Pubblico la traduzione del discorso di Marine Le Pen al Congresso del FN a Lille. Un discorso appassionato, lucido, di alto profilo.
"Non credo di esagerare definendolo un capolavoro: il pensiero identitario espresso con carisma, un messaggio chiaro e inequivocabile, privo di ogni ambiguità e senza alcuna traccia di politicamente corretto. E che indica la strada da seguire per la salvezza delle radici e dei valori non solo della Francia, ma di tutta l'Europa" (Alessandra).
Dato che è un discorso lungo e articolato (nel video dura un'ora e mezza) mi vedo costretta a pubblicarlo in due parti.
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Nel 2011, quando mi avete affidato la responsabiltà di condurre la nostra famiglia politica è con l'impegno di una grande rinnovamento, quello di un movimento nato da una folle speranza del 1972, un movimento coperto di cicatrici e in cerca di un secondo respiro.
Abbiamo fatto molta strada e il partito che era sceso al 10,5% nelle elezioni presidenziali e il 4,5% dei voti nelle elezioni legislative dieci anni fa, si è ripreso, si è affermato e si è diffuso.
Oggi, nel momento in cui mi fate l'onore di riportarmi ai miei doveri per un nuovo mandato, e credetemi - ne so misurare la responsabilità e vi ringrazio - il nostro impegno di portare il nostro movimento al potere, è intatto.
Noi sappiamo quanto il cammino che vi conduce sia ripido e lo misuriamo ogni giorno, seminato di insidie lasciate cadere sotto nostri passi da un sistema pronto a tutto pur di mantenersi al potere. Noi sappiamo che gli ultimi metri che conducono alla cittadella saranno i più duri.
"Non conosco verità tranquille" diceva Hélie Denoix de Saint Marc, quest'uomo ammirevole a cui la vita insegnò la saggezza.
Sappiamo, noi ai quali non si perdona nulla, che nonostante le vicissitudini della lotta, nonostante gli ingiusti processi, malgrado le incessanti persecuzioni, malgrado questa guerra psicologica che mira a demotivarci, noi ci stiamo muovendo sulla retta via, quella dell'onore e del dovere; sulla via della verità e della vittoria.
Questo percorso è quello indicatoci dalla nostra ragione, dal nostro cuore, dalla nostra passione per la Francia e dall'esigenza imperativa del Paese. Un mondo nuovo prende avvio davanti a noi.
Un mondo nuovo ci sta di fronte. Ci mette di fronte a delle sfide multiple:
- una sfida demografica con grandi migrazioni mondiali che se proseguiranno a questo ritmo, annunciano la sommersione del nostro continente, del nostro Paese e quindi a scadenza, alla loro dissoluzione.
- una sfida tecnologica che ci espone al rischio della retrocessione economica e all'asservimento se non sapremo come risollevarla o regolamentarla.
- una sfida sociale con un ordine economico stravolto da una mondializzazione selvaggia e le rivoluzioni digitali e robotiche al lavoro.
- una sfida etica che mette in gioco la nostra concezione dell'uomo e i valori essenziali nei quali crediamo.
Ciò che è in gioco, cari Amici, non sono le nostre carriere, i nostri seggi, le nostre speranze di successo personale... Quel che è in gioco è il nostro Paese, è vederlo uscire dalla storia, è constatare che non la scrive più, ma la subisce.
Peggio: sarebbe vedere che questa grande e bell'avventura che si chiama Francia, s' interrompesse brutalmente come una luce che si spegne, o più lentamente come una fiamma che muore.
L'ho già ripetuto nel corso della nostra campagna: quel che è in gioco nella nostra lotta è una sfida di civiltà.
Noi che siamo le figlie e i figli di Francia, che siamo i resistenti e i combattenti per le nostre libertà, noi che siamo qui l'avanguardia del "rinnovamento dei popoli", che il mondo sappia: noi risorgeremo.
Noi sappiamo fin troppo bene che la Storia è implacabile.
Noi sappiamo che i popoli che cessano di sperare e rinunciano a lottare, cessano di esistere.
Noi sappiamo che le civiltà non sono immortali.
In un regime democratico, ancora per poco, così poco come nel caso della Francia, il destino del nostro Paese è nelle mani della sua gente. Tocca a noi che ne siamo le infaticabili vedette, avvertire della presenza di scogli e così abbiamo fatto nella storia del nostro movimento.
Ma non dobbiamo essere soltanto i risvegli delle coscienze, ciò che ci ridurrebbe a un ruolo di testimoni, dobbiamo altresì portare la rivoluzione delle idee e la rivoluzione delle azioni.
In un mondo che si muove, senza tregua, dove ogni minuto scuote il precedente nel torrente delle invenzioni, mutazioni e deregolamentazioni, il ruolo della politica non è solo quello di osservare e commentare, ma di inventare nuove regole e agire cercando le risposte nell'unica domanda che vale: E' cosa buona per la Francia? Va bene per i Francesi?
Comprendere, proporre e agire, ecco quale sarà il nostro foglio di via.
Matteo (ndr: Salvini) ne approfitto per salutarti e farti i complimenti da parte di tutto il Front National. (applausi in sala)
L'ora dei grandi sconvolgimenti, e pure delle grandi mutazioni è anche - ed è meglio così - il momento dei chiarimenti, delle chiarificazioni che ci salvano.Questo grande faccia a faccia di cui vi parlo mette in opposizione i mondialisti e i nazionalisti.
Il mondialismo sorridente e trionfante di Macron, sarà il regno degli individui vuoti, senza memoria, senza legami, senza interiorità, che porta a spasso la sua insignificanza in un terreno culturale vago e in una diseredazione identitaria.
E' in questo deserto mentale che prospera e prolifera l'islamismo, questo spaventoso totalitarismo che sogna, attraverso la conquista delle menti deboli e la connivenza con le menti codarde, di sottomettere il mondo, di sottomettere la Francia.
L' Occidente gli offre una giustificazione e dal canto suo, una risposta mercantile a una conquista che è essenzialmente culturale. Non combatteremo definitivamente contro il flagello dell'islamismo se le nostre società non ripenseranno il loro software. Il mondialismo e l'islamismo sono due ideologie che vogliono dominare il mondo: l'uno attraverso la diffusione del commercio, l'altro attraverso la diffusione della religione.
Comprendere, è prendere coscienza che oggi due visioni del mondo si sfidano; due concezioni dell'uomo e del mondo diametralmente opposte, irriducibili che si escludono a vicenda, un faccia a faccia che si trova in Francia, ma anche in Europa come prova la coalizione tedesca o le elezioni italiane.
Matteo (ndr: Salvini) ne approfitto per salutarti e farti i complimenti da parte di tutto il Front National. (applausi in sala)
L'ora dei grandi sconvolgimenti, e pure delle grandi mutazioni è anche - ed è meglio così - il momento dei chiarimenti, delle chiarificazioni che ci salvano.Questo grande faccia a faccia di cui vi parlo mette in opposizione i mondialisti e i nazionalisti.
Quelli per cui la Nazione è un ostacolo contro quelli per cui è la Nazione è un gioiello.
Non è che la versione moderna dell'eterna lotta dei nomadi contro gli stanziali, la stagione successiva all'inesauribile feuilleton della serie iniziata con il mito dello scontro tra Abele il pastore itinerante e Caino l'agricoltore.
Il nomade è quello descritto da Lamartine nel suo poema "Le rivoluzioni" che dopo aver prosciugato i pozzi se ne va senza tornare, in cerca di un'altra patria, quella dove avrà dell'acqua che pomperà fino ad esaurimento.
Egli conclude:
« Il marche et ne repasse pas ». Marciare e non ripassare è non essere attaccato a niente.
Nei versi di Lamartine come nella Francia di Macron, essere un "camminatore" è essere un nomade come lo sono i "migranti" e gli espatriati fiscali.
Nel suo libro " L'uomo nomade", Jacques Attali che è il profeta del nomadismo, riassumeva la sua visione dell'uomo con questa formula evocatrice:
"La peculiarità dell'uomo è in primo luogo la corsa di un bipede."
Il nome stesso del movimento di Macron "En Marche" testimonia questa propensione non già per il viaggio, ma per l'erranza.
« Il marche et ne repasse pas ». Marciare e non ripassare è non essere attaccato a niente.
Nei versi di Lamartine come nella Francia di Macron, essere un "camminatore" è essere un nomade come lo sono i "migranti" e gli espatriati fiscali.
Nel suo libro " L'uomo nomade", Jacques Attali che è il profeta del nomadismo, riassumeva la sua visione dell'uomo con questa formula evocatrice:
"La peculiarità dell'uomo è in primo luogo la corsa di un bipede."
Il nome stesso del movimento di Macron "En Marche" testimonia questa propensione non già per il viaggio, ma per l'erranza.
Il nomadismo rimette in questione l'idea stessa del dovere, della fedeltà, del rispetto, della parola data. Siamo nell'effimero, nel breve termine, nell'apparire, nel rifiuto assunto di costruire qualcosa di durevole. Il nomadismo è l'inverso dei nostri valori di civiltà. Il nomadismo è il rifiuto dell'attaccamento, dell' appartenenza, delle autorità. La sola autorità riconosciuta è il denaro. Il solo potere, la forza di chi lo possiede.
E' la civiltà dell'oralità e non più di quella scritta.
Un mondo senza biblioteche, senza libri, senza terra per seppellire i propri padri.
E' in questo deserto mentale che prospera e prolifera l'islamismo, questo spaventoso totalitarismo che sogna, attraverso la conquista delle menti deboli e la connivenza con le menti codarde, di sottomettere il mondo, di sottomettere la Francia.
L' Occidente gli offre una giustificazione e dal canto suo, una risposta mercantile a una conquista che è essenzialmente culturale. Non combatteremo definitivamente contro il flagello dell'islamismo se le nostre società non ripenseranno il loro software. Il mondialismo e l'islamismo sono due ideologie che vogliono dominare il mondo: l'uno attraverso la diffusione del commercio, l'altro attraverso la diffusione della religione.
(FINE della prima parte - Traduzione di Nessie)










