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29 January 2026

Svizzera, lavanderia d'Europa e del mondo






Chiudo questo mese con un post che riprende l'argomento dal quale sono partita, in apertura d'anno e di mese. Sono contenta, una volta tanto, che i media nostrani non mollino e tengano accesi i riflettori sulla sciagura di Crans-Montana (40 morti e 116 feriti fra francesi, belgi, svizzeri e italiani). Non mi piace un'Europa che ha messo sotto indagine un poliziotto che si è difeso, nell'esercizio del proprio dovere, da un pusher nigeriano che gli ha puntato una pistola nel fetido bosco di Rogoredo (MI), ma poi usa una crudele leggerezza sul martirio di 40 ragazzini morti arsi vivi. E d'accordo, è vero che la Svizzera è Europa geografica ma non Ue. Tuttavia il sistema svizzero è marcio fino al midollo: consente ai minorenni di poter consumare alcolici nei locali pubblici; la prostituzione non è considerata reato purché le zoccole paghino le tasse e si fa pagare pure lautamente per "terminare" i pellegrini dell'eutanasia, pratica che consente da parecchio tempo sul suo territorio. Direi, che rappresenta l'anteprima della disgregazione, come se fosse l'avanguardia consapevole di uno sfacelo che poi si diffonde a macchia d'olio per tutti gli stati del cosiddetto "occidente". Senza dimenticare che Davos è la località montana che si trova in Svizzera, nel cantone dei Grigioni, dove  ogni anno si riuniscono i potenti del mondo, i quali studiano il sistema di opprimere i popoli, con sempre nuove soperchierie e vessazioni. Vengo al punto.
In questi giorni è proprio nelle istituzioni parlamentari svizzere che si registrano malumori e attriti anti-italiani - quegli italiani colpevoli di volerci vedere chiaro sulla tragedia di Crans. Siamo lieti di questo ritrovato amor di patria elvetico, da parte di chi  si sente irritato e ferito nella propria "identità" nazionale da questi "mangiatori di spaghetti all'amatriciana". Ma si dà il caso che la magistratura cantonale del Vallese venga messa in piedi su nomina politica. Il punto è che la dott.ssa Béatrice Pilloud, la procuratrice del canton Vallese,  è affiliata al Partito Liberale radicale e questa appartenenza ha costituito da subito il primo vistoso «inciampo» dell’indagine. Difatti milita nel Plr anche il sindaco di Crans-Montana Nicolas Féraud, 55 anni, un farmacista giunto ben al terzo mandato e che pur non avendo controllato nulla del fatale Constellation e delle sue mancate norme di sicurezza da cinque anni in qua, dichiara alle telecamere che lui non si dimette né si dimetterà. Forse perché percepisce uno stipendio sibaritico. Perciò, di quale separazione dei poteri si parla, di grazia? 
Mi fanno ridere poi le critiche al governo Meloni (sia quelle svizzere che quelle italiane) da parte di quelli che pretendono che proceda solo "in punta di diritto" e che biasimano il ritiro dell'Ambasciatore italiano, considerato un gesto al di fuori del protocollo. Lo critico anch'io il governo quando è il caso, ma non in questo caso. E' infatti grazie a questo gesto, se ora la Svizzera sta sotto gli occhi del mondo.  E se anche la Meloni lo avesse fatto per mera convenienza elettorale, come tanti vanno insinuando, è sempre meglio agitare le acque che non fare  un bel nulla come Macron che lascia soli i suoi 20 ragazzini arsi vivi e le loro famiglie senza emettere un belato. Forse l'enfant de Rothschild ha i suoi scheletri nell'armadio? O forse è semplicemente imbarazzato dal fatto che i  due principali responsabili corsi di questo disastro abbiano nazionalità francese? 

Mentre i giorni passavano, (e ne sono passati ben nove dal rogo del Constellation, un tempo utile per cancellare e inquinare le prove) la Pilloud non ha disposto il sequestro della documentazione in Municipio relativa al discobar. E' stato il responsabile della sicurezza a consegnare i documenti del Constellation in Procura, pur essendo ipotizzabile fin da allora, che proprio lui potesse avere qualche responsabilità nel disastro. E - guarda caso -  ora salta fuori come "il quarto uomo" inquisito.  Comunque sia, le numerose pecche di un'inchiesta che ha bisogno di essere fortemente investigata, saltano agli occhi anche ai profani del diritto. Come il non aver disposto autopsie sui ragazzi morti, molti dei quali asfissiati per i collanti e i materiali  tossici. Come  non aver fatto perquisire gli altri locali dei coniugi Moretti. Come aver rilasciato a piede libero Jacques Moretti dopo neanche due settimane di detenzione,  su cauzione (200.000 fr.) versata da  un misterioso mecenate, di cui viene altrettanto misteriosamente, taciuta l'identità. Come l'aver permesso la presenza di un coniuge quando veniva interrogato l'altro coniuge in modo tale che ambedue, potessero concordare la medesima versione dei fatti. Come non aver sequestrato subito i filmati delle telecamere e degli apparecchi di videosorveglianza. Insomma, un'indagine che ha bisogno di venire a sua volta indagata. 

Per fortuna ci sono le rogatorie da parte della nostra magistratura (siamo costretti da quella svizzera a doverla apprezzare) e pare che sia stata accettata la richiesta di collaborazione delle indagini richiesta dal nostro governo.  Sì, ma intanto la vitaccia grama la fanno i ragazzi ustionati e ricoverati, con le loro famiglie. 
Ma torno al sistema cantonale svizzero. E' curioso aver ascoltato negli anni, tanto battage propagandistico dalla Lega ai tempi di Gianfranco Miglio e di Bossi, per poi rendersi conto dai fatti che il federalismo, anziché favorire indipendenza, favorisce mafiette locali, porte girevoli, connivenze e commistioni. Cosa cercano di fare, in queste ore,  i bravi avvocati svizzeri che hanno in carico la difesa delle loro vittime, come Romain Jordan?  Tentare di scavalcare procuratrici  vallesi con la faccia di Heidi  per invocare un'autorità giudiziaria super partes a carattere nazionale. Ovvero raggirare lo stesso sistema che li imprigiona. 
Come al solito, alla fine è la realtà dei fatti che ha la meglio sull'ideologia. 

Esistono sulla Svizzera libri che ne mettono a nudo lo spirito cinico del pecunia non olet  e che la indicano come una sorta di rogue state sbiancato e democratizzato per l'uopo. Un po' come il denaro che viene depositato e ripulito nelle sue banche e del quale non si indaga mai sulla provenienza. Vietato farlo. 
Il sociologo e giurista Jean Ziegler (nato in Svizzera) si è inimicato le banche elvetiche col suo "La Svizzera lava più bianco", un saggio che in queste ore viene più che mai citato.  Ziegler si spese molto sullo scandalo dei "conti dormienti", con denaro dei cari estinti fatto sparire in men che non si dica  fin dai tempi del dopoguerra ("La Svizzera l'oro e i morti").  

Qualche nome di criminale celebre per aver depositato i  conti in  Svizzera? Mobutu, il criminale dello Zaire (ex-Congo belga) che spodestò  il legittimo governo di Patrice Lumumba con un golpe. Ci fu inoltre lo scandalo di Crédit Suisse che amministrò 18mila conti legati a oltre 30mila clienti, per una ricchezza totale di 88 miliardi di euro,
Tra loro ci sono un trafficante di esseri umani delle Filippine, un finanziere della borsa di Hong Kong incarcerato per corruzione, un conto di proprietà del Vaticano usato per presunti investimenti fraudolenti a Londra (attualmente al centro di un procedimento penale che coinvolge anche un cardinale), il braccio destro dell’ex dittatore dello Zimbabwe Robert Mugabe, capi di Intelligence di vari paesi che hanno collaborato con la Cia e molti altri. (fonte: La banca Credit Suisse è accusata di aver coperto i conti di persone connesse ad attività illegali).
 
Il piccolo memoriale di Crans-Montana


Insomma, la Svizzera lavanderia del mondo, lava bianco che più  bianco non si può. Questa storiaccia di Crans-Montana, villaggio dove hanno perfino spostato quel piccolo memoriale sulla neve fatto di fiori e di lumicini per ricordare i  40 ragazzi deceduti,  lontano dalla piazzetta principale,  allo scopo di favorire il turismo e  le gare sciistiche e per non lasciare tracce di tanto dolore, non può e non deve essere facilmente archiviata all'insegna del cinico show must  on. 
La Svizzera finalmente ha gettato quella maschera ipocrita e sdolcinata di paese innocuo fatto solo di stecche di buon cioccolato, di gare sciistiche, di convegni per miliardari e di orologi a cucù. 

San Costanzo


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