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10 March 2018

Il Perdonismo amorale e immorale




Viviamo in un 'epoca  dove anche il perdono non è più un sentimento naturale che sgorga dal cuore e che necessita di lunga incubazione,  sedimentazione e decantazione per poter essere tale. No, la preoccupazione dell'attuale sistema mediatico-politico (le due cose non sono mai disgiunte) è quella di imporre in modo subdolo il perdono coattivo e, di converso, archiviare in fretta i misfatti dei carnefici. Si fa un gran parlare della reazione della folla a Latina dopo i fatti gravissimi di Cisterna che tutti conoscono, contro un sacerdote "perdonista". Un carabiniere con turbe psichiche assai gravi ha distrutto la sua famiglia, ucciso le sue due bambine, mandato quasi in fin di vita la moglie. Inoltre conduceva una vita parallela e aveva un'amante per la quale ha messo da parte del denaro, poi si è suicidato. Le sue turbe psichiche non gli hanno impedito la crudele premeditazione della strage familiare. Quindi se fosse vissuto, in un paese normale, avrebbe avuto il massimo della pena. Si è tolto di mezzo, ma il prete che ha officiato la messa per le povere innocenti bambinette Alessia e Martina,  si è premunito di  chiedere il perdono per l'assassino omicida-suicida. Quel prete non ha capito l'aria che tira: aria di  ribellione e di esasperazione di  cittadini che hanno fame e sete di Giustizia vera. In primo luogo umana.  Poi per chi è credente, anche Divina, che in ogni caso non regala paradisi agli assassini. 

Ne parla Blondet nel suo sito con un pezzo dal titolo "Una reazione sana" a proposito della giusta e legittima reazione cittadina che ha contestato il prete.  Ho messo già un  breve commento  sotto l'articolo che, dato l'interesse per la tematica,  intendo sviluppare anche qui.

Aggiungo anche che chiedere (anzi, obbligare) al perdono immediato le vittime di delitti efferati è tipico dell'ipocrisia e di quel politicamente corretto (e corrotto)  diffusosi in forza dei media. Avrete tutti quanti visto e sentito anche al Tg qualche cronista col microfono in mano chiedere a un povero padre o a una povera madre già straziati dal dolore per i figli uccisi dalla barbarie di questi tempi: "Lei perdonerà l'assassino di suo figlio?".

Sono domande provocatorie, ipocrite e crudeli. La Santa Inquisizione Globalista che sparge a macchia d'olio conflitti sociali, innescandoli dappertutto (anche in quella famiglia che ha deliberatamente  distrutto) si preoccupa poi di verificare che non ci siano rimasugli di eventuale  'hate speech" (parola che piace alla Boldrini). I media e i mezzi busti dei Tg ne sono gli emissari diretti. Quel prete di Latina si è comportato né più né meno secondo il protocollo dei Torquemada mediatici: infliggendo torture e ferite nelle già brucianti ferite.

Ricordo che ugualmente fece il sacerdote (o addirittura vescovo, se non ricordo male) che officiò a Roma la messa funebre per la povera giovanissima Vanessa Russo (anni 23), uccisa su un mezzo pubblico con la punta dell'ombrello negli occhi da due zingare, una delle quali, la più responsabile del delitto (Doina Matei),  ha poi violato i domiciliari apparendo in bikini e scrivendo della sua gita al mare su Facebook. Ricordo anche che la citata colpevole avrebbe dovuto scontare solo 16 anni di pena (il giudice le diede "omicidio preterintenzionale")  ma fu subito messa ai  "servizi sociali", sicché di prigione ne ha fatta ben poca.

Oggi, la nomade assassina, viene - guarda caso - difesa a spada tratta, coccolata e "reintegrata nel sociale" da Rita Bernardini dei radicali e dai soliti vari "nessuno tocchi Caino".
I sacerdoti sopra citati del quale quello di Latina  è solo l'ultimo esempio, hanno per modello i radicali e non la vera parola del Signore. Vogliono che viviamo in un paese senza tetto né Legge. E tutto questo non è Morale né accettabile!

06 March 2018

Alchimie governative e balletti vari


Neanche il tempo di alzare un calice per brindare al sorpasso di Salvini su Berlusconi, neanche il tempo di ingollare un goccetto di buon Berlucchi che già iniziano i problemi. Ma lo sapevamo. E vale per sempre la massima di "in Cauda venenum", anche se il veleno della coda di questo PD che è sprofondato si chiama per ironia della sorte "Rosatellum" (una coda rosa),  dove non vince nessuno e la parola passa a una vecchia Mummia del Colle con il solito balletto dei "mandati esplorativi".  Senza contare i "ripescaggi" dei trombati in versione "rieccoli!".  Non ci si può nemmeno rallegrare della caduta clamorosa del PD, perché sappiamo che quei voti sono stati subito traghettati verso un'altra forza di sinistra: i 5 stelle. E cioè, una sinistra che nasconde di esser tale, pensando di pescare tanto a destra che a manca. Il che la rende particolarmente insidiosa. Ecco comunque i risultati ufficali della Camera come del Senato, qui. 
Il Movimento 5 stelle resta il primo partito, e il Centrodestra la prima coalizione a guadagnare più suffragi. Il primo al Sud e il secondo al Nord, come viene espresso nella cartina, e già si parla di "Italia divisa in due". E quando mai l'Italia è stata unita? Nemmeno il meteo la unisce. 

Il M5S è un pacco (vuoto) a sorpresa. Mi ricordano quelle scatole cinesi in serie che hanno all'interno altre scatole, che a loro volta contengono scatolini sempre più piccoli, e così via. Una cosa però la sappiamo già leggendo il programma della Raggi a Roma sull'immigrazione: molto simile a quello della Boldrini e Bonino. Del resto sull'immigrazione i 5 stelle tacciono, perché temono di scoprirsi, come si è ben visto con un Di Maio silente sul tema,  intervistato senza contradditorio dalla Gruber. Sappiamo inoltre quel che pensano sulle politiche "gender", perché li abbiamo già visti all'opera... E hanno votato la Legge Cirinnà sulle unioni gay. Così come li abbiamo visti mandare mozione di sollecito per la "madre di tutte le urgenze": il Testamento biologico. Ovvero l'eutanasia camuffata. Questo, tanto per ricordare. Hanno già  due prime cittadine in due comuni importanti come la Raggi  a Roma e l'Appendino a Torino, mediocri e capaci solo di fare sfracelli, ma godono dell'accondiscendenza della macchina mediatica. 

Federico Dezzani ha già spiegato e analizzato bene il nel suo post "Perché i poteri forti vogliono il M5S al governo" :  più inetti sono i 5 stelle, più alta è  la probabilità di consegnare un paese già indebolito e dilaniato direttamente agli squali. I Pentagrulli sono stati sdoganati in funzione di probabili governanti dal Corsera in un editoriale di Galli della Loggia. Nuovo corso di Cairo? Può darsi... Del resto Urbano Cairo compie una sorta di grillizzazione della sua rete,  La7 "nonostante un po’ grillina lo sia sempre stata, essendo nata come tv della Telecom che ha giocato un ruolo chiave nella nascita di M5S" - suggerisce Dezzani.  È talmente sfrontato il sostegno del gruppo Cairo, RCS e La7, ai grillini, che lo stesso patron è stato costretto a difendersi: “Non sono certo le nostre testate che hanno creato il successo dei Cinque Stelle”.

Come non ricordare inoltre il lancio di un programma come "La Gabbia" su LA7, condotto da Gigi Paragone e stoppato per tempo in occasione della sua imminente  candidatura col M5S? Guarda caso Paragone sparisce da La7 per poi riapparire candidato al Senato coi 5 stelle. Un caso? 

Il M5s è stato aiutato moltissimo anche da "Il Fatto quotidiano" di Peter Gomez e Travaglio. Ergo, non è un orfanello ostracizzato  senza santi in Paradiso. 
Puzzano moltissimo di bruciato anche tutti i "viaggetti" di Di Maio alla City londinese e a Wall Street, i regni della Finanza, tutti puntualmente pubblicizzati dai media tv, con toni trionfalistici. Mentre la rivista FORBES parla di Di Maio come  della "nuova stella della politica italiana". Avevamo una STAR  di chiara fama internazionale e non lo sapevamo. Mentre lo sapevano benissimo quei poteri che ora ce lo stanno imponendo. 

Ora è già nato il Toto Governo da parte degli osservatori che ipotizzano un probabile governo M5S - Lega paventato dai cosiddetti "moderati". Personalmente mi pare altamente improbabile.




Più probabile mi parrebbe la seconda: una coalizione di governo Movimento 5 stelle-Partito democratico potrebbe avere la maggioranza assoluta nelle Camere, anche se non larga (con una situazione sarebbe migliore in caso di appoggio di Liberi e Uguali, la formazione di Grasso e Boldrini che si è fermata attorno al 3%).

Ce n'è una terza. Sotto la regia del Quirinale e del presidente Mattarella, potremmo assistere alla nascita di un governo di unità nazionale tra Cinque stelle, Pd, Forza Italia, e forse Liberi e Uguali e +Europa di Emma Bonino. Si tratterebbe di un esecutivo di larghe intese con una finalità specifica – una nuova legge elettorale, magari – ma difficile da mettere in atto, per il diverso peso elettorale (e le diversissime vedute) dei partiti coinvolti. Difficile che quest'ipotesi riesca a sposarsi col dna del Movimento di Di Maio, che ora vuole condurre i giochi da protagonista e mettere a frutto il trionfo elettorale di ieri. Lo scrive (o lo desidera?) Forbes Italia.

Ma ciò che non lascia presagire nulla di buono è l'intervista comparsa su Affari Italiani  a Maria Paola Toschi, stratega del colosso  JP Morgan AM.
 I mercati finanziari - afferma - vogliono un governo di Centrodestra moderato e il candidato premier Matteo Salvini avrebbe poche chances di formare una maggioranza stabile.  "Viste le posizioni estreme espresse in campagna elettorale, il candidato premier Matteo Salvini avrebbe poche chances di formare una maggioranza stabile. Il Quirinale, quindi, dovrà cercare all'interno della coalizione una figura più moderata, maggiormente adatta a coinvolgere anche altre forze in un progetto di governo". 

Alla domanda Chi vorrebbero i mercati ora a Palazzo Chigi sulla base di questi risultati elettorali? 
La risposta è stata: "La platea degli investitori non avrebbe visto male un Antonio Tajani, carta che però Silvio Berlusconi ha giocato tardi in campagna elettorale, penalizzando un po' il responso delle urne per Forza Italia. Tajani era un candidato ideale, più moderato, illuminato ed europeista che i mercati avrebbero gradito molto, ma non sarà la prima scelta". 

E Matteo Salvini premier come viene visto?
"Con un grosso punto interrogativo. Uno scenario con Salvini premier avrebbe poche chance di formare un governo. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà forzato a cercare scelte alternative".

Le Banche (e Jp Morgan non fa eccezione) non hanno più bisogno della democrazia, e disprezzano le elezioni con i relativi risultati scaturiti dal voto popolare. 
Non  fanno finta di nascondere nemmeno più i loro intenti bassamente antidemocratici e dittatoriali.
Ovviamente a questo "fascismo finanziario" la sinistra non solo non si ribella, ma lo serve bovinamente, fino in fondo.  I compagnucci per tradizione storica si sono sempre posti al servizio degli strozzini contro i quali non fanno né faranno mai manifestazioni "antiFa". E ora coi 5 stelle, dispongono di un probabile rimpiazzo.



A proposito, è da elencare l'ennesima cialtronata renziana. Il segretario del Pd si dimette. O meglio, finge di dimettersi, ma poi traccheggia.  "Ma congresso e primarie solo dopo la formazione del governo. Poi farò soltanto il senatore". Con ogni evidenza teme il fuggi-fuggi dei Topi verso il M5S. E la nave imbarca già acqua. Scontro aperto tra i suoi che lo accusano di "Voler prendere tempo". E il Circo Italia continua...

Beh, il flute con lo champagne me lo riserverò per un'altra felice occasione. Per ora c'è poco da festeggiare. 

03 March 2018

Un Gentajani sarebbe la fine d'ogni speranza


A volte basta più un'immagine di tante parole. L'avete vista questa di sopra? Sembrano Cip e Ciop. O Bubu e Yoghi. I due vassalli dell'eurocrazia Tajani e Gentiloni rassomigliano perfino fisicamente e, benché appartenenti a schieramenti rivali, sembrerebbero molto intimi. Questa campagna elettorale si è caratterizzata oltre che per la violenza  di piazza da parte dei picchiatori della volante rossa, anche per la diffidenza tra i politici candidati di uno stesso schieramento. Insomma, un'ordalia  tutta giocata più all'interno dei leader degli schieramenti in lizza, che all'esterno tra quelli  dei partiti e schieramenti rivali.

Gentiloni non si fida di Renzi e in alcuni collegi "balla da solo" e senza simbolo del PD. Gentiloni, che si dice «affidabile» («Da me un’auto usata la comprerebbero») elenca (compiaciuto)  i risultati del governo, tranquillizza sulla tenuta del sistema, grazie alla «crescita positiva e alla guida molto salda di Mattarella», ma «sotto voce» aggiunge che la posta in gioco «è alta», perché il «rischio è vedere cancellati i fondamenti della società». Allude ovviamente ai "populismi". Del resto «il Pd ha tanti candidati premier», dice prima di salire sul palco del cinema Adriano di Roma, tanto per far abbassare un po' la cresta a Renzi. (fonte:  La Stampa).
Ma il conte marchigiano dall'innata flemma incassa la simpatia anche dell'Economist che si profonde già nei suoi "desiderata-ordini":

"L’attuale primo ministro, Paolo Gentiloni del Pd, è stato in carica per poco più di un anno, ma ha già dimostrato la capacità diplomatica di gestire una bestia così ingombrante. E con Pier Carlo Padoan, l’Italia ha avuto la fortuna (capirai!) di avere un ministro delle Finanze astuto che comprende la necessità di tenere sotto controllo i conti pubblici e delle riforme. Nell’interesse dell’Italia, entrambi meritano di restare in carica”. Così l’Economist, in un editoriale pubblicato oggi a due giorni dalle elezioni del 4 marzo.“L’Italia è irrimediabilmente bloccata”, scrive il settimanale britannico sottolineando che “stando ai sondaggi, salvo sorprese, il Pd rischia di essere punito dal voto e non sarà in grado di governare da solo”. Proprio per questo, auspica l’Economist, il male minore sarebbe un “governo del presidente con un’ampia coalizione sotto l’egida del Capo dello Stato, Sergio Mattarella". (fonte: Il Dubbio news).

Che significa tutto ciò?
Che un tempo i colpi di mano e i golpe si facevano alla chetichella senza dirlo.
Oggi invece mandano avanti le macchine mediatiche internazionali per giustificarli e dar loro opportuna copertura.
Renzi, dal canto suo,  è geloso del successo ottenuto presso le élites, del suo successore Gentiloni e per non rimanere fregato e tagliato fuori si candida - indovinate  un po' dove? -  proprio a quel Senato che avrebbe voluto sopprimere se fosse passato il suo referendum del 4 dicembre 2016 sulla riforma costituzionale. Male che gli vada, avrà un posto per la vecchiaia. Dopotutto tiene famiglia.

Il Berlusconi ultraottuagenario col complesso di Saturno-Crono è terrorizzato che la Lega di Salvini possa sorpassarlo, e stasera da Vespa ha fatto un gioco da baro, bluffando e forzando il blocco.  A una domanda precisa di Vespa  circa la sua proposta di voler imporre Tajani premier, ha risposto affermativamente optando per lui,  perfino nell'ipotesi nella quale Salvini dovesse garantirsi la quota maggioritaria della sua campagna elettorale ed avere quindi diritto al premierato.
Dichiara che Salvini potrebbe essere disposto a farsi da parte. In pratica ha deciso per Salvini senza Salvini. 
Una marioleria pazzesca! Roba da bari del poker o da magliari di vicoli partenopei.

In questa maniera ottiene lo scopo di scoraggiare gli elettori della Lega (tanto votare non serve a niente e saltano sempre fuori strani Minotauri ed alchimie non espressione del voto - questo può essere il retropensiero),  e di garantirsi magari la quota maggioritaria di un partito di plastica dato già per perdente, vanificando tutta la fatica bestiale dell'alleato leghista che ha tenuto ben 300 comizi per l'Italia.

In ogni caso, se Salvini non si facesse da parte e dovesse far valere i suoi diritti di candidato premier della coalizione più numerosa (come ci auguriamo),  il Tajani sdoganato potrebbe creare comunque un ponte privilegiato col conte Paolo Gentiloni Silveri: tra galoppini della Ue ci sono sempre numerose affinità elettive anche se non elettorali! E un Gentajani sarebbe la fine di ogni speranza sovranista. I due oltretutto hanno anche la stessa flemma e carattere finto-pacioso.



Poi c'è la Meloncina in fuga dall'Italia e in trasferta ungherese da Orban. Bel colpo mediatico anche quello. Un'aspirante sovranista da un sovranista che non ha bisogno di aspirare, ma che lo è. Non fa mistero di non riuscire a digerire le battute grevi di Berlusconi: «Diamo un consiglio alle donne: invece di sfogarsi nelle urne picchino il marito». E subito pronta lei: «Io ci andrei piano, magari i mariti si arrabbiano e votano i cinque stelle». Tutti indigesti e in conflitto punzecchiante tra di loro, ma tutti in cordata.

Sul M5stelle non mi dilungo perché ho appena sentito stasera Di Maio,  il moretto falso-compunto che  spalancava un teatrino di maschere pulcinellesche da incubo. Non dovevano fare alleanze con nessuno? Ora sono aperti a tutti, perfino alla Bonino zero virgola. Dovevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Adesso non si capisce nemmeno che programma lui abbia stilato. Ha messo in piedi una lista di perfetti sconosciuti e l'ha inviata a Mattarella come uno studentello diligente che vuole arruffianarsi il docente universitario con cui deve discutere la tesi. Semplicemente patetico.


Domani si vota e l'importante è finire. Darò il mio voto a Salvini, augurandomi però che alla sua destra crescano anche  altre formazioni sovraniste emergenti come CasaPound. Questo, a scanso di strani minotauri eurocratici in vista e di relative delusioni che immancabilmente non si faranno attendere. 

27 February 2018

Immagini censurate dalla mediocrazia


Sabato scorso 24 mentre la teppaglia squadristica  rossa cercava di aggredire CasaPound, finendo poi con lo scontrarsi con la polizia, mentre i "collettivi studenteschi" (termine comunista tuttora in auge) della "Buona Squola",  prendevano d'assalto le statue e le piazze milanesi, in piazza Duomo c'era il comizio di Salvini presidiato da ferrigni leghisti del servizio d'ordine, da transenne poste lungo il perimetro della piazza con polizia. Ma lì, per le squadracce rosse, non c'era trippa.  Molte facce oneste di veri Italiani  convenute in piazza, facce di brava gente che lavora (artigiani, operai, microimprenditori vessati, agricoltori), qualcuna molto stanca perché provenienti da lontano (Marche, Sardegna, Calabria).  Tutti quelli che un tempo avrebbero  costituito  la "base sociale" dei due grandi partiti di massa: la DC e il vecchio PCI. Ma si sa, il mondo si è capovolto ora quel popolo pè lì, tra i drappi verdi. 
E sempre sabato si è svolto nel silenzio più assordante il passaggio Bus della Libertà  di Generazione Famiglia, quello che lotta contro il genderismo nelle scuole, in piazza Venezia. Insomma, un sabato troppo affollato di iniziative alcune delle quali poste sotto il cono d'ombra da altre, come questa del Bus. Lo ha ricordato lo stesso Salvini al quale ha espresso la sua solidarietà. Ora vengo a sapere che lo stesso Bus è stato aggredito a Bologna dalla volante rossa in perenne trasferta fancazzista e aggressiva per l'Italia e pure multato a Torino.

Il Bus della Libertà a BO scortato dalla polizia contro la violenza dei centri sociali



"Si tratta di un fatto di straordinaria gravità: poche decine di manifestanti possono, alzando la voce, impedirci di esprimere le nostre opinioni sulla libertà educativa dei genitori e contro la dottrina ‘gender’“: è quanto dichiara Filippo Savarese, uno degli organizzatori del Bus della Libertà.

"Alle grida “Bologna antifascista non vi vuole", dal Bus della Libertà si è risposto “Siamo i partigiani del terzo millennio“, proprio per evidenziare l’atteggiamento violento ed intollerante di chi, con la prepotenza, tentava, senza riuscirci, di impedire la libera espressione delle opinioni".
Qui la cronaca del fatto. 

Piazza Duomo - Comizio Salvini

Vediamo innanzitutto qualche immagine censurata e distorta dai media, durante questo sabato. O meglio dalla mediocrazia. Salvini è stato ripreso dai TG solo sul palchetto con Vangelo e rosario, tagliando fuori la piazza gremita e il Corrieraccio non ha risparmiato il suo scherno, in proposito.  Suppongo che se si fosse trattato di un leader musulmano con il Corano in mano in procinto di recitare una sura, avrebbe avuto il timore reverenziale di interferire con le "buone tradizioni". L'arcivescovo Delpini ha aggiunto la sua nel merito dicendo che il leader leghista avrebbe dovuto limitarsi a  parlare di politica. E di politica ha parlato al contrario del  suo padrone Bergoglio il quale non parla di religione né di spiritualità,   ma entra quotidianamente a gamba tesa nell'agenda non solo politica ma addirittura elettorale. Inoltre il suo padrone di riferimento si è permesso di venire a Lampedusa (che si trova in territorio italiano e non nello stato del  Vaticano) allestendo la nota "pagliacciata" di benedire le imbarcazioni degli scafisti, esortando gli immigrati ad invaderci. E come non ricordare quei prelati ai quali Delpini avrebbe dovuto indirizzare gli strali come chi pretende creare una Pop Theology con le canzonette di Sanscemo? Ecco un esempio di "alta teologia": un tal monsignor Staglianò con  tanto di chitarra che si reinventa le parabole con gli spezzoni delle  canzonette. Manca solo che certi figuri facciano capolino dalla De Filippi o a qualche talent show. Ma quasi certamente si attrezzeranno per la bisogna. Senza contare quelle autorità ecclesiali che  hanno dato l'autorizzazione ad un comizio in chiesa (Basilica dell'Incoronata a Capodimonte) all'abortista ed eutanasista Emma Bonino. Ma di questo, il Delpini tace. 

Torniamo ai covi rossi, perché non si limiteranno agli assalti  nel quadro della campagna elettorale.
Il giornale on line Milano post aveva già pubblicato la lista di tutti questi centri sociali nel  2015 con articolo-inchiesta di Claudio Bernieri. Qui ce ne sono almeno 31: scorrete la lista e fatevi un'idea.

La questura e la prefettura conosce vita, morte, miracoli, finanziatori, sponsor, porte girevoli con le giunte di sinistra, e molto altro ancora, di questi covi. Ma lascia fare. Chiedetevi perché. Non c'è Guardia di Finanza che vada a verificare ad esempio il perché di assenza di scontrini in  bar, discoteca, sala da concerti, sale prove, palestre, albergo, il tutto esentasse. Le Fiamme Gialle sono troppo impegnate a vessare e a  far fallire commercianti e artigianelli, per occuparsene.

Scontri tra la polizia  centri sociali e "collettivi" in Cairoli

"Il caso Loencavallo ha fatto da volano a una trentina di occupazioni in città, che si stanno moltiplicando man mano che “l’affaire Leonka” si avvicinerà alla sua poca nobile conclusione: perché dietro a ogni occupazione abusiva si nasconde un business miliardario, per gli occupanti, e nuove tasse, per i milanesi.

E’ un fatturato di tutto rispetto quello dei centri sociali che, si calcola, frutta agli occupanti un rispettabile introito, valutato circa 20.000 euro a week end, rigorosamente in nero, tra pranzi, chupito, aperitivi, concerti, ristorazione e alloggio. Perché il giovane emarginato, il rappomane sfigato, il “ggiovane tatuatissimo”, il clandestino, lo studente fuori corso, il giramondo no global consumano. E rappresentano un colossale affare per l’imprenditore antagonista No Tav: perchè al centro sociale tutto ha un prezzo. Ascoltare musica rap, ballare, suonare nelle sale prove, esercitarsi in palestra, boxare, bere nei bar, alloggiare nelle case albergo per studenti, tutto ha un costo. Niente Siae, niente biglietti, niente fatture: si entra con una “ offerta libera”. Tutto è low cost, ma gli incassi sono da capogiro. Ne sanno qualcosa gli imprenditori della notte del Cantiere, le nave scuola del vandalismo e dell’antagonismo dei black block chic, che girano ormai in Mercedes e ostentano Rolex da Costa Smeralda." (fonte: Milano post).

Aspettiamoci altri assalti, tutti ben programmati con tanto di cabina di regia,   se dovessero prevalere le forze sovraniste. Assalti della sbirraglia all'insegna dell'"Antifascismo", l'ultimo rifugio dei farabutti e dei balordi senza causa. Il bello dovrà ancora venire dopo le elezioni, ma - coraggio!- non perdiamoci d'animo.

Da vedere e gustare: La Beffa del Kekistan e della sua bandiera a cura di Luca Donadel :

 https://www.youtube.com/watch?v=_24w5h_GIOA

22 February 2018

Due o tre cose sull'Ungheria di Orban




I nostri giornali non vi forniranno mai questo sguardo sincero e disinteressato  sulla capitale dell' odierna Ungheria  :


Sono stata per qualche giorno a Budapest, una città degna di essere vissuta. Si respira un’aria d’altri tempi quando potevi muoverti tranquilla nelle città. Strade pulite, persone gentili, bus in orario, prezzi accessibili. Non ho visto nulla che mi abbia inquietato, nessuna "risorsa", nessuno che voglia fregarti. Abbiamo prenotato taxi e bus dall’Italia e in perfetto orario erano lì ad aspettarci, abbiamo dimenticato un oggetto sull’autobus e l’abbiamo ritrovato dopo qualche giorno,  grazie all’interessamento dell’autista. Era da tanto tempo che non avevo questa bella impressione di pace, di ordine, di libertà camminando per le strade e incontrando le persone che dimostravano di essere oneste: non c’erano clandestini a bighellonare e ciondolare in giro, non c’erano coloro che ti volevano vendere per forza qualche mercanzia, non c’erano giovani in forza fisica che chiedevano la carità, nessuno ti importunava. Persino l’unico barbone che ho intravisto era dignitoso, aveva il suo giaciglio, ma il mattino presto se ne andava al mercato, e durante il giorno non si riusciva a vederlo. Mi ha colpito il Parlamento che emerge in tutta la sua bellezza con le sue guglie e le sue simmetrie specie se osservato dalla riva opposta del Danubio (foto in alto).  Ho visitato le sale, lo scalone d’onore, i gioielli della Corona, ma la cosa che più mi ha colpito è l’aula dell’Assemblea nazionale 199 posti per prendere decisioni con una certa rapidità…..- così ha detto la guida-.. Il confronto con il nostro pletorico Parlamento italiano dove cantano troppi galli e non si fa mai giorno,  è immediato.

Tornata in Italia, nella mia città, ho avuto una sensazione orribile: strade piene di sporcizia e di “merda”, cicche in terra, disordine da ogni parte, muri imbrattati. A Budapest, e ho girato in lungo e in largo, non ho visto un mozzicone, una cacca di cane, una scritta sui muri. Loro ci tengono alla loro città, alle loro tradizioni, ai loro monumenti, noi evidentemente no. Lasciamo che imbrattino e imbruttiscano tutto senza ribellarci. Che peccato! Che nostalgia per le nostre belle città ormai sofferenti e degradate.

Linda Pizzetti

Ho chiesto io a una mia cara amica di fornirmi qualche riga di reportage sul suo viaggio a Budapest.
L'amica Vanda invece mi ha fornito il collegamento di un articolo che mette i brividi. Le città europee che ospitano troppi cittadini bianchi (ovvero composte di soli nativi) non sono molto gradite all’UE. E’ quanto sembra possibile dedurre da quello che è accaduto in questi giorni – riportato dal portale di notizie ungherese 888.hu – alla città dell’Ungheria di Székesfehérvár, in lizza per aggiudicarsi il titolo di capitale europea della cultura per il 2023.

Le selezioni hanno luogo in questi giorni, e la delegazione della città ungherese ha presentato come tutte le altre, un suo video di presentazione, intitolato “Tele Élettel”, dove mostra la vita nella ridente cittadina magiara. Nel video si vedono bambini che giocano, delle chiese, un prete che sorride soddisfatto alle scene di giubilo dei suoi concittadini mentre passano in rassegna gli scorci più belli della città.

Una presentazione dove la vita tutto sommato appare scorrere felice e serena (ndr: come nella lettera di Linda) ma che secondo gli esperti internazionali della commissione selezionata dall’UE che sta valutando a chi assegnare il prestigioso riconoscimento, rappresenta un “video di propaganda per l’Europa cristiana bianca nel quale ci sono troppi cittadini bianchi felici, croci e non compaiono minimamente i migranti.”
Il sindaco Cser-Palkovics ha rilasciato una conferenza stampa dove racconta le fasi della selezione e le motivazioni dell’esclusione “fondate esclusivamente su ragioni di carattere ideologico e politico”. Il primo cittadino racconta come la commissione non abbia nemmeno per un istante preso in considerazione i programmi e gli investimenti proposti da Székesfehérvár per conquistarsi il titolo, nè tantomeno i commissari hanno addotto motivazioni pertinenti per escludere la città dalla competizione. (qui l'articolo integrale).

Le società composte da nativi vengono considerate "incivili" dalla Ue


Non c'è bisogno di aggiungere altro: è chiaro che la Ue considera "incolti" e "incivili" i paesi con società omogenee e  non ancora "meticciate". Ma se si parla di Kalergi e dei suoi nefandi piani di ingegneria sociale sempre più  in via di realizzazione, si viene considerati "complottisti". 

Per colpa dell'immigrazione ci sono nuvole nere sull'Europa, — dichiara dal canto suo Orban. — Le nazioni cesseranno di esistere, l'Occidente crollerà mentre l'Europa non si renderà nemmeno conto che è stata conquistata."Il primo ministro ungherese ha inoltre chiesto la creazione di "un'alleanza globale" contro l'immigrazione.Le dichiarazioni di Orban arrivano alla vigilia delle elezioni politiche del prossimo aprile, in cui conta di essere riconfermato come capo del governo.

 "L'Ungheria prima di tutto. Difenderemo la nazione contro quelli che agiscono nell'Ue e nell'Onu, realizzando il piano Soros, cioè l'accoglienza di milioni di immigrati musulmani". È quello che ha detto lunedì il premier ungherese Viktor Orban, ricalcando lo slogan di Trump (America first), nel suo ventesimo discorso sullo stato della nazione, aprendo di fatto la campagna elettorale del suo partito Fidesz per le elezioni dell'8 aprile. Secondo Orban, i politici di Bruxelles, Berlino e Parigi favoriscono l'immigrazione, mettendo a rischio "la civiltà cristiana europea a favore dell'islam". I paesi occidentali dell'Europa ormai sono invasi da migranti che "verranno presto a bussare alla nostra porta ormai non solo dal sud, ma anche dall'occidente". Orban prevede l'arrivo di 60 milioni di immigrati africani negli anni a venire e contro questo rischio, la barriera sul confine sud del paese starebbe l'unica difesa. (fonte: ANSA).

Lascio trarre a voi le conclusioni. Conoscete qualcuno nella nostra nomenklatura politica che parli in modo altrettanto chiaro? E che abbia sbandierato lo STOP INVASIONE nel suo programma elettorale mettendolo al primo punto? Che abbia altrettanto a cuore il nostro Paese così come lui ce l'ha dell'Ungheria?
Che farà la Ue se sarà rieletto Orban e se le sue politiche antimmigrazioniste andranno avanti? Gli invierà le Brigate AntiFà a fracassargli il cranio come sta facendo da noi? 

E siccome si vince anche con oculate politiche di alleanze ecco quel che ha detto Orban al primo ministro di un paese amico, la Bulgaria, Bojko Borisov durante la sua visita a Sofia.


"Riteniamo che l'immigrazione sia pericolosa per la sicurezza pubblica, per il nostro benessere e per la cultura cristiana europea. Pertanto abbiamo deciso di presentare la nostra proposta: un pacchetto di emendamenti che include le soluzioni elaborate dall'Ungheria e il cui punto principale consiste nel chiedere all'Unione europea di smettere di porre la ricollocazione al centro del suo pensiero, invece della protezione delle frontiere".
Orban si poi è complimentato con la Bulgaria, che detiene la presidenza rotante del consiglio dell'UE, per aver eretto un muro ai confini con la Turchia per difendersi dall'arrivo dei migranti in Europa.  (euronews) 

Come si può ben vedere, a Est cercano di mettersi in salvo  e in particolare l'Ungheria fiorisce col Fiorino. Il fatto di non essere nella moneta comune, le dà ancora più forza.  Niente di nuovo, invece, sul Fronte Occidentale. E in particolare nella nostra Penisola già da tempo desovranizzata e  oltraggiata.