerca di intimidire la platea, incurante di qualche inevitabile fischio. The Donald è arrivato a Davos con circa 2 ore di ritardo a causa di un problema elettrico sull’Air Force One.
Non ha attaccato subito con la Groenlandia, ma ha esordito coi i suoi successi economici, contro l'immigrazione illegale, la bontà dei dazi. E che dazi! Poi, tra i suoi successi c'è quel "Venezuela che sta facendo fantasticamente bene, in sei mesi guadagnerà più di quello che ha guadagnato in 20 anni".
Curioso che la Meloni abbia asserito che la faccenda dell'Artico vada condotta sotto l'ombrello Nato senza rendersi conto che Donald, la Nato la vorrebbe fare fuori. E non ne fa mistero. "La Nato e l'Europa sono assolutamente irriconoscenti" attacca Trumpone.
"Gli Stati Uniti pagavano quasi il 100% del bilancio della Nato" e "io ho posto fine a tutto questo", ha proseguito il presidente, prima di rivolgersi al segretario generale dell'Alleanza, Mark Rutte, seduto tra il pubblico. ". "Ciao Mark (ndr: Rutte) ! Non chiediamo nulla in cambio", tranne una cosa: "Tutto ciò che gli Stati Uniti chiedono è la Groenlandia", ha scandito.
"Vogliamo solo un pezzo di ghiaccio per la protezione del mondo: è tutto ciò che abbiamo sempre chiesto. Non abbiamo nemmeno tenuto quel pezzo di terra quando avremmo potuto", ha aggiunto.
Beh, se la Groenlandia si limita ad essere un "pezzo di ghiaccio", perché allora darsi tanto da fare? Poi i toni si fanno larvatamente minacciosi: "Se gli europei diranno di sì, lo apprezzeremo molto", "se diranno di no, ce lo ricorderemo".
"Tutto ciò che vogliamo dalla Danimarca è questa terra su cui costruiremo il più grande Golden Dome mai costruito", ha dichiarato il presidente.
"Il Golden Dome difenderà il Canada. Il Canada riceve molti regali da noi, tra l'altro. Dovrebbero esserci grati, ma non lo sono. Ieri ho visto il loro primo ministro (Mark Carney, ndr). Non era molto grato, ma dovrebbe esserlo", ha detto, sottolineando che il Canada "esiste grazie agli Stati Uniti".
E' curioso questo suo insistere nel rinfacciare "regali" come un Babbo Natale scontento e brontolone, per poi borbottare che europei e canadesi sono degli ingrati e degli irriconoscenti. Chiariamo una buona volta questa faccenda. Ma il vantaggio è stato più che mutuo e reciproco durante tutti gli anni in cui permangono le basi Nato con tanto di installazioni e radar nella nostra Penisola. E ancora:
"Senza gli Stati Uniti tutti parlerebbero tedesco o giapponese". Chissà come sono felici i giapponesi dei "regalini" di Hiroshima e Nagasaki sganciati nel 1945 e cioè quasi a fine guerra! E avevano pure dei nomi pittoreschi, questi bei doni caduti dal cielo: Little boy quella di Hiroshima, e Fat Man quella di Nagasaki. Aggiungendo poi che quando la guerra è finita, la Groenlandia l'hanno restituita alla Danimarca. "E' stato stupido ma l'abbiamo fatto". "Quanto è ingrata ora la Danimarca - ha aggiunto - La Groenlandia è quasi disabitata, è in una posizione strategica tra Usa, Russia e Cina"
Donald Trump afferma di non voler usare la forza per acquisire la Groenlandia che per un paio di volte chiama Islanda (Iceland), ma sottolinea che se lo facessero gli Stati Uniti sarebbero "inarrestabili". Nel suo intervento oggi a Davos, il presidente americano ha puntato il dito contro gli alleati Nato che si oppongono alle sue mire espansionistiche, affermando che "noi diamo così tanto, ed abbiamo così poco in cambio". Poverini, eh? In tutti questi anni sono stati sansebastianizzati dai cattivacci europei!
"Non abbiamo mai chiesto nulla, non abbiamo mai avuto niente..." Ah sì, certo. I piani Marshall ci sono stati elargiti tutti gratuitamente, senza che da Oltreatlantico non ne abbiano beneficiato neanche di un cent. Chi ha assistito al discorso di Trump non poteva non pensare a Nerone e alla sua megalomania, così come ci viene tramandato dalla vulgata e dai film storici. Ci mancava la lira in mano e Roma, o meglio il mondo, che brucia. E purtroppo, brucia e continua a bruciare, nonostante i ghiacci dell'Artico. Quo Vadis Donald? Andrà a finire coi soliti negoziati del chiedere molto per ottenere abbastanza.
Coraggio, ancora tre anni e poi la leggenda del Grande Magnate immobiliarista sarà finita, in nome della democrazia della cosiddetta "alternanza".
Fonte. (adnKronos)
Santa Agnese



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