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29 December 2025

La Consulta ha legittimato l'odioso green-pass


La Corte Costituzionale non demorde. Con la sentenza N.199 i giudici hanno di fatto legittimato l'imposizione del green pass. Ma c'era da aspettarselo. Del resto quando c'era Silvana Sciarra col mandato di Presidente della Consulta (correva l'anno 2022-23) tale organismo si espresse in modo analogo circa le "misure" ritenute né "irragionevoli né sproporzionate". Pertanto, necessarie e indispensabili. 

 La vicenda prende le mosse dal ricorso di due dipendenti a tempo indeterminato della Regione Siciliana, in servizio presso la Motorizzazione Civile di Catania. Entrambe over 50, furono interdette dall’accesso agli uffici a partire dal 15 ottobre 2021 per mancanza di Green Pass (il cosiddetto “base”, ottenibile anche con tampone). Con l’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale per la loro fascia d’età (decreto-legge 1/2022), l’impedimento continuò, poiché non vaccinate e dunque prive anche del “Green Pass rafforzato”. Considerate assenti ingiustificate, non percepirono stipendio né altri emolumenti. Dopo il rientro in servizio nel maggio 2022, il giudice del lavoro catanese ha sollevato davanti alla Consulta una serie di dubbi di legittimità costituzionale. (fonte: Quotidiano sanità)

Insomma, niente di nuovo sotto il sole, pardon sotto il vischio. Tuttavia la cosa apre in  teoria (e in pratica) nuovi inquietanti scenari relativi a nuovi obblighi di trattamento sanitario. Vaccini, esami, farmaci, visite potrebbero venire imposti per tutelare non solo la salute degli altri (il cosiddetto bene comune), ma anche la propria, quella individuale. Avete notato anche nell'ambito di semplici influenze stagionali, che battage pubblicitario c'è stato quest'anno a proposito di vaccini anti-influenzali? Si deve  poter evitare ad ogni costo il "carico ospedaliero", nuova paroletta magica che serve a spaventare e a indurre alla vaccinazione. Certo come no? Specialmente adesso che i posti letto scarseggiano e gli infermieri pure. 

Racconterò un mio piccolo aneddoto personale relativo alla mia dottoressa "di base". Nell'ottobre scorso mi disse con tono premuroso che era già disponibile il vaccino anti-influenzale. Siccome in quel mese mi buscai subito la mia bella influenza a causa di un repentino calo di temperature, le risposi asciutta: "Già fatta. L'ho appena fatta ai primi di questo mese". 

"Ah ma bisogna vedere che tipo di influenza ha avuto lei" fu la risposta. Ce ne sono di alcuni tipi. Me ne uscii senza risponderle. La risposta che mi rimase sul gargarozzo era: "Perché, per ogni tipo di virus esiste  forse un diverso tipo di vaccino corrispondente?".  Non ho voluto fare polemiche perché ho già cambiato tre medici. E mi sa tanto che dovrò cambiare anche questa. Mi piacerebbe inoltre sapere che fine hanno fatto i medici maschi. Pare che questa professione (un tempo ambita) sia rimasta solo in mano alle donne. Non che abbia qualcosa contro le donne, ma l'eterogeneità negli ambienti di lavoro, la trovo  qualcosa di produttivo e di proficuo per ambo i sessi. 

Che dire?  Mi scuso se non ho trovato un argomento più festaiolo, ma Anno Nuovo che verrà, problemi vecchi a cui mettere mano. Facciamoci coraggio, affrontiamoli e  che Dio ce la mandi buona.  Buon 2026 a tutti!




Sacra Famiglia


21 December 2025

Natale, non ho voglia di tuffarmi in un gomitolo di strade


Non so se certi sindaci lo facciano apposta ma le strade di molte città grandi, medie e piccole in questo periodo vengono interrotte da lavori in corso e da conseguente deviazione della viabilità. Dicono che devono spendere in fretta i soldi del PNRR e alcuni fanno addirittura piste ciclabili  in nome del green, piste che pochissimi o nessuno adopera. Sta di fatto che circolare a ridosso di questi giorni, diventa sempre più un incubo invivibile e se posso,  cerco di evitare. Un'altra cosa che detesto, è l'aver trasformato il Natale in una sorta di stressante lavoro. O meglio sarebbe definirlo un continuo  lavorìo e un logorìo. Si ha quasi paura di non riuscire a fare tutto ciò che si deve fare. Di non consegnare in tempo un regalo, di correre a riceverne un altro,  di mancare a in un invito, a una mostra, a un concerto, e così via. Insomma, una tensione nella tensione che fa desiderare di rifugiarsi in un eremo lontano dal mondo. I bambini poi che dovrebbero essere educati alla magica attesa dell'Evento, sono diventati sempre più nervosi, impazienti e perfino "schizzati" se mi è concesso usare questo termine. Sono incontenibili, scartocciano in fretta regali e non aspettano più la fatidica notte Santa. Figuriamoci! Scartocciano e dimenticano, in vista di sempre nuovi pacchetti, di sempre nuovi stimoli. La morale di questa mesta favola, è che non si vede l'ora che passino le feste e che tutto ritorni alla normalità. Non si vede l'ora di svoltare le pagine del calendario e di essere già alla fine dell'Epifania. C'è chi soffre già di spleen natalizio: si accendono le luci della città fin dall'inizio del mese e si spegne il proprio cuore. Sì, non c'è solo la malinconia di novembre, quella dovuta  ai giorni che si accorciano e alla mancanza di luce, ma anche la malinconia dovuta a  città troppo illuminate, troppo rumorose modello Luna Park e in preda alla  frenesia. 
"Correte troppo, e non date alla vostra anima il tempo di raggiungervi", dissero alcuni indigeni allo scrittore Michael Ende, autore di "La storia infinita", durante un suo viaggio.
Niente di più vero. L'opulenza del cibo in eccesso, delle delle leccornie in eccesso, dei brindisi di troppo,  dei carrelli dei supermercati strapieni di derrate alimentari trascinati a fatica, alla fine ci rendono scontenti e nervosi. E' come continuare ad alimentare un assetato che invece vorrebbe solo bere. Inoltre, sapere che questo Natale cade con due guerre ancora in corso, ci affligge ulteriormente. Né ci conforta il "pacco natalizio" della manovra di bilancio  con tanto di "riforme punitive" dei condomini (un ennesimo attacco alle case) che questo governo ci sta preparando. Senza contare i 90 miliardi da destinarsi all'Ucraina per i prossimi due anni, un bel regalone di Natale per Zelenskij, da parte della Ue.
 
Cardinale Pizzaballa battezza un bimbo a Gaza

Altro capitolo sono le immagini di Gaza sotto un'alluvione. Roba da  fare venire i brividi solo a guardarle, con bambini che muoiono di fame, di stenti e di freddo. Ma c'è il "terrorismo" e l'IdF deve sparare a dei poveri derelitti dalle tende strappate e dai giacigli allagati. Bravissimo e coraggioso il cardinale Pizzaballa e padre Gabriel Romanelli ad aver ripristinato (non senza rischi),  nella chiesetta della Sacra Famiglia di Gaza, un piccolo presidio di civiltà, di conforto spirituale e di humana pietas - quella che sembra essere sepolta sotto le macerie. Il tutto è  frutto di estenuanti negoziati con le autorità israeliane. E oggi  il Patriarca latino, è riuscito perfino a celebrare il  Battesimo di un piccolo neonato a nome Marco, ciò che rappresenta un forte simbolo di rinascita e di speranza. 
Penso altresì con una certa apprensione, a quei poveri bambini separati dalla loro Famiglia del Bosco, famiglia che, per quanto bizzarra stravagante sia,  è pur sempre un focolare, in luogo di un' anonima e impersonale "casa-famiglia" collocata in "area protetta", in burocratica e ottusa dotazione dal Tribunale del minori. Un Natale amaro simile a quello di vari altri genitori che si trovano a lottare contro tribunali sempre più arcigni e totalmente  privi di ogni umanità.

"Qui non si sente altro che il caldo buono"


Ma torno alla ressa prenatalizia di questi giorni, alla gente che si mette in viaggio, alle città sempre più  istigatrici di discordie, alle code ai semafori, ai parcheggi che non ci sono, alla paura di tamponamenti che invece ci sono, alla perdita di ogni sacralità, e mi  viene in soccorso questa poesia di Ungaretti dalla quale ho prelevato il primo verso, quale titolo a questo post. Poesia che il Poeta scrisse a Napoli durante un suo congedo nel Natale del 1916 reduce dalla guerra di trincea del 15-18, nella quale esprime il suo bisogno di quiete, di calore e di tranquillità domestica ("Sto/ con le quattro/ capriole/ di fumo/ del focolare"). Ma sì, in fondo in questi anni catastrofici e cupi, siamo tutti un po' reduci da una guerra. Buon Natale!






IV Domenica di Avvento e solstizio di Inverno




14 December 2025

Censura contro i Russi ma alla Scala spunta un'opera sovietica

 


Qualcuno ha definito il teatro della Scala come il tempio artistico  della massoneria. Una riprova è stata data quando ci fu il colpo di stato tecno-finanziario contro il governo Berlusconi nel 2011. Tutti ricorderanno che dopo la sua destituzione, Napolitano che ebbe una parte attiva nel...chiamiamolo  così "avvicendamento" del governo tecnico, si ritrovò poi alla Scala  con Mario Monti e - guardate un po' - per l'occasione diedero il Don Giovanni di  W. A. Mozart, autore notoriamente massone, iniziato alla Loggia  Zur Wohltatgkeit (Per Beneficienza) nel 1791. E non lo scrive qualche "complottista", ma sta su una pagina ufficiale del Grande Oriente. Con l'allora Presidente della Repubblica e il neo Primo Ministro non eletto, sul palco che assistettero belli rilassati al compimento della loro "missione". E con il personaggio del convitato di pietra (o commendatore) dalla camicia insanguinata che davanti a loro intonava l'aria "Don Giovanni a cenar teco mi invitasti".  All'evento  scaligero svoltosi il  7 dicembre 2011 dedicai un post   di riflessione, ricco di commenti intriganti che sono tornata a rileggere in questi giorni. 

Napolitano e Monti assistono al Don Giovanni di Mozart alla Scala (2011) 

Il 7 dicembre u.s, giorno di Sant'Ambrogio c'è stata, come è noto,  la prima di "Lady Macbeth del distretto di  Mcensk" di  Dimitrij Sciostakovic tratta dalla novella di Leskov.  Premetto che di questo compositore conosco solo un paio di cose: il concerto di Leningrado (sinfonia N.7) in linea coi dettami del realismo socialista. Ovvero, un’arte militante, adatta al mondo nuovo che si veniva costruendo nella neonata Unione SovieticaE pure quel valzer N.2 che Kubrick inserì  nel suo film "Eyes Wide Shut", un brano che personalmente trovo assai deprimente, ma adatto all'atmosfera decadente del film.  La mia conoscenza si esaurisce qui, perciò, mi ritengo una profana della sua opera. 

Non  farò discussioni formali sull'Opera che  è riuscita ad annoiarmi già al secondo tempo. E i tempi erano quattro. Qualcuno in questo sito mi ha già tolto le parole dalla tastiera: "Tutto, ma proprio tutto, depone a suo sfavore: durata impegnativa, trama feroce, linguaggio musicale che non fa prigionieri, nessuna melodia da canticchiare uscendo dal teatro".
 
Appunto! nessuna romanza da canticchiare, come avviene per il Melodramma italiano, ma qui siamo in URSS in un tempo in cui i furori della rivoluzione non si sono ancora sopiti; pertanto non vi sono dolcezze, né melodie.

Il resto è noia, nonostante la trama scabrosa, gli amplessi mimati, la protagonista pluriomicida (uccide il suocero, poi il marito, poi l'amante del suo ultimo compagno, ma poi si suicida in una catarsi di torce umane che prendono  fuoco). Non mancano  i soldatacci sovietici, le spie, i delatori e gli spiati,  i due amanti diabolici con un lui in canottiera, boxer e calzini  e una bella pancia in vista. "Realismo socialista" anche questo? La protagonista Katerina, del resto, indossava in molte scene, un dimesso tailleur marrone che la faceva sembrare  una commissaria del popolo piuttosto in sovrappeso. 
Ma la cosa più triste e deplorevole è aver visto  un Vespa e una Carlucci (le disgrazie non vengono mai sole)  nel foyer, i quali  si intendono di opera come io mi intendo di ingegneria  aerospaziale, mettersi lì a pontificare sulla rappresentazione, forti dei loro saperi sui Bignami che sono stati costretti a ripassare la sera prima del debutto.  Poi spunta il rapper Mahmood in livrea di lusso per la première, passando con disinvoltura del Rap, all'Opera.  Né mancano attorucci da fiction televisive come Veronica Pivetti che inneggiava all'eroina  così insubordinata al "patriarcato". Chi si volesse documentare sulla trama vada a questo link. Ma non è questo che mi interessa mettere a fuoco. 

Il soprano americano Sara Jakubiak interpreta il ruolo di Katerina


Quel che mi sconcerta è constatare che nessuno della stampa di sistema si è mai domandato il motivo assurdo per cui hanno bandito da concorsi internazionali  fior di pianisti, solo perché russi, mentre poi mandano in scena un'opera scritta nel periodo sovietico. Hanno  discriminato  ed escluso artisti giovani e dotati, dalla partecipazione ai concorsi, identificandoli come rappresentanti  ufficiali del governo russo:  una vera e propria aberrazione! E perché mai hanno di recente ostracizzato  il direttore russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta costringendolo ad annullare il concerto?
Perché hanno impedito a un relatore dell'Università Bicocca  di  Milano, di tenere la conferenza sul grande Dostoevskij? La scusa penosa era “evitare ogni forma di polemica in questo momento di tensione”. Per poi fare l'inutile balbettante retromarcia. 
Ce n'era perfino per i gatti russi che non potevano partecipare all'esposizione felina, perché gatti dell'Est. 
Insomma, in questi  quattro anni sono avvenute le più grottesche ridicolaggini censorie, ma adesso, a sorpresa, si mette in scena un autore sovietico, il quale in seguito ebbe contrasti con Stalin che lo censurò, secondo il copione dei soliti scontri inter-ideologici  fra "compagni"(le chiamano "contraddizioni in seno al popolo"). Un'opera poco conosciuta diretta da un regista russo (Vasily Barkhatov), col coro della Scala che cantava in russo, il soprano americano di origine polacca che gorgheggiava in russo.

Che cosa diavolo è cambiato? Si avvicina la Pax Americana nel conflitto russo-ucraino? O  meglio, una Pax russo-americana? O si mette in scena un'eroina che uccide invece di venire uccisa come solitamente avviene nel Melodramma classico, solo per spirito di rivolta? 
Ricordo la Carmen di Bizet che viene pugnalata da don José. Nell'opera di Verdi, Desdemona viene uccisa da Otello, per gelosia.  La Aida viene sepolta viva col suo Radames. Mimì nella Bohème di Puccini muore di tisi. La Butterfly si fa harakiri, perché viene abbandonata da Pinkerton, l'ufficiale di marina degli  Stati Uniti del quale era innamorata. Insomma, l'aver messo in scena un'opera con una provetta assassina, è da interpretare come la solita rivincita del femminismo sull'Opera che segna invece la caduta e  la sconfitta delle donne? Certamente ci sarà anche questa componente, ma, a mio avviso,  non dev'essere l'unica ragione.  
La scelta dell'Opera di Sciostakovic presenta  diverse zone d'ombra, ma di sicuro chi ha deciso  di mettere in scena un'opera ingombrante come quella, sa dove vuole andare a parare e quali messaggi, più o meno sottotraccia, vuole veicolare, dato che gli eventi della Scala vanno per il mondo. In ogni caso, anche questa volta,  ci troviamo davanti  a  uno sconcertante "contrordine compagni".

III Domenica di Avvento

05 December 2025

Il Bosco fa paura alle sinistre


Martin Heidegger nella Foresta nera (Schwarzwald)

Con ogni evidenza il  "Bosco" fa paura ai compagnucci, forse immemori che un tempo era il rifugio dei ribelli partigiani, i quali aspettavano i pacchi della sopravvivenza dagli elicotteri degli  Alleati, proprio dandosi alla "macchia". Non a caso in francese i partigiani venivano definiti les maquis, cioè coloro che si danno alla macchia. Dunque da dove viene questa cultura del sospetto da parte dell'attuale sinistra intellò per la parola "bosco" ?  E  più nello specifico, per un piccolo editore che  titola la sua attività pubblicistica "Passaggio al bosco"? Sembra di sentire una vecchia canzonetta di Sanremo: "Non mi portare nel bosco di sera/Ho paura del bosco di sera...". E se non ci scappasse da ridere, ci sarebbe quasi da piangere.

A proposito di bosco, ha fatto impressione anche a me, come suppongo a molti di voi, sentire le grida strazianti di quei poveri piccolini, strappati ai genitori nella nuova famiglia di neorurali dell'Aretino. Purtroppo occorre dire che la sinistra vince anche quando perde elettoralmente e non gode del consenso popolare. Perché? Perché occupa da tempo immemorabile tutte le casematte gramsciane delle istituzioni. Una su tutte, la magistratura che mostra di essere sempre più il braccio armato del Nuovo Ordine Mondiale. Le toghe sinistrate si sono messe a rastrellare (non trovo altri termini)  i boschi in cerca di piccoli inadempienti agli obblighi vaccinali, inviando in spedizione, i carabinieri e facendo presidiare il bosco da agenti in tuta anti-sommossa. Ma si rendono conto agli occhi dei fanciulli cosa vuol dire vivere simili traumatiche esperienze? E affermano pure di fare  tutto ciò, per il loro bene? Qui la cronaca e il video della recente impresa di sottrazione dei minori. 


Sul versante intellettuale,  notiamo invece gli sforzi  della gauche caviar, tutti volti a impedire che una casa editrice che si chiama per l'appunto, "Passaggio al bosco", esponga i suoi libri alla mostra di "Più libri più liberi". Curioso che il bosco faccia tanta paura alla sinistra. Ma quegli 80 e passa intellettuali che hanno firmato un manifesto, li conoscono o no,  i miti fondativi del  bosco nelle  varie culture nord-europee?  I cicli arturiani della Tavola Rotonda, hanno per sfondo il bosco, ad esempio. Ed è nel bosco che viene suggellata la fratellanza d'armi dei Cavalieri. Senza contare le varie fiabe popolari laddove il bosco, per i piccoli protagonisti, assume una funzione di iniziazione alla vita. Penso ai fratelli Grimm, ma non solo. 

La fiaba di Hansel e Gretel dei Grimm

Martin Heidegger, uno dei più  grandi filosofi al mondo, rifiutò prestigiose cattedre per continuare a lavorare non lontano dalla sua baita, sita nella Foresta Nera nel piccolo villaggio di Todnauberg, trasformando quel luogo, in un simbolo di vita autentica, di ritiro spirituale e di ricerca filosofica.   

Per Ernst Jünger , a sua volta influenzato da Heidegger, il bosco era il rifugio a cui attingere risorse psico-fisiche, ritrovando in esso, nuova linfa e ripristino di energie perdute. Il suo "Trattato del Ribelle" (guarda caso, il titolo originale del libro è Der Waldgang che significa per l'appunto "passaggio al bosco"), è un testo di una straordinaria modernità e attualità scritto, per paradosso, da un antimoderno, un anti-tecnologico e anti-tecnocratico come lui. Ecco la sinossi del prezioso volumetto:

 "Nei primi anni del dopoguerra, mentre si andava delineando quella integrazione planetaria nel nome della tecnica che oggi è sotto gli occhi di tutti, Ernst Jünger elaborò questo testo, apparso nel 1951, oggi più affilato che mai. La figura del Ribelle jüngeriano corrisponde a quella dell’anarca, del singolo braccato da un ordine che esige innanzitutto un controllo capillare e al quale egli sfugge scegliendo di «passare al bosco» – dissociandosi, una volta per sempre, dalla società. Il Ribelle jüngeriano sente di non appartenere più a niente e «varca con le proprie forze il meridiano zero».

 E invece a cosa assistiamo? Alla burla grottesca di oltre 80  scrittori, artisti, pseudo-artisti di regime che  hanno sottoscritto il loro manifesto editoriale di ciò che secondo loro deve essere pubblicato e cosa invece dev'essere censurato, perdendo quindi ogni diritto di venire letto. E fanno lo screening dell'editoria ideale secondo loro (politicamente corretta e ovviamente allineata), a una piccola casa editrice. 

Ma torno ai bambini del bosco. I  bambini  non sono figli dello Stato e delle istituzioni, e se è vero che non sono proprietà esclusiva dei loro genitori, come ha affermato con veemenza il magistrato Cecilia Angrisano sul primo caso della famiglia anglo-australiana, è altrettanto vero che non è lo stato a dover sindacare e intromettersi sugli stili di vita delle famiglie. Il criterio di non appartenenza, un bambino lo apprende più  tardi quando è adulto e non per decreto della magistratura, ma per scelta volontaria, quando l'individuo già formato si stacca di sua iniziativa dal nucleo familiare e parentale.  Pertanto è velleitario e arrogante pensare di esercitare tutela sui bambini senza rispetto per i loro genitori. Non siamo (ancora) in uno stato sovietico per fortuna, laddove poteva essere sottratta la patria potestà genitoriale. Le assistenti sociali  e gli psicologi non sono "mamma e papà". E nemmeno, genitore1 e genitore2.  Spero tanto che anche questa nuova perseguitata famiglia dell'Aretino possa avere lo stesso clamore mediatico di quella Trevallion-Birmigham, con relativa mobilitazione di massa. E' ora di finirla con questi abusi da totalitarismo sovietico mascherato da paternalismo che si pasce di termini come "casa-famiglia", "area protetta" e "dialogo protetto".

Ritornando al piccolo editore fiorentino di Passaggio al bosco, titolo evocativo del saggio jungeriano, spero che tutto l'ostracismo di cui è stato fatto oggetto, serva solo a dargli pubblicità e notorietà e a garantirgli più lettori. Per ora, a difendere il suo diritto a pubblicare è stato Innocenzo Cipolletta  della AIE (Associazione Italiana Editori) che mostra di saper tenere duro.  Nell'ambito della sinistra più indipendente e meno ottusa, sono da segnalare Massimo Cacciari e Giordano Bruno Guerri, secondo i quali le idee difformi non possono e non devono essere combattute a colpi di censura e di ostracismi.
Esiste o no, un libero mercato con tanto di libera scelta di quei prodotti editoriali detti libri?  O dobbiamo sorbirci per altri ottant'anni  il "mercato unico" di un'editoria "organica" al Partito sul tipo di Editori Riuniti e Edizioni Rinascita, di comunista memoria? Poi c'era (e c'è ancora) Feltrinelli, Samonà e Savelli che era trotzkista, e tanti altri editori piccoli e medi,  noti e meno noti, ma muniti di lasciapassare rigorosamente rosso. Insomma, il ragionamento delle 80 teste pensanti è questo: la cultura e l'editoria è, e deve rimanere, "cosa nostra". Un ragionamento che sa tanto di "cosca".

San Giulio

26 November 2025

La casetta nel bosco e i nuovi Orchi




Ho esitato a parlare della famiglia anglo-australiana Trevallion-Birmingham, più conosciuta come "la famiglia del bosco" di Chieti, perché ho visto che ci si è tuffato a pesce, l'intero apparato mediatico nazionale e internazionale (la notizia è rimbalzata per il mondo) togliendo pace e tranquillità a quei poveretti. Certo che scegliere di andarsene via dalla pazza folla, passare al bosco, per poi ritrovarsi uno strombazzanento a reti unificate e a testate giornalistiche all'unisono, non deve essere facile per chi lo subisce. In aggiunta a ciò, per Nathan (il padre) c'è l'allontanamento dei suoi familiari collocati in una "casa famiglia" di quelle istituite dallo stato. La faccenda è arcinota. 
Una famiglia anglo- australiana composta da padre, madre, tre figlioletti con l'aggiunta di cani, gatti, un cavallo, galline, dedita a una vita immersa nella wilderness e forse facente parte di uno di quei movimenti neorurali, si è vista sottrarre i bambini con l'accusa di non fornire un'abitazione adeguatamente sicura e messa a norma, con mancanza di servizi igienici (il bagno) cui si aggiungono altre critiche relative alla mancata scolarità, cure sanitarie  e alla   socializzazione dei bambini. E qui urge fermarmi su questo preciso punto. 

Dov'erano questi signori togati difensori dei diritti dei minori, quando improvvisamente ai bambini fu impedito di andare a scuola, per colpa dei confinamenti imposti durante il periodo della "pandemia"? Si fece un gran parlare di scuola virtuale e di sospensione delle lezioni frontali, di lezioni da remoto, di aule con banchi distanziati (i famigerati banchi a rotelle), di mascherine, di "distanziamento sociale"(e cioè fisico), di divieto di "assembramento"; si chiusero attività ginniche, piscine e corsi di nuoto. È forse questa la tanto declamata socializzazione, parola magica che tanto piace agli ambienti pedagogici della sinistra? Come al solito, si applica il più ipocrita dei doppi standard a seconda delle circostanze e delle convenienze.
Non è finita. La cosa ritenuta forse la  peggiore per il tribunale dei minori dell'Aquila, è che i bambini non sono stati sottoposti al ciclo delle vaccinazioni previste per l'infanzia in età scolare. E ben sappiamo che la Lorenzin quando era ministro della Sanità,  ha riservato 12 vaccini a stecca per i minori senza che i governi successivi al governo Renzi e Gentiloni abbiano mai aperto una  vera discussione e una riflessione sui loro effetti collaterali. 
Molto è stato detto circa la modesta struttura abitativa della casa nel bosco col gabinetto esterno. E' pur vero che siamo di fronte a uno stile di vita  certamente molto parco e limitato a necessità minime,  ma pur sempre con bambini sani, istruiti attraverso la scuola parentale già contemplata dalla Costituzione e  una casa in confronto alla quale i campi nomadi  ai margini delle città, appare quasi una villetta di lusso. Mi piacerebbe sapere perché vengono tollerati bambini dediti all'accattonaggio e al vagabondaggio, nei campi rom. O ragazzine dedite al furto e al  borseggio, ma poi le autorità giudiziarie e i servizi sociali si mostrano accaniti su questo tipo di vita detto "neorurale" che ovviamente non è il mio, e al quale non saprei mai adattarmici, ma che - non per questo - può venir punito con la brutale pratica della sottrazione dei figlioletti ai genitori. La risposta è  chiara. La famiglia Trevallion-Birmingham non ha nessuno che conta alle sue spalle, mentre sappiamo che i nomadi di varie etnie vengono protetti dall'ONU e dalle sue convenzioni nonché appoggiati dalle stesse comunità ebraiche.  
Forse dietro  a questa oscura faccenda c'è  molto di più, pertanto bisogna analizzare bene i vari dettagli. 



Lo Stato può togliere la patria potestà ai genitori sui propri figli se non approva un certo loro stile di vita? A quanto pare sì. Pertanto i figli non apparterrebbero  più al padre né alla madre, ma diventerebbero di fatto "i figli dello Stato", come avveniva  nell'ex regime sovietico  e nei regimi comunisti vigenti. Oggi è il turno della famiglia nel bosco, ma anche una casa  urbana "non messa a norma" secondo le regole Ue (tanto per fare un esempio banale), potrebbe far scattare misure sgradevoli per chiunque.  Per questo molte famiglie (anche non "rurali") si sentono solidali con quella del bosco di Chieti. Insomma, questa faccenda crea un precedente assai inquietante per chiunque volesse non adeguarsi a norme vessatorie. Non possiamo comunque accettare che i bambini diventino "figli dello Stato". In ogni caso, non  vogliamo l'ingerenza di uno Stato che punisce chi vuole vivere in modo diverso, quale che sia il motivo "etico". Ovviamente, l'ANM difende il provvedimento in oggetto parlando di "valutazioni tecniche" da tenere in considerazione e del pericolo di "strumentalizzazioni politiche". La famiglia nella casetta del bosco deve difendersi da nuovi Orchi e da nuove Streghe. E non sappiamo ancora come finirà questa strana favola. 

San Giacomo Alberione

20 November 2025

Ne inventano una al giorno: multare chi non vota







Sono rimasta allibita nel leggere un pezzo dell'editoriale del direttore de "La Stampa" Andrea Malaguti. A dire il vero non leggo mai il gioiellino editoriale della famiglia Agnelli-Elkann. L'ho appreso per via indiretta su La Verità da un fondo di Belpietro del 17 u.s. E sono rimasta così sbalordita che mi sono sentita in dovere di verificare se la notizia fosse stata gonfiata ad arte o se fosse vera. Ebbene sì, è vera. Sentite cosa dice Malaguti:


"Penso che dovremmo votare tutti. Obbligatoriamente. Per legge. C’è un’elezione? Si va. Per forza. Chi sta a casa paga (provocazione). Chi non va alle urne fa un danno alla collettività. Dunque, bisogna impegnarsi assieme prima che il sistema ci sfugga definitivamente di mano. In attesa che si riformi la cultura della partecipazione, agiamo su una forzatura. Non vediamo più gli elefanti nella stanza delle nostre vite. Due su tutti: il calo demografico e il tumultuoso e sregolato trionfo dell’intelligenza artificiale. Temi scomparsi dall’agenda politica, tra una discussione sui centri in Albania e un’altra sulla patrimoniale. [...] " L'editoriale del direttore Andrea Malaguti di 4 gg fa.


Ebbene dopo aver tentato di estorcerci forzosamente il consenso alle vaccinazioni con una multa illegale, illegittima e pertanto non dovuta, ora ci riprovano col voto e lo scrivono pure senza inibizioni: "agiamo su una forzatura". I miei nonni mi raccontavano da bambina che durante il ventennio fascista, chi non votava veniva prelevato a domicilio e trascinato alle urne, non prima di venire "purgato". Si riempiono ogni due per tre, la bocca sulla sacra parabola dell'"Antifascismo", ma poi sarebbero pronti a usare gli stessi metodi squadristi delle camicie nere. Lo sa o no, tutto questo Malaguti? Ma si che lo sa! E magari sarebbe pure pronto a dichiarare che in questo caso,  è per il "bene della democrazia", dell'Italia,  che è per non fare un "danno alla collettività",  proprio come dicevano questi signori ai tempi del virus. Basta ricordare il sepolcrale motto di Draghi: "Chi non si vaccina si ammala, muore". E fa morire. E vengo alle ragioni che il direttore della Stampa non è capace di vedere, nel sempre crescente fenomeno dell' astensionismo, fenomeno che non riguarda solo il nostro Paese. 
Chi non vota non è un terrorista né un attentatore della democrazia né un anarchico alla Bresci, ma manifesta una posizione di protesta nei confronti di chi non rispetta gli Italiani, a partire dal mandato elettorale. Troppe volte il voto è stato scippato e portato su un binario morto. Lo fu nel 1994 allorché gli Italiani votarono per Berlusconi, ma l'allora presidente della repubblica Oscar Luigi Scalfaro usò Bossi per far cadere un governo legittimamente eletto, per far largo al banchiere Lamberto Dini. Lo fu nel 2011 quando per mano delle manovre del presidente Napolitano in accordo coi circoli bancari europei (la letterina di Trichet e di Draghi della Bce) si inventarono il pretesto dello spread per far sloggiare il Cavaliere, mettendo Mario Monti e altri androidi di Bruxelles, al posto suo. Lo fu quando alla caduta di Conte che ci aveva torchiato ben bene con i confinamenti e i Dpcm, è venuta meno la fiducia. 
Sergio Mattarella invece di restituire la parola agli elettori, ha creduto opportuno di imporci Mario Draghi in veste di Grande Vaccinatore. Perciò chi se ne sta a casetta propria e non mette la scheda nell'urna, lo fa per protesta, e ha tutto il diritto di farlo. E se la Costituzione dichiara che il popolo è sovrano, ci spieghino perché di volta in volta, il voto viene impedito, vanificato e dirottato altrove. Perché, di volta in volta, c'è lo zampino di qualche presidente della repubblica, del "vincolo esterno" della Ue, dei parametri di Maastricht, dei banchieri centrali, dello spread, delle varie "emergenze" create per l'uopo. Ovvero, per la sospensione della democrazia elettorale. 
 
Non vi è bastata la figuraccia di palta che avete fatto cercando di multare chi non si vaccina? 
La Madre di tutti i problemi non è multare chi non va a votare, ma saper rispettare gli elettori che in passato avranno pure votato, ma che constatano che il loro voto disattende le loro aspettative, a causa di "vincoli esterni",  di cessioni di sovranità, e di camarille e intrighi interni, di magistrati che impediscono l'attuazioni di  quelle leggi che i cittadini ritengono giuste. In Usa, tra l'altro, quasi da sempre vota solo una minoranza. Anche alle ultime elezioni gli elettori sono stati appena più di 150 milioni su 325 milioni di cittadini residenti. E allora da quelle parti che hanno fatto? Multe per tutti i non votanti? 
Non è neanche costituzionale pensare a una simile forzosa soluzione. Infatti l'articolo 48 della Costituzione parla di "dovere civico" e di "diritto" che non può venir in alcun modo limitato. ( Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico). Ma non sancisce che è un obbligo.
 
I pennivendoli se lo leggano e rileggano, l'art 48,  prima di scrivere simili scempiaggini. Certo che devono essere proprio alla frutta i poteri marci e i loro megafoni per fare simili proposte di  coartare i reticenti e i renitenti al voto, per mezzo delle multe!
Una scommessa? Se dovessero adottare un simile provvedimento, sono quasi certa che l'astensione crescerebbe ancora di più.  

San Ottavio




13 November 2025

Valditara indietro tutta (e un po' a sinistra)




E così pure Valditara, il ministro dell'Istruzione in quota Lega, è caduto nel trappolone della sinistra. Bastava applicare il Vangelo (sia la vostra risposta sì, si o no no; il di più appartiene al demonio)  per rimanere indenni dalle trappole. E un po' di zolfo, con l'emendamento del provvedimento in commissione Cultura che fa macchina indietro sull'educazione sessuale, in effetti c'è stato. Perché fare entrare,  "l'educazione affettiva", abile camuffamento semantico della parola "sessuale", nei programmi scolastici delle materie di studio? Ma soprattutto, perché bisogna insegnarlo perfino alle medie inferiori ai ragazzini di 11-12 anni, a patto che ci sia il "consenso informato e preventivo" dei genitori? Una vera e propria finestra di Overton per arrivare indottrinare financo i bambini delle elementari. E difatti si è  già fatto avanti Gino Cecchettin,  padre della povera Giulia uccisa da Turetta, il quale avrebbe dichiarato che i corsi sulla cosiddetta affettività andrebbero fatti ad ogni età e per ogni ordine di scuola, allo scopo di sradicare il "patriarcato". 
Mi sembra già di vedere il film: faide fra genitori progressisti e di sinistra favorevoli all'educazione sessuale precoce, contro faide fra genitori di destra più conservatori, e per questo, magari additati al pubblico ludibrio come "reazionari, parrucconi, fascisti".
"Non bastava la pletora di insegnanti di sostegno che affollano le classi, le scissioni continue nella scolaresca per riconoscere diversità d'ogni tipo; ora dividiamo pure i ragazzini tra figli di bigotti e figli di permissivi", sostiene Veneziani.
Già. Ne sa qualcosa chi, come la sottoscritta, ha lavorato nella scuola, sempre più ridotta a fare da vetrina e da collettore di tutto quanto di peggio già imperversa nella società. C'è la droga? Parliamone a scuola. C'è la guerra? Parliamone a scuola. C'è la violenza sulle donne, le baby gang, gli stupri? Parliamone a scuola...
E allora ecco attivarsi le solite beghine della sagrestia rossa con l'Educazione alla Pace, l'educazione all'inclusione, l'educazione ai buoni sentimenti, l'educazione contro i discorsi d'Odio, l'educazione per questo, la contro-educazione per quello. La scuola non funziona da tempo perché rincorre affannosamente la società ("il Sociale" - lo chiamano i compagnucci) invece di difendersi, dai suoi guasti e dalle sue continue aggressioni, e di costituire tra le sue mura, un luogo di pacata riflessione, di studio, di capacità di stare insieme, di rispetto dei reciproci ruoli, di salvaguardia e di applicazione degli strumenti critici e conoscitivi. In tutti questi anni  non ha fatto che inzavorrare e assorbire nei propri programmi  sempre più  bulimici (i curricula) la banalità malefica dei media, degli organismi sovranazionali e delle loro subdole agende che s' insinuano magari sotto forma di circolari ministeriali. Per non dire delle ideologie che tarpano le ali alla vera conoscenza. Sì, ma allora sorge spontanea una domanda:  quando si studia per davvero? Quand' è che si fa astrazione dalle cattive sirene? Quand'è che si mettono i tappi alle orecchie come i compagni di Ulisse e magari si rema, si naviga nel Mare Magno dei veri saperi? E' un'avventura esaltante che nessuno sa più intraprendere da tempo.
Tra i brutti incubi che affollano la mia mente, dopo questo cedimento del governo all'educazione affettiva o sessuo-affettiva come da eufemismi da rimpiattino, c'è la nascita di un bel Collettivo (rosso) Genitori Democratici. Me li  vedo già davanti, lì a pontificare occupando le casematte gramsciane; gli unici auto-accreditati a difendere "il diritto allo studio", il diritto all'inclusione, la sessualità quale "diritto umano", il credere che basti fare un po' di lezioncine sul sesso per illudersi di contrastare la violenza sulle donne.  Dulcis in fundo, naturalmente, ad ergersi quale baluardo granitico a difesa della Costituzione antifascista.



Valditara ha avuto paura di differenziarsi troppo da quelle stesse forze politiche che lo hanno aggredito ieri in un Parlamento fatto di urla, insulti e vociacce come al  mercato del pesce, nel timore di sembrare antiquato, retrogrado, chiuso e antimoderno. Sono spiacente, ma non concordo con l'ottimismo di Massimo Gandolfini del Family Day che oggi trionfalmente sulla Verità parla di  quasi svolta storica. Non trovo che sia una svolta storica, far togliere le castagne bollenti ai genitori mediante un semplice "consenso informato" creando inevitabilmente altre divisioni nelle divisioni. Personalmente, avrei voluto una maggior determinazione nel vietare derive ideologiche ed eventuali genderismi in agguato.


Un'ultima battuta-sberleffo l' ha detta un commentatore sul blog di Gioia Locati (Il Giornale) a proposito della Sanità, ma si potrebbe estendere ed applicare tranquillamente anche alla Scuola e ad altri settori ministeriali. 
"Questo governo si differenzia dai quelli ad istigazione PD, per 10 piccole differenze...trovatele! sulla Settimana enigmistica".
Appunto! Un promemoria da tenere a mente: in politica chi non si distingue, si estingue.

San Diego

06 November 2025

Iperico, male oscuro, Spleen







Novembre è considerato il mese più malinconico dell'anno. Non solo perché si commemorano i cari defunti, ma perché le giornate si accorciano, le notti diventano più lunghe dei giorni, gli alberi perdono la chioma, i cieli sono grigi e con il morire della stagione, non sono pochi coloro i quali soffrono di un disturbo che i soliti anglosassoni hanno chiamato con l'acronimo  di SAD (Seasonal Affective Disorder ovvero Disordine Affettivo Stagionale).  Detto acronimo, guarda caso, in  inglese significa "triste".
Tra le terapie in uso, specie nei paesi nordici privi di luce, vi è quella di esporre il paziente sotto forti lampade luminose che ne stimolano la serotonina, un neurotrasmettitore detto anche "ormone della felicità" in grado di regolare l'umore. Alzi la mano chi non ha mai sofferto di malinconia autunnale, specie dopo il ripristino dell'ora solare. La parola "melanconia" proviene dal greco melas "nero"e konis "polvere" (ovvero bile nera). Una sua variante cristiana è l'accidia, considerata dalla dottrina uno dei sette peccati capitali, dato che reca indolenza, passività e indifferenza. Poiché secondo la concezione di Ippocrate la bile nera veniva elaborata dalla milza, concezione rafforzatasi poi durante il Medio Evo fino all'età romantica, da qui la parola spleen (milza), un suggestivo termine impiegato da Baudelaire per indicare l'umor nero. Quattro sono infatti gli Spleen composti dal poeta ne "I fiori del Male". E ne citerò solo qua e là qualche frase, tratte da un paio della raccolta.
Ho più ricordi in me che se mille anni avessi/Un grosso mobile a cassetti stipato di bilanci/versi,lettere d'amore,di verbali,di romanze/e di pesanti ciocche di capelli avvolte da quietanze/non nasconde segreti quanto il mio cervello triste:/piramide ed immensa tomba/cela più morti che comune sepoltura/
Io sono un cimitero dalla luna aborrito/in cui vermi lunghi,come rimorsi,si trascinano/ e che sempre s'avventano sui morti miei più cari/
Sono un vecchio salotto,  d'appassite rose ricolmo/
Dove alla rinfusa le mode sorpassate insieme giacciono...

II - Quando come un coperchio il cielo pesa
grave e basso sull'anima gemente
in preda a lunghi affanni, e quando versa
su noi, dell'orizzonte tutto il giro
abbracciando, una luce nera e triste
più delle notti; e quando si è mutata
la terra in una cella umida, dove
se ne va su pei muri la Speranza
sbattendo la sua timida ala...

Certamente in lingua originale è  assai più efficace. Lo spleen, benché stato d'animo d' umor nero, è per Baudelaire la condizione necessaria per pervenire all'Ideale. Nella concezione baudelairiana Spleen et Idéal sono infatti intimamente congiunti. Pare che il poeta soffrisse fortemente di questo "disordine" ma che proprio per questo, ne avesse bisogno per raggiungere le sue sublimi idealità poetiche. Questo stato d'animo lo si coglie anche in Spleen di Parigi, un  suo poemetto in prosa: Allora dimmi, che cosa ti piace, o bizzarro straniero? Io amo le nuvole ...le nuvole che passano...lassù... le nuvole meravigliose. Lo straniero passa  quindi per due stati d'animo: da quello melanconico spaesato, a quello in cerca di ideali.

Eugenio Montale in una sua poesia lo chiama il Mal di vivere: 
Spesso il male di vivere ho incontrato/ era il rivo strozzato che gorgolia/ era l'incartocciarsi della foglia/ riarsa, era il cavallo stramazzato.




E' ancora in questa poesia del pittore-poeta Ardengo Soffici che la incontriamo per la "Via".


Palazzeschi, eravamo tre,
Noi due e l'amica ironia,
A braccetto per quella via
Così nostra alle ventitré
..........................


Finale

...Ma un organetto un po' sordo
si mise a cantare: Ohi Marì...

E fummo quattro oramai
A braccetto per quella via
Peccato! La malinconia
S'era invitata da sé.



Una poesia (qui il testo integrale)  che parte allegra e scanzonata, ma che nel finale descrive come lo stato d'animo della malinconia crei quasi un effetto-imboscata per chi ne viene colpito.



Lo scrittore veneto Giuseppe Berto la descrisse come una discesa agli inferi nel suo romanzo "Il male oscuro" e per raffigurarne la nevrosi d'ansia che l'accompagna scrisse il romanzo senza punti né virgole, in  un flusso di coscienza ininterrotto. Non ne soffrono solo i poeti e gli scrittori, ma anche gli artisti (pittori, scultori, musicisti). Ne soffrì Michelangelo, Caravaggio, Cellini, Albrecht Dürer e molti altri... Tutti figli di Saturno. 

Malinconia - Edward Munch

Il citato Dürer ne fece anche una famosa incisione a bulino dal titolo "La melanconia" (immagine in alto al centro del post), sulla quale sono state avanzate parecchie ipotesi e chiavi di interpretazione. Ma secondo la più accreditata, pare voglia indicare una condizione primitiva, come il primo gradino della conoscenza da perseguire in salita, uno stato d'animo di travaglio interiore assimilabile alla notte, alla "nigredo" dell'elemento ctonio (cioè, della terra). La donna infatti è cupa in volto e la scritta sul nastro sorretto dal pipistrello sembra indicare proprio questa condizione di "melanosi" e di "nigredo" paragonabile ad uno stato d'animo di pensosità travagliata.
Mistero e malinconia di una strada (De Chirico)


 E' un tema che ha attraversato anche la pittura dal Rinascimento fino ai nostri giorni. Edward Munch, grande cantore espressionista degli stati d'animo esistenziali (L'Angoscia, L'Urlo) ha composto un dipinto intitolato Malinconia (immagine più sopra). Un topos ricorrente anche in uno stupendo famoso dipinto di De Chirico che ha colpito non poco l'immaginario collettivo dal titolo "Mistero e malinconia di una strada", quello dell'ombra della bambina che gioca col cerchio in un viale solitario. 
Iperico o erba di San Giovanni


Ma certamente per i malinconici, o accidiosi o depressi o affetti dal male oscuro, o come vogliamo chiamarli, non è di conforto né di consolazione sapere che non sono pochi i personaggi famosi afflitti da questo male. In epoche più vicine alla nostra ne soffrirono pure persone di grande successo politico come  Winston Churchill che nei momenti cupi della sua vita sognava di venire inseguito da un cane nero, e giornalistico come Indro Montanelli. Esistono rimedi senza dover sconfinare nella zona grigia degli psicofarmaci e sono l'Iperico (pianta di Iperione, il nome greco del Titano padre di Elio-Sole) che si assume anche in tisane e infusi. Grande è il valore simbolico di questa pianta dai bei fiori giallo-sole (il colore della luce che tanto piaceva a un melanconico cronico come Van Gogh - si pensi solo ai suoi girasoli o ai campi di grano). Capace di combattere gli stati depressivi, l'Iperico è anche un potente cicatrizzante. In fondo, a ben rifletterci, è come immettere piccole dosi di sole nel corpo di chi vede buio e non riesce a uscire dall'oscurità. Non di rado dunque anche la medicina e la farmacopea sono fatte di simboli e metafore proprio come le arti, la poesia e il linguaggio, dai quali indirettamente attingono.

San Leonardo

30 October 2025

La parrucca nella minestra










Non mi piace fare ripescaggi  di vecchi post e autocitarmi. Ma di fronte ai siparietti del crimine che imperversano a reti unificati, da mattina a sera, di fronte alla morbosità dei videotossicomani sempre più teledipendenti e telemorenti, i quali, più sono al sicuro sui divani di casa propria, più si improvvisano giallisti e Sherlock Holmes domestici, ho riesumato un mio vecchio post che risale a 15 anni fa (28 ottobre 2010) e che sembra appena scritto. 
Manca solo l'aggiornamento  sul caso Garlasco 2 (cioè 18 anni dopo) , che dal povero Stasi detto "il biondino con gli occhi di ghiaccio"  opportunamente mostrificato e che ha già scontato la pena, ora indaga e mette sotto accusa Andrea Sempio e la sua famiglia. Non mancano avvocati beoni, magistrati corrotti, guerre tra procure, testimoni mitomani e mendaci. Ma intanto nel corso del tempo, il capello nella minestra di cui al contenuto del post sottostante,  è diventata non solo una parrucca, ma le parrucche, tante parrucche.


" Cameriere, c'è un capello nella minestra. Vorrebbe cambiarmi il piatto per cortesia? ". E così che schizzinosamente ci comportiamo al ristorante quando per caso troviamo un capello nella portata servita. Ma di fronte alle intere parrucche che ci propinano quotidianamente durante i telegiornali a pranzo e a cena restiamo ammutoliti e continuamo a mangiare, imperterriti.
E' questa una gag del comico surreale Alessandro Bergonzoni durante l'ultimo spettacolo teatrale URGE. La parrucca nel piatto quotidiano si fa sempre più immangiabile, a causa dell'invadenza, della pervasività, della ripetitività compulsiva dei media. Si buttano come sciacalli sui fatti di cronaca nera e girano e rigirano il coltello nella piaga, servendoci quotidianamente, non solo parrucche, ma disjecta membra nella pastasciutta.
Si portano dietro la tanica di benzina e scatenano incendi, roghi e cortine fumogene là dove ci si aspetterebbe che venga fatta luce. Siamo alle armi di distrazione di massa dei perversori occulti.
E' accaduto col giallo di Novi Ligure (caso Erika e Omar), con Garlasco (caso Stasi), con Cogne (caso Franzoni) , col giallo di Perugia e l'omicidio a luci rosse del caso Knox-Sollecito. Riaccade in modo ancora più ridondante e più circense che mai con il caso Scazzi. E se non fosse per rispetto dovuto alla povera piccola Sara, vera vittima della tragedia, verrebbe da dire che i Tg, la vita in diretta di Sposini, il suo omologo concorrente pomeridiano di Barbara D'Urso su Mediaset, ci regalano un interminabile "scazzo" quotidiano. Uno crede di riposare le stanche orecchie, ma ecco che sul far della notte arrivano, puntuali, i cosiddetti approfondimenti di Vespa su Rai1, di Federica Sciarelli detta Sciacalli su Rai 3 in "Chi l'ha visto?", di "Matrix" su Mediaset.
Il primo, si è addirittura specializzato in plastici: c'era il plastico montano di Cogne, ora c'è il plastico mediterraneo di Avetrana, con tanto di villetta, garage, modellini di automobiline, palmizi formato bonsai. Insomma, un vero e proprio presepino attorno al quale ciacola il solito neghittoso pissichiatra Crepet, ospite in studio capace solo di far sfoggio di caldi e colorati pulloverini; la solita magistrata Simonetta Matone che non ne ha mai imbroccata una; poi c'è una bionda criminologa che pare una pornostar e una giornalista che non vede l'ora di promuovere il suo nuovo libro sui casi delittuosi consumati in famiglia. In diretta, Alessandra Graziottin, ginecologa, pissicologa, curatrice di rubriche sui rotocalchi rosa, tuttologa e via con la fuffa notturna. Ne avessero mai azzeccata una...Prima c'era don Michele, il mostro rurale.
In pochi giorni zio Miché è passato da carnefice a vittima di Erinni domestiche che lo nutrono con gli avanzi di cucina come un cane bastardo, lo fanno dormire in una sdraia da giardino, ma soprattutto lo fanno lavorare 14 ore al giorno come ai tempi degli junkers, mentre loro, le donne, danno ordini e riposano. Ora c'è da sbattere in prima pagina, la mostrona Sabrina, robusta strangolatrice di concetto, perché gelosa della cuginetta tenera e graziosa. Sopra a tutta la famiglia, mamma Cosima: sapeva e taceva; forse teneva bordone. E i media impazzano come se fossero - come se fossimo - tutti parenti stretti della Famiglia Addams pugliese: zio Michele, mamma Cosima, la cugina Sabrina, la cugina Valentina, mamma Concetta....
Signori, questo sarebbe il giornalismo odierno, ovvero il quarto e quinto potere. La Procura non è capace di trattenere le gole profonde, i cronisti si improvvisano inquirenti e siamo al pirandelliano Uno Nessuno Centomila. Frattanto si fa commercio clandestino di foto della casa del delitto con annesso garage, e Avetrana è diventata la nuova Las Vegas versione horror. Portateci anche i bambini, già che ci siete. Potrebbe diventare la nuova Gardaland delle Puglie.

Cameriere, mi cambi il piatto, per favore. La parrucca nella minestra proprio non la reggo più. Ma forse, oltre alla minestra, conviene buttare l'intera tv nella discarica.

https://sauraplesio.blogspot.com/2010/10/la-parrucca-nella-minestra.html


Una domanda alla quale non so rispondere: ma perché la gente è tanto attratta dal crimine, dal male e dalla cosiddetta "nera" che viene perfino  indicata ed esaltata come la Madre del vero giornalismo?

San Germano

21 October 2025

Libri abbandonati in stazione e analfabetismo di ritorno









Assistiamo sempre più spesso ad un nuovo fenomeno. Da quando esiste la Rete e  l'universo informatico, il libro ha perso sempre più interesse. Gente che fa a gara a disfarsi di libri divenuti improvvisamente ingombranti. Parenti di proprietari deceduti che non sanno più come disfarsi di libri avuti in eredità dal caro estinto. Nemmeno le biblioteche pubbliche li accettano più. Mi sono chiesta non senza sorpresa cosa è successo. La gente moriva anche prima, ma i libri non erano mai stati così superflui come oggi. E' successo che il mondo miniaturizzato dello smartphone ha preso il sopravvento sul mondo di Gutenberg. Mi piacerebbe sapere quanti tengono ancora in casa enciclopedie o dizionari per consultarli invece di ricorrere alla scadente Wikipedia. I libri invecchiano, le pagine ingialliscono e si strappano, le copertine si sciupano. Le librerie e cartolibrerie chiudono.. Sempre più spesso assistiamo a libri regalati e riposti nelle cassettine delle stazioni ferroviarie o dei parchi pubblici. Lo chiamano col solito ipocrita nome inglese di bookcrossing. Letteralmente, passalibro, giralibro. Pare che detto fenomeno provenga dagli Usa. Un modo pietoso e  forse un po' ipocrita di rendere circolare il caro vecchio libro caduto in disuso, nell'illusione che possa riavere una nuova vita. Qua e là si moltiplicano le iniziative delle stazioni ferroviarie collegate a bibliotechine comunali per incentivare lo scambio di libri...vagabondi. Ecco un esempio, nel Varesotto:
https://www.ferrovienord.it/2019/06/27/bookcrossing-via-a-libero-scambio-di-libri-nella-stazione-di-barasso-2/ 

Per carità, lodevole iniziativa, ma non facciamo finta di ignorare che le nostre stazioni ferroviarie non vengono presidiate da tempo, nemmeno più per l'emissione di biglietti e che i vandali a corto di cattive azioni, non di rado si attaccano anche ai libri per bruciarli su modello del racconto di fantascienza Fahrenheit 451. In questi casi, non c'è bisogno della dittatura del solito omino coi baffetti: basta già l'ignoranza e la brutalità diffusa.
Senza ignorare che anche gente simile, possiede un telefonino magari per filmare le loro infime prodezze vandaliche che poi mette in rete.
D'altro canto, si vive sempre più immersi in una bolla fatta di notizie, immagini, commenti, repliche ai commenti, like e dislike e la Rete si rivela sempre più un universo parallelo fatto di trappole e di inciampi. La lettura on line, stanca gli occhi, non consente concentrazione e non è fatta per essere memorizzata. Davanti a un articolo di approfondimento anche interessante, sono portata io stessa a dire: troppo lungo. E a stancarmi alla sua lettura, cosa che non avviene sulla carta. Si crede di imparare, ma poco dopo non si ricorda più nulla e  capita di  chiedere a sé stessi: dove ho letto, questo o quell'argomento? Dove ho preso la tale o tal altra notizia? Insomma,  il passaggio  estratto da un libro lo si segna col segnalibro, con una sottolineatura o con una cara vecchia orecchia piegata. Quello del web, svolazza e si dissolve su qualche Cloud. Il mondo delle informazioni ti entra in casa (infodemia), ma si è soli e dispersi nel mondo e il presunto sapere infinito del web, alla fine genera ignoranza e presunzione di saperla lunga.
Stiamo sprofondando nell'universo dell'immediato tipico degli insetti senza memoria, quella memoria che avevamo imparato a coltivare proprio dai libri. Il libro è già una selezione basata sullo spirito critico e saper discernere, selezionare, riflettere è un esercizio che richiede tempo e fatica: non ci sono scorciatoie! 
Le notizie  vengono esasperate e ingigantite per l'uopo, ma non importa più se siano vere o false... L'importante è che facciano rumore, tanto rumore. 
I bambini ai tempi del Digitale, dal canto loro, hanno disimparato a scrivere in corsivo. In compenso (ma meglio sarebbe dire "in scompenso") sanno digitare abilmente con una velocità supersonica i messaggi sulla tastiera accompagnati da piogge di emoticon. Il periodo dei confinamenti legati alla cosiddetta "pandemia", li ha già coartati all'isolamento e ad adattarsi alla finzione virtuale e immateriale del web, privandoli di veri contatti umani. 

Ho letto la lettera di Marina Berlusconi al Corriere della Sera. Su alcuni punti ha ragione, specie quando scrive: I libri sono da sempre efficaci anticorpi contro barbarie e totalitarismo, ma oggi assumono anche una funzione nuova: quella di anticorpi contro l’assottigliamento del pensiero imposto dallo smartphone, veri e propri strumenti di resistenza contro l’omologazione digitale.




Ma non vorrei che il suo grido di allarme contro le BIG TECH, senz'altro comprensibile in quanto editrice, nascondesse la voglia di imporre una authority esterna deputata, non si sa bene a che titolo, di vagliare che cosa è vero e cosa è falso. Una authority falsamente imparziale magari a caccia di bufale contro gli inevitabili inganni  truffaldini della IA. Se i "discorsi sull'odio" vanno stigmatizzati e sanzionati da chi e da quale commissione. Meglio vigilare che la toppa non diventi peggiore del buco. Per il momento, insegniamo ai più piccoli e alle giovani generazioni di fare a meno, quando è possibile, di quel falso talismano elettronico che serve a farli deconcentrare, a creare analfabetismo di ritorno oltre  a renderli dislessici e privi di manualità grafica. Ma occorre che gli esempi partano proprio dagli adulti, anch'essi vittime  reinfantilizzate di quel Paese dei Balocchi elettronici che ci circonda. Quanto ai libri,  mi auguro che ritornino quanto prima nelle case, negli scaffali e sui comodini, e non ghettizzati in cassettine da riserva indiana ferroviaria.

Sant'Orsola   





13 October 2025

Trumpone, che ganassa!


Volevo aggiornare con un altro argomento che non fosse l'accordo di pace, ma confesso che alla fine, sono rimasta incollata alle dirette di Trump alla Knesset israeliana e a Sharm el Sheikh. Devo dire la verità, se non ci fosse di che continuare a preoccuparsi per quanto non sta scritto sui fatidici 20 punti,  c'è perfino da ridere nel vedere la sua megalomania plateale con battute da commedia  grottesca all'americana con animazioni in stile Mars Attacks. Mancavano giusto i marziani con i dischi volanti e la musichetta country di Slim White che faceva scoppiare i loro cervelli di alieni, come cetrioli maturi. 

Bibi se la rideva compiaciuto e una volta tanto gli è riuscito perfino di perdere quella solita espressione grifagna da truce demonio. Elogi, laudi, complimenti, applausi e standing ovation per tutti. Per fortuna che ci sono io e non quel mentecatto di Biden o peggio quella nullità di Obama - era il leit motiv del  gran magnate. Gli ostaggi sono stati restituiti felicemente alle loro famiglie  dopo due anni di vita sotterranea, mentre quei due migliaia di detenuti palestinesi sui pullman tornavano giubilanti, a Ramallah, a Rafah o dove venivano scaricati. Si canta, si salta, si balla, ma qualcosa ancora non torna. Di tutto si parla, si scherza, si ride, si fanno promesse, ma quei 65.000 morti a Gaza, sembrano essersi,  come per incanto, volatilizzati.  The Donald annuncia grandi investimenti, da parte di paesi "ricchi e influenti", “che incontrerò ora in Egitto”. Poi scherza e aggiunge: “probabilmente se ne saranno già andati perché sarò in ritardo”. Ma il fondo è stato toccato allorché chiede al presidente Isaac Herzog presente, di concedere la grazia a  Netanyahu, già coinvolto in una serie di processi per corruzione, menzionandogli l’ottimo lavoro svolto da un premier, da considerarsi “uno dei più grandi in tempi di guerra”. Certo che si, si può anche fare strage di civili, ma poi, alla fin fine, che cosa sono 65.000 poveri disgraziati in confronto a un Mosè che traghetta il suo popolo eletto alla Terra Promessa? Che tra l'altro, è anche la terra di suo genero Jared Kuchner e di sua figlia Ivanka, la quale,  per ammissione del Presidente suo padre, si è "convertita".



Insomma, dopo lo show alla Knesset, si bissa con quello a  Sharm el Sheikh, con mille ringraziamenti ad Al Sisi l'Egiziano che li ha così generosamente ospitati, a Erdogan che è un duro di Ankara, ma con cui lui si intende a meraviglia; al principe saudita, all'emiro del Qatar. Ce n'è pure per Macron che chiama per nome (Emmanuel) il quale in questi giorni sta sbattendo le corna su Sébastien Lecornu  per i tentativi di dare vita a un governo che nessuno vuole.  Trump si chiede ad alta voce come mai che Emmanuel, di solito così esibizionista e narciso, se ne stia in disparte invece di esporsi come al solito, ad uso  telecamere. Risate generali dei presenti. Forse non ha seguito il vaudeville su Lecornu.

Complimenti a schiovere anche per la Meloni considerata una "bella donna" ma non si può dire, perché sennò mi rovinano la carriera - aggiunge Donald dando una battutina salace alla cultura woke. Una cosa è certa: Meloni era l'unica donna là in mezzo e la galanteria era d'obbligo. C'è pure un ruolo per Hamas che durante l'interregno, avrà incarichi di polizia. Insomma, Trumpone gasato come in preda alla cocaina dopo la Knesset monocamerale, a Sharm promette ricchi premi e cotillons per tutti. Pertanto,  non voleva più schiodarsi dal podio egizio. 




Passa il principe bin Salman con il mantello bianco e la kefiah regale e Trump lo guarda con un po' di invidia. Forse vorrebbe indossarne uno anche lui ed essere il nuovo Lawrence d' Arabia, il grande condottiero delle tribù  arabe. Diamogli un cammello.

Firmato l'accordo di pace (con molte incognite), a noi comuni mortali non ci resta che incrociare le dita e  sperare nell'eterogenesi dei fini. 

San Edoardo

03 October 2025

Nuovi incubi distopici: la Brit Card digitale









C'è del marcio in Gran Bretagna. E il Regno Unito si fa sempre più vicino al resto dell'Europa continentale, purtroppo. Del resto si è già distinto nel conflitto russo-ucraino quale potenza la più bellicosa e russofoba. Non è dunque un caso, che il 26 settembre scorso il governo del primo ministro britannico Keir Starmer abbia annunciato l’introduzione di un sistema di identità digitale obbligatorio per i lavoratori. La cosiddetta “Brit card” che diventerà indispensabile per chiunque voglia dimostrare il proprio diritto al lavoro entro la fine della legislatura, prevista per il 2029. Una misura che Downing Street presenta come necessaria per rafforzare i controlli sull’immigrazione e per rendere “più equo” il sistema migratorio, ma che in poche ore ha scatenato un’ondata di proteste senza precedenti. Davvero una bella idea, fare entrare oves et boves  nel proprio paese, per poi avere il pretesto di calare dall'alto restrizioni mediante sistemi di controllo digitali e sociali. L'esecutivo ha precisato che non sarà necessario portare con sé un documento fisico: l’ID sarà integrato in piattaforme digitali e potrà essere utilizzato anche per accedere a servizi pubblici come patente di guida, assistenza all’infanzia, welfare e dichiarazioni fiscali. Dettagli tecnici (biometria, governance dei dati) saranno definiti con consultazione pubblica e nuova legislazione. La mossa non è nuova, dato che ci aveva già provato l'ex primo ministro Tony Blair (guarda caso, porta lo stesso vero cognome di George Orwell - all'anagrafe Eric Arthur Blair). Tony Blair introdusse infatti una specie di registro nazionale che si chiamava Identity Cards Act 2006, in seguito contestata e abrogata nel 2010 dopo previa cancellazione dei dati.
La scusa di questa nuova Brit Card di Starmer è l'individuazione dei lavoratori clandestini per ridurre le sacche di lavoro nero, ma sappiamo già che si tratta di pietose foglie di fico. E dietro la retorica governativa, emergono le prime crepe: associazioni, giuristi e difensori dei diritti civili denunciano rischi concreti per la privacy, l’accessibilità e la libertà individuale.
Il malcontento è esploso immediatamente online. Una petizione che definisce la misura «un passo avanti verso la sorveglianza di massa e il controllo digitale», ha superato in poche ore le 2,4 milioni di firme. E se osservate adesso il link siamo già a 2 milioni e 777. E aumenta sempre più....La scadenza della petizione è fissata per il 9 gennaio 2026, e supera abbondantemente la soglia delle 100.000 firme che rende possibile un dibattito parlamentare. In diverse città si sono tenute parecchie manifestazioni spontanee, con cartelli che paragonano la Brit Card a un lasciapassare orwelliano per sorvegliare la popolazione. (fonte: L'Indipendente art. a firma Enrica Perucchietti).



Ma noi qui in Italia, di che ci stupiamo? Non abbiamo forse già fatto l'amara e tragica esperienza del green pass, che lungi dall'accertare chi era immunizzato e chi no (secondo lo stolido Draghipensiero che ne magnificava le virtù taumaturgiche), serviva in realtà a schedare e a  discriminare i cittadini escludendoli dal consorzio civile, dal lavoro e dagli studi, dalle biblioteche, dai luoghi pubblici, penalizzandoli se non si erano vaccinati? Ora con questo nuovo incubo distopico si parla addirittura di interconnettività multifunzionale (fascicolo sanitario, aerei da prenotare, treni, prenotazioni sanitarie, lavoro, studi, transazioni bancarie, ecc.). E del resto noi non siamo messi benissimo se in questa Ue sempre più matrigna si parla di Digital Identity Wallet, ovvero il portafoglio elettronico che l’Unione europea vorrebbe introdurre per armonizzare l’accesso ai servizi pubblici e privati degli Stati membri, previsto per il 2026 e del quale nessuno parla. Sono argomenti intorno ai quali c'è la massima segretezza mediatica - chissà perché.
A livello ufficiale, l’UE presenta il progetto come uno strumento di "semplificazione" informatica e un passo avanti verso la sburocratizzazione. Mentre Starmer utilizza la sua narrazione dell'immigrazione illegale, dell'individuazione del lavoro nero fatto dai clandestini. Ma a giudicare dalle imponenti manifestazioni, gli inglesi non se la bevono e temono una violazione e intrusione nelle loro vite, timori per la centralizzazione dei dati sensibili, possibilità di abusi da parte delle autorità e vulnerabilità informatiche che potrebbero trasformare l’identità digitale in una minaccia per la loro riservatezza. 
Sul piano politico si oppongono a questa card, Reform UK, il partito di Nigel Farage che ha già ironizzato su quel Brit che precede card, denunciandone al contrario,  tutta la natura antinazionale; i Conservatori e una parte della sinistra laburista legata a Jeremy Corbyn; i Liberal Democrats ne respingono la natura obbligatoria. In effetti, trasforma i cittadini in "utenti" privi di ogni identità reale.
Vedremo se i popoli dell'Europa continentale saranno altrettanto determinati e svegli dei cittadini britannici, quando tra non molto, toccherà a noi.
Un'ultima cosa. Non facciamoci l'illusione peregrina che i cosiddetti Brics siano migliori del "marcio Occidente". In Cina esiste da tempo il sistema di "credito sociale" e Putin, dal canto suo, utilizza molte tecnologie di sorveglianza universale made in  China. 

San Gerardo


23 September 2025

Smotrich e la destra messianica israeliana


Ho conservato alcuni trafiletti del Corriere della Sera che come giornalone della borghesia,  ha i mezzi per spedire i suoi inviati direttamente nelle zone calde del Medio Oriente, e confesso di essere rimasta di sale alla lettura di un certo articolo.  Il contenuto non proviene da giornaletti di nicchia o della cosiddetta controinformazione, ma dal Corrierone di solferinica memoria. Mentre proliferano per il mondo occidentale le associazioni e i comitati contro l'antisemitismo, razzismo come la ADL (l'Anti-Defamation League), la Licra (Lega Internazionale contro il Razzismo e l'Antisemitismo) - quella che tentò di censurare i libri di Oriana Fallaci, mentre non ci facciamo mancare anche in Italia le commissioni contro l'odio che sanzionano, bacchettano, querelano, censurano se lo ritengono il caso;  mentre aumentano i bavagli e le mordacchie per tutti noi, un noto esponente della destra messianica  e talmudica israeliana, in nome del suo credo confessionale, si permette di dire scelleratezze dal sapore volgarmente suprematista e razzista. I virgolettati che cito sono estratti dall'articolo di Francesco Battistini comparso sul Corriere della Sera di venerdì 19 settembre. Colgo l'occasione per fare un plauso a lui, ad Andrea Nicastro, Davide Frattini per i loro lucidi reportage, nonostante vengono ospitati da un quotidiano mainstream, legato ai cosiddetti poteri forti. Quel che mi stupisce è che le emittenti tv, sempre pronte a fare da cassa di risonanza per qualsiasi inezia, a organizzare salotti, siparietti, teatrini e talk show per un nonnulla, non ritengano di darvi importanza. E se uno non legge il pezzo, non ne sa niente, perché la scrittura è meno potente e immediata della tv. Tacciono al riguardo,  i Porro, i Del Debbio, le Gruber, le Annunziate. Strano, eppure si tratta di mainstream, dopotutto.  

Bezalel (un nome che richiama Belzebù) Smotrich, di origini ucraine e figlio di un rabbino ortodosso, è un leader dell'estrema destra che guida il Partito sionista religioso, un piccolo partito che ha solo 7 seggi alla Knesset, il Parlamento israeliano. E' un  colono, ministro delle Finanze del governo Netanyahu. "E' così religioso, lui che è avvocato, da far prevalere la Bibbia sui codici" - ci informa Battistini. 

E aggiungiamo noi, che i confini ideali della sua terra promessa sono quelli dell'Antico Testamento, perciò c'è poco da discutere con uno come lui che agisce nel nome di Geova e confonde la politica con la sua personale teologia. E poi ci lamentiamo della teocrazia dei barbuti ayatollah dalle lunghe sottane e dai turbanti?  

"Detesta talmente l'Autorità palestinese, da preferirle Hamas. E questo mattatoio di  Gaza, non vedere l'ora di spianarlo tutto e trasformare la Striscia in una miniera d'oro"  (il corsivo è suo)". Lui, del resto definisce Gaza "una manna immobiliare". Per costui l'unico arabo buono è l'arabo morto. 
"Le sue parole sono pietre sì, ma tombali: su ogni possibilità di dialogo. Contrario a qualsiasi negoziato su Gaza, favorevole all'annessione totale dei territori palestinesi" -  prosegue Battistini. 
Del resto, lui  i Territori non li chiama Cisgiordania o West Bank.  ma li nomina usando i termini messianici di Giudea e Samaria. Ha un suo facsimile in queste sparate, il ministro ultranazionalista Itamar Ben Gvir,  ministro della Sicurezza Nazionale - quello che è andato a fare preghiere per la "vittoria" su  Gaza, passeggiate, e  cantici sulla spianata delle moschee insieme agli ebrei ortodossi e che pensa già al Terzo Tempio di Salomone (qui il video).  Una mossa che non andrebbe di certo nel senso della pacificazione tra le tre religioni monoteiste. C'è da rimpiangere lo status quo di Solimano, un capolavoro di diplomazia in grado di saper resistere nel tempo, che consentiva il libero accesso ai luoghi di culto di tutte le religioni. 

Ben Gvir alla Spianata delle moschee


Estraggo ancora dal Corriere: 
"Una volta assistendo alla nascita del settimo figlio, sbottò per una palestinese ricoverata: "E' naturale che mia moglie, in ospedale, non voglia partorire accanto a chi dà alla luce un bambino che , fra 20 anni, potrebbe uccidere il suo". Beh, non c'è che dire: si porta avanti!
"Un altro giorno, gli chiesero che cos'avrebbe fatto a un bambino palestinese che lancia pietre: "O gli sparo, o lo espello o lo imprigiono". 
Ce n'è anche per i cristiani: "Non posso legittimarli. Il Signore è uno, non 30. Ha creato il mondo e a noi ebrei ha dato la Torah". 
Del resto, mi è stato detto da fonti accreditate di cristiani in Terra Santa che spesso i coloni sputazzano come lama e tirano pietre all'indirizzo delle processioni cristiane durante le festività di rito (ci sono gli inoppugnabili video su YouTube). 
Per concludere invoca un biblico diluvio di fuoco sui campi profughi palestinesi: "Cancellerai il ricordo di Amalek da sotto il cielo e non c'è posto per loro sotto il cielo".
Pratica pure il "tanto peggio tanto meglio" e preferisce Hamas all'ANP, dando in un certo senso ragione a  quei "complottisti" che dipingono Hamas come un  brand made in Israel. "Meglio Hamas dell'Anp: col suo terrorismo fa sì che nessuno vorrà mai uno stato palestinese". Capito? Lo ha detto lui. 
Ma i palestinesi resistono e combattono e  su questo lui che dice? "Metteremo la pena di morte, anzi, mi iscrivo al concorso per diventare boia". 

Sbagliato però pensare che Benjamin Netanyahu sia ostaggio suo e  di Ben Gvir come lascia trapelare certa stampa, pena la caduta del suo governo e che il povero primo ministro  israeliano, non abbia altra scelta che prestarsi al loro gioco. Sono tutte facce di una stessa cinica crudele medaglia. 


Giorno di Padre Pio