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17 November 2011

Blindati ma ad "alta caratura tecnica"



Habemus gubernum. Sarò lombrosiana ma solo a vedermeli apparire davanti agli occhi,  i dodici apostoli del nuovo governo Monti, sono presa da una desolante sensazione di rigor mortis. E se i cialtroni di prima (governo ed opposizione) facevano pensare ai personaggi di una commedia di Dino Risi o di Monicelli, quelli che abbiamo davanti sembrano il governo dei morti viventi. Dev'essere l'effetto Plutone, dio del denaro, degli inferi, delle ricchezze nascoste a darmi questa sensazione mortifera. E costoro sono qui con lo stesso sguardo serioso e accigliato di un impresario di pompe funebri.
Obama dagli Usa giubila e si congratula per il nuovo governo. Ora anche qui in Italia,  ha il suo Karzai.  E' solo che qui non ci sono Talebani con tanto di attributi pronti ad andare ai...monti, quelli veri per combattere col coltello tra i denti, contro questi golpisti della finanza.
Applaude anche la Federal Reserve per bocca del suo governatore Charles Evans  "Stanno facendo le cose giuste" e questo è motivo per "essere fiduciosi". Fine dell'Italietta cialtrona e  anarchica da governicchi balneari, quella del miracolo imprevisto  come un goal che nessuno si aspettava ma che arriva all'improvviso, delle lunghe vacanze,  della vita un po' bighellona ma poeticamente e autenticamente italiana. Ora ci controlleranno i conti preventivamente, le manovre finanziare, le leggi di stabilità, di pareggio di bilancio. Tagli ai dipendenti pubblici, tredicesime decurtate, patrimoniali, rastrellamenti alla...tedesca. Arriveranno le lobby e le corporation multinazionali a papparsi quel che resta del nostro patrimonio industriale.  E non solo. La sinistra più stolida e vassalla della finanza delega a Monti (cioè al Karzai della Fed)  udite udite...perfino la legge elettorale. Ma si può essere più idioti di così?
Napolitano poi, in queste ore sembra  un paranoico Barone di Munchausen, sempre pronto a porgere l'orecchio per sentire se l'erba cresce:  annuncia fiducioso che l'indice Mibtel (la cosa più importante dell'universo) ora crescerà, perché i mercati (e cioè le bische per scommettitori) ci daranno fiducia.  Dal Sol dell'Avvenire di comunistica memoria,  alla riduzione dello spread: invero, una sublime weltanschauung!.
Ecco qualcuna delle singolari esternazioni di Mario Monti in queste ore per encomiare il suo governo "ad alta caratura tecnica":
La non presenza di personalità politiche nel governo, agevolerà anzichè ostacolare il radicamente, perchè toglierà un motivo di imbarazzo. La blindatura di un governo dipende dalla sua capacità di agire incisivamente e di spiegare ai cittadini e al parlamento la portata della sua azione. Questa è la blindatura che cercherò con i miei ministri".
Evviva i blindati Goldman Sachs, i professori della  Bocconi e della  Cattolica del Sacro Cuore, allora.
E a proposito di questi ultimi mi scrive l'amico Scarth:
"Professarsi cattolici e contemporanemente praticare il credo globalista della finanza predatrice, appartenendo perfino alla Chiesa bocconiana, goldman e chissà cos'altro, impartendo lezioni di moralismo a qualche libertino di passaggio  poi è un capolavoro nonchè un insulto prima di tutto a quei cattolici spediti a dormire sotto ai ponti applicando allegramente le suddette dottrine economiche".
Qui la lista delle new entries governative. Doppio incarico per i due banchieri Mario Monti alla guida del governo e col Superministero dell'Economia e a Corrado Passera di Banca Intesa  che accorperà il Ministero dello Sviluppo economico a quello dei Trasporti e Infrastrutture.
A proposito, il programma (e cioè la cosa più importante)  non è stato ancora reso pubblico. Sarebbe stato troppo democratico e  trasparente e  avrebbe messo in crisi la blindatura del prof. Monti.
E'  nato pure un Ministero per l'Integrazione, ciò che lascia presumere che l'immigrazione continuerà. E pure un altro per la  Coesione Territoriale, che ha tutta l'aria di essere stato suggerito dal deus ex machina di questo golpe bianco, Giorgio Napolitano. Ovvio, bisogna pur festeggiare il 150esimo dell'unità di un'Italia che sta per cadere in pasto agli avvoltoi!

12 November 2011

E questi chi li ha mai eletti?



Ore di convulse e febbrili consultazioni, scenari in spostamento, pressioni su Napolitano riconosciuta massima autorità presidenziale  dalle élites eurocratiche, forse perché è l'unico che si fa sempre fotografare coronato di dodici stelle sul drappo azzurro come la Madonna della Guardia. Mai è stata varata una riforma per trasformare la nostra Repubblica Parlamentare in Repubblica Presidenziale. Ma non importa. Quando è questione di banchieri centrali si spalancano in fretta tutte le porte e tutte le finestre possibili, si fa carta straccia della Costituzione, dei rituali parlamentari che vogliono che  il Presidente del Consiglio presenti  formali dimissioni prima di avviare a nuove consultazioni. Ora invece, si lavora pure di sabato e perfino di domenica.
Ma il settimo giorno Iddio si riposò - si obbietterà.
Chissenefrega? c'è un altro Padreterno che si affaccia sul mondo e che ha fretta : il mercato finanziario.
Ergo per lunedi i giochi devono essere fatti. Forse a qualcuno sarà sfuggito che il vero giorno del Signore, adagio adagio  è diventato il lunedi.
E' spuntata pure quella camola albina di Hermann Van Rompuy presidente del Consiglio Ue in corsa da Napolitano. Che vuole la camola mai eletta? Rosicchiare, of course. Non appena giunto in Italia si è messo a dettare le linee della nostra politica interna, tanto da affermare che "questo Paese ha bisogno di riforme, non di elezioni" . Siamo ormai all'Italia militarizzata e allo spread come arma di distruzione di massa. E non è finita. Dopo le risatine con la Merkel, il Sarkonano che si credeva gigante, si è offerto pure di venire in Italia a fare da mediatore per farci accettare Monti,  per amore o per forza. Siamo all'esercito invasore di Carlo VIII è solo che mancano i Pier Capponi, in grado di rispondere a tono. Ditemi, che cos'è se non un golpe finanziario, con lo spread quale arma segreta di destabilizzazione ?
Intanto prelevo dal blog Liberty Soldier uno specchietto degli emolumenti assunti da  questi parassiti, da prendere con beneficio d'inventario. :
Allo scopo di ben far comprendere chi saranno gli uomini che chiederanno al popolo altri soldi da sperperare in cocaina, trans e ovviamente, consulenze esterne, pubblico gli stipendi di costoro:

GIULIANO AMATO, ad esempio è un signore che riceve una pensione mensile di 22.048 euro lordi dall'INPDAP, alla quale aggiunge un tantino di stipendio parlamentare da 9363 euro lordi e un terzo stipendio, dalla Deutsche Bank che non è dichiarato nella tabella che ho. Ci chiederà i sacrifici. LUI.

Altro simpatico signore è
LAMBERTO DINI che riceve da Bankitalia (cioé da noi, 18000 euro lordi al mese, più 7000 euro al mese di INPS e un modesto stipendio parlamentare di 19053 euro al mese....


ANTONIO DI PIETRO è andato in pensione alla veneranda età di 44 anni e riceve 2260 euro lordi al mese solo di pensione da allora. Però si pensa di aumentare le pensioni di vecchiaia..
Comunque Di Pietro resta un pezzente, se si considera che il buon comunista e amico dei lavoratori (nonché ecologista e gay che fa sempre molto chic) Alfonso Pecoraro Scanio è in pensione dall'età di 49 anni e prende 8836 euro al mese lordi.

Noi andremo in pensione a 67 anni a cifre che non voglio neppure ricordare.

Monti non so come sia messo, ma in compenso ho i dati di un altro "benemerito" banchiere italiano, osannato a più riprese.
MARIO DRAGHI il quale colleziona uno stipendiuccio di 37500 euro mensili lordi da Bankitalia (sempre noi) ai quali aggiunge 14843 euro mensili di pensione INPDAP.


Si accettano successive integrazioni del quadro sinottico di cui sopra. Intanto  lassù dall'Eurotower, qualcuno ci odia perché pure la Lagarde del FMI ci intima il suo "fate presto" : il denaro oltre che insonne, non può aspettare. E' il governo mondiale dei manigoldi. Anzi, dei many Goldman.

PS:  Non poteva mancare il  consueto lancio di monetine contro l'uscente Presidente del Consiglio da parte degli untori multicolor (in livrea viola, davanti al Quirinale in questo caso)  servi della Finanza: la sinistra di sempre.








10 November 2011

Napolitano come Caligola


Berlusconi esce di scena e forse sarà l'addio. I modi per farlo fuori sono sempre gli stessi: parlamentari del suo stesso partito, il PdL, che risvoltano la casacca passando ad altri gruppi parlamentari, che se la svignano come i topi di una nave che fa acqua nel timore di rimanere tagliati fuori dai centri di clientele; i mercati finanziari che non danno tregua con Borse in  furioso attacco ai nostri titoli di stato, la sinistra che s' inventa un corteo al giorno, che fa mancare i numeri in Parlamento ecc. Che dire? Il giudizio dell'uomo alla Storia, sempre che non sia scritta dai soliti mistificatori.  
Pochi però si stanno accorgendo che il vero Imperatore in queste ore convulse e febbrili è Napolitano. Il quale con un'ardita mossa da Komintern poche ore fa ha investito il tecnico Mario Monti, del ruolo di politico. E che politico! Nientemeno che senatore a vita. E dunque mentre tutti gli analisti si scatenano nel disegnare la carta topografica dei difetti del Premier, di quello che ha fatto durante la sua legislatura,  di quel che avrebbe dovuto fare e non fece, di quel che non ha mai fatto, l'uomo del Colle, a sorpresa mena per il naso gli Italiani: accredita il tecnico bocconiano della Trilaterale Mario Monti nonché advisor della Goldman Sachs, al ruolo di politico per confezionarcelo e riciclarcelo  sotto mentite spoglie. Un tecnico al governo? Ma il tecnico potrebbe non incontrare il favore del resto della classe politica. E così... oplà! ...  ecco  fatta la nomina.
Niente tecnico! Ora si tratta di un "politico". Una mossa di vero e proprio trasformismo…napolitano. Quei gonzi del Pdl e della Lega cascheranno in pieno dentro a questo trucco dell'ultima ora. Purtroppo per i fessi non c'è Paradiso.
Eppure basterebbe studiare la parabola del dittatore Caligola che nominò il suo cavallo senatore a vita. Ora in nome del risparmio, abbiamo un senatore-eurokommissar  strapagato in più. Siamo in crisi, no?
Berlusconi  un tiranno come Caligola? Ma no, qui il vero Caligola è Napolitano.
La sinistra sa che non può permettersi di fare macelleria sociale secondo i dettami della Lettera di Trichet, pena il perdere la faccia (più di quanto non la stia già perdendo) con la cosiddetta base. Inoltre non è pronta per governare, non ha un leader capace di guidarla nella tempesta perfetta finanziaria che ci attanaglia. E allora invoca un tecnico, dietro la cui maschera impassibile di sforbiciatore nonché regolatore di conti, lei possa nascondersi. Del resto lo ha già fatto in passato: sostenne Amato, Ciampi, Dini. La sua classe operaia l'ha sempre rapinata e spedita all'Inferno, per interposta persona.  Poi ipocritamente, finge di smarcarsi: "noi non c'entriamo".  Oh sì che c'entrate, c'entrate sempre, cari compagnucci!
Nasce da domani un nuovo tormentone: si vota, non si vota? governo di emergenza? di scopo? di salute pubblica? governo tecnico en travesti? Il governo del "senatore" Monti?
Intanto stasera gli osservatori fanno due nomi dati per sicuri: il citato Mario Monti, la cui biografia e frequentazioni vi consiglio di leggere qui,  e udite udite... il peggiore degli incubi degli Italiani: Giuliano Amato. Ovvero il Dracula dei nostri conti correnti del 1992. Come dire che gli Italiani stanno tra Scilla e Cariddi. Non ci resta che naufragare.

06 November 2011

L'Italia che si sbriciola





Se dovessi stabilire  un indice di gravità di quanto è accaduto venerdi 4 novembre non saprei dire qual è la peggiore: la fatale alluvione a Genova che ha cagionato sei vittime, o l'altra alluvione, quella metaforica a Cannes al G20. In entrambi i casi, constato solo che pezzo per pezzo l'Italia se ne va alla deriva  e che rischia di essere solo una bella cartolina illustrata di "come eravamo".
L'immagine  che abbiamo visto in tv, di quel poveretto intrappolato nel furgone bianco che cerca di uscire, ma viene frenato da un muro d'acqua tumultuosa e fangosa del rio Fereggiano, ci rimarrà sempre nella memoria. L'uomo non sa come mettersi in salvo: se esce rischia di essere travolto dalla bomba d'acqua e dalle auto che avanzano,  pesanti come relitti di morte. Se resta nel veicolo rischia di fare la fine del topo in trappola. E' un po' la metafora di ognuno di noi cittadini italiani travolti da uno tzunami alluvionale e finanziario.

La sindachessa di Genova Marta Vincenzi è una zarina del Pd, proterva e assai petulante che pretende avere ragione anche di fronte ad una tragedia evidente. La Protezione Civile aveva allertato con un allarme codice 2, pertanto le scuole andavano chiuse, la città doveva essere presidiata e il traffico nelle zone a rischio, vietato, come già avevano fatto assai più prudentemente di lei, gli amministratori delle 5 Terre, della Val di Vara, di Magra e di Lunigiana. Inoltre i genovesi lamentano la mancanza di pulizia dei tombini e il mancato dragaggio del torrente Bisagno e del rio Fereggiano. Ergo, la zarina deve sloggiare al più presto da Palazzo Tursi. Altrettanto indisponente e arrogante in queste ore è l'atteggiamento di Burlando, governatore della regione Liguria. Tra le disgrazie di questa regione, occorre dirlo, c' è un'ottusa nomenklatura politico-amministrativa che non ha mai effettuato un sano ricambio dal dopoguerra ad oggi, sempre eternamente avvitata nella solita retorica resistenziale, quale blasone  a garanzia e perpetuazione  del suo intoccabile feudo rosso. Se è vero che la concorrenza  è l'anima del commercio, in Liguria di concorrenza politica e di sana alternanza non ce n'è mai stata.

Christine Lagarde
Passiamo alla stangata di Cannes avvenuta lo stesso giorno della tragedia di Genova. Alla Croisette hanno fatto un po' di cinema, anzi di ciné, davanti alla macchina mediatica. Ma in realtà le vere decisioni sono state prese altrove. Madame Lagarde, la sostituta del trombato Strauss-Kahn al FMI, con la sua allure da "bilderberger" con tanto di  ditino alzato,  ha costretto l'Italia a porsi sotto tutela del Fondo. Ovvio poi che al nostro premier sia stato dato "l'onore delle armi" facedoci credere che sia stato il governo stesso a chiedere la tutela, ma ciò non corrisponde a verità. In realtà sono volati gli stracci e Berlusconi ha posto resistenze per l'intera mattinata.
Dopodiché oppresso dal duo Merkozy e dalla Lagarde, la capitolazione. Ora avremo ispezioni del Fondo ogni tre mesi, con tanto di monitoraggio di conti. Per cominciare, il primo viaggio del rappresentante americano del Fondo, un tal David Lipton si terrà il 15 novembre. Avremo questi benefattori dell'umanità mondiali col fiato sul collo a darci pagelle trimestrali. Fine della nostra libertà e sovranità, inizio dell'invasione e intrusione delle lobby, un fenomeno a noi prima sconosciuto. Il Debito italiano è sulla piazza straniera e gli investitori sono pronti a sbranarci. Ma, come osserva perfino Maurizio Molinari ne La Stampa, il vero vincitore di questo G20 è Obama che è riuscito, lui che ha un paese  in via di fallimento, senza più manifattura, con molti americani che vivono in tende e roulotte, a far porre sotto tutela,  un paese tutto sommato ancora benestante come il nostro, considerato la terza economia europea. Prima il liquidatore FMI riservava la sua "protezione"  (mai disinteressata) solo ai paesi del terzo e quarto mondo. Ora è riuscito attraverso la mostruosa  chimera Merkozy a porre sotto sorveglianza noi. Della serie , mors tua vita mea.
Frattanto dagli Usa, una perturbazione atlantica ha trasformato la Liguria, la Toscana e il Piemonte, in una zona da uragano Katrina. E dire che eravamo il bel Paese delle mimose e dei limoni d'inverno. Non siamo più sicuri di nulla, nemmeno più  del mite clima mediterraneo. Prima si diceva "piove governo ladro".
Dopo il G20 della Croisette,  c'è un salto di qualità: "Piove Governo Mondiale usuraio". Siamo nelle Canne-s.

01 November 2011

Morte a Credito


Prelevo questo interessante pezzo di Alain de Benoist dal sito  AriannaeditriceQuando leggo articoli così intelligenti sono presa da un irrefrenabile invidia per i cuginastri d'Oltralpe: li avessimo noi intellettuali di destra altrettanto coraggiosi e acuti in luogo di quei quattro cicisbei  cosiddetti destrorsi  che scopiazzano il neoliberismo yankee tardo-reaganiano facendolo passare per economia " di destra" , immemori del fatto che la deregulation (ovvero l'utopia che il mercato si regoli da sédella Reaganomics è il problema a cui stiamo avvitati, e non la soluzione del medesimo. Di contro, impazza la solita fuffaglia arrogante, presuntuosa, invadente nonchè portatrice di disvalori di sinistra. Entrambe, le fazioni sono supine e prone all'attuale tecno (o turbo) capitalismo finanziario, ormai comunemente definito di "carta straccia".  Il titolo di questo pezzo di De Benoist  è preso, e non a caso, da un noto romanzo di Louis Ferdinand Céline, "Mort à Crédit".

Ezra Pound, al canto XLV dei Cantos : «Con usura gli uomini non hanno case di pietra sana/blocchi lisci finemente tagliati fissati in modo che il fregio copra le loro superfici/con usura/ gli uomini non possono avere paradisi dipinti sui muri delle chiese […] Con usura il peccato è contro natura [with usura sin against nature]/ il pane è straccio vieto/arido come la carta/senza segale né farina di grano duro/con usura il tratto si appesantisce/non vi è che una falsa demarcazione/gli uomini non hanno più siti per le loro dimore/e lo scalpellino viene privato della pietra/il tessutaio del telaio/ I cadaveri banchettano/ al richiamo dell'usura [Corpses are set to banquet / at behest of usura] ».  Ndr:  qui il resto della poesia e del pensiero di Pound. E qui, altri dipinti e suggestioni sul tema usura.
Gli eccessi del prestito a interesse sono condannati a Roma, così come lo testimonia Catone secondo cui, se i ladri di oggetti sacri meritano una doppia pena, gli usurai ne meritano una quadrupla. Ancora più radicale è la condanna di Aristotele alla cremastica. Così scrive: «L'arte di acquisire ricchezza è di due specie: se la prima è nella sua forma mercantile, la seconda dipende dall'economia domestica; quest'ultima forma è necessaria e lodevole, mentre l'altra si affida alla scadenza e autorizza giuste critiche, poiché non ha nulla di naturale […]. A queste condizioni, ciò che si detesta con assoluta ragione, è la pratica del prestito a interesse in quanto il profitto che se ne ricava è frutto della moneta stessa e non risponde più al fine che ha presieduto alla sua creazione. Se la moneta è stata inventata in vista dello scambio, è invece l'interesse che moltiplica la quantità di moneta essa stessa […]. L'interesse è una moneta nata da una moneta. Di conseguenza, questo modo di guadagnare denaro è tra tutti, il più contrario alla natura» (La Politica).
La parola «interesse» designa il reddito del denaro (foenus o usura in latino, tókos in greco). Si riferisce al modo in cui il denaro «partorisce nuovi nati». Già nell' alto medioevo, la Chiesa sostiene la distinzione che aveva fatto il diritto romano per il prestito dei beni immobiliari: ci sono cose che si consumano con l'uso e altre che non si consumano affatto, e che vengono chiamate commodatum. Esigere un pagamento per il comodato è contrario al bene comune, poiché il denaro è un bene che non si consuma. Il prestito a interesse sarà condannato dal concilio di Nicea sulla base delle «Scritture» – nonostante la Bibbia non lo condanni con chiarezza! Nel XII secolo, la Chiesa assume la condanna aristotelica della cremastica. Anche Tommaso d'Aquino condanna il prestito a interesse, con alcune riserve, adducendo il motivo che «il tempo appartiene solo a Dio». L'islam, ancora più severo, non concede neppure la possibilità della distinzione tra l'interesse e l'usura.
La pratica del prestito a interesse si è pertanto progressivamente diffusa, in relazione all'ascesa della classe borghese e all'espansione dei valori mercantili che sono stati lo strumento del suo potere. A partire dal XV secolo, le banche, le compagnie commerciali, e in seguito le manifatture, possono rimunerare i fondi presi a prestito, su deroga del re. Il giro di boa essenziale corrisponde all'avvento del protestantesimo, e più precisamente del calvinismo.
Calvino è il primo teologo ad accettare la pratica del prestito a interesse, che si diffonde così attraverso le reti bancarie. Con la Rivoluzione francese, il prestito a interesse diventa completamente libero, e nel frattempo fioriscono nuove banche in quantità, dotate di fondi considerevoli che provengono soprattutto dalla speculazione sui beni nazionali. Il capitalismo prende il volo.
All'origine, l'usura designa il semplice interesse, indipendentemente dal tasso applicato. Oggigiorno, chiamiamo «usura» l'interesse di un ammontare abusivo, attribuito a un prestito. Ma l'usura è anche il processo che permette di incatenare, colui che è beneficiario del prestito, con un debito che non riesce a rimborsare, e a impadronirsi dei beni che gli appartengono, ma che egli ha accettato di dare in garanzia del prestito. È proprio quello che succede oggi a livello planetario.
Il credito permette di consumare il futuro nel presente. Si basa sull'uso di una somma virtuale che viene attualizzata attribuendogli un prezzo: l'interesse. La generalizzazione del principio su cui si basa, fa perdere di vista il principio elementare secondo il quale è bene limitare le proprie spese al livello delle risorse, visto che non si può certo pensare di poter vivere perpetuamente al di sopra dei propri mezzi. L'ascesa del capitalismo finanziario ha favorito questa pratica: ci sono giornate in cui i mercati cambiano l'equivalente di dieci volte del PIL mondiale, e questo mostra a sufficienza la sconnessione con l'economia reale. Quando il sistema di credito diventa un pezzo centrale del dispositivo del Capitale, si rientra in un circolo vizioso, la fine del credito rischia di tradursi nel crollo generalizzato del sistema bancario. Brandendo la minaccia di un tale caos, le banche sono riuscite a farsi continuamente aiutare dagli Stati. La generalizzazione dell'accesso al credito, che implica il prestito a interesse, è stato uno degli strumenti privilegiati dell'espansione del capitalismo e della società dei consumi a partire dal dopoguerra. Indebitandosi massicciamente, le famiglie europee e americane hanno sicuramente contribuito, tra il 1948 e il 1973, alla prosperità dell'epoca del cosiddetto «trentennio glorioso della crescita». Le cose sono cambiate nel momento in cui il credito ipotecario ha preso il sopravvento sulle altre forme del credito. «Il meccanismo di ricorso a un'ipoteca come pegno reale dei prestiti rappresenta molto di più, ricorda Jean-Luc Gréau, di una agile tecnica che garantisce somme prestate, poiché capovolge il quadro logico di attribuzione, valutazione e di detenzione dei crediti accordati […]. Il rischio limitato cede il passo alla scommessa che si fa sulla facoltà che si avrà, in caso di fallimento del debitore, di mettere in gioco l'ipoteca e di coglierne il profitto per rivenderlo a delle condizioni favorevoli». Queste manipolazioni d'ipoteche trasformate in attivi finanziari, congiunte alle difficoltà di pagamento dei beneficiari del prestito, incapaci di rimborsare i loro debiti, hanno portato alla crisi dell'autunno del 2008. Oggi assistiamo alla ripetizione di un'analoga operazione che grava sugli Stati sovrani che ne fanno le spese, con la crisi del debito pubblico.
Rembrandt- Gesù scaccia i  mercanti dal tempio 
Stiamo assistendo al grande ritorno del sistema dell'usura. Quello che Keynes chiamava «il regime dei creditori» corrisponde alla definizione moderna dell'usura. I processi dell'usura li riscontriamo nelle modalità in cui i mercati finanziari e le banche possono fare man bassa sugli attivi reali degli Stati indebitati, impadronendosi dei loro averi al titolo degli interessi di un debito di cui il principale costituisce una montagna di denaro virtuale che non potrà mai essere rimborsato. Gli azionisti e i creditori sono gli Shylock della nostra epoca.
Ma l'indebitamento va di pari passo con la crescita materiale: né l'uno, né l'altra possono crescere all'infinito. « L'Europa compromessa con la finanza, scrive Frédéric Lordon, rischia di essere distrutta dalla finanza». Da tempo scriviamo: il sistema del denaro distruggerà se stesso.


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