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23 June 2009

I limoni


Sarò via al mare per qualche giorno e mi prenderò una pausa dal blog. Vi lascio in buona compagnia di Eugenio Montale. Per letture poetiche estive visitare Il Giardino delle Esperidi. Se lasciate un messaggio abbiate la pazienza di attendere che abbia tempo (e voglia) di abilitarlo. Arrivederci!



Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguanta noi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall'azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest'odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l'odore dei limoni.
.............................................................. (Eugenio Montale)

21 June 2009

Il telefono, la tua truffa


Qualche tempo fa lessi un pezzo sul Magazine del giovedi del solito Corrierone a firma Pietro Calabrese che esordiva con lo scusarsi presso i suoi lettori, per essere costretto a parlare dei fatti suoi, Si trattava dell'impossibilità del cronista di poter recedere da un contratto telefonico (cellulare e Internet) stipulato con la Vodafone. E della pervicacia con cui detta compagnia continuasse ad addebitargli il canone nonostante le numerose proteste telefoniche, tramite raccomandate con RR e varie altre missive ultimative. Chi frequenta questo blog, sa che normalmente neanch'io sono solita parlare degli affari miei. Ma i casi della vita, mi costringono a dover usare questo modesto spazio (che non è una testata giornalistica come quella del citato Calabrese) per riprendere l'argomento truffe telefoniche. Siamo entrati oggi nel solstizio d'estate, e invece di parlare di lucciole e folletti, di notti di mezza estate, di papaveri e fiordalisi, eccomi qui, costretta a parlare di cose ben più prosaiche. Esplodono le promozioni pubblicitarie in tv di offerte telefoniche. Ognuna di queste compagnie telefoniche multinazionali, promette delizie, risparmi, offerte vantaggiose, profili individualizzati per ogni esigenza del cosiddetto "consumatore". Stanca della scortesia delle impiegate Tim, ogni qualvolta sorgeva un problema, decisi di passare a Vodafone, felice di non dover cambiare numero. Non lo avessi mai fatto.
Il tecnico del mio pc mi fece la configurazione per poter leggere le email e io tutta giuliva, cominciai a collegarmi. Non lo avessi mai fatto.
In quattro e quattr'otto, la Vodafone mi saccheggò tutto il credito di 20 euro in pochi minuti. Andai a chiedere spiegazione al punto vendita della compagnia. Ma come?! non lo sa? Per navigare in Internet occorre fare un abbonamento di 3 euro alla settimana. Detto fatto, faccio la ricarica con un conttrattino: tre euro la settimana, detratto dal mio credito. Arrivo a casa e faccio il 414 per sapere se i tre euro fossero già stati trattenuti: sì, immediatamente. Da 20 euro di ricarica, passo subito a 17 euro.

Allora posso controllare la mia posta elettronica - penso. Guardo e in batti baleno mi accorgo che mi saltano via altri 2 euro. Ma come non lo sa? - mi rispondono al 190, servizio clienti. Lei per poter navigare doveva aspettare un 'sms di conferma. Le è arrivato? No, che non mi è arrivato, ma dato che i 3 euro li avete già intascati ho pensato che...

Morale: i soldi li hanno intascati subito, per il servizio invece, occorre aspettare ben 72 ore.Così mi dissero al punto vendita, dove mi recai per saperne di più. C'è scritto nel suo contratto - mi dicono. E dov'è?- chiedo io. Mi mostrano una clausoletta piccola, ma così piccola e in caratteri così lillipuziani che nemmeno riuscivo a vederla con gli occhiali inforcati.

Tutto legale no? Ci sono modi estremamente legali per turlupinare il consumatore. Poi finalmente arriva il messaggio di conferma. Okay allora posso navigare. Tre euro alla settimana è un vantaggio, dopotutto. Apro Gmail, seleziono, leggo, elimino, controllo che tutto funzioni. Sul far della serata (erano circa le 23,) mi arriva un messaggio: Vodafone: traffico insufficiente per accedere al servizio. Insomma, si sono pappati un'altra volta tutto il mio traffico senza che io ne sapessi il perché . Richiamo, imbufalita, il 190 servizio clienti. Ma come? non lo sa? Un ragazzo, peraltro gentilissimo, mi risponde che per poter navigare in Internet occorre impostare punto d'accesso wap.omnitel.it con una nota informativa di funzioni e di tasti da premere che dovrei configurare e che lui si fa premura di inviarmi via email. Leggo l'allegato lungo due pagine fitte contenente ben 37 sequenze di quello che dovrei fare. Vi risparmio il contenuto, perché incomprensibile. CI RINUNCIO, getto la spugna! Per potermi consentire di fare tutto ciò che non capisco, sono costretti, però, a rimborsarmi parte del credito. E con un altro sms mi viene detto che il mio credito appena azzerato da loro, ora è riabilitato a 14 euro. Be'... almeno quello. Col cavolo che mi azzarderò a entrare in Internet col rischio di vedermelo scippare di nuovo.

Morale: trattano il cliente come un povero minus habens da turlupinare, da far girare come una marionetta avanti e indietro, come se avesse del tempo da buttare per queste fesserie .

Mi sfogo con altri amici e sento storie simili alle mie con altre compagnie telefoniche.

Un mio amico mi racconta, imbufalito, che ha aspettato per sei mesi per recedere dal contratto Fastweb e di non essere riuscito ad averne ragione. Poi ha modificato il contratto riducendolo al minimo di opzioni per risparmiare nell'attesa che si decidessero a scollegarlo. E invece di sentirsi addebitare i 50 euro di opzioni minime come promesso, se ne è ritrovati 700 sulla bolletta. Misteri...telematici.

Una mia parente ha avuto Wind e se ne è pentita immediatamente. Un mio vicino di casa naviga in Internet con Infostrada ed è rimasto senza collegamento. Morale: ha dovuto tornare a Telecom, sulla quale penso che ciascuno di noi avrebbe molto da ridire. Tele 2 promette bollette leggere come piume, ma chi ci ha provato è rimasto con tanto di naso. E' il mercato, Bellezza. E' il pluralismo dei prodotti, cari miei. E' la cosiddetta liberalizzazione: troppo scelte, nessuna scelta. Un po' come i canali tv: cambi canale e ti ritrovi davanti agli occhi la solita fuffaglia di programmi. Il telefono, la tua voce, la tua truffa. Personalizzata e fatta di tante sigle e colori diversi. Come i bidoni di vernice che si buttano addosso i ragazzi nello spot pubblicitario di Vodafone. O più semplicemente, bidoni.

18 June 2009

Faccia da statista?



E' opinione comune che D'Alema sia uno "statista". L'Occidentale nell'articolo di Francesco Forte non ha fatto che ripetere parecchie volte nel testo la parola "statista". Lucia Annunziata nella sua intervista al Corriere dice che in caso di una crisi istituzionale, D'Alema si riserverebbe un ruolo oltre il Pd da "statista tra gli statisti". Vien voglia di rispondere a tutti costoro: "Statista a chi?".
Non per essere lombrosiana, ma uno statista non esibisce una serie di brutte facce come quella della foto gallery che vi proponiamo, dove sembra gareggiare con Tiberio Murgia, il famoso caratterista de "I soliti ignoti", in materia di mimica facciale.
Avete forse memoria se De Gasperi, uomo ascetico, sobrio, operoso e schivo, si fosse mai fatto fotografare mentre fa il fu-fu con le guanciotte gonfie, o mentre strabuzza gli occhi guardando l'interlocutore in modo scazzatissimo, o magari alzando lo sguardo al cielo per evidenziare il suo profondo senso di stizza e di intolleranza? O piegare gli angoli della bocca all'ingiù per far vedere che è impegnato "seriamente" a risolvere, un problema cruciale con la sua solita sicumera?
Che coraggio da "statista" ci vuole a bombardare la piccola Serbia per 80 gg senza la copertura ONU, ma con piloti italiani dalla base di Aviano inquadrati dalla NATO e supportati (oltre che diretti) dall'Ulivo Mondiale (Clinton, Blair e la Albright in testa) che benedicevano i governi de sinistra di tutta Europa? perfino con Papa Wojtyla che parlava all'Angelus, di "ingerenza umanitaria"? Questo è un maramaldeggiare da gregario, semmai, non è profilo di vero statista. E' una domanda che rivolgo a Cossiga che lo prese sotto la sua ala protettrice, sdoganandocelo come improbabile "statista". Da allora è tutto un ossequio, sia dalla stampa di sinistra, centro e destra su questa faccenda dello "statista".
D'Alema è acido, bilioso, incazzoso, intollerante e insofferente - tutti difetti che nuocciono gravemente a uno "statista". Quando Occhetto fu trombato durante la campagna elettorale che portò al successo di Berlusconi nel '94 gli sibilò velenosamente: "Dimettiti, sei tecnicamente superato".
Poi ci fu quella sua sortita sprezzante e discriminatoria di "energumeno tascabile" riferito a Brunetta, ben peggiore della gaffe sull'"abbronzato" del Berlusca. E chi non ricorda la querela a Forattini per la sua vignetta sulla commissione Mitrokin? Manco il sacrosanto diritto di satira, da sempre arma propria (e impropria) della sinistra, seppe rispettare. C'è di buono che essendo velenoso e tagliente anche con i suoi, alla fine resta defenestrato e per un po' corre a leccarsi le ferite nella sua fondazione Italiani/Europei e RED. Per ben due volte, infatti, venne esautorato da quelli della sua coalizione (memorabile la sua caduta, a seguito della "rivolta dei cespugli" nel dicembre 1999 ad un anno di presidenza del Consiglio, dopo ch'egli stesso successe, senza essere stato legittimamente eletto, a quel Prodi che aveva fatto cadere coi suoi reconditi sgambetti).






Ma un vero leader crea un amalgama costruttivo, unisce, aggrega, sa motivare i suoi collaboratori che si riconoscono in lui, poiché lui si riconosce in loro. Al contrario, D'Alema divide, inasprisce, lascia sul campo rancori mai sopiti. Ecco perché non può né potrà mai essere uno statista.
Dopo la sua sparata sulla fatidica scossa e sugli "smottamenti" di questo governo, probabile frutto di voci raccolte dai bui corridoi delle Procure di Bari (dove il Nostro si trova - per combinazione - a fare la campagna elettorale per i ballottaggi) - sparata che tanto ricorda la vecchia scritta sui muri FISCHIA IL VENTO (una scritta minacciosa che il PCI metteva per allertare alla vigilanza rivoluzionaria la classe operaia negli anni '60 e '70 contro "padroni e fascisti"), beh, francamente la sola cosa che resta da dirgli quale pena di contrappasso, sono le sue stesse parole:"Dimettiti, sei tecnicamente superato".

16 June 2009

Cohn-Bendit e Schulz: attenti a quei due!


Le disgrazie non vengono mai sole. Martin Schulz capogruppo europeo del PSE, distintosi per la sua livorosa campagna antiberlusconiana e contro altri partiti conservatori (vedere qui), è stato il primo a dichiararsi trombato prendendo atto della "cocente sconfitta" del suo partito, subito dopo i risultati. Ma ora si è riciclato, rimpolpato e si dichiara perfino "ottimista", grazie ai 22 seggi del nostro PD in una fusione a freddo con il suo gruppo, coniando per l'uopo, una nuova sigla : ASDE (cioè l'Alleanza socialista e democratica europea, la quale riunisce i trombati del PSE coi neotrombati del PD). Trombati di tutta Europa unitevi! - verrebbe da dire.
Poi abbiamo l'esponente di quell'eterno '68 che non passa mai Dany le Rouge, trasformatosi con disinvoltura in Dany le Vert, il quale presiede a ben due partiti "fratelli": i Gruenen tedeschi e gli Ecologisti francesi. In base a quale superdiritto divino ancora non ci è dato di sapere. Daniel Cohn-Bendit, autore di un libelluccio a sfondo pedoporno, ritirato prontamente dalla distribuzione, e pure dell'attuale "Nous l'avions tant aimée, la Revolution", ennesimo pamphlet nostalgico sulla "rivoluzione permanente" (la sua) da esportare da un capo all'altro dell'Europa con valigetta 24 ore, ora in veste di eurocrate poliglotta e ubique, ringalluzzito dopo il successo francese del suo nuovo partito ecologista.
Pare che Dany le Rouge-Vert abbia come minimo due nazionalità, sia pluripoligotta e che intenda servirsene. Il n'est pas con, - direbbero i francesi - ce Dany le Cohn.
Immediata la sviolinata celebrativa dell'eurocrate Mario Monti su quella che Oscar Giannino chiama l' enciclica domenicale del Corriere, dal titolo "La lezione verde di Cohn-Bendit". Mmmh, a quanto pare il destino d'Europa è appeso a... un con. Capirete di che radici disponiamo!
Scherzi a parte, il progetto appare chiaro e nel contempo inquietante: mandare avanti l'eterno sessantottino proteiforme, multiforme e multicolor, quello che avrebbe suggerito durante la recente campagna elettorale all'ingenuotta verde Grazia Francescato di essere più "trasversale" e di non spostarsi troppo a sinistra (ma che furbetto, però!), per porlo a capo di un'eventuale governance europea e mondialista legata ai protocolli di Kyoto, al riscaldamento globale del pianeta, alla tanto millantanta Green Economy che finora non si vede e a tante altre cosette di questo genere. Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma. Una volta spodestato il monarca Barroso (che attualmente succede a se stesso) potrebbe anche venir sostituito dal nuovo (si fa per dire) reuccio rosso-verde. Dopo il maggio francese, quello che fece cadere De Gaulle, avremo forse un maggio alla belga?
Tu chiamala se vuoi "democrazia rappresentativa", quella orchestrata dietro le quinte dalle eurocrazie di Bruxelles e di Strasburgo. Democratie du con. In francese fa più chic.

12 June 2009

The green grass of America




Dal "com'era verde la mia valle", al "com'è verde la mia villa". Accadde in America e più precisamente in California, dove le ville dei clienti insolventi dei mutui subprime (ora di proprietà delle banche) sono state rimesse in vendita con l'erba dipinta a mano da vernice verde a spruzzo. Di truffa in truffa. Alla truffa dei subprime, delle ville in parte distrutte e mandate in demolizione da Banche avide, truffaldine e voraci che anziché farne dei luoghi di riparo per poveracci senza lavoro e senza più casa, costretti a dormire nelle auto o in tenda, preferiscono il "muoia Sansone con tutti i filistei", ora si aggiungono anche le ville con tanto di prato tutto finto e ridipinto da rimettere in vendita. Per la felicità di qualche gonzo che abbocca all'amo, ovviamente. It's good to touch the green green grass of Home, come cantava quel ruspantone di Tom Jones.



"What's your job"? chiede il cronista del TG a un poveretto colpito dalla disoccupazione. "Beh, risponde un povero disoccupato, vado a dipingere a spruzzo l'erba secca delle ville rimesse in vendita". "Così in fotografia fanno migliore impressione". E' stato dedicato un TG2 Dossier sabato scorso 6 giugno e alcune brevi sequenze di detto servizio sono state riprese nel TG dell'indomani nelle edizioni delle 13. Credevamo che fosse una trovata geniale del regista Michelangelo Antonioni nel film Blow up, quella di far ridipingere un prato vero di vernice perché apparisse più verde del verde; ma a quanto pare, per gli Americani la vita imita il cinema molto più di quanto il cinema non imiti la vita. Il poveraccio in questione con la cannula della vernice a spruzzo in mano, e in preda al solito ottimismo da "incubo americano" disegna pure un bel $ ( cioè la sigla del dollaro) tutto in verde, in omaggio ai bei "verdoni" che furono, e sorride compiaciuto alla telecamera. Della serie in Dollar we trust. Contento lui!...




Non è finita qui. Sempre per rimanere in tema di copioni hollywoodiani (stavolta siamo passati alle spy stories), dai funzionari della Sezione Operativa Territoriale di Chiasso, in collaborazione con i militari della Guardia di Finanza del Gruppo di Ponte Chiasso, hanno sequestrato alla stazione ferroviaria internazionale di Chiasso, al confine tra Svizzera e Italia, 249 bond della Federal Reserve Statunitense (FED), del valore nominale di 500 mln di dollari ciascuno, più 10 bond Kennedy da 1 mld di dollari ciascuno, occultati nel doppio fondo di una valigia, per un totale di ben 134 mld di dollari, pari a oltre 96 mld di euro. Si trattava di un paio di giapponesi reclutati per l'uopo con i titoli in valigia. Qualora i titoli risultassero autentici, in base alla vigente normativa, la sanzione amministrativa applicabile ai possessori potrebbe raggiungere i 38 miliardi di euro, poiché sarebbe la prova provata che si introducono illecitamente titoli attraverso "manovre finanziarie vietate dagli organi internazionali, essendo operazioni che, movimentando grandi somme di denaro a fronte dell'emissione di un titolo virtuale - spesso inesigibile e infruttuoso - nascondono tentativi di speculazione e di riciclaggio". Leggere la notizia interamente riportata sul sito etleboro.



Per tornare al leit motiv iniziale, l'America è al verde, molto al verde e indebitata fino agli occhi. Si legga questo articolo di Ennio Caretto. Perciò si sta disfando di auto, di barche, di case...Molti americani fingono furti di autovetture per incassare assicurazioni: insomma una vera ecatombe di beni di lusso in disfacimento, come il copione di un film catastrofista, modello The day after. Ecco perché cerca di sopravvivere con gli strumenti dell'arroganza, delle millanterie, delle truffe finanziarie, delle frodi e del sopruso, buttandoci addosso spazzatura finanziaria tossica. Tutto sbagliato, tutto da rifare. Che non si reinventi un'altra guerra per rilanciare l'economia, però! Perché stavolta l'Imperatore è nudo.