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12 February 2011

Stanno arrivando i barbari ma la Ue non sa che vestito mettersi

"Bomba umana" l'ho chiamata, non a caso. Sì, perché le nuove "armi di distruzione di massa" oggi sono le migrazioni bibliche e la demografia fuori controllo.
E' questo che voleva Barack Obama e la sua esportazione della democrazia "preventiva" negli stati del Maghreb? Full Change, We need a  Full Change, ha starnazzato Hillary Clinton. E chissenefrega delle conseguenze in Europa e da noi in Italia, vero Mrs Clinton?
Ci vuole poco a mandare a picco uno stato come l'Italia che è per sua conformazione geografica, un ponte sul Mediterraneo. Per il resto niente di nuovo, così come identica è la retorica dei media mainstreams occidentali che inneggiano alla libertà, alla gioia della folla, al risveglio del popolo arabo, a quanto è bella l'agorà nella Piazza Tahir del Cairo, ecc.
In queste ore è ripreso lo sbarco di clandestini a Lampedusa. Oggi  sono tutti tunisini ma tra qualche giorno, saranno tutti egiziani, poi algerini, eppoi chissà cos'altro. A migliaia e migliaia, al punto che il governo italiano è costretto a proclamare l'emergenza umanitaria, come da allarme lanciato da Maroni, il quale ha denunciato il rischio infiltrazioni terroristiche ma soprattutto delinquenziali in libera uscita.  Siamo già a quota di oltre 4000, ma impossibile fermarli.
L' immigrazionismo deregolato, come ho spiegato più volte,  è strumento di decomposizione sociale e di frantumazione dell'unità culturale dei popoli, in prima luogo; e di invasione coatta nonché d' istigazione a scontri interetnici, in secondo luogo. Il fine ultimo, è la sostituzione delle masse autoctone con quelle allogene. La libera circolazione degli uomini, delle merci e dei capitali, è il DOGMA del nuovo fondamentalismo mercatista. E mentre noi ci lambicchiamo il cervello nelle nostre previsioni temendo che la Fratellanza Mussulmana possa prevalere in Egitto e ovunque ci siano vuoti di potere nel Maghreb, gli EFFETTI COLLATERALI del nuovo "fondamentalismo mercatista", sono già qui tra di noi:  sbarchi incessanti in Italia, sotto ai nostri occhi spaventati e impotenti. Fuori dalle non più patrie galere tunisine, sta arrivando di tutto e di più.
E' questo che voleva il sig. Barack Obama? E' questo che vuole la baronessa Ashton e le élites Ue che stanno a guardare, invece di intervenire?
All'interno di questo sfacelo, la solita sinistra sfasciacarrozze invoca la riapertura dei centri di accoglienza, l'esportazione di nuove colorate "rivoluzioni egizie" contro il "tiranno di Arcore". Per mandarci a picco prima possibile, sia  demograficamente che economicamente. Non ci sono soldi per dare lavoro ai nostri ragazzi, in compenso dobbiamo sprecarne per mantenere, smistare e rimpatriare le nuove migrazioni bibliche. E' come raccogliere l'acqua del mare col cucchiaino.

Per inciso, il ministro degli Interni (ma non sarebbe più  giusto che fosse il ministero della Difesa a occuparserne? ) Maroni ha cercato di richiedere con urgenza una riunione con gli alti Eurokommissar per questa nuova catastrofe umanitaria , ma si è sentito rispondere picche. Ci vuole una richiesta di convocazione con almeno 16 giorni d'anticipo. L'Italia sta per essere sommersa ma i papaveri di Bruxelles, vogliono domande in carta bollata e 16 gg di anticipo. Inoltre non hanno ancora deciso che abito mettersi addosso per le nuove prossime assemblee. Se e quando ci saranno. Intanto si vedrà….

11 February 2011

Alessia e Livia, due cucciole da salvare

Le due gemelline Alessia e Livia sembrano essere state inghiottite nel nulla. Nel vedere i loro volti teneri di bionde bamboline credo che chiunque abbia un po' di cuore sia preso da grande apprensione e commozione. Raggelanti le ultime notizie di un padre depresso e devastato dalla sua follia che ha cercato in Internet notizie sui veleni, che si è dato alla morte in modo violento sotto un treno a Cerignola e che ora sembra abbia fatto pervenire un'atroce missiva alla moglie in cui si scrive "Le bambine riposano in pace e non hanno sofferto. Non le rivedrai più".
Questa è una delle tante, delle troppe tragedie familiari della follia, dove i bambini sono le vere innocenti vittime travolti da un destino drammatico, ostaggi della violenza degli adulti, strattonati e spezzati in quegli affetti che dovrebbero proteggere la loro  giovane vita. 

Al  folle padre,  evidentemente non bastava distruggersi: ha voluto distruggere anche le sue due creature che - ignare e innocenti -  si affacciavano alla vita. Se c'è ancora un barlume di  speranza, spero che le due piccole possano tornare sane e salve a  riabbracciare la loro madre. La quale avrebbe forse dovuto vigilare maggiormente sul precario stato di salute mentale del marito, tenendo le figlie al riparo da lui. Ma si fa presto a giudicare, quando non si è dentro alle situazioni.

Il pensiero corre a quello spossante viaggio verso la morte in cui le due cucciole avranno cercato  un vero nido, il calore di una famiglia unita, il sorriso della loro mamma, le loro abitudini, la cameretta con i loro giocattoli. E invece erano con un padre già lontano, freddo e insensibile prigioniero della sua pazzia e del suo malessere.  La speranza  è l'ultima a morire, perciò speriamo che quelle parole agghiaccianti siano state solo un  brutto scherzo,  per fare dispetto alla moglie. Ma è una flebile speranza ridotta a lumicino.

Segnalo questo interessante articolo "L'amore che diventa odio è capace di ogni cosa" dell'avv. matrimonialista Anna Maria Bernardini De Pace , sul disagio familiare divenuto problema globale.

08 February 2011

Dalla rivoluzione sessuale ai Piagnoni di Savonarola

 Chi l'avrebbe detto mai? Non era forse  la sinistra quella dell'amore libero, delle comuni reichiane ispirate al teorico della "Rivoluzione sessuale" Wilhelm Reich, della "scopata senza cerniera", come la chiamava la femminista di sinistra Erica Jong, del pansessualismo postfreudiano e postmarxiano, della morte della famiglia, della "coppia aperta", dell'aborto al nono mese di gravidanza, dei matrimoni omosessuali con adozioni figli e di tante altre bellurie del genere?
Dopo il Palasharp a Milano la cosiddetta "società civile" dei soliti noti Gad Lerner e Dario Fo, Umberto Eco, dei Flores d'Arcais, dei Travaglio, dei Zagrebelsky e dei Saviano ha ricevuto la benedizione di uno sponsor d'eccezione: il Madonnaro golpista e ribaltonista Oscar Luigi Scalfaro, colui che firmò l'unica condanna a morte della nostra storia politica. Il malcapitato, manco a dirlo,  morì giustiziato. Colui che, tra un devoto colpo di ginocchio e l'altro sui gradini dell'altar maggiore,  in un afflato di bigottismo prese a ceffoni una signora, rea di indossare un abito troppo scollato al ristorante. Complimenti compagni! Questo sì, è progresso. PalaManette, pardon Palasharp è stato tutto questo. Ma non basta ancora.

Si sta approntando un nuovo raduno delle cosiddette "masse femminili": la marcia per la dignità della donna del 13 febbraio, un'anticipazione di fine inverno, del fatidico 8 marzo, dove ovviamente, si replicherà. Ci sono in giro troppe "veline", "meteorine", "letterine" e "arcorine" scatenate e  senza principi, e ora le neofemministe con alla testa Concita chiappa ardita, insieme alla Lante della Rovere, a Cristina Comencini, a Susanna Camusso della CGIL, all'anziana signora Silvia Vegetti Finzi, fine psicologa da rotocalco, alla solita Dacia Maraini dall'immancabile sciarpettina intorno al collo, la Aspesi, la Buy, Carmen Llera Moravia (quest'ultima autrice di discutibili pornoromanzetti ispirati ai suoi incontri erotici con la nomenklatura di sinistra - e che nomenklatura, visto che vi si parla perfino di "mutande sovietiche")  e ad altre volonterose, ci provano: la marcia della rieducazione nei confronti delle giovani "squinzie" dell'Olgiattina.
Ma come care compagnucce?! non eravate voi quelle de "l'utero è mio e me lo gestisco io"?
E allora dove diavolo sarebbe l'onta? Piaccia o non piaccia, queste "olgiattine" se lo gestiscono eccome. Non vi sentite un po' responsabili anche voi di questo mercimonio verso cui vi scagliate tanto? A voler storicizzare con un certo rigore, le cattive maestre apripista di questo sbracamento siete state proprio voi. Aspetto che facciate "autocritica" e "autocoscienza": non dicevate  forse così nei vostri "collettivi"? Ma ora dopo "l'autogestione del proprio corpo" siete passati alla difesa ad oltranza del "corpo collettivo". E in un furore moralistico,  siete pure alla ricerca del "corpo del reato".
La sinistra dopo aver provato l'ebbrezza dionisiaca della rivoluzione sessuale, ora scopre i rigori ascetici della tonaca dei Piagnoni di Savonarola.
Manette, cilicio e tonaca... Non c'è che dire, davvero un bel ritorno al Futuro.

05 February 2011

Il capitalismo della de-crescita e dell'indebitamento

La ricchezza compromessa  e l'attacco al risparmio sono i temi di questo interessante ma apocalittico pezzo di Giulio Sapelli apparso sul Corriere di giovedi 3 febbraio. Il welfare "fai da te" (ovvero la famiglia, considerato ancora un potente ammortizzatore sociale) ancora funziona. Ma fino a quando? "La disoccupazione inizia a intaccare il reddito delle famiglie che si fanno carico dei giovani Il welfare «fai da te» ancora funziona Ma sta bruciando la ricchezza futura".
 Nel leggerlo ho provato lo stupore di chi certe cose le ha sempre paventate dentro di sé, anche se poi non potevo razionalizzarle chiaramente come l'autore, dato che non sono un'esperta in economia.  La domanda che sorge spontanea è: perché finalmente il Corriere della Sera, giornale dei poteri forti, si decide a pubblicare articoli come questi solo ora? perché i soloni dell'economia continuano a parlarci di espedienti per favorire la crescita, quando sanno perfettamente che per poter crescere dobbiamo uscire dal "mondo storto" che ci hanno propinato? E perché continuano a parlarci stolidamente di "patrimoniali" per deprimerci e deprimere ancor più un'economia già male in arnese?

Esistono dei sommovimenti sociali che non s`intravedono, che non sono apparenti. Anzi, a prima vista i comportamenti collettivi e le forze strutturali e nascoste della macchina della circolazione delle merci e dei capitali ci fanno balenare dinanzi immagini che non corrispondono alla realtà.
Come i miraggi nel deserto:città fantastiche s`innalzano tra scintillii e poi ci accorgiamo che erano solo dune sulla linea di fuga dell`orizzonte. Così è stato in Italia negli ultimi quindici anni.Intendiamoci: non è vero che non siamo cresciuti, anzi siamo più ricchi anche se più diseguali.Sarebbe impossibile la stessa riproduzione sociale se ciò non avvenisse.
Essa continua sebbene, come scopriamo dalle statistiche, sempre più lentamente e con fatica, seguendo le disuguaglianze territoriali storiche del nostro paese. Vengono in tal modo costruendosi equilibri sociali sempre più precari che possono spezzarsi all`improvviso, come 1` argine che si disfa per la pressione continua e invisibile dell` onda (Tunisia ed Egitto docent...). Sono, quindi, equilibri sempre più precari e a bassa intensità di capacità riproduttiva di quelle risorse prima evocate.
La crisi ha contribuito enormemente alla costruzione di questi equilibri sociali sempre più instabili. Gli effetti dispiegati della crisi, del resto, non si sono immediatamente manifestati per quel movimento d`inerzia che chiamiamo complessità sociale oppure modernità oppure fluidità delle reti, a seconda del nostro grado di fascinazione rispetto ai maghi della creazione di quei miraggi prima evocati. E questo perché più le società sono differenziate e complesse e più sono stratificate, le società stesse più mettono in moto dispositivi naturali, sociali appunto, di resistenza alla crisi. Per esempio: la famiglia come condivi- sione di redditi e di proprietà abitative, il prolungamento del periodo scolastico superiore come tempo di attesa di non si sa che cosa, la conservazione di una società di pari tra amici che condividono dei beni altrimenti non raggiungibili individualisticamente.Del resto, attorno a noi tutti parlano con i telefonini, tutti i fine settimana i treni per executive ad alta velocità si riempiono di giovani e di popolo. La crescita, quindi, pensiamo, continua: basta con ì profeti di sventura, diciamolo! Ma ecco che un forte vento si leva nel deserto e il miraggio sparisce e scopriamo, dati Istat alla mano, che se la crisi aveva fatto crescere di poco, il reddito nazionale degli italiani, oggi, ossia, statisticamente, nel 2009, lo scenario muta. Per la prima volta rispetto al 1995, infatti, il reddito delle famiglie smette di aumentare.Prima, infatti, cresceva, anche se con quella lentezza or ora descritta:oggi si passa, invece, dalla «lentezza in avanti» a un bel passo indietro.Addirittura, il reddito, diminuisce rispetto a quel fatidico 1995 e diminuisce di ben il 2,7%, mentre ancora nel 2006, pensate un po`, lo stesso reddito cresceva del 3,5%. Che cosa è successo? E semplice e drammatico insieme.
La crisi presenta i suoi conti:la cassa integrazione inizia a rarefarsi nonostante l`impegno profuso in tal senso dal governo e dai sindacati «partecipativi- non antagonisti», la disoccupazione giovanile inizia a intaccare lo stesso reddito delle famiglie che si fanno carico dei giovani che vivono a casa senza contribuire al bilancio famigliare. Sono appunto questi ultimi, i bilanci famigliari, a essere intaccati e lo sono senza pietà.Si stanno consumando risparmi di una o due generazioni sull`altare sacrificale di una disoccupazione strutturale di massa che accomuna ormai i giovani di tutto il mondo, dal Maghreb agli Usa passando per l` Europa.
Le macchine divorano gli uomini della globalizzazione così come le pecore degli appezzamenti privati divoravano gli uomini che trovavano nutrimento e riproduzione sociale grazie alle terre comuni: una sofferenza enorme che aprì, però, tra settecento e ottocento, la via alla formazione del proletariato della prima rivoluzione industriale inglese. Oggi solo in Asia le sofferenze aprono un mondo nuovo: quello del moderno capitalismo dell`indebitamento che, in ogni caso, se in quelle terre continua a divorare i contadini, però inizia a formare proletari. E l` inizio di un futuro.
La domanda è se, a partire da questo modesto ma importantissimo indicatore italico, si possa dire che questo arretramento sociale sia soltanto temporaneo e che ci sarà, in ogni caso, un futuro per tutti noi occidentali anche in questa nuova forma di capitalismo fondato sull`indebitamento e sulla disuguaglianza crescente.
E difficile rispondere positivamente.
E questo perché è lo stesso popolo a far ora parte di questo nuovo capitalismo della de-crescita. Pensate al dato (che sorprende solo i super ideologizzati) che ci svela che una buon parte del reddito famigliare di molti è arretrato perché in questi anni son discese di molto le rendite finanziarie, ossia i dividendi e gli utili distribuiti dalle società quotate in borsa.
Questo porta alla luce che anche nella periferica Italia, che sta a metà del mondo - ultima dei primi e prima degli ultimi - il popolo investe nel capitale finanziario e rischia in forme anni or sono assolutamente imprevedibili
Fare una patrimoniale in un mondo siffatto, con famiglie di tutte le classi e ceti sociali indebitate con i muti, invischiate, lo ripeto, con il rischio finanziario che come sappiamo è impazzito a vantaggio di un pugno di manager strapagati, vuol dire ancor più impoverire le famiglie italiane, non colpire i ricchi. C`è di che chinare il capo a terra, allora, porre l`orecchio ben fermo al suolo e umilmente. Porsi all`ascolto dei sommovimenti di una società che rischia un arretramento sociale, prima che economico, che può porre tutti noi in una situazione di sofferenza prima mai immaginata.

03 February 2011

Un Elefante per spin doctor? Meglio di no

Giuliano Ferrara non è ancora entrato nella redazione del Giornale che già s' ode a destra un fracasso di cristalleria in frantumi. Dicono che il Giornale non se la passi bene in quanto a conti in rosso. Se arriva lui  sarà "profondo rosso"?
Quando si dice la pachidermica delicatezza! Pare infatti che abbia lanciato parole di fuoco contro la mancata attenzione del Premier  agli "spin" della sua comunicazione. E non solo: la manifestazione contro la "casta violenta" non s'ha da fare. L'idea di una dimostrazione di piazza sarebbe "criminale" ("Un comunicato politicamente criminale, seguito al vertice riunitosi intorno al presidente del Consiglio, ha rischiato di dirottare nel grottesco la sua iniziativa politica di un piano nazionale per la crescita..." ha scritto).

Uhllallà!  E nientemeno? Leggere l'antefatto relativo al Foglio  qui. Insomma è chiaro che l'Elefante non sopporta la Brambilla, ma soprattutto  emette barriti e assesta  furiosi colpi di proboscide all'indirizzo della Santanché, già accusata di "insistenza smodata". Che la Santanché e la Brambilla non siano delle cime, in fondo lo penso anch'io. Ma c'è modo e modo di dirlo.

In particolare per un aspirante spin doctorone come lui,  che ha cavalcato molte tigri, ma  nessuna di queste lo ha mai condotto a giusta destinazione. Ma ricapitoliamo.
Ricordate la sua malandrinata, la disfida del Mugello nel 1996? Tutti sapevano che buttarsi anema e core nell'impresa di candidarsi per il centrodestra in quel distretto significava far vincere Di Pietro, allora candidato come indipendente nelle liste della sinistra, dato che il territorio tosco è notoriamente e irriducibilmente rosso. E da qui, successivamente, significava mandare al governo Prodi e i suoi olivetani. Fatto. Il Mortadella non finì mai di ringraziare la "malandrinata" dell'Elefantone.
Poi c'è stata la sua "pazza idea" della  lista antiaborto durante le elezioni del 2008. Il risultato lo sappiamo: percentuali da prefisso telefonico. Non solo, ma un "ateo devoto" come lui è riuscito a irritare perfino i vescovi perché sembrava voler catechizzare l'intero Vaticano, reo di non avergli dato abbastanza appoggio. E tutto perché tra i suoi "errori di gioventù" c'è stato l'aver indotto qualche partner femminile ad abortire. Ma chi crede di essere Ferrara? Un Dostoevskij da "Delitto e castigo"'? Il pentimento è cosa buona, ma sbattere in faccia i suoi mea culpa all'universo mondo, facendo il carmelitanone scalzo,  significa solo tediare.
 "C'è in lui qualcosa di irriducibilmente bolscevico" ha detto Oriana Fallaci di Ferrara. Niente di più vero. Da pentito del comunismo passò prima al PSI, e poi dopo Tangentopoli,  ai neo e teocon. Peccato che in Usa la lobby dei neocon era tutta comunista, riciclatasi a destra. Strana la vita eh? alla fine, dopo tante capriole, la barricata è sempre quella e gli effetti pure.
"Senza cozzar dirocco" c'era scritto sotto il blasone dei conti Caproni, quelli degli aerei militari. Ferrara invece cozza e dirocca. Cozza e dirocca quando ha tentato di difendere l'indifendibile Fini da lui trattato come un eretico qualsiasi. No, Fini non è un fine intellettuale che ha i suoi  dubbi e  suoi ripensamenti ideologici vissuti in onestà. Fini è solo un volgare opportunista voltagabbana.

Il Presidente del Consiglio ha bisogno in questo momento di qualche vero e  buon "consiglio", ma assumere un Elefante per spin doctor non è cosa buona.
Ah Giulià, sarai pure intelligente, ma  ne avessi mai azzeccata una...

In primo piano l'opinione del blogger Giovanni su Ferrara: pessimo politico, mediocre giornalista, banderuola di professione che però, contrariamente ad altri molto più scaltri di lui, non riesce mai a girare dove tira il vento.