Nessie New Logo

07 September 2013

Mosse e contromosse di Putin




La Russia sa di essere ancora una potenza di un certo rispetto, ma di aver perso il ruolo di superpotenza egemone che aveva durante il periodo della Guerra Fredda. Putin è il più attivo difensore del regime di Assad e come è noto, ha sfidato gli Usa a presentare le prove della responsabilità di Damasco nell'attacco chimico del 21 agosto. Prove che a tutt'oggi mancano all'appello. Ha aumentato la presenza di navi russe davanti alla Siria, dove Mosca ha i suoi porti di attracco. Putin sa che la rinuncia ad uno sbocco al mare, (specie se un mare strategico come il Mediterraneo) significa regredire come potenza di spicco. Tuttavia è fuori dubbio che la Russia è tornata ad essere strategica in questo conflitto.
Putin e Obama durante questo G20 sembravano due "separati in casa". Una formale e glaciale stretta di mano all'inizio, eppoi entrambi fermi nelle loro posizioni. Alla fine il tanto atteso colloquio riservato finale tra i due c'è stato, ma non ne è sortito un granché. Permane il muro contro muro, nonostante che la maggioranza degli stati sfavorevoli ad un attacco militare della Siria,  avrebbe dovuto ammorbidire le posizioni di Obama.



"La Russia è convinta che, al di là della questione armi chimiche, gli Stati Uniti stiano sbagliando completamente strategia, rimuovendo i vari dittatori che fino a ieri assicuravano una certa stabilità nella regione. Gli insorti siriani sono sempre più infiltrati dagli estremisti musulmani, dice Putin dando del bugiardo al segretario di Stato John Kerry. Yurij Sheglovin, un esperto dell’istituto del Medio Oriente, va oltre: «La democrazia nelle odierne realtà del mondo islamico apre la strada verso il potere a degli Hitler musulmani». Allora tanto meglio tenersi i vari Saddam, Gheddafi e Assad. Ma a questo punto che bisogna fare? Già, perché questo è uno dei grossi problemi che la Russia ha e che l’Occidente non sembra voler tenere in conto: una vasta area musulmana all’interno del suo territorio. La vittoria di estremisti islamici in Siria sarebbe un pessimo segnale per il Daghestan e per la Cecenia appena «pacificata».Infine c’è l’avversione di fondo di Mosca, come di Pechino, a qualsiasi intervento per imporre la democrazia all’interno di altri Paesi. Entrambi pensano che un’America particolarmente forte non ci penserebbe due volte a mettere nel mirino anche Mosca o Pechino". (articolo di Fabrizio Dragosei Corriere della sera di venerdi 6 settembre attraverso Liberazione).

Su altri fronti, Putin ha lavorato per tutti questi giorni  e con un certo successo, per allargare la coalizione contraria all'intervento armato: le dichiarazioni della Ue, della Cina, di altri importanti paesi emergenti, l'intervento di Papa Francesco che il portavoce di Putin ha prontamente (e astutamente) inserito tra gli interventi favorevoli a una "soluzione politica" da parte del piccolo stato del Vaticano.
L'asilo politico ad Edward Snowden è stata un'altra mossa putiniana abilissima per mettere a fuoco le contraddizioni di chi si definisce "nazione democratica", mossa  mal digerita dalla Casa Bianca. Si dice che a S. Pietroburgo, nella splendida dimora zarista, fatta restaurare espressamente da Putin, sia andato in onda un vero e proprio duello a distanza tra lui Obama. Ma il premier russo non ha perso tempo nel condannare l'eventuale attacco alla Siria, come una grave violazione del diritto internazionale, aggiungendo pure che per tutti i paesi emergenti, avrà ripercussioni negative, per l'economia mondiale. Il resto è cronaca di queste ore: 11 paesi condannano Damasco anche  senza prove relative alle armi chimiche, e Putin parla apertamente di aiutare ancora la Siria in caso di aggressione militare.


Frattanto, il New York Times ha  deciso di pubblicare foto e video choc dei ribelli legati ad Al Qaeda durante una spietata esecuzione nei confronti dei soldati di Assad. Queste foto cadono nel pieno del dibattito del Congresso  in corso,  circa l'opportunità di attaccare la Siria.


Per Putin, è tutto grasso che cola. 





03 September 2013

Nell'inferno siriano





Parlare della Siria, è come parlare di un ginepraio nel quale  non si sa da che parte incominciare. Complessa è la sua composizione etnica:  Arabi o aramei arabizzati (in totale 89,3%); per il resto curdi (9%, a nord-est), armeni (1%, a ovest), turchi (al centro e a nord) e altri. La Siria è una repubblica dove convivono più religioni ed  è prevalentemente di fede sunnita, mentre il 13% della popolazione appartiene ad altre correnti musulmane come i drusi ( soprattutto a sud) e gli alauiti, un ramo degli sciiti; questi ultimi rivestono un ruolo politico particolare in quanto i comandi delle forze armate e lo stesso presidente appartengono alla minoranza alauita. Circa il 10% della popolazione è di fede cristiana, presente soprattutto nel nord del paese e aderente per metà alla Chiesa greco-ortodossa di Antiochia e per il resto divisi fra Chiesa cattolica, nelle sue varie comunità (melchiti, maroniti, siri, armeno-cattolici, caldei, ecc.). Vi sono 500 000 fedeli della Chiesa ortodossa siriaca.
Da un quadro  complesso del genere si può ben arguire, come e quanto sia facile destabilizzare soffiando sul mantice di un'etnia a detrimento di altre, sfilacciandone il tessuto sociale.  Come in tutte le guerre, la prima vittima è la verità e la faccenda dei gas nervini pompata dai media,  sta venendo a galla, come da questo articolo di La Porta "Siria intossicata di bugie". 


«Secondo le fonti siriane, se gli Stati Uniti attaccano militarmente la Siria, il presidente russo Putin è deciso a prendere a bersaglio l’Arabia Saudita (…) il capo del Cremlino è pronto a dare ai bombardieri russi l’ordine di bombardare l’Arabia Saudita (…)». E ne avrebbe avvertito Washington.

Se è vero, Putin fa sapere che colpirà non le navi americane, non Israele, ma lo Stato criminale e petrolifero che l’ha minacciato di scatenare contro la Russia i suoi terroristi, che paga ed arma, e che – dunque – s’è auto-confessato in stato di guerra con Mosca.  (dall'articolo di Blondet comparso su Rischio Calcolato).
Con questo nuovo teatro di guerra,  siamo alla simil-bufala delle armi di distruzione di massa di Saddam, mai trovate. Siamo di nuovo a imprese devastanti come l'avventura in Libia, scatenata per interposta persona (Cameron e Sarkozy), ma sostenuta dalla Casa Bianca che ne era la cabina di regia.
Ora anche i ribelli anti-Assad ammettono che sono loro i responsabili dell'incidente sulle armi chimiche, ma che è stato un errore. Leggere qui tutto l'articolo tradotto da quello del sito di Alex Jones su Infowars.



I want you!
Il resto della grottesca messinscena, lo avete sentito questa sera nei notiziari: Obama (premio Nobel preventivo per la pace), ha fatto macchina indietro: prima  voleva giocare la sua partita guerrafondaia da solo, poi vuole il parere del Congresso; ora parla addirittura di un G20 a S. Pietroburgo. Cameron è stato, per fortuna,  fermato dal suo parlamento britannico. E' già qualcosa...

Anche i duri di comprendonio,  però capiscono che dopo la Siria, sarà la volta dell'Iran eppoi della Russia e che l'Agenda mondialista degli Usa va avanti, col rischio dell'estensione globale del conflitto. Israele, si mostra apparentemente defilata, ma è parte integrante del gioco. Per capirlo, basta leggere gli articoli di Bernard-Henri Lévy e di Glucksmann, due vere prefiche guerrafondaie.
Ora che rullano i tamburi di guerra,  mi piacerebbe vedere all'opera i pacifinti de sinistra, ma tutto dorme e tutto tace. Da bruciatori di bandiere di professione, ad autentici leccapiedi.
Una cosa è certa: che partecipiamo o no a questo conflitto, come ponte sul Mediterraneo, all'Italia toccherà farsi carico dell'emergenza profughi. Come al solito.

30 August 2013

Miserabili cronachette dall'Alto Adige




Ovvero, come  riuscire a perdere sovranità perfino nelle nostre regioni. Ci trasferiamo in Alto Adige, regione a statuto speciale alla quale già dedicai un post nell'ormai lontano 2007. Ci vuole una notevole perizia politica per farsi camminare in testa perfino dagli altoatesini in funzione anti-italiana. Ma il governo burLetta , già uso  a fare da scendiletto alla Merkel, a Hollande e sempre in affannosa tournée per le cancellerie di Bruxelles, ci riesce appieno.  Inetti, pusilli e incapaci di ricordare  agli amministratori di quella regione a statuto speciale  che già ricevono cospicui trasferimenti in denaro dallo stato centrale. Nessuno nega il fatto che in Alto Adige i soldi sappiano spenderli con criterio e che la qualità dei servizi da quelle parti, sia egregia:  posti stupendi che la gente di quei luoghi ha saputo rendere accoglienti e curati, salvaguardando la natura e il paesaggio. Tuttavia è davvero singolare il concetto  di "autonomia espansionista" (mi si perdoni l'ossimoro) di Luis Durnwalder (governatore della regione autonoma e leader della SVP) che mira alla ritedeschizzazione linguistica del territorio. Quelle pretese di cancellazione della toponomastica italiana già rivendicata dal presidente della provincia autonoma nel 2007, ora diventano realtà, grazie ad uno scellerato patto segreto fra lui e il ministro per gli Affari regionali Graziano Delrio. Peccato per loro che quel patto sia il segreto di Pulcinella e che le notizie corrono veloci sulla stampa. 
.

Le parti hanno convenuto che, tanto per iniziare, 135 toponimi tra cime, laghi, sentieri, verranno espressi solo in lingua tedesca. Perché 135? Perché, per ora, sono questi i nomi individuati in base a un approfondito studio (ma quanto buon tempo!) che ha stabilito degli errori nelle attribuzioni di nomi italiani. Le attribuzioni di nomi italiani ad alcune località dolomitiche risale, si badi bene, al 1906, dopo studi effettuati dal geografo Ettore Tolomei. Il resto delle miserabili cronachette dall'Alto Adige nel salace commento di Paolo Deotto.

Resta da sottolineare che le lingue sono due, che il bilinguismo è cosa utile se ci si ricorda che la provincia di Bolzano è territorio italiano,  che i gruppi etnici sono due più quello minoritario ladino. Che scuole, insegne di negozi , cartelli turistici, pannelli di indicazioni di sentieri devono recare il doppio nome nelle due lingue di ordinanza.

Orsù, l’Italia è un grande Paese, dove c’è posto per tutti. Immigrati clandestini, minoranze linguistiche, viandanti imprecisati, danzatrici orientali e cigni bianchi, ognuno con le sue pretese. Speriamo che resti un po’ di posto anche per le esigenze degli Italiani. (art. cit.).

E per chi se ne fosse dimenticato,  vale la pena di ricordare lo speciale ribasso che in Sudtirolo ottennero dal governo Prodi sulle forniture energetiche. Ma a quanto pare, a dare una mano a certa gente, si rischia di rimetterci il braccio. Specie se ad amministrare il nostro Paese c'è chi è abituato a stare  ovunque con la schiena curva. E' il caso di dire che Durnwalder ha trovato l'America (pardon, quell'Austria a cui vorrebbe annettersi) in Italia.


26 August 2013

Saldi di fine stagione

Cosa rimane di quest'estate che se ne va? Difficile dire nell'immaginario popolare italiano quali siano le fotografie della cronaca (politica e non) che più potrebbero colpirlo. Certamente l'emorragia immigrazionista incessante sulle nostre coste, che trasforma in un Lazzaretto le nostre più pittoresche località  turistiche di vacanze e soggiorno. Non a caso, ho parlato di "lampedusizzazione" di tutta la Penisola. Ma non basta. Ora pare che il processo di "lampedusizzazione" stia colpendo anche la Germania. 
A Berlino che tempo fa? Pessimo, visto che anche lì sta per nascere un centro raccolta immigrati di disperati da Lampedusa che "ce l'hanno fatta" a passare il confine. La stampaccia supina e prona alle politiche mondialiste non ha nulla di meglio da fare che  limitarsi a parlare di regurgiti nazisti e di nipotini di Hitler in ripresa,con tanto di braccino alzato. Mi chiedo  se però,  i veri razzisti non siano quelli addetti all'import-export di disperati in cerca di impossibili Eldorado, disperati ovviamente a carico della comunità degli autoctoni già vessati e stremati da una terribile crisi. Riassumo pertanto altre perline stagionali:


  • La visita della Kyenge ai Centri di Accoglienza di Isola Capo Rizzuto, un tempo ridente località di vacanze e ora una sorta di nuova Guantanamo. Cosa c'entra lei che ha un inutile ministero come quello della sedicente "Integrazione",  con gli sbarchi di clandestini che dovrebbero riguardare il Ministero degli Interni? Presto detto: costei  va in cerca di anime dannate e disperate da redimere alla sua causa, con la promessa-miraggio della cittadinanza italiana . E vuole sincerarsi che siano abbastanza numerosi da poter far passare la legge dello ius soli, in forza del "terrore (demografico) dei numeri"Nel frattempo si accontenta ex aequo con la Boldrini, di attribuire cittadinanza "onorarie" ai "meritevoli". Poi, ovviamente, si può sempre migliorare. 

  • Le telefonate di un sor Pampurio nelle vesti di Papa che fa il Gran Piacione. Il quale non perde
    occasione per dire: "Pronto sono Francesco, diamoci del tu". Avete mai provato la sgradevole impressione di entrare in un negozio e sentirvi dare in modo petulante del "tu" da una commessa che manco conoscete? Bene, Bergoglio sembra aver imparato la lezione di  marketing della comunicazione: il "tu" obbligatorio. Un po' come si fa con le vendite o le tele-vendite. Bergoglio, uno di noi. Anzi,  "one of us". Lettura consigliata: "Pronto, sono Francesco, diamoci del tu" da Riscossa Cristiana. 
    Bergoglio fa l'inchino e accenna un baciamano alla regina Rania di Giordania

  • Ultimo scampolo di fine stagione, la legge sul "femminicidio", un altro obbrobrio giuridico, visto che la nostra magistratura (che in Italia ha un potere discrezionale come in nessun altro paese) si rifiuta di inasprire le pene relative ai reati di  "omicidio", pene che già ci sono fino all'ergastolo, ma che non vengono mai applicate (è di questi giorni il decreto sulla scarcerazione). Vuoi scommettere che gli  omicidi e i pluriomicidi vengono scarcerati, perché il reato contiene il termine latino "homo-hominis"? Basta ritoccare la paroletta e mettercene una "onusiana" "di genere" (come si dice nel gergo) e...oplà!... Pene certe garantite per il "femminicida". Leggere a tale scopo l'articolo di Gabriele Adinolfi "Femminicidio, assassinio del diritto".  Ovvero come ti ritocco la giurisprudenza a seconda delle "categorie protette" transnazionali. "Insomma si è maschi, fenmmine, gay, trans e come tali si ha uno status civile, non come cittadini o come italiani" (art. cit.). 
...e la chiamano Estate...

Si accettano, ovviamente,  scommesse sulla durata di questo governo, dove useranno il solito ricatto dello spread e del crollo delle Borse, per farcelo digerire.

21 August 2013

Cuore di cane (Dogheart)


Prelevo dal blog di Johnny Doe le prodi gesta di Kanellos (da cannella che è il suo colore),  il leggendario cane delle proteste greche. Credo che bastino le immagini per commuoverci e capire che meglio vivere un giorno da Kanellos che 100 anni da pecore lobotomizzate come ci stanno già riducendo. Perfino dai cani c'è da imparare. Mai come adesso c'è bisogno di figure mitologiche,e, di fronte ad un'Europa supina e prona ai banchieri strozzini, capace solo di riversarci addosso interi pezzi d'Africa e d' Asia, di toglierci il lavoro, di decurtare stipendi e pensioni, di spiare conti correnti, di vessarci di pesanti tasse, confiscarci le case, i capanni industriali e ogni tipo di bene, non ci resta che rifugiarci nei cani. Per le notizie sul cane, leggere da Johnny, il pezzo "Kanellos, il cane leggenda della protesta greca". Ogni altro commento  è superfluo. 

Prima dello scontro

L'avvertimento
Gandhiano, sa praticare la resistenza passiva





In battaglia




A' la guerre comme à  la guerre
Sempre nella mischia

Braveheart, anzi, Dogheart


Paesaggio (con Kanellos) di fine guerriglia