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07 April 2006

Perché la sinistra non chiama la Legge Biagi col suo nome

L'hanno promesso. Se vinceranno aboliranno la Legge Biagi. Speriamo di no, che non vincano. Ma è inutile far finta di non sapere che la loro vittoria potrebbe comportare un'operazione di "deberlusconizzazione" totale. Qualcuno aggiunge già "totalitaria". 
Fini si chiede come mai la sinistra si ostina a chiamare la Legge Biagi, Legge 30, senza fare menzione del nome del professore assassinato il 19 marzo del 2002 dalle BR, mentre rincasava con la sua bicicletta nel suo appartamento di Bologna.
 
Io credo che Fini lo sappia benissimo. Ma nel caso non lo sapesse glielo diciamo noi. Perché, dal momento che la sinistra vuole eliminarla, si predispone già sul piano linguistico, a edulcorare la sua operazione abolizionista. Se dovesse dire a chiare lettere: "Noi elimineremo la Legge Biagi" la cosa avrebbe uno strano suono metaforico: un po' come se il povero giuslavorista e collaboratore del Ministro del Welfare Maroni, venisse fatto fuori due volte. Così, invece, detta alla Bertinotti, Legge 30, sa molto di sindacalese. Quel sindacalese impersonale, burocratico e demagogico a cui siamo avvezzi da molti - da troppi anni.
 
Ma c'è un altro strano senso di colpa della sinistra specie negli ambienti sindacali più oltranzisti: l'aver osteggiato con ogni mezzo quella legge-delega in materia di occupazione e mercato del lavoro, tacciando il suo ideatore di "traditore" poiché Marco Biagi, uomo della sinistra riformista credette così tanto nel suo progetto da volerlo proporre comunque a un  Governo di colore diverso.Tutti ricorderanno la livorosa campagna anti-Biagi di Sergio Cofferati, per ironia della sorte, attuale sindaco nella città del Professore assassinato;  e tutti ricordano chi furono quelli che Giuliano Ferrara indicò più volte come "i mandanti linguistici" degli assassini di Biagi.
 
La violenza viene prima ideata, poi scritta, poi fomentata. Quindi da quella verbale  a brandire una pistola, il passo è breve. Dopotutto di trattava di un "traditore", e quindi, secondo le categorie ideologiche di certa sinistra, di un nemico di classe da abbattere. Ragion per cui gli esecutori materiali furono Nadia Lioce, Mezzasalma e i suoi compari. Ma la campagna d'odio scaturì e prese avvio dagli ambienti istituzionali: sindacati, commissioni del lavoro, giornali di sinistra come l'Unità , Liberazione e il Manifesto. Quegli stessi che oggi non vogliono più chiamare il progetto-Legge col nome del suo legittimo autore, ma la chiamano col numero 30. Perché? Semplice, via un numero se ne gioca un altro. E così, dopo che il prof. Biagi ha operato la sostituzione dei vecchi Co.Co. Co (collaboratori cooordinati continuativi, nati sotto il governo dell'Ulivo e che suonano come gallinacci da stia) con il dignitoso Lavoro a Progetto,  si butta alle ortiche la sua fatica, il suo sacrificio professionale e umano, nel nome di non si sa bene quale massimalismo barricadero.
 
Un po' di coraggio "compagni" ipocriti: ditelo chiaro e tondo che volete affossare (stavo per dire riaffossare) la Legge Biagi, nel nome del vostro vecchio reperto ideologico "lo stato borghese si abbatte e non si cambia".
Abbiate, però, la dignità di chiamarla col suo legittimo nome, rinunciando ai trasformismi terminologici e  assumendovi fino in fondo le vostre responsabilità morali.

05 April 2006

Finkielkraut, l'Ue e la sua resa al Jihad nucleare iraniano

La minaccia iraniana incombe ma Alain Finkielkraut, filosofo francese di origine ebreo-polacca, non si fa, come già il suo collega Glucksmann, troppe illusioni circa le prese di posizione europee. Lo ha dichiarato in un'intervista al Foglio di Giuliano Ferrara. Perché? "perché esistono grandi differenze tra le nostre pubbliche opinioni". E a dimostrarlo sarebbe la diversa eco mediatica e di partecipazione ottenuta a Roma davanti all'Ambasciata iraniana durante la grande manifestazione  di protesta per le dichiarazioni antisioniste e antisemite di Ahmadinejad nel novembre scorso,  a fronte di quell'analoga francese. "Mi trovavo a Firenze e assistetti a un dibattito tv tra Rutelli e Fini, i quali pur con sfumature diverse facevano la stessa diagnosi. In Francia, invece, il Conseil des Institutions des Juives, riuscì a radunare a Parigi soltanto poche persone tra l'indifferenza generale". Irenismo, progressismo ed egualitarismo terzomondista formerebbero dunque la miscela tipica del Vecchio Continente.
"L'Ue è nata dalla comune decisione degli stati di interrare l'ascia di guerra. NON CI COMBATTEREMO PIU' -  decretarono le nazioni europee. Siccome la guerra è sempre  nata dagli stati d'Europa abbiamo difficoltà a capire che avere nemici non dipende soltanto da noi".
 E ancora: "Il progressista è uno che non ha capito l'11 settembre, non si è accorto che quel giorno sono comparse separazioni ben più profonde. Eravamo trascinati dalla passione dell'uguaglianza, della comunicazione, ma gli aerei quel giorno si sono trasformati in armi da guerra per abbattersi contro i simboli del commercio. L'umanità si è trovata di fronte all'impenetrabilità reciproca di due comunità umane. Alcuni però continuano a vedere un'unica guerra, tra dominanti e dominati tra "Impero e moltitudine" - come dice Toni Negri".
 
Ma per Finkielkraut l'idea più perniciosa è un'altra ancora: "E' l'egualitarismo terzomondista che non intende stabilire differenze tra gli stati e sostiene che siccome Israele ha l'arma nucleare, non si vede perché si dovrebbe impedire in Iran di averla. Ma esistono stati-canaglia, stati ideologici. O l'atomica non ce l'ha nessuno, o se ce l'ha qualcuno allora possono averla tutti". E ancora:" Se ammetti che Israele possa avere l'atomica e l'Iran invece no, vieni subito tacciati di razzismo,  almeno in Francia".
Dunque secondo il suo pensiero ciò non sarebbe che l'applicazione automatica di un ideale democratico secondo cui ci si rifiuta di stabilire differenze tra stati e stati in nome dell'uguaglianza d'ogni essere umano. (riassunto da Il Foglio)
 
Problemi aperti:
 
1) La Francia ha importato attraverso la dottrina Mitterand la peggior teppaglia politica dall'Italia: Toni Negri, Cesare Battisti, Piperno, Oreste Scalzone e numerosi altri. Costoro non sono certo stati fermi e con le mani in mano durante il loro dorato esilio francese,  facendo propaganda antiamericana, antiisraeliana e antisemita a gogò.
2) La Francia ha avuto una migrazione selvaggia della prima, seconda e terza generazione dai paesi del Maghreb e le banlieues sono brodo di coltura del razzismo, tribalismo e antisemitismo (si veda il recente caso di Ilan Hariri e il suo feroce assassinio).
3) Il nazionalismo e l'assimilazionismo francese alla République vuole far credere di poter controllare i flussi migratori, ma ciò si è rivelato fasullo e mendace. Al contrario si sono sviluppate le politiche sociali e paternaliste dei sussidi che hanno incentivato fannullonaggine e violenza nelle periferie.
4) Non dimentichiamo che Chirac è stato eletto coi voti determinanti della gauche francese contro Le Pen (la honte - la vergogna)
 Pertanto è debitore alle sinistre e alla CGT. Per questo finisce con l'esserne ostaggio, fenomeno a cui assistiamo anche in  questi  giorni durante la protesta studentesca: pur di rimanere a galla, scaricherebbe anche i suoi. E lo farà. (Nessie)

01 April 2006

Ayan Hirsi Ali, non sottomessa al comunislam

Io penso che il profeta Maometto ha avuto il torto di ergersi, lui e le sue idee al di sopra di ogni pensiero critico.

Io penso che il profeta Maometto ha avuto il torto di subordinare le donne agli uomini.

Io penso che il profeta Maometto ha avuto torto di decretare che bisognava assassinare gli omosessuali.

Io penso che il profeta Maometto ha avuto torto di dire che bisognava uccidere gli apostati.

Aveva torto di dire che le adultere vanno frustate e lapidate, che ai ladri si debba tagliare le mani.

Aveva torto di dire che chi muore per la causa di Allah va in paradiso.

Aveva torto nel pretendere che una società giusta poteva essere edificata solo sulle sue idee.

Il Profeta faceva e diceva buone cose. Incoraggiava la carità verso gli altri. Ma sostengo che fosse irriguardoso e insensibile con quelli che non erano d'accordo con lui.
Penso che sia bene fare disegni critici e film su Maometto. E' necessario scrivere libri su di lui. E tuttò ciò per la semplice educazione dei cittadini. Io non cerco di offendere i sentimenti religiosi altrui, ma non posso sottomettermi alla tirannia.
Esigere che gli uomini e le donne che non accettano l'insegnamento del Profeta s'astengano dal disegnarlo, non è una domanda di rispetto, è una domanda di sottomissione.
Io non sono la sola dissidente dell'islam, ce ne sono molti in Occidente. E se non dispongono di guardia del corpo, devono lavorare sotto falsa identità per proteggersi dalle aggressioni. Ma ce ne sono molti altri a Teheran, Doha, Riad, Amman e al Cairo, come a Kartum, Mogadiscio, Lahore e Kabul.
I dissidenti dell'islamismo, come quelli del comunismo di un tempo, non hanno bombe atomiche né nessun altra arma. Non possiedono i denari provenienti dal petrolio come i Sauditi e non bruciano ambasciate né bandiere. Ci rifiutiamo di imbarcarci in una folle violenza collettiva. Del resto, siamo troppo pochi e troppo dispersi per diventare collettività.Qui in Occidente, dal punto di vista elettorale, non contiamo nulla.
Noi non abbiamo che le nostre idee e non chiediamo che la possibilità di poterle esprimere. I nostri nemici impiegheranno, se necessario, la violenza per farci tacere. Utilizzeranno la manipolazione, fingeranno d' essere mortalmente offesi. Diranno ovunque che siamo esseri mentalmente labili per impedirici di venire presi sul serio. Tutto ciò non è una novità: i partigiani del comunismo hanno largamente impiegato questi metodi.
Berlino è una città all'insegna dell'ottimismo. Il comunismo ha fallito, il Muro è stato abbattuto. E anche se oggi le cose sembrano difficili e confuse, sono certa che il muro virtuale tra gli amanti della LIbertà e quelli che soccombono alla seduzione e alla comodità delle idee totalitarie, questo stesso muro, un giorno sparirà. (Ayan Hirsi Ali, da Le Monde del 15-2-06)
Questo stralcio da me tradotto in Italiano, dal discorso di Ayan Hirsi Ali (di origine somala e membro del Partito Liberale VVD d'Olanda) invitata a parlare il 9 febbraio u.s. a Berlino durante "l'affaire vignette", ha per titolo "Sono una dissidente dell'islam", e mette assai bene in raffronto le analogie fra il totalitarismo islamista e quello comunista. Di grande valore simbolico, visto che Ayan lo tenne proprio nella città del Muro della Vergogna. L' Occidente aiuti Ayan e quelli come lei ad abbattere i nuovi muri : reali e virtuali! Aiutando tutti quelli come lei, aiuteremo anche noi stessi.

29 March 2006

Ius sanguinis, ius soli e stravolgimento identitario

Un tempo quando i popoli dominatori e invasori non riuscivano ad aver ragione sui popoli ribelli ricorrevano allo ius primae noctis. E cioè, non potendo conquistarli  e annettersi il loro territorio, vi penetravano attraverso il ratto delle loro donne. E, attraverso il ventre delle loro donne, li espropriavano della paternità  e della loro prole. Ora invece,  per espropriarci del nostro diritto all'autoctonia e alla sovranità hanno inventato lo ius soli (diritto di suolo) o ius loci (diritto di luogo) da contraporre allo ius sanguinis. Attenzione, a pag. 256 compare questa voce all'interno del malloppo delle 280 pagine dell'Unione: il loro programma. E così recita: riformare la legge sulla cittadinanza legandola per i nuovi nati, allo "ius soli". Una norma che, si guardi la coincidenza, è proprio quella richiesta dalla Consulta islamica. Che cosa accadrebbe se la norma che vuole la sinistra venisse approvata? Che basterà che una qualsiasi donna islamica clandestina e  incinta arrivi in Italia a partorire  e il suo bambino diventerà automaticamente italiano, ancorché clandestino. E che tutto ciò creerà uno stravolgimento demografico e identitario nel giro di pochissimo tempo.
Il meccanismo dello ius loci  è stato introdotto negli USA, perché erano una vasta  landa disabitata che aveva bisogno di braccia da lavoro  e  di venire in fretta ripopolata. Così pure come nella  Francia spopolata durante le guerre napoleoniche.
Ma torniamo a noi in Italia. Chi ha rischiato la pelle e il sangue, per costruire una nazione libera e unita, chi ama il proprio paese e ha lottato di generazione in generazione per vederlo migliorato con i propri sacrifici e quelli dei figli, ha o no il diritto di sentirsi a casa propria? ed esiste o no il diritto  (antropologico-culturale) di autoctonia? Io sono convinta che sangue e luogo siano, in realtà, due concetti inscindibili. Ci sono volute 3 guerre di Indipendenza più due Guerre Mondiali per liberarci dall'invasore austro-ungarico prima  e nazifascista poi. Inoltre, una guerra di Liberazione per affrancarci dalla tirannide fascista del nemico interno. Conta o non conta tutto ciò? O vogliamo forse illuderci che chiunque possa prendere d'assalto questo piccolissimo nobile e antico paese, accapararrarsi in fretta e furia un certificato di cittadinanza, diventi automaticamente italiano?  E tutto ciò, grazie alla dabbenaggine delle leggi multiculturaliste atte a ripetere il modello "Londonistan"  della Gran Bretagna, con il suo 88% di musulmani che affermano di non sentirsi inglesi.  O magari, copiare il modello Olanda dove, per fare posto alle comunità islamiche, sono gli olandesi a doversene andare. E se sbagliano gli altri paesi UE dobbiamo sbagliare anche noi, così, tanto per "armonizzarci"?. Con ciò, non sono nemmeno sfiorata dal dubbio che la deputata olandese Ayan Hirsi Ali, somala di nascita, non possa essere un'ottima cittadina che fa onore all'Olanda più di tanti pavidi olandesi stessi.  Né dubito minimamente che il cittadino Magdi Allam, sebbene nato in Egitto,  non possa essere un ottimo italiano più di tanti altri italiani. Ma qui siamo a un terzo diritto difficilmente ascrivibile sulla carta: il diritto all'italianità "elettiva" o di elezione. Una sorta di italianità della mente, del cuore, della cultura ed educazione. Scrivere in Italiano, parlare italiano, pensare italiano, e mettere a repentaglio la propria vita per difenderne i valori democratici, vorrà ben dire qualcosa!
Detto ciò, per scendere nel pratico, fintanto non vi è sicurezza per le 611 moschee, e verso quanti penetrano clandestinamente nel nostro Paese (foraggiati magari da Al Qaeda che ha il trust della migrazione clandestina) è bene tenerci il nostro ius sanguinis e fare come la piccola Svizzera: ingressi col contagocce e  moschee monitorate. Per il bene e la sicurezza di tutti, (cristiani e di altre confessioni). E per evitare una libanizzazione precoce del nostro territorio che creerebbe nel giro di poco tempo uno stravolgimento identitario pressoché irreversibile.
Stiamo attenti, però,  alle trappole linguistiche politicamente corrette  del falso progressismo già  in agguato: diranno che nella nozione di "sangue" si nasconde qualcosa di intrinsecamente razzistico e di "nazista" a priori. Diranno che la logica dello ius sanguinis è un  anacronistico e controproducente ostacolo all'emancipazione sociale, economica e culturale del nostro Paese nel contesto sempre più plurale e globalizzato. E scatteranno tutte le sante alleanze del caso: sinistra e sindacati, alcuni settori della destra demagogica e populista, certi vescovi incalliti multiculturalisti alla  card. Martino o Tettamanzi e ovviamente la solita Caritas. 

24 March 2006

Brutta sporca e cattiva, la campagna contro il Premier

Eh sì. Se fossimo degli storiografi attenti dovremmo dire che la campagna elettorale della sinistra contro Berlusconi non data di questi ultimi mesi, ma dall'intera legislatura. Nel senso che a giudicare dalla quantità di cortei, di scioperi selvaggi, di contestazioni e guerriglie inurbane e suburbane dei No Tav, No global, dei vari movimenti anti-Tutto (perfino antismaltimento rifiuti)che hanno accompagnato questo governo è stata una lunga, ostile, violenta campagna all'insegna della destabilizzazione quinquennale. Ma fissiamo per comodità qualche data. I fischi di alcuni poveri mentecatti al presidente del Consiglio seduto in platea durante la serata conclusiva di metà febbraio alle Olimpiadi di Torino quando tutti gli atleti hanno dato il meglio di sé per fare figurare il nostro Paese, sono degni di una terra sudamericana. Neanche quel pizzico di amor patrio. Macché dico? Di amor proprio, davanti alle telecamere accese con tutto il mondo che via satellite guardava con interesse sia le performance sportive dei nostri atleti, che il servizio d'ordine, sicurezza e di vigilanza contro il terrorismo nonché l'immane sforzo organizzativo compiuto.
Niente! I minus habentes dovevano fare sapere che Torino è città "rossa" ma non italiana. Andiamo avanti.
Ad un mese dal voto il Corriere della Sera, dopo aver visto che i sondaggi erano vicini al pareggio, ha fatto sapere ufficialmente che non solo il CdR è di sinistra (cosa che coi vari Raffele Fiengo da poco in pensione e altri papaveri sindacali sapevamo già da tempo), ma che sarebbe sceso in campo per sparigliare le carte come Alice nel paese delle Meraviglie contro la Regina di Denari con la faccia del Berlusca. Tu chiamalo se vuoi endorsement o outing : in realtà è stato un trasformare una testata prestigiosa in un gadget elettorale. Andiamo avanti. Arriviamo all'11 marzo data fatidica del rendez-vous dei black-bloc, di anarcoinsurrezionalisti, tute bianche, di teppisti armati fino a denti, di giannizzeri d'assalto fatti apposta venire dalla Germania con gli appuntamenti via Internet e via siti-latrina, per mettere a ferro e fuoco la città di Milano.
Andiamo avanti. In Confindustria si schierano frattanto le truppe cammellate della tribù del doppiopetto e delle grisaglie rassicuranti con Prodi che garantisce di dare stabilità al Paese. E che contestualmente rassicura pure i Sindacati di fare altrettanto, mettendo d'accordo il Diavolo e l'Acqua santa. Lui sì, è in grado di farlo: il bolognese dottor Balanzone, mica quel ganassa meneghino del Berlusca! Poi c'è stato il coup de theatre del magnifico Ganassa in Confindustria e allora la tribù delle grisaglie tutte arsenico e vecchi merletti si è chiusa a riccio nella teoria dell'Indipendenza di Confindustria: la stessa teoria della Magistratura e del Corriere della Sera, ma beato (e beota) a chi ci crede! Andiamo avanti.
Frattanto dalla Magistratura fioccano avvisi di garanzia per Berlusconi e i suoi ministri che compaiono nel registro degli indagati dopo essere stati tenuti a lungo in frigo pronti per essere sfornati come brioche belle calde per la campagna elettorale: cade Storace ora riabilitato da quello stesso pentito che lo aveva incriminato, e per questo già finito nelle pagine interne del Corriere. Pisanu, indagato pure lui per avere rimpatriato i clandestini in Libia, invece sta ancora in sella. Andiamo avanti.
Da Milano dove i cittadini hanno reagito pestando personalmente i provocatori di professione, il teppismo anti-campagna elettorale contro la CdL e il suo leader, si è trasferito a Genova davanti al Carlo Felice. C'est plus facile : i genovesi non li picchiano i teppisti dei centri sociali, di solito li incoraggiano. E quando qualcuno di loro muore, gli innalzano pure tanto di cippo. Andiamo avanti. Durante i tafferugli davanti al Carlo Felice si cerca per provocazione un caso Giuliani 2 la Vendetta, per poter dire quanto sono malvage le forze dell'ordine. Uno di quei cialtroni offende il premier con "W Mangano !" (cioè il mafioso) e invece di prendersi una manganellata su quella zucca vuota che si ritrova, a sorpresa, salta fuori uno sponsor parlamentare in Violante che raccoglie la provocazione e la rilancia. Andiamo avanti.
Berlusconi, palesemente sotto attacco e con una campagna elettorale boicottata come facevano un tempo i fasci contro i socialisti nel 1924, lancia l'allarme dei servizi segreti americani e del loro Warning, e sapete cosa si becca? Lo scherno e le canzonature del Mortadella che parla addirittura di ingerenza dei servizi segreti americani nelle nostre faccende. Ovvio, la truppaglia no global e dei centri sociali violenta e facinorosa stanno a Prodi oggi, così come le milizie fasciste stavano a Mussolini nel ventennio: tutto è pronto per il suo insediamento indolore e la sua marcia su Roma. Poi una volta insediati a Roma, il Romano dirà: io sì che so mantenere la legge, l'ordine, la tregua sociale e il concertino del volemose bene sindacale, i no Tav e i no global. Per forza: ce li ha in coalizione! Andiamo avanti? Sì, ma avanti dove?!
E' una campagna elettorale brutta, sporca e cattiva, all'insegna di veleni, delle ingiurie, della mancanza di rispetto, del teppismo stradaiolo da un lato e doppiopettaro con colpi bassi dall'altro: due facce della stessa insidiosa medaglia. E il timore di molti è che a Berlusconi possa accadere qualcosa di irreparabile come al povero prof. Marco Biagi.
Stia all'erta, Presidente! Le raccomandiamo di fidarsi pure del Dipartimento americano. Un Enzo Bianco (della Margherita) al Comitato di controllo per i servizi segreti italiani (il Copaco) non vale proprio un copeco (antica moneta russa fuori uso). E scongiurando l'incipit del poema di T.S. Eliot Waste Land (Terra Desolata), le auguriamo che Aprile non sia affatto il mese più crudele dell'anno, ma che sia gentile e che nasca sotto i migliori auspici. In fondo chiediamo solo lealtà, correttezza e campagne elettorali "normali" da qui al 9 prossimo venturo.