La metafora dell'Italia è un lungo treno che non arriva mai a destinazione. Come dice la canzone "ma il treno dei desideri, dei miei pensieri, all'incontrario va".
Non è uno slogan dire che le nazioni si giudicano dai loro treni, segni di civiltà. Mi trovavo in Francia, sulla tratta della Penisola del Cotentin. Quando sbarcai a Lisieux (la cittadella della piccola Teresa del Bambin Gesù) arrivai con cinque minuti di ritardo rispetto alla tabella di marcia, e una voce all'altoparlante non finiva mai di scusarsi per quel poco di ritardo accumulato. Cioè cinque minuti.
Altri scenari e altri ritardi disastrosi qui da noi in Italia.
Abbiamo sempre avuto una rete ferroviaria sgangherata, ma mai come da quando le FFSS sono diventate private, trasformandosi in Trenitalia, il trasporto sulle rotaie ha raggiunto livelli di guardia allarmanti. Da allora muoversi col treno è diventato un vero incubo anche per brevi distanze chilometriche in grado di essere percorse finanche in bicicletta o a piedi. Treni regionali per tratte brevi che partono in ritardo per guasti al locomotore, perché le porte automatiche vanno in blocco, perché arrivano troppi turisti e per ogni altro banale pretesto. O che accumulano ritardi in fieri.
La cosiddetta "automazione" ha eliminato posti di lavoro e i controllori (quando ci sono ) servono a comminare multe solo agli autoctoni. Lì c'è ancora da raschiare il barile. Poiché gli extracomunitari invece, oltre ad avere il vizietto di non essere in regola col biglietto, sfuggono ai controlli scendendo rapidamente dal treno, per poi risalirvi di soppiatto in altra carrozza (sono stata testimone oculare di questi fatti), facendosi beffe del controllore. Questo, quando va bene e quando poi le minacce verso i controllori, in orari di minor afflusso, non si fanno ben più feroci (si leggano ordinari fatti di cronaca).
Ma limitiamoci al discorsetto sui
ritardi e sui pesanti disagi.
Ricordate l'annuncio ferroviario di un recente passato dove si spiegavano le cause? Scordatevelo! Ora, quando va bene, si limitano a pubblicare un pannello negli atri delle stazioni col ritardo indicato. I viaggiatori sono sempre più nelle mani del Signore, dato che il treno si riempie come un uovo e...salgono turisti tedeschi, turisti americani con ingombranti zaini salgono inglesi, francesi, spagnoli, giapponesi, ma...il treno non parte. Che succede? Fa caldo e le bottigliette di acqua minerale vengono scolate con rapidità.
Si cerca di aprire i finestrini, ma è impossibile farlo, perché c'è l'aria condizionata che spiffera un freddo cane sulle ossa e i finestrini restano ermeticamente sbarrati: è il progresso Bellezza! Che fare? Passa un quarto d'ora, venti minuti, mezz'ora...40 minuti, 45, ma il treno non si schioda dai binari. La tratta rivierasca è breve, di neanche mezz'ora: La Spezia-Bonassola ore 10. Ma il treno non va. Non resta che scendere: chi me lo fa fare di fare il bagno di sudore, in luogo di quello di mare? Cerco di aprire la portiera, ma è sbarrata anche quella. Che angoscia claustrofobica! Qualche turista impietosito mi dà una mano e preme e ripreme il tasto verde finché le portiere si aprono. Una volta uscita, chiedo spiegazioni dell'accaduto ai capotreni, i quali mi spiegano che le portiere sono andate in blocco, e che questo ha prodotto il guasto al locomotore. "Allora, visto che non lo utilizzo più, posso avere il rimborso del biglietto"?
"No, perché il ritardo è di 45 minuti e non di un'ora". Ah, beh...
Tratta Monterosso-SP. Pochi chilometri anche lì. Stavolta la giornata balneare l'avevo già piacevolmente trascorsa: è già qualcosa!. Ore 17, 30 e annuncio ritardo di mezz'ora. Ma da dove vengono questi dannati treni per accumulare simili disastrosi ritardi? Poi i 30 minuti diventano 45 minuti. Sempre i soliti 45 per impedire che i passeggeri possano richiedere il rimborso del biglietto. Che figli di buona donna! Intanto sfreccia la Freccia Rossa di Montezemolo e fa marameo ai viaggiatori stressati sul binario. Io sì che vado al massimo! basta super-pagare e zac! Si arriva in orario, belli miei! Questione di classe!
Il treno regionale imbarca una marea umana spaventosa e accaldata. Dopo pochissimi chilometri, si ferma in galleria a Vernazza e imbarca altri poveri bagnanti sventurati. Poi a Corniglia, poi a Manarola e infine e Riomaggiore. E ogni volta io a dirmi: "Non avrà mica il coraggio di imbarcare ancora altra gente? " Eh sì che ce l'ha 'sto coraggio! Siamo ben al di fuori da tutte le norme di sicurezza, in quanto a moltitudini imbarcate. Non avevo provveduto a procurarmi la fatidica bottiglietta di acqua e faceva un caldo feroce. Stavolta l'aria condizionata non c'era. Però il finestrino non si apriva lo stesso (è sempre questione di progresso Bellezza!).
Nel caso, qualcuno avesse un malore, cavoli suoi: lì non c'era un controllore, né un poliziotto, né un presidio sanitario nelle stazioncine delle 5 Terre. Speriamo bene...
Alla fine si arriva sì, ma in condizioni pessime. E quando si sbarca al capolinea si percepisce quasi lo stesso effetto di Cristoforo Colombo quando toccò terra dopo fortunali e tempeste.
Stazione Cadorna di Milano -
Ferrovie Trenord (sono quotate pure in Borsa). Dopo un anno e
mezzo di pesanti disagi, nel quale i passeggeri pendolari sono stati costretti a recarsi in ritardo al lavoro, è partita una
class-action a carico di Trenord. Qui la
notizia. riportata dall'associazione
Altro Consumo. Viaggiatori in ostaggio di improvvisati imprenditori senza scrupoli della rete ferroviaria che non fanno manutenzioni, riempiono i treni come carri bestiame, vogliono guadagnare in fretta e rendono incivili i trasporti e la qualità del viaggiare. Privato, fa ancora più schifo che pubblico! Gran Bretagna docet!
Non va meglio per gli
Intercity, detti
rapidi solo nel nome. Non sono mai riuscita a raggiungere Milano senza accumulare un ritardo di almeno 40 minuti. "Vi ringraziamo per aver scelto
Trenitalia" dice alla fine del viaggio, una voce che suona davvero ironica all'alto parlante, mentre il treno entra alla Stazione Centrale di Milano. E difatti non c'è che dire: abbiano un ricco ventaglio di opzioni!
Ciascuno narri la propria Odissea ferroviaria. Ci hanno trasformato, controvoglia, in mesti Eroi dei binari tristi e solitari!