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26 January 2012

Monti piace solo al Palazzo e ai sondaggisti

C'è qualcosa di molto strano nella fotografia televisiva che percepiamo del non eletto governo Monti. Si direbbe che nonostante il salasso di tasse e l'impoverimento degli Italiani, l'attacco all'esistenza di professioni e  mestieri, gli spot pubblicitari dove ci fanno quotidianamente passare per parassiti,evasori e ladri,  i proclami che sembrano invitarci a fare la spia verso chi non rilascia lo scontrino del caffé su modello Stasi, costui possa godere ancora di ampio credito e fiducia. E se non ci crediamo, arrivano le cifre di Mannheimer  da Vespa con la sua dannata lavagnetta luminosa o di Nando Pagnoncelli a Ballarò a dirci che sì, che nonostante la manovra Salva-Italia e Cresci-Italia (entrambe Ammazza Italia) il suo indice di gradimento è quasi al 50%. Idem sulle grandi testate nazionali.  Peccato però che la fotografia del paese reale sia un'altra. Non si è mai visto tante categorie del mondo del lavoro scendere in scioperi ad oltranza come da quando c'è lui: tassisti, autotrasportatori, camionisti, gestori delle pompe di benzina, avvocati, notai, forse anche commercialisti... E non bastassero questi c'è il Movimento dei Forconi che si era già distinto in Sardegna che ora paralizza la Sicilia e si allarga alla Penisola. Come minimo occorre dire che c'è un gap: piace in tv presso i sondaggisti, piace in Parlamento ai politici (ex governo, opposizione, centristi, Idv, Sel, con eccezione della Lega) che si sono volontariamente fatti da parte per "lasciarlo lavorare", piace alle cancellerie Ue, alla Merkel, Sarkò e pure a Cameron. Ma una cosa è certa: non piace affatto alle sue vittime che sono gli Italiani. Quelli il cui benessere è  il risultato del loro darsi da fare. Insomma, quelli che, per dirla senza eufemismi,  si fanno un mazzo così.
Queste citate categorie sanno perfettamente che le parole sono una cosa (liberalizzazioni), ma i fatti sono un'altra: espropri e subordinazioni alle grandi multinazionali. E lo avvertono a pelle. Il resto degli Italiani, lo verifica nella busta paga e nella pensione. Lo verifica nella vita che è costretta a fare giorno per giorno. 
In quell'Italia che è sempre stato il paese degli scioperi organizzati dalla Trimurti i quali non si sono mai fatti scrupolo di "prendere in ostaggio" i cittadini con pesanti disagi, non è mai venuto in mente a nessuno di avviare "la precettazione".  Perché? perché quel tipo di scioperi erano perfettamente funzionali ai disegni governativi. Ora invece che le categorie rischiano la loro stessa esistenza, di che si parla? Tié: ma di precettazione. 
Ancora sul Movimento dei Forconi. E' da parecchio che esiste e che si è già reso visibile in manifestazioni a Roma contro Equitalia, nello zittificio mediatico più assordante. In Sicilia stanno lottando duramente e ora di che si parla? Ma di infiltrazioni "fasciste" da parte di Forza Nuova, di infiltrazioni "comuniste" e ovviamente di "infiltrazioni mafiose". Intanto l'Italia è paralizzata dagli autotrasportatori che rivendicano (e giustamente) non benefit o prebende ministeriali, ma il ribasso dei prezzi delle accise a livelli di paese nordeuropei, dato che siamo i soli ad avere le più elevate tariffe di carburante. 
E ora arrivano pure  i pescatori da tutta Italia. Lottano contro quel  caro gasolio  che impedisce ai loro pescherecci di prendere il largo. Da tempo lamentano l'iniquità delle leggi Ue contro la "paranza" ovvero quella frittura mista che non si può più pescare perché non omologata ai dettami di Bruxelles. Lottano contro gli Euroburocrati ottusi che li costringono a tenere un "diario di bordo" e una sorta di patente a punti a  seconda dei pesci che pigliano  trasformandoli in poveri travet, e contro le Banche che non concedono prestiti all'industria ittica. Per tutta risposta, si sono presi una gragnuola di randellate nelle costole dalla polizia messa lì dalla Cancellieri per difendere i terminator non eletti. Questo il filmato. 
Monti è inseguito da tutte le categorie lavorative possibili e immaginabili, più inferocite che mai. E come si vede dalla vignetta di Gianelli, non gli resta che ripararsi... in Banca, la sua chiesa.




23 January 2012

Le galere non saranno più patrie ma privatizzate

Che le liberalizzazioni avrebbero procurato lo scompiglio del nostro Paese, lo vediamo e lo vedremo nei prossimi mesi, dove tutte le categorie del lavoro coinvolte dagli espropri e dalle marginalizzazioni delle professioni messi in atto da Monti, non hanno altra via che lottare strenuamente. Senza la Trimurti sindacale e senza la sinistra amica della finanza e ostile al lavoro vero e all'economia reale.  I prossimi giorni e le prossime settimane, sarà  tutto un tumulto generale di scioperi, serrate e blocchi. Ma dietro a tutto ciò (che è già male) c'è ancora di peggio. L'art. 44 del testo emanato dai "non eletti", prevede che anche le istituzioni carcerarie vengano privatizzate e tolte dalla patria potestà dello stato-nazione. Lo apprendo ancora una volta dal blog  "Crisis what crisis?"Clamoroso art. 44: Arrivano le carceri private" di Debora Billi, che si è presa la briga di andare a spulciare detto articolo. Avete un'idea di che significa tutto ciò? Cito da detto sito:

Questo significa che la gestione carceraria, escluse le guardie, è affidata a privati imprenditori. Riuscite ad immaginare cosa significa ciò in Italia, con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli ed in special modo nell'edilizia? Che le carceri saranno gestite dai delinquenti. Quelli di serie A, naturalmente, perché quelli di serie B saranno il "prodotto", ovvero coloro su cui si farà business. Un tot a carcerato. E il carcere, naturalmente, dovrà essere sempre pieno altrimenti non conviene: non buttate più cartacce per terra, mi raccomando.
C'è dell'altro: Il concessionario nella propria offerta deve prevedere che le fondazioni di origine bancaria contribuiscano alla realizzazione delle infrastrutture di cui al comma 1, con il finanziamento di almeno il 20 per cento del costo di investimento.
In soldoni, è fatto obbligo di far partecipare le banche alla spartizione della torta. Torta di denaro pubblico, perché è sempre lo Stato che paga.

La verità è che le nostre galere, divenute in forza delle "liberalizzazioni", non più "patrie,  oltre alle citate banche e  agli imprenditori edili privati, all'abusivismo mafioso, favoriranno lobby e corporations di vario ordine: alimentari, farmaceutiche, legate alla logistica carceraria (arredi, letti, materassi, servizi igienici ecc.)  e sarà tutta una gara di appalto per accaparrarsi le cosiddette "fette di mercato". 

I carcerati  (anche e soprattutto per "reati  d'opinione") potrebbero venire impiegati per lavori basati sullo sfruttamento come si è visto nel film "Brubaker" con Robert Redford, il quale non è semplice realtà filmica, ma si basa su un romanzo di denuncia che trae origine da fatti accertati e realmente  accaduti, nel penitenziario di Wakefield.

Dismettendo intere porzioni di stato-nazione in questo modo assurdamente selvaggio, possiamo dire addio alla sua funzione regolatrice, normativa, istituzionale. E anche un  addio definitivo al cosiddetto "stato di diritto" già da tempo in palese dismissione. Da qui, le continue pretestuose richieste di indulto e di decreti svuota-carcere dell'attuale guardasigilli Paola Severino, l'incertezza della pena e pure le sentenze sconcertanti di certa magistratura. E dunque con esso, una forte sottrazione di democrazia, a favore di quel criminogeno disegno che è la "Global Stateless Governance". Ossia la governance globale senza stati (NWO) che crea satellizzazione e subordinazione dei paesi e dei popoli non più sovrani,  alle élites globocratiche. Another brick in the wall. Fermiamoli!


Altri links sull'argomento : http://carcereoltre.ilcannocchiale.it/post/1886207.html

21 January 2012

Ai funerali del vigile Savarino mancava Napolitano

La vicenda tragica  che ha portato alla morte del povero vigile urbano Nicolò Savarino di anni 42 investito volontariamente da un Suv a Milano con alla guida  un criminale mentre lui era fermo con la sua bicicletta nel vano tentativo di fare rispettare legge e ordine, è  tristemente nota ed è stata riassunta in questo articolo.  Ora hanno trovato il responsabile, un nomade ungherese  a nome Goico Nicolic. Ne è stata richiesta l'estradizione, ma non sappiamo se verrà messo agli arresti  e quanta galera farà visto che pare abbia 17 anni. Ma le bugie per chi delinque e compie crimini deliberati vanno messe nel conto, specie quelle relative ai dati anagrafici. 
Questa mattina  ci sono state le esequie del povero giovane vigile con i suoi vecchi genitori piegati da tanto doloroso strazio. Qui la cronaca del funerale celebrato nel Duomo di MI. 
Grande commozione da parte dei vigili urbani suoi colleghi provenienti da tutta Italia con gonfaloni di tutti i comuni, e della popolazione di Milano e dintorni che ha presenziato in massa. Erano presenti le autorità municipali tra i quali il sindaco Pisapia, quelle regionali, ma mancava il capo dello stato Giorgio Napolitano che ha scelto di non presenziare. Lui corre solo ai funerali degli stranieri. Lì, si mostra immancabilmente in prima fila. Spero che questa assenza sia stata notata dalla maggior parte degli Italiani e che ne tirino le debite conseguenze su come ci lasciano soli.


19 January 2012

Lascia stare Jake, è Chinatown

La battuta del titolo non è mia, ma del noto film "Chinatown" di Polanski. Nella scena finale Jack Nicholson (Jake Gittes  nel ruolo filmico di  un investigatore che si era fatto le ossa proprio nel noto rione cinese) indaga su una serie di delitti costruiti a scatole cinesi. Il suo amico gli mette la mano sulla spalla e, per distoglierlo dal suo accanimento investigativo, gli sussurra: "Lascia stare Jake, è Chinatown". Il luogo fisico di Chinatown non compare per tutto il film come invece risulta visibilissimo ne "L'anno del dragone" di Michael Cimino; ma è il non venire mai a capo di nulla di quella serie di delitti "a scatole cinesi" che ispira la battuta finale del film. Chinatown quale metafora di misteri e delitti insoluti, dunque.
Per dare un seguito al mio post su Tor Pignattara e la xenofilianon posso che riportarne gli attuali sviluppi di cronaca. Eravamo rimasti ai magrebini, colpevoli della rapina che ha visto l'uccisione della piccola Joy e di suo padre. Ora i magrebini hanno tanti ,tantissimi difetti : si azzuffano, spacciano, si affrontano con coltelli. Ma non sono degli specialisti in rapine in banca, che mi risulti. Comunque, si può sempre imparare.  Uno di questi si è "suicidato" a mezzo impiccagione: accanto al  suo cadavere penzolante, è stato ritrovato del topicida e un telefonino.
Alzi la mano chi di voi si beve la fòla che un delinquente inseguito dalle polizia possa "suicidarsi". In questi casi, l'adrenalina fa novanta e si pensa solo a salvare la pellaccia fino all'ultimo respiro - direbbe un qualsivoglia psicologo da strapazzo. Altro che suicidio. Temo che dove non sia arrivata la nostra polizia, la nostra intelligence, sia arrivata prima la Triade cinese a regolare i suoi conti e a fare giustizia sommaria, confermando appieno quanto avevo affermato nel post precedente: con l'immigrazione massiva si perde il controllo del territorio e si abbandonano le nostre città alle guerre per "bande colorate" a seconda dell'etnia (coulored gangs, come avviene in Usa), si crea decomposizione e degrado  del tessuto socio-urbanistico cittadino. Città per città perdiamo l'Italia, costringendo gli Italiani ad andarsene via.


Ora si comincia a sospettare che il "magrebino" abbia subito un "suicidio assistito", molto assistito. Ma intanto ci vorrà del tempo per fare "piena luce", ammesso che vi si pervenga. Sarà peggio che decifrare gli ideogrammi cinesi, perché questa è una comunità molto aggressiva e omertosa, capace di autoproteggersi.
Prelevo, pertanto, queste intelligenti notazioni  di un post dal titolo "Cinesi a Roma" dall'ottimo blog "Euro-Holocaust" che faccio mie fin nelle virgole:


Iniziamo subito col dire che lascia increduli sentire il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, voler dedicare una via ai due cinesi, padre e figlia, uccisi da due rapinatori nordafricani a Roma. Su che basi un sindaco decide di fare qualcosa del genere, per quello che è solo e soltanto un fatto di cronaca violenta, come molti altri, nella stessa Roma o altrove? Cosa c'è di così particolare e speciale in questo episodio rispetto ad altri? Perché non dedicare una via, ad esempio, a Roma o altrove, a chi muore nell'indifferenza dello Stato (si pensi ai suicidi tra gli imprenditori o tra i disoccupati italiani)? E aggiungiamo che Giorgio Napolitano, attuale Presidente della Repubblica, mica cotiche!, è accorso al capezzale della moglie del cinese ucciso, a ulteriore dimostrazione di una eccezzionalità inquietante e paradossale. Tutto dovuto alla morte anche della neonata? Non sembra, però, che si tenda a sottolineare questo. Oppure...


Oppure, seguite i soldi. Si è già parlato del fenomeno dei Money Transfer. Qualcuno indagherà su questo aspetto e anche sulla famiglia degli uccisi e sul perché girassero con tutti quei soldi? Ma non è solo a quello che ci riferiamo.




Il fatto che si mobilitino tanto alcune autorità cittadine e nazionali, così come una città come Roma venga rivoltata da cima a fondo per trovare due marocchini, non è dovuto ad una bambina uccisa, ma al potere economico della comunità cinese. Potere che è stato lasciato crescere, in varie realtà locali italiane (Roma, appunto, oppure Prato o Milano, ecc.), senza controlli, senza presenza dello Stato, senza indignazione dei più: quella degli Alemanno e dei Napolitano, che è l'ennesimo segno di una classe dirigente italiana che è sempre meno autorevole e sempre meno italiana. 


E ancora prelevo questa amara constatazione:

Vorrei attirare la vostra attenzione su un fatto che pur nella sua tragicità, sta scoperchiando un vaso di Pandora . Mi riferisco ai fatti di Torpignattara. Vi prego di sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi xenofoba o razzista perchè non è questa la mia visione. Ho il massimo rispetto dell'operosità della comunità cinese.


Ma in un momento in cui il mio Governo mi impedisce di fare operazioni in contanti oltre i mille euro, e promuove l'operazione Cortina, non posso fare a meno di chiedermi come un baretto di periferia possa produrre 16 mila euro di incasso. Erano troppi anche i primi 3000. E non credo assolutamente alla storia delle rimesse. Perchè basterebbe un indagine minimamente seria con nomi e cognomi e giustificativi commerciali per cominciare a sollevare quel velo sulle operazioni che avrebbero portato a quelle rimesse.

Il pezzo  continua ed è corredato di molti interessanti articoli dal Messaggero (quotidiano romano) che testimoniano la difficile convivenza fra i cinesi e i romani nel rione dell'Esquilino e di Tor Pignattara.
Sconcertante la proposta di Alemanno, sindaco di Roma ed eletto da cittadini romani (non dai cinesi)  :



"Adesso cominceremo con il lutto cittadino il giorno delle esequie, che probabilmente sarà giovedì, poi ci sarà il Capodanno cinese che è dedicato alle due vittime e parteciperemo in quella occasione, poi potremmo anche pensare a intitolare una strada» alle vittime della rapina a Tor Pignattara degenerata nell'omicidio di Zhou Zeng e della figlia di soli nove mesi. Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Quello che però è importante - ha aggiunto il sindaco - è far sentire alla comunità cinese come a tutti quanti i cittadini di Roma che c'è un grande impegno per la sicurezza. Io mi sono impegnato con la comunità cinese a fare una serie di incontri sulla sicurezza anche nei quartieri a rischio come l'Esquilino e Tor Pignattara dove ci possono essere problemi per loro come per i cittadini romani» 

                                                   

Arrivederci Roma! Goodbye Italia!

17 January 2012

Vogliono uccidere le botteghe storiche

Cronache dal profondo Nord. C'era una volta uno storico caffé pasticceria, il Pirola. Parlo di Varese,  e precisamente del corso Matteotti  suo centro storico. Ma dove c'era il bar storico dei leghisti, dei giornalisti, delle signore  golose che mangiano una pasta, mentre sorseggiano una tazza di té, ora c'è... non una città, ma una bell'emporio della multinazionale Nestlé, il  Nespresso.  E che razza di can can davanti allo spaccio Nespresso quel giorno che c'era quella faccia da sveglione  di George Clooney che va prezzemolando in giro a dispensare autografi.
Nell'arteria principale della città,  sono scomparsi il giocattolaio, la gastronomia storica Valenzasca che tanto piaceva allo scrittore Piero Chiara; ora vi nascerà un negozio di  abbigliamento per uomini gestito da una multinazionale. Per non parlare delle griffes, multinazionali anche quelle ad onta dei  loro nomi "autoctoni",  come Hermès e Gucci, già insediatesi nel corso. Da Hermès una borsa in vetrina può costare 4050 euro: basta un cliente, magari l'industriale indiano con la villa sul Lago Maggiore o di Como, per fare la giornata.

 Sarcastico il fruttivendolo storico (vende succulente primizie  dal 1958) :  "Abbiamo trasformato l'anima della città in corso delle mutande" alludendo a tutti quei negozi in franchising di biancheria intima che sorgono come i funghi, "e siamo rimasti solo in cinque delle vecchie botteghe storiche".
E difatti si parla già di "effetto panda".
Il primo colpo l'ha sferrato l'aumento improvviso degli affitti, il secondo potrebbe essere l'aumento spropositato dell'ICI mentre il colpo di grazia può  provenire dalle liberalizzazioni dell'orario della vendita. 
Il sindaco leghista Attilio Fontana a nome dell'Anci chiede alla regione di riaprire una trattativa con il governo. Ma ci riuscirà? 
Motivo addotto dal primo cittadino: "Questa misura penalizza il commerciante di quartiere o di paese, che spesso rappresenta il punto di riferimento per la popolazione. Senza contare il disturbo della quiete pubblica da parte di esercizi potenzialmente aperti tutta la notte".

Anche la Confesercenti e la Confcommercio sono sul piede di guerra: "Queste liberalizzazioni sono incostituzionali, i nostri negozi non hanno la forza di tenere aperto domenica e alla sera, le botteghe storiche sono l'identità di una città e determinano la qualità della vita dei centri storici" (fonte dei dati:  Corsera 11 gennaio- art. di Roberto Rotondo).

Vallo a spiegare a quel bietolone di Clooney testimonial della Nestlé-Nespresso : "What else?". 
Varese è già "un caso" lombardo. Ma che dico, lombardo? Un caso italiano.
Quando la sottoscritta diceva che il governo dei tecnici vuole ridisegnare la cartina geografica dell'Italia stravolgendone l'identità e la morfologia urbana, non era certo  un'iperbole. Piccole realtà... muoiono. What else?