La Russia sa di essere ancora una potenza di un certo rispetto, ma di aver perso il ruolo di superpotenza egemone che aveva durante il periodo della Guerra Fredda. Putin è il più attivo difensore del regime di Assad e come è noto, ha sfidato gli Usa a presentare le prove della responsabilità di Damasco nell'attacco chimico del 21 agosto. Prove che a tutt'oggi mancano all'appello. Ha aumentato la presenza di navi russe davanti alla Siria, dove Mosca ha i suoi porti di attracco. Putin sa che la rinuncia ad uno sbocco al mare, (specie se un mare strategico come il Mediterraneo) significa regredire come potenza di spicco. Tuttavia è fuori dubbio che la Russia è tornata ad essere strategica in questo conflitto.
Putin e Obama durante questo G20 sembravano due "separati in casa". Una formale e glaciale stretta di mano all'inizio, eppoi entrambi fermi nelle loro posizioni. Alla fine il tanto atteso colloquio riservato finale tra i due c'è stato, ma non ne è sortito un granché. Permane il muro contro muro, nonostante che la maggioranza degli stati sfavorevoli ad un attacco militare della Siria, avrebbe dovuto ammorbidire le posizioni di Obama.
"La Russia è convinta che, al di là della questione armi chimiche, gli Stati Uniti stiano sbagliando completamente strategia, rimuovendo i vari dittatori che fino a ieri assicuravano una certa stabilità nella regione. Gli insorti siriani sono sempre più infiltrati dagli estremisti musulmani, dice Putin dando del bugiardo al segretario di Stato John Kerry. Yurij Sheglovin, un esperto dell’istituto del Medio Oriente, va oltre: «La democrazia nelle odierne realtà del mondo islamico apre la strada verso il potere a degli Hitler musulmani». Allora tanto meglio tenersi i vari Saddam, Gheddafi e Assad. Ma a questo punto che bisogna fare? Già, perché questo è uno dei grossi problemi che la Russia ha e che l’Occidente non sembra voler tenere in conto: una vasta area musulmana all’interno del suo territorio. La vittoria di estremisti islamici in Siria sarebbe un pessimo segnale per il Daghestan e per la Cecenia appena «pacificata».Infine c’è l’avversione di fondo di Mosca, come di Pechino, a qualsiasi intervento per imporre la democrazia all’interno di altri Paesi. Entrambi pensano che un’America particolarmente forte non ci penserebbe due volte a mettere nel mirino anche Mosca o Pechino". (articolo di Fabrizio Dragosei Corriere della sera di venerdi 6 settembre attraverso Liberazione).
Su altri fronti, Putin ha lavorato per tutti questi giorni e con un certo successo, per allargare la coalizione contraria all'intervento armato: le dichiarazioni della Ue, della Cina, di altri importanti paesi emergenti, l'intervento di Papa Francesco che il portavoce di Putin ha prontamente (e astutamente) inserito tra gli interventi favorevoli a una "soluzione politica" da parte del piccolo stato del Vaticano.
L'asilo politico ad Edward Snowden è stata un'altra mossa putiniana abilissima per mettere a fuoco le contraddizioni di chi si definisce "nazione democratica", mossa mal digerita dalla Casa Bianca. Si dice che a S. Pietroburgo, nella splendida dimora zarista, fatta restaurare espressamente da Putin, sia andato in onda un vero e proprio duello a distanza tra lui Obama. Ma il premier russo non ha perso tempo nel condannare l'eventuale attacco alla Siria, come una grave violazione del diritto internazionale, aggiungendo pure che per tutti i paesi emergenti, avrà ripercussioni negative, per l'economia mondiale. Il resto è cronaca di queste ore: 11 paesi condannano Damasco anche senza prove relative alle armi chimiche, e Putin parla apertamente di aiutare ancora la Siria in caso di aggressione militare.



















