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24 April 2019

Troppi fronti che scottano!



Rieccomi, dopo la tregua pasquale che tregua non è stata. Confesso che mi è passata la voglia di scrivere e di commentare i massacri sempre più frequenti ai quali assistiamo pressoché impotenti. Tutti hanno assistito all'ecatombe di ben 360 vittime CRISTIANE nello Sri Lanka in quello che ormai passerà alla storia come la strage di Pasqua. Ecco, ora l'ho scritto, e lo scriverò a caratteri cubitali,  in barba al politicamente demenziale che vorrebbe  farci dire "adoratori della Pasqua" ("Easter worshippers"). Pare che Obama e la Clinton abbiano tentato di diffondere questo orribile neologismo come se i fanatici esaltati fuori di testa, fossero quelli che ci hanno lasciato la pelle, ridotta a brandelli, con disjecta membra per tutte le chiese. Del resto,   non bastavano le bare, da tanti corpi c'erano. Abbiamo assistito ai 3 minuti di camomilla  matricaria voluti da Bergoglio, il quale ha liquidato un massacro di questa portata, una tragedia su scala mondiale, senza mai usare il termine "terrorismo islamico" né "vittime cristiane".  Non più di 3 minuti. Oramai è  già bell'e pronta la religione unica basata sul "dialogo interreligioso" da lui  voluta e propugnata. Perciò guai a chi parla di "scontro di confessioni" che peraltro c'è e si vede,  ma non se ne deve nemmeno accennare ( e lui è appena stato in Marocco) per non urtare certe "sensibilità" islamiche.  In compenso non ha rinunciato a torturarci (sì, perché ormai è una vera e propria tortura morale e psicologica) con gli "immigrati", le "vittime dei barconi", i "naufraghi" e via  squadernando. E questo anche  e soprattutto per tutti i giorni della settimana santa (vedere  sua Via Crucis immigrazionista).
 In realtà, la vera Via Crucis, costui la fa rivivere e soffrire agli italiani.  Colpiti dal mantra del "più ponti e meno muri", pare che dalla Libia con furore,  ci siano  quelli che  si vogliono far passare ad ogni costo per "profughi di guerra".  Prima si parlava di 800 mila, ora di 100 mila. E chissà perché, tutti in Italia, anche se dichiarano che vorrebbero andare altrove in Europa.



Sul fronte interno, abbiamo Di Maio  il Pentagrullo che vorrebbe il povero Siri al gabbio, buttare giù Giorgetti, riaprire le frontiere per i poveri clandestini e redarguire Salvini perché fa alleanze in vista delle Europee, con le forze contrarie all'immigrazione (Orban in testa).  "Bisogna che Salvini convinca Orban ad accettare la redistribuzione di quote di immigrati". Urca! che gran pensata, la sua! Chi gliel'ha suggerita? Il papa argentino?
 Insomma a Salvini, il ruolo di "convertire" chi non si piega alla politica dei "ponti spalancati".  Altrimenti non è un buon cristiano. Senza contare  che qualche giorno fa Toninelli senza nemmeno avvertire gli alleati di governo ha immediatamente tolto le deleghe del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture al sottosegretario Siri. Domandina maliziosa: chi glielo ha suggerito a Tontinelli, di passare così brutalmente alle via di fatto?
Domani poi si celebrerà l'unica religione inconfutabile e intoccabile d'Italia: l'antifascismo con l'immancabile 25 aprile, e pare che anche lì i  pentagrulli si stiano mettendo di traverso per contrastare Salvini, il quale non andrà alle loro processioni "rosse".
Il M5 stelle, in realtà,  ha già ricevuto ordini precisi di scuderia dalle consorterie finanziarie: TRADIRE, destabilizzare, creare un perpetuo moto sussultorio, in modo da indurre all'irrilevanza l'alleato. Nell'ombra, la solita magistratura che tira le fila.  Scenario già visto, e arcivisto. Déjà vu. Per questo mi è passata la voglia di commentare.

L'arzillo prof. Becchi, per contro ha scritto una letterina confidenziale a Salvini su Libero dove gli consiglia di agire prima di venire cucinato a dovere dai nuovi tirapiedi dei bancarottieri, lettera che inizia col "Caro Amico ti scrivo, così mi distraggo un po''...
Vale la pena di darci un'occhiata: lui sì che li conosce bene, i pentagrulli!

24 aprile, giorno di S. Fedele

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Aggiornamento di oggi 25 aprile su La Verità. L'intercettazione ai danni di Armando Siri è falsa e non esisterebbe nemmeno l'audio.  Il Corriere l'ha sparata in prima pagina seguito a ruota da tutti gli altri giornali.  Ormai i processi contro i politici non graditi li fanno i giornali.


Lo scoop di Belpietro (ma si sapeva che c'era del marcio contro Siri)

19 April 2019

Resurrezione



Collocata nella cappella Badoer e storicamente attribuita all'artista Paolo Veronese (nato Paolo Caliari a Verona  1528 e morto a Venezia 1588)  questa Resurrezione di Cristo è stata posta in dubbio come opera sostanzialmente autografa da una parte della critica. In anni più recenti è prevalsa tuttavia la tendenza a riconoscere nel dipinto una realizzazione tipica dell'ultima fase dell'artista in cui egli rielabora modelli già adottati per composizioni dello stesso soggetto. La varie posture in cui sono raffigurati i soldati intorno al sepolcro rende efficacemente la loro scomposta reazione all'evento miracoloso che spinge addirittura il milite in secondo piano sulla destra a brandire l'alabarda contro la figura di Cristo risorto. Questa raffigurata in posa sinuosa e con le braccia allargate a reggere il vessillo segno del trionfo sulla morte è connotata di una forza dinamica che ne accentua il movimento verso l'alto. (da Venetocultura) . 

Dovremmo essere sempre più attenti e offrire la nostra amorevole custodia e cura a questi gioielli dell'arte di cui dovremmo andare fieri, prima che ci vengano brutalmente sottratti. Questa settimana abbiamo già dovuto sopportare prove terribili: una delle più importanti cattedrali d'Europa in preda alle fiamme, un papa (usurpatore) che riceve  con tutti gli onori in Vaticano leader abortisti, ma sbarra le porte a Salvini, raccoglie una Via Crucis contro di lui e i porti chiusi, senza nessun rispetto per la volontà di quegli italiani che cercano solo di preservarsi in quanto tali, vivendo in Pace e Sicurezza. In altre parole trasforma uno dei più importanti riti liturgici della cristianità in una divisiva manifestazione a pugno chiuso. Manca solo la bandiera rossa, gli slogan ci sono già. Mi fermo qui per non avvelenarci ulteriormente quel che resta di questi giorni che dovrebbero essere i più luminosi dell'anno, invitandovi a volgere il vostro sguardo altrove dove c'è ancora qualche lembo di serenità e  di gioia.


Buona Pasqua di Resurrezione a tutti!

16 April 2019

Il falò di Notre-Dame


Giorno di Santa Bernadette, in attesa di miracoli che non ci sono. Una grande civiltà viene conquistata dall'esterno solo quando si è distrutta dall'interno. E' questa la frase iniziale del film di Mel Gibson "Apocalypto", frase che si adatta benissimo a quanto sta avvenendo sotto i nostri occhi in queste ore a proposito della cattedrale di Notre Dame. Che sia incuria per le impalcature di legno, che pare fosse una "foresta interna", o incendio doloso, c'è chi in queste ore mette faccine sorridenti e compiaciute sui social. E indovinate  un po' chi sono...
Hanno già dichiarato che trattasi di incidente: troppo presto! Del resto, non mi piace per nulla questo timore reverenziale nel depistare  il tutto sull' "incidente" delle impalcature di legno che prendono fuoco. Troppo presto! Non dico che in poche ore bisogna acciuffare i responsabili, ma nemmeno sposare in quattro e quattr'otto "tesi rassicuranti". A costo di sembrare paranoica, mi pare che la coincidenza con la settimana santa di Pasqua non sia propriamente fortuita. Mi pare che l'aver già acciuffato quattro giorni fa una terrorista islamica che ha tentato di bruciarla sia indicativo.  Mi pare che l'aver lasciato i lavori di restauro bloccati per mancanza di fondi,  e  quindi bloccati dal famoso 3 per cento di Maastricht (la cosiddetta austerity) sia altrettanto sintomatico.
Quale miserabile destino per le nazioni un tempo grandiose? Il 3 per cento. 
Del resto gli islamici già tentarono di farla esplodere nel 2016. Senza contare che la tesi del "non dobbiamo creare falsi allarmi" è la più sposata da media che viceversa non si fanno scrupoli quando si tratta di  rovinare la vita a qualche povero innocente. Stringe il cuore vedere che mentre Nostra Signora di Parigi brucia, la gente si inginocchia, prega e a l'Ile de la Cité, intona cantici religiosi che forse avrebbe fatto bene a ricordare prima della tragedia.

Stenio Solinas su Il Giornale ricorda che lo scrittore non conformista Dominique Venner scelse proprio Notre Dame per compiere il suo disperato gesto di suicidio. "Era il suo modo di dire addio a una «certa idea» della Francia e dell'Europa, una nazione e un continente di cui si ostinavano a rimanere in piedi i monumenti, ma si era nei secoli disseccata la linfa; una protesta e, insieme, una rivendicazione perché le ragioni per vivere e le ragioni per morire sono spesso le stesse e quando le parole sembrano risultare impotenti, è necessario un atto per esprimere ciò che si prova".

Pare che in queste ore l'incendio sia stato domato. Ma reggerà la struttura scheletrica rimasta in piedi? Intanto come per tutte le vere tragedie, arrivano gli esperti fasulli. Ieri la Rai manda in onda sul"approfondimento" (sic) il Post sul secondo canale, con ospite l'"esperto" Broccoli (nomen/omen). Arriva il fuoco di sbarramento delle parole inutili, le promesse che Notre Dame risorgerà dalle sue ceneri come La Fenice (quella di Venezia), e via con le solite frasi di circostanza.

Si è abbattuta per prima la guglia (flèche) con la croce di Nostra Signora divorata dalle fiamme, e questo è certamente un cattivo presagio.
"Quel fuoco - conclude Solinas -  ci ricorda, comunque, che nella storia europea nulla è dato per scontato, che più ci si ostina a considerare ciò che si è stati come un mero reperto archeologico, più esso si vendica infliggendoci le ferite più profonde. Quelle che non si cicatrizzano".

Tre di questi splendidi rosoni  del XIII sec. sono andati distrutti. Resta solo quello a Est

Una conclusione che faccio mia, nonostante non me la senta di sposare appieno la sola tesi dell'incuria e dell'"incidente". Specie per un paese come la Francia che ha intorbidito e confuso ben prima di noi la nozione di "autoctono" e di "allogeno". Di "hostis" (nemici esterni, secondo i latini) e di "inimicus" (nemici interni).
Fatto si è che questa Europa ci ha reso tutti quanti più poveri, più insicuri e più vulnerabili.  E i famosi "patrimoni dell'Umanità" voluti e pretesi a sé dall'Unesco, sono più esposti che mai alla disumanità e alla barbarie. 

14 April 2019

Di vergogna in vergogna!




Domenica della Palme. Siamo così abituati alle sortite imbarazzanti di Bergoglio, che ormai facciamo persino fatica a rintuzzarle. Una cosa è certa: le élites sembrano farlo bell'apposta a far perdere credibilità nei loro servitori.  Alla commissione europea ci mettono un ubriacone che non sta in piedi, e nel Vaticano ci mettono un ciarlatano (rima non voluta) e commediante.  Il sor Pampurio argentino discetta di tutto e su tutto, fuorché di Fede e di Cristianesimo. Parla di sesso, di telefonini, di bullismo, di femminicidi... Ma l'argomaento più ripetitivo e, detto fuori di metafora, scassapalle,  sono i "migranti". Immigrati, migranti, profughi, rifugiati, "il diversamente etnico" è bello, la cultura si arricchisce degli apporti dei diversamente etnici, e via con il glossario ONUcomunista sull'accoglienza   e degli accoglioni che dovremmo  essere tutti noi, pena, la scomunica.  Ogni volta che  sembra superare la soglia della sopportazione creando  un voluto sconcerto, tira fuori una bestialità ancora peggiore della precedente. E il bello che nessuno dentro e fuori le mura vaticane, lo ferma.  Se non ci sono parole, bastano le immagini  a lasciarci di stucco:  alza le corna nelle Filippine, genuflessioni e prosternazioni fino a baciare i piedi a due sudanesi (ci sono le foto), lavaggio di piedi ai mussulmani, pollice alzato alla rivista Rolling Stone quasi a fare il rockettaro che dice "All Right", senza contare il fatto che secondo lui "la mafia nigeriana non esiste", perché saremmo stati noi a insegnarla agli africani. E via delirando, proprio come i veri mafiosi per cui la mafia non esiste. Si può errare, non si deve aberrare. Ma ne dobbiamo vedere ancora? E ne dobbiamo sentire ancora? Faccio perfino fatica a tenere il conto delle sue ben meschine figure.
Non so se l'ultima riflessione di papa Ratzinger  sulla crisi del sacerdozio, sulla sodomia nel clero, le lobby omosessuali, fino allo scandalo della pedofilia nella chiesa, contaminata  dal permissivismo sessuale diffusosi nel '68, sia solo un dignitoso tentativo di voler raddrizzare la barra del timone, salvandola da questa deriva. Non è escluso che qualche anima pia mossa a pietà per come il Pampero sta conciando per le feste la chiesa, abbia chiesto il suo supporto teologico. Fatto si è che dev'essere stato consultato da qualcuno che lo ha pregato di dire "qualcosa di cristiano", dato che non se ne può più di eresie e castronerie d'ogni tipo.  Non concordo con chi si limita a credere che Benedetto XVI abbia scritto su ordinazione di Bergoglio. Sarebbe come umiliare Ratzinger a "ghost writer" dell'argentino, ignorando che il primo ebbe già a scrivere e a impartire un documento alto come la lectio magistralis a Ratisbona sull'islam, religione incapace di coniugare "fede e ragione". Con tutte le conseguenze che si tirò addosso da parte del mondo islamico, ma anche di alcune élites ebraiche nonché della stessa sinistra che sempre gli diede addosso, dileggiandolo con quello spregevole sopranome di "pastore tedesco".    
Poi, se anche ambienti della chiesa non propriamente organici a Bergoglio lo avessero consultato per fargli scrivere "qualcosa di cristiano", è la dimostrazione pratica che l'Argentino non sa parlare, non sa scrivere e mostra di essere pure di un'ignoranza sesquipedale non solo teologico-filosofica, ma pure di  quegli argomenti politici  di cui si picca  essere competente, e che invece tratta rozzamente, privo di ogni cognizione di causa. Come quella sortita sul "Gesù Cristo migrante". Giuseppe e la sua famiglia che riparano a Betlemme  per sottrarsi al censimento non è un "migrante",  ma al contrario tornò a casa propria: chiunque lo sa,  ma c'è chi mistifica  banalmente pro domo sua,  persino le sacre scritture.


Papa Ratzinger con la palma intrecciata (i parmureli di San Remo)


Benedetto XVI è tornato a impugnare la penna con la sua consueta chiarezza cristallina e con un testo mirabile contro il '68 e i suoi effetti nefasti tra i religiosi (ma anche tra i laici).  Altro che "formidabili quegli anni"!  Terribili, semmai e capaci di corrompere  con ogni mezzo la gioventù col dogma imperativo di sesso, droga e rock 'n roll, con l'aggiunta di ideologie radicali e marxiste  (altre droghe!) che si protraggono fino ai nostri giorni.  
Qui sulla Nuova Bussola una sintesi della sua riflessione in 18 pagine scritte per un periodico bavarese e rilanciata e tradotta in italiano per il Corriere della Sera.  E qui il  suo  testo integrale. I suoi punti cardinali tornano ad essere quelli  di sempre, già presenti in altre sue scritture.
Fede e ragione, equilibrio e saggezza, lotta al relativismo e al nichilismo,  sono ancora i motivi che lo hanno sospinto a riprendere in mano la penna (cosa che non ha mai abbandonato) insieme alle sue letture.  I fautori della chiesa "progressista", pare non abbiano gradito. Si va dal teologo Andrea Grillo, che ha parlato di "appunti confusi", alla giornalista Stefania Falasca, giornalista vaticanista di "Avvenire",  che ha twittato ricordando come un "vescovo emerito" non debba "interferire in nulla nella guida della diocesi...".  
Va bene però per il giornale della CEI,  "interferire" per portarlo via in elicottero, sbarrare il portale delle stanze vaticane e pensionarlo prima del tempo, lasciando  irrisolto un giallo che rimarrà negli annali di Storia e impresso nelle nostre coscienze.  

E' ormai chiaro che il pretesto della vecchiaia con i suoi affaticamenti fisici (ingravesciente aetate) nascondesse dell'altro. Qualche storico dovrà pur dipanarci questa matassa in modo credibile.
Ma intanto, buona domenica delle Palme!

08 April 2019

Di Maio e il calcio dell'asino




Giorno di San Walter. Di Maio dev'essere in stato di stress da insuccesso.  E non c'è come l'insuccesso che alla fine dà alla testa. Le elezioni europee sono quasi alle porte e le prove di elezioni locali sono andate male. Che fare allora? Un bel coup de théatre (napoletano) per mettersi mediaticamente in mostra. Di Maio con quella battuta sulle alleanze "negazioniste" dell' Olocausto di Salvini in Europa, ha dato la riprova della sua provenienza professionale: un venditore di bibite allo stadio di Napoli. Intanto a Vinitaly dove ha voluto presenziare ugualmente per fare passerella elettorale (nonostante il sindaco leghista Sboarina, glielo avesse sconsigliato), nessuno se l'è filato più di tanto. Verona non perdona. E la sua battuta sugli "sfigati" del forum delle famiglie durante i giorni del Congresso, rimarrà impressa nel suo curriculum di politicante privo di spessore. La cassettina delle bibite potrebbe essere più vicina e a portata di mano che mai. Dopotutto il mondo è fatto a scale e a Verona (città, guarda caso,  dell'antica signoria della Scala) la sua battutaccia contro il Convegno da lui definito "medievale" delle famiglie potrebbe segnare l'inizio della sua discesa.
Ormai non si conta più lo sconcerto che ogni sortita di Giggino, comporta. Ora si fa garante della flat tax, cavallo di battaglia della Lega sul famoso "contratto",  diminuendo però la platea dei beneficiari, perché  tutto sommato da vetero-comunistuccio qual è "anche i ricchi devono piangere".  Resta da capire per il  neo "cassettaro del Mezzogiorno" cosa intenda per "ricchi". Di Maio cerca di smarcarsi dalla Lega, ma per farlo alla fin fine dà il famoso calcio dell'asino a Salvini, tipico dei maramaldi.  Perciò se le elezioni europee dovessero tributare ulteriori successi per la coalizione sovranista messa in piedi da Salvini, è bene che quest'ultimo risponda quanto prima con la disarcionata del cavallo pazzo, quello che nei rodei butta per aria e fa cadere con il sedere per terra, gli improvvidi cavallerizzi. Come non lo so, tenuto conto che c'è sempre la variante Mattarella, sul quale lo stesso Di Maio ha dichiarato che rappresenta per lui "un'assicurazione sulla vita", il quale non scioglierebbe mai le camere.
Il Movimento 5 stelle si rivela sempre più un ologramma falsamente sovranista e populista ad uso elettori gonzi. I quali ormai se ne sono accorti e lo puniscono erodendogli sistematicamente consenso.
Non vorrei che questo governo giallo-verde (in verità sempre più giallo come l'itterizia da invidia di cui è in preda Di Maio), fosse alla fin fine il governo del "ce lo dice l'Europa".
Pensioni tagliate? Ce lo dice l'Europa: fatto! Ci sarà la sorpresa a giugno. Contro il ceto medio, naturalmente.
Farmaco triptorelina che inibisce la crescita e fa cambiare sesso agli adolescenti?  Ce lo chiede l'Europa. Fatto! 
Propaganda LGBT tra le Forze Armate e matrimoni gay in uniforme? Piace alla Ue.  Fatto!
La ministra Grillo, emula della Vispa Teresa Lorenzin, sta anche pensando all'eutanasia e l'unica speranza per Salvini per impedirla è che non è nel "contratto". Un po' poco, attaccarsi alla carta.

La Ue sarà contenta, molto contenta dell'"alternativa". Quel che non riesce a fare il PD lo può fare il M5s. Dopotutto, come disse l'ambasciatore dem Phillips  è la forza del "cambiamento". Per ora, solo quello di sesso contemplato nella  triptorelina. 
A proposito, c'è un giallo su dove andranno a sedersi i 5 stalle nell'emiciclo europeo. L'ultima volta dovevano sedere insieme a Nigel Farage dell'Ukip, ma poi si spaventarono e sedettero indovinate  un po' dove? Nell'ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa),  il partito di Verhofstadt e  di Monti,  ovvero il partito più eurocratico e mondialista che ci sia. 

Ora invece, se continua col super-Slurp alla Merkel, Giggino potrebbe ottenere uno strapuntino nel PPE. Ovvero, quello che fu il partito di Barroso. Dopotutto, sempre in preda alla sindrome da insuccesso, è appena stato da Fabio Strazio a dare rassicurazioni sul suo conclamato "europeismo". 

Salvini a Verona a Vinitaly abbraccia una signora che gli chiede quando mollerà Di Maio
Intanto al Vinitaly di Verona, Matteo Salvini si è fermato come di consueto a salutare i numerosi fans e supporter. Tra selfie e abbracci, è spuntata una signora che gli ha detto: “Basta con Di Maio. Quando lo molli? dopo le Europee, vero?”.
I due  vice- premier non si sono incontrati. Uno era allo stand degustazione vini del Nord, l'altro a quello dei vini del Sud.
Il vino, con ogni evidenza , non li ha uniti.