E rimpiange la diserzione di un Guttuso dalla collezione. E che ci azzecca Guttuso con questa rassegna? Ma guarda un po' che c'è da rimpiangere: un noto esponente del realismo socialista con tanto di cortei operai e di pugni chiusi raffigurati nelle sue opere: una vera palla! E non un Balla, che evidentemente è altra cosa.
La mostra ITALIA NOVA, un'avventura nell'arte italiana, fino al 31 luglio al Grand Palais di Parigi e curata da Gabriella Belli, raccoglie opere del Novecento italiano da Balla a De Chirico, da Savinio (fratello del più famoso Giorgio, ma tutto da riscoprire) a Carrà e Boccioni. Da Morandi a De Pisis e Sironi. La rassegna s' incentra in particolare su due momenti topici: la dimensione innovativa del futurismo e il classicismo di ritorno, laddove classico e moderno non sono più in antitesi tra di loro.
"Italia nova" è dunque una scelta coraggiosa, al limite della provocazione, che forse proprio per questo, ha suscitato immediate polemicuzze velenose e aspre diatribe intellettualoidi già prima dell'inaugurazione stessa: "superficialità" dicono i cervelloni di Le Monde, "revisionismo" (che parole originali!) secondo la più trita equazione: "classicismo imperiale uguale arte di regime". La curatrice Gabriella Belli, parla di un attacco premeditato da parte di Le Monde, il quale per voce del suo critico Philippe Dagen, ha giocato sadicamente (e con estrema ignoranza) con il sottotitolo della mostra trasformandolo da "avventura" in "una disavventura dell'arte italiana".
Per fortuna esistono in Francia molti altri critici che non la pensano così. Come il sublime Jean Clair, autore di tre testi-chiave contro il relativismo estetico: "Critica alla modernità" "Medusa, l'orrido e il sublime nell'arte" e "De Immundo". (De Chirico incarna in modo esemplare l'immagine di una modernità come progetto incompiuto in cui i fantasmi anticheggianti che sono all'origine della sua arte, si uniscono ad una coscenza del presente realmente "profetica". La sua ossessione del passato, il suo attaccamento alla cultura classica, la sua nostalgia di un locus patriae, si accompagnano ad una proiezione nel tempo che gli permette di elaborare fin dal 1910, un universo che non solo sul piano formale è "rivoluzionario" ma che precede sul piano iconografico, di quindici anni il surrealismo . ( Prima op. cit pag. 151).
E aggiungo io più modestamente, se ancora oggi ci affascina è perché il sentimento romantico del ritorno alla Patria perduta dell'infanzia, si accompagna al mondo labile della "non-permanenza", tipica del catastrofismo postmoderno dell'era tecnologica: l'incontro impossibile tra il colonnato greco e la ciminiera.
Ma cosa vogliamo aspettarci dal beau monde di Le Monde, giornale ottusamente e provincialmente politically correct? Basta ricordare che è stato quello stesso giornale che ospitò i deliri paranoici di Antonio Tabucchi (considerato grande scrittore, solo perchè scrive per L'Unità) contro Giuliano Ferrara nell'articoletto "Fatwa à l'Italienne" del 10 ottobre 2003, negando a Giulianone il diritto di replica (sì, le droit de réponse di voltairiana memoria) per potersi difendere dalla calunnie e corbellerie contenute nel pezzo pubblicato, e inaugurando dunque (caso unico nella stampa d'Europa) il giornale di chi ascolta una campana sola. A martello, s'intende. Anzi, a falce e martello.
Ma torniamo a "Italia nova". Una mia previsione? La mostra sarà un successo inaudito di pubblico.Ma anche di critica intelligente e non schierata. E ancora una volta "la Bellezza salverà il mondo" (Dostoevskij). Io mi accontenterei che salvasse l'Italia e la Francia dagli imbecilli e dagli incompetenti dottrinari. Non è poco. (Nessie)


