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17 March 2018

Marine Le Pen e il suo discorso al Congresso del FN



Pubblico la  traduzione del discorso di Marine Le Pen al Congresso del FN a Lille. Un discorso appassionato, lucido, di alto profilo. 

"Non credo di esagerare definendolo un capolavoro: il pensiero identitario espresso con carisma, un messaggio chiaro e inequivocabile, privo di ogni ambiguità e senza alcuna traccia di politicamente corretto. E che indica la strada da seguire per la salvezza delle radici e dei valori non solo della Francia, ma di tutta l'Europa" (Alessandra).

Dato che è un discorso lungo e articolato (nel video dura un'ora e mezza) mi vedo costretta a pubblicarlo in due parti. 

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Nel  2011, quando mi avete affidato la responsabiltà di condurre la nostra famiglia politica è con l'impegno di una grande rinnovamento, quello di un movimento nato da una folle speranza del 1972, un movimento coperto di cicatrici e in cerca di un secondo respiro.

Abbiamo fatto molta strada e il partito che era sceso al 10,5% nelle elezioni presidenziali e il 4,5% dei voti nelle elezioni legislative dieci anni fa,  si è ripreso, si è affermato e si è diffuso.

Oggi, nel momento in cui mi fate l'onore di riportarmi ai miei doveri per un nuovo mandato, e credetemi -  ne so misurare la responsabilità  e vi ringrazio -  il nostro impegno di portare il nostro movimento al potere, è intatto.

Noi sappiamo quanto il cammino che vi conduce sia ripido e lo misuriamo ogni giorno,  seminato di insidie lasciate cadere sotto nostri passi da un sistema pronto a tutto pur di mantenersi al potere. Noi sappiamo che gli ultimi metri che conducono alla cittadella  saranno i più duri.

"Non conosco verità tranquille" diceva Hélie Denoix de Saint Marc, quest'uomo ammirevole a cui la vita insegnò la saggezza.

Sappiamo,  noi ai quali non si perdona nulla,  che nonostante le vicissitudini della lotta, nonostante gli ingiusti processi, malgrado le incessanti persecuzioni, malgrado questa guerra psicologica che mira a  demotivarci, noi ci stiamo muovendo sulla retta via, quella dell'onore e del dovere; sulla via della verità e della vittoria.

Questo percorso è quello indicatoci dalla nostra ragione, dal nostro cuore, dalla nostra passione per la Francia e dall'esigenza imperativa del Paese. Un mondo nuovo prende avvio davanti a noi.
Un mondo nuovo ci sta di fronte. Ci mette di fronte a delle sfide multiple:


  • una sfida demografica con grandi migrazioni mondiali che se proseguiranno a questo ritmo, annunciano la sommersione del nostro continente, del nostro Paese e quindi a scadenza, alla loro dissoluzione.
  • una sfida tecnologica che ci espone al rischio della retrocessione economica e all'asservimento se non sapremo come risollevarla  o regolamentarla.
  • una sfida sociale con un ordine economico stravolto da una mondializzazione selvaggia e le rivoluzioni digitali e robotiche al lavoro.
  • una sfida etica che mette in gioco la nostra concezione dell'uomo e i valori essenziali nei quali crediamo.


Ciò che è in gioco, cari Amici, non sono le nostre carriere, i nostri seggi, le nostre speranze di successo personale... Quel che è in gioco è il nostro Paese, è vederlo uscire dalla storia, è constatare che non la scrive più, ma la subisce.
Peggio: sarebbe vedere che questa grande e bell'avventura che si chiama Francia, s' interrompesse brutalmente come una luce che si spegne, o più lentamente come una fiamma che muore.
L'ho già ripetuto nel corso della nostra campagna: quel che è in gioco nella nostra lotta è una sfida di civiltà. 

Noi che siamo le figlie e i figli di Francia, che siamo i resistenti e i combattenti per le nostre libertà, noi che siamo qui l'avanguardia del "rinnovamento dei popoli", che il mondo sappia: noi risorgeremo.

Noi sappiamo fin troppo bene che la Storia è implacabile. 
Noi sappiamo che i popoli che cessano di sperare e rinunciano a lottare, cessano di esistere. 
Noi sappiamo che le civiltà non sono immortali. 

In un regime democratico, ancora per poco, così poco come  nel caso della Francia, il destino del nostro Paese è nelle mani della sua gente.  Tocca a noi che ne siamo le  infaticabili vedette, avvertire della presenza di scogli e  così abbiamo fatto nella storia del nostro movimento. 
Ma non dobbiamo essere soltanto i risvegli  delle coscienze, ciò che ci ridurrebbe a un ruolo di testimoni, dobbiamo altresì portare la rivoluzione delle idee e la rivoluzione delle azioni. 

In un mondo che si muove, senza tregua, dove ogni minuto scuote il precedente nel torrente delle invenzioni, mutazioni e deregolamentazioni, il ruolo della politica non è solo quello di osservare e commentare, ma di inventare nuove regole e agire cercando le risposte nell'unica domanda che vale: E' cosa  buona per la Francia? Va bene per i Francesi? 
Comprendere, proporre e agire, ecco quale sarà il nostro foglio di via. 

Comprendere, è prendere coscienza che oggi due visioni del mondo si sfidano; due concezioni dell'uomo e del mondo diametralmente opposte, irriducibili che si escludono a vicenda, un faccia a faccia che si trova in Francia, ma anche in Europa come prova la coalizione tedesca o le elezioni italiane.

 Matteo (ndr: Salvini) ne approfitto per salutarti e farti i complimenti da parte di tutto il Front National. (applausi in sala)
L'ora dei grandi sconvolgimenti, e pure delle grandi mutazioni è anche - ed è meglio così - il momento dei chiarimenti, delle chiarificazioni che ci salvano.Questo grande faccia a faccia di cui vi parlo mette in opposizione i mondialisti e i nazionalisti.
Quelli per cui la Nazione è un ostacolo contro quelli per cui è la Nazione è un gioiello.
Non è che la versione moderna dell'eterna lotta dei nomadi contro gli stanziali, la stagione successiva all'inesauribile feuilleton della serie iniziata con il mito dello scontro tra Abele il pastore itinerante e Caino l'agricoltore.

Il nomade è quello descritto da Lamartine nel suo poema "Le rivoluzioni" che dopo aver prosciugato i pozzi se ne va senza tornare, in cerca di un'altra patria, quella dove avrà dell'acqua che pomperà fino ad esaurimento. 

Egli conclude:
« Il marche et ne repasse pas »Marciare e non ripassare è non essere attaccato a niente.
 Nei versi di Lamartine come nella Francia di Macron, essere un "camminatore" è essere un nomade come lo sono  i "migranti" e gli espatriati fiscali.

Nel suo libro " L'uomo nomade", Jacques Attali che è il profeta del nomadismo, riassumeva la sua visione dell'uomo  con questa formula evocatrice:

"La peculiarità dell'uomo è in primo luogo la corsa di un bipede."

Il nome stesso del movimento di Macron "En Marche" testimonia questa propensione non già per il viaggio, ma per l'erranza.
Il nomadismo rimette in questione l'idea stessa del dovere, della fedeltà, del rispetto, della parola data. Siamo nell'effimero, nel breve termine, nell'apparire, nel rifiuto assunto di costruire qualcosa di durevole.  Il nomadismo è l'inverso dei nostri valori di civiltà. Il nomadismo è il rifiuto dell'attaccamento, dell' appartenenza, delle autorità. La sola autorità riconosciuta è il denaro. Il solo potere, la forza di chi lo possiede. 
E' la civiltà dell'oralità e non più di quella scritta.  
Un mondo senza biblioteche, senza libri, senza terra per seppellire i propri padri. 

Il  mondialismo sorridente  e trionfante di Macron, sarà il regno degli individui vuoti, senza memoria, senza legami, senza interiorità,  che  porta a spasso la sua insignificanza in un terreno culturale vago e in una  diseredazione identitaria.

E' in questo deserto mentale che prospera e prolifera l'islamismo, questo spaventoso totalitarismo che sogna, attraverso la conquista delle menti deboli e la connivenza con le menti codarde, di sottomettere il mondo, di sottomettere la Francia.

L' Occidente gli offre una giustificazione e dal canto suo, una risposta mercantile a una conquista che è essenzialmente culturale. Non combatteremo definitivamente contro il flagello dell'islamismo se le nostre società non ripenseranno il loro software. Il mondialismo e l'islamismo sono due ideologie che vogliono dominare il mondo: l'uno attraverso la diffusione del commercio, l'altro attraverso la diffusione della religione. 

(FINE della prima parte - Traduzione di Nessie)

13 March 2018

Anafora postelettorale






Come se niente fosse, Mattarella si mette a parlare di "responsabilità" e di eventuale governo dei responsabili (leggi:  inciuci e nominati) verso gli italiani. Non gli passa manco per la canuta parrucca che gli Italiani hanno votato contro il suo partito di provenienza e contro i giochi di potere e di Palazzo orditi dal Quirinale.


Come se niente fosse Napolitano, vorrebbe un altro quinquennio di governi presidenziali e non riesce neanche a star zitto.

Come se niente fosse Berlusconi corre a raccattare gli avanzi del Pd col cucchiaino per salvare gli interessi di bottega  suoi,  e contro i suoi stessi alleati dei quali è invidioso marcio (della Lega in primis).

Come se niente fosse Bergoglio che ha cercato di entrare a scarpone teso (e pesante) nella campagna elettorale, ora entra a scarpone teso (e pesante) nei risultati delle elezioni per parlare della priorità dei "migranti".

Come se niente fosse i vescovi e cardinali alla Parolin non si spostano dalla linea bergogliana  circa la necessità di "creare ponti" (per la Libia) e di continuare nell'opera di educazione contro la paura dei migranti.

Come se niente fosse i vari Saviano, Oliviero Toscani e altre vedove isteriche della sinistra si sono già messe al lavoro per denigrare Salvini. Non solo, ma giornalisti del Fatto travagliato come Stefano Feltri vanno in giro per talk show più o meno vespasiani, a pretendere test di garanzia contro il razzismo, facendo esamini vari ai leghisti ospiti in studio.

Come se niente fosse i trombati speciali (Boldrini, Grasso, Bonino, Fedeli, Lorenzin) resuscitano grazie al meccanismo dei ripescaggi. Ma chi controlla il "ripescatore"?

Come se niente fosse Cottarelli del FMI viene indicato come l'uomo per tutte le stagioni governative.

Come se niente fosse la Ue ci ricorda che nulla deve cambiare in Italia sulle politiche migratorie.

Come se niente fosse la Ue vota la proroga di altri 6 mesi le sue sanzioni economiche contro la Russia per mandarci a gambe all'aria nelle esportazioni.

Come se niente fosse... dicono che ci vuole un altro "governo tecnico". Sono 7 anni che abbiamo governi tecnici (5)  più o meno mascherati da "politici".

Come se niente fosse in tv ci sono le solite brutte facce di Fazio e della Littizzetto che fanno caricature su un quadro politico che non fa parte dei loro sponsor. Idem Crozza, comicastro usu capione, per tutte le stagioni.

Come se niente fosse l'agenda LGBT va avanti perfino nell'intrattenimento tv del sabato sera in prima serata, dove si vedono uomini che ballano tra uomini. I bambini che prima andavano a nanna dopo Carosello, ora devono invece guardare e imparare.

Come se niente fosse è stato messo il pilota automatico anche nella scuola e la Fedeli (ministra dimissionaria trombata, ma ripescata)  impone ai presidi degli istituti la nuova neolingua  nonché grammatica orwelliana "di genere".

Come se niente fosse dobbiamo aspettarci nel caso dovesse governare il centro destra con Salvini premier, una guerra  dei nervi, ma soprattutto economica che ci farà versare sudore e lacrime e, nella malaugurata ipotesi che ci lasciassimo condizionare o dominare da Paesi o potenze straniere, ci farebbe versare anche sangue, con una probabile quanto inaccettabile guerra civile. Lo scrive Mannocchia su Imola Oggi

Come se niente fosse, dovremmo capire a nostre spese che scheda e matita non bastano  più per venire fuori da questo ginepraio e che le matite dovrebbero trasformarsi in nodosi bastoni. Sarà per la prossima volta.


10 March 2018

Il Perdonismo amorale e immorale




Viviamo in un 'epoca  dove anche il perdono non è più un sentimento naturale che sgorga dal cuore e che necessita di lunga incubazione,  sedimentazione e decantazione per poter essere tale. No, la preoccupazione dell'attuale sistema mediatico-politico (le due cose non sono mai disgiunte) è quella di imporre in modo subdolo il perdono coattivo e, di converso, archiviare in fretta i misfatti dei carnefici. Si fa un gran parlare della reazione della folla a Latina dopo i fatti gravissimi di Cisterna che tutti conoscono, contro un sacerdote "perdonista". Un carabiniere con turbe psichiche assai gravi ha distrutto la sua famiglia, ucciso le sue due bambine, mandato quasi in fin di vita la moglie. Inoltre conduceva una vita parallela e aveva un'amante per la quale ha messo da parte del denaro, poi si è suicidato. Le sue turbe psichiche non gli hanno impedito la crudele premeditazione della strage familiare. Quindi se fosse vissuto, in un paese normale, avrebbe avuto il massimo della pena. Si è tolto di mezzo, ma il prete che ha officiato la messa per le povere innocenti bambinette Alessia e Martina,  si è premunito di  chiedere il perdono per l'assassino omicida-suicida. Quel prete non ha capito l'aria che tira: aria di  ribellione e di esasperazione di  cittadini che hanno fame e sete di Giustizia vera. In primo luogo umana.  Poi per chi è credente, anche Divina, che in ogni caso non regala paradisi agli assassini. 

Ne parla Blondet nel suo sito con un pezzo dal titolo "Una reazione sana" a proposito della giusta e legittima reazione cittadina che ha contestato il prete.  Ho messo già un  breve commento  sotto l'articolo che, dato l'interesse per la tematica,  intendo sviluppare anche qui.

Aggiungo anche che chiedere (anzi, obbligare) al perdono immediato le vittime di delitti efferati è tipico dell'ipocrisia e di quel politicamente corretto (e corrotto)  diffusosi in forza dei media. Avrete tutti quanti visto e sentito anche al Tg qualche cronista col microfono in mano chiedere a un povero padre o a una povera madre già straziati dal dolore per i figli uccisi dalla barbarie di questi tempi: "Lei perdonerà l'assassino di suo figlio?".

Sono domande provocatorie, ipocrite e crudeli. La Santa Inquisizione Globalista che sparge a macchia d'olio conflitti sociali, innescandoli dappertutto (anche in quella famiglia che ha deliberatamente  distrutto) si preoccupa poi di verificare che non ci siano rimasugli di eventuale  'hate speech" (parola che piace alla Boldrini). I media e i mezzi busti dei Tg ne sono gli emissari diretti. Quel prete di Latina si è comportato né più né meno secondo il protocollo dei Torquemada mediatici: infliggendo torture e ferite nelle già brucianti ferite.

Ricordo che ugualmente fece il sacerdote (o addirittura vescovo, se non ricordo male) che officiò a Roma la messa funebre per la povera giovanissima Vanessa Russo (anni 23), uccisa su un mezzo pubblico con la punta dell'ombrello negli occhi da due zingare, una delle quali, la più responsabile del delitto (Doina Matei),  ha poi violato i domiciliari apparendo in bikini e scrivendo della sua gita al mare su Facebook. Ricordo anche che la citata colpevole avrebbe dovuto scontare solo 16 anni di pena (il giudice le diede "omicidio preterintenzionale")  ma fu subito messa ai  "servizi sociali", sicché di prigione ne ha fatta ben poca.

Oggi, la nomade assassina, viene - guarda caso - difesa a spada tratta, coccolata e "reintegrata nel sociale" da Rita Bernardini dei radicali e dai soliti vari "nessuno tocchi Caino".
I sacerdoti sopra citati del quale quello di Latina  è solo l'ultimo esempio, hanno per modello i radicali e non la vera parola del Signore. Vogliono che viviamo in un paese senza tetto né Legge. E tutto questo non è Morale né accettabile!

06 March 2018

Alchimie governative e balletti vari


Neanche il tempo di alzare un calice per brindare al sorpasso di Salvini su Berlusconi, neanche il tempo di ingollare un goccetto di buon Berlucchi che già iniziano i problemi. Ma lo sapevamo. E vale per sempre la massima di "in Cauda venenum", anche se il veleno della coda di questo PD che è sprofondato si chiama per ironia della sorte "Rosatellum" (una coda rosa),  dove non vince nessuno e la parola passa a una vecchia Mummia del Colle con il solito balletto dei "mandati esplorativi".  Senza contare i "ripescaggi" dei trombati in versione "rieccoli!".  Non ci si può nemmeno rallegrare della caduta clamorosa del PD, perché sappiamo che quei voti sono stati subito traghettati verso un'altra forza di sinistra: i 5 stelle. E cioè, una sinistra che nasconde di esser tale, pensando di pescare tanto a destra che a manca. Il che la rende particolarmente insidiosa. Ecco comunque i risultati ufficali della Camera come del Senato, qui. 
Il Movimento 5 stelle resta il primo partito, e il Centrodestra la prima coalizione a guadagnare più suffragi. Il primo al Sud e il secondo al Nord, come viene espresso nella cartina, e già si parla di "Italia divisa in due". E quando mai l'Italia è stata unita? Nemmeno il meteo la unisce. 

Il M5S è un pacco (vuoto) a sorpresa. Mi ricordano quelle scatole cinesi in serie che hanno all'interno altre scatole, che a loro volta contengono scatolini sempre più piccoli, e così via. Una cosa però la sappiamo già leggendo il programma della Raggi a Roma sull'immigrazione: molto simile a quello della Boldrini e Bonino. Del resto sull'immigrazione i 5 stelle tacciono, perché temono di scoprirsi, come si è ben visto con un Di Maio silente sul tema,  intervistato senza contradditorio dalla Gruber. Sappiamo inoltre quel che pensano sulle politiche "gender", perché li abbiamo già visti all'opera... E hanno votato la Legge Cirinnà sulle unioni gay. Così come li abbiamo visti mandare mozione di sollecito per la "madre di tutte le urgenze": il Testamento biologico. Ovvero l'eutanasia camuffata. Questo, tanto per ricordare. Hanno già  due prime cittadine in due comuni importanti come la Raggi  a Roma e l'Appendino a Torino, mediocri e capaci solo di fare sfracelli, ma godono dell'accondiscendenza della macchina mediatica. 

Federico Dezzani ha già spiegato e analizzato bene il nel suo post "Perché i poteri forti vogliono il M5S al governo" :  più inetti sono i 5 stelle, più alta è  la probabilità di consegnare un paese già indebolito e dilaniato direttamente agli squali. I Pentagrulli sono stati sdoganati in funzione di probabili governanti dal Corsera in un editoriale di Galli della Loggia. Nuovo corso di Cairo? Può darsi... Del resto Urbano Cairo compie una sorta di grillizzazione della sua rete,  La7 "nonostante un po’ grillina lo sia sempre stata, essendo nata come tv della Telecom che ha giocato un ruolo chiave nella nascita di M5S" - suggerisce Dezzani.  È talmente sfrontato il sostegno del gruppo Cairo, RCS e La7, ai grillini, che lo stesso patron è stato costretto a difendersi: “Non sono certo le nostre testate che hanno creato il successo dei Cinque Stelle”.

Come non ricordare inoltre il lancio di un programma come "La Gabbia" su LA7, condotto da Gigi Paragone e stoppato per tempo in occasione della sua imminente  candidatura col M5S? Guarda caso Paragone sparisce da La7 per poi riapparire candidato al Senato coi 5 stelle. Un caso? 

Il M5s è stato aiutato moltissimo anche da "Il Fatto quotidiano" di Peter Gomez e Travaglio. Ergo, non è un orfanello ostracizzato  senza santi in Paradiso. 
Puzzano moltissimo di bruciato anche tutti i "viaggetti" di Di Maio alla City londinese e a Wall Street, i regni della Finanza, tutti puntualmente pubblicizzati dai media tv, con toni trionfalistici. Mentre la rivista FORBES parla di Di Maio come  della "nuova stella della politica italiana". Avevamo una STAR  di chiara fama internazionale e non lo sapevamo. Mentre lo sapevano benissimo quei poteri che ora ce lo stanno imponendo. 

Ora è già nato il Toto Governo da parte degli osservatori che ipotizzano un probabile governo M5S - Lega paventato dai cosiddetti "moderati". Personalmente mi pare altamente improbabile.




Più probabile mi parrebbe la seconda: una coalizione di governo Movimento 5 stelle-Partito democratico potrebbe avere la maggioranza assoluta nelle Camere, anche se non larga (con una situazione sarebbe migliore in caso di appoggio di Liberi e Uguali, la formazione di Grasso e Boldrini che si è fermata attorno al 3%).

Ce n'è una terza. Sotto la regia del Quirinale e del presidente Mattarella, potremmo assistere alla nascita di un governo di unità nazionale tra Cinque stelle, Pd, Forza Italia, e forse Liberi e Uguali e +Europa di Emma Bonino. Si tratterebbe di un esecutivo di larghe intese con una finalità specifica – una nuova legge elettorale, magari – ma difficile da mettere in atto, per il diverso peso elettorale (e le diversissime vedute) dei partiti coinvolti. Difficile che quest'ipotesi riesca a sposarsi col dna del Movimento di Di Maio, che ora vuole condurre i giochi da protagonista e mettere a frutto il trionfo elettorale di ieri. Lo scrive (o lo desidera?) Forbes Italia.

Ma ciò che non lascia presagire nulla di buono è l'intervista comparsa su Affari Italiani  a Maria Paola Toschi, stratega del colosso  JP Morgan AM.
 I mercati finanziari - afferma - vogliono un governo di Centrodestra moderato e il candidato premier Matteo Salvini avrebbe poche chances di formare una maggioranza stabile.  "Viste le posizioni estreme espresse in campagna elettorale, il candidato premier Matteo Salvini avrebbe poche chances di formare una maggioranza stabile. Il Quirinale, quindi, dovrà cercare all'interno della coalizione una figura più moderata, maggiormente adatta a coinvolgere anche altre forze in un progetto di governo". 

Alla domanda Chi vorrebbero i mercati ora a Palazzo Chigi sulla base di questi risultati elettorali? 
La risposta è stata: "La platea degli investitori non avrebbe visto male un Antonio Tajani, carta che però Silvio Berlusconi ha giocato tardi in campagna elettorale, penalizzando un po' il responso delle urne per Forza Italia. Tajani era un candidato ideale, più moderato, illuminato ed europeista che i mercati avrebbero gradito molto, ma non sarà la prima scelta". 

E Matteo Salvini premier come viene visto?
"Con un grosso punto interrogativo. Uno scenario con Salvini premier avrebbe poche chance di formare un governo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà forzato a cercare scelte alternative".

Le Banche (e Jp Morgan non fa eccezione) non hanno più bisogno della democrazia, e disprezzano le elezioni con i relativi risultati scaturiti dal voto popolare. 
Non  fanno finta di nascondere nemmeno più i loro intenti bassamente antidemocratici e dittatoriali.
Ovviamente a questo "fascismo finanziario" la sinistra non solo non si ribella, ma lo serve bovinamente, fino in fondo.  I compagnucci per tradizione storica si sono sempre posti al servizio degli strozzini contro i quali non fanno né faranno mai manifestazioni "antiFa". E ora coi 5 stelle, dispongono di un probabile rimpiazzo.



A proposito, è da elencare l'ennesima cialtronata renziana. Il segretario del Pd si dimette. O meglio, finge di dimettersi, ma poi traccheggia.  "Ma congresso e primarie solo dopo la formazione del governo. Poi farò soltanto il senatore". Con ogni evidenza teme il fuggi-fuggi dei Topi verso il M5S. E la nave imbarca già acqua. Scontro aperto tra i suoi che lo accusano di "Voler prendere tempo". E il Circo Italia continua...

Beh, il flute con lo champagne me lo riserverò per un'altra felice occasione. Per ora c'è poco da festeggiare. 

03 March 2018

Un Gentajani sarebbe la fine d'ogni speranza


A volte basta più un'immagine di tante parole. L'avete vista questa di sopra? Sembrano Cip e Ciop. Bubu e Yoghi. I due vassalli dell'eurocrazia Tajani e Gentiloni rassomigliano perfino fisicamente e, benché appartenenti a schieramenti rivali, sembrerebbero molto intimi. Questa campagna elettorale si è caratterizzata oltre che per la violenza  di piazza da parte dei picchiatori della volante rossa, anche per la diffidenza tra i politici candidati di uno stesso schieramento. Insomma, un'ordalia  tutta giocata più all'interno dei leader degli schieramenti in lizza, che all'esterno tra quelli  dei partiti e schieramenti rivali.

Gentiloni non si fida di Renzi e in alcuni collegi "balla da solo" e senza simbolo del PD. Gentiloni, che si dice «affidabile» («Da me un’auto usata la comprerebbero») elenca (compiaciuto)  i risultati del governo, tranquillizza sulla tenuta del sistema, grazie alla «crescita positiva e alla guida molto salda di Mattarella», ma «sotto voce» aggiunge che la posta in gioco «è alta», perché il «rischio è vedere cancellati i fondamenti della società». Allude ovviamente ai "populismi". Del resto «il Pd ha tanti candidati premier», dice prima di salire sul palco del cinema Adriano di Roma, tanto per far abbassare un po' la cresta a Renzi. (fonte:  La Stampa).
Ma il conte marchigiano dall'innata flemma incassa la simpatia anche dell'Economist che si profonde già nei suoi "desiderata-ordini":

"L’attuale primo ministro, Paolo Gentiloni del Pd, è stato in carica per poco più di un anno, ma ha già dimostrato la capacità diplomatica di gestire una bestia così ingombrante. E con Pier Carlo Padoan, l’Italia ha avuto la fortuna (capirai!) di avere un ministro delle Finanze astuto che comprende la necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici e delle riforme. Nell’interesse dell’Italia, entrambi meritano di restare in carica”. Così l’Economist, in un editoriale pubblicato oggi a due giorni dalle elezioni del 4 marzo.“L’Italia è irrimediabilmente bloccata”, scrive il settimanale britannico sottolineando che “stando ai sondaggi, salvo sorprese, il Pd rischia di essere punito dal voto e non sarà in grado di governare da solo”. Proprio per questo, auspica l’Economist, il male minore sarebbe un “governo del presidente con un’ampia coalizione sotto l’egida del Capo dello Stato, Sergio Mattarella". (fonte: Il Dubbio news).

Che significa tutto ciò?
Che un tempo i colpi di mano e i golpe si facevano alla chetichella senza dirlo.
Oggi invece mandano avanti le macchine mediatiche internazionali per giustificarli e dar loro opportuna copertura.
Renzi, dal canto suo,  è geloso del successo ottenuto presso le élites, del suo successore Gentiloni e per non rimanere fregato e tagliato fuori si candida - indovinate  un po' dove? -  proprio a quel Senato che avrebbe voluto sopprimere se fosse passato il suo referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale. Male che gli vada, avrà un posto per la vecchiaia. Dopotutto tiene famiglia.

Il Berlusconi ultraottuagenario col complesso di Saturno-Crono è terrorizzato che la Lega di Salvini possa sorpassarlo, e stasera da Vespa ha fatto un gioco da baro, bluffando e forzando il blocco.  A una domanda precisa di Vespa  circa la sua proposta di voler imporre Tajani premier, ha risposto affermativamente optando per lui,  perfino nell'ipotesi nella quale Salvini dovesse garantirsi la quota maggioritaria della sua campagna elettorale ed avere quindi diritto al premierato.
Dichiara che Salvini potrebbe essere disposto a farsi da parte. In pratica ha deciso per Salvini senza Salvini. 
Una marioleria pazzesca! Roba da bari del poker o da magliari di vicoli partenopei.

In questa maniera ottiene lo scopo di scoraggiare gli elettori della Lega (tanto votare non serve a niente e saltano sempre fuori strani Minotauri ed alchimie non espressione del voto - questo può essere il retropensiero),  e di garantirsi magari la quota maggioritaria di un partito di plastica dato già per perdente, vanificando tutta la fatica bestiale dell'alleato leghista che ha tenuto ben 300 comizi per l'Italia.

In ogni caso, se Salvini non si facesse da parte e dovesse far valere i suoi diritti di candidato premier della coalizione più numerosa (come ci auguriamo),  il Tajani sdoganato potrebbe creare comunque un ponte privilegiato col conte Paolo Gentiloni Silveri: tra galoppini della Ue ci sono sempre numerose affinità elettive anche se non elettorali! E un Gentajani sarebbe la fine di ogni speranza sovranista. I due oltretutto hanno anche la stessa flemma e carattere finto-pacioso.



Poi c'è la Meloncina in fuga dall'Italia e in trasferta ungherese da Orban. Bel colpo mediatico anche quello. Un'aspirante sovranista da un sovranista che non ha bisogno di aspirare, ma che lo è. Non fa mistero di non riuscire a digerire le battute grevi di Berlusconi: «Diamo un consiglio alle donne: invece di sfogarsi nelle urne picchino il marito». E subito pronta lei: «Io ci andrei piano, magari i mariti si arrabbiano e votano i cinque stelle». Tutti indigesti e in conflitto punzecchiante tra di loro, ma tutti in cordata.

Sul M5stelle non mi dilungo perché ho appena sentito stasera Di Maio,  il moretto falso-compunto che  spalancava un teatrino di maschere pulcinellesche da incubo. Non dovevano fare alleanze con nessuno? Ora sono aperti a tutti, perfino alla Bonino zero virgola. Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Adesso non si capisce nemmeno che programma lui abbia stilato. Ha messo in piedi una lista di perfetti sconosciuti e l'ha inviata a Mattarella come uno studentello diligente che vuole arruffianarsi il docente universitario con cui deve discutere la tesi. Semplicemente patetico.


Domani si vota e l'importante è finire. Darò il mio voto a Salvini, augurandomi però che alla sua destra crescano anche  altre formazioni sovraniste emergenti come CasaPound. Questo, a scanso di strani minotauri eurocratici in vista e di relative delusioni che immancabilmente non si faranno attendere.